Archivi tag: relativismo

Lettera a Roberto Bertoldo sulla vexata quaestio: Dio c’è? Roberto Bertoldo,  Dio in progress. Metafisica, religione e morale, Mimesis, Milano, 2020, p. 224

Gif volto bianco con macchia rossa

caro Roberto Bertoldo,

questo tuo libro segna una tappa fondamentale, un riepilogo di tutti i tuoi precedenti libri. È una accurata ricognizione su tutte le ragioni, pro e contro, l’esistenza di dio; una summa laica e razionale intorno alla questione delle questioni: l’inesistenza o la sparizione di Dio nella odierna civiltà a capitalismo dispiegato in cui viviamo.

Sono rimasto ammirato dalla forza e dal dispiegamento delle ragioni che tu esponi nel libro. Discettare intorno alle ragioni che militano intorno alla questione dell’esistenza di Dio è come fare il punto su una vexata quaestio che ha angustiato duemila anni di storia. L’epoca del nichilismo ci chiede questo, di passare sotto la lente di ingrandimento della ragione le ragioni che militano su opposti versanti. Tu, da pensatore «nullista», prendi posizione inequivoca. Lo affermi a chiare lettere, ti dichiari a favore di uno «scetticismo integrale».

Io penso un pensiero molto semplice, il seguente: che tutti i credenti in realtà siano dei miscredenti, perché se credessero davvero che nell’altra vita li attende il paradiso, si suiciderebbero immediatamente tutti quanti. Il fatto che ciò non avviene, è la migliore e non superabile dimostrazione della ipocrisia e della mancanza di etica di tutti i credenti i quali, in fondo ai loro pensieri non credono affatto in Dio.

Il nichilismo della nostra epoca penso  risieda proprio qui. Quando un giorno gli uomini del futuro si potranno guardare allo specchio senza l’ausilio di questa gigantesca ipocrisia, saremo già fuori del nichilismo, non avremo più bisogno di questa grande menzogna a cui nessuno, in realtà e in fondo, crede.

Per quanto riguarda l’etica e la morale io penso che dio non c’entri affatto, tant’è vero che ogni qualvolta mi sono trovato a fare delle scelte essenziali nella mia vita, non ho consultato la volontà di dio  ma ho fatto riferimento ai miei personalissimi valori, le mie azioni sono sempre state dettate dai valori in cui credevo.

Per quanto mi riguarda, io non sono ateo, non mi considero un senza-dio, ma è il contrario, è dio-che-è-senza di me. E così penso di aver chiuso la vexata quaestio.

L’altra tesi sostenuta dai teologi fondamentalisti di tutte le religioni secondo la quale dove c’è dio non c’è il relativismo, beh, credo che questa tesi sia stata falsificata dal corso della storia, la quale ha dimostrato che nonostante dio c’è il relativismo e i senza-dio, i quali ultimi, a mio avviso, non sono affatto da consegnare alla gogna o da considerare come reprobi.

Alla domanda che cos’è il nichilismo?, troviamo la risposta in un frammento dello stesso Nietzsche, che risale al 1888:

«Nichilismo: manca il fine; manca la risposta al perché?; che cosa significa nichilismo? – che i valori supremi si svalutano». In realtà il concetto di nichilismo era già stato colto da Nietzsche qualche anno prima, nel 1882, quando segnalò con la “morte di Dio” il dissolversi dei valori tradizionali. Lo stesso tema venne poi sviluppato nel libro più celebre di Nietzsche, Così parlò Zarathustra, composto fra il 1883 e il 1885. Ed infine la trattazione del nichilismo trovò un compendio illuminante in quel brevissimo testo del Crepuscolo degli idoli  (1888), intitolato “Come il mondo vero finì per diventare favola“. Il nichilismo è dunque la mancanza di senso che subentra quando viene meno la forza vincolante e consolante delle risposte tradizionali al “perché?” della vita e dell’essere, generando la condizione di insensatezza e assurdità in cui versa la civiltà contemporanea.

Tu ti dichiari apertamente in favore del «nullismo», in tal senso anch’io mi dichiaro un «nullista» integrale.

(un caro saluto, Giorgio Linguaglossa)

Gif Bergman Persona

Tu  infatti scrivi:

«Il “nullismo” consiste nel superamento del nichilismo assiologico. Al nulla del mondo e delle sue forme, nulla ontologico e ontico, gli uomini contrappongono il proprio tutto ossia la vita caduca degli esseri viventi e l’agire virile e sisifico in difesa d’essa, che diviene un valore. Il nullismo s’avvale dunque dei seguenti principi:

  • L’ente s’annulla e ridiviene ni-ente ossia Essere;
  • L’essere è infinito e eterno;
  • In seguito a 1 la vita è a maggior ragione un valore imprescindibile. Quindi il nullismo ammette il nichilismo ontico, quello ontologico che si fonda, come in leopardi, sull’assioma infinito=nulla, e nega il nichilismo assiologico».1

Ecco cosa scrivi nella “Avvertenza” al volume:

Il principale problema insolubile della filosofia riguarda il mondo dativo ossia quel mondo la cui essenza è dubbia: questo mondo è fisico o mera apparenza? In altre parole: c’è o esiste solamente nella nostra immaginazione? E se c’è, com’è? Questo dilemma, la cui soluzione definitiva, riguardante la costituzione degli enti, non va oltre l’ipotesi, mi ha fatto propendere, con tutto il rivitalizzato bagaglio scettico, fallibili sta e relativista che ciò comporta (cfr. il libello Rifondazione dello scetticismo, che è da considerare propedeutico a quest’ultimo lavoro), per la spiegazione scientifica, dunque per un materialismo universale. Questa propensione è dovuta al fatto che ritengo non abbia senso porre a fondamento ontologico ciò che non appartiene alle nostre certezze, ai nostri accertamenti, nonostante la loro provvisorietà. Solo essi, che sono l’esito dei nostri tentativi di conoscere, sono ragionevoli e hanno dunque il diritto di imporsi anche al di là del mondo fenomenico. Il fondamento materialistico della mia ontologia contenutistica, connesso al carattere spaziale del contenente ontologico, ha determinato l’adesione al particolare nichilismo ontologico leopardiano… al nichilismo ontico e alla revisione del nichilismo assiologico, eluso dalla resistenza ontica, sebbene titanica,  alla morte (cfr. Nullismo e letteratura e Principi di fenomenognomica). Questo titanismo, che bene s’inquadra nel nullismo e che ho potuto espletare politicamente con l’adesione all’anarchismo (cfr. Anarchismo senza anarchia e il libello Chimica dell’insurrezione), trova forza nella passione, nella volontà, insomma nella ricchezza vitale dell’emotività, che ho analizzato in particolare nel libro Sui fondamenti dell’amore» (pp. 9-10)

Posta questa premessa, posso iscrivermi anch’io nel nullismo. Mi dichiaro quindi a tutti gli effetti un nullista. Inoltre, concordo con te quando glossi: «Il problema religioso contiene due problematiche: quella della fede e quella dell’esistenza di un essere superiore ovvero di una Causa Prima. La fede è un problema di verità, la Causa prima di certezza. L’accertamento della causa prima è già stato da me operato, con esiti negativi, nei miei precedenti libri… riguardo la fede, ritengo questo un problema psicologico, che nessuna teoria metafisica è in grado di risolvere, così come nessun accertamento ontico è in grado di negare attualmente Dio». (p. 128)

«Il nullista non può che essere ateo. il nullista sconfigge il nichilismo laddove esso è più debole, nel campo assiologico, e lo fa avvalorando ciò che, per quanto caduco ed effimero, gli appartiene: la vita».( p. 138) Continua a leggere

10 commenti

Archiviato in filosofia, Senza categoria