TRE POESIE di Valerio Magrelli da “Il sangue amaro” (Einaudi, 2014) con due Commenti di Alfredo De Palchi e Giorgio Linguaglossa su “L’Ombra delle Parole”

alfredo de Palchi_1

Alfredo de Palchi

Scrive Alfredo De Palchi nel Commento del 7 ottobre 2014:

Sembra si sia esaurita la critica sul problema della raccolta “Il sangue amaro” e della persona civile di Valerio Magrelli. La mia opinione sui commenti degli interlocutori mi fa dire che l’insieme è riuscito un disastro,
i rari commenti seri di due tre interlocutori non salvano la vitriolica atmosfera del blog. D’accordo, si è liberi di parlare pacatamente, gridare, insultare, averi dissensi, etc. etc., ma non in maniera incivile anche tra interlocutori, io incluso. Dopo aver approfittato della mia libertà, mi trovo veramente commosso davanti a un ragazzo ventenne, Valerio Gaio Pedini. Alla sua età e alla mia età si esagera tutto, sia nel bene che nel male, ma coloro che si trovano nello spazio tra Valerio Gaio e ADP dovrebbero insegnare che ci sono migliori posizioni per giudicare il bene o il male di un’opera e della personalità dell’autore. A ventanni e a ottantanni si è mentalmente ragazzi, si giudica bianco o nero, le vie di mezzo le crediamo borghesi, e indubbiamente lo sono, però più accettabili. . . Purtroppo, Valerio Gaio, è così, e i tipi delle nostre età vengono definiti esaltati.
Lei ha espresso la sua opinione contraria di esaltato su “Il sangue amaro” di Valerio Magrelli, io ho espresso la mia favorevole di esaltato. Tuttavia le assicuro che le nostre opposte posizioni di giudizio non sono meno oneste delle posizioni di mezzo espresse meglio e professionalmente. Per me, chiudo soddisfatto di aver elogiato l’opera di Magrelli. Lei, Valerio Gaio, pensi e scriva quello che vuole, ma quando avrà completa fiducia in sé stesso sarà migliore e sicuro. Importantissimo. Ci sentiremo altrove.
Saluti a tutte e a tutti.

(Alfredo De Palchi)

 

giorgio linguaglossa la noia

Alfredo de Palchi

Risposta di Giorgio Linguaglossa, Commento del 7 ottobre 2014:

Caro Alfredo De Palchi,
Rendo omaggio al grande poeta Alfredo De Palchi, alla tua nota generosità e prendo atto della tua tesi in favore della poesia di Magrelli, ma non posso non dissentire dalle tue argomentazioni. Per quanto riguarda «la vetriolica atmosfera del blog» nei riguardi della poesia di Valerio Magrelli, questo convalida il fatto che ormai il blog è rimasto l’unico avamposto del pensiero libero in Italia. Il blog è libero, chiunque può inserire i propri commenti (purché non offensivi) con piena libertà di esporre le proprie tesi nel modo ritenuto più idoneo. Non c’è nessun controllo, né preventivo né successivo, e questo credo è un fatto che tutti possono verificare. Al contrario, scorrendo nei vari blog le recensioni al libro di Magrelli, ho notato un coro unanime di lodi sperticate come se fossimo davanti al capolavoro della poesia della Terza Repubblica. Purtroppo la verità è un’altra: è un libro della vecchia republica, certo è scritto da un professionista della scrittura, uno scrittore che sa scrivere. Però va anche detto che si tratta di una scrittura facile. Innanzitutto potremmo togliere tutti gli a-capo delle sue poesie e ne verrebbero fuori dei testi forse addirittura migliori. Cosa voglio dire? Voglio dire semplicemente che è una scrittura in prosa con degli a-capo. Dirò di più: non è poesia ma finta-poesia; è prosa travestita da poesia. Ormai ho un occhio e un orecchio troppo smaliziato per non accorgermi di questi trucchi. Ma dirò di più, la poesia di “Il sangue amaro” pesca nella superficie dei luoghi comuni che tutti frequentiamo: il padre che ha avuto una vita difficile, il figlio, il seno rifatto di Nicole Minetti, la fobia per il “sesso”, “le gocce” prese per profilassi etc. Troppo facile direi. Si può fare questo tipo di poesia all’infinito, è una procedura serializzata che serializza i luoghi comuni alla maniera che tutti li possano condividere.
Dal punto di vista sociologico ritengo che la poesia di Magrelli sia lo specchio fedele dell’Italia di oggi, con le sue miserie, le sue meschinità, i suoi egoismi, i suoi piccoli e vanitosi narcisismi, gli esibizionismi dell’io esposti in bacheca, etc. Specchio e nulla di più. Per di più espresso con un linguaggio in prosa arricchito di calembours e qua e là con giochi di parole. Non mi sembra il caso di gridare al capolavoro, anzi, mi sembra un lavoro stanco, noioso, ripetitivo.
La poesia di Magrelli è lo specchio e, al tempo stesso, un tassello, della mediocrità generalizzata del nostro Paese, delle mancate riforme non fatte negli ultimi 30 anni. In questi ultimi 30 anni il Paese è andato indietro in tutti i campi, non si è investito nella ricerca, non si è investito sulla scuola, le università sono dei Palazzi d’inverno dove regna il rigore del grigio. La politica è rimasta ferma a difendere gli interessi della classe politica. Così il Paese è rimasto fermo durante 30 inverni. L’omologia e il conformismo culturale che hanno invaso il nostro Paese li ritroviamo tali e quali nella poesia de “Il sangue amaro”, senza alcuna distinzione, direi che questo è il fatto grave che emerge dalla lettura di questo libro. La poesia di Magrelli è appena un tassello della medietà generalizzata del sistema Paese e della sua incapacità a rinnovarsi e di ritrovarsi. Ecco altre due poesie del libro:

Le nozze chimiche

Queste che prendo gocce
con tanta religiosa compunzione
sono i miei testimoni
per le nozze col mondo.
Soltanto grazie a loro posso stringere
un patto d’amore col mondo,
perché solo con loro reggo l’urto
della sua illimitata ostilità.
Elmo fatato: mio padre non lo aveva
e morì, prima ancora di morire,
incredulo, indifeso ed indignato,
sotto i colpi del mondo.

Sul circuito sanguigno

È come nel sistema circolatorio:
il sangue è sempre lo stesso,
ma prima va, poi viene.

Noi lo chiamiamo odio, ma è solo sofferenza,
la vena che riporta
il dono delle arterie alla partenza.

 Da notare il patetico dell’ultima strofa della prima poesia, dove si accenna alla morte del “padre” perché non aveva “l’elmo fatato” che avrebbe potuto proteggerlo. Ma, caro Magrelli, gli elmi fatati esistono solo nelle fiabe! (anche mio padre è morto “sotto i colpi del mondo” dopo una vita di duro lavoro; anche altri mille migliaia di padri di altre persone sono morte “sotto i duri colpi del mondo! perché non avevano “l’elmo fatato”). Mi fermo qui. Non posso fare a meno però di sottolineare l’intreccio di patetismo e di buonismo di questo finale che vorrebbe astutamente intenerire il lettore per adescarlo nel dramma tutto intimo familistico dell’autore, ma in realtà posticcio. Beh, direi troppo facile, no?, troppo corrivo e scontato:

Elmo fatato: mio padre non lo aveva
e morì, prima ancora di morire,
incredulo, indifeso ed indignato,
sotto i colpi del mondo.

Ma arriviamo al “capolavoro” del libro, la poesia sulla figura di Nicole Minetti:

L’igienista mentale:
divertimento alla maniera di Orlan

La Minetti platonica avanza sulla scena
composto di carbonio, rossetto, silicone.
Ne guardo il passo attonito, la sua foia, la lena,
io sublunare, arreso alla dominazione

di un astro irresistibile, centro di gravità
che mi attira, me vittima, come vittima arresa
alla straziante presa della cattività,
perché il tuo passo oscilla come l’ascia che pesa

fra le mani del boia prima della caduta,
ed io vorrei morirti, creatura artificiale,
tra le zanne, gli artigli, la tua pelle-valuta,
irreale invenzione di chirurgia, ideale

sogno di forma pura, angelico complesso
di sesso sesso sesso sesso sesso.

Cari amici lettori: una serie di luoghi comuni elencati ad effetto, uno dopo l’altro, senza tema di apparire, quanto meno fuori luogo o sopra le righe, una ironia scontata applicata ad un personaggio dei media fin troppo facile da colpire e, infine, il finale sessuofobico nei confronti della bellezza (se pur corretta dal bisturi) femminile. Anche qui, un finale facile per accalappiare il consenso del lettore sessuofobico e conformista. Mi sembra davvero troppo (mi correggo, troppo poco) per incoronare Magrelli come il più grande poeta degli ultimi trent’anni.

(Giorgio Linguaglossa)

Valerio Magrelli

Valerio Magrelli

Valerio Magrelli è nato a Roma, dove vive, nel 1957. È professore ordinario di letteratura francese all’Università di Cassino. Tra i suoi lavori critici Profilo del Dada (Lucarini 1990; Laterza 2006), La casa del pensiero. Introduzione a Joseph Joubert (Pacini 1995, 2006), Vedersi vedersi. Modelli e circuiti visivi nell’opera di Paul Valéry (Einaudi 2002; l’Harmattan 2005) e Nero sonetto solubile. Dieci autori riscrivono una poesia di Baudelaire (Laterza 2010). Collabora a «la Repubblica». Il suo primo libro di poesia, Ora serrata retinæ, esce da Feltrinelli nel 1980 (ed è raccolto, insieme ai successivi Nature e venature dell’87 ed Esercizi di tiptologia del ’92, in Poesie (1980-1992) e altre poesie, Einaudi 1996); gli ultimi – Didascalie per la lettura di un giornale del ’99, del 2006 e Il sangue amaro del 2014 – sono usciti da Einaudi. Nel 2002 l’Accademia Nazionale dei Lincei gli ha attribuito il Premio Feltrinelli per la poesia italiana. Al suo attivo anche quattro libri di prose: Nel condominio di carne (Einaudi Stile Libero 2003), La vicevita. Treni e viaggi in treno («Contromano» Laterza 2009), Addio al calcio. Novanta racconti da un minuto (Einaudi 2010) e Geologia di un padre (Einaudi 2013; Premio «Stephen Dedalus», Premio Bagutta, Premio SuperMondello, finalista al Premio Campiello). Tra gli altri libri, Che cos’è la poesia? (Sossella 2005, libro e cd; Giunti 2014), Sopralluoghi (Fazi 2006, libro e dvd), Il violino di Frankenstein. Scritti per e sulla musica («fuoriformato» Le Lettere 2010, prefazione di Guido Barbieri, postfazione di Gabriele Pedullà), il pamphlet politico in forma teatrale Il Sessantotto realizzato da Mediaset. Un Dialogo agli Inferi (Einaudi 2011) e il saggio Magica e velenosa. Roma nel racconto degli scrittori stranieri (Laterza 2012).

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28 commenti

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28 risposte a “TRE POESIE di Valerio Magrelli da “Il sangue amaro” (Einaudi, 2014) con due Commenti di Alfredo De Palchi e Giorgio Linguaglossa su “L’Ombra delle Parole”

  1. antonella zagaroli

    Buongiorno ad Alfredo a Giorgio e a tutti i partecipanti al blog.
    Non voglio fare l’equilibrista fra Alfredo e Giorgio ma ritengo che la poesia di Magrelli, specialmente negli ultimi tempi, è sorretta da un pensiero molto forte e razionale, altro che non pensiero. La sua poesia è la rappresentazione massima del modo di scrivere di oggi in Italia, soprattutto narrativa messa in versi senza alcuna ricerca di scrittura ma è anche innovativo, non so se volutamente per ironia o per denuncia (anche se non credo), perché comprende frasi alla facebook. Ogni “verso” è una citazione del personale sentire quotidiano come si può leggere nei milioni di persone che usano facebook, frasi “poetiche” anche come fotografie della banalità. Per questo Magrelli, che ha un’ottima penna, è il maggiore rappresentante delle modalità di mostrare la propria sensibilità, narcisistica rappresentazione della propria maschera.E’ apprezzato per questo. Ma è tanto diverso dalle maschere poetiche arzigogolate e senza alcuna profondità che scrivono a tema non lasciando che la scrittura poetica prenda forma come scrive Sereni ” da un mugolio, un atto linguistico inespresso, un parlare muto di cui tutti siamo più o meno consapevoli e che sta tra il pensiero oscuro e il pensiero quotidiano……Di solito un’immagine si associa a qualche parola dispersa, non necessariamente a un verso compiuto” ( lettera a G. Dorfles citata da Dorfles nel 1986)?

  2. “Elmo fatato: mio padre non lo aveva
    e morì, prima ancora di morire,
    incredulo, indifeso ed indignato,
    sotto i colpi del mondo.”

    Io prendo posizione a favore di Giorgio Linguaglossa, pur con tutto il mio rispetto per Alfredo de Palchi, non per piaggeria ma per intimo convincimento sulle critiche da lui mosse alla poesia magrelliana.
    In un precedente commento il 7 ottobre mi ero soffermata su un’altra composizione, oggi mi esprimo sui versi trascritti all’inizio.
    Non amo scrivere in internet dei miei affetti privati e solo ieri ho accennato a mia figlia, tralasciando persino mio marito. E’ una questione di riservatezza.
    Però oggi devo proprio scriverlo.
    Mio Padre morì in una battaglia aerea (era Capitano d’Artiglieria, nell’ultimo anno di vita anche osservatore pilota dell’Aeronautica). Aveva solo trent’anni.
    Io non ero ancora nata perché …”ero in viaggio”, come si diceva un tempo.
    Nella mia vita ho pensato e mi sono chiesta tante volte: “Perché?”
    Mi sono passate per la mente tante ipotesi, ma non mi è mai, ripeto, mai, nemmeno quando ero bambina, venuta l’idea dell’ “elmo fatato” non messo sul capo da mio Padre in quel maledetto giorno, il 17 agosto!

    E sarebbe pensiero che nutre la poesia questo dell’elmo fatato che salva dalla morte?

    Giorgina Busca Gernetti

    • Ambra Simeone

      vorrei sottoporvi una tesi a favore della poesia di Magrelli: penso (poi potrei anche sbagliarmi) che Magrelli essendo un attento cultore della poesia francese, come realmente è, abbia in mente alcune affermazioni di Baudelaire quando scrive i suoi testi.

      secondo uno scritto di Baudrillard a proposito della visione d’arte per Baudelaire (anche in poesia): “siamo nella giungla degli oggetti-feticcio, e l’oggetto-feticcio si sa non ha alcun valore in sé, o meglio ha un tale valore che non può essere scambiato. unica soluzione (per Baudelaire) radicale e moderna: potenziare ciò che c’è di nuovo, di inatteso, di geniale nella merce, cioè a dire l’indifferenza formale all’utilità e al valore, la preminenza data alla circolazione senza riserve. è per questo che nella logica fantasmagorica-ironica di Baudelaire l’opera d’arte si congiunge in modo assoluto alla moda, alla pubblicità alla “fantasmagoria del codice” […] poiché essendo sparite le cause tutti gli effetti sono possibili e virtualmente equivalenti. possono anche essere nulli, lo sappiamo, ma tocca all’opera d’arte feticizzare questa nullità, questa sparizione, e trarne effetti straordinari”

      ecco io penso che la poesia di Magrelli scaturisca da una sua interpretazione di questa affermazione votata a un’intenzione anti-estetica!

  3. Mi chiedo con perplessità che cosa direbbero Baudrillard e soprattutto il grande Baudelaire di fronte a questi versi magrelliani:

    “Mi lavo i denti in bagno.
    Ho un bagno.
    Ho i denti. (…)”.

    Giorgina Busca Gernetti

  4. Ambra Simeone

    cara Giorgina esattamente quello che hanno detto nel brano che ho citato sopra!

    • Cara Ambra,
      non lo possiamo sapere né tu né io, tranne il caso di una domanda diretta ai due interessati. Su Baudelaire, però, potrei anche non aver dubbi, pur non essendo io capace di far parlare i defunti. Secondo me rimarrebbe allibito per il fraintendimento delle sue teorie.
      GBG

      • Ambra Simeone

        cara Giorgina ovviamente, io mi riferivo a quanto trascritto sopra perché nella mia chiusa c’era scritto che la scelta di Magrelli “potrebbe essere dovuta ad un’interpretazione per l’appunto della visione di Baudelaire” visto che ne è un grande studioso come per tutta la letteratura francese. Ciò non toglie che Magrelli stesso potrebbe affermare il contrario, ma come dicevo potrei anche sbagliarmi, facevo solo notare questa vicinanza di intenti!

  5. Ancora la polpetta Magrelli?
    M’arrendo agli opposti coltelli.

  6. Penso che un merito lo scrivente ce l’abbia: quello di aver posto un problema serio alla attenzione di tutti: cioè che la poesia di Magrelli riflette la piaga della crisi italiana, la ferita inferta dal pensiero debole che ha invaso gli uffici stampa degli editori italiani e i loro scrittori; voglio alludere a quella “scrittura neutra” che adotta le frasi di facebook e di twitter, gli scambi veloci di battute tra sms e li ingloba nel linguaggio letterario. Operazione più che legittima che anche altri poeti e romanzieri fanno, anche con buoni risultati, in tutta Europa e anche in America, ma che in Magrelli, a causa della assenza di un pensiero critico che facesse da filtro, ha dato risultati molto discutibili.

    Solo che c’è un piccolo problema: che se, come Magrelli, non hai una poetica (intendo una organizzazione di procedure e di tecniche poetiche con le quali organizzare il materiale verbale), quelle parole che hai preso in prestito dalla realtà mediatica, si trasformano in ideologemi di quell’ideologia del mondo mediatico che tutto trasforma in falsa eguaglianza, in falsa democrazia, in «parole-feticcio», come dice la Simeone, e in feticcio delle parole.

    La poesia di Magrelli diventa così il trionfo dell’ideologia del feticcio, del metti tutto dentro il sacco che tutto è buono, tutto è feticcio, tutto è referenziato dal feticcio; il trionfo di quella superficie che è ben altra cosa dalla leggerezza di Calvino, il trionfo di quella superficie referenziata dal feticcio della scrittura letteraria divenuta (secondo Magrelli) anch’essa feticcio. Così, la poesia diventa “scrittura neutra” pronta ad imballare ogni cosa, ogni oggetto, ogni affetto, ogni progetto nell’impermeabile dell’«io» che regna come un sovrano assoluto… Senza accorgersi che anche l’«io», in questo contesto di generalizzazione della parola-feticcio, diventa la propria contro figura, il feticcio dell’io.

  7. Ivan Pozzoni

    Io resto dell’idea che il minimalismo di Magrelli sia un iper-minimalismo critico (d’interessante spessore culturale). Io stesso mi muovo sulla strada di un iper-minimalismo critico – o ipercancro, come scrive Abate-, mitigato dall’ironisme derridaiana (assente in Magrelli). Penso che l’assenza di un marcato senso di ironisme condanni i versi di Magrelli al dubbio: mero, trito e ritrito, minimalismo (Giorgio Linguaglossa) o iper-minimalismo critico (Ivan Pozzoni)? Da non scartare la strada baudrillardiana, meno energica di un effettivo riferimento a Derrida, lanciata dalla Simeone, essendo Magrelli cultore di letteratura francese. Il minimalismo di Magrelli si configurerebbe, quindi, come un iper-minimalismo critico baudrillardiano, ispirato dall’estetica baudeleriana (meno incisivo di un iper-minimalismo critico derridaiano). Mero minimalismo o iper-minimalismo critico baudrillardiano? Non resta che chiedere direttamente a Magrelli. 🙂

  8. Giuseppe Panetta

    In attesa di una risposta di Magrelli, che dubito verrà, un passo di Baudrillard and the Millennium, acutamente messo in campo da Simeone: “With the advent of communications systems, cybernetics and late capital’s drive to mobilise itself through images and meanings rather than simple products, designated reality’ is now no longer even absent but generated by models and codes in a self-referential manner, as hyperreality: reality now is more real than real.”

    I testi di Magrelli sono come delle puntate di reality televisivi lacrimevoli, stucchevoli, finti, more real than real, from simulation to disappearance.

    Continuo a dire che è una operazione conscia e intelligentissima.

    • Ambra Simeone

      caro Giuseppe e cari tutti i commentatori del blog,

      dopo una chiacchierata fatta per mail con lo stesso Magrelli, mi ha confermato che la tesi che avevo esposto (e che Ivan aveva specificato) è giusta. Non voglio pubblicare per intero la sua risposta (almeno finché non me ne darà il permesso per una questione di privacy) ma in soldoni ha confermato quanto ho detto riguardo il suo “minimalismo” votato all’idea della “sparizione dell’arte tramite la feticizzazione dei tick moderni della società” (per questo intendo anche linguistici e comunicativi).

      La differenzia sostanziale risiede quindi nella ricerca di una risposta efficace alla morte dell’arte o meglio alla sua scomparsa sotto una valanga di segni, simboli e immagini ormai vuotati di significato. Le due modalità come faceva notare anche Ivan sono o tramite l’effetto burla e ironia dissacrante o tramite (come fa Magrelli) un minimalismo ipertrofico che registra impunemente il vuoto dell’arte moderna! Mi sembra che entrambe le interpretazioni possano ritrovarsi nelle parole di Baudelaire e di Baudrillard!

      • Congratulazioni, Ambra! Comunque io resto ferma nella mia opinione, non per cocciutaggine, ma perché tale è la mia impressione quando leggo i versi magrelliani che ho citati precedentemente.
        Giorgina BG

      • Giuseppe Panetta

        Complimenti ad Ambra, acuta, e al brillante Ivan (e complimenti anche a me, ironismo minoritario) per aver fatto chiarezza interpellando direttamente l’autore e per aver coniato (Ivan) un nuovo soggetto poetico, l’iper-minimalismo con cui si dovrà fare i conti in futuro.
        Ho sempre amato Baudrillard (Baudelaire poi non ne parliamo, più di Rimbaud) per cui, mentre si chiude, in modo autorevole la discussione su “Il Sangue Amaro” (anche il titolo è passato in secondo piano, ma è connettivo) consiglierei alla comunità poetante di leggere di Baudrillard “Il Delitto Perfetto”, Raffaello Cortina Editore 1996.
        Per chi l’avesse già letto ricordo quanto citato nel capitolo “Le Vestigia Segrete della Perfezione” a proposito di M Cassé, Vuoto e creazione:

        La prodezza necessaria per rompere la simmetria- per passare dalla perfezione all’imperfezione- è realizzata in fisica mediante una procedura di grande abilità.
        In primo luogo ci si astrae quindi dalle apparenze zoppicanti della realtà per renderla conforme al canone della bellezza classica, poi si rompono una a una le simmetrie della bellezza assoluta per rendere il modello somigliante all’apparenza sensibile.”

        Personalmente non ho nulla contro gli endecasillabi perfetti (frequentati anche quelli) ma contro la poesia che vive di se stessa, di accoliti che non hanno ancora capito che il mondo là fuori è, inesorabilmente, sparito.

        • Ambra Simeone

          caro Giuseppe,

          grazie dei consigli, infatti sto continuando nell’approfondire tutto Baudrillard e nel frattempo mi sto dedicando alla storia generale dell’estetica dai presocratici a Bloom!

  9. Pasquale Balestriere

    A me Magrelli sembra un brillante interprete ed esegeta di questa nostra società, tutto radicato e immerso in essa. Per forza di cose il suo prodotto artistico è circoscritto ad una quotidianità da cui è incapace di elevarsi. E invece un poeta dovrebbe essere, se non un rivoluzionario, almeno un ribelle, e comunicare chiaramente al lettore questa sua condizione. Un poeta non può essere acquiescente, come sembra Magrelli. In sostanza mi pare che si possa condividere l’opinione di Linguaglossa, anche se vorrei sottolineare la sapienza scrittoria del poeta romano: per esempio, ne “L’igienista mentale” i versi sono tutti perfetti martelliani (eccetto l’ultimo che è un endecasillabo), spesso sdruccioli nel primo settenario (il che mi riporta immediatamente – non solo per il ritmo ma anche per l’argomento- al “Rosa fresca, aulentissima” di Cielo d’Alcamo a cui il Nostro potrebbe aver alluso con intenti ironici o parodistici), e, sotto l’aspetto fonico e semantico, confortati da rime (anche interne), oltre che da assonanze, consonanze, allusioni e altre strategie retoriche. Anche quando alterna vari tipi di versi nella stessa composizione, lo fa rispettando ritmo e accenti interni.
    Per finire a Linguaglossa vorrei imputare, diciamo così, un peccatuccio di superbia, quando scrive:” il blog (cioè “L’ombra delle parole”, ndr) è rimasto l’unico avamposto del pensiero libero in Italia”. Premesso che io sono un semianalbabeta in materia, mi piacerebbe sapere come sia possibile conoscere e avere sottomano tutti i blog italiani per produrre affermazioni così perentorie.
    Pasquale Balestriere

  10. A tutti gli interlocutori del Blog,

    la redazione ha notato con rammarico come negli ultimi tempi si siano moltiplicati i commenti con contenuti offensivi o derisori indirizzati ad altri commentatori del blog.
    Ciò posto, poiché qui si tratta di poesia e di letteratura, invitiamo tutti i commentatori ad attenersi nei propri interventi ad un contegno di bon ton e di rispetto per le tesi degli altri interlocutori, ad evitare di postare proprie poesie nello spazio dei commenti quali commenti impliciti o espliciti ad altri commenti e a postare soltanto commenti argomentati con un lessico civile e rispettoso.
    I commenti che non si atterranno a criteri di civile ed educato confronto verranno immediatamente cestinati.

    Si ringrazia per l’attenzione.

    La Redazione

  11. Pasquale Balestriere

    Non vorrei che Linguaglossa, postando il suo avvertimento (ché di questo si tratta) immediatamente dopo il mio commento ed evitando di rispondere alla mia domanda, avesse inteso riferirsi al mio intervento, che peraltro non mi sembra né offensivo né derisorio. Se così fosse, se cioè avesse ritenuto irriguardoso qualche passaggio del mio intervento, beh, vorrebbe dire che abitiamo su due mondi del tutto diversi.
    Pasquale Balestriere

    • gentile Balestriere,
      il mio avviso non era affatto rivolto al suo intervento ma aveva un carattere generale e rivolto a quelle persone che si rivolgono ad altri con offese implicite o esplicite e con atteggiamenti derisori e fuori tema.

    • Giuseppe Panetta

      Gentile Balestrieri
      l’avvertimento di Giorgio, a nome della redazione, era rivolto principalmente a me che ho usato qualche espressione troppo colorita.

      Mi dispiace
      Sorry
      Lo siento
      Je suis désolé
      Mi dispiaci
      Lamento
      Es tut mir leid
      أنا آسف
      我抱歉
      Пожалуйста извините, я
      אני מצטער
      申し訳ございません。
      I am üzgünüz

  12. Ivan Pozzoni

    Confermo la tesi di Ambra Simeone, corretta al 100%. L’INTERPRETAZIONE AUTENTICA dell’autore stesso colloca i suoi versi in un iper-minimalismo critico baudrillardiano, con ascendenze baudelariane. Poi, che l’esito piaccia o dispiaccia, è un’altra storia: io stesso non mi avventurerei sul cammino baudrillardiano, che rischia di fare incorrere l'(inesistente) “lettore” nel dubbio che i versi magrelliani siano “vuoti” e non la registrazione apatica di un “vuoto” sociale. Meglio la strada di Derrida, rocambolesca, combattiva, dissacrante. Però riconosco dignità anche all’esito “moderato” dell’estetica baudrillardiana. Per me, il caso Magrelli è chiuso.

    • almerighi

      Speriamo davvero, le indagini sul delitto di Via Poma sono state meno lunghe, infruttuose e complesse.

    • caro Ivan Pozzoni,

      l’interpretazione autentica di cui tu parli è una categoria giuridica che si applica in campo giuridico quando sorgono problemi di interpretazione delle leggi, in questi casi è un dovere del legislatore (e quindi del Parlamento che sforna le norme) dare l’interpretazione autentica delle leggi emanate. Faccio presente che l'”interpretazione autentica” non fa parte delle categorie della critica letteraria. Nello spazio letterario è ovviamente garantito all’autore di poter esprimere il proprio pensiero sulle origini e sulle problematiche della propria opera letteraria, se Magrelli lo desidera il blog è aperto a tutti i contributi e quindi ospiterà il suo scritto come è costume del blog. Se non ritiene di dover intervenire, ne prendo atto. Allo stato, non conosco la “interpretazione autentica” dell’autore e, quindi, non posso che esprimere la mia epoché sulla questione.

      • Ivan Pozzoni

        Caro Giorgio Linguaglossa, la categoria giuridica dell’«interpretazione autentica», essendo parte integrante dell’ermeneutica testuale, limitando l’arbitrio dell’«interprete», non ritengo debba essere necessariamente esclusa dalla critica letteraria, come se la critica letteraria fosse un mondo a se stante, dominato da una sorta di arbitraria criticocrazia. Prima bisognerebbe dimostrare meta-esteticamente – argomentazione complessissima- l’autonomia ontologica del testo letterario dalla categoria generale del testo. Poi, dimostrata l’autonomia ontologica del testo letterario (?!) da ogni altro testo, bisognerebbe giustificare teoreticamente la tesi della non contaminazione tra metodi ermeneutici della categoria letteraria e metodi ermeneutici delle altre categorie non-letterarie (id est, l’interpretazione autentica, l’interpretazione nucleo/margine, et similia), respingendo a priori l’applicazione di metodi ermeneutici di categorie non-letterarie al testo letterario. Per il finale, scrivo: «Per ME, il caso Magrelli è chiuso». Chiunque altro desideri conoscere l’opinione di Magrelli sulla sua «poetica», lo contatti, chieda, come ha fatto Ambra Simeone, che segue Magrelli da sempre, e si faccia un’idea dell’interpretazione che Magrelli stesso attribuisce ai suoi testi, che, de gustibus, piacendo o meno, mantengono dignità di tentativo complesso di registrare baudrillardianamente la c.d. realtà sociale (altro concetto disperatissimo da affrontare, dopo L’Être et l’événément di Badiou). Con la liquefazione del lettore/visore e con la filierizzazione dell’opera d’arte il critico militante ha ancora ragione di esistere, se non come critico dell’intera filiera o di sezioni di essa («opera d’arte») e senza opportunità alcuna d’incidere su un «pubblico» (divenuto da lettore, visore, tele-visore, privato e de-privato)? La critica letteraria (categoria ontologica da dimostrare) ha senso di (r)e-sistere? Ha metodi differenti dall’analisi ermeneutica (concilio, appositamente, i due termini chiave della storiografia filosofica novecentesca) di un testo?

  13. Ivan Pozzoni

    Gentilissimi tutti, specifico: con la mia affermazione «Per ME, il caso Magrelli è chiuso», in italiano volevo semplicemente intendere che, a mia mera opinione, non indiscutibile, il caso Magrelli è chiuso, cioè, che IO non ho nessun altro stimolo a discutere sul caso Magrelli. Nessuno ha mai scritto che la discussione su Magrelli deve essere chiusa: mai mi permetterei! La discussione deve andare avanti, e ognuno di voi continuare ad esprimere la propria interpretazione su Magrelli (senza di me, che ho esaurito ogni curiosità sulla faccenda). Mi scuso del fraintendimento inavvertitamente causato dal mio italiano.

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