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Đorđe D. Sibinović (1964), Dieci Poesie, testo serbo a fronte, da La penna di William Shakespeare, a cura di Elizabet Vasiljević, Il poeta serbo scopre che la  condizione umana è attigua a quella della simulazione, il discorso dell’io è una sorta di oscena ripetizione della simulazione: non sappiamo più quando recitiamo o siamo. Più che una poesia dell’esistenza, siamo in presenza di una poesia che sopravvive al cadavere dell’esistenza, alla dissoluzione dell’esistenza

3. Đorđe Sibinović

Đorđe D. Sibinović, scrittore, poeta e sceneggiatore serbo, è nato nel 1964 a Šabac. Dottore in giurisprudenza, vive e lavora a Belgrado. Ha pubblicato 11 libri di poesie: Presto (1994), Plodovi (1998), Nešto poverljivo (2004), Naselje belih kuća (2012), Rečnik poezije (2013), Hiljadu karaktera (2013), Pesme ljubavi pune (2014), Antologija uporednih snova (2015), Olovka Wilijama Šekspira (2018), Vidiš me kako usisavam (2019), Svojim rečima (2020). Ha avuto importantii riconoscimenti. Oltre alla poesia, ha pubblicato anche 7 libri di saggi e 4 romanzi. Il suo ultimo romanzo Plač mačke božije (2021) – Il pianto del gatto di Dio – ha attirato un’attenzione particolare sulla scena letteraria serba.

Le sue opere sono state tradotte in russo, inglese, italiano, tedesco, slovacco e macedone e arabo. Đorđe D. Sibinović non è quindi sconosciuto al pubblico letterario italiano. Il suo romanzo Genitori (Roditelji) e la raccolta di poesie La penna di William Shakespeare  sono stati tradotti in italiano e pubblicati da SECOP edizioni.

*

Ermeneutica

È una poetica del «vuoto», una poesia del «vuoto», il «vuoto» è un potentissimo detonatore che l’innesco dei «soliloqui» fa esplodere. L’atto soliloquiale del poeta serbo assume l’aspetto di un discorso che si svolge nel foro interiore, ma il poeta scopre che l’interiore dell’io coincide con la superficie dell’io, che non c’è nulla di autentico nell’io; si ha l’impressione che il poeta serbo metta in atto una diabolica macchinazione della simulazione, ci induce al sospetto quel suo tergiversare tra le pareti della interiorità come irrigidita, muta, ostile alla sua duplicazione in parole. Il poeta serbo scopre che la  condizione umana è attigua a quella della simulazione, il discorso dell’io è una sorta di oscena ripetizione della simulazione: non sappiamo più quando recitiamo o siamo. Più che una poesia dell’esistenza, siamo in presenza di una poesia che sopravvive al cadavere dell’esistenza, alla dissoluzione dell’esistenza. In tal senso la poesia di Đorđe D. Sibinović è una tipica poesia del postumanesimo. Nell’epoca del tramonto dell’umano la poesia si ricava uno spiraglio, un pertugio nel quale sopravvivere come una muffa o un echinoderma.

(Giorgio Linguaglossa)

da La penna William Shakespeare

scrivere poesia
a penna stilografica con inchiostro
blu regale
sulla carta senza legno…
rullare la polvere del talento
che scorre
attraverso il pennino d’oro
della storia dell’arrivo delle oche
alle corti
e non dire niente…
versare l’orma
dell’inchiostro
nella lettera dei due pazzi
che credevano che
il sangue diventasse l’inchiostro
e che con il sangue solamente
si potesse
scrivere…

OLOVKA VILIJAM ŠEKSPIR

pisati pesme
penkalom mastilom
kraljevski plavim
po hartiji bez drveta…
valjati prah talenta
što prostruji
zlatnim perom
istorije ulaska guske
na dvorove
i ne reći ništa…
prosuti trag
mastila
u slovu dva ludaka
koji su verovali da
krv postaje mastilo
a da se samo krvlju
može
pisati…

*

La terapia

sei chilometri
di cammino veloce
attende il malato di cuore
ogni giorno.
il mio caso è
specifico.
all’inizio sono pronto
al peggio
poi
mi soffermo aspettando
un colpo improvviso…
finché l’accelerazione
non porta la gioia
della nuova nascita
senza malattia.
a casa giungo
sudato
e deluso
per quanto tutto
dura
poco…

TERAPIJA

šest kilometara
brzog hoda
čeka srčanog bolesnika
svakog dana.
moj slučaj je
osobit.
prvo pomišljam
na najgore
zatim
zastajkujem očekujući
iznenadni udar…
da bi ubrzanje
donelo radost
novog rađanja
bez bolesti.
domu stižem
znojav
i razočaran
koliko sve
kratko
traje…

*

LA PENNA WILLIAM SHAKESPEARE

La farmacia

ho notato
che qualcuno
entra in casa mia
alla chetichella
e prende mie medicine.
non sono avaro
la mania di persecuzione
non mi ossessiona
ma non capisco
perchè si beve
tanta quantità
appena apro
una scatola
e quella non c’è più.
ho intrapreso un’inchiesta
meticolosa
spostato lo zerbino
interrogato la farmacista
segnato la data e
aspetato il fantasma.
ci potreste credere
le ho preso
io… Continua a leggere

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