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Una pistola con l’impugnatura di madreperla, Poesie inedite  di Marie Laure Colasson, Lucio Mayoor Tosi, Mauro Pierno, Carlo Livia

Gif Hitchcock Sparo

[La gif è tratta da un fotogramma di un film di Hitchcock. Una mano impugna una pistola. Una porta si sta chiudendo, una figura esce di scena, il revolver è puntato verso la porta che si chiude. Un interno riguarda sempre una scena di delitto, perché nella società borghese c’è sempre un delitto da nascondere e un delitto da allestire come in una scenografia di palcoscenico. Anche in una poesia che non voglia essere oleografica e decorativa c’è sempre un delitto manifesto o latente che bussa alle porte dell’inconscio per venire alla luce… Lo sguardo poliziesco tipico della nostra forma di civiltà è lo sguardo distratto fatto con la coda dell’occhio… Il segreto viene svelato ogni volta dalla mano che fa un gesto, dalla coda dell’occhio che legge una immagine, un testo. Se non ci fosse un segreto da svelare non ci sarebbe uno sguardo. «Quella che un tempo chiamavano vita, si è ridotta alla sfera del privato […] Lo sguardo aperto sulla vita è trapassato nell’ideologia, che nasconde il fatto che non c’è più vita alcuna…». (Adorno, Dialettica dell’Illuminismo)».

 

Geisha giapponese

Marie Laure Colasson 

29.

Un crayon vagabond renie la taxonomie
Eredia grimpe dans la publicité

Un papillon aux par-chocs chromés
avale une robe à fleurs

Au sourire démoniaque un crocodile
engloutit l’amiante rouillée

Sur ses bras son dos des taches de rousseur
dansent le hula-hop

Marie Laure cache dans son birkin
une robe à taches de rousseur un hula-hop chromé
Un pistolet au pommeau de nacre
la blanche geisha y ajoute
Un papillon un crocodile des lambeaux publicitaires

Toutes deux s’enfuient avec le crayon vagabond
Refusant d’écrire la suite

Eredia muette se proméne avec Kôbô Abé

*

Un lapis vagabondo rinnega la tassonomia
Eredia si arrampica nella pubblicità

Una farfalla dai paraurti cromati
deglutisce una veste a fiori

Un coccodrillo dal sorriso demoniaco
inghiotte l’amianto rugginoso

Sulle sue braccia sul suo dorso macchie di lentiggini
ballano con l’hula-hop

Marie Laure nasconde nella sua birkin
una veste a macchie di lentiggini un hula-hop cromato
Una pistola con l’impugnatura di madreperla
la bianca geisha vi aggiunge
Una farfalla un coccodrillo dei lacerti pubblicitari

Entrambe se la filano con il lapis vagabondo
Rifiutando di scrivere il seguito

Eredia taciturna passeggia con Kobo Abe

23.

Un oeil de verre se regarde au miroir
Sophie poignarde l’éternité

Cesar Franck s’empare des silences
Un chat vert émeraude enfile ses chaussons

Eredia traverse le labyrinthe
Dix huit microgrammes transitent

La contesse Bellocchio abhore l’obscur
Des oiseaux – syllabes refusent de parler

Laure enferme à clef Magritte dans son sac crocodile
Alfred Jarry remercie qui sonne à sa porte

Évitant ainsi de tirer la chasse d’eau des WC

Un violon me scie les vertèbres
Gluck danse dans le miroir des ombres heureuses

“Vieux sequins et vieilles cuirasses”
Satie s’amuse

*

Un occhio di vetro si guarda allo specchio
Sophie pugnala l’eternità

Cesar Franck s’impadronisce dei silenzi
Un gatto verde smeraldo infila le pantofole

Eredia attraversa il labirinto
Diciotto microgrammi transitano

La contessa Bellocchio aborre l’oscurità
Degli uccelli-sillabe rifiutano di parlare

Laura chiude a chiave Magritte nella sua borsa coccodrillo
Alfred Jarry ringrazia chi suona alla porta

Evitando così di tirare lo sciacquone del WC

Un violino mi sega le vertebre
Gluck balla nello specchio delle ombre felici

“Vieux sequins et vieilles cuirasses”
Satie si rallegra

[Marie Laure (Milaure) Colasson  nasce a Parigi nel 1959 e vive a Roma. Pittrice, ha esposto in molte gallerie italiane e francesi, sue opere si trovano nei musei di Giappone, Parigi e Argentina, insegna danza classica e pratica la coreografia di spettacoli di danza contemporanea]

Gif pistola Hitchcock

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Foto New York traffic

Intervista a Salman Rushdie sul nuovo romanzo La caduta dei Golden

Autore: Annamaria Trevale Mar, 05/12/2017 – 12:30 http://www.sulromanzo.it/blog/intervista-a-salman-rushdie-alla-scoperta-de-la-caduta-dei-golden

Salman Rushdie è stato intervistato sul suo ultimo romanzo, La caduta dei Golden (di cui potete trovare qui la recensione), durante un incontro con i blogger organizzato in occasione di un suo passaggio da Milano. Si è parlato del libro, ma anche della situazione attuale dell’America,  e poi di New York e di cinema, due sue grandi passioni.

La città di New York ha un grande ruolo da protagonista nel romanzo, ed è vista in tutte le sue sfaccettature, dalle più luminose alle più oscure. Qual è dunque il suo rapporto con la città?

È vero che è un libro sulla città, perché mi vedo sempre come uno scrittore cittadino e tre sono state le città importanti nella mia vita: Bombay, Londra e New York. Ero andato a New York molto prima di viverci, nel lontano 1972, quando avevo 25 anni e la città era molto diversa da adesso: sporca, povera, pericolosa, ma anche più economica di oggi, così che calamitava un sacco di giovani creativi che arrivavano da tutto il mondo. Io, che ero giovane ed entusiasta di incontrare tutti questi artisti, registi e scrittori, ho avuto voglia di andare a viverci e di diventarne parte integrante. Però, come spesso succede, quando mi ci sono finalmente trasferito, a distanza di tempo, non c’era più nulla di quello che avevo conosciuto in precedenza.

Questo, tra l’altro, non è il primo libro in cui parlo di New York, ma è il primo dove la descrivo con un senso d’intimità molto profondo.

salman 13

In un’intervista le veniva fatto notare che questo libro è un pochino meno favola rispetto agli altri, e lei parlava della necessità di combattere le fake news. Può chiarire il concetto?

In effetti quando ho scritto il libro precedente, circa due anni e mezzo fa, la mia scrittura era molto più fantastica. Avevo descritto la città proprio come se si trattasse di una favola, ma poi mi sono detto che dovevo abbandonare questo stile di scrittura e spingermi in altri territori, per cui ho abbracciato un modo di scrivere del tutto diverso.

Allo stesso tempo, però, è stato il mondo a diventare surreale. Tre settimane fa ero a New York, a cena con Ian McEwan, e ce lo siamo proprio detto, ridendo di questo: se avessimo scritto anni fa una storia come quella dei Golden, che avesse come ambientazione New York, le nostre case editrici ci avrebbero chiesto qualcosa di più credibile, ma ora la realtà è questa. Riguardo alle fake news, oggi ci chiediamo cosa fare per risolvere il mondo di bugie che ci circonda, questo è un problema molto importante che coinvolge e riguarda tutta la società.

Nei romanzi ci deve essere un accordo tra scrittore e lettore su come concepire la verità. Se tu, lettore, leggi qualcosa che ti piace e che senti come vera, ammetti che quel mondo sia reale. Adesso sembra che tocchi alla fiction riportare un senso di verità tra i lettori ed è per questo che spingerei la gente a leggere i romanzi.

Non è frustrante raccontare una realtà di cui non abbiamo tutti i lati, per cui si deve ricorrere alla fiction per ricostruire un mondo ipotetico? Continua a leggere

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