Archivi del giorno: 3 agosto 2014

DIECI POESIE INEDITE di Pietro Civitareale “Ma già scendono le ombre” Commento di Giorgio Linguaglossa

Basilica di Santa Maria di Collemaggio

Basilica di Santa Maria di Collemaggio

 Pietro Civitareale è nato a Vittorito (AQ) nel 1934, ma dal 1960 risiede a Firenze. Poeta in lingua e in dialetto, ha pubblicato una quindicina di volumi di versi, tra cui ricordiamo almeno:Un modo di essere (1983), Solitudine delle parole (1995), Le miele de ju mmierne (1998), Ombre disegnate (2001), Mitografie e altro (2008), Cartografie di un visionario (2014). Come critico letterario, si è occupato dell’opera di Betocchi, Fortini, Clemente, Montale, Luzi, Pessoa, Lorca. Come narratore ha pubblicato alcuni volumi di racconti e due romanzi. Come traduttore, ha curato, tra l’altro, un’antologia delle poesie di Ferdinando Pessoa, L’enigma e le maschere (1993 e 1996). Studioso della poesia in dialetto, ha pubblicato la raccolta di scritti critici Poeti in romagnolo del secondo Novecento (2005), La dialettalità negata (2009), l’antologia Poeti in romagnolo del Novecento (2006), nonchè il volume critico-antologico Poeti delle altre lingue (2011). Ha curato inoltre l’antologia di poeti italiani contemporanei La narración del desengaño (Zaragoza – Madrid, 1984).

«Dizione dichiarativa, reminiscenza dell’anima come nella poesia di un poeta amato da Civitareale, Carlo Betocchi, con quelle aure ed ariette rimate ormai non più possibili; l’antica decalcomania del paesello ideale Tegoleto non è più recuperabile. In Pietro Civitareale è piovuta la narratività tardo novecentesca, impianto ottico e sguardo acustico; ma è rimasta la gentilezza dello sguardo che conduce lo spettatore al lettore, il monologo al colloquio. Poesia che aspira alla forma monologica per suo intimo, innato magnetismo quale logos dell’anamnesi, segnale rimosso di una civiltà tramontata. La quiete della reminiscenza fornisce la ragione fondante della poesia di Civitareale con la consapevolezza che nel Dopo il Moderno, un qualcosa di inenarrabile è avvenuto che non è più recuperabile: la Tradizione, se non con un triplo salto mortale. La poesia di Civitareale è un cammeo sigillato nel suo bronzeo cofanetto a triplice serratura, dentro il sarcofago che la cultura del Novecento ha predisposto per la poesia ad un tempo dichiarativa e dell’anamnesi.

Si comprende allora come la lirica di Civitareale abbia consumato ogni connotazione di «poetico» così come lo abbiamo frequentato nel Novecento: ci sono i poeti amati e studiati: Sinisgalli, Luzi, Fortini il primo Montale, Pessoa ma digeriti e assimilati in una personale campitura metrica, nel verso «stretto» con il suo moto ondivago e ritornante, nella rima assente e in tutti quegli strumenti della retorica che sono stati lasciati cadere nel pozzo senza fondo di una tradizione naufragata… quello che rimane è il massimo che un poeta lirico può ancora ottenere: un andamento frastico musicale e rammemorativo».

(Giorgio Linguaglossa)

 

Aquila

Aquila

Ma già scendono le ombre

La rissa dei gabbiani
sui moli, il reticolo di luce
nell’acqua, il ragazzo
che si staglia contro il sole
bruciando come una torcia.

Per me la dolcezza
di quest’ora è il segno
d’una felicità sempre attesa
e mai posseduta, l’evidenza
d’una verità cercata
nelle segrete dell’anima.

Ma già scendono le ombre,
si fa deserto il mondo,
e presto torneremo ad essere
fantasmi nel cuore della notte.

Altri approdi

Il giorno sta già serrando
le ciglia sopra un mare
che è un immenso tappeto di luci,
su una macchia d’ombrelloni
colorati che chiude la vita
in un indistinto brusio di suoni
nel va e vieni della risacca.

Al largo un battello invita,
in una sequela di lingue,
ad imbarcarsi per chissà quali
approdi, come se tra il qui
e l’altrove, l’oggi e il domani,
non esistesse differenza alcuna,
e non offrissero lo stesso
indecifrabile miscuglio di gioie
e dolori, speranze e delusioni.

Immobile sulla riva
(invidiabile inconsapevolezza
dell’adolescenza), una ragazza
ascolta; e il suo corpo,
alto e snello come un cipresso,
è una torcia in fiamme
contro il sole al tramonto.

Pietro Civitareale

Pietro Civitareale

  michael schlegel schauinsland

L’incertezza

Amarti è come camminare
dove l’acqua lambisce la riva,
tra l’asciutto e il bagnato,
lungo una strada indefinita.

Un giorno mi dici sì,
un altro no; e non so
un altro ancora.

Deciditi una buona volta:
se fare di me un uomo
soddisfatto o deluso.
L’incertezza duole più del rifiuto.

L’ultimo incontro

“È il nostro ultimo incontro”
mi dici offrendo il tuo corpo
nudo alla mia carezza.

Forse è per questo
che sembri posseduta
dall’impeto dell’onda
che s’infrange contro
lo scoglio e, come l’onda,
ti ritrai inesausta per tornare
di nuovo all’assalto.

Non so da dove ti viene
questa forsennata voglia
d’annullarti in un’ebbrezza
che monta con un senso
inesorabile di morte.

So solo che il paradiso
e l’inferno hanno lo stesso
volto quando alfine
ti abbandoni su di me sfinita.

Pietro Civitareale 8

 Pietro Civitareale 7

Nonostante gli anni

Sotto un cielo coperto
da sfilacci di nuvole,
ti lasci portare dal vento
come un aquilone.

Nonostante gli anni,
sei sempre una bambina,
cui piace mutare
l’ovvio in avventura,
la regola in eccezione,
la necessità in miracolo.

Mi chiedi d’assecondarti
in questo tuo fantasioso gioco,
ma l’isola felice dove
hai fissato il tuo approdo,
l’ho doppiata da tempo.

Non è rinuncia la mia,
né rassegnazione.
E’ incapacità di vivere,
ignorando cosa sia la vita.

È l’ora in cui

Là dove muore il giorno
s’annidano ombre
che una scialba luna
stana e sparpaglia
sulla coltre del mare.

È l’ora in cui le cose
ammutoliscono
e l’anima si esilia
in un suo estatico mondo.

E non vale desiderare,
chiedere, cercare risposte.
Ogni attimo che passa
porta il segno dell’eterno.

Pietro Civitareale

Pietro Civitareale

 Pietro Civitareale 5

 

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Ripensaci, uomo

Dov’erano alberi e prati
ora trovi asfalto e cemento.
Il pesce boccheggia sulla riva
seminata di liquami e di macerie,
l’uomo trascina la propria vita
tra cattedrali di vetro e metallo,
respirando veleno e polvere.

Per ingordigia stiamo
uccidendo ciò che ci dà la vita.
E, come Adamo peccò contro
Dio, così i suoi figli stanno
peccando contro la Madre Terra,
peccato che non ha
remissione senza pentimento.

Ripensaci, uomo, rispetta
la casa che ti ospita.
La tua vita è un battito di ciglia.
Solo quando sentirai
il bisogno di chiedere perdono
per le tue colpe, potrai sperare
che i tuoi peccati ti siano rimessi. Continua a leggere

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