Ubaldo de Robertis, ieri 11 maggio, il poeta ci ha lasciati. 4 POESIE dalla Antologia Selected poems The Rings of the Universe Chelsea Editions, New York, 2016, traduzione di Adria Bernardi  con un Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

 https://www.youtube.com/watch?v=v-YukDzlRFU

Ubaldo de Robertis, il ricercatore chimico nucleare nato a Falerone nel 1942  si è spento l’11 maggio, all’età di 75 anni,a Pisa dove viveva. Aveva appena pubblicato una ampia Antologia bilingue, inglese italiano con Chelsea Editions, The Rings of the Universe, scelto con grande acutezza da Alfredo de Palchi che aveva letto le sue poesie proprio qui, su L’Ombra delle Parole, e nutriva profonda stima per il suo lavoro poetico.

La rivista ha sempre seguito con attenzione il lavoro poetico di Ubaldo De Robertis il quale era un attivo e appassionato nostro collaboratore, il poeta aveva dimostrato molto interesse alla piattaforma della nuova ontologia estetica. Ricordo che una volta gli inviai in lettura una mia poesia di 33 versi, Ubaldo con grande acutezza mi consigliò di sostituire 18 articoli indeterminativi con altrettanti articoli determinativi, mi scrisse che la poesia ne avrebbe guadagnato. Aveva ragione, cambiai…

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37 commenti

di | 12 maggio 2017 · 8:16

37 risposte a “Ubaldo de Robertis, ieri 11 maggio, il poeta ci ha lasciati. 4 POESIE dalla Antologia Selected poems The Rings of the Universe Chelsea Editions, New York, 2016, traduzione di Adria Bernardi  con un Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

  1. Partecipo vivamente alla scomparsa del carissimo Ubaldo De Robertis; per lui valga il “non omnis moriar”che consegna il poeta all’eternità, e impegna chi resta a continuarne la parola.

  2. letizia leone

    Uomo e poeta, scienziato e artista di grandissima sensibilità e intelligenza il caro Ubaldo De Robertis. In questi mesi sono mancati i suoi interventi sulle pagine dell’Ombra e mancheranno molto. Ricordo che abbiamo avuto uno scambio epistolare sulla poesia e l’arte dove mi comunicò tutta la sua grande passione per la poesia. Ma soprattutto l’ eleganza e la signorilità che gli appartenevano… Rileggo i suoi versi con commozione profonda. Un abbraccio virtuale alla famiglia del carissimo Ubaldo De Robertis…

  3. Ubaldo!
    Poeta e anima gentile.
    Che il viaggio ti sia dolce e le stelle che hai tanto a lungo osservato ti vengano incontro.
    Mancavi già da mesi, ti pensavo spesso… E ancora ti aspetto.
    Non tardare.

  4. Francesca Dono

    mi spiace molto. Non lo conoscevo. Ho perso i suoi commenti sull’Ombra che voi tutti avete apprezzato. Che dire?In ogni morte le parole non hanno senso.E’ stato stimato da un altro grandissimo poeta del calibro di De Palchi. Leggo ora le sue poesie. Davvero notevoli, originali. Lo immagino sopra le nostre teste con il cappello e una sciarpa color carta da zucchero intento ancora a scrivere il suo viaggio. Arrivederci poeta!

  5. Dimentico le nostre diatribe da cortile inutili e poverine. Aspettavamo “il libro americano” per promuoverlo e diffonderlo, il destino ha disposto altro. E non mi voglio dilungare ne mettermi in mostra, non ne vale la pena. La persona e l’arte di Ubaldo De Robertis meritano anzitutto rispetto e silenzio. Se “tutta la vita è lasciare tracce” quest’Uomo e questo Artista ne hanno lasciate, eccome.

  6. antonio sagredo

    carissimo Ubaldo,
    sono tanti i versi miei che sono d’accordo coi tuoi principi, ancor prima di conoscerTi, e più che stimarTi (cosa mortale!), Ti amavo (cosa immortale!),
    fra i tanti versi miei ho scelto quelli di questo Requiem, che Ti dedico semplicemente…
    e in più anche i versi che dedicai qualche anno fa a un mio grande amico polacco il filosofo-poeta Andrzej Nowicki, e questi sono versi che rispecchiano il Tuo intendere la missione della Poesia in tutti i tempi…
    non tanto il ricordo, ma l’aver avuto come compagno di strada un Poeta come Te di rarissima eleganza, e non sarà certo la Tua mancanza o assenza a privarmi della Tua compagnia.
    antonio sagredo

    —————————————————->>>> a Ubaldo de Robertis
    requiem

    Poesia, parlami!

    Parlami dai secoli gonfi delle tue lacrime

    dai balconi pavesati coi tuoi versi più belli,

    perché l’odierna angoscia dei bambini sia una mortale eternità!

    Tintinnano gli occhi, come monete!

    Poesia, parlami!

    Volgeranno lo sguardo ancora più in alto

    le vuote orbite delle generazioni.

    Il canto non cede il suo mandato alla prescrizione:

    il futuro…

    e quale futuro se

    non c’è nulla di terrestre nella gioia umana!

    Non è una lode, né un diletto,

    è deflettere un assassinio innocuo,

    come la Storia che si nega incolpevole quei prodigi

    che ai crocevia delle destinazioni

    non sopportano dell’umano… l’anima

    questa sorgente di tragedie!

    antonio sagredo

    Vermicino, 31 ottobre 2006
    —————————————————————–

    a Andrzej Nowicki

    a Ubaldo De Robertis (11 maggio 2017)
    ————

    FRAGMENT…AZIONE

    Ti stai avvicinando al più lontano dei pensieri radianti:
    – quello che non esiste ancora e che possiede il tutto
    – quello che sarà in tutti i luoghi ancora sconosciuti
    – quello che rimanda la conoscenza ad altra conoscenza,
    come una risacca senza requie e che sa il mobile infinito.

    Il traguardo è già dietro alle tue spalle ed è un luogo
    conquistato, ma altri luoghi affollano nuovi pensieri
    e molteplici spazi aspettano i soggetti: quante filosofie
    ancora abbiamo da conquistare! Le Muse vogliono baciare
    l’ultimo frammento, invano! Brunite sono le parole nei cieli!
    L’imperfezione giuliana trionfa sul concetto monolitico:
    spazza via l’assoluto indegno, le totalità inutili!

    La parola-ingresso frantuma l’autostrada in milioni di sentieri!
    Rivoli di culture s’intrecciano, si assorbono, si superano…
    Lo specchio degli Artefici s’è rotto! Si spargono dovunque luminose
    scintille di pensieri: volano via le vele dei Saperi – per altre terre!

    Antonio Sagredo
    Vermicino, 16 settembre 2010

  7. gino rago

    Ubaldo amò tanto un mio commento e con una affettuosa e rispettosa
    e-mail mi chiedeva di inserirla nella sua “antologia critica”. Ne fui lusingato.
    Sul filo della memoria la ricostruisco per l’ultimo commosso saluto.
    “Ubaldo De Robertis nei suoi versi non parla da esperto della Grecia dei
    Greci, ma, da greco, parla ai Greci” .
    Come un eroe d’una tragedia greca, Ubaldo ha accettato il suo destino
    reggendo lo sguardo della morte senza mai abbassare il suo.
    Gino Rago

  8. Claudio Borghi

    Con emozione ringrazio e saluto Ubaldo, che potrà ora saziare la sua immaginazione della visione più piena, oltre ogni teoria, la visione in cui poesia e scienza diventano, finalmente, una cosa sola.

    • Mariella Colonna

      Prima di riuscire a ritrovare questa pagina (perdonate la mia inabilità tecnologica) di affetto e ricordo .. ho scrittodi getto a Giorgio Linguaglossa una mail con le mie impressioni immediate sull’evento. Le riporto in questa posizione perché si collegano al pensiero di Claudio Borghi:
      “Caro Maestro,
      stamattina, alla notizia dell’evento doloroso di De Robertis, mi sono andata a leggere sull’Ombra tutti i tuoi commenti e le sue poesie: è stato per me sconvolgente e mi sono profondamente commossa per più motivi: primo il dolore della perdita mediato attraverso la tuo intenso coinvolgimento. Poi… sia i tuoi commenti che le poesie di De Robertis mi hanno fatto sprofondare ne “l’Universo e gli anelli”, poesia in cui la lucida visione della Scienza si sposa perfettamente con la lucente anima della Poesia. Siamo tristi, oggi, per la scomparsa di un grande personaggio amico dell’Ombra: ma ti faccio notare, tu parli spesso, e l’hai fatto anche commentando una poesia di De Robertis, dell’assenza che fa intuire una presenza e che la poesia deve evocare quella presenza proprio a partire dal vuoto magnetico che attira verso qualcosa che non si può dire a parole, ma che è il cuore stesso della poesia. Non credi che, parallelamente, anche l’assenza materiale di una persona abbia il potere di richiamarci alla parte più importante della stessa persona che è passata in quella dimensione più alta dell’Essere che tu hai individuato nella Nuova Poesia Estetica (o la Nuova Poesia Ontologica)? Forse tutto non finisce con la morte: certo ci aspetta un’esperienza totalmente nuova, simile a quella del bambino che passa dalla vita nel grembo materno alla vita reale. Questa è solo una mia speranza (non senza fondamento), ma sento che il tuo amico Poeta è con noi e ci sorride . Ora forse può capire quanto è stato amato e anche “noi” ci accorgiamo di quanto lo abbiamo amato (nel “noi” mi ci sono messa anch’io ma, in verità, non ci dovrei stare, però mi ci trovo bene…).

      • Mariella Colonna

        per favore leggete “il” (tuo intenso coinvolgimento) alla 9° rifa in alto. Non sopporto i miei refusi che mi perseguitano…forse per una scarsa accettazione della “macchina” pc.

  9. Derrida, di fronte alla morte, e alla totale sparizione dell’uomo, ricorreva ad una risorsa straordinaria, riconoscendo alla scrittura l’unica traccia resistente contro l’oblio. E di tracce significative, Ubaldo, ne ha lasciate con testi esemplari come Francoise, Max Frisch , La porta girevole, ed altri testi di grande cultura e sensibilità. Basta citare qui il senso della morte, che Ubaldo aveva captato confessando, in una sua poesia , “la rottura dell’anfora””, ossia della poesia e della vita, facendoci avvicinare al suo dramma e al suo dolore.

  10. Salvatore Martino

    Carissimo Ubaldo seguivo l’andamento della tua malattia attraverso un serrato carteggio con tuo figlio Stefano. Negli ultimi tempi c’era stato un improvviso silenzio, e ho temuto che il male stesse vincendo. Che dirti? Mi mancheranno le nostre lunghe conversazioni, gli scambi di testi e la richiesta di impressioni e di consigli. Non voglio qui parlare della tua poesia, l’ho fatto tante altre volte. Voglio ricordarti come un dolcissimo amico, del quale ogni tanto leggerò i versi, per accendere nella mia memoria la luce che scolpiva le tue parole.

  11. Donatella Costantina Giancaspero

    Per Ubaldo il mio pensiero…

  12. Donatella Costantina Giancaspero

    “E quel suono alto nell’aria? Un nuovo espediente?
    Solleva il Quartetto per Archi l’alto sentire, l’Opera 132,
    quanto di più solenne e impenetrabile ci sia nel Genio,
    afflitto da ipoacusia. Musica, tempo di redenzione, dell’utopia.
    Nessuno che sia disposto ad accoglierla.
    Nessuno che sappia congiungersi con Beethoven.
    Suoni, segni, e note, alte in numero sempre minore,
    condurranno a un raggiro.”

    Ubaldo de Robertis

    • Mariella Colonna

      Che bella idea, Donatella! Un commento musicale come quello che hai scelto tu alle emozioni che l’Ombra e i suoi poeti stanno vivendo è forse il modo migliore per ricordare il poeta che ha intuito il profondo legame tra i colori-luce, la musica e la dinamica che anima l’universo! Complimenti…oggi il canto e la musica del grande Beethoven hanno accompagnato pensieri e momenti dell’anima, attenuando il dolore della scomparsa di un amico.

      • Donatella Costantina Giancaspero

        Vedi, Mariella, pensando a Ubaldo, m’è venuto così d’istinto pensare a un brano musicale per lui, perché ho sentito che soltanto la musica poteva esprimere il mio stato d’animo di immensa tristezza per la sua scomparsa, la mia commozione. Più delle parole, la musica. E questa in particolare, questo “Adagio un poco mosso” dal Concerto n. 5, che Ludwig van Beethoven compose nel 1809, quando già soffriva gravemente per la sordità. È un brano di infinita dolcezza, di intensa, trattenuta malinconia, che tocca in profondità e suscita la più viva commozione. L’altro, il Quartetto No. 15 Op. 132, l’ho postato perché credo che a Ubaldo piacesse molto, poiché ne parla in una delle poesie qui pubblicate, come ho messo in evidenza nei versi citati.
        Non conoscevo Ubaldo di persona, ma avevo letto le sue poesie e, poi, Giorgio me ne aveva parlato spesso. Quando ho saputo della scomparsa, mi sono sentita profondamente addolorata. Giorgio ed io l’avevamo nominato tante volte, fino al giorno prima, a quello prima ancora… Sempre pensavamo alla causa della sua terribile malattia! Sapevamo che era grave, che non ce l’avrebbe fatta… prima o poi ci avrebbe lasciati. Lo sapevamo. Però, io sento che ora questa consapevolezza è vana: non ci aiuta. Non possiamo rassegnarci…

        • Mariella Colonna

          Hai ragione, Donatella, non ci si rassegna mai quando ci lasciano le persone care, ma, se è vero che ricordarle il poeta con sincero rimpianto e con la gioia di rileggere le sue poesie e sprofondare nelle sue intuizioni è un modo per farle vivere dentro di noi, è anche ipotizzabile che la persona in cui l’energia psichica e mentale è così intensa, non scompaia totalmente. Forse si trasforma, come dice Dante…”nati a formar l’angelica farfalla”, e passa in un’altra dimensione. E’ un grande mistero a cui nessuno ancora, salvo Gesù Cristo, è riuscito a dare una risposta. Anche io l’11 ho provato un grande dispiacere, pur non conoscendo Ubaldo De Robertis. E’ come se tutti avessimo sentito le stesse emozioni, mediate da coloro, come Giorgio, che conoscevano e amavano Ubaldo.. Grazie per la bella e interessante “lezione” di musica che ha completato in modo suggestivo il tuo intervento!

  13. https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/05/12/ubaldo-de-robertis-4-poesie-dalla-antologia-selected-poems-ring-of-the-universe-chelsea-editions-new-york-2016-traduzione-di-adria-bernardi-con-un-commento-impolitico-di-giorgio-linguaglossa-2/comment-page-1/#comment-20030
    Un pensiero per Ubaldo.

    Ecco, caro Ubaldo, il senso di quanto ti volevo dire… io penso che dobbiamo giungere al punto che dobbiamo cessare di ragionare in poesia come se fossimo nel mezzo di un discorso politico che si fa nell’agorà, dobbiamo pensare più in grande e in altezza al discorso poetico come quel luogo nel quale cessiamo di ragionare con le categorie della metafisica. Soltanto così possiamo sperare di giungere al punto più alto di quella metafisica, quel punto, in cima ad una collina, dal quale lo sguardo può dilagare e osservare con distacco quanta strada abbiamo percorso, senza la presunzione di essere giunti al traguardo ma accettando quel limite che è interno al nostro guardare come al punto più alto cui possiamo tendere.
    «Il più inquietante fra tutti gli ospiti», il nichilismo, è qui.

    (Giorgio Linguaglossa)

  14. Giuseppe Talìa

    R.I.P., Poeta

  15. Giuseppina Di Leo

    Apprendo con profonda tristezza la notizia della morte del carissimo Ubaldo de Robertis.
    Ubaldo mi ha ricoperta di attenzioni e di tanto affetto per ben due anni attraverso email che conservo gelosamente, ma il privilegio più grande per me è stato averlo conosciuto.
    Rivolgo un pensiero di sincero cordoglio alla Famiglia.
    Giuseppina

  16. Sabino Caronia

    Il mondo sarà diminuito di valore. Le parole di D’Annunzio mi vengono in soccorso per esprimere il dolore inconsolabile per la perdita del grande poeta e del grande uomo. Ricordo la generosità e la misura con cui indicava tra le “coserelle” le ” non poche perle della mia poesia”, come nel caso del componimento “I poeti” : ” I poeti, dicevi, lo ricordo,/non hanno età,/ ma questo non è vero,/ piccola mia,/ che tutto quanto muore/ intorno a noi,/ tutto passa e declina,/ e vola via,/muore persino il mare.”
    Sabino Caronia

  17. Riposi in pace quell’anima nobile che mi capì e mi lodò quando gli pareva che io lo meritassi, che non mi voltò le spalle e non mi insultò quando altri, meno nobili, non sapevano frenare le loro parole iraconde.
    Ave atque vale, amice mi. Non omnis moriaris!
    Giorgina Busca Gernetti

  18. Lucia Gaddo Zanovello

    Mi unisco al dolore di tanti per la perdita di un Gentiluomo magnanimo che ha saputo conciliare, tanto generosamente, sapere e amabilità.
    Ma non abbandona chi resta colui il quale affida alle pagine la sua impronta indelebile di artista.
    Nel tempo la pena di ora acquieterà nella gratitudine profonda.

  19. Ho da poco terminato di ascoltare i due estratti musicali di Van Beethoven scelti dalla Signora Donatella Costantina Giancaspero e dedicati a Ubaldo de Robertis.. Grazi. Pensando all’amico Ubaldo mentre ascoltavo mi sono abbandonato all’emozione. Con Ubaldo parlavo facilmente per corrispondenza di tante cose che mi venivano da dire, cose di vita vissuta, raramente di poesia. Ancora un abbraccio, Ubaldo. ciao. . .

  20. Emilio Sidoti

    Ero (e sono ) amico di Ubaldo De Robertis. Scrissi per lui la prefazione al suo volume di liriche “Se la luna fosse un aquilone”. Rimase sorpreso. Quelle pagine poi vennero segnalate al Premio Città di Forlì, mi pare.
    La poesia era il tuo Eden e la tua catarsi. Se esiste un universo migliore, vorrei ti accogliesse perché molto hai sofferto, e la sofferenza è assurda, non la morte. Emilio Sidòti

  21. https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/05/12/ubaldo-de-robertis-4-poesie-dalla-antologia-selected-poems-ring-of-the-universe-chelsea-editions-new-york-2016-traduzione-di-adria-bernardi-con-un-commento-impolitico-di-giorgio-linguaglossa-2/comment-page-1/#comment-20063
    Caro Giorgio, mi confortano, le tue parole, quando definisci la poesia come “il luogo in cui cessiamo di ragionare con le categorie della metafisica”,Quando siedo al bar ,sotto casa,mi diverte ascoltare i dialoghi, volti ,per lo più,alla vicende politiche del momento,dialoghi pronunciati a voce altissima,degli altri avventori , operai,pescatori, disoccupati,fruitori di un linguaggio barbarico, nato tra terra e mare; certamente essi ignorano le categorie della metafisica, forse non hanno mai letto un libro; eppure conoscono la vita e le sue leggi fondamentali: prima tra tutte, il rispetto. Stare vicinissima a loro non mi ha mai creato imbarazzo.

  22. Edda Pellegrini Conte

    Nel coro eccelso dei commenti consentite di ricordare il mio amico Ubaldo con queste semplici parole:Oggi, qui, ricordo con quale entusiasmo e quanta gioia mi parlò del suo primo “incontro” con il “grande Linguaglossa” che non ha mai cessato di stimare…
    Amico caro, Ubaldo, quanto mi mancheranno le nostre “semplici e domestiche” chiacchierate…e lo scambio dei consigli per la poesia e non!
    Addio con tanto affetto, uomo gentile e poeta grande!
    Edda Conte.

  23. Perché uno scherzo a mio danno in un “post” in cui solo il rispetto, la commozione, il rimpianto dovrebbero ispirare le parole e gli atti?
    Giorgina Busca Gernetti

  24. https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/05/12/ubaldo-de-robertis-4-poesie-dalla-antologia-selected-poems-ring-of-the-universe-chelsea-editions-new-york-2016-traduzione-di-adria-bernardi-con-un-commento-impolitico-di-giorgio-linguaglossa-2/comment-page-1/#comment-20068
    Tra me e Ubaldo c’era un continuo vicendevole scambio di nostre poesie. Lui chiedeva a me il mio parere ed io chiedevo a lui il suo nei confronti delle mie poesie.
    Ricordo che negli ultimi tempi lui mi chiedeva lumi sulla punteggiatura, ed io lo consigliavo di inserire più spesso il punto, perché il punto è il segnale che interrompe il discorso e obbliga il locutore a riprendere il filo e ricominciare daccappo. Ubaldo aveva perfettamente capito il mio punto di vista. Io gli dicevo che impiegavo anni di lavoro per ritornare sulle mie poesie e correggere la puntegiatura, moltiplicare le interruzioni tramite la punteggiatura aiuta, gli dicevo, lo scrittore e il lettore a meglio orientarsi nella lettura, è il corrimano ideale che consente di scendere con maggior celerità la scala a chiocciola della struttura di una poesia in specie se lunga (ma è un aiuto formidabile anche per lo scrittore di narrativa!).

    Se si legge la produzione poetica di Ubaldo dagli inizi a quella dell’ultimo periodo si può verificare che Ubaldo aveva intensificato l’uso della puntegiatura e, in particolare, del punto, e questo semplice espediente lo aveva aiutato molto a «costruire» la sua poesia recente. Infatti, se si leggono ad esempio le poesie qui postate, ci si rende conto di quanto il punto possa sollecitare il poeta a scrivere con maggiore attenzione e brevità. Il punto è un elemento del discorso poetico che richiede la intensificazione del discorso poetico.

    Negli ultimi tempi Ubaldo aveva appreso le virtù di questo nuovo modo di composizione, che non è soltanto una tecnica compositiva ma è una vera e propria filosofia della prassi poetica, che obbliga lo scrittore a pensare per «frammenti» e a collegarli tutti insieme. È (era) questa la grande novità dell’uso del punto, e Ubaldo lo aveva perfettamente compreso con grande giovamento della sua poesia più recente.

    Pensare per «frammenti» significa qualcosa di molto diverso dal pensare la poesia come un flusso sonoro continuo; pensare per frammenti obbliga il poeta (ma anche lo scrittore) a «collegare» i frammenti l’uno con l’altro, obbliga il poeta a diventare, come diceva Mandel’stam, un «costruttore del palazzo donatoci da dio», (cito a memoria). Un giorno Ubaldo mi confessò che questo nuovo metodo di composizione lo aveva aiutato a liberarsi della sua iniziale infatuazione per una poesia lirica che seguiva il flusso unidirezionale dell’endecasillabo, lo aveva aiutato ad entrare in un nuovo modo (metodo) di pensare e di essere.
    Purtroppo un destino assurdo ci ha sottratto l’uomo e il poeta proprio in un momento di sua grande vivacità creativa.
    Una perdita incolmabile per la nuova ontologia estetica.

  25. https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/05/12/ubaldo-de-robertis-4-poesie-dalla-antologia-selected-poems-ring-of-the-universe-chelsea-editions-new-york-2016-traduzione-di-adria-bernardi-con-un-commento-impolitico-di-giorgio-linguaglossa-2/comment-page-1/#comment-20069
    SUL FRAMMENTO E LA DISSOLUZIONE DELLE FORME 4 versi di Tadeusz Różewicz del 1954 (1921-2014):

    Queste forme un tempo così ben disposte
    docili sempre pronte a ricevere
    la morta materia poetica
    spaventate dal fuoco e dall’odore del sangue
    si sono spezzate e disperse

    Różewicz fa uso della sapienza antica e antichissima dei saggi cinesi, di Lao Tzu quando questi scrive: «La via è vuota, ma usandola, non si riempie». C’è qui l’esperienza della negazione e dell’affermazione, l’una accanto all’altra. L’esperienza del vuoto e del pieno, del vero e del falso. Gli opposti non si elidono ma si potenziano. In tal modo, la poesia rafforza alla ennesima potenza la carica semantica del proprio linguaggio, nega e afferma allo stesso tempo la medesima cosa. Voi direte, ma come è possibile? Come è possibile dire con il discorso poetico una cosa e, immediatamente dopo, negarla? C’è qui un esercizio di doppiezza, forse? – No, qui è in azione il pensiero poetico che dispone della sua autorità, che tratta tutto ciò che tratta con la sovranità che è riservata ad un sovrano assoluto. Soltanto la poesia ha questo attributo, di dire e di fare ciò che crede. Al contrario del romanzo il quale invece non può permettersi tanta e tale libertà, se non altro perché un cambio di marcia deve essere spiegato e accompagnato da una preparazione narrativa. In poesia, invece, non c’è bisogno di tutto ciò, la poesia è libera di fare i salti mortali che vuole, se lo desidera. La poesia di Różewicz fa proprio questo principio compositivo (che è anche un principio epistemologico, di poetica), entra subito dentro le situazioni e le illumina dall’interno con la lampada di Diogene di una nuova visione del fare poesia e di come leggere il mondo.

    E che cos’è questa se non la poetica del «frammento»?

  26. Lascio questa testimonianza di cordoglio oggi (ma ieri l’altro ero con Letizia Leone e Steven Grieco, e poi con Giorgio Linguaglossa a farmi raccontare della loro vicinanza, dell’impronta durevole pur nei momenti brevi d’incontro).
    Allora mi stringo alla famiglia, al vasto coro di voci che lo vogliono ricordare nella sua umana bellezza, nella sua eccellenza poetica.

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