POESIE SCELTE di Piergiorgio Viti da “Se le cose stanno così” italic, 2015 con un Commento di Giorgio Linguaglossa

città tramPiergiorgio Viti vive nelle Marche ed è professore di lettere nella scuola media. Le sue poesie vengono tradotte in rumeno da Geo Vasile e in spagnolo dal giornalista e poeta argentino Jorge Aulicino. Pubblica nel 2011 la sua prima raccolta di poesie, Accorgimenti (L’arcolaio editore). Partecipa anche a diversi reading, tra i quali quello per “Musicultura” di Macerata (2005), quello per la “Fondazione Claudia” Roma, intitolato “Educare alla bellezza” (2011); partecipa anche come ospite “O musiva musa” a Ravenna (2013) e alla “Punta della Lingua” ad Ancona (2105). E’ anche autore di saggi critici, in particolare cura un intervento critico per il catalogo sulla mostra di Pietro Annigoni, a Senigallia, nel 2010, tradotto anche in cinese mandarino. Nel 2011 traduce dal francese I Preludi di Alphonse de Lamartine, interpretati da Paola Gassmann e Ugo Pagliai per il festival di musica da camera “Armonie della sera”.

Nel 2012, per l’anteprima dello stesso festival, scrive La fiabola di Virginio e Virgilio, interpretata da Tosca. Nel 2013 firma lo spettacolo I sogni di Ray, interpretato da Carlo di Maio, attore già protagonista con Troisi del film “Il postino”, che debutta e fa il pieno al botteghino per una settimana alla Casa delle Culture di Roma. Nel 2015 esce la raccolta poetica e le cose stanno così”, edita da Italic.

 piergiorgio viti copCommento di Giorgio Linguaglossa

 In un certo senso, Piergiorgio Viti  fa una operazione molto semplice, viene a patti con la realtà, il poeta fa la mimesis della realtà quella realtà che va dove la porta il vento delle cose, ed è un ritratto oggettivo del reale quello che ne esce. L’autore adopera il verso libero con agevole padronanza, ha il tocco giusto per le nuances e gli sfondi della periferia marchigiana (una qualsiasi città di provincia italiana), le situazioni e i personaggi sono raffigurati con pochi tocchi eccentrici, cioè fuori centro, fuori del punto di vista dell’osservatore, per aspetti casuali e marginali. Dove non c’è più una biografia si assottiglia anche la possibilità che vi sia una identità, quella identità che nella nostra civiltà globale stenta a profilarsi. Al registro mimetico corrisponde una fedeltà al referente, una estrema letteralizzazione del testo con relativa espulsione di ogni tesi figurativa, ma è con questa scrittura così controllata ed essenziale che Piergiorgio Viti può descrivere un minuscolo pezzo della periferia dell’impero globale, è il suo modo di restare fedele ad una opzione realistica. Recita il risvolto di copertina: «Se le cose stanno così è un omaggio, nel titolo, a Sergio Endrigo, a un tempo che non c’è più. La provincia di cui si parla è una provincia quasi scomparsa, baldiniana, popolata di personaggi che incarnano l’umanità, nei suoi valori più universali: c’è infatti l’ossessa, c’è l’ipocondriaco, c’è il radiocronista del sabato che racconta a nessuno la sua partita, perché nessuno lo ascolta, c’è Mario che scrive un testamento sotto l’effetto di un aperitivo». Un pezzo minuscolo della storia del nostro paese filtrato attraverso la lente della memoria.

Piergiorgio viti in posa

Acquazzone. Acqua. Acqua. Acqua.
Fuocherello. Fuoco.
Ora di me fai
cenere.

Immagino che tu possa tornare

È per questo che lascio
la porta di casa aperta,
perché tu non debba
nemmeno bussare,
ma presentarti quando vuoi
per esempio
all’ora di pranzo
o quando faccio la doccia.

Forse mi chiederesti
dove sei stato tutto questo tempo“,
e io ti risponderei
facciamo finta di niente
mentre apro una scatoletta di tonno.

*

La mia passeggiata infastidisce
i cani del quartiere che, ad ogni passo,
con le pupille strangolate di rabbia,
abbaiano verso la notte,
e l’eco di quello sforzo
tormenta le colline illuminate a festa.

Poi sulla festa cala il silenzio,
gli invitati se ne vanno
rassettando i vestiti. Lo avranno
fatto davvero – penso – , ecco perché
sono qui da solo,
mentre i lampioni eclissano le strade.

Tutti hanno fretta di una fine.

*

Mi avete detto: l’abbiamo riordinata,
ma adesso non trovo più niente.
Dove sono finiti i miei libri?
Erano disposti a caso, ma come un padre
riconosce, tra tanti, dalla capigliatura
i suoi figli, io dai colori sapevo
che qui c’era la Ginzburg, qui Bradbury,
più in là i poeti, e ora?
Dove sono i miei appunti?
Perché avete tolto la velina alle medicine?
Vi interessano le mie patologie?

Siete ladri al contrario.

*

Mi lasci fuori
anche dalle tue parentesi;
lì, lontano dal tuo abbraccio
i prati sono ghiacciati,
il mare, alla sera,
si prosciuga nelle mani
ed io vivo
una vita

involontaria.

*

(2 novembre)

Oggi è il compleanno dei morti.
Sono andato a trovarli,
nella loro casa, il cimitero,
che poi non è tanto distante
dalla mia.
Mi aspettavano in fila indiana,
nelle loro tombe bianche,
vestiti con l’abito migliore,
qualcuno perfino sorrideva.
Ho chiesto loro come stavano:
ogni tanto si annoiano,
e per passare il tempo
giocano a bocce,
bevono insieme vino novello…
E mio fratello?
Lui, mi hanno detto, non lo trovi mai,
è sempre in giro in bicicletta,
bisogna chiamarlo ad alta voce
che forse ti risponde…

*

(la miope)

Non è raro che sbagli,
confondo le entrate
con le uscite,
gli autobus che partono
con quelli
che ritornano;

alcune volte ho scambiato con altri
perfino
il mio amore,
ma me ne sono accorta subito,
dall’odore del dopobarba
o perché l’abbraccio
non era lo stesso.

Non è raro che sbagli,
però
mi piace così,
preferisco ascoltare,
e se mi chiedono
come mai non indosso occhiali,
rispondo che la realtà
fa così male
che a volte è meglio

immaginarla.

*
Non esce più di casa,
è giallo come un panno sporco,
sta male, uno di quei mali
che ti ingoia pure le budella,
e passa le giornate
a smazzare solitari e tirar giù
qualche santo,
eppure prima non stava mai fermo,
lo vedevi in bici dal mattino
a respirare la nebbia
appoggiata sopra i campi,
e il figlio
il figlio se ne frega,
ha un’amante fresca
che pare un ciclamino,
e la domenica stanno via,
migrano, hai capito,
come le rondini
quando iniziano i temporali,
e la moglie
la moglie dovresti vederla,
sulle labbra ci appoggia quel rossetto
che tutti la stanno a guardare,
e non va mai a messa
a dire due parole al Signore,
a scambiarci insomma qualche confidenza,
che poi di cose da dire ne avrebbe,
molto più di noi…

*

Ride Valentina, ride
seduta sul divano,
dice che ha una parrucca diversa
per ogni occasione, che le mani
a volte non afferrano gli oggetti.
“Parestesia si chiama” , ma in fondo le cose
stanno bene dove stanno, e per qualsiasi
bisogno ha angeli custodi
in tutto il quartiere. Insomma
il cancro è una pacchia, penso,
mentre accendendosi una sigaretta
mostra delle foto, è felice.
“Devo morire di cancro,
mica di depressione” e poi
racconta di strani liquidi
che le escono dai piedi,
ogni volta che va dalla tossicologa.
“Sei quasi Gesù”, le dico, “ti manca
una Maddalena che te li asciughi
quei piedi”, mentre lei continua a ridere.
Ride Valentina, ride
non sa che i suoi occhi fanno più luce

di un intero pomeriggio a Roma.

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20 commenti

Archiviato in poesia italiana contemporanea

20 risposte a “POESIE SCELTE di Piergiorgio Viti da “Se le cose stanno così” italic, 2015 con un Commento di Giorgio Linguaglossa

  1. Piergiorgio Viti vive-e rappresenta-la realtà con chiarezza lucida,eppure profondamente sofferta:come la sua conterranea,Dolores Prato,che ci incanta col suo pianto senza lacrime.Anna Ventura

  2. la realtà i cui pezzi rimangono fissati con discrezione nel cuore e nella penna di questo ottimo poeta

  3. Piergiorgio Viti

    Grazie davvero per gli apprezzamenti.

  4. Lucia Gaddo Zanovello

    Sono colpita dalla rara capacità di osservazione di questo giovane e recettivo poeta.
    La riscontro ad esempio in questi versi (che corrispondono pienamente anche al mio sentire): “La mia passeggiata infastidisce/ i cani del quartiere che, ad ogni passo,/ con le pupille strangolate di rabbia,/ abbaiano verso la notte,/ e l’eco di quello sforzo/ tormenta le colline illuminate a festa”.
    Trovo davvero splendide le poesie ‘Mi lasci fuori’, ‘2 novembre’ e ‘Ride Valentina’.
    I miei complimenti all’Autore.
    Una curiosità: il testo ‘Immagino che tu possa tornare’, chissà perché, mi ostino a raffigurarmelo anche riferibile all’allontanamento volontario da casa di un animaletto d’affezione (che tuttavia, a un suo eventuale ritorno, non bussa o quantomeno non lo fa alla maniera umana).

  5. Che importa la provincia, è un angelo caduto a caso, pieno di meraviglia e sentimento. Può fare danni piacevoli, ovunque. Complimenti.

  6. Giuseppe Panetta

    Finalmente, il piacere della lettura. Bravo.

  7. Giuseppina Di Leo

    Faccio i miei complimenti a Piergiorgio Viti, che leggo per la prima volta. La dedizione che mostra per il dettaglio, soprattutto quando parla della vita degli altri, ricorda la cura e la discrezione ancora avvertibili fino a qualche decennio fa per le persone e le cose del mondo, ma di cui oggi si sono perse le tracce. D’altra parte, avrà pure un senso la dedica a un cantante come Sergio Endrigo. Mi sembra cioè che Viti usi lo sguardo e la parola per ristabilire un tempo diverso nel proprio tempo; il rischio che una tale operazione comporta sta nel doversi difendere dalle tante insidie o dai “ladri al contrario”, come nella poesia “Mi avete detto”, che per varie ragioni sento a me affine:

    Mi avete detto: l’abbiamo riordinata,
    ma adesso non trovo più niente.
    Dove sono finiti i miei libri?

    GDL

  8. Piergiorgio Viti

    Un piacere leggere le vostre considerazioni. Giuseppina ha individuato molto bene: sento di vivere in un’epoca a me estranea, dove i rapporti umani sono logorati in partenza e tutto viene definito dalla finanza, dalla business, dove si confonde la valuta col valore. Le mie poesie, in effetti, parlano al passato, un passato peraltro che non ho vissuto, ma che avrei voluto vivere, l’epoca di Endrigo, di Walter Chiari, di Corrado, della mezzadria, delle famiglie allargate…x Lucia: non ho mai avuto, purtroppo, animali domestici, ma la chiave di lettura potrebbe starci. A Lucio non saprei che dire, ha scritto una poesia su una poesia….A Giuseppe: grazie.

  9. E’ una vera soddisfazione leggere le composizioni di un giovane poeta così nitide e accurate nel dettato, così profonde nel pensiero, senza ostentazione di giovanilismo “arrabbiato”, pur nella consapevolezza di sentirsi a disagio nel tempo attuale, così diverso in peggio dal tempo di Sergio Endrigo.
    La delicatezza, il rispetto reciproco, l’ordine interiore che si manifesta nell’ordine esteriore (la disposizione dei propri libri negli scaffali) oggi non esistono quasi più o sono derisi dai “giovani a tutti i costi”.
    Notevole l’uso dei tempi al passato per esprimere con delicatezza, quasi sottovoce, il proprio rimpianto di un “allora” migliore, benché non vissuto di persona.
    Tra tutte, veramente pregevoli, mi piace evidenziare la poesia “2 novembre”, forse per la presenza notevole del dialogo con i defunti nella mia poesia e nella mia vita (ragioni strettamente personali).
    Il poeta si accosta serenamente a chi ha già compiuto il proprio tempo terreno e raffigura con pacatezza quella che nella fantasia di altri sarebbe potuta essere una “Danza macabra”, tema frequentissimo nell’arte figurativa pittorica o scultorea dal Medioevo al XX secolo, nella cinematografia ( “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman), nella musica (“Una notte sul Monte Calvo” di Maxim Mussorgsky) e nella poesia (“Danse macabre” di Charles Baudelaire).
    La stessa misura, che non è distacco indifferente, dimostrata nel criticare il tempo attuale è evidente nella descrizione del “compleanno dei morti”.
    Congratulazioni a Piergiorgio Viti per la sua “vera” poesia.

    Giorgina Busca Gernetti

  10. Luciano Benini Sforza

    Questi versi, la poesia di questo poeta spiccante colpisce per l’intensità e per la varietà; una geografia poetica duttile, varia come la vita umana e la società “liquida”, imprevedibile e sfaccettata, individuale, “cacciatrice d’identità” e “puntinista” (Bauman). Allora la parola è duttile perché è duttile la realtà di cui coglie il cuore, il senso profondo, in una galleria davvero polifonica di uomini e personaggi, situazioni e umori. Pagine dove lirismo e gusto del ritratto, intimismo e racconto si intrecciano e convivono, con un “neo-crepuscolarismo” senza lamentele, senza nenie, senza opachi grigiori diffusi, ma come filtrato da un personale classicismo misurato, rinnovato dal basso, variegato e quotidiano. Pagine dove la parola è sentimento vibrante, stato d’animo, effusione, ma anche incisiva micro-narrazione, incisivo micro-ritratto; in una ricchezza di toni, registri e “scritture” che si deposita e si articola nei versi… Come cogliamo nel solco contemporaneo a lui così vicino e congeniale: pensiamo a certa alta poesia neo-dialettale romagnola (Guerra, Baldini, Pedretti, certo Baldassari), oppure pensiamo alla notevole poesia delle voci dense, folgoranti, monologanti-raccontanti del marchigiano De Signoribus.

    • Ivan Pozzoni

      Poi non citiamo Bauman, ché Giorgio si inquieta. Bauman e De Signoribus in un unico commento, sono un attacco frontale intollerabile. Quasi uno shock anafilattico. Non esageriamo 😉

  11. gentile Luciano Benini Sforza,

    cerchiamo di evitare, per quanto possibile, frasi fatte tipo: «pensiamo alla notevole poesia delle voci dense, folgoranti, monologanti-raccontanti del marchigiano De Signoribus», autore che non ha niente a che spartire con Piergiorgio Viti (direi per sua fortuna). Occorre fare un distinguo: Viti ha una vena realistico-crepuscolare di tutto rispetto e non ha niente in comune con un autore posticcio e sopravvalutato come de Signoribus dal tono liturgico e ieratico di cui ci siamo occupati in questo medesimo blog.

  12. Piergiorgio Viti

    Benini Sforza segue da anni il mio percorso, con interesse. Ha ragione nel parlare dei romagnoli, che sento a me abbastanza affini. Su De Signoribus, che dire…È vero, anche lui ha scritto dei monologhi poetanti, diciamo così, con esiti forse diversi, soprattutto linguisticamente.

  13. Luciano Benini Sforza

    Io conosco bene gli autori che cito e conosco bene le poesie di Piergiorgio; la polemica gratuita, aggressiva e alquanto superficiale la lascio a Voi, che non siete disponibili e sereni nell’imbastire un dialogo costruttivo. Mi tengo le mie opinioni, lascio a voi Detentori della Verità assoluta la Vostra, visto il tono profetico, assoluto e accusatorio (senza fondamento, fra l’altro) che utilizzate. Buon lavoro, buon viaggio. PS Andatevi a leggere meglio la Poesia italiana che cito, non solo Bauman, perché credo non conosciate abbastanza in profondità né l’una né l’altro.

    • Egregio Sig. Luciano Benini Sforza,

      se parla al plurale senza precisazioni comprende anche me.
      Legga il mio commento alle poesie di Piergiorgio Viti e si regoli di conseguenza.
      Ossequi

      Giorgina Busca Gernetti

    • Ivan Pozzoni

      Gentile Benini Sforza,
      Bauman, a mia opinione di studioso accademico di sociologia e filosofia, è uno dei maggiori filosofi del nostro tempo. Ho letto ogni scritto di Bauman, inclusi i testi di difficile reperibilità, essendo mia intenzione, esauriti, tra anni, i miei studi attuali, realizzare una monografia su Bauman (dopo la morte di Bauman, non amando io scrivere sui vivi). Per De Signoribus, insomma, aldilà del mio tono scherzoso, che, auspico, Lei abbia intuito, sono d’accordo con Linguaglossa al 100%. De Signoribus, artisticamente e esteticamente (mai umanamente o altro) a me è sgradevolissimo, reperendo, in costui, ciò che Linguaglossa definisce «tono liturgico e ieratico», senza senso alcuno. Non trovavo un’insignificanza artistica tale dalle cattive interpretazioni filosofiche di Parmenide come orfico (dilaganti nel secolo scorso). Cordiali saluti

      P.s. Non è che ogni commento negativo su un nostro commento deve essere interpretato come un’aggressione. Sennò, ogni dialogo anti-conformista, basato sul dissenso, dovrebbe essere considerata un’aggressione. Si dialoga: con serietà, con ironia, con sarcasmo, con energia, e ognuno deve sentirsi libero di esprimere la sua opinione (che, come ricordavo a Giorgio Linguaglossa, non è una sentenza in giudicato di un Tribunale).

  14. Piergiorgio Viti

    Mi spiace la polemica che è scaturita in un blog che dovrebbe aiutare il confronto, anziché castrarlo. Benini Sforza mi apprezza e mi segue da anni, c’è stima reciproca, è colto e umile, doti assai rare oggi; non parla a vanvera citando Bauman, i romagnoli e De Signoribus, che conosco bene e che ho avuto modo di incontrare, seguendo con attenzione anch’egli gli sviluppi della mia scrittura. Può non essere d’accordo Linguaglossa, può non amare Bauman e De Signoribus, ma il rispetto per la persona e per l’opinione altrui sono, per quanto mi riguarda, valori imprescindibili, fondamentali, dentro e fuori la realtà virtuale. L’aggressione verbale che ha fatto a Benini è deplorevole, oltre che fuori luogo, e amando la poesia e i valori più profondi di cui è tramite, non posso che dissociarmi; Le chiedo anzi, cortesemente, di togliere dal Suo blog i miei testi. Auspico che, per una migliore convivenza civile, oltre che per il bene della poesia, si esca da questo clima di tensione, di aggressività, di svilimento delle opinioni altrui, perché solo così la poesia stessa riuscirà a (ri)avere l’attenzione e l’ascolto che merita.

    • Ivan Pozzoni

      Piergiorgio, dove vedi un’aggressione verbale a Benini Sforza? Io sto cercando un’aggressione verbale a Benini Sforza, in ogni angolo del thread, da dieci minuti, e non trovo nessuna aggressione verbale. Solamente un’affermazione dignitosa di Giorgio Linguaglossa e un mio scherzo riferito a Giorgio Linguaglossa stesso (che, ripetutamente, definisce il mio Bauman, colui che considero il fondamento della mia weltanschauung, come un autore di medio spessore). Sinceramente, mi indica l’aggressione verbale? Credo, in tutta sincerità, vi sia stato un fraintendimento, che non riesco a scoprire. 🙂 Grazie mille!

  15. Gentile Benini
    Questo spazio è un luogo dove ciascuno può esprimere la propria opinione. Io mi sono limitato a dire che tra la poesia di De Signoribus e quella di Viti non c’è nulla in comune, non mi sembra di aver aggredito verbalmente alcuno né di aver adottato toni inquisitori. Lei si rivolge a un «voi» generico che vuole ricomprendere i commentatori del blog: («voi Detentori della Verità assoluta la Vostra, visto il tono profetico, assoluto e accusatorio»), mi spiace dirLe che qui non c’è nessun clan in atto o in potenza che emette sentenze intimidatorie o liquidatorie.
    Personalmente, non possiedo formule che possano aprire o chiudere mondi, quindi come potrei assumere il tono di un «Detentore della Verità assoluta»?:

    Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
    sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
    Codesto solo oggi possiamo dirti,
    ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

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