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Jouni Inkala Poesie e Intervista di Viola Parente-Čapkova – da Poeti e aforisti in Finlandia traduzione di Antonio Parente  e Laura Casati, con un Commento di Giorgio Linguaglossa

Foto parete morta

taglientemente aveva ripetuto, ribadito che la cosa più importante
è soltanto l’andar via, dicesti al risveglio *** L’uomo depone il suo latte di pesce/ la donna le sue uova di pesce

Jouni Inkala nasce a Kemi nel 1966. L’esordio poetico avviene con la raccolta Qui il suo limite (Tässä sen reuna, 1992) che gli vale il premio “J. H. Erkko”. Nella sua seconda raccolta, Della stanza e della famiglia (Huonetta ja sukua, 1994) il teatro della narrazione non è più il “limite del mondo” (la Finlandia e il nord Europa), come nella precedente, ma l’Europa orientale e meridionale. Una particolare raffinatezza linguistica e di pensiero Inkala la esibisce nella sua terza raccolta, La compagnia dei Santi (Pyhien seura, 1996), dove l’autore si sofferma, sommessamente e devotamente, sui temi della fede e della religione, in una maniera insolitamente esplicita per un poeta della sua generazione. Il tema dell’amore sacro e profano viene approfondito nelle raccolte, Per ciò che rimane (Sille joka jää, 1998) e Viaggio nel deserto (Autiomaaretki, 2000). Nel 2002 pubblica Non scritto (Kirjoittamaton), nel 2005 Tempi di corno (Sarveisaikoja), nel 2008 Quale sapere è indispensabile all’essere umano (Minkä tietäminen on ihmiselle välttämätöntä) e nel 2011 Chemiosintesi (Kemosynteesi). La sua ultima raccolta è Durata aperta (Kesto avoin), pubblicata nel 2013.

da Conversazione con Jouni Inkala, Viola Parente-Čapkova

http://www.fupress.net/index.php/bsfm-lea/article/viewFile/20021/18616

VP-Č: Debuttasti nei primi anni Novanta, periodo in cui salì alla ribalta un’autorevole generazione di poeti. Cosa ha significato per te quel periodo, ti sei sentito parte di un gruppo?

 JI: Per la mia generazione è stato molto importante quel periodo, durante il quale sentimmo la necessità di esprimere attraverso la nostra poesia qualcosa che fin ad allora non era stata ancora espressa in campo poetico.

Ci riunimmo intorno alla rivista Nuori Voima (Forza Giovane) e tra il 1991 e il 1994 vi collaborai attivamente. Ricordo molto bene le critiche (!) della generazione precedente per il fatto che tutti noi scrivevamo in modo diverso – ma proprio questa era l’essenza del nostro agire! Eravamo autori diversi ed è questo il motivo per cui abbiamo portato in seguito qualcosa di nuovo  nella poesia finlandese. Dal mio punto di vista, fu fantastico il non volere in alcun modo creare una sorta di gruppo, che avrebbe dato poi origine ad una poesia più o meno simile. Nella nostra associazione regnava la libertà artistica, e fui felice di far parte di una simile realtà. Ero fermamente convinto che ognuno di noi avrebbe occupato il suo posto nel panorama letterario – come poi è successo.

VP-Č: Come descriveresti il tuo sviluppo letterario?

 JI: Tutto inizia inevitabilmente dalla mia infanzia, dal momento in cui osservai mio padre vicino all’altare mentre officiava la messa. Mio padre parlava con Dio – stava accadendo qualcosa della massima importanza in termini di vita e dell’intero universo – e questa proto immagine e sicuramente la base di ogni attività artistica. Riuscire ad avvicinarsi a qualcosa di segreto, esaminarlo è per me l’essenza stessa della poesia.

Inoltre, durante l’infanzia, la vita mi sembrava comunque un miracolo incomprensibile, e poiché questa mia sensazione continuo a crescere durante la mia gioventù, il risultato non potè essere altro che un percorso artistico (o filosofico). Da giovane mi dedicai molto al disegno, e dopo il liceo frequentai l’artistico, dove pero risulto evidente che, come mezzo, la parola (l’arrendersi al suo spazio infinito) era l’area artistica a me più consona.

Ho scritto già dodici raccolte poetiche. Ogni volta ho avuto l’impressione di aver scritto un testamento, poiché ogni poeta, o almeno quelli come me, lasciano in ogni raccolta tutto ciò che li pervade al momento: ogni cosa momentaneamente significativa. Nella Bibbia troviamo due testamenti che non si annullano a vicenda – questo e il paradosso biblico, vale a dire il miracolo…! Le mie raccolte presto formeranno una dozzina, e nemmeno loro si annullano a vicenda, sebbene, a loro modo, siano anch’esse dei testamenti (alla maniera di Villon), e quando sfoglio le mie raccolte precedenti, spesso rimango sorpreso. E cosi deve essere – il poeta deve rispettare ogni fase della sua vita e scrivere rimanendo fedele al momento presente.

Juoni Inkala

Juoni Inkala

VP-Č: Cosa vuol dire per te la finnicità, l’essere un poeta finlandese?

 JI: Naturalmente, prima di tutto il fatto che scrivo in finlandese, cosa che mi riempie di gioia. Poi, che sono cresciuto in questo Paese, e anche ciò, chiaramente, ha la sua importanza. L’aver provato, durante la mia infanzia e giovinezza, la vita a 30 gradi sotto zero, e la paura quando andavo a scuola, nel buio, su una strada innevata dove si aggiravano i lupi, sono cose che hanno di certo lasciato dei segni… Per ciò che riguarda l’arte, fin dall’inizio le influenze sono state di carattere internazionale – essendo figlio di un vicario e avendo vissuto in una canonica di campagna, sono completamente saturo dei contenuti del Vecchio e Nuovo Testamento, cioè, di tutte le visioni angeliche, di monologhi (Ecclesiaste), e poesia (Salmi, Proverbi). Inoltre, già in tenera età mi ritrovai a leggere la letteratura in traduzione. Posso citare, ad esempio, la Divina Commedia di Dante e Il padrino di Puzo… e poi Agatha Christie e, in seguito, scoprii Gogol’, Dostoevskij… Anche questo significa essere un poeta finlandese; leggere la letteratura mondiale tradotta in finlandese.

Nella poesia finlandese, il modernismo degli anni Cinquanta fu una grande esplosione di coscienza, e poi Brodskij, Achmatova, Mandel’stam, Tsvetaeva, Miłosz, Szymborska, Auden, che leggo in diverse lingue… cioè, nelle lingue che ho imparato grazie al sistema scolastico finlandese… a parte il tedesco, che ho studiato in età adulta…

VP-Č: Sei originario della Finlandia settentrionale, ma vivi a Helsinki. In Finlandia si parla spesso separatamente della letteratura finlandese del Nord. Credi che ci sia una dimensione “settentrionale” nei tuoi testi?

 JI: Posso rispondere soltanto soggettivamente! Ho già fatto riferimento in precedenza alle condizioni naturali che lasciano il segno su tutti noi – a seconda di dove siamo cresciuti. Nel mio caso, sono, quindi, di natura settentrionale. Può darsi che l’immaginario della mia poesia sia basato sulla natura del Nord della Finlandia, ma per il resto credo che il soggetto e l’atmosfera della poesia siano universali… Dopo tutto, nemmeno la Bibbia ci parlerebbe se non fosse, appunto, universale. Spero che, quando si parla di letteratura del Nord della Finlandia, almeno non si cada in una sorta di provincialità. Dopo tutto, l’intera Finlandia e in un certo senso settentrionale, ma non bisogna dimenticare che da Oulu in su il territorio in precedenza apparteneva al popolo Sami…

VP-Č: Cosa ha dato a te e alla tua scrittura lo studio della filosofia?

JI: Quantomeno l’amore per l’antichità. Amavo leggere Platone. E nel corso dei miei studi, per gli esami di filosofia preferii scegliere soprattutto le opere di assiologia ed etica. La mia mente era occupata da questioni tipo come la vita dovesse essere vissuta e quale sia la possibilità del giusto agire. Sono stato un vegetariano per sette anni solo per motivi etici. La pesanteur et la grace (1947; L’ombra e la grazia, 1951) di Simone Weil ha avuto un forte impatto su di me. L’esistenzialismo di Sartre e Camus ha lasciato un segno indelebile nella mia mente. E, dopo tutto, l’essere umano “gettato nel mondo” e anche il denominatore comune primordiale di filosofia e poesia. L’uomo è sempre una creatura vivente allo stato di nascita, erede dell’atmosfera di coscienza e sensi. Questo e ciò che riesco a rintracciare in questo momento…

http://www.mauriziobaldini.it/PoesiaConoscenza/IouniInkalaPoesie.pdf

foto richard avedon-fashion-15

[foto richard avedon] Qui è il mondo, qui il suo limite./ Pugni di nuvole, luce bianca craniale

Da qualche parte nella notte
il filo a piombo dell’uomo affonda
sette pollici nel mare della pelvi femminile.

L’uomo depone il suo latte di pesce
la donna le sue uova di pesce
insieme gli estratti accrescono la memoria
[dell’istante.
Al suo interno i vasi sanguigni si diramano
come i palmi.

L’analisi è fanciullezza,
la sintesi adultezza.

Le avversità hanno
a volte messo alla prova
a volte rafforzato anche loro

le fortune rifiutato
di estinguersi in loro. Continua a leggere

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Poesie di Eeva Liisa Manner (1920-1995) – Poesia finlandese – Presentazioni di Lorenzo Amato e Sinikka Lehtinen, Traduzione di Maria Antonietta Iannella-Helenius

 

Eeva-Liisa Manner (Helsinki, 5 dicembre 1921 – Tampere, 7 luglio 1995)

«Faccio una poesia della mia vita, della vita una poesia / la poesia è una maniera di vivere e l’unica maniera di morire / appassionatamente indifferenti»: così Eeva-Liisa Manner (1921-1995) inizia Tämä matka (Questo viaggio), l’opera poetica che ha introdotto il modernismo nella poesia finlandese degli anni ’50. «Tämä matka», scrive nell’introduzione la curatrice Maria Antonietta Ianella-Helenius, «a lungo è stata considerata una sorta di manifesto modernista della lirica di lingua finlandese». Precedentemente aveva scritto: «Manner realizza nelle composizioni poetiche di Tämä matka una complessa e nel contempo matura espressione modernista». L’antologia di poesie della Manner appena uscita in Italia, Sulla punta delle dita, include poesie tratte dai seguenti volumi: Tämä matka (Questo viaggio) 1956 –1963, Orfiset laulut (Canti orfici) 1960-1966, Kirjoitettu kivi (La pietra incisa) 1966, Fahrenheit 121, 1968, Jos suru savuaisi (Se il dolore ardesse) 1968, Paetkaa purret kevein purjein (Salpate navi con vele leggere) 1971, Kuolleet vedet (Acque morte) 1977. Di queste, la raccolta più significativa per l’impatto che ebbe nel contesto della poesia finlandese è sicuramente Tämä matka, mentre altre due importanti raccolte sono Fahrenheit 21 e Kuolleet vedet.

Attraverso il ricorso a suggestioni imagistiche e a una attenta selezione delle parole, la poetessa riesce a conciliare limpidezza di espressione e un’abilità metrica raffinata dall’accostamento del linguaggio poetico con quello musicale: caratteristiche che accomunano la visione manneriana della poesia ai messaggi poundiani ed eliotiani. Fu soprattutto la musica di Bach a influenzarne l’opera: secondo quanto lei stessa sostiene la poesia, se vuole essere moderna, deve imitare la musica di Bach, che, nella sua precisione matematica crea un «contrappunto, l’insorgere di mille voci immaginarie che provocano uno spostamento dei limiti, l’ampliamento del tempo in spazio, utilizzando un’espressione un po’ complessa » (da Moderni Runo, La poesia moderna, in «Parnasso» 1957, pp. 117-119). La poesia Bach comincia: «È il fiume / pietre che si dispongono in ponti, / draghi scolpiti sotto l’acqua dormono dorati, scale per inerpicarsi verso diverse / case bianche, / riposo e libertà nella profondità azzurrogiotto […]».

Dai testi manneriani più influenzati dalla riflessione filosofica e poetica in lei maturata emerge la convinzione che il pensiero logico è lo specchio più deformante dei fenomeni: la ragione crea divisioni, scissioni, induce l’uomo alla nonconoscenza del mondo che lo circonda. Questa critica della ragione è illustrata nella poesia Descartes, brillante parodia del postulato filosofico cartesiano: «Pensai: non esistevo / Dissi che gli animali erano macchine. / Avevo perso tutto tranne la ragione […]».

Nella raccolta Orfiset laulut si contrappongono la brama, l’energia e la tensione europee alla pazienza e all’indulgenza orientali. L’opera affronta anche le tematiche connesse all’amore e alla nostalgia. Orfeo agli inferi: «Nessuna strada conduce dalla solitudine / presso il duro e chiaro passato. / Euridice, sorella rimpianto, madre, ombra crudele, seguace che sa tutto / non capisce le parole che dici […]». Nella raccolta Niin vaihtuivat vuodenajat, scritta mentre viveva in campagna presso la città di Tampere, fondamentale importanza hanno la natura e la simbologia relativa all’acqua e alla terra, i momenti della giornata, l’alba e il tramonto, e il mutare delle stagioni dell’anno.

La poetessa si trasferisce in Andalusia nel 1963, anno di Kirjoitettu kivi (La pietra incisa), opera che allarga le immagini del suo mondo. Scrive nell’introduzione la curatrice Ianella-Helenius: «Già i titoli delle sezioni – Il mattino sorge in montagna; Così cambiavano le stagioni; Il mondo è il poema dei miei sensi, La pietra incisa; Il ritorno dell’idea, Doppia metamorfosi; Andalusia – mostrano la caratteristica fondamentale del volume in cui se da un lato viene adottato uno stile iperrealista […] vi è altresì esposta una peculiare e matura visione esistenziale e nel contempo di analisi culturale e sociale». Emblematica da questo punto di vista la descrizione manneriana del paesaggio. Il mondo è il poema dei miei sensi: «Piazze, automobili sfreccianti, alberi, verde polvere / ricevono la loro impronta da me: / il mondo è il poema dei miei sensi / e smetterà quando morirò […]». Per la poetessa l’Andalusia significò anche la scoperta di Lorca, dei poeti spagnoli e di quelli italiani, primo fra tutti Quasimodo: «Ed è subito sera, disse l’uomo la cui vita non era stata un sogno. / Più di 20 anni fa, o solo ore fa. / La notte è adesso» (Jos suru savuaisi).

Al periodo andaluso appartiene anche un’opera nella quale prende il sopravvento la riflessione storica, politica e sociale: la raccolta Jos suru savuaisi, dedicata a Václav Havel, è un’accorata denuncia dell’invasione di Praga del 1968. Scritto negli stessi anni, Fahrenheit 121 è invece la raccolta filosofica manneriana per eccellenza: alla base di uno dei testi più significativi del libro e della produzione manneriana, il lungo poema Kromaattiset tasot, «vi è la lettura delle opere di Wittgenstein e di Heidegger, le teorie dei quali ispirano il programma e l’analisi culturale e filosofico-esistenzale della poetessa. Nel volume e nei Kromaattiset tasot l’uomo è privato, di verso in verso, delle opportunità storiche, sociali e culturali fino ad arrivare al suo essere essenziale: al ‘Niente’, al ‘Vuoto’». (Ianenella-Helenius p. 25). Kromaattiset tasot (Livelli cromatici): «Apro la porta, è una porta normale porta di legno, / pigna colorata dal sole / Apro la porta come una valvola, / da un fresca camera entro / in un’altra camera fresca / qui è l’ingresso / un ingresso nell’universo / non luogo ma spazio / non vi è nessuno […]».

In Acque morte, Kuolleet vedet (1977) la formazione modernista della Manner risalta nell’impiego di chiasmi e sinestesie. Nella raccolta matura una profonda riflessione sulla morte legata alla presa di coscienza della tragedia della storia europea: le meditazioni su Auschwitz portano la poetessa a chiedersi per chi veramente si scriva ancora poesia. E l’intera cultura europea viene visivamente identificata nella città di Venezia; la poesia manneriana rappresenta così allegoricamente il crepuscolo della civiltà occidentale. Notte, serene ombre: «Scendemmo la scalinata Spagnola ed io / parlai di cose senza senso, di un uccello che suonava il Liuto / e ti sconvolsi la mente. Un qualunque Arlecchino / l’avrebbe capito […]».

Nel corso della sua attività poetica il linguaggio di Manner fu influenzato non solo dalle letture di poesia antica e moderna, filosofia e psicologia (in particolar modo quella junghiana), ma anche, potentemente, da musica, arti figurative e cinema.

I testi di Eeva-Liisa Manner non sono facili: la traduzione delle sue poesie richiede una profonda conoscenza del mondo della poetessa. La traduttrice Maria Antonietta Ianella- Helenius, che sta facendo il suo dottorato di ricerca su Manner all’Università di Helsinki, è riuscita in modo ammirevole nell’impresa di ricreare il mondo, il senso e il ritmo manneriani.

(Sinikka Lehtinen)

In Finlandia sono due le lingue ufficiali, finlandese e svedese.

Ad esse si deve aggiungere il saami, lingua lappone parlata nel nord del paese dai saami, popolo in parte ancora legato alle sue antiche tradizioni nomadi. La notevolissima vitalità della poesia finlandese si esprime in tutte e tre le lingue. Anche se questa sezione della rivista si occuperà della poesia in lingua finlandese, non possiamo comunque non ricordare che in svedese, lingua che per secoli fu l’unica usata dalle élites culturali del paese, si è espressa e tuttora si esprime una letteratura di grande valore, cosiddetta finnosvedese. E d’altronde sono in svedese le opere del poeta nazionale finlandese, J. L. Runeberg (1804-77).

La lingua finlandese iniziò invece ad essere percepita come lingua di cultura solo a partire dal XIX secolo, grazie al recupero e allo studio della grande tradizione orale finnica operato da Elias Lönnrot (cfr. l’antologia Kanteletar: raccolta di liriche popolari finniche, a c. E. Lönnrot, traduzione di Renzo Porceddu, Turku, I. e B. Casagrande 1992) e al suo poema epico Kalevala (traduzione italiana a cura di Paolo Emilio Pavolini, Firenze, Sansoni 1910 [1984]), basato sull’antica mitologia finnica. I grandi poeti della generazione successiva, vissuti fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, Eino Leino (1878-1926), Otto Manninen (1872-1950), V. A. Koskenniemi (1885-1962), L.Onerva (1882-1972), seppero forgiare una lingua poetica che divenne patrimonio di una nazione, quella finlandese, che proprio in quel periodo andava definendo in tutti i campi artistici la propria identità culturale in contrapposizione ai vecchi e nuovi dominatori, rispettivamente la Svezia e la Russia zarista. Di questo periodo, cosiddetto nazionalromantico e considerato la prima età dell’oro della cultura della Finlandia, sono celeberrime le illustrazioni del Kalevala di Axeli-Gallen Kallela (1865-1931), palese tentativo di ricostruzione di un olimpo figurativo finlandese da affiancare alle raffigurazioni delle mitologie classiche e scandinave. All’indipendenza dalla Russia (1917) seguì l’esperienza dei Portatori del fuoco (Tulenkantajat), gruppo di poeti che si riunì negli anni ’20 attorno alla rivista Forza Giovane (Nuori Voima), e che col suo irrazionale vitalismo costituì una variante finlandese dei movimenti vitalistici paneuropei. Una ‘seconda età dell’oro’ della poesia si ebbe a partire dagli anni ’50, quando attorno alla rivista Il Parnaso (Parnasso), si raccolse un gruppo di giovani autori che fondò il modernismo finlandese. Fra di essi ricordiamo soprattutto Eeva-Liisa Manner (1921-1995), Paavo Haavikko (n. 1931), Pentti Saarikoski (1937-1983). Dopo un periodo di impero della poesia dissidente o underground, gli anni ’70 e ’80, nel corso degli anni ’90 un gruppo di giovani autori ha saputo rivitalizzare la rivista Forza Giovane e recuperare il messaggio del modernismo finlandese degli anni ’50-’60. Di questa ‘terza età dell’oro’ tratteremo più diffusamente sotto nella rubrica ‘riviste’ nelle recensioni di Nuori Voima e Mot-Mot. A questi poeti e alla loro portata innovativa sulla cultura finlandese è dedicata la nuovissima antologia italiana Quando il sole è fissato con i chiodi. Poeti finlandesi contemporanei, a c. Antonio Parente e Viola Parente-Capkova, Milano, Asefi 2002, della quale ci occuperemo nel prossimo numero di questa sezione (a Viola Parente-Capkova si devono le definizioni di seconda e di terza età dell’oro a proposito dei suddetti periodi).

Altre meno recenti antologie di poesia finlandese a disposizione del pubblico italiano sono Il dirigibile Italia, antologia di poeti contemporanei finlandesi, cura e traduzioni di Sirpa Hietanen e Sebastiano Vassalli, El Bagatt, Bergamo 1985, senza testo originale a fronte; Il ghiaccio e il fuoco, poesia del Novecento Finlandese, Napoli, ed. Guida 1986, che rappresenta egregiamente tutte le correnti poetiche del ‘900 sia finlandesi che finnosvedesi; Finlandia raccontata dalle donne, antologia dei canti popolari, a cura di Paula Loikala, Bologna, CLUEB 1994,  che si concentra sulla poesia femminile tradizionale di derivazione orale; Il nord come destino liriche finlandesi moderne al femminile, a cura di Paula Loikala, Bologna, CLUEB 1996, che invece ha al suo centro la poesia femminile del secondo ‘900; e Sei voci finniche, a cura di Giorgio Pieretto, in «In forma di parole», Bologna, Associazione culturale «In forma di parole» 2 (2000), interessante indagine sulle influenze e le riletture del mondo classico in autori finlandesi contemporanei. Per quanto riguarda la poesia in lingua saami, unica antologia italiana è Canti Lapponi, a cura di Giorgio Pieretto, Venezia, Università degli Studi di Venezia 1992, che delle lingue native della Lapponia pubblica, purtroppo senza testo a fronte, sia canti tradizionali che poesie della assai recente tradizione scritta. Continua a leggere

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Mirkka Rekola (1931) Poetessa finlandese – Poesie e aforismi scelti traduzione di Antonio Parente

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Mirkka Rekola, nata nel 1931 a Tampere, poetessa di fama internazionale, pluritradotta e pluripremiata (ha esordito nel 1954 con il libro di poesie Nell’acqua il fuoco –
Vedessä palaa
), al quale sono seguite una ventina di pubblicazioni come ad esempio Gioia e asimmetria (Ho ja epäsymmetria, 1965) e L’orbita della quasi luna (Valekuun reitti, 2004) ha pubblicato anche diversi libri di aforismi che le hanno valso il prestigioso “Premio Samuli Paronen” alla carriera nel 2007.

La sua produzione aforistica comincia nel lontano 1969 con la raccolta Taccuino – Muistikirja che segna un punto di svolta nell’aforistica finlandese contemporanea. Seguiranno Maailmat lumen vesistöissä (1978), Silmänkantama (1984), Tuoreessa muistissa kevät e infine aforistiset kokoelmat (1987). Ha anche pubblicato nel 1987 un libro dal titolo Maskuja che è a metà tra la prosa, la poesia e l’aforisma e che contiene facezie, motti di spirito e detti umoristici.

Gli aforismi di Mirkka Rekola sono sapientemente concisi, con un uso davvero concentrato delle parole per esprimere significati complessi. Le singole immagini sono spesso ambigue e rivelano più significati di quanti il lettore potrebbe immaginare a prima vista. Come scrive molto bene anche Markku Envall nella sua antologia sull’aforisma finlandese Suomalainen – Aforismi (1987), ciascuno degli aforismi di Mirkka Rekola si presta a un sorprendente numero di interpretazioni, a differenza dell’aforisma tradizionale che – nella sua pointe paradossale e nel suo congegno ironico – si presta quasi sempre a una sola interpretazione.

L’effetto che deriva dalla lettura degli aforismi di Mirkka Rekola non è quello solito della battuta – il riso o il sorriso – ma piuttosto quello di uno spaesamento logico all’interno del fluire consueto del linguaggio quotidiano.

Presento qui di seguito al lettore italiano una scelta di poesie e aforismi di Mirkka Rekola. La traduzione è di Antonio Parente, che ha già tradotto in italiano presso alcune riviste letterarie una scelta di poesie di Mirkka Rekola. Poesie tratte da Poeti e aforisti in Finlandia Edizioni del Foglio Clandestino, 2012

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Mirkka Rekola

 

Commento di Giorgio Linguaglossa

È evidente a chiunque la profonda affinità che c’è tra l’aforisma, il pensiero aforistico e la «nuova ontologia estetica», perché entrambi i modi di pensare il pensiero poetante puntano sulla essenzialità lessicale e l’essenzialità della immagine. L’aforisma è un «detto», un «atto», l’aforisma «agisce», proprio come fa la «nuova ontologia estetica», in essa, nelle sue frasi brevi e concitate, c’è il «detto», ma, tra le maglie del «detto» si aprono le voragini del «non-detto», del «non-pensato»; il «non-detto» e il «non-pensato» svolgono una funzione essenziale all’interno della nuova piattaforma di poetica, questo credo sia chiaro e inequivoco a chiunque legga questo nuovo modo di poesia. Nella poesia aforismatica di Mirkka Rekola abbiamo lo stesso procedimento di pensiero, non c’è sostanziale differenza tra i suoi aforismi e le sue poesie aforistiche. Lacan, pensando a Freud, scrive: «ogni atto mancato è un discorso riuscito, piuttosto ben girato, e che nel lapsus è il bavaglio che gira sulla parola, e solo di quel tanto che basta perché il buon intenditor intenda».1]

Ecco, appunto, in ogni parola mancata, si cela e si rivela la parola «detta», è l’inconscio che parla, è lui il soggetto s-centrato, il soggetto Altro che sgomita per farsi notare… È paradossale che l’inconscio parla meglio e più speditamente laddove c’è un «detto» chiaro e distinto. In fin dei conti, per chi non l’abbia ancora recepito, la «nuova ontologia estetica» predilige il «detto» chiaro e distinto.

1] J. Lacan, Scritti I, Funzione e campo della parola e del linguaggio, Einaudi 1970 p. 261

**

Abbasso la visiera del berretto smetto di guardare
i pensieri pronti alla partenza
siedo in questo treno lungo un viaggio.

(1065)

Al vento

Non c’è di che preoccuparsi. L’ombra
non può cadere. Si muove come l’albero
e ne segue ogni scatto.
Come fuoco è trascinata via nel vento
e scivola con leggerezza sopra ogni cosa.
Non c’è di che preoccuparsi. L’ombra non
può cadere. Si muove soltanto.
e quando si stacca un ramo dal tronco
lei lo sente e lo accoglie.

(1954)

Il salice

Sulla sponda
di una fresca corrente
ricordi
quel salice piccolissimo?
Quando andasti
la mia nuvola un tutto.
Adesso la cima resuscitata
la santità delle nubi
ferisce.

Non così

Non così. Non fune di aghi di pino,
se vuoi uno scabro cammino
attraverso fuoco, acqua e verso l’inespugnato.
Il sentiero si ammansisce nel fiacco remoto.
Attraversa la marcita
e ascolta il beccaccino,
vai attraverso la boscaglia verso l’ignoto. Continua a leggere

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