Archivi del giorno: 25 agosto 2014

POESIE SU PERSONAGGI STORICI, MITICI O IMMAGINARI – POESIE di Salvatore Martino “Federico II” “Il ritorno a casa” “Il messaggio dell’imperatore”

Federico II

Federico II

Salvatore Martino è nato a Cammarata, nel cuore più segreto della Sicilia, a mezza strada tra Palermo e Agrigento, il 16 gennaio del 1940. Attore e regista, vive in campagna nei pressi di Roma.

Ha pubblicato: Attraverso l’Assiria (1969), La fondazione di Ninive (1977), Commemorazione dei vivi (1979), Avanzare di ritorno (1984), La tredicesima fatica (1987), Il guardiano dei cobra(1992), Le città possedute dalla luna (1998), Libro della cancellazione (2004), Nella prigione azzurra del sonetto (2009), La metamorfosi del buio (2012) .

È direttore editoriale della rivista di Turismo e Cultura Belmondo. Dal 2002 al 2010  ha tenuto un laboratorio di scrittura  creativa poetica presso l’Università Roma Tre, e nel 2008 un Master presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.

Federico II

Federico II

Salvatore Martino

Federico II

I corvi sulle torri a picco e intorno pietraie
di verdegrigio verso la cima conifere incredibili
portate qui da chissà quale Svevia mentre
la sera allevia il secco procedere degli astri

L’imperatore e gli amici intorno al tavolo
dalle finestre gotiche smuore l’arancio
il crepuscolo adultera i destini e le facce
comincia il rito per l’altra conoscenza

L’occhio del falco posato sulla mano
scruta il mutare della sorte e dell’anima
dei favori e del tempo in un’orgia
iniziatica passeggia il tradimento

La voce è grave e il cor di Federico
viaggia la mano sopra la carezza
dell’uccello amico e nemico certamente
rapace carnivoro e crudele

Domani la caccia un trattato di pace
soliloqui di amanti i versi per un bacio
l’impeto giovanile nel torneo
la disumana lotta contro Roma e Dio

Gira il pugnale la lama brilla al chiarore delle
fiaccole dove si fermerà la punta e il segno?
In quale cerchio divinerà la morte
nell’Angelo nel Sole o nella Temperanza?

Sereno distaccato l’Imperatore aspetta che il gioco
delle carte sveli la trama la chiave dell’enigma
il fondo inesplicabile dell’essere il fondo dell’inganno
Chissà perché dalle finestre s’indovina il mare

varcato un giorno verso la Terra Santa
falso lo scopo falsa la crociata
È qui! Tra queste mura d’ottagono perfetto
confluenza di opposti crogiuolo d’infiniti cardine

finalmente aperto è qui ! ma dove? l’unica risposta
Gli amici e Federico il dominio del cielo
quello sicuro dell’inferno uniti in questa sala dove
il fuoco si spegne e terribile albeggia dalle torri

Gira il pugnale la lama è sangue
per la cena del falco le teste dilaniate degli amici
Se avesse conosciuto il fanciullo divino a Salisburgo
e camminato con lui verso la reggia sonando

insieme un flauto su per le Murge
e inseguendo un uomo o un serpente
fosse caduto nella Regina della Notte
e divenuto uccello fosse tornato

dove l’acqua svanisce e s’ubriaca il tempo
se la notte invocata non avrà mai fine quando
potrà riconquistare il sogno e gli amici la poesia?
Presto ! Presto! O mai più

(Da Commemorazione dei vivi, 1979)

la battaglia di Parma XIII secolo

la battaglia di Parma XIII secolo

Il ritorno a casa

Un ambiguo responso dalle carte
mentre sul mare s’intuiva la sera
le nuvole sognavano un incontro
interrogando chissà quale tela

Per un niente si sa hai trattenuto
i fili sul telaio le canzoni
i tratti scoloriti di una immagine

Verso la piana d’Ilio s’è imbarcato
con due valigie logore una giacca
un passaporto falso nei calzoni
accusato di truffe di estorsioni
deve ancora scontare dieci anni

A bordo l’ha salutato l’ammiraglio
hanno fischiato i marinai la banda
lui confuso un po’ dall’emozione
ma forse solamente recitava
ha trascurato il saluto per la moglie
di ringraziare il capo del partito
di menzionare il figlio brigatista
il padre cavaliere della guerra
di cancellare la sua firma in banca
di passare all’anagrafe in Comune

Senza saperlo è diventato Ulisse
almeno per gli Achei
di uomini-serpente bisognosi
di stratagemmi equini

Nel salutare il cane ha poi indugiato
con la mano sul dorso
un gesto estremo di riconoscenza
davanti alle telecamere ha sorriso
mostrando i gradi le decorazioni
nessuno sa dove li ha guadagnati
nel discorso ufficiale s’è tradito
parlando di trucchi e d’avventure
come falsificare assegni
confondere memorie ai terminali
costruire sul nulla una carriera
ma subito da attore consumato
fiutando il pericolo nell’aria
ha convertito tutto questo in gioco

Verso la piana d’Ilio s’è imbarcato
forse ritornerà carico d’anni
di astuzie rinnovate d’invenzioni
un vecchio ormai stanco di lottare
maleodorante sporco prosciugato
cullato da fanciulle incantatrici
nel suo vagabondare
da ninfe solitarie dalla dea
deriso sbeffeggiato dai compagni

Gli si fecero incontro i Pretendenti
senza nemmeno salutarlo
il cane immobile di tenebra infinita
invalicato custode della soglia
l’azzannò con un balzo nella mano
mentre tentava d’imbracciare l’arco

Allora soltanto la Regina
rompendo d’improvviso
vent’anni d’inutile silenzio
facendosi scudo di Telemaco
sollevò sulla fronte la vendetta
Invocate le Erinni della casa
il fuoco dei Penati
freddamente scrutandolo negli occhi
gli sputò per tre volte sulla bocca
la sua incontaminata verità

Si fece un mistico silenzio nella reggia
sfilarono traditi i Pretendenti
Solo per questo lurido relitto
avevano aspettato questi anni
per misurarsi con un simulacro
un uomo che da sempre non esiste?

Si chiusero le porte dietro i passi
il ragazzo intonò dolcemente una canzone
e di nuovo il silenzio
Il battere soltanto del telaio
contro le mani della donna
come un avvertimento scandiva l’aria
Ulisse finalmente era tornato

Da Il guardiano dei cobra 1992

Federico II

Federico II

salvatore martino

salvatore martino

Il messaggio dell’imperatore

L’avanguardia macedone avanzava
a fatica
dimenticato il clamore
dell’ultima battaglia

Cercavano Dario che fuggiva

All’estremo orizzonte
d’improvviso
appena visibile
poi sempre più vicino
quello che restava
dell’esercito persiano

E staccato da esso
ancora più lontano
un solitario carro trascinato
da due vacche ferite

Un anonimo soldato si avvicina
a quello che era stato
il Re dei Re
disteso e morente
il suo cane soltanto
lo guardava
Immagino che l’uomo
in un sacro silenzio
abbia accostato alle sue labbra
un bicchiere di vino
un ultimo segno di follia
e accarezzando il cane
nel gesto antico della fedeltà
abbia ascoltato
le ultime parole del sovrano

– Ti prego
di al tuo Re
che mi incontrasti
nell’ultimo bagliore della vita
ti prego
devi dire ad Alessandro
quando una sera di giugno lo vedrai
disteso e morente a Babilonia
che il suo impero di sabbia
si scioglierà nell’acqua
Quello che fu il mio impero
ritroverà il passato splendore

Così nella mia morte
il mio sogno ritorna
nella sua discende nell’oblio-

(Da libro della cancellazione 2004)

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