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DUE POESIE IN ONORE DI MESSALINA: Antonella Antonelli, Giorgio Linguaglossa

 

Antonella Antonelli in orange

Antonella Antonelli

Messalina

“Sono comparse le prime tenere foglie
sui rami Messalina,
le hai viste?”
“Questa notte.
Sembravano smeraldi
sotto la fiaccola della mia ancella.”
“Non c’era una stella stanotte
mio amore”
“No. C’è però qualcosa di profondo
nell’aria buia di questa primavera.”

L’amore mi stanca le membra
e mi rallenta il respiro, non ho voglia
di patire sofferenze in nome di un sentimento
che non mi ripaga mai, del mio dolermi.
Soffro d’amore, più ne do, più mi manca.
E mi lega e sostiene il corpo bianco
di carne serica e forme lunari,
e rigida mi appresto al talamo
come maestra d’infinite gesta,
una battaglia a colpi di sospiri
e gemiti violati da troppe mani
impudiche e violente.

Sarai tu questa volta il mio trofeo
mio dolce Gaio Silio
e quando l’assassino bucherà
le mie dolci forme, che abbondi
il sangue nelle carni, si riempiano
le fosse dei baci dati dai miei tanti amanti.
Si confondano in rivoli di fiele
quelli di casa, di strada, di vita, di morte.

“Messalina amore mio, sembri distratta.
Cosa ti turba?”
Affondi le mani nei seni rotondi
di latte e veleno, mi volti,
mi mordi le natiche dolci,
un guerriero bambino famelico e disperato.
“Mi sembri distratta. Non ti sento.
Non ti sento,” gridi nell’amplesso.
“Messalina, dove sei?”
“Sono qui, mio dolce Gaio. Vieni,
concedimi di dondolare ancora sul tuo corpo.”

E’ l’odore dell’Ibiscus
che si apre a mezzanotte,
quel profumo disperato
mi tocca l’anima.

poster-1977 film Messalina

james-bama-messalina

James Bama Messalina manifesto del film

Giorgio Linguaglossa

Epistola di Germanico a Messalina

«Che stai facendo? Messalina pensa ancora
a Germanico? Stai dormendo? Sono ancora
nei tuoi pensieri? E dov’è il tuo Ippogrifo?
Sei salita sul carro di Issione? O sei scesa dalle
perigliose ali di Icaro? Dove sei, dimmi dove sei,
dove sei che ti cerco…
Il tuo Germanico è qui sulle sponde del Danubio
ghiacciato, e ti pensa…».

«Oh, sì, il Magnifico Augusto, l’Impero universale
con il suo Mecenate di turno…
Le arti e le poesie lo acclamano quale fondatore
dell’Impero! Falsità, ostentazione della menzogna.
Gli editti imperiali hanno due facce,
come le monete: di qui il verso e di lì il retro.

Ma tu ed io sappiamo una cosa
che lui non sa: che non c’è impero più grande
del tuo cuore, il cui dominio spetta solo a te,
e in quel dominio io chiedo udienza, busso
alla porta del tuo magnifico cuore, e della
tua bellicosa bellezza…».

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