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Mila Lambovska POESIE SCELTE – traduzione dal bulgaro di Emilia Mirazchiyska

pittura Old Chicago Avenue Station Entrance by Jim Watkins

old Chicago, avenue station entrance,  di Jim Watkins

Mila Lambovska è nata nel giorno del solstizio di dicembre in un paese della Bulgaria si è laureata all’Università degli Studi di Sofia, specializzandosi in psicologia clinica. Svolge la sua attività pratica come psicologa anche nel settore dell’astrologia psicologica. Lavorare con le persone è motivo di continua ispirazione. L’esperienza di cui si è arricchita negli anni è per lei materia su cui lavora con assiduità  anche nella sua attività di editor di molti testi letterari. Le sue raccolte di poesie pubblicate in Bulgaria sono Ode per Ghizu-Bazu, pubblicata nel 1996 in poche copie con lo pseudonimo Mila Kirovaz, poi altre due, pubblicate dalla casa editrice bulgara Janet  45: lilà (2007) e Tango con tigre (2013) dopo cui è arrivata la raccolta L’anno di Giorgia (Scalino, 2016).

pittura Henri Matisse woman

Henri Matisse, Woman

Alessio Alessandrini

brevi considerazioni  ai testi di Mila Lambovska

La poesia di Mila Lambovska nella traduzione di Emilia Mirazchiyska si impone con una forza sorgiva, direi quasi endogena, tettonica,  in uno sgorgante effluvio di verbi e scene colme di brama e compitate con una violenza amabile e tenera ma pur sempre”sfacciata” e “arrogante” per usare due termini che ritroviamo tra i versi proposti.

Il lettore che si appresta a percorrere il lungo arco de “L’anno di Giorgia“, (questo il testo della raccolta data alle stampe in Bulgaria dalla casa editrice Scalino nel 2016),  deve sottostare al ritmo di un “Jazz arrogante“, di uno swing che scorre compulsivo “nel cuore della notte“, senza soste perché l’intento è quello di “raggiungere l’orgasmo del vivere” con la consapevolezza che “ci sono sempre cose più importanti / e non c’è tempo“.

Non a caso il verso di Mila Lambovska è divorante, frenetico,  ritmato da un dettato lirico che si struttura, nella maggior parte dei casi, attraverso l’enumerazione in forma di climax, la reiterazione anaforica della parola e il susseguirsi di versi lunghi con versi  mononucleari, come se gli inciampi segnati dai numerosi enjambment fossero dovuti a questo precipitarsi fuori delle parole come in una fuga tremebonda. Per quanto appena dichiarato, non sorprende ritrovare tra i testi alcuni  fulminei, composti da un unico verso, come squarci isolati, feritoie aperte a orizzonti metaforici impensati (cfr: Mercoledì, Senso unico, Fotografia venerdì).

Si tratta, in molti casi, di pagine di un diario erotico dove, però, la simbologia e l’immaginario di una “sessualità ostentata” è stemperato da un languido e morbido lunghissimo bacio. Certo la poesia si muove su un doppio binario, come “scellerato istrione” quale essa è: “guappo sfacciato” e “amante primaverile” allo stesso tempo; unico strumento capace di “prendere dolcemente / i mondi che siamo / i limiti” e farne una zona franca.

Il linguaggio fortemente espressivo si apre a un vocabolario originale nella sua violenza. Vi trovano posto parole come: biforcuto, scellerato, sterminatrici, traviate, turgido, spaccato, strappato crematorio, avvelenate, veleno, sbriciolate, pugnale; esse però raffigurano un’energia  – pur venata da un certa vena di ribellione –  non distruttiva o apocalittica, come potrebbe apparire, ad una prima elementare lettura, quanto richiamo ad una forza generatrice, o meglio, rigeneratrice, palingenetica.

A filo tra eros e thanatos, tra l’amore e la morte, questa poesia cesarea, composta di tagli e ferite, di cicatrici e strappi, rappresenta una gestazione – l’elemento psicanalitico avrà sicuramente il suo preponderante peso se scopriamo, a lettura ultimata,  Mila Lambovska essere  laureata in psicologia clinica – una gravidanza fruttuosa e voluttuosa come testimonia la forte presenza della personificazione, certamente lo strumento retorico più consono a una poesia così penetrante e carnale; un “safari emozionante” fin  dai primi versi  a cui  vale la pena partecipare assecondandone i  sussulti e le  grida che giungono a una “affabile  amorevole con tenerezza” deposizione (si leggano i versi di  Ninna nanna, quod eram demonstrandam).

Mila-Lambovska-foto by Pano-Konstantin Lambovski.JPG

Mila Lambovska by Pano Konstantin

da Годината на Джорджа (L’anno di Giorgia) Scalino, 2016

Събудена

проникнах между устните ти
двата слънчеви лъча безсрамна светлина
познах женската ти същност
алегоричен илюзорен слаб
в бягството
в бръщолевенето на безсмислени остроумия
мъж който се любува на невинността
на остаряването
на фантазии за Соломонови девици
всмукван от страстта на костенурката
която винаги бяга по-бързо от Ахил
в абсурдните логики
в целувката

не мога да се наситя на разцепения ти език

Svegliata

Ho penetrato tra le tue labbra
i due raggi di sole, luce oscena
ho conosciuto la tua essenza femminile
allegorico illusorio debole
nella fuga
il parlare a vanvera le spiritosaggini insensate
un uomo che ammira l’innocenza
le fantasie per le vergini di Salomone
succhiato dalla passione della tartaruga
che corre sempre più veloce di Achile
nelle logiche assurde
nel bacio

non riesco a saziarmi della tua lingua biforcuta Continua a leggere

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