QUATTRO POESIE INEDITE di Francesca Diano Fisiologia delle comete con versione in inglese SUL TEMA DELL’UTOPIA O DEL NON-LUOGO

utopia di Winter Guest

utopia di Winter Guest

 L’isola dell’utopia è quell’isola che non esiste se non nell’immaginazione dei poeti e degli utopisti. L’Utopìa (il titolo originale in latino è Libellus vere aureus, nec minus salutaris quam festivus de optimo rei publicae statu, deque nova insula Utopia), è una narrazione di Tommaso Moro, pubblicato in latino aulico nel 1516, in cui è descritto il viaggio immaginario di Raffaele Itlodeo (Raphael Hythlodaeus) in una immaginaria isola abitata da una comunità ideale.”Utopia“, infatti, può essere intesa come la latinizzazione dal greco sia di Εὐτοπεία, frase composta dal prefisso greco ευ– che significa bene eτóπος (tópos), che significa luogo, seguito dal suffisso -εία (quindi ottimo luogo), sia di Οὐτοπεία, considerando la U iniziale come la contrazione del greco οὐ (non), e che cioè la parola utopia equivalga a non-luogo, a luogo inesistente o immaginario. Tuttavia, è molto probabile che quest’ambiguità fosse nelle intenzioni di Moro, e che quindi il significato più corretto del neologismo sia la congiunzione delle due accezioni, ovvero “l’ottimo luogo (non è) in alcun luogo”, che è divenuto anche il significato moderno della parola utopia. Effettivamente, l’opera narra di un’isola ideale (l’ottimo luogo), pur mettendone in risalto il fatto che esso non possa essere realizzato concretamente (nessun luogo).

francesca diano

francesca diano

Francesca Diano è nata a Roma nel 1948 e vive a Padova. Laureata in Storia dell’Arte, ha vissuto a Oxford e Londra. Ha insegnato all’Istituto Italiano di Cultura e ha lavorato al Courtauld Insitute. Ha vissuto a Cork, in Irlanda, dove ha insegnato all’University College e ha tenuto lezioni pubbliche sull’arte italiana contemporanea. Dai primi anni ’80 è consulente editoriale e traduttrice letteraria di poesia, narrativa e saggistica per vari editori, tra cui Fabbri, Neri Pozza, Donzelli, Guanda. E’ la traduttrice italiana delle opere di Anita Nair. Studiosa di folklore e tradizione orale irlandese, ha curato l’edizione italiana delle Fairy Legends di Thomas Crofton Croker (Neri Pozza, 1998) e quella anastatica dell’originale (The Collins Press, 1998).

Autrice di saggi, testi narrativi e poetici, nel 2012 ha vinto il Premio Teramo. Nel 2010 ha pubblicato il romanzo La Strega Bianca – una storia irlandese e la raccolta di racconti Fiabe d’amor crudele (Edizioni La Gru, 2013). Suoi testi poetici sono presenti sui blog letterari Moltinpoesia, Cartesensibili, La presenza di Erato

cop francesca diano3

 

 

 

 

 

 

 

 

Francesca Diano Fisiologia delle comete

a James Harpur

I

Sciamando come pesci di barriera
Corallina le comete saettano
Guizzanti nel ventre del cosmo
Che le attira come un amante
Avido di energia.
Angeli dalle ali di farfalla
Tempestate di occhi
Ardenti serafini fuochi pii
Sfiorano il sole invidioso
Dei loro corpi liberi e veloci
Dell’esattezza acuta del ritorno.
Sassi neri più dell’atro carbone
I loro cuori si sfrangono in frammenti
Di vita trascinati dal vento solare
Cauda pavonis et fulminatio
Nella putrefazione
Perché la nigredo si compia.
Percorrendo l’antico sentiero
Oscurano abbagliano incendiano
Attraverso la trasparenza della chioma
Le quiete costellazioni fisse in cielo.
Da pascoli distanti si lanciano
A esplorare – astri fulgenti dell’istante –
Incaute nell’ardore che le consuma
Innamorate del vuoto s’immolano
Alla sete della scoperta
Compiendo il rito primigenio
Della creazione
Fiat lux

.
II

Cuori di ghiaccio di carbonio e metano
Fusi insieme in un nucleo
Cui l’esigua albedo sottrae
In apparenza il lampo mercuriale
Sprofondano nel crogiuolo dello spazio
Perché si compia la trasmutazione
Della materia in luce e in energia
Nella sublimazione di un’anima volatile.
Sventagliando le chiome lievitanti
Come soli viventi nell’istante
Esplodono segnando tracce auree
Scrivono in cielo caducei eterei.
Fenici risorgenti dall’incendio
Del proprio corpo – pavoni siderali
Si raccolgono in branchi ai confini
Dell’universo ma per poco
Poiché amore le attira come calamita
Il metallo, fatto sacro dal sacrificio –
Aurea citrinitas
Nella lestezza esatta del percorso.

.
III

Rebis sidereo unione dei mondi
Creatori di vita
Sfranto il nucleo in frammenti sulfurei
Tutto saetta attratto dal sovrano
Pianeta che si volve come le ruote
Di Ezechiele – corpo olimpico
Striato di rossi vapori violacei
S’apre all’unione cosmica
Inghiotte e fonde
Rifonda e genera
In vortici di fuoco
Divina rubedo
L’atto primo d’amore
Quintessenza creatrice
Perché sia eterno inizio
E fine eterna
Nell’eterno ritorno
Che si compie tra le galassie.

IV

Fiamma vivente
Come cometa l’anima
Si stacca dalla fonte dell’arsura
Che bruciando non arde
Che ardendo non brucia
Divampa nell’istante
Perché l’evento sia.
Vivida luce si riflette
Nella scia incandescente
In mille soli disgiunti
Che si fondono insieme
Come neumi – si scontrano
Cedono luce liquefatta
Creatura – si fa eterna nell’istante
Istantanea nell’eternità
Del proprio essere
Torna alla fonte vivente fiamma
Nebula contemplata e contemplante.

(Maggio, 2014)

magritte Un an avant sa mort, il composa «Du vert et du blanc », qui représente une vision apocalyptique

magritte Un an avant sa mort, il composa «Du vert et du blanc », qui représente une vision apocalyptique

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PHYSIOLOGY OF COMETS

To James Harpur
I

Swarming like fish through
Coral reef comets dart, flashing
In the womb of the cosmos
Attracting their bodies like a god
In love greedy for energy.
Angels with butterfly wings
Studded with eyes
Burning seraphs pious fires
Brushing against the sun, jealous
Of their swift free bodies
And of their sharp exactness.
Black rocks darker than coal
Their hearts shattered in fragments
Of life trailed by the solar wind
Cauda pavonis et fulminatio
In putrefaction
To accomplish the nigredo.
Flying along the ancient paths
They dazzle – inflame – obscure
Through the transparence of the coma
The fixed constellations in the silent sky.
Dashing from distant pastures they explore –
Celestial bodies refulgent through the instant –
Incautious in their consuming ardour
In love with the emptiness of space
Their lives devoted to discovery
Repeat incessantly the primeval rite
Of creation
Fiat lux

.
II

Hearts of carbon ice and methane
Merged together in the nucleus
From which the pale albedo seems
To steal the mercurial lightning.
Comets collapse in the crucible
Of space so that the transmutation
Of matter in light and energy may be perfected
By sublimating their volatile soul.
They wave the swelling comas
Like living instant suns
Exploding – tracing golden lines
Writing ethereal caduceus in the sky.
Phoenixes resurrecting from the flame
Of their own body – sidereal peacocks
In flocks they gather at the border
Of the universe – but only for an instant
As love attracts them like hard metal does
A holy magnet, in the swift citrinitas
Of their ritual path.

.
III

Sidereal Rebis union of worlds
Creator of life, its nucleus
Shattered in sulphureous fragments
It darts attracted by the sovereign
Planet revolving like Ezechiel’s wheel –
Olimpic body streaked
With red violet vapours –
Opening to the cosmic union
Swallows and melts
Melts again and regenerates
In flaming vortexes.
Divine rubedo
The first act of love
Quintessence of creation
So that eternal may be the beginning
And eternal the end
In the eternal return
Taking place in a circle
Among the galaxies

.
IV

Living flame
Like a comet the soul
Parts from the source of its burning thirst
Burning yet not scorching
Scorching yet not burning
Like wildfire spreading through
The breath of time
That the event may occur.
Vivid brilliance reflecting
The incandescent trail
In a million of disjointed suns
Yet cast together
Like neumes – they collide
Releasing shining liquor.
Creature – eternal becomes in the instant
Instantaneous in the eternity
Of its own being
Going back to the living source –
Flaming flame
Contemplating contemplated nebula.

(May, 2014)

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12 commenti

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12 risposte a “QUATTRO POESIE INEDITE di Francesca Diano Fisiologia delle comete con versione in inglese SUL TEMA DELL’UTOPIA O DEL NON-LUOGO

  1. Quattro poesie di ispirazione platonica. Riflessione sull’essenza dell’«albedo», cioè il «bianco», il colore dell’incolore, il colore dell’accecamento degli occhi. L’«anima» è simile alla «albedo», tende, come scrive Plotino, verso l’alto, verso il cielo e il cosmo, e lì si perde nelle profondità dell’universo:

    Fiamma vivente
    Come cometa l’anima
    Si stacca dalla fonte dell’arsura
    Che bruciando non arde
    Che ardendo non brucia
    Divampa nell’istante
    Perché l’evento sia

    L’«albedo» dunque, contrapposta alla «nigredo», è la soluzione finale dell’«anima» che si «solleva» dalla «nigredo» per riunirsi alla essenza primordiale del cosmo attraverso i tre stadi fondamentali del processo alchemico:
    Nigredo o opera al nero, in cui la materia si dissolve, putrefacendosi;
    Albedo o opera al bianco, durante la quale la sostanza si purifica, sublimandosi;
    Rubedo o opera al rosso, che rappresenta lo stadio in cui si ricompone, fissandosi.

    Processo ciclico, dunque, di tutte le sostanze, e quindi anche dell’anima che tende al suo vero colore, il bianco della bianchezza dove tutte le cose appaiono indistinguibili e indistruttibili.
    Tutta attestata sul piano dell’astrazione simbolica questa poesia di Francesca Diano è la riconferma di come oggi sia ancora possibile poetare a partire da esperienze esclusivamente spirituali, astratte.

  2. Grazie come sempre Giorgio della tua generosissima ospitalità e delle acute chiavi di lettura che offri a tutti noi, soprattutto agli autori stessi. E, per quanto mi riguarda, mi offri sempre grandi spunti di riflessione.

    Per i lettori – se qualcuno avrà la gentilezza di esserci – preciso che
    la traduzione in inglese è mia;
    James Harpur, a cui è dedicato il testo, è il grandissimo poeta irlandese che seguo da anni e di cui sto curando una pubblicazione per Crocetti di prossima uscita (sul mio blog trovate un’anteprima del suo “Voci del Libro di Kells”)
    il testo nasce dall’elaborazione di riflessioni che mi accompagnano da molto sulla natura dell’anima, sul processo alchemico e sulla mia fascinazione per le comete.
    Grazie ancora a Giorgio e all’Ombra delle Parole.

  3. Cara Francesca, apprezzo molto questa tua poesia stellare/cosmica perché è nelle mie corde. Anche io, nel mio piccolo, scrivo di cosmo e di pianeti, alcune le puoi trovare, gentilmente concesse, in questo blog, altre giaggiono nella nebulosa in attesa di farsi comete, Cauda pavonis et fulminatio, se mai ne avranno la forza, o di disintegrarsi a contatto con l’atmosfera. Sono desideri.
    Evito di entrare con chiavi di lettura nelle tue belle poesie, per non incorrere nel pericolo, sempre in agguato, di apparire “professore” e di ferire la sensibilità di qualche “dottoressa”. Ad ogni modo io e la mia ganza arroganza apprezzano questi tuoi testi, per quel che può valere.
    Leggo con piacere “Voci del Libro di Kells” riguardo James Harpur che non conosco.

    GP

    • Caro Giuiseppe, grazie! Molto onorata del tuo apprezzamento. Ma ti prego, entra pure con tutte le letture che vuoi! Non mi è mai parso che tu ti sia atteggiato a “professore”. Mi interesserebbe invece molto sapere anche le tue considerazioni, perché non sono testi semplicissimi e ci ho lavorato molto e con gran fatica, ma poi non so cosa arriva.

      • Quanto a Harpur, nessuno lo conosce in Italia, nonostante la sua fama e grandezza ed è per questo che sono felicissima di poterlo far conoscere io. Pensa che Madre Lingua, la rivista della Dante Alighieri, l’ha scelto come poeta irlandese più rappresentativo dopo aver letto le mie traduzioni.

  4. gabriele fratini

    Amo la poesia irlandese, sebbene non conosciutissima in Italia perciò non ne ho potuta leggere molta a parte i soliti noti, e aspetterò con interesse questo libro in uscita.
    Piaciute anche le sue poesie, da cui traspare chiaramente la sua passione per le atmosfere tipiche di quella poesia. Un saluto.

  5. Quanta musicalità in questi versi carissima Francesca, un piacere per la lettura!

    • Marisa Papa Ruggiero

      “…Sprofondano nel crogiuolo dello spazio
      Perché si compia la trasmutazione
      Della materia in luce e in energia
      Nella sublimazione di un’anima volatile.”

      Poesie come queste lasciano senza fiato!

      Fisiologia delle comete è danza nello spazio… è l’anima che viene toccata, intingendo nell’aria e nella luce il pennello delle parole…che dire di più? solo grazie, Francesca!

      Un saluto caro
      marisa

    • Gabriele, Almerighi, Marisa, vi ringrazio per la vostra gentilezza. In particolare Almerighi e Marisa hanno colto un aspetto importante, e cioè la sua musicalità – giustamente Marisa dice “danza nello spazio”.
      L’aspetto della volatilità della materia sottile, tanto dell’anima quanto della luce, che attraverso la trasmutazione continua e ciclica della generazione e corruzione (qui c’è anche Aristotele, ma anche l’eterno ritorno di Eliade) portano a compimento l’ininterrotto processo della creazione. E tutto questo ha un ritmo, fluido.Tutto avviene nell’armonia proprio di una danza sacra. Nelle comete ho sempre visto sia la simbologia dell’angelo (gli ardenti serafini, terribili nella loro luce sulfurea) che dell’anima. Ma anche della vita. Non meno che del processo creativo dell’arte.
      Spero dunque di essere riuscita a mettere in atto quell’aspetto della poesia che per me è così importante, di cui qui ho già parlato, e cioè di come la forma debba essere un tutt’uno con quello che si dice comunemente “contenuto”, vale a dire l’idea.
      La sensazione sonora delle parole deve evocare profondamente il sentimento – proprio nel significato del sentire, percepire il senso – di cui ogni parola è portatrice.
      Mi rendo conto di avere appena esposto la mia poetica! E sono grata a voi chi mi avete aiutata in questo.

      • ubaldo de robertis

        Le “comete” di Francesca Diano mi hanno riportato in mente una poesia di Aleksandr Blok dal titolo: Uno strascico spruzzato di stelle, elegantemente tradotta da Angelo Maria Ripellino. Mi permetto di dedicare a Francesca, per l’armonia che riesce a cogliere nello spazio stellare, alcuni versi finali della sunnominata poesia di Blok:
        Da sola
        tu salirai sopra il deserto a svolgere
        lo strascico della cometa.
        Fammi sfiorare le tue pieghe argentee,
        conoscere col cuore indifferente
        come sia dolce il mio mesto cammino….
        (Ubaldo de Robertis)
        * quando Francesca vorrà mettere mano a nuove lodevoli composizioni non dimentichi la presenza nei nuclei cometari dell’acetilene per la suggestione/malia che un tale idrocarburo potrebbe evocare. E’ presente in concentrazione considerevole (1-2%), brucia ed esplode con estrema facilità liberando (non parlo di trasmutazione) energia. Tornando al C2 H2, l’acetilene ci lascia immaginare tante cose:
        lo stupore di colui che l’ha prodotta facendo reagire il carburo di calcio con l’acqua, l’utilizzo da parte degli speleologi durante le loro affascinanti ispezioni nelle grotte, all’interno dei dispositivi di illuminazione, le vecchie lampade ad acetilene nelle abitazioni di un tempo.
        In quanto alle trasmutazioni… io le ho viste misurate e…“cantate”. Esse avvengono soltanto fra gli elementi in seguito al decadimento radioattivo. Siamo un po lontani dal vecchio sogno degli alchimisti, miei diletti antenati, che le vedevano ovunque. Per il resto sono processi di trasformazione, conversione, non trasmutazioni.

        • Caro Ubaldo, ti sono estremamente grata tanto per i bellissimi versi di Bloch che per le tue precisazioni, per me preziosissime, poiché vengono da un grande esperto della materia.
          Sono sempre stata molto attirata e incuriosita tanto dagli eventi astronomici che dalle leggi della fisica, ma sia nell’uno campo che nell’altro sono un’assoluta pivellina. Dunque sempre curiosissima ma mai mi si potrebbe definire una conoscitrice. La mia attenzione per le comete è iniziata soprattutto in occasione del passaggio e poi schianto della cometa Shoemaker-Levy-9 su Giove nel 1994. Le immagini di quell’evento – di cui parlo anche in questo testo – mi colpirono al punto che ci avevo scritto già delle cose. Mi colpì il fatto che l’impatto della cometa su Giove aveva tutto l’aspetto di una fecondazione a livelli cosmici di un gigantesco ovulo da parte di un enorme spermatozoo. Dunque questa riprova concreta del “così in alto come in basso” del Trismeghisto. La vita, l’atto primo d’amore, sotto i nostri occhi come evento cosmico. Altrettanto ho sempre pensato che le leggi della fisica le si possa ritrovare anche nei comportamenti umani e alcuni dei miei racconti sono un’esplorazione di questo assunto.
          E’ ovvio che non potevo però elencare tutti i composti di un nucleo cometario come potrebbe fare uno scienziato. L’intento non era quello, anche se ho cercato di tramutare in linguaggio poetico la poesia della chimica, della fisica e dell’astronomia per quello che mi sono note.
          Il termine “trasmutazione” non è qui usato nel suo significato della fisica nucleare, (anche se a un certo punto uso il termine “sublimazione” ) ma proprio nel suo significato di trasformazione, di cui è sinonimo in italiano, (lo usa Dante) ma anche come rimando al linguaggio alchemico, di cui compaiono nel testo numerose espressioni – albedo, nigredo, rubedo, citrinitas, cauda pavonis, fulminatio ecc –
          Sì, l’acetilene ha il suo fascino e magari ci scrivo qualcosa!
          Grazie Ubaldo, utilissime le tue osservazioni.

          • ubaldo de robertis

            Grazie a te Francesca per l’ampiezza del tuo pensiero/respiro poetico che comprende, non in subordine, ” la poesia della chimica e della fisica”, come tu sapientemente scrivi, Scienze legittimate a chiamarsi in tal modo. Ti saluto molto caramente, Ubaldo

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