“Elucubrazioni a buffo!” de Il 7 – Racconti di Marco Settembre, Commento di Marco Onofrio

Marco Settembre elucubrazioni

Elucubrazioni a buffo!” de Il 7, pseudonimo di Marco Settembre (EdiLet, Collana “La nave dei folli”, Roma, 2015, pp. 170, Euro 14), è un libro di racconti bello e bizzarro, anche per ciò che lo rende “indigesto” al gusto letterario dominante. Nessun cosiddetto “grande editore” lo avrebbe infatti pubblicato, se mai fosse arrivato a prenderlo in considerazione. Il 7 è consapevole della sua “diversità”, irriducibile al mainstream del mercato editoriale. Ci sono alcune spie significative di questa consapevolezza. A pagina 74, dice lo scrittore Joe: «rendere accettabili al pubblico anche soluzioni stilistiche più audaci e innovative. Sono in difficoltà, lo so, dovrei chinare la testa, eppure non riesco ad accettare questa logica». Qualche pagina oltre, giunge puntuale la replica dell’editore Richard (prototipo del tycoon industriale): «Io non credo in certe elucubrazioni contorte, negli alambicchi stilistici, nei pastiches esoterici; m’innervosiscono perché sento che il lettore più pigro si smarrisce in certi gangli dell’enigmistica, tra le crittografie decolorate, nei labirinti di specchi deformanti. No, si deve anzitutto scrivere chiaro, e trattare temi d’interesse generale». Spetta a “Lato”, il pezzo di carne cotta e animata, servito dal cameriere a Richard, l’onere della controreplica: «perché non lasciare più spazio a contorsioni letterarie? Non sarebbe buffo lasciare che le bizzarrie di autori felicemente irruenti rispondano da par loro al bislacco senso del progresso che domina il porco mondo?» Proprio sull’onda di tale felice irruenza, Il 7 dissemina il testo di alcune auto-definizioni (inconsapevoli?) del processo creativo utilizzato. Ad esempio: «lavorio instancabile d’una fervida mente che consuma energie mal riposte macinando scialbe formule recitative, gags da quattro soldi, falsi lirismi e scombiccherati inguacchi linguistici (…) una scia di frescacce e fanfaluche che poi si volta indietro a guardare mentre volteggia tra le pallide vestigia di questo sciatto mondo».

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Marco Settembre

Il 7 rivendica il diritto di praticare liberamente e pubblicare, senza pensare troppo al “mercato”, la scrittura che ha nelle corde: una scrittura da pastiche postmoderno, tracciata nervosamente con uno stile new dada, irriverente, folle e “cialtronesco”. È un autore, un fotografo e un artista visuale che, appunto, ha le “visioni”, cioè dei miti interni che non riesce ad esaurire – più li afferra, più gli sfuggono – per cui è costretto a riprenderli sempre di nuovo per la coda, a girarci intorno. Una costellazione simbolica di ossessioni inestinguibili, da cui non vuole mai del tutto separarsi. Così, a un certo punto può scrivere:

«Sacre e dolci menzogne
mai più abbandonate la mia anima
mai più».

Il 7 valorizza la leggerezza come metodo di scandaglio: sa che la superficie contiene la maggiore profondità. Il libro, non a caso, si conclude con una citazione da Picasso: «L’arte è una menzogna che ci permette di intuire la verità». Una menzogna che, nella fattispecie, si avvale di una spiccata, nutriente attitudine sperimentale: Il 7 tende a operare come alchimista di effetti, di tentativi liberi, aperti al divenire. È un’“ars combinatoria” che egli utilizza «così, per vedere l’effetto che fa». Ecco dunque questi dieci racconti, giocati in un flusso strampalato di pensieri orchestrati in sequenze oniriche. L’“effetto che fa” è un turbinio di immagini che sorgono una dentro l’altra, come matrioske. La scrittura procede per associazioni di idee: idea chiama idea, cosa chiama cosa, parola chiama parola. Ne esce una sarabanda creativa dal ritmo scatenato, frenetico, rocambolesco. Il 7 insegue con gusto gags comiche di reazioni a catena, di effetti simultanei e collaterali, a “domino”. Ricorrono dinamiche da cartone animato. Ad esempio:

Pupe, pepite e reggicalze

Pupe, pepite e reggicalze

«Prese il telefono: “Che c’è?” Cambiò espressione venticinque volte, passando dall’irritazione dissimulata allo stupore circospetto fino all’euforia disincantata. Chiuse la comunicazione schiacciando il pulsante off con una violenza spiccia e irriguardosa, e disse: “Sbaraccate tutto, svelti!” “Ma capo…” “Niente ma. C’è il premio Nobel per il trash televisivo che tiene un corso creativo per televendite ai bambini di una scuola materna. Andiamo lì a fare lo show”. Le più sguaiate manifestazioni di giubilo, tra la troupe, seguirono quell’annuncio: un tecnico immerse la testa in un secchiello pieno di birra e usò il suo ciuffo come pennello su tutte le facce che gli capitavano, un assistente di scena sfondò un megafono urlandoci dentro le tonsille, il massaggiatore si tirò su la maglietta di flanella e si percosse il panzottone facendolo risuonare come un bongo».

In certi casi viene da pensare alle strisce di Benito Jacovitti, pullulanti di uomini, animali, cose, battute demenziali, lische di pesce, salami, mucche, tazzine, vecchiette: un mondo fra il trash e il pulp, truculento e ridanciano, sadico e spassoso. Il 7 è provvisto di ironia surreale: ha il gusto dello sberleffo. La sua penna ha incorporata, pronta ad esplodere, una «pernacchia plastico-metallica» per deridere le storture e le violenze del mondo. Abbondano le parodie: del vuoto televisivo, le banalità del flusso mediatico globalizzato (il tormentone: «come dice la TV»); delle fraseologie criptocritiche (la divertentissima recensione che non dice niente, a pagina 115); del sound tecnologico pseudoscientifico (scienze e libri immaginari, accessori e macchine impossibili come le «borchie mascellari» e le «centrifughe per acceleratori subatomici di positroni al cerume»).

Il risultato globale di questa “centrifuga” è un cosmo caotico, fluttuante, schizoide, liquido, «zupposo» e «poliposo» (per usare due aggettivi “ad sensum” di nuovo conio), che segna il venir meno delle capacità cognitive e predittive, lo scacco ininterrotto della Ragione. La narrazione funziona a “scatole cinesi”. C’è un’anarchia di particolari proliferanti, come tentacoli che si moltiplicano dal loro stesso aggrovigliarsi: ti fa passare davanti tutto il mondo in poche pagine. È un “infinito” che si nutre del finito dei dettagli infinitesimali. Questo iperrealismo microscopico trova la sua cifra caratteristica all’interno della formula «precisione nel casino». Il 7 ha, per sua stessa ammissione, una mente che «vola come una stella filante», per cui affida le briglie della narrazione alle libere movenze di una fantasia dittatoriale e galoppante, che eccelle in particolare nella follia surreale degli accostamenti, elencati sotto forma di stranianti nomenclature. Due esempi: «mostriciattolo di pezza, sedano, gommapiuma, crema di scampi e un vecchio calzino bucato»; e «timballo di miele, salmone e code di puzzole». Breton e Duchamp avrebbero apprezzato.

Riparte il Chiambretti Night con Eto'o... e una sexy Ainett Torna il programma di Piero Chiambretti che ospita il calciatore Samuel Eto'o

Riparte il Chiambretti Night con Eto’o… e una sexy Ainett Torna il programma di Piero Chiambretti che ospita il calciatore Samuel Eto’o

Insomma, non sai mai dove si va a parare: dal bussolotto semantico compositivo esce sempre la parola che non ti aspetti. Le prospettive cambiano continuamente: la scrittura stessa crea e poi distrugge segnaletiche, codici, punti di riferimento. Il 7 mette in scacco lo «sterile schematismo», la pigrizia convenzionale del riduzionismo: è contro «l’obbrobriosa blindata turgidità del simbolo vivente, ma ebete, d’ogni ossessività da regolamento», contro la «tirannia delle fisse regolette (…) le norme orbe e restrittive», le «formulette preconfezionate». Dispone, a tale scopo, di una “machina” linguistica tritatutto. Una sorta di inceneritore dei rifiuti linguistici e simbolici. Quando funziona a “pieno regime”, questa “machina” ha un notevole potenziale creativo: produce una gragnola pirotecnica di accostamenti insoliti, di neologismi, di varietà espressive. Il 7 ha una buona sensibilità etimologica: procede per decostruzione dei materiali, assapora la “polpa” delle parole e le azzanna fino all’osso. Tutto viene rimescolato «in barba alla logica e alle consuetudini semiotiche». È una scrittura intemperante, fiammeggiante, fuori dagli schemi. Ribolle, suppura, tracima: cola da tutte le parti, preda di espressionismo materico e onirico. Ecco un esempio significativo:

«La musica si manifestò in una rutilante moltiplicazione di vibrioni encefaliti-coavvitanti, mentre la base, a metà tra la risacca delle fogne effervescenti e il brontolìo sonnambulico di orchi in letargo, agganciava l’inconscio a richiami di ancestrali sirene trans-global».

Scrivere gli permette di tenere a bada le pulsioni nevrotiche, che a loro volta producono una logorrea sfiancante e anestetizzante, sorretta da un notevole talento musicale per le armonie lirico-espressive. Tanti giri di parole tentano inutilmente di esorcizzare la verità diretta, che spesso sussurra le sue parole “strane” dal fondo di tabù osceni e innominabili. L’Altro, l’Alieno, il Perturbante, vengono presi per le corna a pagina 147, laddove ci si confronta con un «sinistro amorfo innominato essere», descritto con dovizia orribile di particolari – al di fuori di ogni logica umana di rappresentazione. Questo manierismo scatenato a ruota libera può trascinarsi fino al grado zero del nonsense, traguardando il limite di una «cantilena odiosamente monotona, un pesante rosario di parole vuote». Ma è proprio mostrandoci il punto in cui le parole non funzionano più che Il 7 ci fa capire l’importanza suprema del linguaggio. Egli infatti affonda nelle melme della palude, e tuttavia non cede al labirinto, non lascia andare il filo d’Arianna della luce. È un “inguaribile” umanista: come l’anziano Romualdo dell’ultimo, splendido racconto, “La flemma”, che oppone la sua calma ragionevole umanità alle dinamiche coatte dei quattro teppistelli adolescenti che lo hanno rapito per tormentarlo, restandone alla fine affascinati.

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Marco Settembre

Il riso che serpeggia in questi racconti è amaro e tragicomico. C’è una tristezza di fondo: uno «spaventoso senso di miseria» fatto di solitudine, incomunicabilità, degrado, pattume marcescente, viscere e odori dove Il 7 ficca il naso senza paura, pur di capire a nuove condizioni la realtà. C’è la pazzia fulminata delle masse, fuori di testa, che affollano le sterminate, convulse megalopoli – di oggi e del futuro. È un mondo tutto sommato orrendo, «fonte perenne di disgusto». Il 7 mette in scena la crisi globale – sia pur con leggerezza ridanciana e cialtronesca – di un pianeta malato e straziato, che stiamo distruggendo e ci distruggerà. Ma è proprio l’ironia che gli permette di affondare i colpi, di smontare i meccanismi, di farci capire meglio.

(Marco Onofrio)

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11 commenti

Archiviato in critica letteraria, racconto

11 risposte a ““Elucubrazioni a buffo!” de Il 7 – Racconti di Marco Settembre, Commento di Marco Onofrio

  1. Per quel po’ che riporta l’articolo, lui ci prova ma è soporifero. Un conto è inventare, un conto è inseguire arrancando, e questo pare Nibali durante le prime settimane del Tour edizione 2015.

    • il7

      Per quel che riporta questo suo commento, si intuisce che lei invece ha l’ambizione di catturare l’enigma restando saggiamente fermo sulle sue meditate posizioni. Nel momento in cui percepisco questa sua legittima disposizione, mi ricordo però che su questo pianeta pare sia vero tutto e il contrario di tutto, perciò – non vergognandomi affatto di arrancare, condizione patetica che accomuna gli sfavoriti – cercherò di non farmi mancare il “coraggio del passero” da lei felicemente cantato ma continuerò a elucubrare le mie personali reazioni al postmoderno cercando di non “sbroccare” peggio di così! Grazie.

  2. Lo scritto di Marco Onofrio è ineccepibile, come sempre. Però, per onestà, devo confessare che non è il mio genere di libro, con tutto il rispetto per lo scrittore “Il 7”. E’ solo una questione di gusto.

    GBG

    • il7

      Cortese Giorgina, accolgo con comprensione la sua garbata “confessione”. Mi rendo facilmente conto che esiste una percentuale di persone sensibili la cui ricettività le porta ad esclamare, di fronte al caos contemporaneo, “Non ne posso più!”, anziché alternare il lamento chiassoso alla risata apotropaica, come, da “cialtrone”, mi viene naturale fare. Un saluto.

      • Un “garbato” saluto a lei. Amo l’ossimoro, ma il “lamento chiassoso” non mi convince: il vero “lamento” non è l’urlo di Munch o le grida sguaiate delle prefiche.
        Giorgina

        • il7

          Non ha tutti i torti. Direi che questo ossimoro non esprime necessariamente una con-fusione tra la lamentatio e lo strepito, ma piuttosto un loop, un’alternanza stretta tra due poli, di cui uno, magari, più latente. Per esemplificare, non posso che citare il primo racconto della raccolta, “Visite inattese”, ed il suo protagonista, un perdente di nome Craig Foster, di sicuro piuttosto lamentoso, come temperamento. Grazie per avermi dato l’opportunità di accennare alla malinconia di fondo presente nella mia scrittura, qua e là.

  3. Gino Rago

    Ora che Sebastiano Vassalli compie il suo vero viaggio, quasi nella notte delle comete, voglio ricordare a il7 che un poeta come Campana, per bocca stessa di S.Vassalli, era in perenne contrasto con la cultura del suo tempo e se del “frasaismo” di Soffici e Papini più nulla rimane, la fama del reietto di Marradi è in costante crescita…Quindi signor 7 rimanga fedele alle Sue verità. Un vero artista è sempre sentito come minaccia o pericolo, dai “normali”, i quali, lo sa, non hanno mai cambiato il mondo…

  4. il7

    Gentile signor Rago, la ringrazio del prezioso incoraggiamento e del mio inserimento nel novero degli artisti, con tutto il carico di incomprensioni con il prossimo che ne possono derivare; ho fatto esperienza di ciò in diverse occasioni, mantenendo sempre, spero, un senso di responsabilità. Infatti, pur affascinato dalla qualità artistica e dalla fiera lotta del grande Dino Campana contro il suo destino e alcuni suoi contemporanei, e nonostante anch’io abbia avuto la mia razione di malasorte in forme peraltro piuttosto bizzarre, ho sempre pensato che l’antidoto naturale alle iatture e alle ostilità assortite fosse l’esorcismo artistico, e non l’agonismo polemico, possibilmente. Mentre Lei ricorda il compianto Vassalli, altro sensibile autore capace sia di ardite sperimentazioni che di ricostruzioni storico-sociali, io vorrei citare Ionesco, che ebbe occasione di scrivere che forse l’universo è qualcosa di cui si deve ridere, ma senza dimenticarsi di essere realisti, perché sia il gioco immaginifico sia lo spirito tragico fanno parte di un vero, completo realismo. Questa probabilmente è una nozione benefica che potrebbe essere utile da rispolverare anche per chi è “troppo normale”. Con simpatia, il7.

  5. Ivan Pozzoni

    Il7 Settembre Bonifacio VIII subisce lo “schiaffo di Anagni”: che strano, io, a Milano, con uno schiaffo, male facio; ad Anagni, boni facio.

    Il7 Settembre finisce ufficialmente in Cina la ribellione dei Boxer: da allora abbiamo assistito a milioni di cinesi ridotti in mutande.

    Il7 Settembre la Chrysler Corporation chiede al governo degli Stati Uniti 1 miliardo di dollari per evitare la bancarotta: l’Inter cerca di acquistarla, ci riesce la Fiat.

    Il7 Settembre Abdul Ahad Mohmand, il primo afgano nello spazio, rientra a terra a bordo della navetta sovietica Soyuz TM-5, dopo nove giorni passati sulla stazione spaziale Mir. Non appena tocca terra, i sovietici lo fucilano.

    Il7 Settembre a Firenze è la festa della Rificolona: non statemi a dire che l’arte non la dà.

    Se Il 7 registra l’illogico, continui: è una somma virtù. Non si arrenda. Ammiro e coltivo il rocambole(sco), il calembour, l’ironia.

    Il7 Settembre Nikita Khruščёv diventa capo del Comitato Centrale dei Soviet: nasce la critica letteraria.

    Il che è bello e istruttivo…

    • il7

      Ivan, non mi sorprende che con questo nome lei abbia bellamente chiuso il suo intervento con i Soviet e con la nascita della critica letteraria militante, fortemente ostile alle Liale, com’è noto. Tante apparenti coincidenze attorno a quella data fatale però mi portano a supporre che non solo l’opera letteraria è comunicazione in sé (prima dell’intervento del lettore) perché intimità in lotta tra l’esigenza di leggere e l’esigenza di scrivere dell’autore medesimo, ma che quest’ultimo a volte si pone come crocevia esoterico tra i mille ipertesti del mondo reale, i cui avvenimenti, pur se capitati tutti il 7 Settembre, appaiono ufficialmente slegati tra loro. Certi autori, condizionati forse da vecchi ordini di partito, mettono in questione la linearità della fabula e la logicità dell’intreccio e alludono invece pesantemente ai mondi (narrativi) possibili, in cui magari la rivoluzione, se non altro delle strutture, è possibile perfino al di là delle leggi fisiche terrestri. Sono lieto di essere in sua compagnia in questa lotta impari contro la dittatura dell’ordinario e degli ausiliari del traffico!

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