Archivi del giorno: 10 agosto 2014

QUATTRO POESIE  di Daniela Crasnaru da “Austerloo” (1991) LA PIU’ GRANDE POETESSA ROMENA VIVENTE

Bucarest periferia

Bucarest periferia

Daniela Crasnaru

La critica letteraria romena ed internazionale l’ha sempre considerata come uno degli scrittori romeni contemporanei di grande prestigio e fra i più interessanti della sua generazione. La sua opera, che comprende quindici volumi di poesia, due di prosa di breve respiro e tre libri per i ragazzi, è stata tradotta in oltre quindici lingue e viene studiata negli atenei romeni e statunitensi. Nel 1991, la casa editrice Oxford ha pubblicato una sua raccolta di poesie Letters from Darkness, nominata fra i primi dieci titoli apparsi in quell’anno in Gran Bretagna. L’ampia antologia Sea-Level Zero apparsa nel 1999 negli Stati Uniti presso BOA Editions nella collezione “Grandi Poeti Europei”, è stata insignita del premio dell’Accademia di Poesia americana ed è diventata oggetto di studio nelle università americane.

Editore, giornalista, realizzatore di programmi TV, ha ricoperto per alcuni anni l’incarico di deputato nel Parlamento Romeno, è stato segretario della commissione per la Cultura dello stesso ed inoltre, l’unica dona presidente di un partito parlamentare. Laureata in filologia inglese ha fatto studi di management culturale presso l’Jowa University (SUA). Altri premi: Premio della Fondazione Rockefeller (1995), Crossed Bounderies Award (1996), Premio dell’Accademia Romena (1992), tre premi accordati dall’Unione degli scrittori Romeni (1979, 1982, 1983).

La raccolta Austerloo comprende una settantina di poesie tratte da precedenti raccolte, pubblicate tra gli anni ’80 e ’90 del Novecento, vale a dire nel periodo della dittatura romena e nel decennio successivo. La poesia della Crasnaru non è una poesia particolarmente “politica”, ma per il sistema di censura di Ceausescu era già sospetto il fatto stesso di essere poetessa. Nella poesia altamente indiretta e traslata della Crasnaru la politica costituisce lo sfondo simbolico ma come invisibile, inafferrabile.

da http://www.casadellapoesia.org

 

Austerloo

Sia i detrattori sia i sostenitori sanno ugualmente
dove ha perso e dove ha vinto il Generale.
Persino gli abitanti di Sant’Elena sanno tutti
cos’è stato a Waterloo e cos’è stato ad Austerlitz.

Solo io ho confuso sempre
la sconfitta con la vittoria,
i campi di battaglia, i rapporti di forza,
le bandiere e il nemico.
E questo non è stato un semplice caso
da allievo ripetente al soldo
della frivola posterità. Tutta la mia vittoria
è stata piuttosto una sconfitta.
Tutto il bottino preso dal mio esercito di parole
marciando stordito
in mezzo a questa eterna siberia del dubbio
si è dimostrato rimpinguato col mio sangue.
Persino «l’odore della morte così prossimo all’odore dell’amore
come il viola all’indaco nello spettro della luce».

Con le migliori divisioni dimezzate
i miei anni a rimpinzare l’humus di questi fogli di carta.
Con i miei tiratori scelti
schiacciati fra le copertine dei miei libri.

Austerloo, 14 giugno
e la mia mano che scrive il diario dal fronte senza sapere
se è morta
o viva.

Daniela Crasnaru copertina 2

 Daniela Crasnaru

 

 

 

Nel mezzo del cammin

Tutto passerà, anche la vita
e il sommo demone non più venuto,
e io sono stanca di inventarmi sempre paesaggi ed eventi,
amori e delusioni, ribellione e viltà
e tutti gli altri temi della tesi di laurea
del filologo fuoriclasse.
Io che vivo nella sontuosa solitudine della finzione
piangendo con l’aiuto della parola lacrima e amando
con l’aiuto di un’altra parola, insomma
io che sono ormai non più che un pronome nel mio proprio testo.
Soffro tanto con me, con me, con me stessa
e provo tanta nostalgia
di un mostro silente, di una belva triste
di una creatura viva giunta da un’altra parte che non da me
dalla Poesia.

 

 

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L’ultimo giorno a Pompei

Nelle viscere degli uccelli sacrificati
nel geroglifico di fumo del vulcano
si poteva scernere la parola distruzione.
Gli abitanti di Pompei sono stati tutti avvertiti.
Nemmeno uno ci ha creduto.
Io lo so e ci credo. Questo abbraccio
potrebbe essere l’ultimo.
Non la paura che m’invade le cellule
quanto la nausea di fronte all’esercito di turisti annoiati
a fotografare la lava pietrificata
la smorfia del dolore, il commercio con la morte
da cui è proprio questa che manca
la cenere dietro cui
non c’è altro che
cenere,
le parole dietro cui
altre parole.

 

Lezione di scrittura

Rimarrò ripetente.
Il professore mi dice:
descrivi questa cascata splendente e maestosa
nella luce dell’alba.
Lo guardo con occhi sbarrati
l’anemico filo d’acqua che scorre nella fessura della cunetta
e dico mortificata «non posso non posso e basta».
«Non hai ali», dice il professore,
nemmeno un briciolo di metafisica.
E ora ripeti con me: bianco splendore luce cristallo (gioia).
Bianco splendore belle parole con i pizzi ben inamidati
attraverso cui, con quanta impertinenza ahimè,
la realtà sprizza febbrile come il sangue tra bendaggi asettici.
Il mio argomento finale:
in spiaggia l’estate scorsa l’ultima parola di un annegato portato a riva
fu proprio il fiotto d’acqua sgorgato via dai polmoni.
Con i miei occhi ho visto: non
petali immacolati non alucce di farfalle.
Acqua mista a sangue scorrere nella sabbia

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