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Dario Bertini  POESIE SCELTE da “Prove di nuoto nella birra scura” (Edizioni del Foglio Clandestino, 2015), “Il modello standard della performance”; “La poesia nella dimensione del supermarket mediatico”, con un Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

foto ipermoderno L'ultima fermata della campagna Chic on the Bridge Louis Vuitton ci riporta a Parigi

ipermoderno L’ultima fermata della campagna Chic on the Bridge Louis Vuitton ci riporta a Parigi

Dario Bertini è nato a Legnano (MI) nel 1988, abita a Pavia, dove ha frequentato la facoltà di Lettere moderne. Ha pubblicato una raccolta dal titolo Distilleria di contrabbando (Cardano, 2009, prefazione di Claudio Lolli) e un omonimo disco di canzoni e poesia nato dalla collaborazione con Renato Franchi e l’Orchestrina del Suonatore Jones. Suoi versi sono apparsi sulle riviste FarePoesia, La Mosca 

dario bertini Prove di nuoto cop 

Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

Scrivevo, più di venti anni fa, in una nota a firma redazionale nel numero 7 del quadrimestrale di letteratura “Poiesis” nel 1995:

«Oggi, nel supermarket della cultura qual è diventata l’industria culturale, alla poesia viene destinata una nicchia che meglio sarebbe chiamarla loculo, ove le pubblicazioni seguono lo stesso codice e lo stesso ritmo che contrassegnano il sistema degli spot nelle campagne elettorali […] Il degrado non colpisce soltanto il “cassetto” della poesia ma anche e soprattutto quello della critica, ad esso speculare e complementare. Come abbiamo tentato di chiarire nei precedenti numeri di “Poiesis”, qui non è più questione del discredito in cui ristagna la poesia contemporanea italiana, la degenerazione è ben più ampia ed investe la tenuta complessiva dell’intero (ci si passi il termine ministeriale) comparto.

I libri di poesia non dovrebbero essere condotti alla stregua di spot pubblicitari, un filtro ed una selezione sono operazioni consustanziali alla salute ed alla vivacità di questo “cassetto”..

Come afferma Berardinelli, oggi non interessa più a nessuno discutere dei problemi di poetica o di estetica, lo stesso impegno intellettuale viene guardato con sospetto, ingenera perfino fastidio, autorevoli “autori” ci hanno chiesto: “a che pro occuparsi di critica, non sarebbe meglio pubblicare solo testi?” Altri pongono in predicato la stessa utilità di riflettere su questioni di poetica; gli esoterici pensano che il poeta debba occuparsi solo di poesia, gli essoterici, per contro, opinano la priorità del politico sull’estetico. Nella confusione delle opinioni la poesia sopravvive a stento, senza neanche la stampella del mercato delle opinioni che, per quanto paradossale, resta pur sempre un regolo, imperfetto ma pur sempre meglio di niente. In questo desolato panorama di detriti, le riviste letterarie fanno a gara nell’ignorarsi l’un l’altra, il pensiero dominante è che qualcuno possa esprimere un concetto purchessia, un’idea purchessia. In questo debolismo generalizzato c’è chi imputa al postmoderno nefandezze e sortilegi, c’è chi illustra una scuola romana, chi teorizza la superiorità della scuola milanese. In verità, ogni minuscola congregazione di affiliati officia una propria liturgia separatista, ognuno ammicca all’altra sponda con sospettosa nequizia, ben attento a strappare il pedaggio alla parte più debole o inesperta (…) c’è una moltitudine per la quale l’unica ragione di vita è apparire nello «Specchio» o da Maurizio Costanzo show ed occupare a tappeto tutti gli spazi nei media e nelle riviste maggiori (…) in realtà non abbiamo interlocutori, i più scambiano la proposta di una Nuova Poesia Metafisica per una boutade o, nella migliore delle ipotesi, per una provocazione; siamo così abituati alla réclame pubblicitaria che tutto viene parametrato sul modello dello spot. La scomparsa di quel fenomeno caratteristico del Novecento, dell’intellettuale dotato di curiosità, segna la scomparsa degli ultimi sparutissimi drappelli di lettori non lettori conformisti, assiderati dallo sciocchezzaio di massa…».

Questa di Dario Bertini è la tipica poesia di un autore di talento che si trova a vivere nella dimensione del supermarket mediatico, in una civiltà post-tecnologica che non sa che farsene di un prodotto letterario. Non è un caso che la poesia delle nuove generazioni abbia abbracciato il modello della performance. La prima reazione istintuale è il rifiuto, il rigetto della letterarietà e la adozione del modello standard della performance come contraltare al compromesso con la tradizione; la seconda reazione è la adozione di un discorso appena ritmizzato, prosastico, snodabile e riannodabile. Direi che in questo rigetto c’è la chiave della nuova oralità della poesia giovanile, che è da considerare un bene prezioso, è un segnale acustico indirizzato verso il mondo sempre più lontano della poesia novecentesca, un indice, un conato di una esigenza di rinnovamento. Una poesia frizzante, effervescente, modernamente ditirambica, scritta con la mano sinistra e in punta di penna, un po’ contro voglia, un po’ di pessimo umore dove si vedono «elefanti rosa» «passeggiare sui tetti, la mattina presto»; qualcuno che «deve andare al bagno»; dove c’è una gran confusione; ci sono «pesci [che] hanno studiato all’università » che parlano «sotto gli ombrelloni», « e non riesci nemmeno a capire cosa dicono i pesci», un «prato pieno di gente», «venditori di frittelle», «lavanderie a gettoni», «tavole calde», con l’evento annunciato della «scomparsa delle cabine telefoniche»; insomma, «una buona soluzione è continuare a respirare», «scriverò i miei prossimi versi sulla carta igienica», che mi sembra un ottimo progetto di poetica in un ambiente che non sa che farsene né della poetica, tantomeno della poesia.

foto tacco a spillo su binario

Dario Bertini da “Prove di nuoto nella birra scura” (2015)

Una buona soluzione è continuare a respirare,
mantenere costante la frequenza cardiaca,
insediare le stanze dei polmoni
col fiato necessario a rimanere in piedi
e contare fino a centomila
fino a quando capisci
che allora essere vivi è avere una stazione nella testa
con taxi, criminali e polizia,
grandi tabelloni orari, uomini in giacca
e donne quasi nude
e un bambino coi pantaloni corti
che deve andare in bagno
(perché qualcuno sempre cerca il bagno,
così il prossimo verso sarà
di un chiarissimo giallo)
e ogni tanto c’è qualcuno che arriva, qualcuno che parte
e tutti insieme gridano il tuo nome
solamente per farti voltare

*

Quando ti staccano la corrente elettrica
la cosa più importante è non starnutire:
proprio allora bisogna procurarsi
due bombole da sub, ma anche tre o quattro,
o una lunghissima cannuccia viola,
e fingere che l’aria nella stanza
sia tutto intorno acqua
ma non è una piscina, sembra mare
e lo capisci appena i pesci ti dicono qualcosa,
e fanno segni strani, strani balletti,
ma non riesci a capire
perché hai dovuto studiare per anni
e non riesci nemmeno a capire cosa dicono i pesci
che ti circondano dalla testa ai piedi
e ti passano accanto veloci
e continuano a dire cose senza senso: così deduci
che anche i pesci hanno studiato all’università.
Allora è finalmente chiaro, che è finalmente scuro,
e il buio intorno non è mare, non è nemmeno acqua,
c’è troppa schiuma
e sembra di sentire una canzone
che dice che la cosa più importante è cercare
di non starnutire
se ti staccano la corrente elettrica
ma i pesci in fondo hanno tutti ragione,
potresti anche capirli un giorno o l’altro,
e proprio perché non sai nuotare
sono prove di nuoto nella birra scura.
*
Tutto ciò che devo fare è mantenere la calma,
fare finta di nulla, che nulla accade,
che non accade di vedere grandi elefanti rosa
passeggiare sui tetti, la mattina presto,
mentre vanno al lavoro, mentre ritornano
la sera, schizzando acqua dalla proboscide,
che penseresti semplicemente stia piovendo,
ma pensare fa male – è dimostrato – perché ogni volta
che ti metti a pensare
cade morto stecchito un venditore di frittelle a new york
o un fresatore di pisa, ogni volta, ogni volta che pensi
qualcosa di qualunque tipo,
che gli elefanti rosa, in fondo, li hanno visti un po’ tutti
prendere il tè verso le cinque, seduti sotto gli ombrelloni
a parlare dell’aumento del prezzo delle lavanderie a gettoni,
delle tavole calde o della guerra fredda,
così tutto ciò che devo fare è mantenere la calma,
sentire le chiavi di casa nella tasca sinistra della giacca,
partire per un paese straniero
dove un giorno mi verrai incontro con quegli occhi
che sono solo tuoi
parlandomi per ore della storia universale degli elefanti rosa.

Anahit 2

Anahit

Ashraf Fayadh 4
Il pericolo non è un cesto di vipere
sopra una bomba atomica,
è il fatto stesso che ci sei,
ma non sei qui
allora chiedo informazioni
a tutti gli angoli della mia casa,
cerco segni nascosti sotto i bicchieri,
faccio amicizia coi piccioni
perché mi dicano qualcosa,
offro da bere ai lupi, mangio coi gatti,
dormo sugli alberi
attraverso il deserto della cucina
in direzione del cielo
quando mi accorgo
che la bellezza è la foto sfocata di un prato
pieno di gente
ogni volta lo so, non sarei in grado
di resistere più a lungo
e faccio l’unica cosa che posso
per mia grande fortuna
i leoni da circo non scrivono poesie
*
scriverò i miei prossimi versi sulla carta igienica
così che possano sentirsi liberi di andare;
li butterò nel cesso, tirando l’acqua,
e poi li sentirò viaggiare dentro ai tubi,
sotto i piedi delle persone e migliaia di macchine in coda,
superando semafori, case, supermercati
continueranno ad andare come piccoli pesci
seguendo la corrente,
e arriveranno al mare,
sentendo il sole brillare forte
lasciandosi annegare al posto mio
*

Era una strana voglia di spaghetti al sugo
fra le tre e le cinque, fra tutti quei muri,
sotto tutto quel cielo, però se ascolti bene,
se ti metti d’impegno c’è ancora qualcuno
che parla malgrado la scomparsa delle cabine telefoniche:
ma le finestre in alto sono sempre più illuminate
se i ragni sul soffitto prendono ancora il tram numero [dieci,
se prima o poi ti toglierai le calze quando ti spogli,
se ad esempio d’autunno le foglie inizieranno
a fare marcia indietro dai marciapiedi ai rami,
ecco potresti raccoglierne un po’, portarmele in regalo,
fare finta davvero che la notte non ci resti
un qualcosa di troppo, un sacchetto bucato,
tutte queste faccende da nemmeno pensare,
da toccare, più piano, come una porta allarmata

 

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