Annalisa Comes, POESIE SCELTE da Il corpo eterno, con tre fotografie di Vasco Ascolini, Gazebo, Firenze 2015 “Specchio”, “Assenza”, “Abbiamo solo noi stesse” “Marmi” – “C’è una indirezione di luogo, una distopia, una discronia” con un Commento di Giorgio Linguaglossa

Henri Matisse 1939

Henri Matisse 1939

Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

Con la poesia di Annalisa Comes siamo già oltre i confini del Moderno, in pieno Dopo il Moderno, nell’epoca del modernariato e del vintage e dello stile ultroneo. Il suo stile di poeta è una elegante e sobria forma di manierismo critico, di mimetismo retorico, di positura autoironica e ipocondriaca che oscilla tra gli opposti poli del disimpegno, della parodia, dell’autoironizzazione, e l’esercizio scrittorio e il ludus, il tedio. Nella poesia della Comes siamo già oltre il «corpo», siamo nel «corpo eterno», nel mito tutto moderno dell’eterna giovinezza o dell’eterna insipienza,  e il poeta non è né un dandy, né un eroe romantico né un vincitore e neanche un perdente, ma una persona affetta da labirintite, tormentata da anodine regressioni infantili e crisi di panico, esantemi dell’epidermide e idiosincrasie stilistiche. Ormai in letteratura (romanzo e poesia) la posta in gioco è l’intrattenimento, magari elegante, malizioso, ozioso, nichilistico, manieristico dove il poeta non può più essere neanche un clown o un prete o un predicatore, tantomeno un maestro di cerimonie o un ammaestratore di pappagalli o un istruttore di scimmie, quanto un commercialista delle proprie rendite di posizione e della propria dichiarazione dei redditi. «Forse c’è un aldilà», così inizia, con tono blasé, una poesia della Comes, tra scetticismo e rimpianto, come se si parlasse di moda o di facebook o di shopping. Noi abbiamo a che fare con questo «corpo» ingombrante, un oggetto misterioso che fa quello che lui vuole e non obbedisce più ai comandi dell’io perché «tutti hanno un corpo», a tutti accadono le stesse cose insignificanti, a tutti il «corpo» sfugge, ha le sue strategie di difesa e di offesa, le sue disparizioni, le sue idiosincrasie:

L’impronta sulla poltrona.
Il bicchiere posato sul comodino.
Il libro che stavi leggendo
con il segnalibro rosso
le annotazioni a margine
fermo a pagina 23
il libro di John Fante – Aspetta la Primavera
immobile a pagina 23.

La vita quotidiana sembra fatta di impronte, di copie di copie, di repliche, di surrogati, di involucri e ne riesce normata, normalizzata, edulcorata, ripetibile, prevedibile; le cose stanno al loro posto o, almeno, sembrano, i corpi anche, o, almeno, sembrano. Tutto è così, ma potrebbe essere anche diversamente.

Il vento è già passato fra i capelli.
Il vento continua a passare.
e le foglie vi cadono leggere
e la neve quando c’è,
scivola sulle spalle.
Ma più che scivolare, canta,
frammentando pause e fruscii.

Vi sono iscritti graffi e fessure
Il panneggio si è scurito
Il volto
ha tatuaggi di gocce e licheni.

E quando ti aspetto,
ti aspetto
sotto questi marmi, ora chiarissimi,
la mia posa gli assomiglia.
Come tutta la gente in attesa.

Henri Matisse 1941

Henri Matisse 1941

Non si sa bene se il «corpo» stia qui o stia lì o in altro luogo, se vi sono «iscritti graffi e fessure», e quando «ti aspetto / ti aspetto»; non si sa bene cosa accade, o meglio, forse non accade niente, «come tutta la gente in attesa». È passato anche il tempo di Godot, e adesso non c’è niente, si sta in attesa del nulla. C’è una indirezione di luogo, una distopia, una discronia, si avverte la eco di una labirintite esistenziale e stilistica e sociale, un instabilità, una fluttuazione degli eventi linguistici ed extralinguistici, che accadono, forse, o che possono accadere, come anche non accadere, mentre «Dio guarda incerto / sul da farsi» e noi non sappiamo «se il calcolo è esatto», se ci sarà un prosieguo o si è giunti al termine di «questo dio che illumina, cuce, disfà / l’orlo delle cose». «Guardate com’è facile […] dirsi addio»; «tutto appare ordinato, pulito», c’è anche «il riparatore di orologi». È incredibile come la vibratile e sensibilissima antenna di Annalisa Comes intercetti i minuscoli tremori di lontanissimi bradisismi, la instabilità e la fragilità di un mondo che, a prima vista, appare inalterabile e compatto, ma in realtà è fragile e convulso. «Non, finire, non, durare, / solo rimanere ferma con te all’angolo delle cose»; quasi una preghiera laica affinché le cose non appaiano, cessino, dismettano la loro funzione e finzione di apparire, di essere altro da ciò che esse sono.

Annalisa Comes Il_corpo_eterno cop

Poesie di Annalisa Comes

Specchio

Che rimandi oggi?
Chi rimandi a me?
In piedi, in punta di piedi
guardo, controllo, domando.

Niente da indossare per i giorni
di festa.
Nessuno spettacolo.
A nessuno il sorriso.
A nessuna – il testimone dell’alba e
della notte.
Specchio, curva, immagine e
fantasma.

*

Forse c’è un aldilà.
È per questo che ci preparano
ben vestiti.
Abbandonate le passeggiate
nei boschi di abeti e di betulle,
abbandonate le scarpe
all’angolo delle scale.
Mentre l’erba
così fragile
eppure rimane ben distesa
magari a guardarci
ora in orizzontale.
Né perde il suo colore
Ma solo il corpo diventa leggero
e sulla terra
la nostra assenza non ha orme.

.
Assenza

L’impronta sulla poltrona.
Il bicchiere posato sul comodino.
Il libro che stavi leggendo
con il segnalibro rosso
le annotazioni a margine
fermo a pagina 23
il libro di John Fante – Aspetta la Primavera –
immobile a pagina 23.

Tu questa primavera non l’hai
saputa aspettare.
Ma gennaio ti ha comunque
regalato piccole margherite
e i giochi del sole sui
vetri accanto al letto.

Il corpo non c’è più.
Il tuo corpo non so dove
sia.
Se non che la sua impronta,
il suo profumo
scalda ancora la stanza
la parola il libro.
E anch’io sono allora incerta
della mia esistenza.
Se tu non sei qui a
vedermi –
anch’io sono impronta
e libro
e mi ostino a non esserci.

annalisa comes

annalisa comes

Abbiamo solo noi stesse

per le giornate grasse,
le fertili passeggiate al sole,
la panchina, la sedia che dà sull’angolo,
quando le ciocche si imperlano
di sudore e di voci.
Abbiamo solo noi stesse
in quegli inverni che sembrano miti,
ma poi ritrattano la promessa
e spalancano porticine,
– allora gli spifferi si fanno bufera,
la frutta geme per il freddo
e il fuoco si spegne -.
Abbiamo solo noi stesse
quando il figlio parte con la sua sacca,
quando la madre trema e non trova pace
nel suo nuovo letto di formica bianca,
ma anche quando la tavola è imbandita,
gremita di commensali vestiti a festa.
Abbiamo solo noi stesse
quando in un batter d’occhio
il buio raggiunge il tavolo, il piatto, la coperta.
E al mattino,
un piede dopo l’altro: un cane, una foglia, un nido.

*

Dio guarda incerto
Sul da farsi.
Se mantenere la neve intatta
o farla sciogliere col suo respiro caldo.

Se il calcolo è esatto
e i giorni, il tempo di bere e di ridere
è giunto al termine,
o rimane ancora qualche ora
Se quella manciata di spiccioli
servirà per il giornale della domenica,
dondolerà nella tasca di qualcun’altro.
O semplicemente se ne starà muta,
in attesa.

Se il padre stasera potrà tornare a casa,
la madre accendere il gas della cucina,
il figlio raccontare delle vacanze estive.

E se nei campi sarà giunto il tempo della mietitura,
se le stelle saranno visibili, se la foschia
di maggio darà tregua ai naviganti.

Una scorta inesauribile di accortezze,
questo dio che illumina, cuce, disfà
l’orlo delle cose.
E un accadere di miracoli comuni,
quando doveva accadere e non accade:
che la neve continui a gelare,
gli spiccioli a tintinnare,
nel via-vai del padre, della madre e del figlio.

E così i campi si ostinano e sono crudi,
le stelle chiare e composte
indicano la strada ai naviganti.
Amen.

Marmi

Il vento è già passato fra i capelli.
Il vento continua a passare.
E le foglie vi cadono leggere
E la neve, quando c’è,
scivola sulle spalle.
Ma più che scivolare, canta,
frammentando pause e fruscii.

Vi sono iscritti graffi e fessure
Il panneggio si è scurito
Il volto
ha tatuaggi di gocce e licheni.

E quando ti aspetto,
ti aspetto
sotto questi marmi, ora chiarissimi,
la mia posa gli assomiglia.
Come tutta la gente in attesa.

annalisa comes

annalisa comes

Nata a Firenze nel 1967, Annalisa Comes vive tra la Francia e l’Italia. Dottore di ricerca in Filologia Romanza e Italiana, specializzata in «Giornalismo e Comunicazione», attualmente svolge attività di ricerca fra l’università di Nancy (Lorraine) e Verona con una tesi di dottorato sulla letteratura italiana per l’infanzia.

Ha tradotto e traduce dal francese per le case editrici Le Lettere (fra cui : M. Cvetaeva, Il ragazzo Premio « Monselice-Leone Traverso Opera Prima » 2000, in corso di stampa la nuova edizione), Donzelli (fra cui Prosper Mérimée, Tutti i racconti, 2004 – segnalato al Premio Monselice 2005), Voland, Nutrimenti, Lantana. Ha pubblicato saggi e articoli su riviste italiane e straniere occupandosi di letteratura medievale e contemporanea (« Critica del testo », «Cultura neolatina», «Studi mediolatini e volgari», «Anticomoderno», «InVerbis»), di cinema e fotografia («Multisala International» e «The Scenographer»). Ha curato le poesie e le note filologiche dell’opera poetica di P.P. Pasolini per le edizioni Mondadori (I Meridiani 2003), l’edizione critica del poeta siciliano Rinaldo d’Aquino ( Poeti della Scuola Siciliana, Mondadori, I Meridiani, Milano 2008). Nel 2014 ha redatto l’Introduzione di Marina Cvetaeva, Lettera all’Amazzone, Editori Riuniti Internazionali, Roma (prefazione di Erri de Luca, traduzione di Angelo Pavia). In corso di stampa presso Lantana (Roma) la sua biografia di Astrid Lindgren Una vita dalla parte dei bambini.

Ha curato la prefazione del libro di poesie di P. Sanna, L’ombra dei minareti (Maremmi Editori, Firenze 2006) e la postfazione del libro di poesie della poetessa polacca Julia Hartwig Sotto quest’isola (Donzelli, Roma 2007). Allieva di Amelia Rosselli, ha vinto diversi premi di poesia tra i quali: Premio Internazionale «Eugenio Montale», «Dario Bellezza», «Giuseppe Piccoli», «Artisti di strada» e il Premio Speciale «Città di Roma» per la poesia 2007. Le sue poesie sono pubblicate da De Arte, Crocetti, Passigli, Empiria e su diverse riviste italiane e straniere («L’immaginazione», «Malavoglia», «Caffè Michelangelo», «Forum Italicum» di New York, «Corriere della Sera», «Corriere di Firenze», «Semicerchio», «L’Area di Broca», «Gradiva» di New York, «Nowa Okolica Poetow» in traduzione polacca; «Roman Law» in traduzione cinese).Ha pubblicato le raccolte di poesia: ouvrage de dame (Gazebo, Firenze 2004 ; L’Harmattan, Parigi 2007 – Premio Internazionale «Anguillara Sabazia Città d’Arte»); Racconti italoamericani (L’Harmattan Italia, Torino 2007 segnalata al Premio di poesia «Opera seconda – Alessandro Ricci – Città di Garessio»); Fuori dalla terraferma, disegni di Fred Charap (Gazebo, Firenze 2011, Premio Nazionale «Alpi Apuane»; L’Harmattan, Parigi 2013). Nel 2006 ha pubblicato il cd Dal nuovo mondo, in collaborazione con il compositore Luigi Negretti Lanner (Lanner Edizioni). In corso di stampa presso la casa editrice Gazebo di Firenze (luglio 2015) la sua raccolta Il corpo eterno, con tre disegni di Vasco Ascolini.

Ha organizzato e condotto il Corso/Laboratorio di scrittura creativa per bambini presso la Biblioteca del XII Municipio « P.P.Pasolini » – Roma (2008). È stata invitata all’Università di Cagliari (2009) dove ha tenuto due conferenze: « Scrivere per poesia » e « Didattica della poesia » ; nel marzo 2015 ha partecipato alla Table ronde Au croisement des langues et des langages con Fabio Pusterla e Mireille Gansel (organizzata da Claude Cazalé e Christophe Mileschi, Université Paris Ouest Nanterre La Défense) con un intervento sulla traduzione della poesia e la poesia di Jean-Claude Izzo. Fra il 2014 e 2015 ha organizzato, in Francia e in Italia, l’esposizione fotografica dal titolo «Sulle tracce di Tove Jansson nel centenario della nascita» (Ouessant ; Roma ; Vitré).

Nel 2014 ha vinto una « résidence d’écrivain » di quattro mesi presso il Sémaphore de Créac’h, Ouessant (Associazione C.A.L.I., DRAC Bretagna, Consiglio Regionale della Bretagna) dove ha scritto il poema Quand Jonas se cacha dans un ventre de pierres – Ouessant île-baleine, disegni di Fred Charap (pubblicato in parte nella rivista «L’Archipel des Lettres», giugno 2015).

Fa parte delle associazioni AAIS (American Association for Italian Studies) e AATI (American Association of Teachers of Italian) e per le quali ha partecipato, nel 2014 e 2015, alle Conferenze di Zurigo e Siena con interventi sulla letteratura per l’infanzia, in particolare la poesia e l’illustrazione. Cfr. Antonio Spanuolo: http://antonio-spagnuolo-poetry.blogspot.fr/2015/09/segnalazione-volumi-annalisa-comes.html Vasco Ascolini: http://www.vascoascolini.it/

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7 commenti

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7 risposte a “Annalisa Comes, POESIE SCELTE da Il corpo eterno, con tre fotografie di Vasco Ascolini, Gazebo, Firenze 2015 “Specchio”, “Assenza”, “Abbiamo solo noi stesse” “Marmi” – “C’è una indirezione di luogo, una distopia, una discronia” con un Commento di Giorgio Linguaglossa

  1. In Annalisa Comes ritrovo il messaggio coraggioso che caratterizza “Gazebo”,Mariella Bettarini e il vasto mondo delle donne che hanno osato parlare; e parlare “contro”.Tutte le battaglie sono state vinte, ma la guerra continua; perchè la natura,dalle donne, vuole di più; vuole “la formica bianca” disposta a portare il suo carico fino allo sfinimento, ad aiutare chi ha bisogno, a perdonare.Mi piace anche il lin guaggio poetico chiaro, leggero,allusivo senza essere gravato da troppe metafore.Il talento poetico è evidente,ma è notevole anche il supporto culturale mai esibito,e tuttavia ben presente,un fondale lontano che non disturba, ma evidenzia quanto sta in primo piano.

  2. Ubaldo de Robertis

    Parola, intelligenza ed estro. Un bel connubio questo di Annalisa Comes. Mi piace particolarmente: Abbiamo solo noi stesse.
    Ubaldo de Robertis

  3. In poesia non è sempre così semplice coniugare spontaneità, profondità, gradevolezza. Leggo volentieri e apprezzo Annalisa Comes per questi, forse, banali motivi.

  4. Mi piace, lasciandomi perplessa a pensare attraverso straniamento e disincanto. Il quotidiano, i piccoli gesti, le piccole cose, sembrano inscriversi in un tempo e in uno spazio non certo; un forse che è già stato o che sarà.
    E un accadere di miracoli comuni,
    quando doveva accadere e non accade:

  5. Giuseppe Panetta

    Sensibilissima poesia, chiara, lineare. Poesia di donna capace di trasformare “spifferi in bufera”.

    GP

  6. Giuseppina Di Leo

    Tempo della memoria, dell’attesa e del ricordo, in queste poesie si respira un’aria di luce soffusa, e l’aria stessa indossa il tremore del corpo.
    GDL

  7. Ho pensato che pubblicare una dopo l’altra due poetesse, una, Annalisa Comes, italiana e occidentale, l’altra, Dunya Mikhail, irachena e orientale, potesse fornire spunti di riflessione sui cambiamenti formali, lessicali e tematici la poesia odierna può assumere. Due mondi diversissimi. Due «forme-poesia» diversissime e lontanissime che, per ragioni opposte e diverse, si riallineano in una direzione, che entrambe devono fare i conti con una situazione di rinuncia alla «Rappresentazione», entrambe devono fare i conti con una rinuncia alla «testimonianza», entrambe hanno preso atto della «Non-comunicazione» nella quale la poesia è costretta a sopravvivere; la prima si trova nell’Occidente europeo permissivo e disilluso che concede alla poesia di sopravvivere, anche se in un angolino; la seconda che è costretta a sopravvivere in mezzo ad una dittatura sanguinaria e spietata che alla poesia non concede nulla di più o di meno che ad un articolo di un giornalista. Entrambe vivono nel mondo della «Non-comunicazione». Nel nostro mondo c’è una sostanziale e apparente libertà, in quell’altro c’è una sostanziale illibertà.

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