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TORNARE ALLA CORTE DI CESARE? TRE POESIE INEDITE – RISPOSTA DI GIULIO DECIMO A GERMANICO di Francesco Tarantino

legionario sul set

legionario sul set

statua di giulio-cesare

statua di giulio-cesare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Francesco Tarantino

Ancora a Germanico
da Giulio Decimo che non si rassegna

Non vidi corvi alzarsi in volo,
tanto meno aquile cadere,
e i leoni restan sugli spalti
confusi tra la folla e i gladiatori
con la massa di plebei che attende
il responso del divino e la morte.
¿Che cosa speri, Germanico,
che si scateni l’inferno al tuo segnale?
Son finiti i tempi degli incantatori
e Cesare stavolta ti ha tradito:
è vero, ti teme ma non sa
che dietro a ogni maschera
ci sta un avvinazzato
che non ascolta più il comando
del suo imperatore.
Rinfodera la spada, Germanico,
e corri via, lontano
dalla corte e dai serpenti,
dai cornuti incesarati
e dalle mogli compiacenti.

Quando s’alzarono in volo i sette corvi
e io vidi lo strascico dei martiri:
i crocefissi con le gambe spezzate,
e un pianto di madri a brevi singhiozzi
inciampare tra i denti e la gola arsa
e l’umana pietà tradursi in risate
verso un Dio che non ama i profeti,
ebbi un sussulto e un conato di vomito!

¿Odi, Germanico, i venti contrari
e le torme di barbari ai confini?
Non andare in nome del tuo Cesare
deponi le lance ai loro piedi
e con scudi e spade fanne pure un falò:
starò ad aspettarti finché ritorni
e ti terrò con me finché lo vorrai.

Roma statua
A Selene per intercessione

 

Mia, tu unica e dolce riva,
ti scrivo in un giorno che è già domani
da un posto lontano dal mare
dove non sono accampati soldati
né cortigiane a tendere tranelli.
Non è facile incamminarsi
in un vortice di amarezza
tra le delusioni di gente andata
ormai impercettibile: estranea!
Quasi a vergognarsi girano muti
e arrancano sugli scalini
patibolari e insanguinati
che trasudano morte,
singhiozzi, lacrime e maledizioni:
l’eco d’accuse senza assoluzioni
con il beneplacito delle folle
genuflessanti al Cesare divino.
Tu, che di riconoscenza sei piena,
ascolta Giulio Decimo, l’amico:
ferma Germanico prima del tardi!
Anch’egli tuo amico e liberatore;
la follia lo sta invadendo,
quel suo sogno di abbattere Cesare
– la sua unica ragione di vita –
lo conquisterà e diverrà un despota
al pari di chi pensa essere il migliore.
Tu, schiava un tempo, oggi libera,
intercedi presso il mio comandante
e strappagli dal cuore questa voglia
di andare a morire e con lui: ¿quanti altri?
Tu che puoi acceca la sua distruzione
e non aver timore: ti ascolterà!
Perché sente le vibrazioni
delle tue pene e delle tue memorie,
il sangue caldo che ti scorre dentro
e che ti fa libera.
Intercedi per un amico
presso un amico: preservalo
dalla morte e dalla malinconia.
Ti resterò devoto come sempre
e t’innamorerò d’un altro sogno. Continua a leggere

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