Archivi del giorno: 2 agosto 2015

POESIE di Gabriele Fratini L’effigie solitaria piccola galleria di autoritratti (PERIPEZIE DI UN PENSATORE ANARCHICO) sul tema dell’Autoritratto con un Commento di Giorgio Linguaglossa

foto Anonymous 2Gabriele Fratini nasce a Sassari nel 1978, vive e lavora a Roma. Laureato in Filosofia Estetica all’Università di Roma Tre, ha pubblicato due raccolte di poesie, Antifavole. Storie di animali e insetti (2006) di genere satirico-favolistico e La Morte, il Diavolo e il Poeta (2008) di liriche, poesie fiabesche e filastrocche. Una breve silloge dal titolo “Utopia” è pubblicata sul blog di poesia “L’Ombra delle parole” a gennaio 2015 e una raccolta di sette testi (tra cui il qui presente “La visita”) nell’antologia del premio letterario “Ossi di seppia 2015” vinto dall’autore.

Commento di Giorgio Linguaglossa

Michail Bachtin ha scritto che il carnevale «È una forma di spettacolo sincretistica di carattere rituale» e che «la vita carnevalesca è una vita tolta dal suo normale binario. Ne consegue che il «sentimento carnevalesco del mondo» e la «letteratura carnevalizzata» che di tale «sentimento» si alimenta si fondano su una sospensione temporanea e rituale della «normalità» che consente di istituire quel «mondo alla rovescia» nel quale, secondo Bachtin, consiste la «parodia». Aggiunge Bachtin che, come il riso carnevalesco, così la parodia è «ambivalente», nel senso che non è «mera negazione del parodiato» ma tende ad obbligarlo «a rinnovarsi e a rigenerarsi».*

Lo scrittore carnevalesco quale è dunque caratterizzato da Bachtin sa dunque che la vita di cui nella sua opera egli sospende la «normalità» rimane, al di fuori dell’opera, «normale», e che la realtà che egli in quel momento «rovescia», resta, di fatto, ben dritta sulle proprie gambe. È questa la contraddizione, feconda, entro la quale si dibatte la poesia di Gabriele Fratini, che essa si pone come «anti-normale» in un mondo «normale» e, che, alla fin fine, questo tipo di operazione, pur brillante, contribuisca a rafforzare proprio quella «normalità» che avrebbe voluto infirmare. Il poeta è in Fratini ridotto ad un clown, è un «pazzo» che sa, o, peggio, che non sa come stanno le cose del mondo «normale»; egli non ha scampo, ne di qua né di là, ogni volta che ripropone poesia, il poeta «anti normale» è costretto a riproporre e a riprodurre nella sua scrittura la medesima condizione critica che voleva abolire.

foto Anonymous 4

L’effigie solitaria
se ne stava
a canzonare i cieli e le stelle,
e un mucchio di favelle
terse e vuote
infuse nelle gote
degli astanti:
“ … le noie sono i fanti
della minerva in ribellione,
e una caverna d’insoddisfazione
rivive tra i tuoi guanti …
Strumentala di tua,
anello della follia!…”
Gli astanti in su le gote
stordirono
le aspre azzurre sfere ad ascoltare,
e il cline verbo della gioia insulare
fu servo in mare
a noie da salvare …

.
CONFINO

Alterco solitario
rivisse sulle fronde
l’amato sbraito d’onde
furioso itinerario …

“E fin che non si muova,
nell’uso apostrofato,
rivisto: etichettato:
ti fino sulla nova!”

Così il pensier fu chiuso
nell’antro tutto astrale
dell’intimo ideale

dell’ora d’un recluso.
E il suo ideal fu l’uso
che se ne fece fare.

IL GIARDINIERE DI CARTA

Al primo starnuto
mi feci riparo
nel luogo più amaro.

È forse proibito
andare a giacere
eternamente?
Fra poco mi calo …

Io son giardiniere
di questo fogliame
di carta e mi spalo
il reame …

Poi niente
è più bello
che farsi un ombrello
di fronde per trarsi
d’impaccio:
dal cielo
contunde un ordigno
che picchia e rimbomba.

A volte è uno scrigno,
a volte è una tomba.
foto Anonymous 3

POCO TEMPO

Poco spazio
in presente:
ho visto il niente
in ciarla
e il mito che parla …

Ho poca anima
falsa visione
in congestione …

Ho insania
non celestiale
ma vibrante vitale …

Ho tempo snello
sempre più
per danzare il sovrappiù

e chiudendo nello
scaffale stanze
verseggiando speranze
invoco
quel poco …

.
L’IO ALLO SPECCHIO

Più non serve
aprire un testo
per leggere il contesto,

più non serve
sfogliare
carte amare …

io vivo l’assenza
di ogni significato
umano del simbolo;

per me non v’è nulla
che leghi il mio essere
al vincolo …

.
INTERREGNO

Nei tronfi momenti
di libero arbitrio
mi sento perduto
nei miei mutamenti …

Io cerco il tiranno
dell’anima mia,
io cerco il sovrano
assoluto,
io chiedo il suo saluto …

Gabriele Fratini

Gabriele Fratini

IL PRINCIPE

Tra i cigni delicati
frangibili in attesa
del canto della sera
mistica degli afflati

ove si ascolta e tace,
il giovane vivace
dell’ultimo pensiero
invecchia al suo maniero

ponendo le domande
al muschio osceno della
radura meno bella
assolata alle fronde.

Ignorando le piogge
del cielo tra le nubi
sorseggia poche gocce
disperso tra i suoi dubbi.

.
PRIGIONIA DELLA MENTE

Non ho più niente
eppure il tintinnio
cupo della mente
sprofonda nell’oblio.

Ogni ronzio funesto
vola e la cella si apre
un solo attimo a questo
dondolio vago e soave.

.
LA VISITA

Bussa la morte alla porta,
la saluto dall’infisso,
è un appuntamento fisso,
è giunta ancora una volta.

Come un’ombra mi sovviene
la signora delle pene.
Con un gesto delle mani
la rimando a domani.

.
LO SPAVENTAPASSERI

Essere un candido Pan assonnato
che attende l’intelletto primitivo,
a guardia della terra, asservito,
privato del suo dominio boschivo.

Dario Fo

Dario Fo

GIULLARE DI CORTE

Trovo l’oro
dentro il coro
dei poeti
senza alloro …

Condannate
il menestrello
a cantare
nel castello …

(non avete
già più niente
da cantare
tra la gente?)

.
LA NOTTE DEL SICARIO

Mi culla la mente
sol questo pensiero:
di uccidere il vero
che crede la gente.

Disteso fra tante
macerie di carmi,
io voglio disfarmi
di quello ingombrante.

.
AUTORITRATTO 2007

Altezza media e uno sguardo spaesato,
cammino tra la gente un po’ scrutando
il passo altrui e un po’ tra me pensando;
e l’occhio un tempo chiaro or si è incupito

sotto capelli sempre più castani
(più lunghi quando s’addensa l’inverno,
e folti; ma li taglio allor che il giorno
s’allunga e il caldo sale); ho sulle mani

unghie nervose; ho naso bello e bocca
nella norma, credo; e la barba fiocca;
l’animo è inquieto quasi sempre e poi …

che altro dire? Parlo poco e … cosa?
Dite che do qualche risposta astiosa?
Scusate, ma che ve ne frega a voi?

.
IL POETA PAZZO

Il mio astruso malcontento
grido forte nel tormento,
di favelle che domando
non so dare intendimento,

di una logica formale,
la mia lira non è tale:
vede il mondo e pone veto
verseggiando sul concreto.

Verseggiando in tal cornice
più ricolmo è ciò che dice
di follie non naturali
che si prestan come tali

alla mente imperatrice
che troneggia sui miei mali.
O mio verso verseggiante
della sera e del mattino,

sei illusione già presente
giacché vivi nel cammino
riportando il finto sogno
a chi vive a capo chino.

Questa notte è per chi spera,
vi saluto con l’inchino.
Riderò con molto gusto
all’avvento dell’ingiusto.

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