DUE POESIE di Giorgina Busca Gernetti “Eleusi candida e silente” “Capo Sounion” sul tema “Poesie su personaggi storici mitici o immaginari”

Bassorilievo di Farsalo. Museo del Louvre, Parigi

Bassorilievo di Farsalo. Museo del Louvre, Parigi

Invitiamo i lettori interessati ad essere ospitati nel blog ad inviare poesie sul tema: “Poesie su personaggi storici mitici o immaginari”

Giorgina Busca Gernetti è nata a Piacenza, si è laureata con lode in Lettere Classiche all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ed è stata docente di Letteratura Italiana e Latina nel Liceo Classico di Gallarate, città dove tuttora vive. Ha studiato pianoforte al Conservatorio di Piacenza. Ha composto liriche fin dall’adolescenza, seguendo un’intima vocazione e nell’intento di dare forma duratura alle proprie emozioni, ma ha iniziato tardi a pubblicarle e a partecipare ai Concorsi letterari con inediti e opere edite. Ha pubblicato i libri di poesia “Asfodeli” (Torino 1998, prefazione di Sandro Gros-Pietro), “La luna e la memoria” (Torino 2000, prefazione di Elio Andriuoli), “Ombra della sera” (Torino 2002, prefazione di Antonio Gagliardi dell’Università di Torino), “La memoria e la parola” (pubblicazione 1° premio, Pisa 2005, prefazione di Nazario Pardini), “Parole d’ombraluce” (Torino 2006, prefazione di Sandro Gros-Pietro, postfazione di Gianni Solari dell’Università di Torino), “Onda per onda” (Spinea 2007, prefazione di Paolo Ruffilli), “L’anima e il lago” (pubblicazione 1° premio, Pomezia 2010, Tricase 2012², prefazione di Giuseppe Panella della Scuola Normale Superiore di Pisa); il saggio su Cesare Pavese “Itinerario verso il 27 agosto 1950” (in “Annali” del Centro Pannunzio, Torino 2009; in volume singolo, Tricase 2012); la raccolta di racconti “Sette storie al femminile” (nell’Annuario “Dedalus” n. 1, Novi Ligure 2011, prefazione Ivano Mugnaini; in volume individuale, Tricase 2013, prefazione di Anna G. Pessina). È in elaborazione un nuovo libro di poesia.

Bassorilievo in terracotta (pinax) del VI secolo a.C. proveniente dalla Magna Grecia, con rappresentazione di Demetra e Dioniso nell'atto di mostrare

Bassorilievo in terracotta (pinax) del VI secolo a.C. proveniente dalla Magna Grecia, con rappresentazione di Demetra e Dioniso nell’atto di mostrare

Nel 1999, a Gallarate, ha recitato sue poesie in un “reading” di poeti con Tomaso Kémeny, Vivian Lamarque, Giampiero Neri, Franco Buffoni. Nel 2001 ha letto poesie d’amore in un “Contrasto” con il poeta Nevio Nigro nella “Familia Piemontéisa” di Torino. Ha partecipato ai Convegni di poeti, critici e filosofi, organizzati da Sandro Gros-Pietro nel “Circolo degli Artisti” di Torino, “Nostalgia dell’Eterno” (2003), “Natura benigna / Natura matrigna” (2006), “La gioventù del mondo” (2006). Ha inoltre illustrato i propri libri di poesia a Piacenza (sua città natale) in un “Incontro con l’Autore” svoltosi nel 2004 presso la Fondazione di Piacenza e Vigevano. Ancora a Piacenza nel 2007, nell’Atélier della pittrice Roberta Braceschi, (dopo il Salone del Libro di Torino nel 2006 e il Centro Pannunzio di Torino nel 2007) ha di nuovo proposto il libro “Parole d’ombraluce” con numerosi rimandi alle altre sue opere e un appropriato accompagnamento di musica classica durante la recita delle poesie. Nel 2010 lo stesso libro è stato presentato a Firenze, nel “Pianeta Poesia” di Franco Manescalchi, con la relazione del prof. Giuseppe Panella e di altri valenti relatori. Nel 2012 il Centro culturale “Firenze Europa Mario Conti” le ha organizzato nel Caffè Storico Letterario “Le Giubbe Rosse” di Firenze un “Incontro con l’Autore” sul tema “Classicità e modernità nella poesia di Giorgina Busca Gernetti”, articolato sui sei libri di poesia finora da lei pubblicati.

Giorgina Busca Gernetti legge Asfodeli foto di Massimo Bertari

Giorgina Busca Gernetti legge Asfodeli foto di Massimo Bertari

Sue poesie, talora tradotte in lingue straniere, sono incluse in numerose Antologie a tema oppure destinate alle scuole superiori (Book Ed., Genesi, Ibiskos, Helicon, Latmag ed., CFR). Suoi saggi letterario-artistici, racconti e articoli vari, recensioni, commenti agli scritti altrui compaiono in riviste specializzate, anche universitarie (“In Limine”), sia cartacee sia elettroniche, oppure in Blog culturali. Ha ottenuto giudizi di consenso dalla critica più qualificata (Giorgio Bárberi Squarotti, Giuseppe Panella, Enrico Nistri, Domenico Cara, Paolo Ruffilli, Francesco D’Episcopo, Vittoriano Esposito, Sandro Gros-Pietro, Mariagrazia Carraroli, Eugen Galasso, Giuliano Ladolfi, Pasquale Matrone, Nazario Pardini, Giuseppe Giacalone, Giuseppe Baldassarre, Sandro Gros-Pietro, Renzo Pavese e molti altri). Ha conseguito più di 70 primi premi per editi e inediti, due Medaglie del Presidente della Repubblica Italiana e numerosi Premi per la Cultura. Ha rifiutato un primo premio prestigioso e una corona d’alloro non consoni ai suoi principi.

raffigurazione dei misteri eleusini

raffigurazione dei misteri eleusini

 

 

 

 

 

 

 

 

Eleusi candida e silente

Bianche rovine giacciono silenti
nel vetusto sacerrimo santuario
d’Eléusi misteriosa nei suoi riti
per Demétra, gran madre della terra
bionda di grano, rossa di papaveri
sbocciati in primavera, quando torna
dall’Ade oscuro e lugubre Perséfone,
la bella Kore, amata figlia e pianta
dalla madre vagante disperata
scrutando ovunque, con la face accesa
nel buio della notte, nella luce
sfolgorante del sole di Sicilia.

Celata dietro un rocco di colonna
sogno o rivedo in mistica parvenza
il fascinoso mito che consacra
questo luogo di culto e di preghiera.

Regina delle Ombre era Perséfone
sposa del re degli Inferi, il crudele
Ade che la rapì dai prati sìculi
mentre danzava con le gaie Ninfe.
Dal sole al buio tetro d’Oltretomba
cadde la bella figlia che la madre
cercò piangendo e invocando gli dèi.
Ebbe pietà il potente Zeus, che volle
il ritorno di Kore sulla terra,
spoglia di fiori e frutti ed erbe e messi,
per risvegliarla dal gelido inverno
e rivestirla d’ogni aulente fiore.

Par di vedere nel sogno ad Eléusi
quelle vicende amare per le dèe
e per gli uomini, nel cupo inverno
e nella primavera ormai insperata.

Vita e morte, rinascita e ancor morte.
Sei mesi sulla terra e sei negli Inferi
fu il patto che il tremendo Ade impose
alla dolce Perséfone, sua sposa
ma figlia di Demétra, amata madre.
Il ciclo delle squallide stagioni
che fan sfiorire e morire il rigoglio
virente e profumato in quelle estive
perennemente ruota sulla terra,
generando la fertile rinascita
di germogli sui rami, d’erba giovane,
di bionde spighe e dolci frutti e fiori.

Mortali solo gli uomini, dolenti
della sorte dal Fato inflitta a tutti
senza uno scampo, senza via di fuga
dall’angoscioso destino di morte.

Sperano di commuovere le dèe
nei Misteri Eleusini con rituali
e preghiere nel celebre santuario,
implorando un futuro oltre il sepolcro
dopo l’odiata morte ineludibile.
Invocano la fertile rinascita
della natura dopo l’aspro inverno,
ma l’animo per il futuro trema
nell’Ade oscuro, denso di mistero,
d’Ombre dolenti squallida dimora.
Par di sentire nel silenzio candido,
tra le sparse colonne, fioche voci.

Sono schiere d’oranti che sussurrano
preghiere e litanìe per le due dèe.
Mi unisco a loro in sogno nel sentiero
tra le rovine della sacra Eléusi.

i misteri di Eleusi

i misteri di Eleusi

Capo Sounion

Place me on Sunium’s marble steep
Where nothing, save the waves and I,
May hear our mutual murmurs sweep:
There, swan-like, let me sing and die.
(George Byron)

Anch’io, Byron, un cigno vorrei essere
che qui canta nel mormorìo dell’onde,
canta in questa infinita solitudine
del Capo Sounion di marmo divino
e muore nello splendido tramonto
del sole che declina fino al mare.

Nel meriggio dell’Ellade assolata
il candore del marmo luce e splende.
Le doriche colonne del Santuario,
Tempio di Posidóne dio del mare,
s’erigono nel terso cielo azzurro
sulla vetta del sacro promontorio.

I miei passi sui tuoi, Poeta amante
dell’Ellade ventosa, accarezzata
dal mare che risuona in lieve mùrmure,
in urla acute contro la scogliera
se tempesta l’adira e lo sommuove
talora per vendetta contro gli uomini.

Il nostro tempio, Byron, sorge a picco
sull’onda che rammenta come un’eco
il lamento e le grida e l’atra morte
del padre Egèo che diede il nome al mare
in cui dall’aspra rupe si scagliò
per l’errore fatale di Teséo

Vele nere come annuncio di morte,
non bianche come un grido di vittoria
sul Minotauro mostruoso di Creta.
Nel Labirinto si salvò l’eroe
grazie al filo d’Arianna e al suo vigore,
ma la sacra promessa non mantenne.

L’eroe glorioso, del sangue macchiato
d’Asterione, feroce Minotauro,
discendente dal Toro luminoso
sacro al dio Febo e caro a Poseidone,
dai venti tempestosi del dio irato
le sue candide vele ebbe in lacerti.

Un re si getta dalla rupe in mare.
Un altro re sulla scogliera siede
e piange la sconfitta a Salamina,
contempla l’acqua rossa del “suo” sangue,
del sangue dei Persiani massacrati
dai Greci per la loro libertà.

Da Capo Sounion ammira la flotta
dei Persiani con navi poderose
come l’impero ch’era il suo progetto.
Il Greco che la patria vuole libera
con navi snelle e lievi come i sogni
vola sul mare tra le belle isole.

Serse sconfitto piange il sogno infranto
nato dall’hýbris che ignora ogni limite,
ma il Greco che combatte per la patria
or può cantare e suonare la lira,
di vino Samio riempire la coppa
fino all’orlo e brindare con fierezza.

Rimpiangi, Byron, questo eroico evento
e sogni non più schiava la tua Ellade
amata per la sua fiera Bellezza.
Di marmo sul pendìo del Capo Sounion
vuoi cantare come un cigno e morire.
Anch’io con te tra il mormorio dell’onde.

Hai inciso a fondo il tuo nobile nome
di una colonna dorica alla base,
memoria eterna del tuo grande animo
per chi sosta del Tempio tra le file
di ritte e snelle colonne nel vento
e nel sole del sacro Capo Sounion.

(inediti, inseriti nel libro di imminente pubblicazione)

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15 commenti

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15 risposte a “DUE POESIE di Giorgina Busca Gernetti “Eleusi candida e silente” “Capo Sounion” sul tema “Poesie su personaggi storici mitici o immaginari”

  1. Il tempo è il marcatore di queste due bellissime opere dove la visitatrice, l’autrice stessa, si lascia possedere dall’eco misterioso e mai spento di misteri ed eventi storici quasi leggendari che sono alla base dell’intera cultura occidentale. Lo stesso immedesimarsi nelle “vibrazioni” che può avere percepito Byron 200 anni fa di fronte a tanto silenzio, l’accompagnarsi a lui nella totale condivisione è una profonda intuizione. Uno scrivere profondo e impeccabile, ma non lo si scopre oggi.

    • Gentile Flavio,
      ti ringrazio per il perfetto commento alle mie poesie, scritto con chiara comprensione di ciò che intendevo esprimere su due temi: i Misteri Eleusini durante la mia visita al sito archeologico presso Atene e le suggestioni del tramonto a Capo Sounion, tra le colonne del Tempio di Posidone, che altri più grandi di me hanno subìto e cantato in versi mirabili (George Gordon Byron).
      Francesco De Sanctis affermava che si deve considerare ciò che il poeta ha realmente scritto, non ciò che intendeva scrivere, ciò che è sulla pagina e non ciò che era nella sua mente. Se hai così ben compreso il mio intento, allora ho raggiunto anche sulla pagina ciò che era nel mio pensiero.
      Io rivivo i miti, penetro in essi, li faccio miei in una sorta di unione mistica, come prova del mio profondo amore per la Classicità.
      Grazie ancora, Flavio.
      Giorgina

  2. Morte e rigenerazione dell’anima nel segno del rito di Eleusi, è questo il significato profondo della prima poesia di Giorgina Busca Gernetti, perché l’anima ha la sua origine immortale e il rito permette agli adepti del rito di attingere le profonde verità (la platonica “pianura della verità”) che allignano in quel luogo. Leggiamo cosa narra Plutarco a proposito del rito:

    “L’anima al momento della morte, prova la medesima impressione provata da coloro che sono iniziati ai Grandi Misteri. La parola e la cosa si somigliano: si dice ‘teleutàn’ (morire) e teléisthai (essere iniziato). Prima vi sono delle cose a caso, penosi ritorni, inquietanti cammini interminati attraverso le tenebre. Poi, prima del termine, il fragore è al colmo, il brivido, il tremito, il sudore freddo, lo spavento. Ma poi una meravigliosa luce si offre agli occhi, si passa in puri luoghi e in praterie, dove risuonano voci e danze. Parole sacre e divine apparizioni ispirano un religioso rispetto. Allora l’uomo, perfetto ed iniziato, divenuto libero e passeggiando senza costrizione, celebra i Misteri con una corona sul capo, vive con gli uomini puri e santi, vede sulla terra la folla di quelli che non sono iniziati e purificati schiacciarsi e pressarsi nella palude e nelle tenebre e, per timore della morte, attardarsi nei mali, per l’errore di credere nella felicità di laggiù”.
    (Plutarco, Colli, p.113)

    I sacerdoti che conducevano le iniziazioni erano diversi da quelli che operavano nel vicino tempio di Demetra Eleusina; essi erano chiamati ‘mistagoghi’, cioè coloro che guidano i misti ed appartenevano a due famiglie che svolgevano il compito da antica tradizione: gli Eumolpidi ed i Kerici. Colui che presiedeva al rito era lo ‘ierofante’ (letteralmente: colui che mostra, fa apparire le cose sacre) che poteva essere anche una donna: in una iscrizione che ci è pervenuta, infatti, si parla di una ‘madre santa che mostrava la teletè delle dee” con chiaro riferimento a Demetra e Kore (CIA, III, 737). Alla cerimonia partecipava anche un dedukòs, un portatore di fiaccola.
    Lo studioso Victor Magnien ha distinto, sulla base delle fonti, tre gradi iniziatici: quello dei Piccoli Misteri, quello dei Grandi Misteri e quello della Epopteia.

    La composizione di Giorgina Busca Gernetti è una poesia mitopoietica, trae dal mito e dal rito le immagini e gli esterni dove inquadrare la raffigurazione iconica. Il metro base è l’endecasillabo portato alla estrema decantazione tonica, come se nella poesia italiana tutto ciò che è avvenuto nel secondo Novecento non avesse importanza alcuna e possa essere messo da parte. E in effetti, in questo contesto tematico e stilistico, non è richiesto alcun ammodernamento dell’endecasillabo, tantomeno sono richiesti aggiornamenti linguistici estranei alla lessicalità dei testi.
    Complimenti a Giorgina Busca Gernetti

  3. Ho letto con emozione il dotto commento di Giorgio Linguaglossa, che ringrazio di cuore sia per lo spazio che mi ha offerto nel blog “L’Ombra delle Parole”, sia per i complimenti conclusivi.
    Era necessaria, o perlomeno utilissima, la citazione intera del passo di Plutarco sui Misteri Eleusini, la cui conoscenza, mentre componevo questi versi, ho considerata già acquisita dagli eventuali lettori. Una descrizione così analitica come quella di Plutarco facilita la comprensione dei versi a chi avesse dimenticato soprattutto il significato dei Misteri Eleusini per gli antichi Greci, oltre ai rituali e alla liturgia.
    Mi rende onore il lusinghiero commento del mio endecasillabo, rispettoso della tradizione classica senza concessioni alle varianti più recenti, e quello per il mio linguaggio anch’esso classico (neoclassico) che deve essere consono al tema, allo stile e al metro della composizione.
    Di nuovo grazie di cuore

    Giorgina Busca Gernetti

  4. Ivan Pozzoni

    Pur non “amando” la categoria del neo-classico in «poesia», trovo che i versi della Prof.ssa Giorgina Busca Gernetti siano d’ottima fattura, e di dottissimo riferimento (straordinario il riferimento al brano di Plutarco, autore troppo dimenticato dalla modernità). Certamente, i suoi, migliori, in fattura e contenuti, di certi versi, apparsi recentemente, di autrici “blasonate” o di autori “importantissimi”, che non fanno comprendere niente di ciò che scrivono o che non hanno contenuto alcuno. Sfido, amichevolmente, la Prof.ssa Giorgina Busca Gernetti, in un testo futuro, a sposare neo-classicismo formale e ironia (di cui – come ho scoperto piacevolmente- è dotatissima). Non se ne pentirà! Complimenti!

    • Gentilissimo Ivan,
      una piacevole sorpresa il tuo commento articolato nei punti focali dei miei versi, elogiativo e soprattutto sincero. Te ne ringrazio molto e accetto la sfida, ma con la necessaria distinzione tra la poesia di genere lirico, la mia, e quella di genere satirico, tipica del Parini nel poemetto “Il Giorno”.
      Chi vorrebbe “ammodernare” il linguaggio per i miei adorati miti inorridirà, ma che importa?
      Mi puoi chiamare per nome, senza il titolo professionale che ormai non serve più in questi dialoghi.
      Grazie infinite e buon lavoro, anzi, serena notte
      Giorgina BG

      • Ivan Pozzoni

        Cara Giorgina,
        Pensiamo ad un lirico non satirico, ironico, ad una sorta di Archiloco, che, essendo entrambi amanti della cultura classica, conosciamo benissimo. Ci sono moltissimi esempi, nella cultura di ogni tempo, di classici ironici, à la Folengo o Burchiello. A mia opinione, dovremmo tentare di sposare il costante richiamo alla classicità dell’antico con il riferimento derridaiano all’ironisme del tardo-moderno. Cultura, e ironia. E, sopratutto, versi che si comprendono, chiari, come i versi scritti da Giorgina: essi non occultano niente, non si nascondono dietro a costrutti incomprensibili e si orientano ai molti (non escludono = inclusivi). Serena notte anche a te, Giorgina

  5. Giuseppe Panetta

    Condivido i giudizi sulle due poesie di Giorgina Busca Gernetti. Davvero di ottima fattura. Nella prima si sente che Giorgina ha dato un morso a quel pane di segala che s’usava nei riti segreti eleusini. Si percepisce la “discesa”, la “ricerca” e “l’ascesa”.
    In Capo Sounion il canto tocca alte vette. Trasforma il “mormorio” in grida di vittoria.
    Apprezzo veramente.

    • Gentile Giuseppe
      ti ringrazio per l’apprezzamento dei miei testi che dimostri d’aver compreso non solo nella lettera ma anche e soprattutto nei miei intimi sentimenti verso quei luoghi che risuonano ancora delle amate voci lontane.
      In quel periodo vissuto in Grecia da sola due anni fa, dopo l’orribile rapina subìta, ho cercato di vivere alla greca anche nei cibi e ad Eleusi … chissà che cosa ho fatto! Forse andrò nei campi Elisi…
      Giorgina

  6. Gentile Giorgina Busca Gernetti,
    provo, da frequentatore esterno e saltuario di questo blog e con nessuna intenzione di ferirla ma solo per avvertirla dell’esistenza di un punto di vista critico diverso da quelli finora qui espressi, a porle brevemente due sincere domande/obiezioni:

    1. perché nella sua presentazione (o autopresentazione) un elenco così minuzioso dei premi e dei consensi ottenuti da letterati più o meno autorevoli?

    2. non le pare che la sua meditazione sul mondo antico, eruditissima nei dettagli esteriori, lungi dal far rivivere nella poesia d’oggi il pathos di quelle divinità pagane e di quella umanità eroica (cosa impossibile e di cui aveva avuto piena consapevolezza già il nostro Leopardi) ce le ripresenti in una forma cadaverica e quasi da museo delle cere? e appiattisca lei – l’autrice, una che vive comunque ben piantata nel XXI secolo – a un ruolo non solo subordinato ma tutto fittizio e marginale, quasi da “turista” timida e un po’ sognatrice (“Sono schiere d’oranti che sussurrano/ preghiere e litanìe per le due dèe./ Mi unisco a loro in sogno nel sentiero/ tra le rovine della sacra Eléusi”)?

  7. Gentile Ennio Abate,
    la ringrazio per aver speso il suo tempo, immagino prezioso, nella lettura dei miei testi e nello stilare un giudizio più che legittimo.
    Che lei faccia parte del blog o che sia un frequentatore esterno non influisce in nessun modo sul suo punto di vista di fronte a un testo. Non c’è un’iscrizione ufficiale a questo blog, o almeno io non ne sono a conoscenza.
    Rispondo punto per punto alle sue cortesi critiche, per nulla offesa o ferita per la sua cortese disapprovazione: non si può piacere a tutti!
    !) ho scritto un “curriculum” così analitico, premi compresi, per rintuzzare un profilo ironico, denigratorio e offensivo che mi era stato fatto mesi fa (mi spiace doverlo ricordare, ma ora sono costretta) da un “blogger” per un suo equivoco iniziale, seguito poi da un chiarimento privato e da scuse sincere.
    Restava però di me, nel ricordo di chi l’aveva letto, quell’immagine. Ora mi sono tolta quella veste meschina e mi sono rimessa la mia. Di solito i miei “curricula sono molto più sintetici e spesso non accenno nemmeno ai premi. D’ora in poi non parlerò più di quell’episodio sgradevole ma passato.
    2) “ce le ripresenti in una forma cadaverica e quasi da museo delle cere” Odio i musei delle cere perché mi danno l’impressione di cadaveri, molto più del Cimitero dei Cappuccini a Palermo (veri cadaveri secolari). Non credo proprio d’aver creato qualcosa di simile, ma i punti di vista sono molteplici e rispetto i suoi. Quanto al “pathos”, anche qui devo dire che non siamo tutti uguali: è una questione di sensibilità.
    Non sono “ben piantata” nel XXI secolo. Al contrario, “esisto” in questo secolo ma psicologicamente ne rifiuto moltissimi aspetti, “in primis” la volontà molto diffusa di adeguarsi alla massa, a quello che fanno gli altri, anche se non lo si condivide, in un’omologazione che spesso è ridicola.
    ** “quasi da “turista” timida e un po’ sognatrice”: ero davvero così quel giorno ad Eleusi/Elefsina! Me ne sono stata ore tra quelle rovine a guardare (che scempio!), a ricordare e a sognare, da sola per una ragione molto privata, causa di quella lunga visita della mia amata Grecia.
    Le ho risposto a sufficienza?
    Grazie per l’attenzione.

    Giorgina Busca Gernetti

    • Gentile Ennio Abate,
      ho risposto esaurientemente alle sue legittime domande/obiezioni ed ho terminato con una domanda a mia volta, seguita naturalmente dal ringraziamento per l’attenzione rivolta ai miei testi.
      La immagino immersa nei commenti ai post di altri blog, che visito ogni tanto da esterna come lei ha fatto ieri con questo.
      Se non riceverò nessuna risposta alla mia domanda o nessuna ulteriore obiezione alle mie chiare spiegazioni, da lei richieste, mi vedrò costretta a dedurre quanto segue:

      1) forse non ha letto con attenzione le due poesie, in particolare la prima di cui pur cita alcuni versi inseriti nell’obiezione *** a un ruolo non solo subordinato ma tutto fittizio e marginale, quasi da “turista” timida e un po’ sognatrice (“Sono schiere d’oranti che sussurrano/ preghiere e litanìe per le due dèe./ Mi unisco a loro in sogno nel sentiero/ tra le rovine della sacra Eléusi”)***

      2) è proprio vero che è passata di qui “con nessuna intenzione di ferirla ma solo per avvertirla…” ? Comunque le frecce del suo arco non sono andate a segno. Nessuna ferita! Ci vuole ben altro che un avvertimento che c’è un parere diverso da quello degli altri sulle mie poesie.

      Nell’attesa, la saluto di nuovo cordialmente

      Giorgina Busca Gernetti

      • Gentile Giorgina,
        sì, come tutti/e gironzolo qua e là su vari blog letterari e politici; e, quando ritengo utile lasciare qualche commento veloce o riflessione più meditata, lo faccio. Non le ho più replicato perché: – sul punto 1 prendo atto della sua spiegazione e l’accetto; – sul punto 2 dalla sua risposta rilevo una forte contrapposizione tra i nostri modi di pensare quel passato e questo presente e la funzione stessa della poesia e rimando ad eventuali altre occasioni un confronto (ammesso che sia possibile tra posizioni tanto divaricate), che ora non saprei come continuare.
        Tutto qua.
        Un caro saluto

        • Gentile Ennio,
          la ringrazio per la cortese risposta che mi chiarisce i dubbi suscitati dal suo più che legittimo dissenso. “Tot capita tot sententiae!”
          Ero veramente una “turista/viaggiatrice (c’è differenza tra i due modi di visitare i luoghi) timida e un po’ (molto) sognatrice” . Così volevo pormi nella poesia, con quel rispetto per il luogo sacro che mi faceva stare “celata dietro un rocco di colonna” a vedere appunto in sogno o in visione mistica le vicende di Demetra, Proserpina/Persdefone e Ade, nonché gli adepti in processione a cui mi unisco (in sogno).
          Un caro saluto
          Giorgina BG

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