POESIE EROTICHE EDITE E INEDITE di Alfredo De Palchi, Antonella Zagaroli, Antonio Sagredo, Giuseppina Di Leo

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Alfredo De Palchi

L’originalità e l’indipendenza in campo poetico di Alfredo de Palchi (nato nel 1926) sono da tempo accertate. Come poeta italiano che vive negli Stati Uniti da più di cinquanta anni, che continua a scrivere esclusivamente in italiano, e le cui opere sono state in buona parte tradotte in inglese, de Palchi emerge per i suoi tersi e tesi versi svolti con sintattica audacia, per i salti semantici (ciò che richiama il concetto di Josif Brodskij di poesia che “accelera il pensiero”), e per l’auto-analisi mai sentimentale, con tonalità che vanno dal sarcasmo alla glorificazione dell’Eros. Gli argomenti poetici l’autore li trae dalla propria esperienza, e ciò vale in particolare per la produzione giovanile, che evoca il ragazzo povero e orfano del padre, le sofferenze patite durante la seconda guerra mondiale e l’ingiusta carcerazione subita nel dopoguerra. Negli anni successivi, de Palchi lascia alle spalle le sofferenze del tempo di guerra, e volge invece lo sguardo al rapporto uomo-donna, esaltando il piacere sessuale. Si interessa anche alla scienza, in particolare alla biologia e alla geologia. Il modo preciso e nel contempo idiosincratico con cui il poeta introduce la scienza nella sua visione tragica del comportamento dell’uomo e in genere della condizione umana, già da solo lo distingue da altri poeti europei e americani suoi contemporanei. La produzione recente mette in scena la lotta del poeta con una figura che sembra rappresentare la morte. Una ricca scelta dell’opera poetica di Alfredo de Palchi con testo a fronte si trova in: Paradigm: New and Selected Poems 1947-2009 (Chelsea Editions, 2013), tradotto in italiano con il titolo Paradigma: tutte le poesie 1947-2005 (Mimesis / Hebenon, 2006) e Foemina Tellus (Joker, 2010). Si veda anche la raccolta di saggi Una vita scommessa in poesia: Omaggio ad Alfredo di Palchi (edita da Luigi Fontanella, Gradiva Publications, 2011).

(John Taylor)

 La sensualité c'est la mobilisation maximale des sens  on observe l'autre intensément et on écoute ses moindres bruits (M. Kundera)

La sensualité c’est la mobilisation maximale des sens on observe l’autre intensément et on écoute ses moindres bruits (M. Kundera)

Giuseppe Panetta, secondo la mia lunga esperienza in merito all’amore erotico, conosce in dettagli le parti femminili più concentriche e sensibili che spaziano il corpo. Complimenti, se le insegue come le spiega, ma erotismo è molto di più del mero meccanismo. È ciò mi porta a dire di aver letto Giorgio Baffo nel 1972, due volumi in edizione di lusso numerata di Longanesi (1971). Troppa stessa mercanzia: tete mona culo. Non feci che ridere leggendo il mio dialetto. Dopo pagine e pagine di variazioni non dissimili e di frettoloso normale consumo maschile chiusi la lettura. La noia smise il divertimento del mio ridere. Non c‘èra altro, almeno per me molto ma molto eroticamente ammaestrato maestro così considerato dalle poche donne amate. E come il poeta è, natura, altrettanto la persona erotica è, natura. Non si diventa. Chi la pensa diversamente si spieghi. Intanto, senza presunta umiltà o modestia, presento tre editi personali ispirati a 74 anni per dimostrare che erotismo non è quello di Giorgio Baffo.

(Alfredo De Palchi)

*

Alfredo de Palchi

Alfredo de Palchi

La chiarezza delle acque mi rigenera
puro nel fiume che dalla cima del tuo corpo
sorge a zampilli a gorghi a rivoli veloci,
ramificandosi in tributary di pendii e di braccia
che crocifissi in attesa;
e nel suo letto di ciottoli sabbie e curve ti leviga
le mammelle a fioriture di gigli acquatici,
cedevoli nella piana acquifera che freme fino alle anche scarne,
arrivando a estuare spalancato all’ambra
delle tue riviere imponenti –– l’Adige
è il tuo corpo sinuosamente asciutto, potente
vortice che accoglie la mia bocca di sete.

(Gennaio 2000)

*
Potessi scatenarti nella camicia da notte I fianchi prensili
con la lontananza che si espande a un tuo universo
di allergie e di capelli seralmente selvatici––sai,
voglio sedurti con la mente
centrata sul triangolo vivacemente muschiato
che mi aspira dentro la costellazione nera;
sono il fiato che scotta il taglio rosso
la verticalità vertiginosa; sono la lingua
che flessibilmente accede per le cosce guizzanti
come carpe nel fondale di melma dove fa luce la fica,
per le gambe che si disegnano ad arco
scendendo ai piedi intensi di febbre.
Potessi scatenarti nella spiritualità del tuo corpo distante
l’entusiasmo, e ancora leccarti là
e là, fino a bocca sazia o consumata.

(Gennaio 2000)

*

Mi
immedesimo in te, cristo,
spirito incolume della mia religione
carnalmente di bestia umana––la mia comunione sacra
è la manifestazione di quanto esprimi spezzando il pane
“prendete, mangiate, questo è il mio corpo”
e porgendo il vino
“bevete, questo è il mio sangue”.
Mi spezzo, come il pane della cena,
e dissanguo, come offerta di vino––simbolo del sangue
prezioso; sono il carnivoro
il cannibale che lingueggiando divora il suo corpo
e beve il sangue della ferita
perché si ricordi di me;
e tu inchioda sulla stessa croce il mio amore
per le sue carni maestose.

(Inediti, 11 giugno 2000)

 

La segretaria

La segretaria

Antonella Zagaroli

Antonella Zagaroli, poetessa, scrittrice, con qualche incursione nella critica, è presente in diverse antologie di poesia contemporanea italiane, francesi, inglesi, americane. Ha pubblicato La maschera della Gioconda, Terre d’anima, La volpe blu, Serrata a ventaglio, il romanzo in versi Venere Minima, un’antologia tratta da alcune sue opere tradotta in inglese Mindskin A selection of poems 1985-2010 – Chelsea Editions New York, 2011; due testi teatrali rappresentati Il Re dei danzatori, Come filigrana scomposta – racconto d’amore tango e poesia e in collaborazione con fotografi e pittori le raccolte La nostra Jera, Trasparenze in vista di forma e le Istallazioni poetiche in mostra da Settembre-Dicembre 2012 a Pienza. Alcune sue opere sono presenti nelle biblioteche di Londra, Budapest, Dublino e nelle università americane di Yale, Standford, Columbia, Stony Brook. Come traduttrice ha finora pubblicato alcune poesie da Suicide Point dell’indiano Kureepuzha Sreekumar (rivista Hebenon aprile-novembre 2010) e la plaquette One Columbus leap, Il balzo di Colombo della poetessa irlandese Anamaria Crowe Serrano (2012), Hosanna- Osanna raccolta di epigrammi di Louis Bourgeois, poeta e scrittore statunitense. Specializzata in Poetry Therapy (USA), dal 1995 scrive articoli e testi specialistici sul senso psicologico dell’arte.

Antonella Zagaroli

Antonella Zagaroli

da Serrata a ventaglio Onyx, Roma 2004

Sono stanca
di notte nell’hotel
fra la carta che non letta fa vapore,
ti cerco oltre il silenzio
non voglio credere alla tua assenza
cammino perché la voce non arriva.

*

Avvicinati amore mio,
rivestimi di chiaro.
Al mio letto tremante avvicina l’orecchio,
nelle tue pupille libera me.
Scomponi la tua voce nel giorno che trafigge,
avvicina le mani alla mia tempesta.

*

da Venere Minima Rupe Mutevole, Bedonia, Parma, 2009

1
Il pastore ferma ogni suono.
Avvolta da ghirlande d’acero
una cerbiatta forte, minuta
si stampa a sinistra della sorgente.
Si volta.
Si ferma.
Lo raggiunge.
Si rannicchia ai suoi piedi.
L’uomo è affascinato, confuso
dalla stranezza del delicato incontro,
gli scivolano dalle labbra
parole sconosciute:
“La luce della Luna sorge lenta all’alto colle
con frastuono biancodorato:
cervi, grilli, merli, scoiattoli accompagnano
la Musa delle mie gambe
colomba, farfalla gialla e nera
Aperegina solitaria”
La lingua della cerbiatta
comincia a sfiorargli i piedi
si libera una pioggia improvvisa
profumata di grano.
Pacificato dall’ imprevista cura
chiude gli occhi.
Si apre all’umida carezza
dalle caviglie e su, su, su, su.
Anche lui arriva all’erba,
nel punto argentato dalla luna.
L’animale poggia la testa
fra le gambe.
Il vento vibra più forte
il pastore apre le palpebre,
nel riflesso delle foglie
la figura accanto è più imponente.
La sensualità di lei
lo rivela fragile, nudo
nonostante la forza.
Si concede alla calma.
Vicini e simili
in uno stesso aroma di mirra
si assopiscono
sfiorando guance, ciglia.

*

Nelle ore scure
il silenzio e l’acqua
attenuano l’identità agli odori.
E’ la Luna il punto più alto d’essere.

Selene laura-antonelli-in-malizia

laura antonelli nel film Malizia

*

All’alba la cerbiatta si schiude
solleva le zampe posteriori
le anteriori,
ritta si deterge il dorso.
Immobile. Sguardo
al maestoso ulivo, si avvia
in direzione del rivolo dissentante.
Fra liane di menta e verbena
la sua lingua si distende
a fiore di loto. Beve.
Sorseggia ancora, si guarda intorno
quasi volando è dal compagno.
Rinfresca il suo torace
i fianchi
l’inguine
le cosce, i polpacci turgidi.
Eccitato già nel sonno
si sveglia l’uomo. Vulnerabile
all’alitare di lei
nella completa nudità,
si siede, si lascia accudire.
Si sente posseduto dalla grazia.
Poi il desiderio di accarezzare
diventa suo.
Sulla schiena
intorno alle narici
vicino agli orecchi
lento, sulla pancia.
Con fremiti dal dorso
l’accoglie l’animale,
da quel turbamento
sale la follia per l’unicità con lei
Comincia a baciarla teneramente.
Le labbra, piccolissime,
non s’arrestano più.
L’animale ha lievi sussulti, si scosta
delicatamente, a passi lenti,
l’Ancella della Luna
si nasconde
nel bianco dei meli in fiore.

L’uomo Toro
T: Inseguire quel dorso di delfino
che lascia emergere i fianchi,
che magnifico perlaceo animale!
D: E’ il delfino sacro della dea
suo nobile famiglio
suo messaggero nel mare.
(…)
T: Ho visto una donna dal viso bello
ti ho pensata,
ho visto due donne dai fianchi belli
e ti ho desiderata
ho visto una ragazza dai seni minuti
e ho sete di te (…).
Spero che la corona dei miei denti
sia trapassata dallo scarlatto al blu,
dalla ferita sanguinosa del morso al solco della memoria (…)
Verginità e martirio l’odore del sangue!
D: C’è la mareggiata
creste bianche si rincorrono impazzite,
il vento e il sole ne sono inorgogliti
la spuma lenisce le ferite
sulle labbra interne ed esterne.
T: L’odore del mare arriva qui,
solleva la marea degli istinti primordiali.
D: Immaginali nella calma assoluta!
La stessa dell’attimo in cui mi volto,
m’apro, ti circondo con la vagina (…)
Ecco, la tua essenza!
Spinge dall’osso sacro, eleva la spina dorsale.
Seduta ho il senso della presenza (…).
T: Che perfetta misura dentro la cavità…delle mie mani!
Che cerchio perfetto intorno al centro,
il mio centro eretto e profondo! (…)
China la testa sul ceppo.
Solleva i fianchi.
Ricevimi sottomessa
dentro la porta stretta che conduce al centro tuo.
(…)
D: Mi lasci sempre meno segni visibili all’esterno.
Le curve del corpo mi specchiano terra rigogliosa,
liquido di placenta per l’anima (…).
Buona giornata dall’arco alla sua freccia
dal paesaggio all’occhio che lo guarda
dai fianchi alla cima
dal mare al suo amorevole leviatano.
(…)
T: Ti amo, ti voglio presto, subito.
Vorrei che il mio seme piovesse sulle tue labbra
insieme alla pioggia fuori della finestra.(…)
Vorrei essere Chirone che ti bacia e ti monta.
D: Io vorrei essere scovata, ammansita,
fatta scivolare, custodita.
(…)
T: Sono in viaggio con te
dentro le bianche vele delle lenzuola
dove l’iride guarda il proprio colore
dove l’antinomia e la tautologia sono la stessa cosa,
come il maschio e la femmina.
D: Veleggio sul ponte, l’attraverso per raggiungerti (…).
E’ notte. Ho bevuto vino.
Ho cosparso olio sul corpo.
Immersa nell’acqua odorosa
il vestito è il crepitio del bagnoschiuma.
Mi allontano da te.
Le tue parole non titilleranno
nulla più. Forse mi vedrai toccandoti.(…)
So che non mi dirai chi sono.
Attenderanno invano i commenti che le preparavano
le natiche mie espansive.
Fa troppo caldo in questa vasca!
Inspiro il mio sudore, immagino il tuo sperma.
Con la matita sto facendo un gioco pericoloso,
un gioco per nutrire il desiderio, per ingoiare il desiderio.

*

(la poesia)
Glutei sulla pagina
Si inarcano neri e bianchi
Flessuose frescure
Un artiglio di fuoco
dalla mente affanna il respiro
turbine per il possesso delle nascoste labbra.
Il fremito impaurito sfiora i confini tumidi
si concentra l’umore chiaro, arriva
dentro curve di gioiosa bellezza.

 

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Roy Lichtenstein diabolik-eva-kant

Antonio Sagredo

Antonio Sagredo. Dicono che sia nato nel Salento decine di anni fa… a pochi chilometri da Giulio Cesare Vanini (a cui ha dedicato un poema mirabile), da Carmelo Be-ne e Eugenio Barba; il primo lo frequentò con discrezione somma, e gli dedicò versi immortali. Fu frequentatore assiduo di quei teatri d’avanguardia romani e non, di cui conobbe autori e attori; recitò in due spettacoli teatrali: nei drammi lirici del poeta russo Aleksandr Blok e in uno spettacolo del poeta praghese Vitězslav Nezval, che inneggiava ai progressi della scienza della comunicazione. Sagredo studiò e visse a Praga calpestando gli acciottolati insieme ai poeti praghesi e a Keplero. I suoi primi componimenti, a 14 anni, in un vagone di terza classe (seppe tempo dopo che Pasternak e Machado viaggiavano nella stessa classe, componendo); distrusse i primi versi, i secondi e seguirono altre rovine; trovò un impiego di ripiego per nascondersi; poi raggiunse una forma inclassificabile tendente al sublime che gli permette di vivere di eredità auto-postuma. Un amico poeta spagnolo, M. Martinez Forega, lo spinse a pubblicare due piccole raccolte di poesia a Zaragoza: Tortugas (Lola edito-rial, 1992) e Poemas (Lola editorial Zaragoza, 2001); sulle riviste: Malvis (n. 1) e Turia (n. 17). Poi nulla più, fino a che da New York, la scorsa estate, gli giunse una proposta di pubblicazione con Chelsea Editions.

antonio sagredo teatro abaco1971 skomorochi (4)

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Se cristiano è il mio passo
la mia mente è Oriente,
ma la carne è bestia di Giovanni.
Pròvati a sposare la corazza
e il lucido suono
e avrai il gelo di un’orbita
per stornare lo sguardo.
Benedetti i voli della mia verga:
radici di tutto il mio corpo.
Le tue labbra sfasciano l’udito
e il canale che io guardo circospetto.
La mia mente ha dita palmate,
lecco il tuo sudario rosa,
ma l’occhio è gravido di ratti.
Crepa, cenere!
Squamati, lingua!
Ah, giro intorno ai tuoi massicci,
ai ghiacciai… e invasioni… erosioni!
Tu incedi sul mio prepuzio
dal cielo della tua magica clitoride.
La rotazione si nutre d’acredini.
La bava geme dalle bende funebri:
l’ombra è fedele al suo corteo.
Circumnavigare i lutti, distratto dalla vita.
Rinuncio all’oscurità: pudore è incubo,
acrimonia della gioia, unghia del prisma.
Angelo della mia carne ho carne d’angelo,
lividi sono gli occhi, brillano i tuoi avanzi!
C’è un calco di uno stupro – sull’ossidiana!
No, è vena d’alabastro!
Mi dicono: stagioni! Non comprendo.
Benedetto il silenzio della violenza,
demente il cammino di Don Giovanni.
Ombra, ti dono una torcia di contrade!
È oscena la pietà d’amare:
ventaglio di pudori, di spirali.
Dimmi, nella carne è l’unico perdono?
È lo sperma che t’accusa, t’acceca e ti trasmuta.
C’è un sudario di merletti, di trine
e… archetti… suoni… ossari… io… io
sono il fedele in un concerto di dubbi!
Ah, la gioia corvina dei morti,
cecchini della linfa, boia delle radici!

(Inedito, Roma, 12-13 agosto 1990)

 

bello Helmut Newton sfilata di nudi

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Giuseppina Di Leo

Giuseppina Di Leo. Nasco a Bisceglie (Bt) nel 1959, sono laureata in Lettere; frutto della mia tesi di laurea (2003) è il saggio bio-bibliografico su Pompeo Sarnelli (1649-1730), dal titolo: Pompeo Sarnelli: tra edificazione religiosa e letteratura (2007). Ho pubblicato i seguenti libri di poesie: Dialogo a più voci (LibroitalianoWorld, 2009); Slowfeet. Percorsi dell’anima (Gelsorosso, 2010); Con l’inchiostro rosso (Sentieri Meridiani Edizioni, 2012); Il muro invisibile (LucaniArt, 2012). Mie poesie, un racconto e interventi di critica letteraria sono ospitati su libri e riviste (Proa Italia, Poeti e Poesia, Limina Mentis Editore, Incroci), nonché su blog e siti dedicati alla poesia.

 

giuseppina di leo

giuseppina di leo

 

 

 

 

 

 

 

 

(Ispirata ad una poesia di E. A.)

Nell’inquadro delle mani
la faccia di pietra posso vederla
saprò anch’io di che natura è fatta
se piange, se sorride o se la ferita
agli occhi resta più o meno simile
nella ripetuta alternanza dei tratti
di un comune mortale, indispettito e solo.
Il solco nella mano richiama la via
aperta da una crepa lungo la casa
si inerpica sulla barriera del muro.
Oltre gli sguardi
corpi adolescenti trovano riparo
tra carezze confuse di fumaria
il sesso turgido reclama
il fiore schiude ali come labbra.

(Inedita)

.

[Leggo parole]

Leggo parole come qualcosa d’altro
valori in crisi interiore, scelta esistenziale
mentre
vorrei essere sognata
nelle anche esplorata
la casa tornata alla mente, la lingua amata.

Sto.

Continuo la lettura a volume pazzesco
si sprigiona “il malinteso” (siamo al cap. 10).
Come ora, anche stanotte
parlavo durante il sonno. Lo so perché sognavo
come adesso sogno
il sogno che, leggendo, non vedevo.

(da Con l’inchiostro rosso, Sentieri Meridiani Edizioni, 2012)

 

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100 risposte a “POESIE EROTICHE EDITE E INEDITE di Alfredo De Palchi, Antonella Zagaroli, Antonio Sagredo, Giuseppina Di Leo

  1. Che l’erotismo sia una delle ultime esperienze mistiche rimaste al nostro povero Occidente post tutto, lo dimostra il grande Alfredo De Palchi di cui ho letto queste poesie che trovo sia riduttivo confinare al “genere erotico”. D’altra parte non è mica facile scrivere poesie del genere, il rischio è quello di cadere nel ginecologico, nel goliardico, nel consueto, nel volgare. Infatti non riuscirei mai a scrivere qualcosa di decente che sia classificabile sotto questa voce. Non male nemmeno gli altri autori, soprattutto l’inedito di Giuseppina Di Leo, a mio avviso ben scritto, semplice, efficace. A suo tempo non trovai affatto male un libro di Manacorda, Poesie per fare l’amore..

  2. antonella zagaroli

    Cari tutti, e caro Giorgio ti ringrazio per la pubblicazione anche se devo aggiungere, per chiarezza, che le poesie inviate erano strettamente legate al tema, se avessi dovuto scegliere poesie al di là del tema allora avrei inviato altro. Queste ripubblicate erano una risposta a Baffo anche per mostrare la complessità dell’ erotismo femminile, l’avevo fatto col sorriso sulle labbra. Poesie più complesse dove l ‘erotismo è solo un alito del completo respiro perché è nell’Idea di “amor che move il sole e le altre stelle” e che ritrovo nei bellissimi versi di Alfredo sono alla base di tutta la mia poesia.
    Comunque vorrei darvi il buongiorno con queste piccole parole che scrissi per mio marito e che ora dedico a tutti coloro che si lasciano attraversare dalla poesia.

    Perché un sorriso non nasce
    s’impersona nel moto

    dalle labbra riflette musica e stile

    il tuo si scioglie nei fiocchi d’acqua
    dove riposano i bambini

    • Beh Baffo scriveva nella repubblica di San Marco del XVIII secolo, il suo mi sembra più che altro un divertentissimo stile goliardico. Certo che l’erotismo femminile è molto più complicato di quel che sembra ai maschi, vero e sacrosanto. Giusto per dare l’idea, l’avrà visto sicuramente un film dal titolo Hysteria, uscito 2 – 3 anni fa, secondo me rende molto bene l’idea, con arguta ironia, di come veniva considerato l’universo femminile nella sua sessualità un secolo e mezzo dopo Baffo, nell’Inghilterra vittoriana di fine XIX secolo.

    • Valerio Gaio Pedini

      antonella i tuoi Versi sono da me più che apprezzati. Ma tutti i componimenti qui presentati sono encomiabili. I miei complimenti al leone spelacchiato, che ha scritto versi più che encomiabili, in cui sacro e profano come un rito primordiale si accorpano e fromano una miscellaneità squisita (felice di complementarmi con De Palchi)- e dubito che, senza offesa, un minimalista riuscirebbe a fare versi del genere! antonio conosce benissimo il mio parere sul suo lavoro da poeta, come io conosco i suoi pareri su di me. Giuseppina fa un tipo di poesia molto più lineare, ma non per questo priva di un suo gusto. Chiaramente preferisco le altre, poiché sono nelle mie corde. Ma riconosco il pregio di tutti.

      metto qui una poesia che divertì Sagredo, quando gliela inviai

      IL MITO DELL’ANDROGINO? SIAMO SOLO UN CICCIONE CON IN CULO UN FUMOGENO (a Francesca Lobuono, come poi tutto, del resto)

      Vuolsi così colà ove si puote ciò che si vuole e più non dimandare———- distesa di versi sincopati
      Di un universo provvisorio?
      L’eternità? E’ solo una stronzata divina, come tutto, del resto
      La fugacità? E’ solo una stronzata umana, come tutto, del resto
      Ma poi che deve fare un martire per invadere le barriere processuali degli stinchi dei maiali
      Che galleggiano in bucce di fognatura, in budelli di nutria marcescente schiacciata agli albori della vita: la strada! Fateci una pelliccia! Fateci una pelliccia! L’economia è una puttana. Fateci una pelliccia.
      Si fermano corpi senza volto al ciglio delle strade chiedendomi se voglio montare, in macchina.
      Che gli esploda, la macchina! Porci dai testicoli gnomici e dal cazzo in cancrena!
      In psicanalisi il rapporto sessuale rappresenta la morte.
      Finché gli psicanalisti si prendevano a cinghiate a vicenda, mi stupisce tanto che non abbiano costruito piramidi e poi non si siano tuffati nelle macerie delle loro fugacità umane.
      Siamo solo un ciccione con in culo un fumogeno
      Ed oscuriamo un pianeta di detriti umani, invadendoli con la nostra GRANDEZZA!
      Ed Apuleio mangia le mele, ed Apuleio divora le mele
      E i coglioni non leggendo la bibbia, ma leggendo Apuleio: dicono sarà questo il frutto del peccato:
      il pomo D’ADAMO, un groppo in gola che ti soffoca, mentre io Dio ti scaccio la dove dovrai iniziarti a sudare per farti una vita ,idiota!
      E LEI CHE MI PLACA.
      E TU CHE MI PLACHI, annaspando in un coacervo di tensioni: ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!
      Ridi Pagliaccio!
      Ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ahahahahahaahhahahhahahahahahahahhahhahahahahahaahahhahaahahhaahahahahahhaahahhaahahahahahahahahahahahahahahahahaha!
      Ridi pagliaccio!
      Aahahhahahhahahaaiahhhaiahhaooohohohohoohohooehehehhohohohoohohohoohoahahahhahahahhahahahahahhahahahahahahahahahahahahaha!
      Ridi del dolor!
      Che tanto si sa che riso e pianto sono poi la stessa cosa,
      persi nella salita al di là del tempo e dello spazio!
      Andate via, oh uomini!
      Andate via, oh uomini!
      Mai prenderete Chimera, poiché Cerbero si ciberà delle vostra ossa mentre l’Idra vi prenderà a testate nell’infinitezza dei suoi crani là dove Ortro vi stordirà, eroi dall’arpa gnomica e dai bicipiti decrepiti.
      L’androgino è un mostro che vive dentro ad una persona sminuzzata dalla nascita.
      Con un pene ed una vagina che strabuzza gli occhi guardando il mondo dal di dentro.
      Mai calpesterete un gigante, poiché quel gigante vi mangerà.

      Fusi in unico corpo nel letto degli dei, ci gridiamo non ti lascerò!
      E con la lacrima della vigoria sussurriamo: non farlo.

      Valerio Gaio Pedini

  3. Gaio Cornelio Gallo fu un poeta contemporaneo di Virgilio e di Ottaviano. Caduto in disgrazia per ragioni politiche, fu allontanato da Roma e costretto al’esilio. La poesia su “Licoride” non è frutto di fantasia, Licoride, amante di Gaio, abbandonò il poeta perché si era innamorata di un ufficiale romano poi trasferito con la sua legione sul Reno.. lei lo seguì per amore… e lì si perdono le tracce della bella Licoride.

    Gaio Cornelio Gallo amò follemente Licoride

    Il poeta Gaio Cornelio Gallo amò follemente,
    sotto lo pseudonimo di Licoride,
    una donna seducente quanto spregiudicata,
    tale Citeride, una ex schiava, un’attricetta
    da postribolo (che si chiamava Volumnia)
    già amante di Bruto e di Antonio
    che in seguito liquidò il poeta
    per seguire un giovane ufficiale
    tra le nevi delle Alpi e il freddo del Reno.
    La «pulchra Lycoris» ebbe tuttavia
    gli onori della poesia nei quattro libri
    di elegie che il poeta compose col titolo
    di «Amores», o col nome di lei, «Lycoris»,
    dove si narra del servitium nei confronti
    della domina e si fa accenno alla nequitia,
    alla dissolutezza dei suoi costumi
    e alla sventatezza dei suoi amori.
    In seguito, il poeta cadde in disgrazia
    e fu esiliato in uno sperduto distretto
    della lontana Bitinia e i suoi libri
    con editto di Cesare furono requisiti ed arsi
    e a noi non restano che sporadici versi
    citati da altri poeti…

  4. Dalla, cantautore bolognese o consiglio per signorine da marito? (Roberto “Freak” Antoni)

  5. Nella prigione all’aria aperta dell’esistenza degli uomini nel capitalismo finanziario, l’erotismo può sopravvivere soltanto come il canto di un cardellino in gabbia. L’erotismo può esprimersi soltanto come il canto singhiozzo di un detenuto all’ergastolo. È questo il significato, oggi, di fare una poesia erotica. È cessata da tempo la splendida libertà di un Giorgio Baffo, oggi al poeta erotico è lasciata soltanto la candida ideologia della libertà. Ma il vero poeta erotico sa per istinto tutto ciò, diffida delle menzogne ufficiali e diffida del suo clero intellettuale. La vera poesia erotica oggi non può che essere la speranza di un mondo liberato, messaggio in bottiglia che un detenuto ai lavori forzati getta nelle acque inquinate del mar Egeo…

  6. antonio sagredo

    io che me la devo cantare e suonare da solo – la Poesia – come se la canta e se la suona un idiota!

  7. Giuseppina Di Leo

    Ringrazio Giorgio per aver poestato [sic! lo lascio com’è] le poesie sull’erotismo, fra le quali le mie. Devo dire che ho scritto poco di erotismo, nonostante alcuni amici, leggendo le mie cose, le hanno spesso giudicate sensuali. Eppure, mi rendo conto dell’importante di parlare del proprio corpo in termini di sensazioni , perché vuol dire fare attenzione a tutto ciò che un rapporto implica. Preferire l’aspetto intellettuale (in questo ha ragione Sagredo, come diceva nell’altro post), come spesso mi accade, non è tutto.
    Mi spiace un po’ non essere nelle corde di Valerio…, che ringrazio comunque, come ringrazio Flavio.
    Aggiungo qualcun’altra, dal volumetto Dialogo a più voci (Libroitaliano, 2009), dove l’eros è sottilmente presente.

    *
    Notte lucente

    Tentar coi tuoi fili
    d’imbrigliare il mondo
    per sentir più nulla del nero
    lucente
    in questa notte.
    (1982)

    *
    Oggi ho sentito l’autunno

    Mi piace tanto la tua bocca
    e il movimento che intercorre nell’istante
    compreso tra il pensare e l’agire
    di un leggero impercettibile
    come un moto, lento e terribile, che ha bisogno
    della catastrofe per vedersi.
    E d’altra parte, io non so
    quali gesti sono più importanti
    o meglio, lo so
    se è conoscenza la mia
    dai mille e mille attimi
    piccoli respiri
    la formazione
    il grande evento. I gesti ordinari sono banali
    lasciano il tempo che impiegano. È nell’infinito
    in questo lento, impercettibile
    immobile andare il “creare”
    e ciò non vuol dire aspettare
    ma intuire, percepire:
    la percezione è la fase prima della conoscenza.
    (1983)

    • Valerio Gaio Pedini

      questa seconda è aprezzabilissima. Non sei nelle mie corde, ma ti riconosco come poetessa- è solo una questione di stile distante dal mio, ma non per questo brutto-anzi. Io qui dentro sono il brutto e gli altri sono i belli- omeglio sono il Bruto! Il tuo lavoro è molto più lineare rispetto ad altri autori che osservo, eppure hai un tuo fascino, questo per me vuol dire molto. Se facessi un’ antologia non metterei sicuramente Lamarque, ma te sì.

  8. Allora , se proprio si insiste sul tema, non può mancare l’autoerotismo, come pure qualcosa di “altro”, per par condicio. Qualcosa alla Philip Roth, ma con molta ironia (maggioritaria).

    Sono narciso nello specchìo
    del lago immoto dello sperma

    *
    L’intelligenza è schiava
    La ghiandola del sesso
    nella tua stanza mi ha
    fatto impugnare l’armatura

    *

    Tante piccole stelle
    d’una costellazione
    sconosciuta
    le macchie di sperma
    sono piccole gocce
    le Pleiadi

    *
    Non so se darti
    un pugno o
    menarti

    *
    E due

    *

    Alla terza escono
    solo quattro gocce

    *

    So che i miei scrittiti irretiscono
    So che faresti a meno
    di prenderlo in mano

    Da Le Vocali Vissute, Ibiskos Editrice, 1999 ( stesso anno di debutto di Almerighi e stessa casa editrice)

    Dormivamo nella stanza in fondo
    dove l’odore penetrante dei solventi
    scioglievano gli acrilici del sogno.

    Per testiera le Lesbiennes
    in una camera d’albergo
    con folte chiome fluenti e un buco
    di serratura spalancato
    sul corridoio che s’immaginava.

    (Altro e altrove)

  9. Valerio Gaio Pedini

    beh, panetta è apprezzabile. Se pure prettamente materiale non lo è nel tono grossolano. che potrei trovare in alcune mie poesie o in poesie di Sergio Ragno e in qualcosa di Francesco Filipponi. confesso che mi piacciono. sto leggendo di recente una poetessa per me molto abile nell’erotismo, quando potrò, la presenterò. Credo sia inedita.

  10. Giuseppina Di Leo

    Questo scambio tra arrabbiati ed emarginati è senza dubbio alcuno salutare.
    Trovo belle le pillole autoerotiche ed autoironiche di Giuseppe Panetta.
    Al caro Valerio un augurio per i suoi progetti, compresi vari ed eventuali.

    • Valerio Gaio Pedini

      rigrazio. Ma come dice Menna: ne ho troppi. Ma cerco sempre di operare per realizzarli, come meglio posso. Per poi rileggere tutto e vedere brutture. Brutture che però sono importanti a livello di percorso.

  11. Io di donne ne ho amate due, profondamente, ma non gli ho mai misurato l’erotismo per farle entrare in poesia. Nè ho mai misurato il mio. Amore è amore.
    Degli uomini, invece, ho scarsissima considerazione, deboli, i peter pan che mostrano solo la loro pannocchia (sostanzialmente misogini). Gli ho sempre sputato in un occhio, alla fine, rifiutandomi di farli entrare nella mia poesia.

    Emarginato da chi a sua volta è emarginato. Il peccato si ripete.
    Meglio ai margini, comunque, che nel postribolo.

  12. Giuseppina Di Leo

    Avrei dovuto usare il singolare (emarginata) ma ho preferito il plurale per quanti si riconoscono. Nel mio caso è una condizione della quale sono fiera.

  13. Valerio Gaio Pedini

    comunque alla fin fine prima di essere arrabbiato io sono emarginato…e parecchio

  14. Ricevo questo nuovo capitolo, e perché? Ho visto e non letto i commenti
    perché sono ancora sull’onda lontana dalla riva. Leggerò domami mattina o
    domani sera. Vedrò se mi interesserà a commentare.
    Povero Giorgio Baffo, l’abbiamo messo in disparte per confrontare l’erotismo diverso di ciasno di noi con la sua ossessiva scrittura non erotica e nemmeno pornografica, ma divertente; e credo lo fosse come compagno a tavolate di signori veneziani che si sganasciavano di risate (come le faccio io) ascoltando i versi o le invenzioni sulla sua trinità: tete mona culo. A me pare, però, che non si sia mai leccato i baffi, appunto, per non aver mai leccato e assaggiato la mona. Sicuramente, nel grande Casanova aveva trovato lo scolaro perfetto ma per natura già sviziato e smaliziato. Caro Giorgio Baffo, a me sei simpaticissimo e mi sarei divertito un mondo nel settecento europeo, non solo veneziano. Per un momento ti lasciamo in disparte per leggerti le nostre più complesse intenzioni erotiche. Poi, o tu stesso ci contesti o una persona che si trova ancora nel tuo
    ambiente ci parla.

    • • •

    Sì, Giuseppe, in parte la tua confessione assomiglia alla mia, eccetto che io fino ai miei diciassette anni non avevo gravemente sofferto. Ma perché hai voluto confessare! G.Baffo non ha da pensare alla tua confessione. Caso mai dovevi rivolgerti al prete del tuo paese o a Freud. Le tue seghe di ragazzo non sono originali., il mondo intero a quell’età se le fa. Ti aspetti una confessione mia, dove Baffo non c’entra? Va bene: trascorsi l’infanzia e la prima adolescenza felice e giocoso. C’era il parroco zoticone, sordido, che invece di fare il parroco perbene faceva persecuzioni cattoliche contro la mia famiglia, che non si mostrava in chiesa, predicandola ai bifolchi che già sapevano tutto di tutti. Avesse potuto avrebbe messo la famiglia completa sulla graticola in piazza. Ero molto amato e viziato da mia madre già, come dissi altrove, nel 21mo secolo alla mia nascita, 13 dicembre 1926. Studente scarso, di poca attenzione, timido, e intelligente. Preferivo disegnare, fare acquarelli, statuette di animaletti in cera, studiare musica classica e suonare il violino (tutto derubato, finestre incluse, dagli eroici ladri del 25 aprile 1945), non apprezzavo la musica popolare, e detestavo
    la musica da banda paesana di G, Verdi. Ancora oggi apprezzo quasi nulla della musica popolare o leggera, al suno di Verdi mi tappo le orecchie (non si scandalizzi signora Gernetti), solo ricordo vagamente rare melodiche musiche di canzoni che mi attrassero, ma non le parolefino ad oggi. E amato dal nonno, nonna, zia, e zio. Dopo che il cancro dispose nonna e nonno, e dopo che zia e zio sposarono il compagno e la compagna, successe il patatrac. Qui termina la mia adolescenza, e comincia la mia esistenza più complessa di artista. Sembra tu abbia sofferto più di me
    fino ad oggi perché non sei riuscito, come io invece sono riuscito, a buttare tuttoo dietro alle spalle, senza dimenticare niente con freddezza.
    Per quanto riguarda la donna, in generale, avrei soltanto positive cose da rivelare. Mi è sempre piaciuta la donna complicata, complessa, difficile, forte, per volerla conquistare con la mente prima di tutto; non l’ho mai vista e considerata oggetto: conquistata mentalmente, mai mi ha piantato per un altro. Anzi. Per il seguito degli altri aspetti personali dovrei ritornre indietro.

    • • •

    Versi e commenti––di Antonio Sagredo, Giuseppina Di Leo, Ambra Simeoni, Anna Ventura, Gabriele D’annunzio (via Giorgina Busca Gernetti), e Antonella Zagaroli––qua e là confrontano un po’ Giorgio Baffo
    senza inoltrarsi nel soggetto scaduto. Per costoro, bravi e schivi, l’opera di Baffo è nel rogo, ma non è così facile lasciarlo bruciare perché i versi di D’Annunzio, eleganti come dice la signora Gernetti, come sostanza anche di poetica erotica, sono allo stesso livello di quelli del Baffo. D’Annunzio qui non rizza un pelo, ma Baffo almeno con il suo linguaggio veneziano indelicato ci fa ridere e può scatenare Giuseppe nel canneto.

    • • •

    Benché a diciassette ann, età in cui Valerio Gaio compose la sua poesia ritmata ungarettianamente, e lungo la mia vita non abbia avuto simili esperienze, per sensibilità gli sono compagno comprensivo perche proprio a quell’età ne ebbi diverse, più fosche, più crudeli, più violente, più fisicamente torturanti, più tutto. . . Allora, mi permetto di ammettere che la sua poesia scritta a una età esistenziale difficile da comunicare e in più con traumi di adolescente innamorato, cattiveria affollata intorno ai suoi disagi, è riuscito a farsi ferire persino dalla Primavera. La sua propria primavera. In due povere parole, mi piace. Ma anche qui Baffo non c‘entra.

    • Alfredo, io non ho confessato nulla, non si confessa il segreto di pulcinella.
      Più che Baffo (non mi fa neanche ridere, preferisco L’Aretino), a scatenarmi è stata la lettura di “Memorie Scheletriche”. In fondo ho fatto una “Sessione dall’Analista de Palchi” che stimo molto più di Freud.

    • Ad Alfredo de Palchi

      “la signora Gernetti”
      Mi spiace dover ricordare ancora una volta che ho due cognomi e perciò ho il diritto di vederli scritti entrambi!

      Giotgina Busca Gernetti

    • “la musica da banda paesana di G, Verdi. Ancora oggi apprezzo quasi nulla della musica popolare o leggera, al suno di Verdi mi tappo le orecchie (non si scandalizzi signora Gernetti), ”

      Al Sig. Alfredo de Palchi.
      Ho già parlato del mio doppio cognome e non mi ripeto.
      Quanto a Giuseppe Verdi, se Lei conosce solo la musica bandistica del “Cigno di Busseto”, composta in giovinezza, anzi, nell’ adolescenza, per racimolare qualche soldo dato che non era nato ricco, mi spiace dirLe che la sua cultura musicale è piuttosto scarsa!
      Basta un libriccino di Storia della musica per conoscere qualcosina in più su Giueppe Verdi.
      Non mi sono scandalizzata per questa sua “non conoscenza” ma piuttosto meravigliata dell’albagia di alcuni frequentatori di questo blog.

      Giorgina Busca Gernetti (due cognomi, please!)

  15. antonio sagredo

    nonostante i severi divieti di non pubblicare in versi i miei interventi di-vini,
    mi sottraggo al dovere e mi inchino al diritto; quanto riguarda le vostre primavere e la rinascenze erotiche spero che godiate questa primavera
    pasternakiana, stupendo l’attacco:
    —–
    Primavera

    Primavera, io vengo dalla via, dove il pioppo è stupito,
    dove la lontananza sbigottisce, dove la casa teme di crollare,
    dove l’aria è azzurra, come il fagottino della biancheria
    di colui che è dimesso dall’ospedale.

    Dove la sera è vuota come un racconto interrotto,
    lasciato da una stella senza continuazione
    per rendere perplessi mille occhi tumultuosi,
    insondabili e privi di espressione.

    1918

    (trad. A.M. Ripellino-1950)
    nb.: invano vi dico che declamarla in lingua russa è come cadere in deliquio, poi come la dettava il Poeta con la sublimità d’essere… uno sciamano!

    ———————————————————————-
    La Vincitrice

    Come un incubo o un urlo mi fissava
    il monte a oriente del tuo venere.
    Brillava l’ardesia sottocutanea delle cuspidi
    e i glutei delle cupole, simili ai tuoi,
    tracimavano in navate di sangue
    solitarie metropoli della peluria…
    troppo se il pulsare indenne
    perseguivi di madreperla lungo le dorsali
    di contrafforti in lagrime…
    serafini detestati dai timballi
    espugnavano i tramonti in detriti, in cocci…
    fasciati i moli dalle gorgiere s’abbattevano
    sul talamo che Giuditta trovò inattuale,
    lei, l’impreparata, la disattesa al martirio!
    —–
    antonio sagredo

    Vermicino, 18-20 febbraio 1998
    (pubblicata in “Poemas”- Zaragoza, 2001)

    ————————————————————

    Il trono genera Poteri e antiche Madri
    e nega al sangue una sorgente demoniaca.
    L’immortalità è alla deriva come le bandiere,
    non sposo il grano che nutre la tua falce!

    Tutto nel futuro è un viola egemonico,
    di gelatina è la traccia della tua semenza.
    Ha una ferita viola il tuo fondo schiena,
    di madreperla è il mio furore libertino!

    E ti apri tutta dai capelli alla ceneri,
    per me balbetti intatta una tribale danza.
    Ancora m’innesti le stagioni e i lamenti,
    più della carne sono le ossa gli ultimi vagiti.

    Il bacio della vulva è il mio silenzio.
    Com’è banale la reliquia di santa Clitoride!
    Ti dono una piramide eccitata dai misteri,
    tutto ti sono dentro, e nel tuo sangue il mio si sfarina!

    La selce… è lei!… è, per me, morire!
    Non è mio il tempo del tuo futuro!
    Sono gli occhi i passaporti per la cecità:
    certificati d’ansia, autostrade infelici.

    Tradussi gli amori, le orchestre dell’orrore,
    tutte le speranze in disamori!
    Non cercate più il mio canto eterno nel furore:
    una condanna, un disonore la Destinazione.

    a. s.
    Roma, settembre 1999

    • Marisa Papa Ruggiero

      Ben venga l’eros in poesia, e le poesie lette fin qua lo testimoniano, ognuna a suo modo con notevole forza, in special modo se la sua presenza è tanto più immaginativa ed evocativa che tematizzata: (Zagaroli), se è “sottilmente presente”, non dichiarata, ma quasi sussurrata: (Di Leo); oppure se è mossa da una dirompente vitalità espressiva e immaginativa: (De Palchi, Sagredo), senza trascurare i giovani Pedini e Panetta che conosco ancora troppo poco, altro che il rassegnato “canto del cardellino in gabbia”! me lo auguro, almeno.
      Va bene, secondo me, tirare in ballo il Baffo, se non altro per tentare, per sommi capi, dei parametri, e ciò che ne emerge, a colpo d’occhio – e questo mio non è che un appunto veloce, dell’ultima ora – sembra che sia a tutto vantaggio dell’eros del momento presente, di un eros cioè che non si placa nella mera descrittività, o per lo meno, non del tutto, ma: “è nell’infinito,/ in questo lento, impercettibile/ immobile andare il “creare” (…)” (Di Leo); versi che suggeriscono un “erotismo / essenza”; ed è qui che si può dire a ben ragione che siamo in presenza di eros, mentre nei versi di Baffo, l’eros non c’entra per niente. Sono un piacevole, se si vuole, esempio di goliardia giovanile (o senile), con “la sua ossessiva scrittura non erotica, e nemmeno pornografica, ma divertente” (dice bene, De Palchi), e vorrei aggiungere, con la sua implacabile, inestinguibile descrittività!
      Lasciamola pure questa ossessione descrittiva a chi ne ha bisogno, ma se l’eros vuole stare in poesia, dovrebbe placare ben altre necessità che non le proprie manie e frustrazioni; potrebbe, volendo, introdurre nuove svolte di pensiero anche in questo campo, dove la ripetizione sembra essere la regola.
      Ricordiamoci che eros è una condizione esistenziale, estetica, conoscitiva incorporata in ogni nostra cellula, è una visione, che, (amo pensarlo) l’uomo e la donna si sono conquistati, anzi, si stanno conquistando, ed è energia che va valorizzata, perfezionata, trovo riduttivo relegarla esclusivamente alla mera prassi fisiologica; essa ci viene dal potente dio dell’antichità, onorato come il principio stesso dell’energia sensuale e creatrice in tutta la sua complessità.
      Ma vorrei anche ricordare che Eros ha bisogno di Psiche per rivelarsi, l’uno richiama l’altro, natura e idea mescolati, inscindibili. È lei, Psiche – il nome dice tutto – l’altro polo dialogante, necessario all’intero sguardo. È lei che favorisce la svolta potentemente evolutiva (con l’abbandono all’idillio nell’oscurità dell’anonimato – ricordate Apuleio? )– verso l’individuazione nel rapporto col partner, in nome di un concetto di totalità amorosa che include necessariamente quello di conoscenza…

      • Valerio Gaio Pedini

        tutto okay e molto interessante oltre che corretto appunto. Unico errore è definire giovane Giuseppe-che è un diversamente giovane XD. o meglio potrebbe essere mio padre. Ma è vero, lui è giovane, io sono un feto.

  16. Giuseppina Di Leo

    Caro Alfredo, c’era poco da inoltrarsi con Giorgio Baffo: ha fatto tutto lui, la donna la vede come un optional… Ma nessun rogo, non ci penso neanche, Baffo fa sorridere, questo è certo, con le sue performance…
    Diverso invece è stato il discorso con le poesie di Antonella Zagaroli, come seppur brevemente ho avuto modo di dire.

  17. Giorgio L. è passato da Giorgio B. a De Palchi. Dico di me perché Giorgio L. mi chiese di autorizzarlo a ripubblicare le tre poesie che avevo inviato per confrontare il tema pseudo erotico di Giorgio B.––e non avendo risposto subito con un no, ora ritrovo qui le mie tre che non mi aspettavo di rivedere così in fretta sotto un diverso aspetto.
    Giorgio L. doveva attendere la mia risposta, sapeva che non sono un entusiasta a mostrare del mio lavoro sul blog. Motivo: ogni qualvolta ne presentò a mia insaputa e senza il mio assenso, mi trovai a disagio, indiscusso, nessuno ne parla male bene o con indifferenza. Lo so, il mio lavoro non è poesia melodica, è originale dentro e fuori, è anche ostica e non facile all’orecchio interiore di chi è abituato alla versificazione melliflua, alla empia astrazione senza originale coloratura di vitalità. Tutto e tutti si assomigliano.
    Fin qui mi sono discusso per cancellarmi dalle gare che si fanno con chi partecipa al blog. Un qualsiasi autore, donna o uomo, messo In vetrina, dopo un paio di commenti sparisce, perché in ciascun esacerbato autore vi è intrinseca la vanità di gareggiare, di farsi valutare. Giorgio L. in buna fede avrà creduto di fare opera di bene, non è così per me. Comunque lo ringrazio come ringrazio tutti i partecipanti. Ci sentiremo quando non ci saranno miei testi in palio
    Cordiali saluti.

  18. Chiedo scusa ad Alfredo De Palchi per l’equivoco. Sulla poesia erotica di De Palchi ci sarebbero delle cose da dire; mi rifaccio a quanto scrive Roberto Ciccarelli in una recensione al libro di Agamben “L’uso dei corpi” edito da Neri Pozza nella quale sintetizza la posizione del filosofo italiano:

    «1.la vita è prodotta vivendo.
    2.Esistendo insieme, noi ci formiamo a una vita
    3.Produrre una forma significa dare una forma a questa vita.
    4.La modalità in cui una vita prende forma è l’espressione singolare di un modo universale, comune ad ogni forma del vivente

    Queste sono le caratteristiche di un’“ontologia modale”. Con una definizione meno tecnica, si può dire che il suo pensiero risponda alla “scena etica del pensiero contemporaneo”, così la chiamava Deleuze. Il problema di questo pensiero è immediatamente politico. Con questa “etica” Agamben vuole dire che non abbiamo bisogno di principi morali, ortopedie sociali, patria e origini. Insomma di tutte le chincaglierie con le quali il discorso pubblico si adorna per presentarsi in società e solfeggiare lo spartito del vittimismo, del dover essere, del “dobbiamo crescere” e correggere il legno storto dell’umanità.

    La trasformazione del modo in cui viviamo, oggi, è un problema etico, e non morale. E’ un problema estetico, perché molto dipende anche dallo stile con il quale un autore sigla la sua opera. E poi è un problema politico, già noto al filosofo arabo Averroè: come congiungere, letteralmente copulare, il singolo individuo con l’intelletto generale.

    L’apolide è il più politico di tutti

    Tale congiunzione avviene nella vita contemplativa del filosofo. Secondo Aristotele questa contemplazione induce il filosofo ad essere un apolide nella sua comunità, a sciogliere il suo vincolo di appartenenza. L’apolidia era inquietante per i Greci. E non lo è meno oggi. Per questo il pensiero viene bandito dalla polis, ma l’apolide non smette mai di fare politica. Una politica alla quale il filosofo fa costantemente appello sin dal 1990, quando pubblicò un libro tanto smilzo quanto folgorante: La comunità che viene.

    Questo “bando”, figura centrale nell’Homo Sacer, conosce una versione positiva ne L’uso del corpo. E’ il bando che colpisce il filosofo, ma anche lo schiavo più volte evocato in questo libro. Entrambi hanno la possibilità di costruire una vita insieme “super-politica e apolitica”, cioè una vita politica fuori dai confini della polis, in una polis diversa da quella esistente. La figura più potente che incarna questa vocazione del filosofo è Diogene il Cinico. Ne parlò Michel Foucault nelle sue lezioni sul Coraggio della verità (Feltrinelli). Il cinico, con il suo essere apolide, è il sedimento politico dell’attivista rivoluzionario del XIX secolo o del XX secolo. Più in generale, di tutti coloro che vogliono trasformare la città partendo da una condizione politica non collocabile nei suoi confini prestabiliti.

    L’apolide è soprattutto una figura centrale nel pensiero politico contemporaneo dove conosce infinite incarnazioni: la donna, il sans papiers, il precario, i soggetti Lgbtqi, il “precario”. Tutti oggetto del “bando” sovrano, tutti soggetti fuori dalla normalità che la norma impone senza tuttavia mai riuscire a prendere le misure del mondo. Più che una politica dei margini, Agamben invita a ripensare la politica come forma dell’apolidia di massa nella traumatica sconnessione tra la cittadinanza e il suo territorio, e dei diritti dal suo soggetto.

    La sua filosofia è senz’altro quella che è riuscita a interpretare al meglio questa condizione: da un lato, c’è la massima distanza tra il bios e la zoé, tra la vita nuda e quella civilizzata; dall’altro, c’è la terribile concentrazione in una sovranità fantasmatica che ha potere di vita o di morte su intere popolazioni. Insieme questi opposti formano il soggetto del potere, dominato e dominante».

    Ora, mentre il don Giovanni o il don Chisciotte di Giorgio Baffo passa le sue giornate alla ricerca della copula (tete, mona,culo) con la naturalità di chi sovrappone il “Bios” alla “Zoé” considerandole equivalenti (di qui la forza rivoluzionaria a mio avviso della sua poesia), la poesia erotica di Alfredo De Palchi mostra quanto questa sovrapposizione tra “bios” e “zoé” sia, nel mondo moderno, divenuta impossibile. Nella poesia erotica moderna risulta problematico sovrapporre un nome alla cosa, nominare le cose, c’è, ben visibile, il limite dell’indicibile; il poeta moderno viene colpito dal lapsus, dal potere della rimozione, dallo spostamento, dalla trasmigrazione del nome ad un altro nome, dall’oblio della “cosa”. La poesia erotica sprofonda così nell’indicibile, in quella zona della riappropriazione del corpo (la “cosa”) che sfugge di continuo, che si rivela essere una utopia. Nella poesia di De Palchi c’è, è innegabile, una forte carica utopica nella misura in cui le tensioni (desideranti) interne tra le parole (poste di sghembo) generano attrito. Accade che la poesia erotica moderna perda la sua Forma, o che sia costretta ad accedervi per vie impervie e secondarie, per vie non nominabili, non identificabili. Non si dà più un accesso facile e scontato alla poesia erotica…
    In fin dei conti anche l’homo eroticus moderno è un “apolide” nel senso datogli da Agamben, è un esiliato dalla polis, un diverso, un precario, uno su cui non si può fare affidamento, è un illegale, tollerato sì ma fintantoche rimane nella rassicurante chiusura della propria vita privata.

  19. antonio sagredo

    ma come la mettiamo con l’erotismo eretico o col suo contrario?

  20. Giorgio, non dovevi scusarti. Purtroppo, essendo difficile con me stesso,
    esagero i dintorni. . . Dico che non ho mai partecipato, e non partecipo
    ai premi di poesia (me ne dettero un paio così per grazia e sorpresa)––quindi, per principio, non voglio trovarmi a gareggiare qui.
    Se vorrai un giorno avanti dedicarmi dello spazio con mie poesie erotiche, ti invierò una silloge da cui scegliere. L’idea mia è di far notare,
    sperando che si voglia notarla, che la poesia veramente erotica i’ha scritta
    solo de palchi in Italia. C’è immaginazione basata sulla realtà senza volgarità. Non sono pensierini, divagazioni vaghe o astratte, piagnistei di cornuti, sottigliezze delicate e inutili di tanti e tante. Queste sì scandalizzano per la loro cecità corporea e spirituale. Peggio del Baffo. Ne ho lette anche sul blog.

  21. Al gentilissimo Alfredo de Palchi

    ” la poesia veramente erotica i’ha scritta
    solo de palchi in Italia”

    Veramente Gabriele D’Annunzio ne ha scritte alcune (molte?) veramente erotiche e nel contempo fini, come lo si può essere in questo ambito.
    Ne ho postata una qualche giorno fa per mostrare a chi cade nella volgarità una poesia erotica davvero molto elegante.
    Ne ha composte molte Rustico di Filippo nell’epoca di Dante Alighieri (anche lui, però…), ma purtroppo sono un po’ volgarucce. Ne ha scritte molte una Signora di cui taccio il nome per cortesia, non certo io che ne rifuggo.

    Giorgina Busca Gernetti

    • Poiché ho letto ora l’appunto del Signor de Palchi circa la presunte eleganza della poesia erotica dannunziana, ripeto che c’è differenza tra la volgarità che rasenta la pornografia e lo “sfumato”, il decente, quindi l’elegante.
      Ma è una questione di sensibilità.
      Giorgina Busca Gernetti

  22. Gentile Signora Giorgina, mi scuso, non ho precisato. Mi riferivo soltanto
    alla poesia erotica dagli anni 1950 alla contemporanea. Non sono così matto da confrontarmi anche con quella del passato.
    D’accordo sulla poesia erotica dannunziana, elegante, ma pure gelida di maschilismo. Certo, “è questione di sensibilità”.

  23. In effetti, Alfredo ha ragione, in parte, ad essere imbronciato. La sua poesia è rimasta inascoltata, presi tutti da un ego/eros debordante. E’ sfuggita, almeno a me, in prima battuta, la bellissima metafora dell’acqua nella prima poesia: ” l’Adige è il tuo corpo sinuosamente asciutto”. Metafora che continua anche nel secondo testo, che come una carpa nel fondale trova una luce nel sesso dell’amata.
    Bellissimo pure il simbolismo del rituale di Cristo, portato all’estremo.
    E sì, Maestro.

  24. caro Antonio Sagredo,
    l’erotismo è per sua essenza, trasgressione delle ordinate regole borghesi e del suo erotismo patinato da Playboy. Non è cosa così comune come ci hanno insegnato i surrealisti. Consiglio di leggere un profondo libro “Sull’amore” di Ortega y Gasset.
    Per quanto riguarda l’erotismo in poesia è chiaro che non si può scrivere di erotismo credendo ingenuamente che con qualche sostantivo icastico o con qualche facile battuta da telemarket si posa fare poesia sull’erotismo, e né si può fare poesia erotica seguendo i dettami di poetiche allotrie: la poesia erotica non si sottomette ad un linguaggio allotrio. Se scrivere poesia è difficile, scrivere poesia erotica è difficile al quadrato. E quella di Alfredo De Palchi mi sembra che corrisponda al genere di poesia erotica.

  25. Gentile Giuseppe, ti riveli anche generosa persona che comprende
    il problema depalchiano. Non cerco complimenti, che apprezzo, ma comprensione verso l’artista che sono, piaccia o non piaccia la mia
    storia poetica. Sono serio, non musone, e con spirito vivace. Sono
    sicuro, già da qualche tempo, che se t’incontrassi in pochi minuti ti
    sarei amico, talvolta hai un linguaggio naturalmente sardonico
    che mi fa sorridere. Specialmente quando leggo le comunicazioni tra te e Valerio Gaio. Grazie e grazie a te, a Giorgio, e a ciascun autore.

  26. Alfredo, io non ho nulla da perdere e poco da guadagnare. Se volessi arricchirmi mi darei alle scommesse clandestine. Sono generoso di natura e riconosco i maestri.
    Valerio è un giovane, io, invece, sono vecchio. Ma deve ancora capire che tra un feto e un peto c’è una fricativa e una labiale, che fanno la differenza.

    • Valerio Gaio Pedini

      ah ah ah ah. Era ironia. sicuramente non ho atteggimaenti offensivi. almeno non con te.Precisavo i problemi intestinali di cui soffrono i lamantini, anche se presumo che abbia io quel problema più di altri. XD

  27. marcello mariani

    Ortega Y Gasset l’ho sempre consigliato io agli altri: avevo 20 anni!
    Panetta, sei vecchio? ma non so dove lo sei e allora ben ti sta! Valerio è un Gaio giovane, già vecchio d’esperienze, e caro Panetta non vedrai mai la sua ultima … esperienza! Alfredo non ha bisogno di adulazioni. Poi non è difficile affatto scrivere poesia erotica, e i quadrati non c’entrano nulla, se mai si tratta di circonferenze e rotondità per questo la pornografia non è volgare! E quando mai: l’ho praticata per anni, ma non vi dico come, quando, perché… Cristo è volgare e De Sade un santo, ma non nel senso cristiano, ma religioso.
    Basta con le liti: torniamo all’erotismo che già fatica di per se ad essere erotico!

    • Sono vecchio nel sentire sempre le solite solfe. Sono gli zolfanelli a farmi sentire vecchio. Io uso un accendino, ne tengo uno pure sul comodino, lo uso a modino e se Valerino è già vecchino io sono un cecchino e sparo agli angeli mariani con pallettoni a salve, salve regina, madre misericordiosa, lontano da adulazioni, provocazioni, rompicoglioni, preferendo colazioni a Monteriggioni, caffè e brioche

      • Ivan Pozzoni

        […] caffé e brioche, sognando donne ispirate a rotowash, che a niente aspirano, che tutto ammirano di chi stira / ammira e non se la tira, amore amaro e amaro è Lucano nella Pharsalia, racconta amori della battaglia, la soldataglia di Cesare e Pompeo (ritorno a rotowash con un cameo), sullo scacchiere egeo, mettendo in guardia, chi, bloggista corifeo, muova d’astuzia, su una scacchiera, forca caudina, mutando il Gaio, in una Pedina.

        • Valerio Gaio Pedini

          Scacco matto (anche se di natura al gioco sono un perdente)…vado a pedinare la regina,per poi mettermi in posizione fetale, petando in santa pace-amen!

    • Valerio Gaio Pedini

      ti vedo ispirato,scrivi! O recita. Poi non riesco a capire perchè sia accaudto questo pandemonio-e questo continuo ripetere il mio nome. Comunque, come sempre, grazie. Un po’ di pornografia non guasta. Mi ricordo alcune poesie di Uccelli-che per uno strano scherzo del destino-contenevano la parola pornografia. Sono Gaio, particolarmente gaio et mi diverto- mi rocrdo quando leggendo Palazzeschi (la celebberrima poesia del poeta si diverte-pazzamente smisuratamente-non lo state a insolentire- lasciatelo divertire-poveretto- queste piccole corbelleri- sono il suo diletto), feci subito una vignetta, scrivendo “lasciatemi divertire!”, che custodisco sul mio comodino, come fosse un modus vivendi. D’altronde il famigerato Comico dei Watchmen lo insegna bene: la vera commedia è il dramma umano- e sovvertendo la storia marxiana e non marxista, dico che siamo nati con il riso e finiremo con il riso (che sia cinico, beh, è un altro discorso!). Quando a 9 anni feci i miei primi corti comici, con un pubblico misero di 10 bambini mi sentivo farsamente già un eroe, sapendo semplicmente di farlo perché io fisiologicamente sono ridicolo (e lo disse anche Alfredo). E più sono serio, più sono ridicolo. Difatti quando gli altri bambini mi schernivano a scuola o mi piacchiavano ed io di rimando gli strappavo i pelucchi in testa che avevano o li afferravo per la collottola- lo raccontavo poi a casa e tutti ridevano-si dice che ho un flemma francese che fa ridere o fa sbadigliare o fa eccitare! Poco importa l’importante è che rida, sbadigli e mi ecciti io, ascoltandomi XD

    • “Cristo è volgare” (Marcello Mariani).

      Ma come fa a sentenziare con questa frase blasfema?
      Anche se per caso non crede in Dio, il rispetto per la religione, qualsiasi religione è doveroso.

      Giorgina Busca Gernetti

  28. Instant poetry, o ready made. Faccia Lei

    • Marisa Papa Ruggiero

      D’Annunzio – De Palchi: a parte la distanza temporale, sono, credo, due realtà linguistiche talmente agli antipodi! L’eleganza decadente del primo, cerebrale, ricercata, quel suo eros estenuato … come un fiore malato, da sembrare quasi in disfacimento, a volte, sebbene non privo di una sua ineguagliabile, dolorosa bellezza … Non così De Palchi! In De Palchi non avrebbe senso una questione di eleganza, di stile, di purezza formale, ma di reale e profondo coinvolgimento, fisico e mentale! Qui si entra in un territorio vergine, in una specie di foresta di felci, di ginepri secolari di cui non è possibile immaginare l’estensione, dove ti puoi ritrovare, perderti e ancora ritrovarti… Fino a ieri conoscevo pochissimo De Palchi e me ne rammarico. Ero presa dall’argomento in generale messo su in discussione dal blog, e su quello mi sono limitata a intervenire. Avevo letto, non dirò i nomi, qualche autrice / autore in tempi non recenti che hanno fatto della scrittura cosiddetta “erotica” una sorta di manifesto insurrezionale privato, stridente, a volte arrogante e perfino melenso. Ma a guardar bene, sbiadito, scontato. Guardinga e abbastanza annoiata, trascuravo di proposito la lettura di testi dichiaratamente “erotici”, L’eros ce lo voglio trovare incorporato nell’impasto, per forza propria, senza forzature, come l’ingrediente specialissimo che dà sapore e carattere al tutto. Devo dire, comunque che ho sempre avvertito la mancanza di una voce autentica, originale, in questo campo, che non fosse solo di “pancia”, o solo di testa. Mi sono messa a cercare stanotte in tutti i siti che potevo la poesia di De Palchi, mi ci sono immersa: nella poesia di De Palchi natura e bellezza sono “ l’impasto” stesso, il suo eros è un lievito sempre attivo, non soggetto “a scadenza”, non si corrompe, non stride, una vera forza della natura. Che fa grande la donna, e l’uomo stesso! La verità che vi è dentro, la troviamo nella sua scrittura, appunto, che ne è l’emanazione tangibile, concreta, terribile e … sensibilissima. Lo senti dentro che c’è verità, ma di una qualità stregata e contagiosa!
      Quando c’è questa grandezza, questa forza empatica, nella quale ti riconosci, che senti non costruita, non messa in posa, puoi metterci davvero tutto ciò che la potenza dei sensi ti suggerisce!
      Ringrazio Giorgio che ce lo ha proposto e grazie ad Alfredo De Palchi per la sua poesia augurandomi che voglia darci ancora il privilegio di farcela leggere.

  29. Vorrei fare un distinguo: fare poesia erotica è cosa ben diversa dal fare una poesia d’amore, sono cose ben diverse e sarebbe bene non confondere questi due generi. Tanti equivoci sorti anche in questi commenti forse derivano da questa confusione tra i due generi. E infine, la poesia erotica è cosa ben diversa dalla pornografia.

    • Condivido pienamente le due distinzioni tra questi generi poetici.
      In particolare vorrei insistere sulla differenza tra poesia erotica e pornografia, benché non sia difficile per chi non ha il senso del limite, in questo caso molto sottile, cadere dalla prima alla seconda.
      Ho già accennato a questo in uno dei miei rari commenti sul tema. Gli altri commenti sono “lagnanze” sull’uso scorretto del mio nome e cognome. Vedendomi nominata, ho letto e ho scritto.
      Giorgina BG

    • Marisa Papa Ruggiero

      Caro Giorgio, non ho mai confuso i generi: poesia d’amore e poesia erotica, e non mi sogno lontanamente di assimilare quest’ultima alla pornografia. Ho proprio risposto in merito alla poesia erotica in tutt’e due le occasioni, cercando di delinearne il senso dal mio punto di vista con l’intento, spero si sia inteso, di attribuire la massima valorizzazione proprio alla poesia erotica!

  30. marcello mariani

    No! Non è doveroso. Elias Canetti: ” Le guerre sono il fallimento d tutte le religioni”. Dia, Signora, uno sguardo alla Storia. Dia uno sguardo ai papi del secolo passato, e a quest’ultimo. E Sisto V nelle sue memorie : ” Con questa favola del Cristo, ci va amcora bene!”.. Blasfemia? Non credo.Cosa fa (ha fatto sempre!) la Chiesa per difendere la propria sopravvivenza: uccide! Cosa fanno (fecero) gli islamisti di ieri e di oggi: uccidono! E gli
    ebrei, cosa crede,?,anche loro hanno compiuti stermini!

  31. antonella zagaroli

    Dopo qualche giorno ho riletto gli scritti poetici e non, personali e critici e mi sono resa conto che spesso si è volato verso altro, spiegazioni, situazioni personali e discussioni critiche e filosofiche.
    Eros e Thanatos, Eros e Psyche, Eros si è giustamente trasformato in Mercurio, il dio del viaggio, della comunicazione che produce conoscenza.
    E allora calma! Non giudichiamoci e non giudichiamo accogliamo il viaggio fra noi prodotto da Eros il dio. Senza altri interventi di propria poesia avremmo lasciato Baffo al suo settecento sorridendo e tornando al nostro particulare, Leggiamoci senza porci al centro lasciamoci andare ad una sorta di brainstorming che l’eros poetico ha permesso. Sì soprattutto questo è avvenuto, si è spalancata la porta all’andata e al ritorno autentica fra noi. Una notazione ancora sull’avvenuto viaggio prodotto da tutti questi commenti, nel troppo particulare molte donne volontariamente si sono tenute in disparte.

  32. “tornando al nostro particulare” (…) “nel troppo particulare molte donne volontariamente si sono tenute in disparte.” (A. Zagaroli)

    Non è riduttivo affermare ciò che ho trascritto sopra?
    il “particulare” è noto a tutti. Io sono una donna e mi sono abbastanza tenuta in disparte, tranne qualche commento sporadico e altri brevi scritti su argomenti diversi dall’erotismo, non perché donna e per chiudermi nel mio “particulare”, ma perché questo genere di poesia non mi piace.
    Inoltre non sono esibizionista e non ardo dal desiderio di mettermi in mostra con ciò che ha suscitato una miriade di commenti, a proposito e a sproposito. Se non mi piace, perché avrei dovuto scrivere anch’io ?

    Giorgina Busca Gernetti

  33. antonella zagaroli

    Cara Giorgina il mio era un apprezzamento quindi tutt’altro che riduttivo.
    Forse mi sono spiegata non bene.

  34. Pare non ci sia più fiato per commentare. È giusto, i commentatori accaniti sono sempre i soliti quattro che si mettono davanti per farsi notare dalle
    oltre 600 visite giornaliere. E quasi mai stanno sulla discussione proposta.

    Invio il mio commento diretto a Marisa Papa Ruggiero che ha postato la sua ottima intelligenza sulla mia poesia, e a Giorgio L.
    Ambedue riferiscono che poesia erotica non è poesia d’amore. È soprattutto così, divisione chiara, ma succede, sia pure di rado,
    che certa poesia erotica sia anche d’amore e altro. Qui mi riporto alla
    personale mia composizione di una trentina di poesie delle quali tre appaiono qui sopra. Se si leggono con attenzione, si sente amore passione
    religione spiritualità ed erotismo con immagini contenenti i cinque “sensi”
    sopra indicati. In questa completa silloge c’è la donna smagliante bella sensibilissima sinuosa amata quarantenne (33 anni meno di me) che mi offre la gamma complessa dei cinque “sensi” personali. E credo di aver dato loro un insieme di profonda poesia erotica-amorosa. Non dilungo la
    storia per lasciare che parli la poesia col proprio mistero.

    • Marisa Papa Ruggiero

      Alfredo De Palchi: … “lasciare che parli la poesia col proprio mistero”.
      È vero, niente di più “posticcio” che intervenire sull’erotismo in poesia, che è appunto, mistero. E su questo termine penso che potremmo finalmente fermarci, cosa chiedere di più?
      …………………………………………….
      “ … succede, sia pure di rado, che certa poesia sia anche d’amore e altro” , precisa sempre Alfredo. Fa piacere che sia un uomo a dirlo, a pensarla in questo modo: una poesia che assommi “… amore passione religione spiritualità ed erotismo” : la gamma insomma smagliante e complessa dei cinque sensi. E allora sì che è la poesia che parla, che si solleva di forza propria sulla pagina, che ci coinvolge!
      EROTISMO A MILLE , direi!
      Dov’è più, in questo caso, la linea di separazione con la poesia “d’amore”? la differenza, semmai, sta nell’invertire di posto i termini: non sempre la poesia d’amore riesce ad essere squisitamente erotica!

  35. Nelle tre poesie di Alfredo De Palchi è evidente che siamo in presenza di poesie desideranti, uno “psicoerotismo”, un erotismo psichico, endogeno, interno, intrapsichico. Il desiderio è veicolato da un verbo, ma il verbo è azione, azione che mira a raggiungere un corpo, il corpo del desiderio; il corpo femminile rimanda archetipicamente al corpo del sacrificio cruento, al sangue, alla carne, e al rito. L’atto erotico è arcaico almeno quanto il rito, è un atto di impossessamento, di “chiusura” del rito e, dunque, del corpo. Questo elemento è esplicito nella parte centrale della terza delle poesie pubblicate:

    “prendete, mangiate, questo è il mio corpo”
    e porgendo il vino
    “bevete, questo è il mio sangue”.
    Mi spezzo, come il pane della cena,
    e dissanguo, come offerta di vino––simbolo del sangue
    prezioso; sono il carnivoro
    il cannibale che lingueggiando divora il suo corpo
    e beve il sangue della ferita

    che rimanda al rito cristiano dell’ultima cena, dell’incorporazione, dell’eucarestia, il quale a sua volta ripete e richiama innumerevoli riti pagani dell’appropriazione di una parte del corpo altrui (che risale fino alla cannibalizzazione del corpo offerto nel rito in tempi arcaici). Questo è un elemento fondante della poesia erotica depalchiana, lo si ritrova quasi in ogni suo verso (in stato latente o implicito); questo perché nella concezione depalchiana della poesia erotica quest’ultima deve essere desiderante, ma l’oggetto del desiderio, una volta raggiunto, sfugge, si ritira nell’ombra della psiche, dove rinasce e si rigenera dalle sue ceneri come un’araba fenice.

    Questo meccanismo psichico arcaico trova il suo corrispettivo nella costruzione linguistica del verso depalchiano, con quella sua caratteristica abbondanza di ottativi e di desiderativi e con la reiterazione e la proliferazione dei possessivi (pronomi e aggettivi), con la designazione ripetuta delle parti (disiecta membra) del corpo desiderato e inseguito.

    Si può affermare che la poesia erotica depalchiana vive grazie a questo complesso meccanismo psichico, che costituisce il suo motore immobile. È la proiezione di questo meccanismo psichico arcaico.

    • “che rimanda al rito cristiano dell’ultima cena, dell’incorporazione, dell’eucarestia, il quale a sua volta ripete e richiama innumerevoli riti pagani dell’appropriazione di una parte del corpo altrui (che risale fino alla cannibalizzazione del corpo offerto nel rito in tempi arcaici). ” Giorgio L.

      Tra la vera cannibalizzazione e il rito dell’Ultima Cena c’è una differenza abissale poiché quest’ultima è un atto mistico, benché, forse, quella sera Gesù avesse realmente spezzato il pane e bevuto un sorso di vino, pronunciando le celebri parole che il sacerdote ripete davanti all’altare quando compie lo stessi rito dell’Eucarestia.
      I nemici dei Cristiani li calunniavano fraintendendo quell’atto mistico e descrivendolo come cannibalismo oppure come “infarinare e mangiare bambini”. Purtroppo anche Tacito riferì “sine ira et studio” questa calunnia che, insieme ad altre cause, provocò le persecuzioni dei Cristiani.

      Giorgina Busca Gernetti

      • c’è sempre qualcuno che mangia bambini nella storia, cristiani, forse gli anche gli ebrei credo siano stati calunniati in questo modo giusto per non fargli mancare nulla, poi i comunisti… la questione secondo me in poesia è più semplice di quanto sembri, legioni di poeti senza ossigeno continuano a fare man bassa della mitologia classica e poi anche di quella cristiana, ma il 99,99%, tu carissima Prof. sei una delle poche eccezioni che confermano ahimè la regola, probabilmente non sa nemmeno di chi o cosa sta parlando, finti eruditi, analfabeti di ritorno

      • Valerio Gaio Pedini

        Giordano Bruno sfatò l’arcano mistero del pane e del vino-che fu più una trasposizione a posteriori-ovvero un fatto mai esistito. Uno dei motivi per cui venne Bruciato, un alchimista Cristiano. Da lì potremmo slanciarci verso l’esoterismo. Altra cosa, non pensiamo che i Cristiani appena presero piede nopn distrussero templi, non ammazzarono gente o non bruciarono biblioteche :). Poiché lo fecero. Uno ammazza l’altro- non credo esista qualcuno realmente giustificabile- o meglio antropologicamente la reazione è giustificabile- ma umanamente è sempre e solo ridicola. alla fine se vedessimo il percorso storico a dettaglio, colla presunzione che ognuno voleva creare un futuro migliore e poi usciamo di casa adesso e vediamo una Terra erosa, beh forse tutti gli uomini hanno preso un granchio. Amare l’esistenza umana non significa amare la sua intelligenza, ma la sua ignoranza. Poiché ogni atto intellettuale è ignoranza-e a noi seduce questo.

  36. Marisa Giorgio Signora Gernetti e Almerighi grazie per aver commentato, ciascuno con il proprio interessante punto di vista. Purtroppo, la Signora Gernetti, ha sollevato un discorso a sproposito, neanche impercettibilmente
    implicito nel miei tre testi. Anche se non menzionati, e non mi menziona, lmi ritengo impegnato a dichiarare che la mia spiritualità è la foemina tellus,
    non la religione cristiana perché non sono religioso e non sono un credente in dio. Ciò non vuol dire ch’io sia nemico di Gesù. e dei cristiani. Infatti, amo Gesù meglio dei patetici ipocriti cristiani: è il mio simbolo del giovane rivoluzionario torturato capro espiatorio, che mi ricorda la cristianità dei cristiani torturatori dell’adolescente me stesso. Si interpreti i “riti” secondo
    la mia interpretazione, e missione di amato, dei cinque “sensi” dell’amata.
    Difficile da qualificare.

    • Valerio Gaio Pedini

      Questo commento è il più interessante. La misura più sacra è il profano, o meglio il contrasto che si alterna in essi. Nella poetica di alfredo noto un po’ questo, poiché da panteista ravvedo un po’ tali principi, pur a volte facendo una poesia simil-religiosa (ma meglio dire spirituale, che è più calzante nel termine della poesia).Ogni autore che si rispetti poi vive una vita da reduce-alcuni reali, altri solo reduci di sé- ma alla fine vi è un processo di disgregazione, distruzione, per poi ricongiursi alla matrice e dare origine ad un’arché.

    • Egregio Sig. de Palchi (o De Palchi),

      allora lo fa apposta a tralasciare il mio primo cognome! Non continuo nemmeno a leggere il suo scritto, certamente interessante, perché di fronte alla mancanza di rispetto o ai dispetti infantili io “passo e chiudo”. Ringrazio invece Antonella Zagaroli che, quando ha parlato di me, ha scritto i miei due cognomi. dimostrando lo stesso rispetto che io provo verso di lei, quando vado a controllare il suo nome nel dubbio che non sia “Antonella”.
      Giorgina Busca Gernetti

      • E’ deludente vedere persone colte, che dovrebbero essere sagge data l’età, cadere in atteggiamenti futili e degni del motto “avere la coda di paglia”. Se uno non è menzionato in un commento diretto chiaramente ad un’altra persona, con nome e iniziale del cognome, che polemizza a fare? Solo per lanciarmi strali, che tuttavia cadono nel vuoto, tanto sono deboli e soprattutto senza senso, fuori tema e simili.
        Allo stesso modo è deludente vedere giovani così “morti” nell’animo da scrivere spavaldamente per ridicolizzare il prossimo (me) con discorsi un poco (un po’ molto) irrispettosi della lingua italiana e del buon senso che a vent’anni si dovrebbe già avere. Andare a cercare i commenti della persona ormai odiata e scrivere sotto frasi offensive è un atteggiamento puerile da bimbetti presuntuosi!
        Che mondo!
        Giorgina Busca Gernetti

  37. Gentile Signora Giorgina Busca Gernetti, chiedo perdono, non scherzo,
    per aver tralasciato il suo primo cognome, non per dispetto, come tralascio il primo cognome dal mio doppio cognome (usato soltanto nei documenti).
    Non invito lei e nessunaltra persona a leggere i miei commenti; già, mi trovo lontano anni luce.

    • Gentile Alfredo de Palchi,
      accetto con grazia le sue sincere scuse. Per me portare tutti e due i miei cognomi è una questione affettiva privata che non spiego qui perché c’è qualcuno che disprezza il rispetto dei Caduti in guerra.
      I miei ossequi
      Giorgina Busca Gernetti

  38. Valerio Gaio Pedini

    lei è maestra nel travisare le parole mie. Chi avrebbe attaccato i caduti in guerra? ho attaccato una uqestione meramente troppo tecnica che quasi rende inumano un umano. Comunque che si dica quel che si vuol dire, il padre di mio zio fu prigioniero di guerra, mica ne faccio una ragione di stato e vado a mitragliare le persone che dicono solo che bisogna rispettare l’uomo in sé e non le aggiunte,poiché sono aggiunte. Ribadisco ancora, che nessuno ha testualmente combattutto per me, combatteva perché la situazione lo esigeva, non perché i nipoti lo esigevano (poiché nessuno può dire che le macerie sono una bella eredità poichè sono macerie, con tutto l’affetto che si possa avere). Quelli che hanno fatto il ’68, non si aspettavano che il futuro sarebbe stato così, quindi non posso dire abbiano combattuto per me, era una loro idea, non la mia, né unìidea universale. O meglio per loro combattevano per i figli e per i nipoti, ma antropoligacamente tutti i ifigli e tutti i nipoti diranno sempre che hanno combattuto per loro, ed i figli e i nipoti inizieranno un’altra guerra e cobatteranno per il futuro ed il futuro ancora dirà che non gliel’aveva mica chiesto. Ed è antropologicamente ovvio. E non è nemmeno una volontà di andare contro ai padri, non hanno colpe: o meglio ce l’hanno, ma chiamiamoli incidenti di percorso, cose passate fuori controllo. E’ come se io dicessi che scrivo per i figli che verranno e lotto per loro (sì, è vero), ma nessuno mi assicura che quello che ho fatto sarà gradevole per loro.Quindi se diranno che ho fatto male, avranno anche ragione. Poiché noi tutti mettiamo in dubbio le generazioni passate, quelle future ed anche quelle presenti. E siamo vivi per questo. Per mettere in dubbio. Detto questo, io rispetto i caduti. non rispetto il dopo. Poiché odio il mio presente. Che mica l’ho potuto scelgiere
    Come loro non scelsero quello che era il loro presente, scelsero di distruggerlo e di farne uno nuovo. Il mio è un discorso epocale. Del tutto in linea con il pensiero antropologico. nemmeno egoistico o astioso.

  39. . . . lontano anni luce dalla Signora Giorgina Busca Gernetti.
    Di lei so solo quel poco che di sé stessa scrive nei commenti che da medi e mesi stupiscono per intelligenza minore dando a tutti e tutte nel blog delle lezioni, prediche. Non so chi sia, non mi viene la curiosità di sapere niente da Google della sua carriera. Vagamente me ne rendo conto dai commenti di comportamento che fa a tutti e tutte. E nei recenti giorni a me,
    vecchio che non ha raggiunto la saggezza che la Signora crede sia propria alla vecchiaia. È una fandonia registrata dal perbenismo della buona onesta monacale (sbaglio ma non cancello perché avrei da shioccare la Signora) pretenziosa dell’apparenza. Che parli allo specchio, e smetta di fare la maestra piena di cattiveria. Che dia una opinione, che critichi in buona fede l’opera di un autore, normale che sia così; ma perché l’opera le va di traverso, la rigetta, la disgusta perché non di addice ai suoi gusti, senza mezzi diplomatici la butto giù dal pulpito. Questo blog non è per la Signora sensibile, suggerisco che ne cerchi uno adatto alla sua vita opaca, dove partecipanti si scambiano l’uguale perbenismo. Tutti e tutte sul pulpito a predicarsi. È illusione, beninteso; a chi manca vita anela di conoscere le varie detestabili peccaminose esperienze artistiche che trova in questo blog. Ecco una mia predica alla Signora permalosa che si ritiene che può predicare ma non ricevere lrzionr. Che si convinca, allora, di proseguire a praticare Chopin (lo amo moltissimo anch’io) e tralasciare Beethoven che fa tremare i piedi a chi è al piano, ascoltare Verdi e smettere di pretendere di apprezzare Wagner. Non esiste tale suono nel sistema corporale della Signora. In fine, come altri e altre, partecipi al blog, dove anch’io sono come sono, severo e onesto con me stesso e verso chi mi rivolgo. Posseggo una coda naturale, non la code di paglia. Per chi mi conosce in persona sono un vangelo aperto, ma anche ciò è troppo per la Signora.

  40. Prego vivamente Giorgio Linguaglossa di leggere con attenzione questa serie di insulti che il Sig. Alfredo de Palchi ha stilato contro di me, con il mio nome e i due cognomi, e di prendere le dovute misure, come ha fatto per altri frequentatori di questo blog, in cui lei tempo fa mi ha invitata ripetutamente.
    Il Signor de Palchi prima mi chiede perdono per il mancato uso dei due cognomi. Dopo la mia cortese risposta, che lei può leggere agevolmente perché è di oggi, 29/11(2014,, ecco l’improvviso scatenarsi dell’ira immotivata. Che ne sa il signore di me, di Chopin e di Wagner? E’ per caso irato perché io, eccezionalmente, ho messo “like” alle poesie erotiche di Marco Onofrio e le ho commentate con pieno convincimento?
    Ho stampato su carta e salvato nel PC questo commento offensivo e, se non otterrò un risarcimento morale per le offese, agirò come lei sa, ma davvero, non solo come minaccia.
    Con stima
    Giorgina Busca Gernetti

    • Valerio Gaio Pedini

      ma la smetta con le sue minacce e venga in questo mondo. Non c’è nulla di offensivo. commenti simili li fece anche a me, forse con più simpatia, ma con tutte le sue ragioni. Lei ogni volta che le dicono qualcosa chiede aiuto a Giorgio, che poveraccio, oramai ne ha anche pieni i coglioni di sorbirsi litigate inesistenti altrui. Poi ieri faccio due commenti non pensando minimamente a lei, e subito dice a Giorgio che l’ho provocata. Ma mi faccia il piacere. Io nel mio narcisismo dichiarato sono meno narcisista ed esibiozionista. Se alfredo le ha detto qualcosa, ha tutte le sue ragioni per averlo fatto. Per quanto possa sembrare burbero e cattivo è generoso: non sopporta determinati comportamenti. Ma credo che qui non li sopporti alcuno. Risponda, non si nansconda in minacce inutili. Ed oggi, come una qualsivoglia infante, parlando ad alfredo, continua col suo sermone “per il fatto che ho commentato la questione dei soldati”. Che comportamento ridicolo . Si dica di Antonio quel che si dica, ma almeno è un persona umile, come lo sono tutti qui-senza schermarsi di fronte ad un commento. Chiedo scusa la Canciani, dato che mi rivolsi male a lei ,non alla Busca Gernetti. Alfredo, mi chiami Piedini, Pedrini, Pempini e Saverio, rodolfo od altro, non mi offenderò. Detto fatto, forse nel nostro essere esagerati, noi lo siamo di meno di altri che corrono ai ripari e non rispondo agli altri come si deve fare. I miei saluti a De Palchi.

  41. Esprimo la mia solidarietà alla signora Busca Gernetti, e noto con disappunto che troppo spesso i commenti prendono una deriva personalistica, oziosa e assolutamente inappropriata al livello qualitativo generale dei post pubblicati. Questo blog è nato con finalità diverse: non voleva, non vuole e non vorrebbe mai diventare un’aiuola feroce dove “scannarsi” per sfogare le frustrazioni e le reciproche antipatie (tra individui che, peraltro, neppure si conoscono di persona) brandendo gli egocentrismi e usando in modo pretestuoso i contenuti proposti al libero – purché civile – dibattito delle idee. Prego Giorgio Linguaglossa di richiamare gli utenti a un maggior rispetto delle norme di buona educazione; le quali, in teoria, dovrebbero essere connaturali alla fruizione della cultura di cui si discute e con cui ci si confronta. Non siamo tifosi allo stadio o al bar sport. Grazie. (Marco Onofrio)

    • Ringrazio di cuore Marco Onofrio per la sua solidarietà.
      La stessa acuta intelligenza e la sensibilità dimostrate come critico e come poeta si palesano in queste sue parole che mi sollevano molto dal disgusto provato non solo oggi. Di nuovo grazie
      Giorgina (Busca Gernetti).

  42. Signora, permalosa quale è non accetta critiche ma ne vuole fare predicando. Agisca come vuole. È lei che da mesi offende ogni partecipante coinvolto con lei, le sue prediche offendono, ma lei non se ne accorge. Scrive a Giorgio Linguaglossa di prendere le “dovute misure” con me. Che misure si aspetta, eliminarmi dal blog? Io stesso propongo di eliminarmi con lei stessa alla porta di uscita..

    E lei, per caso, è paranoica? che c’entra il suo commento positivo sulla poesia di Marco Onofrio. Anzi, mi fa piacere, come mi fa piacere che lei
    non accetti la mia. Grazie.
    Questa è l’ultima mia nota diretta a lei. Ma lei seguiti pure a scagliare
    quello che vuole. . .

    • “E lei, per caso, è paranoica? ” (Alfredo de Palchi)
      .
      Commette il reato di ingiuria (art. 594 c.p.) chi offende l’onore o il decoro di una persona presente, ed è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a € 516,46.
      .
      Commette invece il reato di diffamazione (art. 595 c.p.) chi offende l’altrui reputazione in assenza della persona offesa. In questo caso la pena è della reclusione fino ad un anno e della multa fino a € 1032,91.
      .
      Giorgina Busca Gernetti

  43. FINALMENTE SONO STATI DAVVERO RIPRISTINATI QUESTI COMMENTI. A ME INTERESSANO IL POST DI MARCO ONOFRIO E LA MIA RISPOSTA.
    QUESTO MIO SCRITTO ANNULLA TUTTI QUELLI PRECEDENTI IN CUI MI RAMMARICAVO PER LA LORO MANCANZA.
    Giorgina Busca Gernetti

  44. Ai lettori del blog
    È successa una cosa che davvero non mi so spiegare, la piattaforma wordpress che gestisce in automatico i commenti, ha saltato dalla visibilità alcuni commenti. Grazie alla segnalazione di Giorgina Busca Gernetti ho provveduto a ripristinare i commenti “saltati”.
    Davvero non so spiegarmi quanto accaduto ma credo che la mia buona fede possa essere accettata quale scusante, Del resto tengo a precisare che NESSUNO degli Amministratori del blog: il sottoscritto, Marco Onofrio e Valentino Campo ha mai cancellato dei commenti.
    saluti a tutti.

    Giorgio Linguaglossa

  45. Si noti la furberia della Signora innominabile, che non fa altro che gridare aiuto e lamentarsi della sua personalità offesa. Riproduce due miei commenti, per far notare il linguaggio diretto e non diplomatico, come lei crede di usare quando lancia il suo perbenismo, naturalmente naturale a lei soltanto, dall’apparente pulpito. E adesso non fa altro che lanciare leggi. Ma, furbacchiona, non riproduce neanche in piccole lettere il suo commento del 28 ottobre 2014 alle 18:52 (beninteso senza il mio nome e cognome, e notato un po’ in ritardo rispetto ad altri seguenti) che è quello che mi ha finalmente schiacciato le scatole. E ho risposto come dovevo rispondere.
    Il commento dell’innominabile comincia “È DELUDENTE VEDERE. . .”.
    Insomma, l’innominabile può dire e offendere e voler rimanere intoccabile.

    Inoltre, persino le sue moine per chi la sopporta, sono offensive.

    • Gentile Giorgio Linguaglossa,
      si è per caso offesa per le mie presunte moine di cui scrive l’Ineffabile?
      Da notare, espressa in un italiano vacillante (“naturalmente naturale”), l’accusa che io “grido aiuto”, che “lancio leggi” (piuttosto cito articoli del C.P.- Codice Penale) , che sono “furbacchiona” e infine che le sue “scatole” si sono schiacciate per causa mia (che finezza d’eloquio!).
      Io faccio le moine solo al mio gatto e al boxer di mia figlia che le gradiscono molto!
      Giorgina Busca Gernetti

  46. Ambra Simeone

    sono 4 giorni (lo ammetto) che non leggevo il blog, mi sono ritrovata con difficoltà a cercare i commenti sulle poesie e sugli articoli nuovi, sepolti sotto i mille commenti della Signora Giorgina Busca Gernetti! non so voi ma a me questo blog mi sembra diventato una chat erotica-lacrimosa o un grande fratello versione wordpress! 😉

  47. La “chat erotica-lacrimosa o un grande fratello versione wordpress” non mi riguardano perché io rifuggo e dalla prima e dal secondo.
    Bisogna guardare altrove per trovare chi ha innestato la miccia di questa profluvie insopportabile di commenti-insulti.
    Grazie per non aver mutilato il mio nome e cognome. Tuttavia basterebbe anche il solo nome, “ad libitum”.
    Giorgina BG

  48. Valerio, apprezzo la tua schiettezza, ma non ti scrivo ruffianerie. Non sarei capace.
    Non pubblicizzo il mio male e quasi mai mi lamento a casa o altrove. Giorgio lo sa perché gli dissi che vivrò ancora a lungo. Ogni anno capitavo in Italia per uno–due mesi; purtroppo mi sono dovuto fermare nel 2012. Non parlo a vanvera, nel 2015 credo di farcela a vdere la mia bellissima
    Italia, malgrado corruzione e peggio. Quando sarò sicuro sulla data farò
    sapere su questo blog il mio arrivo. Che questurini e carabinieri vengano pure a salutare il vecchio leone ancora con i suoi propri denti e unghie. Ciao.

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