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Tzvetan Todorov: “Quando il capolavoro nasce in un clima di terrore”

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Tzvetan Todorov

Pubblichiamo parte del testo che Tzvetan Todorov ha letto alla Milanesiana, la rassegna ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi (Pubblicato il 04 luglio 2013 su “La Repubblica”)
I regimi totalitari che hanno proliferato in Europa nel corso del XX secolo hanno impedito ai loro popoli di cercare da soli la verità: quella relativa alla società in cui vivevano, quella nascosta nell’intimo di ognuno o anche quella riguardante il mondo fisico circostante. Al posto della libera e autonoma ricerca della verità, vigeva la docile sottomissione ai diktat del Partito al potere.
Vittime di un tale sistema coercitivo, gli artisti e gli scrittori sudditi degli Stati totalitari sono stati costretti a scegliere tra linee di condotta diverse. Alcuni hanno sposato il dogma ufficiale, come se esso corrispondesse alle loro più profonde convinzioni in materia di verità e di giustizia. Altri hanno optato per il silenzio, ossia hanno rinunciato a qualunque tipo di libera espressione, vale a dire alla loro vocazione primaria. Altri ancora hanno scelto l’esilio (…). In ultimo, un gruppo relativamente poco numeroso di scrittori e di artisti si è adoperato a percorrere una strada diversa, quella che consiste nel vivere una doppia vita: un’esistenza pubblica conforme agli obblighi ufficiali, e un’altra del tutto privata, interiore, nascosta, votata alla produzione di un’opera libera da ogni condizionamento esterno. È un tipo di sdoppiamento che si è verificato perlopiù in Unione Sovietica.

Ci sono tre famosi romanzi sovietici che sono stati scritti in queste condizioni: Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov, Il Dottor Zivago di Boris Pasternak, Vita e destino di Vasilij Grossman. Tutti e tre gli scrittori nominati ammettono la possibilità che della loro opera venga vietata la pubblicazione, o quella di essere puniti per l’audacia dimostrata nel dedicarvi la propria vita; eppure tutti e tre procedono instancabilmente nella sua stesura. Bulgakov concepisce l’idea del proprio romanzo intorno al 1928, scrive una prima versione frammentaria e ne dà subito lettura a un gruppo di amici – tra i quali, secondo una legge statistica dell’Urss, è presente almeno un delatore. E infatti nello stesso 1928 un rapporto dettagliato sulle reazioni degli ascoltatori alla lettura di Bulgakov approda negli uffici della polizia politica: i presenti si sono resi conto all’istante che il libro è impubblicabile in quella forma, e che gli attacchi contro la società contemporanea in esso contenuti sono troppo brutali.

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Tzvetan Todorov

Dopo aver terminato una prima versione, Bulgakov la fa avere alla moglie con la seguente annotazione: “Mettila nel comò, dove già riposano in pace le mie commedie assassinate “. Tuttavia non manca di aggiungere: “In ogni caso non conosciamo il futuro che ci aspetta”. E continua a correggere il romanzo fino alla morte, avvenuta nel 1940. Ventisei anni dopo, nel 1966-1967, le sue speranze si realizzano. La vedova – la quale avrebbe dichiarato: “Pur di far pubblicare i libri di Misha mi sarei concessa a chiunque” – riesce a vincere le resistenze e a far uscire Il Maestro e Margherita, sia pure con qualche taglio, nella stessa Unione Sovietica. Il libro è talmente in contrasto con tutte le pubblicazioni ufficiali che l’effetto è esplosivo: scrivendo in segreto, senza mirare alla pubblicazione immediata, lo scrittore ha prodotto un’opera più vera di tutte quelle dei colleghi. Continua a leggere

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