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Poesie cinesi antiche

donna cinese antica Scrive Carlo Sini:

«Nelle lingue occidentali si è  imposta la mentalità classificatoria della grammatica (modellata sul nostro alfabeto e sulla nostra conseguente logica e metafisica), con la tendenza a sostanzializzare l’azione e le figure del soggetto e predicato. Vige qui la prevalenza assoluta della frase assertoria o apofantica costruita con la copula “è”, forma peraltro ancora molto rara in Omero. Nella primitiva frase cinese l’agente e l’oggetto sono nomi solo in quanto limitano un’unità d’azione, Nell’ideogramma “contadino pesta riso”, contadino e riso sono i termini che definiscono l’azione del pestare (che a sua volta può significare “uomo”); fuori da questa funzione, contadino e riso sono verbi a loro volta. “Contadino” appare allora come “Colui che coltiva il riso”. “Riso” uguale a un determinato crescere della pianta nell’acqua. Altro esempio: “La tazza brilla” (traduciamo noi). Qui il brillare è reso da un ideogramma che unisce il segno del sole con quello della luna. La scrittura effettiva è da intendersi letteralmente così: “tazza sole-luna”. La potremmo tradurre “il luccichio della tazza”, oppure “la tazza brilla” o ancora “la tazza è lucente”. Come si vede, l’ideogramma “sole-luna” (ming o mei) svolge contemporaneamente e indifferentemente la funzione di un aggettivo (lucente), di un verbo (brilla), di un sostantivo (il luccichio).

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Un riferimento al sanscrito primitivo consente a Fenollosa di affermare che il patrimonio linguistico europeo crebbe inizialmente sfruttando le innumerevoli omologie e analogie naturali, cioè costruendo le grandi metafore che sono alla base di ogni linguaggio. Anche in Occidente il linguaggio orale si sviluppò seguendo il filo della metafora e crescendo, di metafora in metafora, sino a costituire una sorta di grande stratificazione geologica di significati. Ma la nostra scrittura non ha conservato memoria di tale processo. Essa si è formalizzata e “raffreddata” nella logica imbalsamata dei dizionari. Da noi solo i poeti, dice Fenollosa, vi reagiscono per quanto possono. «Questa anemia del linguaggio moderno è incoraggiata  dalla scarsa forza coesiva dei nostri simboli fonetici».

Nella parola fonetica vi è poco o nulla che dimostri le fasi embrionali del suo sviluppo. Essa non mette in luce la sua metafora, mentre nell’ideogramma cinese è impossibile dimenticare l’origine metaforica. «In questo il cinese ha i suoi vantaggi. La sua etimologia è sempre presente, conservando il suo impulso creativo visibile e operante. Dopo millenni è possibile ancora ravvisare le linee del processo metaforico che in molti casi si sono conservate nel senso. Così un vocabolo, invece di impoverirsi, come da noi, diviene sempre più ricco col passare del tempo, quasi coscientemente luminoso». In sostanza la poesia cinese fa coscientemente ciò che gli uomini primitivi fecero inconsciamente con le loro lingue e scritture. La scrittura cinese infatti risveglia, assai più della nostra, l’immagine dei «poeti preistorici creatori del linguaggio»; una tesi che avrebbe trovato Vico del tutto consenziente. Del resto è proprio questo riferimento alle origini arcaiche quella base comune che Fenollosa spera che possa in futuro suggerire una nuova collaborazione e comprensione tra Oriente e Occidente. Nondimeno già al tempo suo Fenollosa idealizza un po’ troppo la situazione.

Di fatto la scrittura cinese si è sempre più andata allontanando dalle sue origini, ossia da una cultura tipica di raffinate età aristocratiche. Sempre più la figura dell’ideogramma funge da mero stimolo mnemonico per il termine orale. La lingua delle origini iconiche e mimetiche di fatto non abita più qui.»

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Poesia in risposta alla domanda dell’Imperatore: “Che cosa c’è dentro le montagne?

(Tao Hongjing)

Che cosa c’è dentro le montagne?
Sopra le montagne ci sono tante nuvole bianche!
L’armonia la si può sentire soltanto da soli,
Non la si può consegnare neanche a un sovrano!

*

CINESE ANTICO

Poesiola tra i monti

(Wu Jun)

Dal pendio dei monti vedo venire della nebbia,
Nel mezzo del bambù intravedo il sole che cala.
Gli uccelli dal bordo del tetto si levano e prendono il volo,
Le nubi che arrivano escono fuori dalle finestre.

*

Canto d’autunno a mezzanotte

(anonimo)

Il vento d’autunno entra dalle finestre
Le tende di seta prendono ad agitarsi mosse dal soffio.
Alzo il capo e guardo la luna che splende,
E provo gioia per i raggi che vengono da migliaia di li.

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Lu Xun

Separazione dei fratelli

Per vivere bisogna correre tutto il giorno,
Noi fratelli siamo costretti a separarci.
E la cosa che rattrista maggiormente,
E’ la lampada solitaria in una lunga notte di pioggia.

Ritorno a casa, ma per poco, parto di nuovo,
E la sera aggiunge maggiore dolore.
Gli innumerevoli salici lungo la strada
Sono l’immagine della sofferenza.

Ci separano sempre per un anno.
Per mille li* il vento porta la nave del viaggiatore.
C’è una parola che va ricordata,
Nello scrivere, il successo non dipende dal cielo.

*Il li è un’unità di misura corrispondente a circa 500 metri

(da:”Ballate del dissenso”.Traduzione di Paolo Galvagni, su Poesia, anno V, ottobre 1992, n. 55, Crocetti Editore)

 

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Lu Xun

Sogni

Molti sogni sollevano frastuono nel crepuscolo.
Quando un sogno soffoca il precedente,
Dal sogno seguente viene cacciato.
I sogni passati sono neri come inchiostro.
Anche i sogni presenti sono neri come inchiostro:
E quello presente e quello passato esitanti dicono:
“ Guarda ho davvero un bel colore”.
Forse il colore è bello, nell’oscurità non si capisce,
E inoltre non si sa chi sia a parlare.

Nell’oscurità non si capisce, con la febbre e il mal di testa.
Vieni, vieni, sogno trasparente.

(da:”Ballate del dissenso”. Traduzione di Paolo Galvagni, su Poesia, anno V, ottobre 1992, n. 55, Crocetti Editore)

Wang Wei
(699-759)
e P’Ei Ti

La conca del muro di Méng

La mia nuova casa
è all’inizio del muro di Mèng,
fra vecchi alberi
e resti di cadenti salici.
L’altro, dopo di me,
chi sarà?
Vana la sua mestizia
per questa che fu mia.

La mia nuova capanna
è sotto il vecchio muro:
a volte salgo
all’antico recinto.
Il vecchio muro
nulla ha più del passato,
uomini d’oggi, incuranti,
vengono e vanno.

(da: “Poesie del Fiume Wang”, Traduzione dal cinese di Martin Benedikter, Einaudi, 1972)

 

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Il recinto dei magnoli

D’autunno il monte accoglie
gli ultimi raggi;
voli d’uccelli seguono
i primi stormi.
Bagliore di smeraldo
a tratti sparso s’accende.
La foschia della sera
non ha dove restare.

Dalla volta di luce
all’ora che tramonta il sole,
la voce degli uccelli
si confonde con l’altra, del torrente.
La verde via del ruscello
volge alla lontananza;
gioia della solitudine,
avrai tu mai fine?
Wang Wei e P’ei Ti

(da: “Poesie del fiume Wang”, Traduzione dal cinese di Martin Benedikter, Einaudi, 1972)

 

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Wang Wei e P’ei Ti

Il sentiero delle sofore

Sul sentiero in disparte,
al riparo delle sofore,
nel segreto dell’ombra
rigoglia il verde muschio.
Rispondono, alla porta:
appare, solo, e mi saluta, il servo.
Credevo già venuto
il monaco del monte.

A sud della porta,
lungo le sofore,
è il sentiero sul ciglio,
che mena al lago I.
Quando giunge l’autunno,
piove molto sul monte;
le foglie che cadono
nessuno le raccoglie.

(da:”Poesie del fiume Wang”, traduzione dal cinese di Martin Benedikter, Einaudi, 1972)

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Anonimo cinese: Poesia – “Il vecchio soldato ritorna” con un Commento di Giorgio Linguaglossa

donna cinese antica

Commento di Giorgio Linguaglossa

La dinastia Han imperò sulla Cina dal 206 a, C, al 220 d. C. ed ebbe qualche contatto con l’Impero romano: infatti già allora la seta era lavorata, in Cina e attraverso le vie dell’ Asia centrale, essa giungeva fino a Roma. Le imprese guerresche nelle quali i potenti si impegnavano per estendere i propri mercati o per consolidare i propri domini videro, come sempre, l’uomo del popolo, il contadino pagare di persona e magari spendere una vita intera al servizio e per la gloria di altri.

Commento di Giorgio linguaglossa

La poesia di Anonimo cinese, che qui riportiamo, fa parte di quella che  chiameremmo «letteratura di protesta» contro la guerra e il militarismo; un genere che in Cina ha origini antichissime. È degna di nota però la fenomenologia psicologica straordinariamente moderna del tema del vecchio soldato che ritorna a casa dopo una vita dissipata in combattimenti; la semplicità e la elementarità dei suoi atti: il porre qualche cibo sul fuoco, consumare una parca e semplice cena e riprendere la vita da dove l’aveva lasciata tanto tempo prima. La vita continua, comunque e dovunque. L’assurdo dell’esistenza è che anche dopo una immane tragedia, l’uomo riprende a comportarsi come prima. I gesti sono semplici. I gesti non pensano, sono essenziali. Da notare la elementarità del dettato, tutto concentrato sugli aspetti essenziali della «storia», senza la minima denotazione decorativa, con uno scorrere lento e fluviale del narrato, senza il minimo scarto verso il populismo, diremmo oggi, senza demagogia, diremmo oggi, insomma, senza falsare la verità della «storia», che riposa in sé. E che ha valore in sé.

(da Liriche cinesi, 1952)

cinese drago colorato

Anonimo cinese

Quindicenne lasciai la casa per la guerra;
ora che son vecchio mi hanno rilasciato
e zoppicando torno verso casa.
Son tornato al villaggio ed ho chiesto
chi vive oggi nella mia vecchia casa.
Mi hanno mostrato, mi han detto:
« Guarda, il tuo posto è lassu,
quel piccolo monte coi pini
e i cipressi d’attorno;
è tutta deserta, i conigli
sono in ogni buco e i fagiani
stridono dalle travi del tetto;
nel cortile è spuntato il frumento
e l’ortica sull’orlo del pozzo ».
Sono andato a vedere la mia casa,
ho arrostito un poco di grano,
una zuppa di erbe ho cucinato;
sono uscito poi sopra la soglia,
ho guardato ad Oriente, mi son chiesto
chi mai possa mangiare con me; .
poi le lacrime son venute,
la mia sciarpa s’è fatta più fredda.

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