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LA GENERAZIONE DEGLI ARRABBIATI: LA POESIA (parte III)- Bsa, Leonardo Catagnoli, Mattia Macchiavelli, Valerio Gaio Pedini, Mariano Menna, Ivan Pozzoni – Preambolo di Ivan Pozzoni

andy warhols jackie kennedy 1964

andy warhols jackie kennedy 1964

I RISCHI DELLA SOCIETÀ TARDO-MODERNA: VIVERE UNA VITA TRENDY

Nell’odierno contesto d’entrata in crisi della cultura umanistica tradizionale e del disfacimento dell’interesse sociale verso ogni valore estetico, che ruolo attribuire all’artista, e, nel concreto, a chi scriva versi? Potremmo dare una soluzione alle difficoltà esistenziali dell’artista, con la ri-definizione del suo ruolo sociale, muovendo dalla chiave narrativa della nozione ambigua di «mostruosità»: a] mostruosità come attività di creazione di dolore da mostro-1, volta ad eternare i nessi di dominanza / controllo e b] mostruosità come attività di sottomissione al dolore da mostro-2, destinata a mantenere, senza reazione, i nessi di dominanza / controllo attraverso meccanismi di auto-«marginalizzazione». I mostri-1, creatori occulti d’una cripto-ideologia del successo (etica del successo – esaltazione della bellezza – reificazione dell’individuo debole – mercificazione dei sentimenti), sintetizzata – nella mia interpretazione- dalla nozione di vita trendy, incarcerano in essa i deboli (mostri-2), condannandoli, come in una sorta di collettiva sindrome di Stoccolma, ad esistenze d’ansia e dolore e alla «marginalità» sociale. Come si individua la c.d. vita trendy, habitat / habitus della mostruosa cripto-ideologia del successo? La vita trendy – simbolo sociologico / antropologico dell’era tardo-moderna nel mondo occidentale – consiste nell’esaltazione accentuata del successo (danaro – carriera – bellezza), nella critica crudele ai fallimenti individuali (miseria – mancanza di lavoro – bruttezza), nella realizzazione di un’etica narcisistica senza interessi comunitari, nella valorizzazione di modalità nichilistiche d’esistenza. Chi, vittima dei canoni inarrivabili della vita trendy, non riesca a sottrarsi all’etichetta del fallimento, o cade nella banalità d’una esistenza inautentica o è martirizzato dal dolore. Gettato nella storia come mostro-2, l’artista – a mia opinione- ha l’onere morale di resistere alla vita trendy, in costante rivolta (Camus) contro i creatori occulti del circolo vizioso: nel ruolo di mostro anti-mostro, costui deve intrattenere relazioni di a] condivisione esistenziale coi mostri-2, b] rivolta contro i mostri-1 e c] resistenza alle sirene incantatrici della vita trendy, abbandonandosi alla testarda ricerca di una democrazia lirica da trasformare in reale democrazia civile.

(Ivan Pozzoni)

Bsa

Bsa

Bsa
NON MI PIACE LA POESIA

Poesia, raramente
ti leggo, ancor più di rado
ti cerco.
Tremenda m’insegui, stolta,
nel cuore trapanato cento
cento cento volte per lo strambo
pagliaccio ubriacone, saggio bambino
che credo di essere.
Torni a trovarti sempre lì.
Non mi piaci, Poesia, perchè con te
mi crogiolo nel dolore, scateno sbrigliata la sfrenata
tendenza all’antisociale riflessione interiore, mentre
oggi cerco il contrario.
Illuminazione.
Solitudine ma ormai soltanto a tratti.
Nemmmeno io so lasciarti, Poesia.
Un’amante che fortifica le stranezze,
i labirinti fra le meningi stretti.
In fondo sei un sollievo,
amo con te
giocare, triste od allegro, a trottare
tra l’attraente ritmo tuonante e soave
del suono delle parole.

BSA, Oudeis, Anam sono tre nomi usati dal “poeta”. Classe 1989, mai laureato, ha pubblicato i suoi scritti nella raccolta Viaggi diVersi (Poeti e Poesia), e varie volte con deComporre edizioni, in diverse antologie a cura di Ivan Pozzoni.

 

Leonardo Catagnoli

Leonardo Catagnoli

 

 

 

 

 

 

 

Leonardo Catagnoli
LETTERE

Capita quasi sempre
al crepuscolo fumoso
dei pensieri rannicchiati
sulle ciglia innocenti
dei sogni caotici

in quello spazio buio
la notte distratta
all’ombra dell’universo
smette di ascoltare
e inizia a parlare

e l’uomo che sente
le onde del nulla
e chiude turbato
il cerchio del tempo,
il poeta che muore.

Leonardo Catagnoli è nato a Milano nel 1990; diplomato in Scienze sociali è attualmente studente laureando della Facoltà di Sociologia all’Università degli Studi di Milano Bicocca. Dopo aver vinto alcuni concorsi locali, è stato invitato a discutere in alcuni istituti superiori sulle nuove forme d’integrazione della poesia nei contesti giovanili moderni; ha recitato in svariate manifestazioni culturali al fianco di illustri artisti milanesi. Tra 2011 e 2014 suoi versi sono stati pubblicati nelle antologie Frammenti Ossei e Labyrinthi. Vol 1, con Limina Mentis, Generazioni ai margini e Metrici moti, con deComporre edizioni. Dal 2011 altri suoi versi sono stati inseriti nelle riviste brianzole L’arrivista – Quaderni democratici (Limina Mentis) e Il Guastatore – Quaderni neon-«avanguardisti» (deComporre Edizioni). Oggi è proprietario di una birreria artigianale a Milano.

 

Mattia Macchiavelli

Mattia Macchiavelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mattia Macchiavelli
SECCHI I SENI DI DEMETRA

Secchi i seni di Demetra allattano sabbiose armonie
solitudine silenziosa è l’aurora
declina ubriaco l’oro del tempo
s’affaccia l’eterea incudine,
un ceruleo sudore di perla bagna l’algida formica
diafano è il palpito di tenebra
riverbera ancora l’antico gladio
trovo la chiave smarrita:

mette pelle all’incertezza la lingua di Bibilonia
irriverenti broccati per le carni massacrate
estende l’infinito l’olio del Marocco
vendo ciprie d’estetica sfumatura,

l’apolide dal nero splendore è estraneo in ogni topica
quale anatema nasconde la sensualità del miele?
nessuna Inquisizione svelerà il segreto della strega
l’opus nigrum partorisce fecondi vuoti.

Il martello di cristallo genuflette pensieri d’avorio
allegro rimbombo di smeraldo
essenziale è la danza della cicala
ecco il mio scorcio sui limoni

Mattia Macchiavelli è nato a Bologna nel 1988; si è diplomato in Scienze Sociali al Liceo Laura Bassi di Bologna ed è iscritto alla facoltà di Filosofia presso l’Alma Mater Studiorum. Eterno studente, ex receptionist, attualmente salumiere, da sempre appassionato di letteratura e poesia. Nel 2010 pubblica la sua prima silloge poetica: Orgasmi di fata (Albatros-Il Filo). Nel 2012 inizia una collaborazione con la rivista on line “Clamm Magazine” (www.clammmag.com) dove pubblica una serie di articoli incentrati sull’analisi fenomenologica della cultura pop. Nel 2013 è tra gli ideatori e i soci fondatori dell’associazione culturale bolognese Metro-Polis (www.metropolisbologna.it), di cui è a tutt’oggi Presidente. Nel 2014 pubblica due poesie (Ombra e Biston Betularia) nell’antologia Homo Eligens, a cura di Ivan Pozzoni, con deComporre Edizioni; sempre nel 2014 pubblica altre due poesie (Il sesso delle stelle e Cenere vogliosa) nell’antologia Forme liquide, a cura di Ivan Pozzoni, con deComporre Edizioni.

valerio gaio pedini

valerio gaio pedini

valerio pedini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Valerio Gaio Pedini
I VIVI SONO MORTI, I MORTI SONO VIVI: E ALLA FINE LA CREMAZIONE E’ LA SCELTA PIU’ ECONOMICA

Non prego per alcuno, non ci trovo ragioni valide per farlo:

non dedico le mie parole ad alcuno: l’interlocutore ormai è morto-

bruciato il passato-il presente-il futuro! Vorrei dar senso ai vostri belati- alle mie lacrime che imprimono il terreno di scorie tossiche:

oh,no,no,no,no,no,no, non esistono poeti al mondo che siano eterni, i morti son morti e nella cenere devono rimanere:

lasciate spazio ai vivi, che nell’umbratile della loro assenza, sono morti in partenza

senza una meta, senza una meta: la storia non ha meta, la vita non ha meta, le poesie non hanno meta,i sogni non hanno meta:

solo il dolore m’imprime, mi deprime, mi sconvolge e si rivolge

attraverso le incrinature di un tempo deprivato della sua temporalità:

dove vogliamo andare, spettri? Spettri della ragione, nottetempo siete stati fugaci, lenti

e chissà se il futuro non sarà fugace, lento: un ossimoro assai barbarico, dopo tutto

ah ah ah ah, rido di voi, rido di me, rido di tutti, perché la risata seppellisce,

perché la Natura si fa beffa dell’uomo!

Un albero parla, quando il vento lo incrina: sono tutti come d’autunno sugli alberi le castagne: destinate ad essere cotte da un pirla che fa solo caldarroste e te la vende a 10 euro al sacchetto,

quando Renzi ti dice che 80 euro in più sono un contributo determinante per vivere in modo sano.

Ah ah ah, bruciate morti, bruciate vivi, bruciate valori e plusvalori!

E no, e no, e no e non ditemi che non avete dato degli ossi di seppia a dei cocorite per spuntarsi il becco, e non dite che non siete entusiasti che la mamma di Ungaretti alla fin fine è morta, e non dite che l’oboe sommerso suona: perché se sommergi un oboe, quell’oboe non fa un cazzo di suono!

E non dite che della capra di Saba ve ne frega qualcosa: perché c’ha scassato i coglioni con la capra!

E non dite che…ha senso tutto questo…schifo.

Oh, elogiamo i morti, perché son morti e se non fossero morti, sarebbero comunque morti, perché oramai non vi è alcuna differenza tra un morto e la demenza, tra la demenza e l’intelligenza

Io non sono un uomo e non pretendo di essere un uomo:

io sono un alieno:

io sono un estraneo- , ma con Saba son pur d’accordo, le capre belano

ed anche bello guardare le capre quando mangiano l’erba

e con Ungaretti: m’illumino d’immenso: ma quest’immenso mi fa profondamente schifo

e con Montale son pur d’accordo: siamo saturi: Saturi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Dove imprimo le mie parole, le mie parole sono panico, paura, disperazione, e voi siete le mie parole: cianfrusaglie che riempiono i miei scaffali:

libri, libri,libri, libri spopolano sui miei scaffali: sono un librario et un intellettuale, ma va sono un attore et un buffone, sono un saltimbanco ed un termosifone: state attenti che il termosifone non scoppi

perché se no vi allaga la casa

e l’acqua è piscio

piscio:

ho imparato a rubare dagl’altri, così come ho imparato a prenderli per il culo

oh non preoccupatevi, rispetto chiunque vecchi, giovani, contadini, paesanotti, borghesucci, cattolici, musulmani,buddhisti, induisti,protestanti, aristocratici, operai,artigiani,elfi, nani,prostitute, pagani, mendicanti, cantanti, melochecche, ebrei, nazisti, fascisti, comunisti, nativi americani, aborigeni, maori, marocchini,berberi,turchi selgiuchedi, persiani, alessandrini,romani, greci eppure etruschi e latini et infondo classificazioni morte varie:

esiste più tutto questo: a più senso parlare di tutto questo? Plebei! Plebei! La poesia è Natura e la Natura quando finisce ,finisce: non fate storicismi, o non fate epigrafi, ci sono i lapidari che vi hanno rimpiazzato, Manzoni dalla penna gnomica:

Napoleone? Napoleone era un nano con un cazzo lungo 6 cm, nacque in Corsica e morì solo, perché era un nano!

Apprezzo i miei omonimi: si sa che quelli che si chiamano Valerio Gaio stanno con le lesbie o scrivono epigrammi politici, denigrando tutto e tutti o deprimendosi per una zoccola:

senza la consapevolezza che di zoccole ce ne son tante nella fogna:

cantate, cantate o miei illustri colleghi le gesta di Achille, di Ettore e di quel pirla di Paride: ed elogiate Ulisse ed il suo cavallo:

ma l’eroe non è né Ulisse, né Achille (che fra l’altro era un coglione), né Ettore (che poteva mandare affanculo il fratello): il vero eroe è Giasone: il pavido! e la storia è fatta da pavidi!

Perciò muoio, come muore il mondo, stretto alle catene

Nella speranza che nessuno mi ascolti

E qualcuno sia talmente vigliacco da dedicarmi una leccata di culo.

 

Valerio Pedini nasce il 16 giugno del 1995, di otto mesi, e viene tempestivamente scambiato nella culla: il misfatto viene subito scoperto. Esattamente 18 anni dopo, Valerio, divenuto Gaio, senza onorificenze, decide di organizzare il suo primo evento culturale ad Artiamo (gastrite e l’epilessia e quasi nessuno ad ascoltare); nell’intermezzo ha iniziato a recitare, preferendo l’espressività del teatro di ricerca rispetto al metodismo popolare e a scrivere, uscendo, in collaborazione col circolo narrativo AVAS – Gaggiano, nelle antologie Tornate a casa se potete, Rigagnoli di consapevolezza e Ma tu da dove vieni?. Nell’ottobre del 2013 inizia il progetto Non uno di meno Lampedusa, insieme ad Agnese Coppola, Rossana Bacchella, Savina Speranza e ad Aurelia Mutti. A dicembre conosce Teresa Petrarca, in arte Teresa TP Plath, con cui inizia diversi progetti artistici: La formica e la cicala, Essence e Pan in blues e in jazz. Sta lavorando ad una monografia filosofica: Maggiorminore: la disperazione dei diversi uguali. A Maggio 2014 è uscita la sua prima raccolta poetica, con IrdaEdizioni: Cavolo, non è haiku ed è stato inserito nell’antologia Fondamenta Instabili (deComporre Edizioni) e, successivamente, sempre con deComporre Edizioni, uscirà nelle antologie Forme Liquide, Scenari ignoti e Glocalizzati.

 

mariano menna

mariano menna

 mariano menna

 

Mariano Menna

POESIA SENZA NOME

Che nome dare a questa poesia
povera di intenti e contenuti?
Potrà sembrare forse un’eresia
immortalare dieci versi muti:
mi limito soltanto ad emulare
la maggior parte dei poeti d’oggi
convinti di potersela tirare
per spazi riempiti d’aria fritta.
(la rima ha preferito stare zitta
per dare a tutti idea della sconfitta)

Mariano Menna è nato a Benevento nel 1994. Ha conseguito la maturità scientifica presso l’istituto Polispecialistico Gandhi di Casoria. É iscritto al primo anno del corso di laurea in Filosofia presso l’Università Federico II di Napoli. Nel 2012 è risultato vincitore del Concorso Nazionale “Scrittura attiva” di Tricarico, nella sezione giovani, con la poesia La ballata del vagabondo; nel 2013 sono uscite due raccolte di poesie La grande legge e La pagina bruciata, entrambe edite da Marco Del Bucchia. É stato inserito nelle antologie: Poesia per Dio (La Ziza) e Fondamenta instabili (deComporre Edizioni). Alcune sue poesie sono apparse su blog e riviste online come “L’ombra delle parole” di Giorgio Linguaglossa, “Alla volta di Leucade” di Nazario Pardini, “La distensione del verso” di Sandra Evangelisti, “Le Reti di Dedalus” di Marco Palladini e “Poetrydream” di Antonio Spagnuolo. É membro cofondatore della corrente artistico-letteraria del Labirintismo.

Ivan Pozzoni

Ivan Pozzoni

Ivan Pozzoni Patroclo non deve morire

 

Ivan Pozzoni

FUORI I SECONDI!

Dall’angolo destro d’un ring assonnato,
novello Carneade,
assisto allo scempio d’un boxeur ormai suonato,
costretto a retrocedere, senza mai incassare,
davanti ai sinistri del diffuso malaffare.

Fuori i secondi!

Secondo, a nessuno, nella vita assecondo
i deliri innocenti annunciati da un bando
in cui i vinti soccombono nell’amara ventura
di subire solo colpi, bassi, sotto cintura.

Fuori i secondi!

Esco di scena, suonano i gong,
ti incammini, tristezza, con indosso un sarong,
intrecciato di trecce da corone di larice,
vomitando veleno dentro ai fiumi d’un calice;
t’incammini, dolce Aoide, in attesa d’un jab
dal destino bastardo che trasforma in fight club
i confini d’un mondo che inchiavarda alla gogna
chi tra noi combattenti butti a terra la spugna.

Ivan Pozzoni è nato a Monza nel 1976; si è laureato in diritto con una tesi sul filosofo ferrarese Mario Calderoni. Ha diffuso molti articoli dedicati a filosofi italiani dell’Ottocento e del Novecento, e diversi contributi su etica e teoria del diritto del mondo antico; collabora con numerose riviste italiane e internazionali. Tra 2007 e 2013 sono uscite varie sue raccolte di versi: Underground e Riserva Indiana, con A&B Editrice, Versi Introversi, Androgini, Mostri, Galata morente, Carmina non dant damen e Scarti di magazzino con Limina Mentis, Lame da rasoi, con Joker, Il guastatore, con Cleup, Patroclo non deve morire, con deComporre Edizioni; tra 2009 e 2014 ha curato le antologie anti-poetiche Retroguardie (Limina Mentis), Demokratika, (Limina Mentis), Tutti tranne te! (Limina Mentis), Frammenti ossei (Limina Mentis), Labyrinthi [I], [II], [III], [IV], Generazioni ai margini, Neon-Avanguardie, Comunità nomadi, Metrici moti, Fondamenta instabili, Homo eligens e Umane transumanze (deComporre). Nel 2010 ha curato la raccolta interattiva Triumvirati (Limina Mentis); nel 2012 è uscito il numero unico di rivista, da lui curato, Le bonhomme. È con-direttore de “Il Guastatore – Quaderni «neon»-avanguardisti”; è direttore esecutivo della rivista internazionale “Información Filosófica”; è direttore delle collane Esprit (Limina Mentis), Nidaba (Gilgamesh Edizioni) e Fuzzy (deComporre Edizioni).

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SEI POETI DELLA NUOVISSIMA GENERAZIONE “GLI ARRABBIATI” (bsa), Leonardo Catagnoli, Mattia Macchiavelli, Mariano Menna, Valerio Gaio Pedini, Ivan Pozzoni -Con uno scritto di Ivan Pozzoni: La crisi della nozione tradizionale di comunità: hôtellerie e «nomadismo»

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grattacieli-new-york

grattacieli-new-york

 

 

Bsa

Bsa

Galappa Losa [grappa rosa, la notte al bar cinese]

(bsa)

Limpido il bancone mandarino,
saracinesche mai del tutto abbassate
nonostante la legge l’imponga. Giambellino
offre vaste gamme di osterie di nuova
generazione. Disperati arabi mai educati al bere
vomitano lame contro lo sguardo che li coglie.
Tranquilli i sudati sudaca con fiato di fuoco
chiacchierano sul caro Caribe. Pochi
gl’italiani superstiti, vivi forse, sicuro
poco vegeti. Agitati dalla calce che le nari
farcisce. La chiaman droga, poco pura azzera
i neuroni, ma non è buona.
Tintinna ininterrotto lo stillicidio colorato del videopoker che ritma la vita
dell’omino del sol levante.

Un meltin’pot della devastazione, nuova
la forma, sempre uguale la sostanza, da Bukowski in poi,
dei bar delle periferie babilonesi.

 

 

escher

escher

 

Leonardo Catagnoli

Leonardo Catagnoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Leonardo Catagnoli

L’OSTERIA

Cumuli di grida
sussurri e fiati sfiorano
dimenticati ed essiccati
gli antichi buchi
del legno notturno

evaporano i padri
mentre inciampa nel buio
l’afa alcolica dell’infinito
un vociare di donna
gronda sudicia libertà

il godimento s’estenua
in attimi di nulla
le urla arrugginite
donano alle fatiche
l’insensatezza dello spirito.

la grande bellezza gambe-e-tacchi-a-spillo

Mattia Macchiavelli

Mattia Macchiavelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mattia Macchiavelli
OSTERIA COLOMBINA

Non v’è riparo per i raminghi del nord
sono folle volo le sinapsi di Atena
eterni gli appetiti su esauste rovine,
Wotan ha bruciato anche i corvi
smarriti i sillogismi nel buio selvatico
nessuno conosce la parola degli universi
sono tutti muti i pellegrini di Earthsea;

è oasi di sangue e sperma l’Osteria Colombina
porte di marzapane per lo sparuto avventore
la mia bisaccia culla nebbie di princisbecco,
regna la Venere dai sette difetti
un sorriso mirandolino in trenta denari d’argento
del fumo non sa che farsene,
nel malchiuso portone indovino il panettiere
autotrofe le certezze del braccio bianco
pingue e atroce il verbo dell’assenza:
la Luisona ha natura altamente metafisica;

un’orgia festosa nella sala dirimpetto
ebbra è la Luna che esilia Saturno
siamo tutti figli del serpente
m’offre Dioniso un cantaro d’edera:
– fatti bere dagli occhi della maschera
tuo è il tacco della Menade
sogno di cocaina la libido del satiro
mordi con me il pomo di Eris- ;

Ugo siede solo al bancone di cipresso
l’Ultima Dea tarda a tornare
mi bisbigliano profezie immortali le sue urne:
è canto dell’upupa l’abisso di memoria
sottrazione primordiale la lezione della mandorla
misura alchemica il segreto del papavero;

ho scelto la pillola rossa
splende un sole senza ritorno al di là dello specchio
Ananke culla il fuso con mani di caos e latte
nelle epifanie di Dublino sono la nuova Locandiera:
sa di vergine il gusto del Lete

bello

mariano menna

mariano menna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mariano Menna
OSTERIA

Brindiamo alla gente di questa osteria
che vi entra per caso e mai più va via,
che rifiuta illusioni e vana speranza,
che disdegna prestigio e fatua eleganza.
Brindiamo agli ubriachi tornati lucidi
perché, più di prima, saranno trucidi;
perché giureranno di smetter di bere,
per poi tornare a innalzare il bicchiere.
Brindiamo ai politici che sono corrotti,
ai falsi ribelli e ai loro finti complotti;
ai preti bigotti e ai maniaci brutali
che troppo spesso hanno abiti uguali.
Brindiamo alla crisi che regna perpetua,
alle tasse infinite che non danno tregua,
a chi si lamenta ed è pieno di soldi,
a chi non si veste nemmeno coi saldi…
Brindiamo a chi ancora sa credere in Dio,
a chi, alla sua fede , ha già detto addio;
a chi ama un altro del suo stesso sesso,
vuole sposarlo, ma non gli è permesso.
Brindiamo alle donne uccise per gioco,
perché debbano pianger ancora per poco;
all’eterno razzismo e ad un paese diviso,
a chi è stato abortito e non l’ha deciso.
Brindiamo alla morte sempre in agguato,
brindiamo alla notte e al tempo andato,
urliamo al silenzio che risveglia i pensieri:
non c’è più passato, solo vino e bicchieri.
Brindiamo al brindare che ci rende felici,
che ci unisce tutti, amici e nemici.
Brindiamo a chi legge le nostre parole:
potrà venirle a cantar quando vuole!

MAJAKOVSKIJ ILLUSTRAZIONE

MAJAKOVSKIJ ILLUSTRAZIONE

 

valerio gaio pedini

valerio gaio pedini

 

 

 

 

 

 

 

Valerio Gaio Pedini

TOSSICA OSTERIA

M’impermei di sconfitte radicali,
disarcionandomi da ciò che vale,
f-attualmente niente di cui si può parlare
niente di ciò che esiste
nella terra delle terrazze meningitiche moral-mortali:
una sconfitta di suoni obesi
e di pensieri anoressici:
non si può andare avanti, se non sai cosa significhi “indietro”:
vai solo indietro, ti picconi, e poi ti fermi, liquidandoti in una società da poco:
in una diarrea primordiale
che di avveniristico ha solo il funerale.
Mi si torcono le budella, lo sfintere, il colon ed i coglioni
Soffrendo l’ammontare dei coglioni che mi fa male:
è un’eutanasia:
una lobotomia frontale, dove il fatto è una cacosissima denigratoria apatia emozionale:
è la mediazione dei calabroni che ti pungono di fiele
seppellendoti in inferno,
perché tu lo vuoi.
Io non so far altro che recitar questa disposizione dispotica
Di una terra caotica
Che sarcasticamente mi stimola
Uno svisceramento potente:
una scoreggia
che spero soffochi qualcuno,
al più presto.
Che spero soffochi me così che il buon senso dei finti buoni non trafigga la disposizione astrale dei miei coglioni,
che si sa sono polvere di stelle:
un’esplosione.

Buhm!

Morte!

Fine del divertimento,
del dipartimento,
della nazionale,
della nazione,
della latrina,
dell’obesità,
dell’anoressia,
del mio mal di stomaco,
dell’ansia spasmodica,
del lirismo apocalittico,
del sadismo e del crepuscolarismo,
del neo-capitalismo e del populismo,
del postmoderno e del classicismo:
fine di tutto:
fine di niente:
fine di me!

Picasso Jacqueline Roque

Picasso Jacqueline Roque

 

Ivan Pozzoni

Ivan Pozzoni

 

 

 

 

 

 

 

 

Ivan Pozzoni

ALL’OSTERIA DELL’AMORE SOLIDO

Piccolo amore mio, solido, tu, oggi, cadevi
e io non c’ero, a sostenerti, coi miei bicipiti aggressivi
di barbaro delle foreste del Nord, la faccia dipinta di azzurro,
distesi nello spasmodico berserksgangr del bere dal cranio dei vinti,
inizia tutto con un tremolio, il battere dei denti e una sensazione di freddo,
rabbia immensa e desiderio di assalire il nemico.

Piccolo amore mio, fragile, tu, oggi, cadevi,
e c’è un’osteria dietro casa nostra, tutta brianzola, il tuo nuovo mondo,
c’è un’osteria che serve cento e cento tipi di risotti
da spalmare sulle tue ferite e sulle tue ginocchia sbucciate,
dove io, uomo tassativo, riesco ancora ad interpretare ogni oscurità ambrata
nei tuoi occhi da bimba saggia, a manipolare il caleidoscopio delle tue iridi,
scoprendo, volontariamente, il fianco alla daga della tua artica lucidità.

Se non è un’osteria, il nostro amore, ci assomiglia: mangiamo e viviamo,
retribuendoci, a vicenda, vittorie e sconfitte, hôtellerie, viavaiamo e mangiamo,
finché l’oste Godan, il dio dei «poeti» ostinati, sbattendo un boccale di idromele sul tavolo
non ci inviti a danzare al Walhalla, Mocambo a contrario, danzare lontani, alla fine dei mondi,
tu tornerai alla freschezza semplice del tuo mare, ondivaga Sirena caetana di sabbia,
e a me non graverà sullo zinco la terra umida di nebbia della valle senza salite o discese.

Nelle antiche osterie dell’amore solido continuano a mescere nebbia e acqua-di-mare,
fuori temporaleggia, fulmini e tuoni, liquefatto dal nubifragio tutto si stinge,
e noi, mangiamo e viviamo, viavaiamo e mangiamo, al riparo, nella nostra riserva di felicità,
consapevoli che, restando sospesi nell’aria, a lungo andare,
i cristalli di ghiaccio brumosi confluiranno nel mare. Continua a leggere

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