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Intervista a Roberto Bertoldo sul libro Sistema transitorio (dialogo sui sistemi di pensiero), Mimesis, Milano, 2022, L’illusione muore per eccesso di realtà o è la realtà che muore per eccesso di illusione? Dopo una rivoluzione si ristabilisce la gerarchia, Marie Laure Colasson, Medusa, Struttura dissipativa, acrilico

Marie Laure Colasson Struttura dissipativa F acrilico, 225x40
[Marie Laure Colasson, Medusa, Struttura dissipativa, acrilico 30×50, 2020]
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In questo quadro di Marie Laure Colasson siamo in presenza di un rovesciamento di tutti i codici figurali e di tutte le opposizioni distintive che fondano i sistemi dominanti (soggetto/oggetto, significante/significato, maschile/femminile, vita/morte ecc.); un rovesciamento non dialettico, ma parossistico, auto contraddittorio. Viviamo in una società che ha de-realizzato il reale e de-fondamentalizzato il soggetto, che ha sostituito il nome del Padre con il nome della Seduzione, e con ciò ogni opposizione al simulacro e alla simulazione riesce vana.
«Tutta la strategia della seduzione è di portare le cose all’apparenza pura, di farle irradiare e consumarsi nel gioco dell’apparenza».1 L’apparenza apparisce in virtù di un esorcismo, come un atto magico, come la testa di una medusa iridescente che appare nel quadro e che irradia il suo mana, veicola il farmaco inebriante del sortilegio, della albagia, dello stordimento. L’apparenza è illusione, l’illusione è apparenza e la superficie è l’illusione suprema dell’apparenza e il suo esorcismo. Nel quadro di Marie Laure Colasson il sortilegio ha il suo esorcismo, la sua formula magica, la sua vittoria tragica e il suo telos. Cessata la ragione della figuralità, resta la irragione del sortilegio. Se l’illusione muore per eccesso di realtà, resta la sua ambigua vertigine, il potere illusorio della vertigine. Gran parte della nostra cultura (scientifica, sociologica, filosofica, psicoanalitica), così impregnata del soggettivismo prospettico e così sensibile alle costruzioni e alle decostruzioni ermeneutiche, si affanna ancora a cercare sistemi di senso e di consenso tendenti ad una comprensione razionale e oggettiva del reale; tuttavia, ciò che sfugge è l’oggetto della sua stessa visione, la quale non è più figurabile in alcuna figuralità.
Il tutto diventa ambiguo, reversibile e paradossale. L’escalation esponenziale dei codici che riproducono incessantemente se stessi come simulacri di simulacri, si risolve nell’auto annientamento. Chi vive nella convinzione del reale è destinato a morire di reale, l’assenza del falso e del similoro condanna l’originale ad essere il falso e il similoro. In questa dépense, in questo gioco della reversibilità dei codici, si annuncia la trasparenza del reale.
L’esorcismo, dunque, si fa più pressante, in esso la fascinazione dell’osceno divora la scena, il suo spettacolo e la sua illusione contagiano tutte le forme trasparenti di informazione; la reversibilità e la contiguità non sono più soltanto i principi che regolano il simbolico, ma diventa l’ironia dell’Oggetto, il suo scaltro genio, la sua superpotenza maligna, il suo trionfo sul soggetto, il suo non lasciarsi imprigionare da nessuno specchio e da nessuna ermeneutica. Tutto è contiguo, ergo, tutto è reversibile nel suo opposto e nell’adiacente. L’eccesso del disordine simbolico è lo specchio delle nostre brame. Ma lo specchio avrà la sua vendetta e, con esso, la fascinazione che ne promana si riversa sul soggetto che ne frattempo è scomparso. La verità del reale si sottrae al reale. E quel che resta è il sortilegio.

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J. Baudrillard, L’altro visto da sé, Costa & Nolan, p. 61.
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(Giorgio Linguaglossa)
foto A monument in Moscow to an early Soviet-era tactical nuclear bomb
Monumento a Mosca al missile dell’era sovietica. Nel 2016 all’uscita della stazione Metro Kuzmin è stato allestito il Viale degli Eroi della Seconda guerra mondiale composto oltre che da emblemi della tecnica militare sovietica anche da 15 lapidi commemorative. Il parco è dedicato a Feodor Aleksandrovic Poletaev (Riazan 1909- Cantalupo Ligure 1945) che combattè in Italia al fianco dei partigiani italiani. Il parco si completa con strade pedonali, parchi giochi per bambini e piste ciclabili.
L’illusione muore per eccesso di realtà o è la realtà che muore per eccesso di illusione?
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Gif pistola Hitchcock

Una mano impugna una pistola. Una porta si sta chiudendo, una figura esce di scena, il revolver è puntato verso la porta che si chiude. Un interno riguarda sempre una scena di delitto, perché nella società borghese c’è sempre un delitto da nascondere e un delitto da allestire come in una scenografia di palcoscenico. Anche in una poesia che non voglia essere oleografica e decorativa c’è sempre un delitto manifesto o latente che bussa alle porte dell’inconscio per venire alla luce… Lo sguardo poliziesco tipico della nostra forma di civiltà è lo sguardo distratto fatto con la coda dell’occhio… Il segreto viene svelato ogni volta dalla mano che fa un gesto, dalla coda dell’occhio che legge una immagine, un testo. Se non ci fosse un segreto da svelare non ci sarebbe uno sguardo. «Quella che un tempo chiamavano vita, si è ridotta alla sfera del privato […] Lo sguardo aperto sulla vita è trapassato nell’ideologia, che nasconde il fatto che non c’è più vita alcuna…». (Adorno)».
(Giorgio Linguaglossa)

Intervista a Roberto Bertoldo sul libro: Sistema transitorio (dialogo sui sistemi di pensiero), Mimesis 2022

caro Roberto Bertoldo,

il tuo libro [Sistema transitorio (dialogo sui sistemi di pensiero), Mimesis, Milano, 2022] è un dialogo con una misteriosa interlocutrice che si dipana lungo 143 pagine fitte al centro del quale c’è la ricerca e la individuazione di un «sistema transitorio» che riesca ad agevolarci nella scoperta di transitorie certezze, le quali, in quanto transitorie non sarebbero più certezze, o sbaglio?

Risposta: Innanzi tutto questo libro è la conclusione del mio personale sistema di pensiero che riconosce la propria transitorietà. Di esso, essendo composto di una decina di volumi, presento qui solo una sintesi e una giustificazione. Cerco insomma di giustificare la sua transitorietà e, al contempo, la necessità del pensiero sistematico se si vuole che il confronto dialettico sia proficuo e tollerante. Il dialogo in questo libro è principalmente con me stesso, tra dubbi e concessioni. Noi infatti non possediamo verità, ma tutt’al più idee fondate su certezze ovvero accertamenti, la cui transitorietà è dovuta al continuo progredire delle esperienze, personali e collettive, contingenti e scientifiche.

Domanda: L’interlocutrice del tuo colloquio ti chiede: «[Lei] mi sembra tanto uno che dice: io scrivo le mie opere, esprimo le mie idee, denuncio le ingiustizie e poi se qualcuno vuole usa tutto in battaglia». E tu rispondi: «È così. E non può fare altrimenti, se non prendere la pistola. Però la pistola è contro i suoi sentimenti e le sue idee, perché sa bene che dopo una rivoluzione si ristabilisce la gerarchia» (p. 93). Ma questo scetticismo giustifica la rinuncia all’azione, non credi?

Risposta: Non nel mio caso. Bisogna considerare lo scetticismo che io abbraccio, anzi che rifondo nel libretto Rifondazione dello scetticismo, uscito nel 2017. In esso cerco di dimostrare una mia vecchia considerazione secondo cui il dubbio riguarda la fondatezza delle certezze, la loro verità, non le certezze in sé. Che io, attraversando la strada, veda un’auto che sopraggiunge è indubbio, e quindi cerco di evitare di essere investito, il dubbio concerne piuttosto l’essenza della visione. Magari l’automobile è un miraggio. Ti cito, su questo punto, un passaggio del libro: «in effetti lo scetticismo è stato bollato avventatamente come inattuabile e destinato all’impraticabilità. Non è così, perché lo scettico ha certezze, ossia gli esiti degli accertamenti che attua quotidianamente, e anche se non le considera nel loro valore assoluto, ossia anche se esse non rappresentano per lui delle verità, se non ipotetiche, sono però fondamenti fenomenici e quindi dell’azione quotidiana. Per di più, alla base di questa alacrità dello scetticismo c’è una verità non accertabile che viene assunta come certezza e addirittura come verità ontologica, e quindi ipotetica, in virtù del suo carattere apriorico: il possibile. È questo possibile a validare, ben più della ontologica verità cartesiana, l’azione scettica. Il possibile è certo anche senza poter essere accertato, non si può negare che tutto possa accadere, quindi l’accadimento del possibile è vero fin quando non si accerta una verità assoluta che lo invalidi, cioè mai – perché il possibile non è invalidabile neppure dalla sua realizzazione –, o non si determina una condizione che lo falsifichi, fatto improponibile in quanto il Possibile ontologico concede possibilità anche all’impossibile. Inoltre tutto ciò che è possibile è ipotizzabile, quindi la verità sull’Essere, essendo ipotetica, conferma l’Essere come Possibile. Conseguenza di questo è che possediamo un’altra verità indiscutibile all’interno della logica estensionale: il possibile. Il quale, tuttavia, non essendo “falsificabile” (Popper) non rappresenta una verità scientifica ma metafisica, direi logico-metafisica. In ogni caso lo scetticismo si installa tra il regresso finito del dubbio cartesiano e il progresso infinito della Possibilità» (Rifondazione dello scetticismo, Mimesis, 2017, pp. 12-13). Continua a leggere

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NOVE POESIE di Rossella Seller “Storie di famiglia”, “Passeri dal pontile a Venezia”, “Medusa”, “La cura hai nascosto”, “La fiesta della playa”, “Madeira”, “Dietro le parole”, “Una lunga traversata”, “Half”, con un Commento di Giorgio Linguaglossa

Ferdinando Scianna, fotografia

Ferdinando Scianna, fotografia

Rossella Seller è nata a Bari, ma vive a Roma da molti anni, dove lavora come dirigente medico, psichiatra e psicoterapeuta e svolge anche attività di ricercatrice e divulgatrice scientifica.  Appassionata viaggiatrice, scrive racconti e poesie. Giovanissima, ha creato un programma radiofonico dedicato alla poesia italiana e  ha vinto una sezione del concorso letterario “Guido Gozzano”. Nel corso degli anni ha ricevuto altri premi e riconoscimenti letterari e i suoi versi sono presenti in numerose riviste e raccolte antologiche. Nel 2008 ha pubblicato la raccolta Nello  Specchio di Alice” (Lietocolle). Suoi testi poetici sono inseriti in diverse opere teatrali e all’interno di spettacoli musicali rappresentati in Italia.

Commento di Giorgio Linguaglossa

Nella nota di lettura al libro di esordio di Rossella Seller (Nello Specchio di Alice) scrivevo:

«L’operazione sul linguaggio che Rossella Seller mette in atto non è  omogenea come potrebbe sembrare a prima vista; l’alternanza di prose e poesie, il tema amoroso, dell’amore narcisistico, produce un moto altalenante e ondivago che però non va a discapito della tenuta complessiva del testo. Si dà anzi, nell’arco del poemetto della Seller, un’escursione di modi che la vocazione al sublime rende meno avvertibile, celando talune incertezze e eccedenze (come di chi scambi per «poetico» ogni infrazione alla norma), ma più spesso, per il vero, ciò si risolve nel nitore del fermaglio stilistico. Non è un caso che questa gamma di figuralità, tornita e brunita, si risolva in ricchezza ed apertura. Se, insomma, il «celebrare» il proprio privatissimo rito quotidiano, in conformità alle movenze dell’inno, fosse l’istinto primario che i testi richiedono, ma non per questo il moto che li governa è sempre ed univocamente esclamativo, anzi, c’è una delicatezza tutta al femminile in questi versi, una sinuosità di una amabile sensorietà.  Vengono in mente alcuni passaggi della tradizione italiana da Metastasio a Sandro Penna. La poesia della Seller attinge i suoi migliori esiti proprio quando adotta la cantabilità pura del quadretto idillico, sgombro di nuvole e di ombre. Frammenti di pseudo barocco si alternano ai quadretti penniani congelati nell’attimo abbagliante: l’occhio soltanto fa da tramite tra il presente ed il passato, e nella chiarità scorge la «frantumata la maschera del volto», una divisione, una Spaltung assoluta, non conciliabile, la rivelazione di una sofferenza (irredenta?). Nelle poesie finali, il tono dell’invocazione è sempre frammisto al ragionamento tra un io e un tu, un dialogo di sconcertante candore e sincerità».

Ovviamente, mi sbagliavo, leggendo i suoi inediti posso dire con certezza che Rossella Seller raggiunge i suoi migliori esiti quando si allontana dal quadretto penniano e prende il largo verso una poesia che ha saputo prendere le distanze dal proprio passato ed è diventata adulta.

bello volto velato

Storie di famiglia

Era tutta una questione di regole,
io toglievo i calzini per entrare nelle pozzanghere,
lei calava il cappellino sugli occhi
e girava per casa.
Più tardi ci siamo ribellati: no alle imposizioni,
lei tornava in punta di piedi a mezzanotte
io, criniera al vento, correvo con la moto.
Poi il vecchio non approvava le scelte
e c’è stato un fuggi fuggi generale.
Io, di buone speranze, all’estero
a farmi stritolare dal denaro,
lei resta in cinta e sposa l’uomo sbagliato.
Papà lo disse: ”Quando tornerete sarà troppo tardi”.
È stato piangendo che siamo tornati,
lei ha divorziato e si tira dietro due figli
io, perso il lavoro, mi tiro dietro le bottiglie.
Vicino al suo letto di padre
stringiamo le mani di molte incomprensioni,
alla fine abbiamo capito la beffa.

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Passeri dal pontile a Venezia

Cammino rasente muro, mi conduce
lo sguardo basso della fatica.
Lungo i viali l’orizzonte allarga le sponde,
rallenta l’affanno al crepuscolo e smorza l’onda.
Può lanciarsi il passero all’ansia del volo,
dai ponti della riva fragile naufragare all’ignoto
ed io con lui le piume al vento, perso.
Il vaporetto cerca la darsena e altre lune
cercano altre lingue arrese al bacio della bellezza.
Ribolle di umori Venezia, lussureggiante
apre le volte delle case
distesa finalmente alla notte.
Cattura le luci, allunga le finestre
e invita al coraggio
all’orgoglio del marmo dipinto sui muri,
sotto i portici mi accarezzano le note
soffiate al capriccio di un sax,
anch’io alzo la testa e guardo lontano.

Ferdinando Scianna Fotografia

Ferdinando Scianna Fotografia

Una lunga traversata

Non si esce una sola volta
per sentire con occhio puro
la complessità del mondo.
Più volte ti esponi,
cammini nel dubbio e al bivio
speri di farla franca.
Sul limite un salto tremendo,
lo scrollo della neve cacciata dal ramo
poi il silenzio di una precoce gelata.
Barcolli, ti rimetti in piedi
l’attesa catastrofe non c’è stata
braccia al cielo sussurri un canto,
così dal principio alla fine diventi uomo.

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Medusa

Scudo in frantumi, estrema grazia
stai morendo alla risacca ardente,
ti guardo e sono qui a decidere:
toglierti il soffio
o restituirti al richiamo delle vittime.
Un ramo teso e torno a salvarti,
contro l’onda parti
piuma lucente prendi il largo,
mi ringrazi e una goccia di veleno
bagna la punta dei piedi,
fa uscire dal pregiudizio
chi ti crede cattiva e sei innocente.
Sul punto di salvarti un’illusione
navigare sospesa al tuo guscio
limpida ala contro le offese.

Rossella Seller

Rossella Seller

Dietro le parole

Le parole vere nascono
tra le nude radici degli impulsi
alla sincera terra restituite.
L’orto dei sentimenti
mai svelati e appartenuti
si affaccia alla soglia del pudore
e nella calma del sogno
fiorisce ai suoi misteri
e li risolve.
I più teneri segreti
ondeggiano nel mare dei pensieri
risuonano di piccoli viaggi
di un altrove dimenticato:
la sponda a cui approdare
la prigione da cui fuggire.
Stanno così le parole
sempre sospese
nel pericolo dell’intimità violata.

(dalla raccolta Nello Specchio di Alice Lietocolle, 2008)

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Madeira

A Pico Ruivo
lastre di basalto
in piedi tra le nuvole,
antica esplosione di lava
e il fumo nelle valli
ancora echeggia.
Schizzi di minerali a raffica
scenari di sole e sale.

Ogni disperato colto dal vento
nel tempo solitario
puntò lo spicchio di luce tra le nuvole.
Ma fu la canna del fucile
a intonare musiche diverse.

Qui riconosco le mie pieghe
ogni albero ogni ombra
le guglie della roccia.
Rivedermi nell’orrido
senza spavento,
con gli speroni dell’anima aggrappata
nodo per nodo rispecchiarmi.

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(dalla raccolta Nello Specchio di Alice Lietocolle, 2008)

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Half

Piccolo lui
come il suo bassotto Half
e intelligente
quando giocava a nascondino.
La sua socialità
condivisa con la gente
di un cortile.
Andava solo e tornava solo
da scuola,
elaborando nel presente il dolore
di un amico partito.
Quando un cane abbaiava
scartava il suo panino
e lo divideva in due
per strada,
senza farne parola con nessuno.
Non sapeva ancora
dare un nome all’assenza.

Anna Magnani

Anna Magnani

La fiesta della playa (Capell d’Angel)*

Di una baia
di una conchiglia
è prigioniero il mio cuore,
in fondo al mare
dove l’hai catturato tu,
Minorca la piccola
non sei più vela pirata,
solchi il tuo porto lungo di vulva
stretta alla riva placida di barche.
Ridono i vicoli densi di ombre
e nel tramonto capelli d’ angelo
trattengono le reti al profumo del pane
alla festa di chitarre che sta per iniziare.

*Capell D’Angel è un dolce tipico delle feste, nel quale confluiscono profumi e sapori provenienti dalle diverse culture che hanno influenzato l’isola di Minorca. ( dalla raccolta inedita Spiritus Loci)

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La cura hai nascosto

Una mattina ti sei svegliato davanti al muro
stringi il pugno e sei nudo
la conca delle mani sta perdendo il mondo.
Le voci, ascolti le voci che accusano
sovrastano il rombo oscuro di un treno.
Si muovono gli oggetti
illuse forme lampeggiano ai tuoi occhi.
Impotente al capezzale mi tiene
il tuo silenzio stremo
e divento muto.
Uno scenario di altre sembianze si pone fra noi,
la cura hai nascosto nella malattia
e mi ingaggi alla tua follia
a una partita di regole ignote
sbattute in faccia alla morte.
L’epilogo ribalta le sorti,
non è un lenzuolo di terra a coprirti
radici di piante novelle salgono al tuo giaciglio

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