DIECI POESIE INEDITE di Pietro Civitareale “Ma già scendono le ombre” Commento di Giorgio Linguaglossa

Basilica di Santa Maria di Collemaggio

Basilica di Santa Maria di Collemaggio

 Pietro Civitareale è nato a Vittorito (AQ) nel 1934, ma dal 1960 risiede a Firenze. Poeta in lingua e in dialetto, ha pubblicato una quindicina di volumi di versi, tra cui ricordiamo almeno:Un modo di essere (1983), Solitudine delle parole (1995), Le miele de ju mmierne (1998), Ombre disegnate (2001), Mitografie e altro (2008), Cartografie di un visionario (2014). Come critico letterario, si è occupato dell’opera di Betocchi, Fortini, Clemente, Montale, Luzi, Pessoa, Lorca. Come narratore ha pubblicato alcuni volumi di racconti e due romanzi. Come traduttore, ha curato, tra l’altro, un’antologia delle poesie di Ferdinando Pessoa, L’enigma e le maschere (1993 e 1996). Studioso della poesia in dialetto, ha pubblicato la raccolta di scritti critici Poeti in romagnolo del secondo Novecento (2005), La dialettalità negata (2009), l’antologia Poeti in romagnolo del Novecento (2006), nonchè il volume critico-antologico Poeti delle altre lingue (2011). Ha curato inoltre l’antologia di poeti italiani contemporanei La narración del desengaño (Zaragoza – Madrid, 1984).

«Dizione dichiarativa, reminiscenza dell’anima come nella poesia di un poeta amato da Civitareale, Carlo Betocchi, con quelle aure ed ariette rimate ormai non più possibili; l’antica decalcomania del paesello ideale Tegoleto non è più recuperabile. In Pietro Civitareale è piovuta la narratività tardo novecentesca, impianto ottico e sguardo acustico; ma è rimasta la gentilezza dello sguardo che conduce lo spettatore al lettore, il monologo al colloquio. Poesia che aspira alla forma monologica per suo intimo, innato magnetismo quale logos dell’anamnesi, segnale rimosso di una civiltà tramontata. La quiete della reminiscenza fornisce la ragione fondante della poesia di Civitareale con la consapevolezza che nel Dopo il Moderno, un qualcosa di inenarrabile è avvenuto che non è più recuperabile: la Tradizione, se non con un triplo salto mortale. La poesia di Civitareale è un cammeo sigillato nel suo bronzeo cofanetto a triplice serratura, dentro il sarcofago che la cultura del Novecento ha predisposto per la poesia ad un tempo dichiarativa e dell’anamnesi.

Si comprende allora come la lirica di Civitareale abbia consumato ogni connotazione di «poetico» così come lo abbiamo frequentato nel Novecento: ci sono i poeti amati e studiati: Sinisgalli, Luzi, Fortini il primo Montale, Pessoa ma digeriti e assimilati in una personale campitura metrica, nel verso «stretto» con il suo moto ondivago e ritornante, nella rima assente e in tutti quegli strumenti della retorica che sono stati lasciati cadere nel pozzo senza fondo di una tradizione naufragata… quello che rimane è il massimo che un poeta lirico può ancora ottenere: un andamento frastico musicale e rammemorativo».

(Giorgio Linguaglossa)

 

Aquila

Aquila

Ma già scendono le ombre

La rissa dei gabbiani
sui moli, il reticolo di luce
nell’acqua, il ragazzo
che si staglia contro il sole
bruciando come una torcia.

Per me la dolcezza
di quest’ora è il segno
d’una felicità sempre attesa
e mai posseduta, l’evidenza
d’una verità cercata
nelle segrete dell’anima.

Ma già scendono le ombre,
si fa deserto il mondo,
e presto torneremo ad essere
fantasmi nel cuore della notte.

Altri approdi

Il giorno sta già serrando
le ciglia sopra un mare
che è un immenso tappeto di luci,
su una macchia d’ombrelloni
colorati che chiude la vita
in un indistinto brusio di suoni
nel va e vieni della risacca.

Al largo un battello invita,
in una sequela di lingue,
ad imbarcarsi per chissà quali
approdi, come se tra il qui
e l’altrove, l’oggi e il domani,
non esistesse differenza alcuna,
e non offrissero lo stesso
indecifrabile miscuglio di gioie
e dolori, speranze e delusioni.

Immobile sulla riva
(invidiabile inconsapevolezza
dell’adolescenza), una ragazza
ascolta; e il suo corpo,
alto e snello come un cipresso,
è una torcia in fiamme
contro il sole al tramonto.

Pietro Civitareale

Pietro Civitareale

  michael schlegel schauinsland

L’incertezza

Amarti è come camminare
dove l’acqua lambisce la riva,
tra l’asciutto e il bagnato,
lungo una strada indefinita.

Un giorno mi dici sì,
un altro no; e non so
un altro ancora.

Deciditi una buona volta:
se fare di me un uomo
soddisfatto o deluso.
L’incertezza duole più del rifiuto.

L’ultimo incontro

“È il nostro ultimo incontro”
mi dici offrendo il tuo corpo
nudo alla mia carezza.

Forse è per questo
che sembri posseduta
dall’impeto dell’onda
che s’infrange contro
lo scoglio e, come l’onda,
ti ritrai inesausta per tornare
di nuovo all’assalto.

Non so da dove ti viene
questa forsennata voglia
d’annullarti in un’ebbrezza
che monta con un senso
inesorabile di morte.

So solo che il paradiso
e l’inferno hanno lo stesso
volto quando alfine
ti abbandoni su di me sfinita.

Pietro Civitareale 8

 Pietro Civitareale 7

Nonostante gli anni

Sotto un cielo coperto
da sfilacci di nuvole,
ti lasci portare dal vento
come un aquilone.

Nonostante gli anni,
sei sempre una bambina,
cui piace mutare
l’ovvio in avventura,
la regola in eccezione,
la necessità in miracolo.

Mi chiedi d’assecondarti
in questo tuo fantasioso gioco,
ma l’isola felice dove
hai fissato il tuo approdo,
l’ho doppiata da tempo.

Non è rinuncia la mia,
né rassegnazione.
E’ incapacità di vivere,
ignorando cosa sia la vita.

È l’ora in cui

Là dove muore il giorno
s’annidano ombre
che una scialba luna
stana e sparpaglia
sulla coltre del mare.

È l’ora in cui le cose
ammutoliscono
e l’anima si esilia
in un suo estatico mondo.

E non vale desiderare,
chiedere, cercare risposte.
Ogni attimo che passa
porta il segno dell’eterno.

Pietro Civitareale

Pietro Civitareale

 Pietro Civitareale 5

 

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Ripensaci, uomo

Dov’erano alberi e prati
ora trovi asfalto e cemento.
Il pesce boccheggia sulla riva
seminata di liquami e di macerie,
l’uomo trascina la propria vita
tra cattedrali di vetro e metallo,
respirando veleno e polvere.

Per ingordigia stiamo
uccidendo ciò che ci dà la vita.
E, come Adamo peccò contro
Dio, così i suoi figli stanno
peccando contro la Madre Terra,
peccato che non ha
remissione senza pentimento.

Ripensaci, uomo, rispetta
la casa che ti ospita.
La tua vita è un battito di ciglia.
Solo quando sentirai
il bisogno di chiedere perdono
per le tue colpe, potrai sperare
che i tuoi peccati ti siano rimessi.

Le parole

(a Toni Clapés)

Non siamo che un nodo d’aria,
un attimo fuggito all’orologio
impazzito del tempo,
un uccello che vola
attraverso l’ombra e la luce.

E, con la fronte contro un muro
di indifferenza, cerchiamo
parole accordate sul presente,
maestre di pazienza e ostinazione.

Ma non sempre ricordiamo
la nostra lingua.
Oltre la finestra, in piena luce,
è come se vedessimo
soltanto la sua schiena.

Pietro Civitareale 6

 Pietro Civitareale cop

Ora che è già tardi

Mi ha colto la tristezza
nel tentativo di conoscere
il segreto delle cose
e vincere la paura
d’essere vissuto invano.

Ma sono rimasto quello
che sono sempre stato,
giacché, non avendo scoperto
nulla, nulla ho acquistato
e nulla ho perduto.

E non confido nel domani,
ora che è già tardi, ora
che sono solo un pensiero,
in bilico tra veglia e sonno.

Un vento senza requie

Furono passi innamorati
quelli che ci condussero,
il sorriso negli occhi,
verso un tempo tumultuoso
e pieno di promesse.

Ma, inoltrandoci tra le sue
torri lucenti, per le sue vie
chiassose e brulicanti,
la notte ci colse all’improvviso
e non ci riconoscemmo più
nella medesima luce.

Ed ora un vento senza requie
s’agita sotto un cielo turbinoso,
i passi, che furono uniti,
sono divisi e le parole
non trovano la loro strada
tra i rumori del mondo.

 

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2 commenti

Archiviato in antologia di poesia contemporanea, Autori dei Due Mondi, critica letteraria, poesia italiana contemporanea, poesia italiana del novecento

2 risposte a “DIECI POESIE INEDITE di Pietro Civitareale “Ma già scendono le ombre” Commento di Giorgio Linguaglossa

  1. Un po’ vintage, un po’ démodé, uno di quei poeti che si leggono volentieri nei momenti in cui si ha voglia di dare un quarto d’ora all’anima.

  2. alberto sparapizza

    nemmeno all’anima e nemmeno al corpo! Una serie di frasi fatte, rifritte tanto da non essere nemmeno versi, come:
    Ma, inoltrandoci tra le sue
    torri lucenti, per le sue vie
    chiassose e brulicanti,
    la notte ci colse all’improvviso
    e non ci riconoscemmo più
    nella medesima luce.

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