Archivi del giorno: 12 agosto 2015

“APERTURE” Rivista semestrale di cultura arte e filosofia. due poesie inedite di Giorgio Linguaglossa: “Quel corridoio, che attraversavo in allarme” e “Era dietro la porta girevole” – Direttore Enrico Castelli Gattinara

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“APERTURE” Rivista semestrale di cultura arte e filosofia. Direttore Enrico Castelli Gattinara

Su Aperture n. 30, sul tema del VUOTO, abbiamo appena aggiunto due poesie inedite di Giorgio Linguaglossa: “Quel corridoio, che attraversavo in allarme” e “Era dietro la porta girevole”. Non perdete l’occasione di scoprire un autore speciale e un numero di Aperture ricco di suggestioni. (E.C. Gattinara)

http://www.aperture-rivista.it/sommario.asp?id=36

Per la centralità acquisita dal tema del “Vuoto” nella poesia e nell’arte contemporanea, suggeriamo di leggere con attenzione i numerosi saggi ospitati dei vari saggisti e filosofi sul tema del “VUOTO” e di scorrere il Sommario con l’elenco dei saggi.

Il tema del «vuoto» è il tema per eccellenza dei nostri tempi, non è un caso che un numero della rivista “Aperture” diretta da Enrico Castelli Gattinara sia stato dedicato al tema del «vuoto». Che cos’è il «vuoto»? È possibile una sua definizione? È possibile una sua formulazione? – A rigor di logica, del «vuoto» non se ne può parlare perché parlarne già presupporrebbe una definizione di esso o, comunque, una sua delimitazione, una sua recinzione. In realtà il «vuoto» non è un «tema» di cui si possa parlare, altrimenti si presupporrebbe che esso sia qualche cosa, quella qualcosa, appunto, di cui si parla.

Di fatto, il «vuoto» non accade, il «vuoto» è, e il poeta non può nemmeno identificarlo, indicarlo con parole, altrimenti non sarebbe più un «vuoto» ma un «pieno», se non chiamando in causa il proprio alleato, che è anche l’alleato delle parole: il «silenzio». Ma anche il «silenzio» è un concetto ibrido: c’è un silenzio pre-linguistico, che era prima della nascita del linguaggio, e c’è un silenzio post-linguistico, cioè dopo la nascita del linguaggio, e noi ci occupiamo ovviamente del silenzio così come lo conosciamo, di un «silenzio» fatto di linguaggio. E non potrebbe essere altrimenti.

(G.L.)

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