Archivi del giorno: 15 agosto 2014

POESIE SU UN PERSONAGGIO STORICO, MITICO O IMMAGINARIO – DUE POESIE di Annalisa Comes

 

Cornelius Escher

Cornelius Escher

Nata a Firenze nel 1967, Annalisa Comes vive attualmente in Francia. Allieva di Amelia Roselli, ha vinto diversi premi tra i quali: Premio Internazionale “Eugenio Montale”, “Dario Bellezza”, “Giuseppe Piccoli”, “De Palchi/Raiziss”; le sue poesie sono state pubblicate da Crocetti, Empiria, Passigli e su diverse riviste italiane e straniere (“L’Immaginazione”, “Malavoglia”, “Caffè Michelangiolo”, “Forum Italicum”, “Corriere della Sera”, “Corriere di Firenze”, “Semicerchio”, “Gradiva”). Ha partecipato e partecipa a numerose manifestazioni poetiche quali il Poetry Slam, Romapoesia, La giornata mondiale della poesia, “La notte bianca” presso la Casa Internazionale delle Donne, e ha collaborato  con diversi musicisti in performances al Teatro Ghione, al Conservatorio di musica “Santa Cecilia”, all’auditorium di S.Maria degli Angeli, alla Casa delle Culture, per il Festival della Letteratura di viaggio “L’Albatros” di Palestrina, per le manifestazioni “Io donna dietro il burqa” e “Italia Africa 2004”. Nel giugno del 2004 ha pubblicato la raccolta ouvrage de dame (Edizioni Gazebo, Firenze), Premio Internazionale “Anguillara Sabazia Città d’Arte”(2005). Ha vinto il premio “Monselice – Leone Traverso” grazie alla traduzione dal francese del poema di Marina Cvetaeva Il ragazzo (Le Lettere, Firenze). Traduce dal francese per le case editrici Le Lettere di Firenze, Donzelli, Voland e Nutrimenti di Roma. Ha pubblicato saggi e articoli su riviste italiane e straniere occupandosi di letteratura medievale e contemporanea, di cinema e fotografia. Ha curato le note filologiche dell’opera poetica di P.P. Pasolini per le edizioni Mondadori (I Meridiani).

 

annalisa comes

annalisa comes

Blues di un eroe

I

Non ha tempo per la terra che gronda
che sluccica manifesti
che s’inceppa nei suoi meccanismi d’arteria.
Non ha tempo per raccattare dalla terra
il cartoccio della frutta andata a male,
non ha slancio per la desolazione casalinga.
Oh, povero Adam
si è perso per cantoni, corridoi e piazze
Oh, povero Adam sente il suo passo zoppo da dietro l’angolo
è lì che trema d’ira e non ha voce.

II

Sono loro? Sulla terra sfiora le zolle e abbassa la schiena
ma è l’asfalto che fa sbattere le ali alle falene.
Si chiede se gli animali hanno spalle che bruciano.
Si chiede se deve fare da sentinella alla terra:
perché è lì che il fuoco brucia
che le onde stramazzano come buoi
lì che ci si ammala d’amore
lì che la carne salta come un salmone.
Oh, povero Adam si è perso per cantoni, corridoi e piazze
Oh povero Adam
sente il suo passo zoppo da dietro l’angolo
è lì che trema d’ira e non ha voce.

III

Per terra ritrova il colore diurno del neon
i fiori schiacciati dal temporale.
Si piega sul muretto di un parcheggio
e sbriciola il pasto ai piccioni.
In mezzo alla terra tocca il carbone
di uno scarafaggio
e un coccio,
e la ruggine di una sirena.
Oh, povero Adam
si è perso per cantoni, corridoi e piazze
Oh, povero Adam
sente il suo passo zoppo da dietro l’angolo
è lì che trema d’ira e non ha voce
.

IV

Con la terra, pensava di fare gomitoli
da cucire senza etichetta.
Indossa la giacca elegante per andare in tv,
ma la terra sotto gli trema e si sbuccia e si squaderna,
la terra che non è estiva né buona.
E per questo lo picchiarono, per paura,
mentre lui, a terra si trascinava.
Oh, povero Adam
si è perso per cantoni, corridoi e piazze
Oh, povero Adam
sente il suo passo zoppo da dietro l’angolo
è lì che trema e non ha voce.

annalisa comes

annalisa comes

A Fred*

Non conosco l’età delle tue mani
dall’ombra dei disegni, dalla delicatezza del tratto –
foglie d’edera, voli, tralci, uccelli.
Nere costellazioni di pazienza e
cerchi di luce, fianchi, cigli su cui riposare.
Viaggiano lontani
un rabbino e muri di mattone.

Dondola una lampada
sopra un banchetto sparecchiato,
un vecchio con la barba suona il violino
e alle sue note si raggomitola nel fondo Giona
nella pancia di un grosso pesce.

Ionàas prega e si dispera.
Primo uomo, tu, sulle sponde dell’acqua.
Digiuna e chiede giustizia.

Passano tre giorni e tre notti.
L’occhio di Dio è vigile,
abbandona l’ordine e la lancia.

Non conosco l’età delle tue mani
dal peccato commesso dal profeta.
Se pure è colpa questo stare al mondo
e chiedere e cantare.

*(Inedita)

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