Archivi del giorno: 14 ottobre 2014

POESIE SCELTE di Ivano Ferrari da “Macello” (2004) a cura di Flavio Almerighi

Medusa Caravaggio

Medusa Caravaggio

 Trent’anni fa ho lavorato con un ragazzo reduce da un’esperienza presso un mattatoio, dove si occupava dell’uccisione del bestiame assieme a un collega. Ha retto pochi mesi, poi ha cercato un altro lavoro, ha preferito il precariato. Macello è un poemetto scaturito dall’esperienza dell’autore, Ivano Ferrari, impiegato per qualche tempo al macello comunale di Mantova. E’ un diario di bordo sull’ambiente e sul posto di lavoro composto tra il 1976 e il 1978, edito da Einaudi nel 2004. Poesia disincantata, imbevuta di realismo, ma non semplice calco della realtà, risposta e metodo di adattamento verso una concretezza scabra e un lavoro duro. Se un carnefice non è particolarmente sadico prima o poi crolla. Di suo, Ferrari aggiunge poesia autentica, trasparente come strumento e scatenante come effetto, impercettibile nel dire e inesorabile a cose dette: poesia che non tralascia tuttavia momenti particolarmente lirici, questi emergono con forza in alcuni dei versi proposti. Poesia che anticipa di decenni la mucca pazza e tante altre deviazioni tipiche del nostro tempo di individualismo senza più individuo. E’ lo stesso Ivano Ferrari ad affermare del resto che:

Escher Maurits Cornelis Drago

Escher Maurits Cornelis Drago

“La poesia ha un’urgenza che non è la tua. Non esce un capolavoro ogni volta che si scrive. Se è una poesia che vale non ha tempo. Quindi secondo me bisogna conciliare l’urgenza della poesia che è latente e spesso dilatata nel tempo con la propria, che imporrebbe di pubblicare all’istante. La distanza spesso paga. Non mi sento invece di dare giudizi sul lavoro degli altri, anche perché la storia della letteratura ci ha lasciato esempi eclatanti di grandi autori che hanno avuto un’esperienza opposta alla mia, penso a Svevo, a Rimbaud. E’ comunque vero che la tribù degli andanti a capo cresce a vista d’occhio. Il rischio è quello di logorare in maniera irreversibile la parola. Il poeta deve essere ostile con il mondo e deve verificare se all’interno della sua poesia è avvenuto il riscatto della parola. Certo la scolarizzazione di massa non ha aiutato questo riscatto.”

(Flavio Almerighi)

Nota

Gli animali, confinati nelle stalle dei macelli, possono solo attendere il loro turno mentre vedono portare via gli altri e sentono la loro sofferenza, i vitelli possono vedere come gli operai sparano agli altri che stanno in fila prima di loro e che cadono per terra davanti ai loro occhi. Terrorizzati, quando la sbarra si alza cercano tutti inutilmente di scappare tornando indietro. Nella trappola di stordimento gli animali scivolano e cadono, e sentono l’odore del sangue degli animali che vengono dissanguati. Dopo lo sparo del proiettile nella loro testa, alcuni animali restano ancora coscienti e provano ad alzarsi disperatamente. I veterinari raccontarono che in varie occasioni alcuni vitelli erano riusciti ad alzarsi e avevano cercato di fuggire correndo verso l’interno del recinto.

Ivano-Ferrari

Ivano-Ferrari

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Ivano Ferrari È nato a Mantova nel 1948 ed ha lavorato nel mattatoio cittadino e per il Palazzo Te. Ha esordito nell’antologia Nuovi poeti italiani 4 (Einaudi 1995). Sempre con Einaudi ha poi pubblicato le raccolte La franca sostanza del degrado (1999), Macello (2004) e La morte moglie (2013). Un altro suo libro di poesie, Rosso epistassi, è stato pubblicato da Effigie nel 2008; con Einaudi ha pubblicato il poemetto Macello all’interno dell’antologia Nuovi poeti italiani.

Ivano Ferrari Macello
Lo stanzino in fondo allo spogliatoio
è detto delle seghe
affisse a tre pareti foto di donne
dalla vagina glabra
nell’altra il manifesto di una vacca
che svela con differenti colori
i suoi tagli prelibati.

*

La mia pelle ripulita e triste
il cuore glabro
il colorito bluastro
bene, io sono quello
che stabilisce la commestibilità
dei vostri miasmatici cibi.
*
Dove nasconderà le lacrime?
Se la domanda pende sul cranio
sfondato di un puledro
sfumo affannando versi
subendo animali e cose.
*
La carne morta rivive
nella sua grande miseria
col vento che riporta gli odori
ad un ordine sparso.
La carne morta è ricamata
da quelle sinuose presenze
che gli altri chiamano larve.
*
È fuggito un toro nero
erra sul cavalcavia
impaurendo il traffico,
lo rincorriamo
impugnando coltelli
bastoni elettrici e birre
corre si ferma torna
arrivano i carabinieri coi mitra,
ora è steso su un velo d’erba
e sussurra qualcosa alle mosche.

Ivano Ferrari

Ivano Ferrari

Quando hanno tolto la luce
la morte si è ricomposta
per apparire subito dopo
più nitida, più vergine.
*
Un lungo, insopportabile ritardo.
poi il rumore dei camion
le urla degli autisti
le ultime preghiere delle bestie.
Ricomincia la vita appaiono le forche
le pistole, le falze, i coltelli.
*
Nella stanza d’attesa
un vitellone chiazzato
e una tornita manzarda
avranno ancora la notte
per annusarsi promesse
da domani eterne.
*
Dalla vasca d’acqua bollente
emerge un enorme maiale
bianco come uno spettro
che oscilla impudico fino a quando
dal finestrone il sole
accende quintali di luce.
*
A qualche centinaio di metri
passata la forma fresca del prato
e dopo case dagli occhi spenti
si trova il cimitero degli umani
dove c’è carne che non sfama.
*
È venerdì santo ma senza
la primaverile viandanza,
già prodiga di resurrezioni
il sangue ancora ghiaccia
riempiendo i fiati di bagliori
e le bestie sono troppo pesanti
per scendere dalla croce.
*
Qualcuno si chiede se io ami
se durante il giorno cerco
o risolvo, se almeno vedo.
Quando guardano le mie labbra
o le mie mani
e più maliziosamente giù, fra le cosce
sento sul corpo le domande
che mi attraversano
come una forca farebbe con la paglia.
Se faccio sanguinare il vento
se trasformo le foglie fredde
in involtini di carne,
se i cavalli bianchi del mio rinascimento
sono esposti sul bancone di una macelleria
non rinuncia alla mia umanità come voi del resto.
*
Tutti in fila | nudi | appena sporchi di letame | attendono la perfezione | balbettando proteste | il più intraprendente sodomizza il compagno davanti | l’urlo che si alza è solo un anticipo | la rivoltella a pressione frena lo scandalo
*
Per i problemi dell’anima
la sala stoccaggio:
coi quarti e le mezzene senza sangue
i cartellini del sesso
l’etichetta di destinazione
la delazione cosciente della bilancia.
Ci si confessa pestando reni di scarto
schegge d’ossa e strati di grasso.
Più liberi, dopo, divoriamo
fettine di carne cruda (dei quarti più belli)
appena un po’ di sale
e tanta devozione.

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