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La poesia di Mariella De Santis “La cordialità (Poesie 2005-2013)” – Commento di Giorgio Linguaglossa

 

acrilico su tela, anni Sessanta, di Giuseppe Pedota

acrilico su tela, anni Sessanta, di Giuseppe Pedota

Mariella DeSantis copertina  Mariella De Santis La cordialità (Poesie 2005-2013) Nomos, Milano, 2014 pp. 116 € 14

La scrittura di Mariella De Santis è interna ad una campitura domestica e diaristica, incede a rallentatore, indugia su alcuni particolari inosservati del «quadro» che improvvisamente ritornano alla mente per abreazione, che sfuggono alla distrazione dell’io; parte spesso da eventi del quotidiano per introdurre delle «variazioni», delle «deviazioni». La cordialità è un ossimoro in re, è la cordialità della scrittura poetica che mima il discorso suasorio, insegue il discorso asseverativo; suo compito è scavare nei gangli e nei cunicoli delle campiture non addomesticate del quotidiano, nelle fratture che si aprono nella falsa coscienza del quotidiano. Il punto convincente del libro è la consapevolezza che la poesia si costruisce con i mattoni del quotidiano  ma anche con uno sfondo simbolico  all’interno del quale possa scoccare l’evento: uno spazio di compresenza e di  contaminazioni del poetico e dell’impoetico. Mariella De Santis intende la poiesis come un luogo contaminato, zona incongrua. Non c’è mai una «separazione» tra il linguaggio poetico e tutto ciò che sta all’esterno di esso come «comunicabilità» tra il poetico e l’impoetico come tra vasi comunicanti.

roma donna acconciatura 3Se la forma di abolizione  del mondo quaternario, cibernetico e combinatorio, è l’implosione, all’interno della minima entropia dei microcosmi affettivi ed emotivi entro i quali questa poesia si muove, a ciò corrisponde l’assottigliamento dei materiali «interni» ed «intimi», così consueti e familiari un tempo lontano alla poesia lirica.

Dai rappresentanti della poesia femminile del tardo Novecento Mariella De Santis eredita la camera con vista del proprio «vicolo privato». Non è un caso che la più evoluta poesia femminile degli ultimi vent’anni (ad esempio Giovanna Sicari con Sigillo del 1985,  Maria Rosaria Madonna con Stige del 1992 e Giorgia Stecher con Altre foto per album del 1996), abbia privilegiato il resoconto del privato, il discorso diretto dell’io, più la metonimia che la metafora; a volte ha privilegiato invece il discorso traslato, il «taglio» sulla tela che non l’effusione narrativa, al contrario delle ultime generazioni della poesia al femminile, attente agli aspetti privati, gastronomici, ironici, sublimati o caricaturali del «quotidiano», con un linguaggio il più vicino possibile al «vissuto»: una scelta della via più agevole, quella senza ostacoli.

roma donna acconciatura 4In conformità a una linea ascendente stilistica, la poesia di Mariella De Santis saggiamente non elegge la via della comunione con la materia infiammabile contenuta nel serbatoio del proprio motore immobile,  ma una poesia che si apparenta alla linea ascendente della migliore poesia femminile dell’epoca della transizione dalla affluent society  alla affluent stagflation (economica, stilistica e spirituale). Là dove ad un basso tasso di inflazione dell’economia monetaria dell’epoca della stagnazione, corrisponde un incremento della detassazione degli istituti stilistici, un incremento delle scritture attraversate da una deterritorializzazione (magari in sé, a volte, fatto pure positivo) e denaturalizzazione dell’impianto testuale. Oggi siamo tutti diventati piccolo-borghesi nella misura in cui la piccola borghesia è finita, è questo credo il motivo che spinge in modo diffuso alla adozione delle tematiche piccolo-borghesi con relativo idioletto privato, da cui un concetto privatistico del fare poetico.

roma donna acconciaturaNon c’è in queste poesie di Mariella De Santis quell’effetto di deriva delle tematiche in tematismi e del privato in privatismo in chiave ludico-ironica, ludico-iconica e scettico-urbana, con consentanea derubricazione in chiave minimalista del discorso poetico. È questo un punto di forza dei testi.

C’è da dire che una ragione ci dev’essere se la più consapevole poesia femminile già dagli anni Novanta, invece di imboccare la via della detassazione intensiva (diretta e indiretta) degli istituti stilistici pregressi ha eletto l’elezione del genere della poesia-confessione ad alto consumo di combustibile stilistico, dove la lingua «privata» è funzione e finzione di una posizione di «autenticità», di contro all’uso sconsiderato e acritico di idioletti e lingue «privatissime», di tematiche privatistiche (tipiche di una certa clericatura), proprie di una cultura che nel frattempo andava al macero della propria irrilevanza culturale, che scriveva in una sorta di «latino» commestibile e comprensibile da Gorizia a Lampedusa e traducibile nelle esperienze denaturate di ogni latitudine.

                               (Giorgio Linguaglossa)

Mariella D Santis, foto Dino Ignani

Mariella D Santis, foto Dino Ignani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA CORDIALITA’ (poesie 2005- 2013)

Ammuina      L’Imperatrice disse all’imperatore:    “Ho ricevuto in dono un libro bellissimo”.    “Di cosa parla?”    disse l’Imperatore all’Imperatrice.    L’Imperatrice strinse le rosse labbra sottili sino a che furono livide.    “Di cosa parla?”    chiese ancora l’Imperatore all’Imperatrice.    L’Imperatrice sospirò, sciogliendo il nodo della bocca e rispose:    “Parla di storie terribili e crudeli, belle come può esserlo solo la vita”.    L’Imperatore ebbe un tremito nel piede sinistro e con un grande sforzo ancora parlò:    “E perché è stato fatto dono a te e solo a te di questo libro?”    “Perché è un libro di poesie mio sposo e tu non ami la poesia”    replicò altera l’Imperatrice.    L’Imperatore disse:    “Voglio quel libro”.    “Ne ho solo uno”    gli rispose lei.    “Mi darai il tuo”.    “No!”    L’Imperatore si spostò verso la finestra, guardò i ciliegi e una vena gli si gonfiò sulla tempia. Chiuse stretti gli occhi e disse in un soffio:    “Non rovinare la nostra felicità, dammi quel libro”.    “No!”    lei rispose ancora divenendo esangue.    L’Imperatore sollevò il braccio sulla testa e il ventaglio si aprì. Due guardie entrarono con le spade sguainate. L’Imperatrice si girò, offrendosi alle lame.    Cadde in un vortice di sangue che si placò sulle pagine aperte del libro. Continua a leggere

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