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Dario Zumkeller POESIE SCELTE da “La calce di Ulkrum” (2016) Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa “La Poesia ha perso il Centro. Bene, e allora facciamo di questo punto di «debolezza» il nostro punto di «forza»; la Poesia è andata verso la «periferia»”

 

Dario Zumkeller LA CALCE DI ULKRUM

Dario Zumkeller in azione

Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

Riprendo un mio commento del 22 aprile perché in definitiva si parla, anche se in modo indiretto, della poesia di Dario Zumkeller, un giovane che viene dopo il diluvio della mediatizzazione del linguaggio poetico operato dalla civiltà mediatica. Apriamo questo spazio ai giovani. Vediamo dove stanno andando.

1. giorgio linguaglossa
22 aprile 2016 alle 17:38 Modifica

caro Salvatore Martino,

[sto parlando della mia poesia “Chiatta sullo Stige”] s’intende che la stesura definitiva di questa mia poesia sia quella che io le ho dato, essa è fissata così, e per sempre (un sempre umano ovviamente), ma non è affatto escluso che io la modifichi nel prossimo futuro. L’esperimento di decostruzione compositiva e di riassemblaggio che ha fatto De Robertis della mia poesia è, appunto, un esperimento che è utile per liquidare, una volta per tutte, il pensiero teologico della Santità della poesia, e quindi della sua immodificabilità. E, invece, la poesia è modificabile, scomponibile, ricomponibile come ogni altra cosa nel mondo dell’iper-moderno. Soltanto il pensiero teologico può pensare ad una poesia come ad una entità immodificabile. La Poesia ha perso il Centro. Bene, e allora facciamo di questo punto di «debolezza» il nostro punto di «forza»; la Poesia è andata verso la «periferia» delle scritture dell’io e delle scritture tele mediatiche. Bene, accettiamo la sfida per dire che è possibile fare una poesia della «perdita del Centro» per riposizionarla al Centro di un universo eccentrico.
In tal senso, anche la scrittura più destrutturata e decostruita del Novecento, Laborintus (1956) di Sanguineti, è ancora una scrittura che si poneva nel solco di un pensiero teologico, si poneva come “opera aperta” ma pur sempre come posta al «centro», magari di un «nuovo centro» di una nuova istituzione letteraria. Era, in definitiva, una destrutturazione che operava all’interno della letteratura intesa come «struttura». Noi invece pensiamo che la letteratura debba uscire fuori dalla Letteratura (anzi, che la letteratura sta già da tempo fuori della vita), che i generi artistici debbano (si trovano ad) essere dis-locati al di fuori dei loro confini; insomma, pensiamo di dare uno scossone a tutti i residui di pensiero teologico e logocentrico, e di porre la poesia stabilmente in un «luogo» che è dato dalla mancanza di un «centro» ove tutto è instabile e probabilistico, e di fare di questa mancanza di un «centro» la nostra forza. Certo, non pensiamo di aver inventato alcunché, già Eraclito, forse il pensatore più possente dell’Occidente insieme a Parmenide (ma tra di essi mi sembra ci sia una poderosa contrapposizione), aveva pensato il «frammento». Quello che l’Ombra sta vivendo è qualcosa che attiene all’essenza profonda della nostra epoca che vive di rivoluzioni (scientifiche) continue della percezione del mondo. Viviamo in un momento di grandi rivoluzioni scientifiche. Il CERN di Ginevra ha detto che entro due anni sapremo con certezza che cosa c’era prima del Big Bang. Ebbene, questa per me è una novità sconvolgente, una novità che ci coinvolge tutti. Un’altra teoria scientifica recentissima recita che non c’è mai stato un Big Bang, ma un continuo divenire degli universi da altri universi. Insomma, un riversarsi di universi in altri universi.
In fin dei conti, anche la poesia recentissima, nelle versioni più intelligenti e consapevoli, sembra rispondere a queste nuovissime cognizioni del Multiverso: un continuo riversarsi di frammenti in altri frammenti…

*

foto ipermoderno Luois Vuitton Dress them up or dress them down

ipermoderno Luois Vuitton Dress them up or dress them down

È chiaro che non possiamo pretendere da un giovane autore un universo stilistico maturo, tutto quello che possiamo intravvedere è un universo linguistico instabile  ad alto gradiente isotopico, un universo in rapida trasformazione. Ed è il parametro dei linguaggi mediatici quello che sta di fronte ai nuovi autori delle nuove generazioni. Ma i linguaggi mediatici vanno trattati, lavorati. Non è cosa semplice. Quello che si può fare è fare delle narrazioni utilizzando i linguaggi mediatici e paragiornalistici. In poesia tutto diventa più complicato per via delle categorie che vigilano sulla forma-poesia. Ma di questo i giovani autori sembrano non esserne consapevoli. Quello che resta è  una «distopia» della forma e delle relazioni linguistiche.

*

PREPARAZIONE DELLA CALCE

La viscida madre sperpera succhi gastrici vitali in abbondanza
conati di farfaro I change my mind
diluvi goffi di stopposi algoritmi.
Annegata è la remissiva amoxicillina sui saperi schiavi
per l’ingresso negli smeraldi.

Oh arpia santa Terezinha dagli occhi vitrei.
*
Fanciulli perversi sfregiano le mani
sono catapulte di rosoni di vetro
e raccolgono pezzi di terra distrofica sulla strada radioattiva.

Siete maledetti perché sono sospeso su una colonna di ghisa
dove le beccacce non cinguettano lodi
e non raggiungono il mokṣa accecati dalle risposte degli orgasmi oggettuali

lerci

come il vuoto delle vostre mani nude e sfregiate.
*
A ritmo “perso”
scendono dalle penta-scale le piccole semibiscrome di anatemi. Un viso appagato e un imbuto cieco circondano i fulmini sbarcati in fiume d’orchestra.

A ritmo “perso” x_x
nei passi del gambero
in un’ipnosi regressiva
avvinghiato in un continuo hang over
e bruciare come l’erba che espiri da un bong
e sentirti ancora perso come un fumo esausto
a caccia di vecchi oggetti, vecchi posti
vedere tuo fratello che felice mangia un’arancia
o quella margherita gialla
donata in un sole terso di terzo giugno

ed ora, cosa sono nella foresta di mangrovie
con le mani dentro ad un pozzo?

A ritmo “perso” nei secondi che corrono, x_x
e come vorrei, tra i fulmini profughi
che la clessidra si rompesse in tredici secondi e tredici frammenti di gioie.
*
Chi è bravo a nuotare in questa melma?
Qualcuno ci insegni.
Osservati dagli angeli senza volto seduti sugli spalti,
impegnati a fare il tifo goliardico per i pesci e vermi
che si avvicinano all’odore degli oggetti.

Confusione
         Anomia
                    Scuffiato

Mille flussi eiaculatio tremolanti
si sfiorano al respiro metronomico della sorte.
Escatologica minzione at-not-stop
pesci e vermi, tripennatosetta, all’assalto!
33 euro per una lezione di nuoto
(ce ne vogliono 49 ma io “lavolale poco poco, pagale poco poco”)

La riva è lontana.
Le catene sudicie ai polsi e alle ginocchia non sono in permuta con la vita.

Solo pesci
Solo vermi

 

Dario Zumkeller foto2

Dario Zumkeller

Stringo forte l’appiglio.
Stringo forte il guaito pestato,
come la torsione di una chiave a croce,
lo squarcio lento della dissolvenza in crescendo. >_<

Abbrunatevi occhi tossici disumanizzati,
scotomizzati dalle sovrastrutture.

Ascoltate il canto della candida operaia che recita inesorabile il dies irae.

Dario Zumkeller LA CALCE DI ULKRUM

Voglio il suo corpo sovrapposto sul mio
che mi dona come un vestito
che mi schiaccia il ventre
una chioccia-segretaria dalle follie di corvo
un episperma che spinge il suo habitus sulle mie ossa rotte e rinsecchite
una giada che sfrega le mie cartilagini artritiche
che gioca a cricket con i versi arresi delle foreste
diboscate dalla dissonanza cognitiva degli stronzi culi rotti.

*
Osservo le piaghe
le cicatrici
le piattole
i denti che cadono e dondolano
e mi vien da ridere. ^_^

Ma sì! Perchè dovrei piangere?

*

Lepre
divora le viscere della compagna
e copri gli sgarri con il tuo ossesso-ossesso compulsivo rigeneratore.

Lepre
asporta l’utero della compagna
offrilo in sacrificio ai piagnis-dei dei cani bimbi
che implorano la salvezza dei loro capillari essudati.

Portali nella macchia grigio-celeste del Dark Island: il profumo materno
che appaga il loro totem assetato di estetica eversiva.

E’poi tutto sarà up and down
La saliva copiosa up and down
Le mani up and down
La testa up and down
Ed infine una frana di massi sul versante a franapoggio
inghiottiti dalle caverne visibili da un fluoroscopio.

“I don’t make mess
I give my best
I never rest”

Continua lepre
rovistando nei corpi aperti
scivolando verso le pianure di gabardine mutilate
bagnate dalla saliva gocciolante dal becco di un’aquila
quelle noie macchiate dai sapori mielosi (acquacheta cà nun s’mov)
piangendo l’errore dell’ermeneutica
ciò che non fu e ciò che non sarà.

*

Con il tuo stanco occhio puoi scrutare un uomo allegro in vetrina
che sazia le file e le vendite in cortina
che guarda le tette delle commesse in arringa
che indossa i feretri ai piedi di altissimo marchio
senza pensar degli interni dolenti
e che non alza mai occhi all’insù
quando le scie gei comi lo consumano senza misùr
e le bendate dee dai cieli sporcati
a salvàr il suo cadetto inetto di un etto prepuzio
verranno do-mai oppure mai più (bontà loro).

*

pietrificanti nell’infierire di un pugnale antiquario e discontinuo,
È l’acqua dei temporali che passa sotto la finestra, gli infissi consumati,
la sedia come fermo-finestra per il vento picchiatore.
È la messa a fuoco dei poveri dipinti su tela impolverati nella stanza,
ciarpame per rigattieri,
venditori di melanomi brillanti d’oro alla luce del giorno.
L’ultimo fotogramma è acidula.
Il volto duro con un’anima da intonaco friabile e bucherellato.

ç_______ç

Usciremo da qui, lentamente,
per entrare nei cieli grezzi di Ulkrum,
afferrando il polso della buriana prestigiatrice Tennessee Tomista,
come un filo di nylon
per non dimenticarci mai tra il frastuono delle cornamuse,
su un video che mai si spegnerà,
[play] su un loop infinito.

*

IL PARADIGMA DELLA DISTOPIA

.
Perché siamo dannati nel fecaloma
dove anche i gabbiani di notte non dormono più.
Ma io non sono muto ai loro versi
per dire all’accusatore
che di noi, residui clastici, sia fatta la calce del carceriere.

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