Archivi del giorno: 4 agosto 2014

POESIE SCELTE di Fabrizio Pittalis (1980-2007) a cura di Flavio Almerighi

porto torres Ponte romano

porto torres Ponte romano

 “Karpos” è stato un cenacolo virtuale, vera e propria comunità d’anime, per un gruppo di poeti e letterati in genere, che durante la seconda metà degli Anni Zero, caso più unico che raro in rete, ha saputo portare linfa nuova alla poesia italiana, tra questi Alessandro Ansuini, Flavio Toccafondi, Antonio Koch, Silvia Molesini, Marika Bortolami, ma il fondatore e collante di questo gruppo d’anime era Fabrizio Pittalis. Quanto fossero importanti gli amici ce lo racconta lui stesso in un capitolo del suo libro, dove riprende alcuni loro testi, infilando “alterazioni o semplici mescolanze” così da “figliare” nuovi testi, legati agli originali. “Un giochetto –scrive – che mi sta emozionando un mondo”.

Turris Libisonis situata sul luogo dell'attuale Porto Torres

Turris Libisonis situata sul luogo dell’attuale Porto Torres

Pittalis è nato a Sassari nel 1980, è  vissuto prevalentemente a Porto Torres dove ha frequentato le scuole primarie e il liceo scientifico. Durante gli anni della Facoltà di Lingue e Letterature straniere di Sassari ha seguito i corsi del critico Massimo Onofri. Il suo talento letterario (evidenziato fin dalla prima infanzia) lo porta, oltre che a scrivere di suo, a fondare insieme ad altri scrittori il sito “Karpòs”. Nel gennaio 2007 muore per un Sarcoma di Ewing.

La raccolta organica dei suoi testi, per ilmiolibro.it, dal titolo Molto spiacenti Sir, è uscita postuma nel 2010 a cura di Marika Bortolami e ha trovato eco in rete oltre a un notevole successo.

La sua poesia ha il sapore di rosso del ferro, gambe di ginestra e tutta la forza di un uomo sempre attaccato alla vita con ironia e con pazienza, sarebbe stato un autore di sicuro avvenire. Forse la malattia, e di sicuro la sua grande capacità di osservazione, hanno fatto di questo poeta un cantore della luce che scava le cose restituendole più indifese e mortali. Un autore, e questo non guasta, dotato di un profondo senso dell’umorismo e di una tenerezza che emoziona.

(Flavio Almerighi)

Alghero centro storico

Alghero centro storico

 Fabrizio Pittalis

Fabrizio Pittalis 

 

 

Dura Jole

Se in ogni modo tieni duro le parole
e dappertutto cadono i capelli

la punta della lancia te la tieni in tasca
e accechi l’angolo dell’occhio

accechi delicata la mancanza d’alleati
triangoli schiacciati senza voglia

sui tuoi cigli ( così diresti, forse in modo
involontario) strade impraticate

per sorprenderti legarti in basso
per risucchiati a strozzo dentro al tubo dello scolo

Jole – sudandoti ti chiamano le pile
i prati da lavare ad aspettar distesi

il sole lì tutte le sere tutte che s’assolve
l’orizzonte divorando e l’imbrunire pure.

Sai bene ( e ciò ti scuoce ) che si va
per tutto il mondo spettinando un po’.

(09 / 01 / 07)

fabrizio pittalis cop

 fabrizio pittalis fumaIrreparabile

Mi portavi alla campagna per
un giorno vuoto
veloce e rustico
proprio quello che ci vuole
hai detto.

Io cercavo
nonostante le promesse di star fermo
e con la testa sopra il collo
nelle pietre un bel canguro
una forma da notare di leopardo

mi sentivo come fossi appena partorito

visto e rivisto

straordinariamente vecchio
dentro agli atomi nell’aria
mi guardavo di nascosto.

Godevamo degli sbuffi degli scherzi entrambi

solitari, belli e cristi
dermatologicamente quasi muti

sulla fronte
non avevi niente altro che una piccola eruzione.

Se non fosse stato per la prosa degli occhi
non saresti mai riuscita a scovarmi.
Me l’avrei forse cavata
col bluastro d’un cielo d’inchiostro
un agire da latte e biscotto
tra i ricordi delle elementari

così romantico

con un paio di stampelle sentimentali
avanzando
tra un quiproquo ripetuto di falsi allarmi umoristici
nascondendo ben dentro il cappotto
il mio corpo di muschio
la mia testa a sonagli
con viso da barbapapà
ed un cuore
che a schiacciarlo fa
piii-pò

( 14 / 03 / 2006)

Fabrizio Pittalis

Fabrizio Pittalis

Annusando certe crepe dell’estate

Non fu fuoco sulla faccia

forse solo terra dura

crivellata

sotto il peso della vita

dell’“Avanti!” dell’erbetta…

Dolci visi angeli morti

grossi rospi intermittenti

mai del tutto seppelliti tra i tendaggi

— tutto un mondo in piccoli particolari —

costole di cani

infiniti lunghi spettri

luminosi di corolle e fiori informi

incagliati per scurire i tuoi ricordi grano e luce in un colore.

(le due cose stanno sempre insieme)

Per aria al mercato…

Un inferno di grucce e stoffe…

Fruttivendoli poco commossi per il calore dei pomodori…

Passeggiavi…

E sfocava l’avvinghiarsi sessuato delle voci

pietre grosse troppo leste a sbriciolarsi

se il tuo dito se n’andava alla ricerca di qualcosa che piacesse

se s’apriva luminoso il paradiso in un momento principale

e saltava

luccicante

subitanea si squarciava la città.

Tutt’ignari dei pericoli i volatili ci sembrarono i più vivi

voli viola a capofitto scuri

volteggiando

negli sforzi delle nuvole e nel sole

e col fuoco del fornello dopo acceso azzurro in quel bel giorno

facevamo le scarpette lungo i fondi delle pentole

dimenticando tutti calce viva e piedi sporchi

l’altrui colore sempre più lucente

denti bianchi sani e forti

e un’altra nota non poco importante

il nostro essere incantata inconsapevolezza

il nostro buon funzionamento umano.

Dovette piovere molto sul clima indorato di quei giorni

ci muovemmo mosche negli occhi

fessi

caldi dentro ad illuminazioni e soli assenti

decapitati nelle intenzioni delle luci

e alcuni giacevano morti

e un morto canticchiava fra sé e sé.

Non si capiva il vespro

l’accecarsi nella luce attonita

il nero invadente sotto gli ombrelli nel sapore dorato dei corpi

dei sogni rubati ad immaginazione dalle menti degli altri

non s’avvertiva che poco quel sale sugli occhi

la vaga sensazione erotica

di madri felici cullando cullando fagotti di figli inesistenti

ma a noi la materialità non importava

la luce falsa

profeti indossammo del tutto anche noi i nostri occhiali fumé

e ancora nel sole altri corpi

cumuli di mani nel sudore nudo dei petti

agnizioni squarciate di brevi momenti percossi

i figli dei figli dei figli giocavano ai morti

e un cane canticchiava fra sé e sé.

Moriva

da lontano

l’abc sulle lavagne sporche…

Nient’altro che improbabili insettini piccoli

obbligati dall’invidia dei palazzi

perdemmo in pochi giorni il nostro onore

tra i giochi dei quattro cantoni.

Furono grandi risate come tagliole accecanti

e non ci impressionarono i cazzi puzzolenti dei soldati

le nostre donne bionde di menzogne e pastarelle

in ogni via il trionfo della gioventù splendente

un peso perdifiato come d’allitterazioni collettive

e se n’andava via la grigia marcia eterna

l’esercito raggiante di uomini stracciati nella polvere

così innescammo ancora e quindi l’emozioni nostre

incinte di coriandoli e bombette.

Scontato un mio compare riteneva fossero soltanto favole

e seguitava a noia l’infinito delle trame e le sue ciarle

e a noi non importava niente

e alcuni giacevano morti

e un morto canticchiava fra sé e sé.

(12 / 06 / 2006)

fabrizio pittalis

fabrizio pittalis

 

 

 

 

 

 

Sammer on a solitari Ailand

Mi son trovato rotto
prezzato a soldo come un prosciutto
trattenendo a lungo il retto
dal disgusto dopo pranzo.

Sai che bello a tetragosto
dopo il male che ti voglio a Luglio
metter piede dritto dritto nel rigetto
voler correre grigio umido ratto
lungo vasca idromassaggio
a Porto Cervo
sui sorrisi a cento denti imbriciolati
sotto l’oro romanaccio
occhi a goccia sguardo massiccio
rosicchiando
eccitato a nominarlo il pecorino
stramagnando
spolverando la villetta
tavolino più amichetta
da vacanxa sexy very imbastita
assoluta
organizzata
con la evvre avvrotolata americana
la pistola di diamanti Continua a leggere

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