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Pier Paolo Pasolini, Supplica a mia madre (1962), Commento di Walter Siti

Onto Pasolini

P.P. Pasolini, grafica di Lucio Mayoor Tosi

 

da la Repubblica 9 febbraio 2014

 

Pier Paolo Pasolini

Supplica a mia madre
(da Poesia in forma di rosa – 1962)

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È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
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Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.
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Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
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Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
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E non voglio essere solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.

Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
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ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
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Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.
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Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
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Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

*

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walter siti

Nel 1962 Pasolini era in crisi metrica; per un poeta è grave, è come perdere i punti cardinali o le chiavi per aprire la porta. Questa è una delle ultime poesie scritte in versi regolari: poi cederà al magma di una metrica sempre più informale, nel tentativo di catturare un cambiamento storico in cui i vecchi parametri ideologici non funzionano più. Qui la misura c’è ancora perché la poesia sembra escludere la storia e ridursi a un rapporto senza tempo né spazio, un rapporto quasi sacro: quello con sua madre. Pasolini all’epoca considerava la propria omosessualità come estranea al suo temperamento, un peso gravoso che gli era stato messo sulle spalle ma che non c’entrava niente con lui – insomma, una condanna («ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio»). La teoria freudiana gli veniva incontro, permettendogli di interpretare l’omosessualità come il risultato del troppo amore per una donna (la madre, appunto: «È dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia»). L’eccessivo amore per la madre sarebbe il dato primario e la ricerca dei maschi sarebbe la formazione reattiva; anzi, quello per la madre sarebbe il solo amore intero, vissuto con l’anima, mentre il sesso coi maschi sarebbe un puro sfogo fisico, in fondo umiliante. «La confusione / di una vita rinata fuori dalla ragione»: cioè il maledetto istinto vitale che spinge a sopravvivere comunque, anche quando non si è convinti di quello che si fa e non ci sarebbero ragioni profonde per continuare a vivere. Continua a leggere

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