POESIE DELLA MORTE di Roberto Farina (1981-2001) da “Cenere in gola”, “Sopravvissuto ad un inverno” (2001) Commento di Giorgio Linguaglossa

Albrecht Durer Apocalisse incisione

Albrecht Durer Apocalisse incisione

da Roberto Farina (1981-2001) Cenere in gola, Scettro del Re, Roma, 2001

“La brevissima esistenza del calabrese Roberto Farina (nato a Milano nel 1981 e suicida il 19 dicembre 2000), è sufficiente a darci l’idea di uno straordinario temperamento poetico, autore di un unico libro uscito postumo. Dopo la sua tragica morte, da un quaderno di appunti saltano fuori delle composizioni datate dai dodici ai diciannove anni di cui nessuno, né tra la sua famiglia né tra gli amici più stretti, ne è a conoscenza. Vengono pubblicate ad opera di un piccolo editore, ed è subito un caso letterario: è la rivelazione di un poeta precocissimo. Nel risvolto di copertina di Cenere in gola (2001) scrivevo: «Roberto Farina è uno spirito impetuoso: egli vive, sa che soltanto la vita è irripetibile, e dunque la sua poesia reca le indelebili tracce di una vita straripante di energia, tumultuosa e fragorosa. E la sua poesia risuona a diecimila decibel di distanza con gli scarponi chiodati della necessità. Oportet vivere, e la poesia non sarà che il precipitato della vita. Roberto Farina appunta questi testi precipitosamente, prima che lo raggiunga la morte. Roberto corre sempre più velocemente forse nel tentativo di esorcizzare l’ombra. E la sua vita precipita. Nessuno può ricostruire l’ordine logico in cui i testi si susseguono; è soltanto una sfida metafisica che presiede questa corsa disperata verso la morte. Forse non v’è altro filo conduttore per ricostruire il libro che l’autore aveva in mente. Il libro della vita scrive il libro della poesia… Il titolo che forse Roberto aveva in animo: «Sopravvissuto ad un inverno», indica lo spavaldo duello intrapreso dal giovanissimo poeta con il mistero… Ma in questo tragico duello è il fioretto del buio che colpisce il poeta. Forse è destino del poeta restare sempre giovane a dispetto della tenebra e della morte…».

Una poesia scritta a dodici anni recita: «Un trenino che cammina / Verso l’Africa s’avvicina / Carico di cibo e di giochino». Siamo davanti ad un talento naturale: la poesia del giovane Farina nasce da una sorta di mitico equilibrio tra natura e cultura, una ricerca assoluta di autenticità che si esprime in un discorso  poetico personalissimo, «povero», che segue e insegue i propri tic e le proprie idiosincrasie, le proprie paure ed ansie senza alcuna mediazione letteraria, senza alcun ammiccamento o allusione al linguaggio della tribù. Un esempio impareggiabile di quel declino delle oggettualità che si percepisce nella poesia più avvertita e di quella personalizzazione dello stile che viene piegato, a caldo, alle modulazioni delle  proprie esperienze significative»”.*

*da Giorgio Linguaglossa Dalla lirica al discorso poetico. Storia della poesia italiana (1945-2010) EdiLet, Roma 2011 pp. 390 € 16

 

Albrecht Durer ex libris

Albrecht Durer ex libris

Sopravvissuto ad un inverno

.
Sin dalla candida età della fanciullezza la
Scenografia dei miei incubi era fredda e cupa come
L’inverno. L’oscurità avvolgeva la mia ombra sino
A privarmene. Camminavo nelle tenebre
Cosciente di non avere più il mio gemello
Siamese, la mia sagoma, il mio profilo preferito.
Temo le ombre notturne, quelle provocate dalla luna.
Durante queste notti la luna regala
Ad ogni elemento la propria ombra, in essa gli spiriti non si rifugiano,
Si nascondono in attesa di poter tendere i loro
Agguati. Ahimé chi ha la sfortuna di capire queste
Cose, le viscere del mondo di colpo si stringeranno
In gola fino a vomitargli addosso il panico.

Non so per quale motivo adoro correre così veloce
Per poi fermarmi istintivamente
Su questa ripida collina
Sul ciglio della rupe. Sono stremato oggi ho corso più
Veloce del solito ma è stato ancora più eccitante.
È bello poter osservare il volo degli uccelli da un
Punto di vista più alto del loro.
Se volessero potrebbero certamente volare più in alto
Ma andrebbe contro i loro interessi.
Lì giù oltre questo precipizio regna la vera voce della
Natura: il silenzio.
È un posto fantastico dove la quiete ingoia ogni pensiero
E dove la pace dei sensi raggiunge l’apice della perfezione.
Osservare come il sole scappi dietro le montagne è semplicemente
Stupendo, rapidamente sembra nascondersi dalla
Luna che imponente si sveglia nel mare.
La mia casa è laggiù, dove dormono
Thelma, Saffo e Louise, oltre la rupe di Leucade
Dove le parole non volano nel vento ma vengono
Assorbite dalle pareti argillose
Nelle quali rimangono incise come
Fossili della Turritella, della Thracia papyracia
O della Pecten jacobaens tanto cara a Botticelli.
Il mio mondo è questo, qui ho le mie cose,
Le mie passioni, le mie divinità, la mia arte,
La mia libertà, il mio riposo.
Questo è tutto per me, è la mia gioia e il mio dolore,
È la mia felicità e il mio terrore,
È il mio giorno e la mia notte,
Il mio sogno e il mio incubo,
La mia vita e la mia morte.
Io abito qui ma fino al calar del sole quando
Devo tornare a casa perché qui non posso restare,
Non sono desiderato. Così torno alla mia abitazione
Dove abito con i miei, dove ho dormito solo dall’età di dieci anni.
In effetti mia madre non condivide questo mio modo di vivere
Ma io allo stesso modo non condivido
Il suo e così ci vediamo solo dopo il tramonto
Quando necessariamente torno a casa per non imbattermi
Nelle anime delle bestie tristemente lasciate cadere giù
Non molti anni addietro.
Mio nonno mi raccontava che nei periodi di carestia e
Guerre gli animali si ammalavano facilmente a causa…

(senza data)

Sustov Roman, New Trojan Horse, 2013

Sustov Roman, New Trojan Horse, 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

Il trenino

Un trenino che cammina
Verso l’Africa s’avvicina
Carico di cibo e di giochini.

Dei bambini africani
Aspettando in riva al mare
Guardan lontano
Il trenino che sta per arrivare

(22 aprile 1992)

 

La mimosa bagnata

Un bimbo non vedeva l’ora
Che venisse il giorno.
Ma eccolo là che arriva,
Il giorno delle donne.
Il bimbo alzò la pargoletta mano
Per cogliere un rametto di mimosa.
È piovuto, un gocciolio d’acqua
Scendeva dalle foglie
Di una mimosa,
E il sole sbucava
E scintillava tra le nuvole.
Il pesco è in fiore
Con un manto rosa,
È la primavera che arriva
Col passar dei giorni

(10 marzo 1991)

Van Dürer tot Escher. Ex-libriskunst uit de collectie Jansen-Ebing' te zien. Ex-libris .

Van Dürer tot Escher. Ex-libriskunst uit de collectie Jansen-Ebing’ te zien. Ex-libris .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le strade di Berlino

Voglio vendere il mio corpo
Ho voglia di battere le strade di Berlino
Vorrei far tardi fino al mattino
Giocare tra le ombre a nascondino
Riuscire a rubare un preziosissimo bottino.

Ho voglia di andare a letto con un Santo
Vorrei fare jumping dal palazzo più alto
Regalare al Papa un viaggio per l’inverno
Di sola andata per l’inferno.

Voglio vendere il mio corpo al miglior offerente
Voglio vendermi.

Sarebbe interessante
Dedicarsi agli affari
Lasciare questo inferno.

Albrecht Durer ex libris

Albrecht Durer ex libris

Dorian

Dorian che ti succede?
Cosa pensi quando ti fai guardare
Le sue mani esprimono il tuo essere
Pochi istanti e sarai sempre così.
Pochi istanti per essere straziato dalla tua bellezza.
Ma Dorian capisci cosa
Ti sta succedendo?
Dorian che succede?
Hai lo sguardo distratto e
Idee confuse.
Qual è la sensazione più bella
Provala e descrivila.
Non è semplice vero?
Dorian che ti succede?
Forse non è questo ciò che vuoi
Ma guarda in fondo alla normalità
Scoprirai la diversità della tua grazia
Dorian perché non parli?
E ti ostini alla banalità delle azioni.
Guarda in faccia alla realtà
Il tempo vuole portarti con sé.
E non c’è niente di cui vergognarsi
Solo avere coscienza
Di ciò che porti dentro.
E non c’è motivo di evitare gli altri
Questo è il mondo che ti spetta
Impara bene la tua parte
e recita con semplicità
Per essere te stesso.

Albrecht Durehr The Fall of Man (Adam and Eve) 1504

Albrecht Durehr The Fall of Man (Adam and Eve) 1504

Cenere in gola

I

Un’illusione incombe ad un’altra
La mia vita non ha più senso
Ossessionata dalla depressione
non cerco altro che la perfezione

Riesci a vedere la rupe che custodirà la mia anima

Posso vedere i colori che mi girano intorno
Osservare il roteare delle onde
Sentire il vento che porta via la povere
Assaggerò il sapore della cenere in gola

Riesci a vedere la rupe che custodirà la mia anima

Ho venduto il mio cuore al vento
Non sopporto chi mi sta addosso
Chi mi reputa strano
E chi ha torto

Non sopporto chi mi sta addosso
Chi segue i miei passi
E chi ha torto

Un passo nel vuoto
La semplicità delle parole
La tranquillità dei sensi

Sto assaggiando si sapore della cenere in gola

(29 ottobre 1998)

Albrecht Durer ex libris

Albrecht Durer ex libris

Cenere in gola

II

Oggi è il giorno giusto
Per guardare il mondo
E vedere come i suoi
Colori mi girano intorno.
Oggi è il giorno adatto
Per osservare il roteare delle onde
Sentire il vento che porta via
I cristalli di polvere
Senza chieder il loro parere.
Riesci a vedere la rupe
Che custodirà la mia anima?
Un passo nel vuoto
La semplicità delle parole
La tranquillità dei miei sensi.
Potrò ascoltare il fischio
Dei freni del mondo.
Potrò assaggiare il sapore
Della cenere in gola.
E finalmente ti dirò:
“Ho venduto il mio cuore al vento”.
Che ne pensi, riuscirò
A compiere la mia impresa?
resteranno solo fogli
Scolpiti dai miei pensieri
E finalmente
Assaggerò
Il sapore della cenere in gola

(29 ottobre 1998)

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19 commenti

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19 risposte a “POESIE DELLA MORTE di Roberto Farina (1981-2001) da “Cenere in gola”, “Sopravvissuto ad un inverno” (2001) Commento di Giorgio Linguaglossa

  1. Ho venduto il mio cuore al vento / non sopporto che mi sta addosso: indubbio il talento. Non mi torna la storia del quadernetto postumo trasformato in caso editoriale, capita sempre più spesso che la poesia debba farsi strada sgomitando coi mezzucci. Per carità non posso provare nulla, ma siamo sicuri che nessuno abbia messo mano al quadernetto saltato fuori per caso? Boh, o abbiamo perso il più grande poeta mancato del XXI secolo, oppure gatta ci cova…

  2. antonio sagredo

    Caro George, sempre lodevoli le Tue scoperte, come questo Poeta.
    Ma che c’entra lo scrittore russo con Albrecht. Durer ?????????????

  3. alberto sparapizza

    non posso considerare questo insieme di parole dei versi:

    Temo le ombre notturne, quelle provocate dalla luna.
    Durante queste notti la luna regala
    Ad ogni elemento la propria ombra, in essa gli spiriti non si rifugiano,
    Si nascondono in attesa di poter tendere i loro
    Agguati. Ahimé chi ha la sfortuna di capire queste
    Cose, le viscere del mondo di colpo si stringeranno
    In gola fino a vomitargli addosso il panico.

  4. Asino Crusca

    Segnalo illuminandomi la magnifica ode strepitosa A ROBERTO dell’illustrissimo e valente Prof. Dante Maffia, scritta con incredibile tratto e delicatissima mano:

    Ogni giorno una rupe
    dentro noi sì erge
    per spingerci nel gorgo allucinato
    del quotidiano protrarsi degli eventi.
    Ogni giorno una rupe s’apre
    all’improvviso sul vuoto e grida
    la nostra precarietà umana.
    O forse nella presenza sfuggente
    e tenera della fioritura
    volevi trovare il senso del volo,
    giustificare la morte, darle
    la voce dei dolci connubi.
    Nessuno ebbe l’ardire di fermarti:
    gli alberi, i fiori , la brezza notturna
    risero con te, ti assecondarono.
    Ci resta la tua voce di poeta
    che sa scavare nell’ombra
    e nella luce
    e fa vibrare l’anima
    per accostamenti inediti.
    Le tue parole non periranno:
    sono vita che geme,
    ansia del divenire,
    città di sogni aperta all’inunito.
    (Dante Maffia)

    Pur rendendo immortale Roberto i versi di Maffia, Roberto è morto lo stesso. L’immortalità dell’arte è una «cagata pazzesca» (cfr. La corazzata Kotiomkin … è una cagata pazzesca!)!

    • gentile Signor Asino Crusca,

      la pregherei di evitare per il futuro di inserire analoghe pseudo poesie dell’autore in argomento che trasudano vacua retorica e buonismo imbonitorio, anche in considerazione che qui si tratta di un giovanissimo talento di 19 anni che si è suicidato. Cerchiamo di rispettare la memoria di Roberto Farina.

      • Asino Crusca

        Gentile dr. Linguaglossa, l’emerito testo non è stato scritto da me. Io non sarei in grado di raggiungere simili vette artistiche. La responsabilità verso la memoria di Roberto Farina, non è mia, io che mi limito a segnalare alla Vostra attenzione un documento di enorme valore storico/estetico. Ma di chi l’ha scritto… Non trova?

  5. Gentile Asino Crusca,

    la composizione da lei postata di tal Dante Maffìa è un esempio di retorica da accatto, di spondiloartrosi letteraria, di frasi fatte e rifatte, luoghi comuni, fritti e consunti, ma ha fatto bene a postare tali sciocchezze che con la letteratura non hanno niente a che fare, così ogni lettore potrà farsi una propria idea sul testo proposto e sul suo autore.

    Le dirò di più, il testo fa parte di una plaquette edita da Lepisma nel 2003 che raccoglieva le poesie di autori del sottobosco con una poesia dedicata alla memoria del giovane Roberto Farina. Lo so con precisione, perché all’epoca fui invitato dall’organizzatore caporione Dante Maffìa a mandare una mia poesia, cosa che ovviamente mi guardai bene dal fare e dal partecipare ad una operazione che confliggeva con la memoria del ragazzo e con i miei principi etici.

    • Asino Crusca

      Gentile dr. Linguaglossa, cedo alla violenza razionale della Sua argomentazione. Come detto, mi limitavo a segnalare un documento, non a comporlo. Essendo un Asino, non d’oro, a volte mi dimentico della differenza tra scrivere versi e segnalare versi scritti da altrui individuo. La scongiuro, non mi faccia incarcerare: ce lo vede un Asino in carcere? In carcere non dovrebbero finirci le Volpi?

  6. Dimostri il suo coraggio palesandosi con nome e cognome invece che trincerarsi dietro la maschera di nomi posticci e fittizi. Se qui, dico nel blog, c’è un codardo che non ha il coraggio di esporsi con il suo nome e cognome, questo è lei. Un codardo e anche un (ma sì, è il nome che ha scelto: Asino!)

    • Asino

      Giosuè, poeta moderno e grande – non ramingo, affamato, ospite di caprai, come l’antico Omero; ma (ohimè!) commendatore lucido e rotondetto nelle corti e tra i ben nutriti -maravigliato dal mio guardare attonito chiesemi con dolcissimo suono di rime:

      Oltre la siepe, o antico paziente,
      de l’odoroso biancospino fiorito,
      che guardi tra i sambuchi a l’oriente
      con l’accesa pupilla inumidita?”
      Io non guardo all’oriente, o poeta, ma guardo al mondo che è del tutto…disorientato.
      Guardo a questa matta popolazione di asini divisa in due categorie:
      Gli asini da soma; e gli asini d’oro,
      I primi vanno ai campi; i secondi stanno alla greppia.
      I primi portano la farina; i secondi…la mangiano!
      Guardo al fenomeno curioso, e ne penso la causa: perché tutto ciò?
      Perché i primi hanno il basto; e i secondi…il bastone.
      Oh vivaddio…basta!Io, nato fra gli asini da soma, non
      Penso l’ardente Arabia e i padiglioni di Giob,
      ma penso, per Giobbe! che è ora di finirla, e col primo vagito mando un raglio di ribellione:
      compagni di fatica! sprangate a calci a destra, a sinistra…e al centro!
      Buttate il basto! e frantumate il bastone!
      Per tutti la fatica! per tutti la farina!
      [L’Asino]

      Possibile, tu quoque, non mi riconosca?

      Perdonandomi del mio eterno «guastare» ancora e ancora/
      mi attendo un tuo sorriso alla fine di tutto ‘sto casino,/
      come ti diverti dei nickname falsi del caro amico Gongora,/
      non devi minacciar sanzioni a un multiforme Asìno.

      • gentile “Asino”,

        chi lei sia non me ne importa niente, chi si cela dietro di lei io lo so ma lo tengo per me: voglio vedere se lei ha il coraggio di declinare le sue generalità.
        Lei non è neanche un letterato, altrimenti non avrebbe postato quella misera composizione di quello che lei considera “Maestro”, e non è neanche capace di entrare nelle discussioni critiche che in questo blog si fanno. Il suo nome lo dice: è un “Asino”.

        • Asino

          Asino Galante, se non… Galantara. Chi sono?

          • Giuseppe Panetta

            Sei l’asino di Buridano, ecco chi sei.

            • Asino

              Gentile Prof. de Professori, l’Asino di Buridano è liminale. L’Asino di Galantara, (e)liminato. Non esca dall’argomento: ci difenda, se ha una Sua opinione critica, i mirabilissimi versi dell’incommensurabile Maffia, svillaneggiati, con grande ragione critica, dal dr. Linguaglossa. Che ne dice, Panetta, che ne dice? Qualcuno difenda il Prof. Cav. Maffia, medaglia d’oro alla cultura! Lei che è amico fraterno del Prof. Cav. Maffia!!! Ah, questa maledetta tendenza italiana all’alektorofonìa («In verità ti dico che questa notte, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte»)…

  7. Giuseppe Panetta

    E no, non cado nel suo trabocchetto Asinello mio. Io difendo i deboli, gli ultimi che non saranno mai i primi, purtroppo. E al canto del gallo preferisco il coccodè della gallina che significa che ha fatto l’uovo. E io me lo magno.

    • Asino

      Carissimo, Maffia è debole, indifeso, davanti alle bordate critiche del dr. Linguaglossa, espresse con una veemenza critica invidiabile. Ma non c’è nessuno, qui, in grado di difendere lo sventurato Dante? Per Dante vale la massima «Non ragioniam di lor, ma guarda e passa». Panetta, Panetta mio, il buon samaritano si fermò.

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