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Intervista al poeta ceco Ladislav Fanta (1966) a cura di Antonio Parente, Topazi e giovinezza, Composizioni in cornice di Lucio Mayoor Tosi, “linguaggio di immagini concrete, materiali, senza alcuna censura, senza stilizzazione, artificialità di stile, laconicità e antilitterarità, l’impressione di piante secche, stantie tirate fuori da un vecchio erbario, Il tempo dei manifesti, delle raccolte di firme, di sfide e dichiarazioni aperte attraverso le quali i surrealisti si pronunciavano sui problemi del tempo, devono a mio parere registrare un cambiamento di prospettiva”

Foto Kikenli Incir

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Ladislav Fanta nasce a Uherské Hradiště nel 1966. Completata la scuola elettrotecnica, lavora come giornalista e operaio. Importanti per la sua formazione furono gli incontri con gli artisti Jaromír Čechura, Hynek Šnajdar, Leonidas Kryvošej e con i surrealisti Jiří Koubek, Pavel Řezníček e Milan Nápravník. A cavallo degli anni 1980 e 1990 prese parte alle attività del gruppo informale di giovani artisti e scrittori attivi nella città di Šternberk, accomunati oltre che dalle percezioni ed espressioni legate alle tendenze mondiali, anche dalla necessità di ricollegarsi agli impulsi del movimento surrealista. Questa generazione di autori nati tra il 1964 e il 1966 rifiutò di accettare in bianco la democrazia esteriore e commerciale, che iniziava allora a far sentire la sua rumorosa presenza in Cecoslovacchia. La coulisse del paesaggio di una piccola città e i banali “utensili” della vita locale, così come gli originali personaggi che la popolano, saranno per lui fonte di ispirazione anche in seguito, in testi che inventariano il passare irreversibile del tempo. Insieme allo scrittore e poeta surrealista Pavel Řezníček prese parte alla pubblicazione degli almanacchi inediti del più antico samizdat ceco, Doutník (Sigaro), presentando una stretta cerchia di autori (K. Šebek, E. Válková ed altri). Sempre con Pavel Řezníček, è anche autore di una raccolta di prosa grottesca, Miss Mléko a jiné burlesky (Miss Latte e altri burlesque), scritta utilizzando il metodo della corrispondenza.
Il suo interesse per la storia moderna e più recente, unito a quello per la psiche umana, lo capitalizza in una vasta ricerca teorica, che si tradurrà in una serie di analisi storico-sociali, in pubblicazione. È anche coautore, insieme a Jiří Koubek, del libro intervista Ne Deník: k 70. výročí založení Skupiny surrealistů v ČSR (Non Diario: per il 70° anniversario del Gruppo surrealista cecoslovacco), sulla crisi del surrealismo e sulle sue prospettive dopo il 1989. È anche curatore delle opere inedite di Milan Nápravník, raccolte, per il momento, in un primo volume intitolato Prokletá slast a jiné eseje (Piacere maledetto e altri saggi, 2019)
(Estratto del servizio pubblicato su Poesia, n. 314, 2016.)

Lucio Mayoor Tosi frammenti blu e celeste 2021

Ladislav Fanta

Topazi e giovinezza

La rada luce del sole penetra tra i cespugli
in centro: una scatoletta arrugginita ai piedi di mura fatiscenti
l’entrata dei campi da tennis
il vuoto glabro delle piste di rosticcio
raffiche di vento che sollevano tra l’erba pezzetti di carta bruciacchiata

né profeti
né forme verbali future
ma velocisti neri leggermente clini in avanti
in corsa per dire addio alle cose ormai inutili

correre e respirare l’odore delle stanze vuote
dove tutto rimane com’era
l’autunno solare delle ardesie piritiche
come se dipingesse queste giornate
di un incredibile calore che ricorda l’estate
movenze di palmi
inviate attraverso il vecchio sacchetto di plastica sfondato
da qualche parte in lontananza
nel grembo degli automatismi psicomotori
piantato nel tessuto spugnoso di via Cejl
come un proiettile caldo di Abu-Jamal

mentre uno parla e l’altro ascolta
è ancora una ferita viva e senza cicatrici
attorcigliare i bozzoli della corteccia grigiastra
e infilarli in tasca
le gabbie d’ascensore che salgono ad altezze vertiginose
sopra una strada che si ricopre appena di uno strato opaco di ossidi
non importa dove vai
il sole scalda l’aria fresca del mattino
ombre nel legno dei banconi dei bar negli specchi grigio-verdi delle pozzanghere e della cenere
il luccichio occasionale di una scatoletta di grasso artificiale ricoperta di secrezioni sempre più dure
riflette il cielo sconosciuto e desolato dei giorni futuri

ricordo le cerimonie del tè di Vlado Dančiak
chanoyu con sacchetti di LIPTON tirati sopra la superficie marroncina nell’esatto secondo
tutte quelle odi di ore e ore sulla bravura del reporter Martin Gregor Papucsek
registrate su un vecchio Walkman tenuto insieme dalla garza
che avvicini al mio orecchio
Pan Ram dove il cespuglio del tè cresce dalle ossa dei lavoratori
ricordo il “Dančiak Tea Comp.”
una scatolina nera che celebra la gloria del leggendario Beg ungherese Candragupta Vikramaditya
nella sua memoria a transistor grandi aree di pelle cupamente bluastra sospese
sigarette torte e la ricerca ostinata di infiammare accendino
il gigante di due metri di Žilina con i denti del colore degli infusi di tè forte in vasi di porcellana
̶ dal giallo pallido al nero

l’aria pura il ferro incontaminato della parola
dove la ruggine come macchie di caffè fa cadere scintille dai buchi
intorno agli edifici di torri di rocce tetti e buchi
quando la pioggia lontana copre gli aghi diradati e arrugginiti
la barba di cannella di madre natura
con l’aroma del caffè mattutino servito dalle cavità degli alberi
nel letto asciutto del fiume il sussurro insistente delle foglie
i fruscii variamente sparsi
ottoni ciondolanti indirettamente
per la superficie disabitata della terra

People loved John Coltrane
l’universo cosmico…
piega il vento freddo e costante
sa che sto arrivando e sempre una tale
nostalgia colossale
erbe d’Africa dove stelo dopo stelo scivola dolcemente nell’altro
ancora una volta il fruscio setoso dei pennelli
spezia l’umore quando la stagione delle piogge si allunga
la griglia nera arrugginita del giardino come quelle usate dai druidi per i loro garden-party
torreggia abbandonata nel mezzo di un container con il suo coperchio a tapparella
e con l’untuosità migrante del grasso e del carbone di legna
ora qualcuno spegne rapido nel posacenere la sigaretta fumata a metà e rimuove i rami sporgenti
tra i tagli della draga con un’enorme quantità di humus dove ogni tanto spigola il vento
un barbone
è già quasi impossibile sentire il polso
siamo di fretta per incontrare qualcuno
ma ciò che può essere dato deve essere dato
l’oceano tetro della natura lo sbatacchia ancora un paio di volte
ma poi è già intento a raggiungere la sua destinazione

lo stormo di storni e il raduno di migliaia di rondini alle pompe
di calore di scarto industriale
il solfito tiepido ti spiana le rughe
Pharoah Sanders
che muggisce come una mucca macellata al mattatoio.
le pantere nere di Bratislava.
L’Atomic Peace dura ancora
E la Atomic war nelle strade quando le percorri legame di particelle di un gioco d’azzardo
Pharoah
il sesso impollinato a mano come un’orchidea
Pharoah Pharoah
il gel rinfrescante del nevischio autunnale
inviti educati su cartelli di latta che chiedono di non entrare
a chi non ha bisogno di niente

il padiglione Anthropos di Pisáry è invaso dalla flora terziaria
il vento nella piscina abbandonata da tempo fa turbinare le carte e le foglie cadute
le lampade di sale dell’Himalaya
si sciolgono trasformandosi in pozze
d’un tratto sta arrivando e tu sei ancora qui
alla deriva con i volantini della pubblicità
con l’autunno indorato e abbagliante come una porta metallica spaccata in due
la luce che cade di lato trasforma gli ultimi resti della trappola a colla per le mosche
in un barlume che continua a diffondersi
e le increspature della luce nel segnale ottico
del bocchino mellifero
di John C.
un tavolino da campeggio e su di esso l’edam affettato sul foglio di giornale aperto
in una fattoria per disintossicarsi
il sole riscalda l’aria fresca del mattino
il pianeta con la sua regolazione equitermica
un fiume pieno di pellicce di volpe bianca
l’odore di una sigaretta il cui fumo un attimo prima di salpare via per sempre
sta per inviare un cablogramma

Solo di rado si spade il lontano fragore dei ramponi
penetra il sottile muro di carta da parati
la malinconia ciò che ne rimane: le macchie di sostanze tossiche
i mercoledì di swing a Židenice
il gravare indescrivibile del Great Glacier
i pezzi di ferro le funi sollevate e le gru mobili
il pianeta – quella vecchia scatoletta di sardine rivestita di miti
l’odore salato del mare che si trascina dietro una moto in corsa
funi e gru
una motocicletta che raggiunge il persistente odore salato del mare

(Brno, 2000 cca)

Lucio Mayoor Tosi frammento variegato 2021

Lucio Mayoor Tosi, Composition 2021

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Ladislav Fanta

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