Archivi del giorno: 31 agosto 2014

BREVE ANTOLOGIA DELLE POESIE di Ottavio Rossani da Falsi confini (1989) con una nota critica di Carlo Bo

Milano tram 1

Milano tram via Pascoli

 Ottavio Rossani (Sellia Marina, 1944), vive a Milano, dove si è laureato In Scienze Politiche e sociali all’Università Cattolica. Poeta, scrittore, pittore e ogni tanto regista teatrale. Come giornalista – 40 anni al Corriere della Sera – ha viaggiato in diversi continenti e ha incontrato e intervistato potenti e umili negli ambiti della cultura, della politica, della  cronaca. Ha scritto saggi di letteratura, storia e arte. Sei i libri di poesia: Le deformazioni (1976), Falsi confini (1989), Teatrino delle scomparse (1992), Il fulmine nel tuo giardino (1994), L’ignota battaglia (2005) e Riti di seduzione (2013). Tra i diversi saggi, Leonardo Sciascia (1990) e Stato società e briganti nel Risorgimento italiano (2002, tre edizioni). Un lungo racconto storico: Servitore vostro illustrissimo et devotissimo (1995). Molte le plaquette di poesie, tra cui Finestre aperte (2011), alcune corredate da suoi disegni. I suoi quadri sono in collezioni private, in Italia e all’estero; una trentina le mostre personali e collettive. Una sua pièce, Se mi vengono i brividi,  è stata rappresentata a Buenos Aires, con la sua regia. Collabora con alcuni quotidiani e riviste culturali. Responsabile del blog “Poesia” sul Corriere della Sera on line (http://poesia.corriere.it).

Milano Quartiere Quarto Oggiaro

Milano tram via Pascoli

Nota critica di Carlo Bo

La prima impressione che prova il lettore  di fronte a Falsi confini di Ottavio Rossani è quella di aver assistito a una singolare operazione poetica di travaso generale della realtà. Qualcosa che sta fra la rievocazione e una nuova lettura del reale. Il poeta non trascura nulla di quanto gli è capitato di vivere e di vedere e senza passare alla seconda fase della distinzione e della definizione preferisce convogliare quel suo “tutto” in una semplice restituzione dei fatti, delle cose e delle persone che volta per volta sono stati attori e vittime di tragiche vicende. Ma non basta, in questa seconda assunzione Rossani torna indietro, compie il suo bravo ritorno al paese, nell’evidente tentativo di saldare i diversi tempi della sua vita in modo da lasciar trapelare un ulteriore ambizioso disegno, quello di trasferire questo “tutto”  maggiorato nell’intelligenza prima dell’esistenza. Di qui l’andamento di canto, anche se si tratta di un canto rotto, dolente e molte volte tragico. Un po’ come se alla fine della sua giornata volesse rendere conto della sua esperienza poetica sulla linea semplice della cronaca o più precisamente come una cronistoria in bilico fra il personale e il comune, fra ciò che ha sofferto e ciò che è stabilito ab aeterno. Il che porta a una prima e importante ragione: la poesia ha finito per prendere il sopravvento e costituisce il termine capitale di questa operazione.

ottavio rossani

ottavio rossani

Quale parte è riservata al lettore? Proprio perché si tratta di un’operazione così equilibrata e, nonostante le apparenze, molto calcolata, lo spazio riservato al lettore è rilevante, potremmo dire che lo mette sullo stesso piano sollecitandolo a prendere atto delle sue allusioni e finalmente a coinvolgerlo in un’unica ansia, verso la partecipazione più larga. Molto spesso il poeta evita di concludere, lascia in sospeso le sue ragioni per consentire al lettore di entrare nel suo spirito, in una sorta di confronto libero. Direi che questa è la “trovata” del componimento, il cantastorie che si fa amico e compagno e non avanza nessuna pretesa di guida. Un discorso naturale che non intende pregiudicare niente e neppure può essere frainteso come un accorgimento, una insidiosa speculazione sulle intenzioni. Una volta operata questa congiunzione, Rossani è in grado di rendere al tempo che è poi il soggetto principale della storia la sua posizione preminente. E sempre in questo ambito la storia assolve la cronaca, senza per questo annullarla o ridurla o annebbiarla. Questo spiega perché il racconto è un dialogo molto più vasto, dove tutto finisce sempre per rientrare in giuoco e rendere così nuovamente vitale una materia che per il fatto di essere raccontata e cantata poteva correre il rischio di diventare amorfa e astratta. Siamo dentro le cose, dentro il sangue di questi anni che il poeta ha vissuto e non c’è alcuna separazione, così come non ci sono privilegi o diritti di parola. Ognuno sta al suo posto e, come quando c’è in giuoco qualcosa che ci riguarda da vicino o sta dentro di noi, non dobbiamo restare alla lettera della realtà ma collegare la realtà a delle domande essenziali. E qui sta il pregio di questo testo, non mettere alla vita dei punti fermi, lasciare invece molti spazi liberi al tempo della speranza e dell’attesa.

(Carlo Bo)

ottavio rossani 2

Milano tram via Pascoli

Da Falsi confini (Xenia , 1989, pagg. 72)

5

Nella palla d’opale emergi bionda,
Lia, varcando la soglia.
sul Male oscuro m’hai lasciato
il saluto autografo per l’insonnia.
In ricognizione riscopro ora
La tua pelle di porcellana
demivièrge caritatevole ma serrata
a ogni illuminante tentazione.
La tua protetta segregata
alla fine scivolò dal balcone.
E le mani erano ancora legate.
Altri reperti necessari sono
L’anno, 1964,
il luogo, università cattolica,
il logo, reinvenzione della
Trinità e altri dogmi,
il fascino, i tuoi denti bianchi,
con una finestrina per sibilare.
Promossa dama di San Vincenzo.
Bella eri, statua sarai. Ormai.

ottavio rossani falsi confini

6

Corpo slabbrato dal fiume
La donna per Mike Spillane,
ora avanza a Linate felina
la coscia luccicante.

Per l’intrepido pennino
altri erano gli spettri lontani,
come orme asciugate dal vento
anche appelli alla coscienza.

Resistono striature di sabbia.
Eppure, una partenza improvvisa…

*

7

Prestigio, crisi di trombe,
invettive, incrocio di passioni,
c’è il derby di San Siro.
Il sindaco piccolo-gentile sbuca
dalla ressa subito rispettosa,
Milady è altera davanti al prefetto
Che bacia l’anello,
l’avvocato abbraccia l’assessore,
e il Giuân annota borbottante.
C’è anche il boss che venerdì
ha ordinato cocci di bottiglia
per quel conticino in sospeso.
In piedi
è goal.
Urla la plebe, e un gruppo
esplode, sfascia, straripa.
C’è sangue. Portare via, prego.
La calma
riscende
nebbiosa.
Chi ha vinto
ora non importa.
Gli occhi svuotano il cronometro,
rivestono i colori primigeni.
In ascensore il corsaro Pasolini
abilmente silenzioso
ostinato calciatore dilettante
non lo vedono, ma è davvero morto?
smorfeggia chi lentamente rientra
nei ruoli del successo civile.

ottavio rossani

ottavio rossani

26

Col viso riverso, un filo rosso
alla nuca usciva da piccolo foro.
Nel rigagnolo il fotografo
Impresse un particolare banale,
il mocassino marrone un po’ storto.
Maledetta mattina di stanchezza,
quel 28 maggio pruriginoso,
dopo l’intensa notte al Circolo
dove anticipò su tutti la fine:
a chi toccherà la prossima volta?

E cadde con gli occhi sgranati
ché diventava sangue il timore di stare
al centro dell’orizzonte nubiloso.
Il ragazzo contò i passi, l’uomo fissò
la faccia, il terzo puntò la pistola.
Nessun dolore.

Bellissimo film nei colori dell’ultimo
sole, quando aveva creato la storia per le
pupille del maschietto curiose. La sera
nel giardino vicino al mare altre
manine stese all’abbraccio e il vestito
bianco della sua stella avvolgente di brezza.

Mi domando che ricordo lascerò.
Buono, dissero. E sapeva il peso di tentare
la calma di una vecchia sintonia:
i due lavoratori che più stimava, padre/madre,
gli avevano regalato la tolleranza.
Per favore, non toccate le reliquie.

28

Telefonava Salomè
alle sette tutte le mattine
come luce di mille lampadine
notizie soffiava per me.

Una volta era incazzata
Perché il suo uomo chiuso a San Vittore
Nell’articolo appariva esattore
di una zona taglieggiata.

Non c’entra il mio messicano
gridò Salomè con voce incrinata,
Spazzerà chi ha fatto la steccata
quando uscirà l’Uragano.

Anni fa, furba, comprese
che alla giornata doveva scegliere,
fu San Babila il posto da battere,
sette figli ebbe alle spese.

Rimasta sola abbandonò
l’uomo della droga sulla brace,
in due giorni scoprì boss più capace,
e San Babila non lasciò.

Dal carcere Moreno uscì
e da lei voleva ancora passione.
Di partire qualcuno gli suggerì,
di non farne una questione.

Da eroe recitò il copione
e con un colpo di pistola al cuore
(scena per un melodramma d’amore)
finì proprio da coglione.

Un caso di vero amore,
roso e umiliato da loschi traffici,
troppo tardi Salomè udì i soffici
colpi del nuovo dolore.

Dopo il suo lungo silenzio
mi chiamò un mattino in ospedale
per invitarmi alla festa augurale.
Circondato fui da un ronzio:

su quel figlio messicano
cicalavano le amiche imbellettate,
intente a progettare già l’estate.
Ricordando l’Uragano

lei confidò sottovoce
che il boss aveva subito mollato
perché un killer aveva assoldato
contro il Moreno veloce.

“E ormai non ti chiamerò più,
potresti finire male anche tu”.

ottavio rossani 5

31

Allegra civetta, scelgono gli equilibri,
scommettono sull’altalena umori/tasche,
a Roma, equa distribuzione di bende
e medicinali.
Barras dosò le spinte eliminatorie, e
Appio Claudio scrisse rapporti precauzionali.
Ammettono ipotesi di sacrifici, il collare
Ai grassi lucidi. Gli ultimi della Suburra,
jumbojet and cocaina, spogliano Nausicaa
dalle sciarpe di seta
e offrono scoperta geografia di vermi.
Burattinaio movimenta gouaches in seni
bianchi, sarà sacro ai fedeli.
Omnia parvula sunt pavida. Non nascerà
più Ulisse?

*

35

Il dottore calcolò le distanze.
Gessi cordicelle e lampi
Sui verbali striati
Mostrarono tanto poco. Ad angolo
retto il manichino colpì la terra,
dalla finestra un segno ad arco.
La scalfittura sul naso non fu
libro di lettura.
La donna nera ricordò gli anni
che nascosero telai d’ombra.

Il funzionario inciampò in cantina,
il fantoccio tornò dalla polvere
al furgone per l’inceneritore.
Non volle chiedere se un manichino
magari preferisse la vetrina.

ottavio rossani

ottavio rossani

33

Come mani vibrazioni del violino
lamentoso, non l’Orrendo amico
notturno che saprebbe chiudere,
parlare su di me,
IO elementi maiuscoli
elasticità dilatante

Notte chiara, radio passante
sull’aria vocativa di Zanzotto.

Tu arrivi col treno
fremi freni tremi
battito d’ali come farfalla
nel ritmo di un blues.

E l’alba c’est arrivée
così un bacio, la pelle nuda

*

43

Dalla folla la mano lanciò la bomba*
che viaggiò sul Mediterraneo
morirono in quattro nel silenzio
che spostò i nostri corpi nel cortile
poi vidi la bionda Gabriella senza
sangue nel ventre aperto
il busto del discusso eroe
ricorda ancora l’altra vittima dal
collo spezzato sulla vicina aiuola.

Non c’è veggente oggi che spieghi
l’incrocio delle cose
donna immortale, Italia, tu continui
lontana ad addolcire bellezza
a figli improbabili lavati di sangue

*Nota: la vittima del quadro 26 è il giornalista Walter Tobagi, ucciso il 28 maggio 1980; il giorno evocato nel quadro 43 è quello della strage davanti alla questura di Milano

8 commenti

Archiviato in antologia di poesia contemporanea, poesia italiana del novecento