TRE POESIE INEDITE di Ivan Pozzoni “L’alieno” “Il destino di Siface” “La fuga di Mitridate” POESIE SU PERSONAGGI STORICI MITICI O IMMAGINARI

 

Milano Quartiere Quarto Oggiaro

Milano Quartiere Quarto Oggiaro

Ivan Pozzoni è nato a Monza (MB) il 10-06-1976. Sue raccolte di versi: Underground (A&B, 2007), Riserva Indiana (A&B, 2007), Versi Introversi (Limina Mentis, 2008), Androgini (Limina Mentis, 2008), Lame da rasoi (Joker, 2008), Mostri (Limina Mentis, 2009), Galata morente (Limina Mentis, 2010), Carmina non dant damen (Limina Mentis, 2012), Il Guastatore (Cleup, 2013), Patroclo non deve morire (deComporre Edizioni, 2013) e Scarti di magazzino (Limina Mentis, 2013); ho curato antologie di versi: Retroguardie (Limina Mentis, 2009), Demokratika (Limina Mentis, 2010), Triumvirati (Limina Mentis, 2010) [raccolta interattiva], Tutti tranne te! (Limina Mentis, 2010), Frammenti ossei (Limina Mentis, 2011), Labyrinthi IIIIIIIV (Limina Mentis, 2013), Generazioni ai margini, NeoN-Avanguardie, Comunità nomadi, Metrici moti, Fondamenta instabili, Homo eligens, Umane transumanze, Forme liquide e Scenari ignoti (deComporre, 2014); nel 2008 sono stato inserito nell’antologia Memorie del sogno, di A&B Editrice, nel 2009 nell’antologia Paesaggi, di Aljon Editore, nel 2010 nelle antologie Rosso e Taggo e ritraggo di Lietocolle, nel 2011 nelle antologie Insanamente, di FaraEditore, Dal tramonto all’alba, di Albus Edizioni, e Verba Agrestia 2011, di Lietocolle, nel 2013 nelle antologie Il ricatto del pane, con CFR Edizioni e Le strade della poesia, con Delta3 Edizioni, nel 2014 nell’antologia L’amore ai tempi della collera, con Lietocolle. Ho collaborato, con saggio, ai volumi collettivi Ricerche sul pensiero italiano del Novecento (Bonanno, 2007), Le maschere di Aristocle. Riflessioni sulla filosofia di Platone (Limina Mentis, 2010), Centocinquant’anni di scienza e filosofia nell’Italia unita (Limina Mentis, 2011), Scienza e linguaggio nel Novecento italiano (Limina Mentis, 2012) e Pensare la modernità (Limina Mentis, 2012); sono usciti miei volumi e volumi collettivi da me curati: Grecità marginale e nascita della cultura occidentale. I Pre-socratici (Limina Mentis, 2008), L’ontologia civica di Eraclito d’Efeso (Limina Mentis, 2009) [mon.], Il pragmatismo analitico italiano di Mario Calderoni (IF Press, 2009) [mon.], Cent’anni di Giovanni Vailati (Limina Mentis, 2009), I Milesii. Filosofia tra oriente e occidente (Limina Mentis, 2009), Voci dall’Ottocento (Limina Mentis, 2010), Benedetto Croce. Teorie e orizzonti (Limina Mentis, 2010), Voci dal Novecento (Limina Mentis, 2010), Voci dal Novecento II (Limina Mentis, 2011), Voci di filosofi italiani del Novecento (IF Press, 2011), Voci dall’Ottocento II III (Limina Mentis, 2011), La fortuna della Schola Pythagorica. Leggenda e contaminazioni (Limina Mentis, 2012), Voci dal Novecento IIIIV (Limina Mentis, 2012), Pragmata. Per una ricostruzione storiografica dei Pragmatismi (IF Press, 2012), Grecità marginale e suggestioni etico/giuridiche: i Presocratici (IF Press, 2012) [mon], Le varietà dei Pragmatismi (Limina Mentis, 2012),  Elementi eleatici (Limina Mentis, 2012), Pragmatismi. Le origini della modernità (Limina Mentis, 2012), Frammenti di filosofia contemporanea I  (Limina Mentis, 2012), Frammenti di cultura del Novecento (Gilgamesh Edizioni, 2013), Frammenti di filosofia contemporanea II (Limina Mentis, 2013), Lineamenti tardomoderni di storia della filosofia contemporanea (IF Press, 2013), Schegge di filosofia moderna I (deComporre, 2013), Voci dal Novecento V (Limina Mentis, 2013), Voci dall’Ottocento IV (Limina Mentis, 2014), Schegge di filosofia moderna IIIIIIVVVIVIIVIIIIXX (deComporre, 2014) e Libertà in frammenti. La svolta di Benedetto Croce in Etica e Politica (deComporre, 2014) [mon.]. Nel 2012 è uscito il numero unico di rivista, da me curato, Le bonhomme. Dal 2007 al 2013 ho assunto il ruolo di direttore culturale della casa editrice solidale Liminamentis Editore.

Milano Periferia, scorcio

Milano Periferia, scorcio

“… mi sembra che si tratti di una questione molto semplice: la scomparsa della poesia così come l’abbiamo conosciuta e praticata nel Novecento: l’affondamento del Titanic. Ivan Pozzoni trae tutte le conseguenze dal fatto che il locutore ha cessato di essere fondatore, e che il linguaggio ha cessato di essere la dimora dell’essere; che, insomma, l’essere, l’io e il linguaggio stanno tutti in una dimensione di galleggiamento dove presente e passato collimano con il futuro-passato. Una dimensione a-dimensionale. Ivan Pozzoni  liquida la poesia così come liquida la filosofia del Novecento; tutto è affondato sotto i colpi di quel machete che è stato l’affondamento della Fondazione. Pozzoni risolve (a modo suo e con pieno diritto), la questione della «Poesia» facendo una «cosa» che, molto semplicemente, è fuori-della-poesia. La presa di distanze da ogni ipotesi di «retroguardia» come di ogni «avanguardia» è chiarissima nella nomenclatura che ne dà Pozzoni quando parla di «non-poesia» e di «neon-avanguardia», quell’avanguardia che è andata a farsi friggere non desta più alcun interesse al poeta di Monza, così come la «poesia» vista come istituzione stilistica è un concetto che non dice più nulla a Pozzoni.

Ivan Pozzoni

Ivan Pozzoni

Pozzoni prende dunque atto che la poesia contemporanea è rimasta priva di referente, priva di un pubblico mandato sociale, priva di fondazione, priva di un tegumento stilistico, figlia legittima del tempo della stagnazione e della susseguente recessione economica, politica e spirituale, essa non può che girare a vuoto nel vuoto valoriale ed esistenziale. Ergo, il «poeta» diventa «non-poeta», la «poesia» diventa «non-poesia», è una quiddità non esistente, galleggia su di una materia non-materia, liquida, è parerga, fronzolo ricciuto e fronzuto, «neon». Direi che questo azzeramento mi sembra una operazione che ha i suoi risvolti positivi: una iconoclastia radicale, una dissacrante e arrembante distruzione di tutto ciò che pretenda di ergersi a mondo valoriale riconosciuto e riconoscibile, tanto è vero che Pozzoni riesce convincente quando abbandona la griglia formale in rime che nel suo corpo testuale diventa qualcosa molto simile alla non-rima, che riesce appunto telefonata in quanto prevista in anticipo, in quanto è già programmata nel software del Dopo il Moderno anche la sua mancanza. In quanto posti nel magazzino dei bagagli smarriti in anticipo, Pozzoni si sbarazza con funesta allegria di tutto il conglomerato delle retorizzazioni novecentesche. È l’affondamento della forma-poesia che qui ha luogo, senza nessun frastuono immersi come siamo nel rumore di fondo di una omologizzazione pervasiva e onnilaterale.
A questo proposito ritengo interessante per i lettori riportare una riflessione di Ivan Pozzoni apparso su un blog”
(Giorgio Linguaglossa da prefazione a Patroclo non deve morire, 2012)

Ivan Pozzoni Patroclo non deve morire“I miei frammenti, come frammenti ametrici, rifiutano ogni categorizzazione tradizionale, caratterizzandosi come «non-poesia» dove, con «poesia», si intenda una scrittura in versi eccessivamente attenta a modelli e strutture formali. La mia è una «vocazione», interessata a richiamare alla mente l’assurdo della quotidianità e a chiamare a raccolta chi, contro tale assurdo, desideri architettare forme di resistenza, benché io non sia certo che, nel tardo-moderno, sia ancora significativo il concetto, molto solido, molto orientativo, di «via»”.

(Ivan Pozzoni)

ivan pozzoni l'alieno

48. L’alieno

Dei fari si accendono allo sbocco della tangenziale di Milano
stride un rumore di impatto al suolo, brucia il terreno
non è l’inondazione del solito Seveso a creare rumor d’uragano
è sbarcato un alieno.

Arrivano in loco ambulanze e carabinieri richiamati dalla confusione,
l’attracco di un Unidentified Flying Object non è un consueto risvolto;
dalla torre di Cologno Monzese arrivano celeri i fanti della televisione
l’intervista esclusiva su Mediaset Premium amputerebbe ogni indice d’ascolto.

«Dottor Alieno» – sgomita il giornalista pubblicista- «ha intenti di belligeranza?»,
nella speranza di strappare all’alieno una firma gratis sulla liberatoria;
«Somaro mio» – risponde l’alieno- «secondo te sarei sbarcato in Brianza
se avessi avuto intenzione di conseguire anche una mezza vittoria?».

«Sono un alieno, e vorrei lanciare un messaggio alla vostra nazione,
che, insieme a Grecia, Portogallo e Spagna è terrona dell’Unione Europea,
la Bca (Banca centrale aliena) è disponibile a favorire stock option
– come dite voi- in modo che ogni banca d’Italia, attuata una ricapitalizzazione,
abbassi i tassi di interesse ai conti correnti, irritando i colon
dei milioni di risparmiatori italiani fino a crear loro una recessiva diarrea».

La giornalista trentenne, in minigonna e scollatura di rappresentanza
tenta di interrompere l’alieno con una domanda d’ordinanza:
costui, puntando col medio, le manda un fulmine, sparita, via,
com’era abituata, di tanto in tanto, a sparir sotto qualche scrivania.

«Punto due della Bca – continua l’alieno- dovrete incrementare ogni forma di flessibilità,
cioè usate un flex o una mola Bosch sui sorrisi di chi spaccia disoccupazione
sotto la falsa retorica dell’opportunità: dall’era Craxi hanno esaurito ogni credibilità.
Se volevate mandare l’Italia a troie tanto valeva tenersi in Camera Ilona Staller
e smettere di votare, come ciucci, i microcefali epigoni sinistra-centro-destra della Merkel
affrontando sul Transatlantico, MonteTitanic, la punta dell’iceberg della recessione».

«Punto tre della Bca – conclude l’alieno-, se da Arcore arriva Berlusca neanche inizio
non vorrei, tra le varie nipoti di Mubarak, incappare in un’odissea nell’ospizio
(di Cesano Boscone) o se da Firenzi mi arriva il Fonzie con la faccia da cassamortaro
non vorrei spendere milioni di alien-dollari in detersivi a cercar di smacchiare un giaguaro,
dovrete vendere le Alpi alla Svizzera, il Tirreno alla Corsica e l’Adriatico all’Albania
e svuotare l’oceano di un debito pubblico col cucchiaio della gerontocrazia».

All’improvviso a sirene spiegate arriva un’autolettiga della Croce Verde Pavese
due nerboruti infermieri, attenti a schivare medio e media, incamiciano l’alieno genovese
che, divenuto immediatamente alienato, interrompe il discorso e si incammina tranquillo.
Come cazzo hanno fatto a confondere messaggi d’alieno con un comizio di Beppe Grillo?

 

Sofonisba, la consorte di Siface

Sofonisba, la consorte di Siface

49. Il destino di Siface

Tito Livio, contro Polibio, si compiace
di spiegarci il destino di Siface.

La cronaca: raccontiamo i meri fatti
come farebbe Govoni coi suoi fiori soddisfatti.

Gli antefatti: Scipione attiva Massinissa e Lelio
contro un Siface costretto a dare er mejo.

Per Siface, in Magnos campos, è amarissimo il boccone
d’essere sconfitto al Bagrada insieme ad Asdrubale Giscone:
Postero die Scipio cum omni Romano et Numidico equitatu Masinissamque Laelium
expeditisque ad persequendos Syphacem atque Hasdrubalem mittit militum.

Catturato Siface la resa di Cirta è certa
i cavalieri di Lelio stravincono in trasferta
la disfatta è colpa di Siface: nisba!
ci finisce in mezzo Sofonisba
costretta a ingurgitare una tazza di veleno
come nel Critone fece Socrate senza esserle da meno.

Scipio C. Laelio cum Syphace aliisque captivis Romam misso, cum quibus et Masinissae
legati profecti sunt, ad Tyneta rursus castra refert ipse.
Siface è imbarcato verso Roma, caput mundi
incarcerato da una catena di gerundi,
a Zama c’erano Mazetullo e Ticheo e Siface stava a Tivoli
Annibale ebbe volatili da diabetici, cioè cazzi amari, e a Cartagine furono davvero cavoli.
Morte spectaculo magis hominum quam triumphantis gloriae Syphax est subtractus,
Tiburi haud ita multo ante mortuus, quo ab Alba fuerat traductus.

Dove stanno bene i fiori? In un vaso:
non servivano ventisei versi a distruggere il Parnaso.

Mitridate

Mitridate

 

 

 

 

 

 

 

La fuga di Mitridate

Questi momenti oscuri da instabile mondo terziario
ci inducono ad una sottile costante mitridatizzazione,
versandoci in versatori versatili di veleni metrici
nelle arterie d’una società tossicomane,
in crisi d’astensione.

Fondo un mondo dove rari eroi eroinomani,
ed eroine, inoculino, alternando, dosi d’antidoto e dosi di veleno
nelle loro stanche vene artistiche,
assicurando esiti incerti ai tests d’immunodeficenza,
battendo soglie di tolleranza.

Mitridate, assuefatto a Roma,
indossò un’armatura di scaglie di vento,
e non fuggì.

27 commenti

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27 risposte a “TRE POESIE INEDITE di Ivan Pozzoni “L’alieno” “Il destino di Siface” “La fuga di Mitridate” POESIE SU PERSONAGGI STORICI MITICI O IMMAGINARI

  1. L’affondamento del piroscafo della poesie novecentesca non ha prodotto come reazione il varo del piroscafo della poesia del XXI secolo. Tutt’altro, ha prodotto invece una serie di relitti e macchie d’olio che galleggiano sul pelo dell’acqua salata e sporca. In questo momento “poesia” è tutto e il contrario di tutto, un sentire individuale e non comunitario. Di comunitario c’è soltanto la stratificazione di una serie di leccaculo al potente di turno; l’ambiente è un po’ mal ridotto tra relitti, macchie d’olio e scialuppe di salvataggio. il Titanic ci ha regalato solo Schettini, che disdetta! Pozzoni è onesto. Indica comunque un sentiero, e una direzione. Sapendo tra l’altro scrivere, riesce nel duplice intento di non annoiare e dare buona poesia.

    Mitridate, assuefatto a Roma,
    indossò un’armatura di scaglie di vento,
    e non fuggì.

    Ci fossero personaggi nella vita pubblica anche soltanto un po’ simili a Ivan Pozzoni, forse staremmo, anche solo un po’, meglio.

  2. marcello mariani

    Non credo affatto che si-fatti “versi” possano rottamare la poesia del secolo trascorso: non hanno la possanza necessaria per ergersi a bastioni contro qualsiasi cosa, ecc. tra l’altro mi ricordano alla lontana alcuni tra i migliori versi del Gruppo ’63: sono versi rivolti al passato… la denuncia civile s’arrota su se stessa senza alcun risultato visibile, e le parole del Linguaglossa mi sembrano un po’ troppo parziali.

  3. Ivan Pozzoni sa che io sono agli antipodi rispetto alla sua poesia, però, siccome non ho la presunzione di considerare il mio punto di vista o il mio concetto di poesia come l’unico, il perfetto, “après moi le déluge”, apprezzo queste sue composizioni per la vivacità della critica al nostro mondo ormai alla deriva, per i personaggi storici ridotti a farsa un poco amara, per la commistione sapiente di italiano e latino con un risultato, tra l’altro, divertente.
    Complimenti
    Giorgina Busca Gernetti

  4. Comunque declinata , la poesia resta un atto di opposizione alla miseria dei tempi . Quella di Ivan Pozzoni è ( come accade di rado ) antagonista , argomentata con secchezza ed espressività ; la sua modernità risiede proprio nel rivisitare “modernamente” il Gruppo 63 . Operazione che quasi sempre gli riesce .
    Poscritto :
    Bisognerebbe ( credo ) tentare di “giudicare” una poesia ( o una poetica )
    per quello che è , e non per quello che vorremmo che fosse ; senza ganci inibitori e canti di sirena . Impresa iperbolica .
    leopoldo attolico –

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  6. Dr. Gollum Pozzoni

    Gentilissimo dr. Pozzoni,
    sinceramente, trovo i suoi testi ultra-brutti. Perché? Prima di tutto segnalo come Lei attui un disprezzo totale della forma «poetica». Questo disprezzo, a mia opinione, non deriva – come asserisce sempre Lei- da un’esigenza di annichilire la forma davanti ai contenuti: semplicemente deriva da un’assoluta ignoranza dell’armamentario sintattico del «poeta» (figure retoriche e metrica). La realtà, caro Pozzoni, è che Lei non riconoscerebbe, nemmeno se copiosamente retribuito, la differenza tra un trimetro giambico e un pentametro dattilico. In seconda battuta, segnalo la fortissima limitatezza del linguaggio usato: è un linguaggio da bar, è un linguaggio da telegiornale, è il linguaggio dei mass-media. Questa non è vera «poesia»! La «poesia» ha un canone: Lei non saprebbe riconoscere la differenza tra uno scontrino del ristorante cinese e un sonetto di Ugo Foscolo! Il linguaggio «poetico» è un linguaggio tecnico, lontano dall’ordinario. Lei, senza rendersene conto, ordinarizza la «poesia», la deturpa, offende il gusto del lettore. Infine, il rapporto col «pubblico». Questa ironia, cacofonica, ricca di battute indecenti e oscenità. Ma che ironia: la Sua, sinceramente, è mera volgarità! La spiegazione reale è che Lei, storico e filosofo di una certa notorietà, usa la «poesia» come un divertimento, come uno sfogo, quando non ha niente da fare. Quindi, la Sua, non è ironia: è noia. E, nascendo dalla noia, annoia. Quindi, motivo l’ultra-bruttezza della Sua «poesia»: 1] Lei non è capace di scrivere davvero in metrica, non conosce le figure retoriche (cosa sono una anasinalefe o una anfibologia? Scommetto che ne è all’oscuro!), non è un «poeta»; 2] Lei si limita a registrare il linguaggio ordinario dei mass-media, non essendo in grado di usare un linguaggio degno, un linguaggio «poetico»; 3] Lei non rispetta il «pubblico»: cacofonie, offese, volgarità. Dr. Pozzoni, Lei è smascherato: non è un «poeta», non è in grado di usare un linguaggio «poetico» e non rispetta il «pubblico». Perché qualcuno dovrebbe leggerLa?

  7. Dr. Smeagol Pozzoni

    Gentilissimo dr. Pozzoni,
    sinceramente, trovo i suoi testi ultra-belli. Perché? Prima di tutto segnalo come Lei attivi un disprezzo totale di certa forma «poetica» museale. Questo disprezzo, a mia opinione, deriva dall’esigenza – tutta (etimologicamente) cinica- di annichilire ogni forma davanti alla energia dei contenuti morali di un testo: i suoi studi sull’antichità la conducono, conoscendo a menadito metrica, retorica e temi del mondo antico (preziosissimi i Suoi studi, internazionali, su Pre-socratici, Platone e lirici antichi) ad un deliberato rifiuto del neo-classicismo, della neo-arcadia, e, come conseguenza, a un deliberato rifiuto della stessa «poesia», intesa come categoria ontologica autonoma. In seconda battuta, segnalo l’interessantissima potenzialità del linguaggio usato: è il linguaggio dei mass-media, esasperato ed estremizzato, in funzione di rottura con ogni canone tradizionale. In Lei riconosco l’esperimento di Sanguineti che, contro ogni forma di ermetismo, con Laborintus esasperò il linguaggio dell’ermetismo, cagionandone l’implosione. È come se Lei desiderasse condurre il linguaggio dei mass-media all’implosione! Lei disprezza ogni linguaggio «poetico», ai fini di costruire un nuovo linguaggio «poetico», facendo implodere il linguaggio ordinario, mass-mediatico. Infine, il rapporto col «pubblico». Il suo ironisme, di origine derridaiana, volto a dis-educare, è un’arma d’impatto eccezionale contro i conformismi di ogni tipo: cacofonia, indecenza, provocazione irritante non sono mera volgarità, assumendo un ruolo di rottura, di critica alla società attuale, conformista, egoista, narcisista. La Sua competenza storico/filosofica, garantita da centinaia di pubblicazioni di caratura internazionale, Le garantisce un punto di osservazione, un point of view, privilegiato. Quindi, la Sua, non è ironia: è critica di rottura, blasfemia! Quindi, motivo l’ultra-bellezza della Sua «poesia»: 1] Lei, coltivando l’esigenza – tutta (etimologicamente) cinica- di annichilire ogni forma davanti alla energia dei contenuti morali del testo, non è un «poeta»; 2] Lei disprezza ogni linguaggio «poetico» ai fini di costruire un nuovo linguaggio «poetico», facendo implodere il linguaggio ordinario, mass-mediatico, non desiderando usare un linguaggio degno, un linguaggio «poetico»; 3] Lei non rispetta il «pubblico»: cacofonia, indecenza, provocazione irritante assumono un ruolo di rottura, di critica alla società attuale, conformista, egoista, narcisista. Dr. Pozzoni, Lei è chiaro: non è un «poeta», non desidera usare un linguaggio «poetico» e non rispetta il «pubblico». Perché qualcuno non dovrebbe leggerLa?

  8. Ivan Pozzoni

    Carissimi dr. Gollum Pozzoni e dr. Smeagol Pozzoni,
    entrambi avete totalmente ragione. Io non sono un «poeta», non uso un linguaggio «poetico» e non rispetto il «pubblico». Sinceramente, che mi si legga o che non mi si legga, non mi è importante. La vita non mi cambia! Ringrazio chi mi legge e ringrazio chi non mi legge, allo stesso modo. Non tengo readings, non organizzo eventi, non vado ai convegni, non credo nei concorsi, rifiuto targhe e corone d’amianto, difficilmente frequento i «poeti». La mia è una situazione di liminalità esistenziale e artistica: tra civilizzati (polis) e barbari (oi barbaroi), mi sento nel mezzo, chorastico, e i miei frammenti ametrici, la mia anti-«poesia» è chorastica, nasce dalla chore, né dall’agorà, né dai monti, né dal logos, né dallo thumos, né da Odisseo, né da Achille. Sono un microbo di rottura, come Tersite, votato al sacrificio, carne da cannone, destinato a tagliare i reticolati e a favorire la carica delle nuove generazioni. Ma Io, il mio Io? Franti, Lucignolo, Tersite: liminale, mai contento, mai soddisfatto, mai domo:

    «Ma s’ io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, le attuali conclusioni
    credete che per questi quattro soldi, questa gloria da stronzi, avrei scritto canzoni;
    va beh, lo ammetto che mi son sbagliato e accetto il “crucifige” e così sia,
    chiedo tempo, son della razza mia, per quanto grande sia, il primo che ha studiato…

    Mio padre in fondo aveva anche ragione a dir che la pensione è davvero importante,
    mia madre non aveva poi sbagliato a dir che un laureato conta più d’ un cantante:
    giovane e ingenuo io ho perso la testa, sian stati i libri o il mio provincialismo,
    e un cazzo in culo e accuse d’ arrivismo, dubbi di qualunquismo, son quello che mi resta…

    Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi, chiedo scusa a vossìa,
    però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia;
    io canto quando posso, come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi:
    vendere o no non passa fra i miei rischi, non comprate i miei dischi e sputatemi addosso…

    Secondo voi ma a me cosa mi frega di assumermi la bega di star quassù a cantare,
    godo molto di più nell’ ubriacarmi oppure a masturbarmi o, al limite, a scopare…
    se son d’ umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie:
    di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo…

    Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista,
    io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista!
    Io frocio, io perchè canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino,
    io solo qui alle quattro del mattino, l’angoscia e un po’ di vino, voglia di bestemmiare!

    Secondo voi ma chi me lo fa fare di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento?
    Ovvio, il medico dice “sei depresso”, nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento.
    Ed io che ho sempre detto che era un gioco sapere usare o no ad un certo metro:
    compagni il gioco si fa peso e tetro, comprate il mio didietro, io lo vendo per poco!

    Colleghi cantautori, eletta schiera, che si vende alla sera per un po’ di milioni,
    voi che siete capaci fate bene a aver le tasche piene e non solo i coglioni…
    Che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete,
    un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate!

    Ma s’ io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso,
    mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso
    e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare:
    ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!» (F. Guccini)

  9. Caro Pozzoni,
    qui si tratta di un dato di fatto: che il Logos è sfuggito alla Fonazione. Oggi i Logos si sono moltiplicati all’infinito, si sono serializzati, sono diventati essi stessi delle realtà virtuali che durano l’effimero che il circo mediatico concede loro. Per questo ritengo che l’ironia sessuofobica e misantropica di Magrelli è quella che introietta la maggior quantità di omologismo esistente nel “sociale” liquido e aeriforme della nostra civiltà mediatica.
    Di conseguenza, la Fonazione è sfuggita al Logos. La sua “anti-poesia” è un eccellente esempio di poesia ipercritica, poesia del negativo perché si basa su un reale (liquido, anzi, rarefatto) che esiste soltanto al negativo, e che si dà al Logos soltanto al negativo. In tal senso la sua “anti-poesia” è un eccellente antitodo alla “poesia ufficiale” incorniciata nei salotti degli intellettuali di provincia (quelli di Nuovi Argomenti etc.), beneducati e bene informati. (Io direi formattati sullo zero del pensiero ufficiale).

    • Ivan Pozzoni

      Caro Linguaglossa,
      se «il Logos è sfuggito alla Fonazione», noi lo accetteremo spettinato! Sarà una nuova Scapigliatura! Penso che lei solo abbia notato che Il destino di Siface è un rifacimento (o un sifacimento) tardomoderno del Dove stanno bene i fiori di Corrado Govoni. Bene, senza Fonazione, i nostri logoi si scapiglieranno! Al massimo, si accapiglieranno! P.s. Per Magrelli: so di essere superiore a Magrelli, non diciamolo a nessuno, fino ad oggi sono riuscito a mantenermelo cortesemente amico, in una situazione di reciproca stima. Per il resto: vorrei far vedere i suoi commenti a babbo e mamma, che hanno solamente le scuole elementari: riuscirebbe ad essere meno tecnico? Tipo: «La sua “anti-poesia” è un eccellente esempio di poesia ipercritica, poesia del negativo perché si basa su un reale (liquido, anzi, rarefatto) che esiste soltanto al negativo, e che si dà al Logos soltanto al negativo» suona loro come se «negativo» fosse il dietro delle cose, e che la mia “anti-poesia” si desse al Logos soltanto dal didietro. Per la chiusa, chiarissima, i miei, invece, ringraziano moltissimo.

      [Per i non-ironici: questa mi corrispondenza con Giorgio Linguaglossa nuoce gravemente alla salute].

      • @ Pozzoni

        Sinceramente: questi troppo lussureggianti e pseudo-autocritici commenti impediscono la vera critica di cui avrebbero bisogno (assieme ai testi, che diventano quasi “di accompagnamento”).
        L’impressione è che si combatta un cancro della lingua e del nostro vivere con un ipercancro.
        Sintomo sì, ma di cosa?…
        Si vedrà col tempo.
        Un saluto

        • Ivan Pozzoni

          La vera critica, la vera scienza, la vera fede. Perché, ne esistono di false?! Carissimi saluti [Non è detto: nella storia della medicina moltisimi i casi di malattie curate con malattie diverse: sta ad intendersi sul termine “malattia”] Ivan

  10. Giuseppe Panetta

    Ivan, hai rotto il c., con sta’ storia della a-poesia e anti-poeta. Tu sei Poeta, fattene una ragione, nel bene e nel male.
    Hai (avete) rotto il c. con la filippica del logos frantumato e liquefatto. Il logos è “legge universale” (Eraclito), ad esso gli è concesso ogni trasformazione possibile, tra ragione, necessità e aderenza al tempo e contesto in cui esso agisce.
    Potremmo definirti, al limite “diversamente poeta”, se la comunità poetante è d’accordo, senza che tu debba usare necessariamente un verso giambico o un pentametro dattilico, sai che noia. Ci bastano le anafore e sapere che, forse , il destino di Siface in qualche modo ti si confà.

    Gli innesti di Livio- Ab Urbe Condita- Liber Xxx, interessanti.

    G. P.

    • Ivan Pozzoni

      Pensa a fonarti il tuo, di logos! E non mi sfidare su Eraclito: ti appesterei con una decina di saggi editi in rivista internazionale. Per carità, con tutto ciò che mi tocca vedere tra i poeti a me contemporanei, io sono anti: anti-patico, anti-uomo, anti-frastico, anti-poetico. Gli anta che si avvicinano mi costringono ad essere anti. E ad uccidere il lettore, malato di cancro, con un iper-cancro. Sinceramente, il lettore, non serve. Possiamo anche farne a meno. Oramai il lettore è diventato un visore: tele-visore. Se fossi poeta dovrei dominare i canoni della verità, illuminare il buio dell’ignoranza, educare all’armonia delle forme, staccarmi dal linguaggio ordinario. No, Giusè, lasciatemi ancora star sereno. Poeta, no! Al massimo, ironista (non uranista, sia chiaro). Se Giorgio insiste, un po’ eta, un po’ ira, secedo a mano armata. E non essere volgare: la redazione incombe, e ci sgrida!

      • Giuseppe Panetta

        Ma quale sfida caro Ivan, lo so che potresti inondarmi di saggi su Eraclito come su altri personaggi e non potrei di certo reggere il confronto. Non c’è partita. Io non scrivo saggi perché non sono Saggio, sono circonfuso e minoritario.
        Però, se è vero quel che Moravia disse al funerale di Pasolini, che nasce un poeta ogni 100 anni, e se è vero che l’ultimo in Italia è stato proprio Pasolini allora in nuovo Poeta deve ancora nascere, forse tra 8 anni se i conti non mi ingannano. E dunque hai ragione a dire che Tu e, forse anche io, minoritario, stiamo preparandogli la strada, “malattia” permettendo.
        Mi scuso per la parolaccia.

        • Ivan Pozzoni

          L’Italia non avrà un nuovo «poeta», finché non faremo chiarezza sul termine «poesia», categoria che non detiene nessuna autonomia ontologica naturale, se non analiticamente motivata (difficilissimo o impossibile). Ricambio la stima che mi riconosci in un thread di ieri.

  11. @ Pozzoni

    “E ad uccidere il lettore, malato di cancro, con un iper-cancro. Sinceramente, il lettore, non serve. “. (Pozzoni)

    E l’autore ( forse malato di ipercancro)?

    • Giuseppe Panetta

      Il lettore è già morto da quel dì, sparito. Quindi l’autore senza lettore non ha motivo di esistere. Magrelli l’ha capito e si è creato un nuovo lettore, il lettore dei balzelli.
      Ivan fa un errore di fondo, nega di voler cercare un lettore ma si rivolge ad un lettore “politico”, forse sapendo che è una parte minoritaria e cerca di cavalcare così l’onda del dissenso, “Firenzie- Berlusca- Grillo. Un dibattito politico come ce ne stanno tanti in TV.
      Vince a mani basse Magrelli, il poeta di superficie che non ti propina l’analisi delle cause dei tuoi mali, ma se ne rende partecipe, soffre insieme a Te, lettore.

      Abbiamo sbagliato tutto?

    • Ivan Pozzoni

      Non serve a niente. L’autore non esiste (sostituito da una filiera); il lettore non esiste (sostituito da un visore). L’opera d’arte è una filiera (cfr. mio editoriale editoriale alla rivista Il Guastatore [I. POZZONI, L’«opera d’arte» come filiera solidale, in “Il Guastatore”, Gaeta, deComporre Edizioni, n. II/1, 2014, 7-9]). «Lettore» e «autore» sono termini anacronistici, nell’era tardomoderna. Parliamo di «filiere» e «visori», e ne ridiscuteremo… 🙂

  12. Giuseppe Panetta

    non credo, Mariani Marcello, Ivan ha ragione, filiere e visori. Troverò le fonti, ma mi piace.
    Mi dispiace deluderti M.M., la vecchiaia la devi cercare in altre pagine, non qui. (te ne suggerirei alcune alcune ma ho visto che già ci ha lasciato il segno :-))

  13. Giuseppe Panetta

    Entrambe le cose, caro Ivan, perché credo nelle vie di mezzo, per cui dico, analisi e anche culo, anche se la fortuna, come si dice, premia gli audaci, gli audaci a loro volta non si affidano solo alla fortuna ma ragionano sulle possibilità. Per mio difetto personale o deformazione ci metterei pure un pizzico di illuminazione (lasciamo perdere però l’artista vate).

    Stasera sono in vena di citazioni, sarà che è venerdì e invece di vivere la città di notte sono a correggere orribili tesi:

    Dato l’accomunarsi delle prove, l’unica ipotesi plausibile è la realtà.
    Dato l’accumularsi delle prove del contrario, l’unica soluzione è l’illusione.

  14. Ivan Pozzoni

    Sparapizza: finiamola con le buffonate! Chiedo immediatamente un intervento della redazione, o, come anticipato al direttore della testata, farò fare un controllo alla Polizia Postale sull’IP di Tommaso Riccardo. Se dovesse risultare un intestatario diverso da Tommaso Riccardo, cioè un utente fake, costui avrebbe guai giudiziari automatici a non finire (e coinvolgerebbe anche la redazione tutta). Questa cosa l’ho spiegata cento volte, usare utenti fake, con nomi di viventi, è reato. Impariamo a scrivere con i nostri nomi e cognomi, assumendoci la responsabilità delle castronerie che tutti noi scriviamo, a volte, senza sentirci aldilà delle regole. Grazie! 🙂

    • Ivan Pozzoni

      Giorgio, cancella anche questo mio commento, se lo ritieni opportuno: è out e ha il mero intento di richiamare tutti all’ordine e ad usare i propri nomi nelle discussioni, al fine di tutelare l’intera redazione. Niente c’entra con la discussione in atto. Mi scuso.

  15. Informo che la redazione ha provveduto ad eliminare il commento di Tommaso Riccardo in quanto contenente contenuti derisori e offensivi

  16. Informo che è stato cancellato anche il commento di Mariano Mariani in quanto contenente contenuti derisori e offensivi

  17. Ivan Pozzoni

    Fratini: commenta anche qui 😉

  18. Faccio Il Logistico (da Il Guastatore, 2012)

    Faccio il logistico, fuor d’ogni logica,
    stremato dall’immaginazione d’una vita magica,
    mettendo su carta, nel buio della notte,
    malsane idee da moderno donchisciotte.

    Faccio il logistico, vittima d’insensata sindrome
    da delirio artistico, ventilando mille dubbi,
    nell’aria rarefatta di monti abbandonati
    alla virtù coatta di mantenermi in bilico.
    (…)

    Quando la parola trova nella forma la sua consistenza.
    GP

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