Archivi del giorno: 14 agosto 2014

DIECI POESIE di Alfredo De Palchi da “Costellazione anonima” (1998) con un Commento di Giorgio Linguaglossa

 

grattacieli-new-york

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Alfredo de Palchi, originario di Verona dov’è nato nel 1926, vive a Manhattan, New York, dove dirigeva la rivista Chelsea (chiusa nel 2007) e tuttora dirige la casa editrice Chelsea Editions. Ha svolto, e tuttora svolge, un’intensa attività editoriale.

Il suo lavoro poetico è stato finora raccolto in sette libri: Sessioni con l’analista (Mondadori, Milano, 1967; traduzione inglese di I.L Salomon, October House, New York., 1970); Mutazioni (Campanotto, Udine, 1988, Premio Città di S. Vito al Tagliamento); The Scorpion’s Dark Dance (traduzione inglese di Sonia Raiziss, Xenos Books, Riverside, California, 1993; Il edizione, 1995); Anonymous Constellation (traduzione inglese di Santa Raiziss, Xenos Books, Riverside, California, 1997; versione originale italiana Costellazione anonima, Caramanica, Marina di Mintumo, 1998); Addictive Aversions (traduzione inglese di Sonia Raiziss e altri, Xenos Books, Riverside, California, 1999); Paradigma (Caramanica, Marina di Mintumo, 2001); Contro la mia morte, 350 copie numerate e autografate, (Padova, Libreria Padovana Editrice, 2007); Foemina Tellus (introduzione di Sandro Montalto, Novi Ligure(AL): Edizioni Joker, 2010).

Ha curato con Sonia Raiziss la sezione italiana dell’antologia Modern European Poetry (Bantam Books, New York, 1966), ha contribuito nelle traduzioni in inglese dell’antologia di Eugenio Montale Selected Poems (New Directions, New York, 1965). Ha contribuito a tradurre in inglese molta poesia italiana contemporanea per riviste americane.

alfredo de Palchi

Alfredo de Palchi

Brodskij ha scritto: «dal modo con cui mette un aggettivo si possono capire molte cose intorno all’autore»; ma è vero anche il contrario, potrei parafrasare così: «dal modo con cui mette un sostantivo si possono capire molte cose intorno all’autore». Alfredo De Palchi ha un suo modo di porre in scacco sia gli aggettivi che i sostantivi: o al termine del verso, in espulsione, in esilio, o in mezzo al verso, in stato di costrizione coscrizione, subito seguiti dal loro complemento grammaticale. Che la poesia di de Palchi sia pre-sintattica, credo non ci sia ombra di dubbio: è pre-sintattica in quanto pre-grammaticale. C’è in lui un bisogno assiduo di cauterizzare il tessuto significazionista del discorso poetico introducendo, appunto, delle ustioni, delle ulcerazioni, e ciò per ordire un agguato perenne alla perenne perdita dello status significante delle parole. Ragione per cui la sua poesia è pre-sperimentale nella misura in cui è pre-storica. Ecco perché la poesia di De Palchi è sia pre che post-sperimentale, nel senso che si sottrae alla storica biforcazione cui invece supinamente si è accodata gran parte della poesia italiana del secondo Novecento. Ed è estranea anche alla topicalità della poesia europea, c’è in lui il bisogno incontenibile di sottrarsi dal discorso poetico e di sottrarlo ai luoghi, alla loro riconoscibilità (forse c’è qui la traccia dell’auto esilio cui si è sottoposto il poeta in età giovanile). Nella sua poesia non c’è mai un luogo, semmai ci possono essere scorci, veloci e rabbiosi su un panorama di detriti. Non è un poeta raziocinante De Palchi, vuole ghermire, strappare il velo di Maja, spezzare il vaso di Pandora.

Così la sua poesia procede a zig zag, a salti e a strappi, a scuciture, a fotogrammi psichici smagliati, sfalsati, saltando la copula, passando da omissione ad omissione.

(Giorgio Linguaglossa)

Alfredo De Palchi e Giorgio Linguaglossa, Roma, 2011

Alfredo De Palchi e Giorgio Linguaglossa, Roma, 2011

da Costellazione anonima (1998)

Il cerchio rosa cresce in singola
fiamma
lenta dentro il mattino sempre sterile
sagomando in un taglio la nostra entrata
pieni ancora di sonno
ma già pronti a prendere per il collo
chi è intento a… ecco
questo il circolo familiare

*

La decisione d’incontrarmi è dietro
di me, futile, che mai avrò il coraggio
di confrontarmi e mettere a nudo lo spirito quanto
il corpo fedele allo specchio e sputare
impossibile
come affrontare la negazione
in me tradita dal mio fallimento.

alfredo_de_palchi2

Domani un altro giorno, non sole
solo il cielo immediato
elettrico di atmosfera che…
non devo soccombere
alla pecuniaria esistenza
deteriorare – qualcuno qualcosa
mi riabiliterà ma non c’è prospetto:

ho preso una strada
per un’altra, incontro gente che non capisco
e non capisce / come portare un fagotto
sulla schiena è la gioia / perché
temere quella strada /
sono un bastardo che si gratta le pulci /
il dominio del cuore è soggetto
femminile / e non dimentico
che nessuno mi ha crocifisso
se non io stesso.

*

In Times Square fra spacchi di neon
snervanti muraglie e rombo
di veicoli le passioni
adulterate – dove
sostare: in un bar
che alimenta sesso insonnia
e manie.

New York bank-of-america-tower

New York bank-of-america-tower

Sono
– questo il punto/idea connettivo –
l’unto dell’acqua l’insettivoro petrolio
sigillato da eruzioni
pozzi sotto il fondale, l’oceano grasso
di corpuscoli, plancton che funziona
con premura per i crostacei
per il pesce cui serve ad altro pesce
e avanti secondo l’inevitabile alimento
e grossezza – coriaceo predatore, secco
rogo di pinne dorsali e pettorali
su peduncoli o trampoli
da suggerire tracce di membra
e la spina un tubo
di cartilagine: il coelacanth
non estinto.

*

Polvere dovunque su tutto polvere su ciascuno
su me un cadere continuo di polvere dal soffitto
sul letto tappeti bottiglie dalle pareti
che mi serrano nella morsa del mio futuro cadavere
già sepolto sotto il cumulo di polvere di questa
polvere che rassodata nello spazio gira su se stessa
e intorno il sistema termonucleare come me cadavere
che rigiro su me stesso e spostato di quel tanto
dal mio centro intorno me stesso:
costellazione anonima.

New York di notte

New York di notte

La storia nei libri innocua nulla
insegna e nulla imparo dalle esterne vicende
rifacimenti d’interne
conseguenze
l’oggi imita l’ieri
e limita il domani – che importa
vi è sempre scempio
o altra pulizia altra sicurezza
altro esempio

l’acqua riflette su ogni evento anche
il meno plausibile
e il più lurido fiume stagno
superficie scivolosa di schiuma verde
in sé concentra la nettezza
concentrica
del passero zampe aggrappate al filtro
del buco – ad ali stese pare spicchi
il volo ma staccarlo
è un peso annegato di sete.

*

Nelle cave dei palazzi di vetro macchine
per lavare, turbine
garages -la città è il generatore per ogni servizio
sedia elettrica / non si deve
uccidere contro natura /
non è vero;
la paleontologia annulla le menzogne storte
bisogna uccidere e la selezione
espediente non del più forte
o intelligente
ma del più scaltro
decide.

alfredo de palchi

alfredo de palchi

La notizia è questa:
chiuso tutto, nessuno capisce
niente e nessuno – il silenzio
che è voce contamina l’altra voce
e la parola che si spinge fuori
non ha senso
è morte vivente in noi:
un tubo di terrore.

alfredo de palchi in Italia, 1953

alfredo de palchi in Italia, 1953

Vergogna, io? di questa tridimensionale
vita che mi mena di ruota
in sedia e viceversa,
che compie scempiaggini giorno
dopo giorno sempre più breve
bestemmiato dal mio disdegno e che si oscura
in un lavoro di demolizione – oltre questo
non uno spiraglio di luce ma una corsia
ininterrotta di uomini che si aggirano:
la fortuna è di resistere questi volti
imprecisi

non vi è esito, sono
una catena di subdole origini
ordigni ordini fantasie
che posseggono già l’estinzione
una poltiglia di fango, un fastidioso silenzio
sulla brace di chi ancora vive –
io / che assisto al crescendo di ogni alba /
alla sera non sono che il semplice
shock dei due estremi

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