Archivi del giorno: 12 agosto 2014

POESIE SU UN PERSONAGGIO STORICO, MITICO O IMMAGINARIO di Maria Rosaria Madonna, Anna Ventura, Francesca Diano, Giorgio Linguaglossa

soldati a cavallo sul set

Di giorno, evita Gabirio di mostrarsi in pubblico
con il purpurisso strofinato sulle labbra
e imbrattato di cerusso il faccione torbido

(Iniziamo la pubblicazione di un ciclo di poesie su un personaggio storico, mitico o immaginario, ciascun autore può inviarle alla e-mail di Giorgio Linguaglossa).

attori sul set

Di notte, il tribuno Gabirio si lima le unghie smaltate
e si umetta le guance di cinabro,

Maria Rosaria Madonna

Il tribuno della plebe Gabirio

C’è sempre un senatore, un impostore, un Gabirio
al quale puoi rivolgere doleances, istanze, protocolli, anfibologie…
Di notte, il tribuno Gabirio si lima le unghie smaltate
e si umetta le guance di cinabro,
con l’ausilio di una spugna del mar Morto
assiso di scosceso sulla lettiga dalle bianche tende
portata a spalle da quattro poderosi schiavi mori
scorrazza per l’Urbe alla ricerca di efebi virili.
Deambula, il tribuno, a fatica con il ventre prominente
e le pachidermiche natiche…
dicono gli iettatori a causa di una sciatalgia…
ma è una bugia buona per gli oziosi.

Di giorno, evita Gabirio di mostrarsi in pubblico
con il purpurisso strofinato sulle labbra
e imbrattato di cerusso il faccione torbido,
e la culotte di trine indossa sotto la candida tunica
raccolta con un nodo sulla spalla.
Ma noi suoi commensali e compagni di prebende
che sappiamo il suo sordido vizio
ai posteri volentieri ne consegniamo notizia
per sua imperitura nequizia.
Dicono gli iloti che il tribuno Gabirio ami il suo delirio
più delle ostriche d’Egitto e del pasticcio di anguille della Giudea.
Dicono le male lingue che nel bel mezzo del convito,
Gabirio con la bocca infarcita di fagiani
al miele e di conigli in umido,
trovi la sua migliore e più imponderabile ispirazione,
una sordida ispirazione per le sue miserabili vanterie,
dice Gabirio di essere il più grande dei poeti dell’Urbe
e che i suoi versi lo scorteranno verso l’eternità.

Al di là del peristilio della sua villa
postulanti in fila attendono il proprio turno:
tanti, troppi questuanti, troppi contenziosi
che il tribuno deve sbrogliare…

Una folla maleodorante di questuanti illirici,
faccendieri greci e banausici etruschi
che parla lingue incomprensibili
e si accalca e sgomita sulla pubblica via…
(nutro dei dubbi sulla solidità della loro spina dorsale)
una schiera variegata e interminabile…
che chiede udienza, presenta memorie
ed istanze, reclama mercedi…
che scalpita come il cavallo Incitatus e offre
i propri innominabili servigi.

Venere li conduce, Mercurio li divide, e Marte, opino, farà il resto.

(Inedito, da Tutte le poesie 1985-2002)

mitridate va in guerra contro i romani

Mitridate va in guerra contro i romani – Mitridate meticolosamente prendeva/ la sua porzioncina di veleno

Anna Ventura

Mitridate

Mitridate meticolosamente prendeva
la sua porzioncina di veleno,
ma sapeva che, comunque,
sarebbe morto avvelenato:
dalla paura; dalla diffidenza;
dall’assenza di ogni fiducia.
Un giorno particolarmente cupo
chiese a un servo se anche lui,
per caso,
avesse quella paura del veleno;
quello gli rispose che di paura non ne aveva.
“Sono troppo povero-disse-
perché qualcuno possa trarre profitto
dalla mia morte.”
Mitridate pensò, allora,
che erano la ricchezza e il potere,
il suo grande pericolo,
la causa prima della sua solitudine.
Per un attimo immaginò
di essere un povero,
uno di quei tanti straccioni
che si accalcavano nel retro
delle sue cucine, contendendosi i resti
dei suoi opulenti banchetti: l’idea
non gli piacque per niente:lui
era Mitridate,
e niente poteva sottrarlo a se stesso;
perciò ingoiò la sua razione quotidiana
e si avviò in pace
nei labirinti della sua lussuosa dimora.

(Inedito, 2014) Continua a leggere

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