Gino Rago, UNA POESIA, Alla bellezza tutto si perdona Commenti di Letizia Leone, Mariella Colonna e Giorgio Linguaglossa – Video musicato e cantato da Eleonora Anselmo, composizione video Paolo Cenni, musica di Vieri Tosatti Einsamkeiten, 1969

Grecia eroi-di-Troia

Gino Rago nato a Montegiordano (CS) il 2. 2. 1950, residente a Trebisacce (CS) dove, per più di 30 anni è stato docente di Chimica, vive e opera fra la Calabria e Roma, ove si è laureato in Chimica Industriale presso l’Università La Sapienza. Ha pubblicato le raccolte poetiche L’idea pura (1989),Il segno di Ulisse (1996), Fili di ragno (1999), L’arte del commiato (2005). Sue poesie sono presenti nelle Antologie curate da Giorgio Linguaglossa Poeti del Sud (EdiLazio, 2015) Come è finita la guerra di Troia non ricordo (Progetto Cultura, Roma, 2016). È membro della redazione dell’Ombra delle Parole.   Email:  ragogino@libero.it

Onto Rago

Gino Rago, grafiche di Lucio Mayoor Tosi

 Gino Rago

Alla bellezza tutto si perdona

Chi saprà dire a Ecuba
la nuda verità su Elena di Sparta.
Menzogne. Calunnie. Soltanto maldicenze
la fuga, il rapimento, gli amplessi
della spartana sul mare verso Troia?
Prima fra le prime accanto a Menelao.
Venerata da Paride al pari di una dea.

Perdonata in patria da servi e da padroni.
La colpa cancellata,
il rispetto e l’onore riaffermati:
festa per Elena presso gli Spartani,
le donne vinte invece vegliano i cadaveri.
Noi siamo qui per Ecuba.

La sposa che mai accetterà gli scorni
di quelle dee beffarde, gelose
delle fattezze carnali di fanciulle
contese dai guerrieri a suon di lame.
La madre che tutto perde nell’inganno.
Lutti. Lamenti. Pugni battuti sulla terra.
Le bende strappate.
I ramoscelli sacri nelle fiamme.
La freccia lancinante, il dardo vero
a insanguinare il cuore
della Regina d’Ilio in mezzo al fuoco?

È un’idea soltanto. La stessa
da quando a corte Elena le rubò il trono:
vinca la cenere, periscano gli eroi.

Alla bellezza tutto si perdona.

Onto Giorgio Linguaglossa.verde

Giorgio Linguaglossa

Nota critica di Giorgio Linguaglossa

Trovo straordinaria questa poesia di Gino Rago.
Il poeta di Trebisacce ormai fa poesia «mitica», non mitopoietica, mitica nel senso che ci parla del mito eterno che sta alla base del pensiero «mitico» dell’Occidente. Il mito della guerra di tremila anni fa, della guerra di Troia e delle guerre di oggi. Tutte atroci. Tutte menzogne. Dire che “Alla bellezza tutto si perdona” è un modo per stigmatizzare Omero per averci detto una menzogna sulla guerra decennale di Troia. E alzare il dito di accusa sulla falsa coscienza degli achei, di Sparta, di Tebe e delle altre città greche alleate contro Troia le quali, dopo i dieci anni di lutti e stragi, accolgono Elena,, la causa scatenante della guerra, come una eroina, mentendo a se stessi, raccontandoci una verità che non è la verità.

Il mentire a se stessi è la più grande menzogna, quella menzogna che è e sarà il motore della Storia dell’Occidente e la causa di altri lutti, di altre guerre. Dire la menzogna a se stessi come cuore della falsa coscienza dell’homo sapiens e della sua storia. Della storia dell’Occidente. E, allora, Gino Rago, da poeta coglie il centro della questione e dichiara apertamente di essere dalla parte di Ecuba, della donna vinta e fatta schiava.

Rago sta dalla parte dei vinti della Storia. Questo è il messaggio del poeta di Trebisacce avverso la menzogna degli achei e della loro falsa coscienza. Oggi, come tremila anni fa, è la falsa coscienza il problema principe della storia umana, il mentire a se stessi. E il poeta non deve (questo ci dice tra le righe Gino Rago) assolutamente permettere che la sua parola venga equivocata e macchiata dalla menzogna. Complimenti Gino, questa è una grande poesia. Tu hai preso un frammento, una scheggia del nostro Occidente, il personaggio di Ecuba la moglie di Priamo vinta e fatta schiava, non Elena, il trofeo della bellezza che gli achei innalzano quale simbolo della loro vittoria. La guerra di Troia è vista al contrario, a ritroso, come una guerra che gli achei hanno perduto. E con loro abbiamo perso noi tutti che di quella prima guerra imperialistica ne siamo gli eredi testamentari. La nostra cultura, la cultura dell’Occidente è figlia di quella lontanissima guerra, e noi siamo i suoi figli. Gino Rago ribalta questa visione e dichiara apertamente che sta dalla parte di Ecuba, la regina fatta schiava, perché Omero ci ha mentito, ha creato il poema dei vincitori, perché Omero era un greco e non un troiano, città già orientale, al confine tra Oriente e Occidente.
Sì, Gino Rago ripete, con Omero, «alla bellezza tutto si perdona», ma lo dice per ribaltarne il significato e mostrarci l’altro lato della Verità, il suo lato oscuro, nascosto. *

*(Dal blog “L’Isola dei Poeti di Mario Gabriele”, 3 aprile 2016)

Onto Letizia Leone

Letizia Leone

Appunti di Letizia Leone intorno Alla bellezza tutto si perdona… di Gino Rago

“La nuda verità su Elena di Sparta…”, scrive il poeta.

Attenzione perché questa potrebbe essere storia contemporanea. Cronaca quotidiana dei nostri valori e disvalori, per quanto possa, ormai in tempo di pensiero debole, rivelarsi relativo il concetto di valore. Per quale bellezza dieci anni di sanguinosi massacri? La guerra di Troia che seminò lutti e devastazioni, lanciando attraverso i secoli il suo clangore d’armi, la sua maledizione imperialista, le ceneri calde degli incendi, delle esplosioni che ancora dilaniano le folle nei mercati e nelle metropolitane. Quale ideologia di bellezza può essere l’equivalente di una ideologia di morte?
Eppure, pensandoci, i fascismi di tutti i tempi hanno sempre esaltato l’idea di forma, di ordine, di decoro, hanno amato le divise lustre, la conquista, tramutando la Forma in formalismo e segregando la vera Bellezza, l’Arte, ai margini della società, fino a impilare i libri per farne roghi, e fino a fare roghi di donne libere (e uomini liberi). Donne e ragazze portatrici del seme della Bellezza ma bruciate come streghe!
(Eppure erano solo donne curiose, coraggiose e libere, contadine che cercavano le erbe e i fiori, realizzavano infusi per le guarigioni o per un profumo, per la bellezza di un aroma, di una fragranza sul corpo…). La storia è questa.

La “nuda verità” passa anche per questo olocausto del femminile.
Questo ci dice Gino Rago, la sua Ecuba!
Di quale bellezza ci dice di diffidare il poeta? Le Sirene del materialismo, la seduzione del potere, lo sfruttamento incontrollato delle risorse…Elena è una chimera, il nostro Faust, la stella lucifera che abbaglia.

Gino Rago vuole smascherare una menzogna. Questo è l’unico compito di un artista, colui che si occupa della Bellezza. Smascherare le menzogne, instillare il seme del dubbio e il pensiero critico.
Noi siamo qui per Ecuba…dice il poeta schierandosi dalla parte delle diseredate, delle vittime, delle donne e delle bambine, le nostre vicine schiavizzate, murate vive dentro un sudario nero oppure massacrate dai loro uomini nelle nostre città perché non si lasciano “addomesticare”.
Quale idea di mondo ci ha lasciato Elena? Una bellezza patologica certo se foriera di tante disavventure, un oltraggio al femminile se la sua immagine è vissuta senza profondità, svilita da un occhio guerriero e conquistatore. La riduzione del femminile al corpo.

Perché Omero vuol farci credere che una singolare bellezza di quel genere (la donna più bella del mondo) sia portatrice di tale sventura? Semplicemente perché non esiste la donna più bella del mondo. Ma esiste la Bellezza delle donne. Del femminile nel mondo.
Gino Rago con questa poesia straordinaria canta la bellezza della regina madre, delle donne anziane, che come le antiche foreste incubano la memoria, i semi, le idee. Come l’idea di Madre Terra (la bellezza del mondo dalla quale abbiamo depredato ogni incanto): “la terra scura che brilla di mica, radici nere filamentose e tutta la vita passata, frammentata in un fragrante humus” ( C. Pinkola Estés)
La bravissima Eleonora Anselmo con la sua voce fa brillare queste antiche figure del mito, fa vibrare le parole della poesia amplificandole in una commovente e coinvolgente elegia musicale.
E noi restiamo attoniti a riflettere su cosa sia diventata la Bellezza, la sua Idea, oggi nel nostro mondo.

Roma, 4 maggio 2017

Onto Colonna

Mariella Colonna

Commento senza regole di Mariella Colonna

Ho ascoltato la poesia di Gino Rago cantata e musicata da una giovane donna… il tempo del mito si è trasformato, intorno a me, uno spazio diverso, la magia delle parole ha cominciato a scorrere da una sorgente limpida, non sapevo, non so più dove sono, è apparsa, appare Calliope velata e mi dice sussurrando… “O muthos deloi”, ecco le due donne più famose di Troia: Elena, vedi, è bellissima, le sue forme fanno di lei una divinità sulla terra, è un’opera d’arte della natura ma nasconde una menzogna che ha portato lo splendore di Ilio alla rovina.” È davvero la perfezione fatta persona quella giovane donna con i veli fluenti che le avvolgono il corpo scultoreo…ma nei bellissimi occhi c’è una malinconia senza fine. Suoni profondi e delicati circondano la sua immagine… o è stato il vento a rapirla? Sta scomparendo, si perde nel nulla.
Un’onda in tempesta solleva la voce di Calliope (non dimentichiamo che è la Musa della poesia epica)
“Adesso guarda quella donna anziana, schiacciata dal dolore insieme alle altre donne che vegliano i cadaveri: è lei la Regina, lei è destinata a resistere alla violenza cieca del nemico, lei batte i pugni a terra per il dolore, lei prega, lei conserva nel cuore il ricordo di tutti i suoi figli, del piccolo Astianatte ucciso per cancellare la stirpe reale di Troia dalla Storia!” Anche Calliope scompare nella nebbia chiara dell’alba o del tramonto. Mi colpisce una voce profonda:
“Noi siamo qui per Ecuba!”.

Era, è il Poeta.
Il Poeta ha vissuto la più dolorosa delle notti, tra fuochi e incubi, dopo la festa dell’apparente vittoria. In cielo ardono le stelle, ancora sulla terra un incendio vigoroso divora l’accampamento e le mura di Ilio. Un cavallo immenso, mostruoso, con la pancia squarciata, fatto di legno e pezzi di ferro, di lance, di giavellotti, di scudi, tenuti insieme da materiali recuperati da navi affondate e distrutte, domina il panorama reso infernale dai lamenti dei feriti, dai corpi senza vita ancora sanguinanti, dalle urla delle donne atterrite.

“Io sono qui per Ecuba” sospira il Poeta “ sono qui in mezzo alle fiamme, mi curvo sui feriti insieme alla Regina, prego con lei per i morti, le offro i fiori che adornavano la reggia trovati tra le macerie, con lei raccolgo le ultime parole dei morenti…e canto la Bellezza”.
“Quale bellezza?” chiedo
“Quella di Ecuba”
“Ma come, Ecuba è più bella di Elena?”
“Se avessi occhi per vedere le loro anime…forse capiresti! In Ecuba splende la Bellezza dell’Essere, della profondità, della trasparenza…in lei è lo Splendore del Vero!”
“Poeta” rispondo “io vedo con i tuoi occhi, anche io sono qui per Ecuba, per farle sentire il mio dolore e il mio amore. Sono qui per tutte le donne di ogni epoca vittime della violenza e…per ascoltare il tuo canto.”

Un altro insigne poeta del mio tempo è arrivato “a stigmatizzare Omero di averci detto una menzogna sulla guerra decennale di Troia. E ad alzare il dito di accusa sulla falsa coscienza degli Achei… e delle altre città greche…che, dopo i dieci anni di lutti e di stragi, accolgono Elena come un’eroina, mentendo a se stessi, raccontandoci una verità che non è la verità.”
“E della sua bellezza esteriore dalle forme leggiadre, dalle rosee gote, dei capelli biondi e inanellati, che dire?”
“Passa… la bellezza delle membra e quasi ombra non lascia. Elena è menzognera, o la costringono quel tipo di bellezza, gli uomini , il potere ad essere così, ma…
Alla bellezza tutto si perdona”
“Anche Ecuba fu giovane e bella!”

“È vero, eppure il tempo l’ha resa più bella…” Il Poeta pronunzia parole così delicate e struggenti che la sua poesia diviene un canto, un coro lieve come la brezza marina e poi soltanto musica. Silenzio” La notte volge grandi ali nere lontano dal giorno che nasce e l’incendio d’Ilio si confonde con la bella aurora quando Ulisse si allontana sulle onde per raggiungere Itaca portando con sé Ecuba come schiava. La Regina si ferma a guardare per l’ultima volta la sua terra, le possenti mura di Troia divorate dal fuoco e porta nel cuore i suoi ricordi, orrore e tenerezza infinita.
Il sole già riflette bagliori sul mare appena mosso dal vento.
È tramontata anche Venere, l’ultima stella.

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27 commenti

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27 risposte a “Gino Rago, UNA POESIA, Alla bellezza tutto si perdona Commenti di Letizia Leone, Mariella Colonna e Giorgio Linguaglossa – Video musicato e cantato da Eleonora Anselmo, composizione video Paolo Cenni, musica di Vieri Tosatti Einsamkeiten, 1969

  1. Caro Gino,
    questo è il mese dei fiori e tu ci doni un bel gelsomino poetico, che ci porta a rivivere atmosfere mitiche, difficilmente riscontrabili nel panorama della poesia italiana, volta come tu sai, nel Progetto della NOE. da parte di non pochi autori. In questo caso, vorrei fare un accostamento tra questo testo pubblicato, e un altro apparso sul Blog: “L’Isola dei poeti”, con il titolo: “La donna innamorata non smette mai d’amare”. Ebbene, proprio rifacendomi a questa poesia, mi venne subito in mente, il frammento, così come esplicitato anche dai pareri di Linguaglossa, di Letizia Leone e della Zanovello. A dire il vero, mi colpì subito la forma che introduceva la frammentazione del verso con uno sbocco naturale verso un discorso tipo:”stop and go”. Lo scorciamento si rileva attraverso pause e ritmi incasellati in un’unica cornice evocativa, decisamente classica e moderna. Questo per dire, ad un poeta come te, che opera su due fronti: ossia quello mitico e quello innovativo, che non è poi tanto velleitario passare dall’immutabilità di un’area poetica mitica a una decisamente propositiva, come quella del frammento, tenendo in equilibrio come nel testo: “La donna innamorata” passato e presente. La tua doppia immaginazione poetica fa di te un ottimo faber. In tempi, come scrive Bauman in cui la società e la vita sono liquide. Il narrare storie vere o presunte tali, è sempre un evento tra avventura e ritorno al reale che ci riporta in una atmosfera di autentico miracolo poetico.

    • Credo che esista anche una “bellezza” di Ecuba,statua nera contro un cielo rosso di lampi,una statua che sfida il tempo(nemico di Elena),sfida il dolore(di cui i fortunati hanno paura),forse sfida anche gli dei,così simili agli uomini.Lei sembra essere già oltre il tempo stregato del mito, sembra quasi presagire la forza della donna moderna.

      • gino rago

        Ecuba sfida tempo-dolore-dèi, perché ha in sé quella bellezza ( che Anna Ventura, da grande poeta quale è, indovina) grazie alla quale è sentita come una donna moderna, anzi postmoderna, con un suo “tempo interno”.
        Forse Ecuba meglio d’altre figure si approssima a quel gioiello poetico
        di Anna Ventura in cui al poeta, alla fine dei giochi e dei fuochi delle ultime pagine incendiate, rimane la forza di pronunciare
        la parola salvifica, ma terribile per i forti e i prepotenti: la parola del
        “dissenso”.
        Gino Rago

    • gino rago

      Come meglio non poteva esser fatto, Mario Gabriele coglie e segnala
      il doppio avanzamento dei miei versi su un sentiero “classico”, ma non
      tradizionale”, e un sentiero ‘ innovativo ‘ rivolto alla forma-poesia con
      l’importanza centrale della punteggiatura, tutta a favore del punto fermo;
      dell’espulsione di quell’Io liricheggiante, su cui tanto tutti abbiamo senza
      pose discettato; della riduzione al minimo indispensabile degli aggettivi e dell’esaltazione dei sostantivi e altro e altro ancora (ormai è dell’ordine
      degli anni il tempo a tutto questo dedicato…).
      Tanto è che la mia ricerca di poesia, riconducibile, sì ,alla filosofia del frammentismo, è stata salutata come “metodo mitico frammentato”.
      Ma ciò che conta, e Mario Gabriele ne è severa e lucida testimonianza,
      in poesia è “fare versi”, “costruire versi” su cui, e non su altro o intorno ad altro, appuntare l’esercizio critico.
      Ecco perché quel “…tu ci doni un gelsomino poetico”, ma ben supportato
      criticamente dal riconoscimento del fare “rivivere atmosfere mitiche, difficilmente riscontrabili nel panorama della poesia italiana…” e della mia
      “doppia immaginazione poetica” fa di questa in corso, finalmente, in me,
      una piena, indimenticabile primavera di mia vita…
      Mario Gabriele, dopo i tanti, troppi autunni di luce beve, suggella in me, con il suo commento, il tocco di grazia della “prima”, “vera” …
      primavera della mia vita d’uomo e di poeta.
      Come potrei dimenticarmene…

      Gino Rago

  2. Cari amici poeti,
    rileggendo i frammenti sapientemente intrecciati nell’ “Epica ontologica” di Gino Rago (ricercatore di Nuova “Bellezza”), mi hanno colpito le risposte suscitate dai suoi versi nei primi commenti: in Giorgio Linguaglossa l’inno alla “Verità” che esalta la bellezza di Ecuba, simbolo di tutti i vinti della storia, in particolare delle donne che resistono alla menzogna e alla violenza con la Bellezza della propria profonda Umanità da tramandare alle generazioni future. Le intense parole di Letizia Leone scolpiscono le vicende e le ingiustizie della Storia senza tralasciare tocchi di autentica poesia, con l’auspicio non dichiarato ma intensamente sotteso, che torni la vera Bellezza a conquistare il mondo. Infine Mario Gabriele… che ha definito i versi di Rago “un bel gelsomino poetico”! Questa “carezza critica”, unica nel suo genere, dovrebbe raggiungere il nostro poeta come un venticello di primavera, simile a quello che sta rinfrescando Roma in questi tempi difficili!
    Del mio commento soltanto le due ultime immagini:
    “Il sole già riflette bagliori sul mare appena mosso dal vento.
    È tramontata anche Venere, l’ultima stella.” Ma forse domani…chissà.
    Tutto questo ci hanno donato i versi di Gino Rago…accompagnati dal dolce canto della novella Erato.

  3. Complimenti ad Anna Ventura per la suprema e icastica sintesi con cui ha (“dipinto” e) scritto della poesia di Gino Rago!

    • Grazie, cara Mariella; il tuo apprezzamento mi rallegra e mi conforta: dico “mi conforta” perchè, ogni volta che esprimo un parere critico, sia pure prudente, temo di poter dare luogo a qualche equivoco, di cadere nella banalità, o, peggio, nell’offesa involontaria.Apprezzo molto il tuo lavoro, rigoroso e creativo nel contempo,spero di incontrarti ancora su queste pagine A presto, Anna Ventura

  4. Ottimo finale: ma se vince la cenere che ne sarà delle poesie?

    • Le poesie sono come la Fenice:rinascono dalle ceneri.

      • Mariella Colonna

        Grazie a te, cara Anna Ventura, è una vera gioia averti incontrato, anche se per un brevissimo frammento di comunione poetica! E’ tanto che avrei voluto dialogare con te…da quando ho letto la tua poesia “Cose”. Ero appena approdata sulla Scialuppa e sull’Ombra e sono rimasta colpita dalla tua capacita di coniugare il reale con l’ineffabile tocco della poesia: forza interiore, lievità, potenza espressiva: un trinomio che raramente si trova e perciò, rimane inciso nella memoria. e poi…la tua “stella lucente”, nata da un pianetino che cresce nella conoscenza…è rimasta in me come la stella che indica il cammino per Dante, una magica luce che mi guida negli ardui percorsi della poesia!

  5. Francesca Dono

    versi eccellenti, caro Gino. Esaustive le note critiche lette. E che scrivere del canto suggestivo di Eleonora Anselmo? Niente ,infatti. E’ perfetto. Grande sincronia tra poesia e musica. .

    • gino rago

      Confesso che quella bella di Francesca Dono è stata la prima anima cui
      ho proposto l’ascolto della versione musicale dei miei versi a opera di
      Eleonora Anselmo, giovanissima studentessa del Liceo Classico “Vittorio
      Alfieri” di Asti, perché irresistibile avvertivo il bisogno della con-divisione
      della intensa energia emotiva che in me era esplosa…
      Sono contento d’averlo fatto. E Francesca Dono fa bene a segnalare
      l’importanza delle note critiche di Giorgio Linguaglossa, di Mariella Colonna, di Letizia Leone, che ringrazio con ammirazione, le quali “completano” i miei versi e non semplicemente li “accompagnano”
      perché sono innegabilmente tre grandi pezzi di bravura esegetica
      da cui la mia “Alla bellezza tutto si perdona” sugge sali, zuccheri, vita…
      Gino Rago

  6. La frase chiave di questo componimento è:

    vinca la cenere, periscano gli eroi

    Tutto il resto è soltanto un accompagnamento, una sollecitazione affinché si giunga a questo punto. Il poeta ha preso congedo dalla «distanza». Questo è un punto oltre il quale si cela l’invisibile, l’insondabile, l’impronunciabile… oltre questo punto la poesia non può dire altro che pronunciare un severo monito: «vinca la cenere, periscano gli eroi», il monito più severo che si possa pronunciare, un vero verdetto di assoluzione che nella sua natura ubiquitaria eguaglia la sorte dei vincitori «gli eroi» e i vinti «la cenere» di Troia. L’epoca che verrà narrerà la prosecuzione di quella che si è conclusa. E ancora stiamo dentro l’epoca che è seguita alla distruzione di Ilio. L’epoca del nichilismo attende ancora la sua fine, ci stiamo tutti dentro, tutti al di qua della linea…

  7. Elena di Sparta non é che il simbolo,l’ideale di Bellezza che rappresenta Sparta in quanto società ideale . L’ideale non sopravvive in terra. Erodoto e Stesicoro ne negano l’esistenza,appunto,ma nei vari miti,Zeus depone un uovo nel grembo di Nemesi (Dea della vendetta) poi in sembianza di cigno andra da Leda ecc…A soli dodici anni Elena verrebbe rapita da Teseo e qualcun’altro (che ora non ricordo) avrà una figlia da lui, Ifigenia,appare abbastanza evidente che veicolerà vendetta e ne sarà vittima.
    Gino Rago con la sua eleganza dà la sua visione della vicenda

  8. anche Gorgia (sofista) scrisse di Elena nel famoso encomio . Io non credo, però, volesse solo dimostrare la forza di persuasione del linguaggio , ma anche altro. Leggo dal filosofo, invece, il reintegro della figura di Elena alla dignità negata da tutti gli Achei .Figura emblematica insieme a Paride. Entrambi bellissimi . Fu Elena ad attrarre Paride o viceversa? Mille dubbi. Alcuni assolvono. Altri condannano. Poeti e filosofi si sono avvicendati a varie interpretazioni. Del resto ancora fino ad oggi .

    • Alberto Tommasi

      Giusto richiamare l’Encomio di Elena, come fa Francesca Dono. In esso c’è altro, oltre all’elogio della parola. Nelle prime pagine, se non ricordo male, traspaiono i valori fondanti della civiltà Europea, quella che oggi dice: La bellezza ci salverà. L’Europa, l’Italia, che nel secolo scorso perdonava il disimpegno civile dei letterati in nome di una realtà ideale staccata da quella storica. La vecchia bellezza è avvizzita, perché non ha più contatto con la cenere e gli eroi scomparsi.
      Complimenti a Gino Rago!

      • gino rago

        E’ come chiedersi e chiedere, caro Alberto Tommasi, che, se ancora può esser vero che nel canone occidentale “la bellezza ancora ci salverà”,
        chi salverà la bellezza che dovrebbe salvarci, in questo mondo frammentato, scadente, chiassoso e perfino volgare?
        La tua meditazione riesce a darmi un pò di forza… Grazie, dunque.
        Gino Rago

        • Mariella Colonna

          “Chi salverà la Bellezza che dovrebbe salvarci?” NOI poeti e la NOE!, E chi altro potrebbe? Partiamo da questa ferma speranza, NON PER PRESUNZIONE MA PER ENTUSIASMO!

  9. gino rago

    “Alla bellezza tutto si perdona“ di Gino Rago

    Commento di Miriam La Matina

    “Chi saprà dire alla Regina d’Ilio la nuda verità su Elena di Sparta?”

    Due donne si incontrano, due vite vengono unite da una tremenda circostanza, la guerra. Due destini si incrociano, ma in comune hanno poco. In questo testo il poeta contemporaneo Gino Rago presenta le due eroine mitiche, Elena ed Ecuba, e i loro percorsi dopo la fine della guerra. Elena, in accordo con il mito, è presentata divina per la sua bellezza, che le permette di non risultare mai vinta. In tutta la sua vita ha sempre primeggiato su tutti. La più bella, la regina, l’oggetto della contesa. Anche dopo la guerra non subisce l’onta della sconfitta, ma ritorna subito ad essere la più amata.

    “Prima fra le prime accanto a Menelao. Venerata da Paride al pari di una dea.”

    Bella, così bella da essere comunque pura. Qualsiasi cosa accada, qualunque tremenda situazione lei possa creare, non viene mai corrotta da essa, non diventa mai vittima di rimprovero.

    “Perdonata in patria da servi e da padroni. La colpa cancellata, il rispetto e l’onore riaffermati”

    Elena è amata, perdonata, ma intorno a lei aleggia sempre una nebbia di mistero. Qual è il suo passato? Qual è la sua colpa? Come tutte le donne dalle capacità straordinarie lei è sia ammirata, sia invidiata. Come può difendersi una persona comune di fronte alla sua spettacolare bellezza se non calunniandola e costruendo su di lei tremende storie?

    “Menzogne. Calunnie. Soltanto maldicenze, la fuga, il rapimento, gli amplessi della spartana sul mare verso Troia”

    Queste frasi sembrano riprodurre il tentativo degli antichi mitografi di “giustificare” Elena in molti modi, ritrovando la sua “innocenza” nella leggenda del “fantasma illusorio” creato dagli dei che sostituì la vera Elena a Troia. Tutte maldicenze quindi? O la leggenda del fantasma vorrebbe coprire e celare, in modo mitico, una donna realmente colpevole, col suo egoismo e la sua immoralità, di una guerra funesta?
    Forse la virtù più venerabile è proprio la bellezza, a cui tutto si perdona e in nome della quale gli uomini sono pronti a giustificare tutto. Sebbene la storia sembri affermare ciò, incoronando più i belli che i virtuosi, l’autore prende le distanze da questa concezione, dichiarando, sorprendentemente, la sua preferenza per la regina sconfitta e umiliata, Ecuba, vittima di una guerra ingiusta e meritevole della nostra pietà.

    “Noi siamo qui per Ecuba”

    E’ lei il simbolo della maternità, e sebbene abbia visto la sua famiglia decimata da un’assurda guerra, conserva la sua dignità pura. La sua forza consiste nell’opporsi alla morte, lei che è il simbolo della vita. Dopo la distruzione viene il tempo della rinascita.

    “Vinca la cenere, periscano gli eroi”

    Meglio un mondo senza eroi e senza falsi miti di un mondo che fa della menzogna la sua bandiera!

    Miriam La Matina, classe III A Liceo Classico “V. Alfieri” di Asti

    Desidero intensamente donare spazio e visibilità nel più giusto dei posti della terra, L’Ombra delle Parole, a Miriam La Matina,
    studentessa della III A del Liceo Classico “Vittorio Alfieri” di Asti, la classe
    magistralmente guidata, illuminata, coordinata dalla Professoressa
    Rossana Levati, che intorno alla figura di “Elena” ha realizzato un eccellente e-book. Il commento, che trovo magnifico, della giovane
    Miriam su “Alla bellezza tutto si perdona” è una parte di tale e-book.

    Giorgio Linguaglossa giustamente appunta il suo esercizio critico
    sulla centralità dei versi “Vinca la cenere, periscano gli eroi” nella
    economia estetica generale di “Alla bellezza…” e questa giovine studentessa liceale mi pare che condivida proprio l’idea di Giorgio L….
    La cultura, quando c’è ed è come in questo caso solida e chiara. compie anche questo genere di rivelazioni, queste inaspettate epifanie.

    Gino Rago

  10. Giuseppe Talìa

    Meta-mito, trans-mito, dunque oltre il mito. Gino Rago traccia un profilo di Ecuba vicino alla sensibilità contemporanea. Dice bene Letizia Leone “storia contemporanea. Cronaca quotidiana dei nostri valori e disvalori.”
    “E’ un’idea soltanto” e alla bellezza o a una sua idea, tutto si perdona.
    Complimenti a Eleonora Anselmo per il canto.

  11. giancarlo baroni

    Questa splendida poesia di Gino Rago dimostra le notevoli qualità e virtù dello scrittore. Dimostra che si può fare ottima poesia senza parlare direttamente del proprio io, che invece si mimetizza mettendosi nei panni di altre persone e personaggi. Storia e geografia entrano nelle pagine e nei versi di Rago dilatandoli e dando loro profondità e spessore. Lo sguardo dell’autore sui fatti muta prospettive e angolazioni invitando il lettore ad ampliare giudizio, sguardo e punto di vista. Il passato non è un archivio morto, ma uno scrigno a cui attingere per raccontare intensamente il presente.

  12. gino rago

    ALL IS FORGIVEN TO BEAUTY

    Who will know how to tell Hecuba
    the naked truth about Helen of Sparta.
    Calumnies. Lies. Just evil tongues.
    Flight, Rapes, Sex imposed
    on the woman from Sparta in the sea towards Troy?
    First among first next to Menelaus.
    Worshipped by Paris as if a goddess.

    Forgiven at home by servants and owners.
    The blame ereased,
    rispect and honor again regained:
    a feast for Helen among the Spartans,
    yet conquered women will vigil over the dead.
    We are for Hecuba.

    The bride who never accepts the spite
    of jealous ironic goddesses
    the carnal acts of young women
    fought over by warriors with swords.
    The mother who loses all to deceit.
    Griefs. Lamentations. Fists pounding the ground.
    Bandages torn.

    Sacred small branches in flame.
    The piercing arrow, the true bolt
    where the heart bleeds
    of Illyus’s Queen among the flames?

    It is only an idea, the same
    since Helen at court stole the throne:
    may ashes win, may heroes die.

    All is forgiven to beauty.©2017 of the Anglo-American translation by Adeodato Piazza Nicolai of ALL IS FORGIVEN TO BEAUTY. ©2017 of the original poem
    by Gino Rago: “Alla bellezza tutto si perdona”.
    Adeodato Piazza Nicolai

    Dedico, in segno di gratitudine per i commenti, ( d’autentica critica letteraria) dedicati ai miei versi, questa versione in lingua angloamericana
    dell’ottimo poeta Adeodato Piazza Nicolai di “Alla bellezza tutto si
    perdona” a:
    Giancarlo Baroni, Giuseppe Talìa, Francesca Dono, Egillarosabianca,
    Luciano Nanni, Anna Ventura, Mario Gabriele.
    Un grazie particolare, va da sé, lo rivolgo a Mariella Colonna, a Letizia
    Leone e a Giorgio Linguaglossa per gli esemplari esercizi ermeneutici
    intorno ai miei versi, esercizi d’alta scuola di critica letteraria così pertinenti,
    colti e competenti da farsi parti decisive dei miei stessi versi, versi che non riesco più a immaginare dissociati dalle loro note critiche…
    Alla giovane Miriam La Matina ribadisco la mia ammirazione per l’acuta
    capacità di analisi e di giudizio dei/sui miei versi, nonostante la sua
    verdissima età. E se il buon giorno si vede dal mattino…
    Adeodato Piazza Nicolai, benché da me non conosciuto di persona,
    lo custodisco in me come un prezioso dono della vita per il tempo e le
    energie concentrate sopra i miei versi, a mia insaputa, traducendoli,
    mi dicono magnificamente, in angloamericano.
    L’incontro con Giorgio Linguaglossa e le frequentazioni assidue con il suo magistero poetico e critico stanno facendo maturare nel mio giardino
    dei ciliegi frutti non proprio, così sarei indotto a pensare, di scarto.

    Gino Rago

  13. gino rago

    La notizia tristissima della morte di Ubaldo De Robertis, che Giorgio Linguaglossa ha saputo darci con il tocco di quella grazia che gli appartiene,
    mi ha distolto dal pensiero a me caro di dire “grazie” a Paolo Cenni per l’arte che ha voluto dedicarmi nella composizione del video, intensissimo,
    a integrare la versione musicale di Eleonora Anselmo ( “novella Erato”, per riprendere la stupenda idea di Mariella Colonna) dei miei versi.
    Le immagini scelte da Paolo Cenni e la voce e le note di Eleonora Anselmo
    sanno ricordarci che una vita, compresa la ‘sua’ morte, una vita in tutte le sue metamorfosi, è di per sé una vittoria sul nulla.
    Dal profondo dell’anima grazie a Paolo Cenni e grazie a Eleonora Anselmo.
    Gino Rago

  14. Mariella Colonna

    Caro Gino Rago…grazie per la tua sensibilità profonda e il tuo rivolgerti all’altro prima che a te stesso, che significa far entrare nella tua poesia coloro che la leggono dal profondo attingendola dalla tua stessa anima. Grazie a Miriam a Matina, Paolo cenni e ad Eleonora Anselmi, novella Erato
    ed interprete di alissimo valore della Poesia di Rago attraverso l’anima del canto! Questo momento di comunione poetica ci ha avvicinato in modo più intimo alla poesia di De Robertis, e perciò’ fatto vivere in modo sinergico e unitario l’evento doloroso della sua perdita. Le sue poesie splendono di luce metafisica di colori cosmici e…d’infinito…Grazie anche al dono divino della Poesia che ci fa vivere anche il dolore in una luce (di “stella) lucente”,
    come dice Anna Ventura.

  15. vincenzo petronelli

    Sebbene in ritardo (purtroppo faccio un lavoro che non mi consente di essere sempre “sul pezzo” nei confronti delle varie e sempre stimolanti tracce sottoposteci da Giorgio) mi accodo agli elogi per la poesia del nostro Gino Rago. Ho scoperto la poesia di Gino già un po’ di tempo prima di fare la mia conoscenza dell'”Ombra” e devo dire che è stato il mio tramite della scoperta di questa riformulazione in chiave attuale del frammento e delle sue enormi possibilità espressive.Amo della poesia di Gino Rago ed anche specificamente di questa “Alla bellezza tutto si perdona” la sua capacità, di scomporre i concetti in sfolgorii di immagini che travalicano le convenzioni di tempo e l’unità convenzionale della cornice lirico-narrativa, diventando quasi un linguaggio trascendente, capace di rivelarci la natura profonda dell’umana esistenza scoprendo le analogie, i rimandi, gli incastri, tra contesti diversi nello spazio e nel tempo, rimanendo proprio per questo sempre attuale; tutto questo potendo mantenere, grazie alla freschezza ed all’incisività icastica del frammento, sempre una grande scorrevolezza, anche affrontando oggetti (o in questo caso mi vien da dire soggetti, dato l’avvincimento con cui ho affrontato la lettura di questo bellissimo scritto) poetici complessi ed articolati, nonché ricchi di significati profondi, come in questo caso.Complimenti vivissimi Gino.

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