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Marco Onofrio AUTOANTOLOGIA – DIECI POESIE CON INEDITI – E uno scritto critico di Giorgio Linguaglossa

marco onofrio è giorno 01 SENZA CUORE COPmarco onofrio emporiumNato nel 1971 a Roma, dove si è laureato in Lettere moderne, Marco Onofrio è autore di poesia, narrativa, saggistica e critica letteraria. Per la poesia ha pubblicato 9 dei 21 volumi complessivi, tra cui Autologia (2005), D’istruzioni (2006), Emporium. Poemetto di civile indignazione (2008), La presenza di Giano (con Raffaello Utzeri, 2010), Disfunzioni (2011), Ora è altrove (2013). Ha pubblicato poesie in numerosi volumi antologici. Ha conseguito premi e riscontri critici a livello nazionale e internazionale, tra cui il “Montale”, il “Carver”, il “Pannunzio”, il “Farina”, il “Città di Torino”, il “Città di Sassari”. Web Site: http://www.marco-onofrio.it

«La poesia di Marco Onofrio si pone in una posizione, ad un tempo, trasversale e centrale, si ritaglia una sua «linea centrale» del Novecento, quella che fa capo a Saba-Sbarbaro-il crepuscolarismo, riletti e assimilati attraverso la riproposizione della poesia-ragionamento di Leopardi, e di lì parte per una poesia lirica dopo l’età della lirica. Una posizione insieme provocatoria e singolare. Taglia via dal suo albero gentilizio lo sperimentalismo novecentesco, l’orfismo, il post-sperimentalismo, il post-ermetismo, per riprendere dal punto in cui la poesia italiana del secondo Novecento si era incagliata e aveva preso le distanze: dalla crisi della lirica degli anni Ottanta-Novanta; e prosegue con la rifondazione della lirica di Antebe. Romanzo d’amore in versi ed È giorno (entrambe le opere del 2007), e con il «poemetto di civile indignazione» Emporium, di cui si citano i seguenti versi:

 Eccolo, il coso, il tipo: dico
il tomo, il bullo, il bellimbusto –
il feco, il ciaffo, il barbagallo
il fiero cazzabubbolo imperiale
il rude guardaspalle del potere,
a regolar la fila,
a scudisciar di voce gli obiettori,
i guastatori, i cani sciolti, i dissidenti.
Emette il suo grugnito, il gran cinghiale.
Senti? Il suo acuto stridere di sale
il ruminar di croste sotto i denti?

Marco Onofrio

Marco Onofrio

 marco onofrio disfunzioniOnofrio riparte proprio dal punto in cui la poesia italiana aveva deviato per un’altra direzione di sviluppo. Il poeta romano, con questo scarto verso un quotidiano teatralizzato, conclude la «linea centrale» che, dagli anni Cinquanta, ha cessato di funzionare come il «regolatore» delle tensioni stilistiche che attraverseranno le linee di sviluppo della poesia italiana sempre più stretta nella forbice tra la «poesia degli oggetti» e lo sperimentalismo
incipiente. Se consideriamo che gli sviluppi dei decenni successivi vedranno il consolidamento del duopolio dello sperimentalismo e della Linea lombarda, avremo ben chiara in mente la valenza strategica della prosecuzione della «linea centrale» del primo Novecento quale insostituibile elemento di equilibrio dialettico e di movimento dialogico nei confronti della colonna centrale della poesia italiana del secondo Novecento».*

*Giorgio Linguaglossa Dalla lirica al discorso poetico. Storia della poesia italiana (1945-2010), Roma, EdiLet, 2011 pp. 380 € 16

Saturno visto dalla sonda Cassini

Saturno visto dalla sonda Cassini

 

 

Un grande addio

La vita è l’arte dell’addio:
è lunga l’arte dell’addio
per imparare ad accettarlo
che la vita è tutto un addio
interminatamente
inesorabilmente
istante dopo istante
un grande addio.

 

 

Circe e Fenice

Eternamente muore dalla
propria infinita origine;
eternamente nasce dalla
propria infinita fine:
perché la vita è morte, ma
la morte soprattutto è vita
perché sola fa vivere la vita.
Per questo ora è altrove
sempre avanti, diversa, e una,
come acqua sorgiva che sgorga
Circe dal suo stare sulla polla
sospesa galleggiando la Fenice
nella trasformazione.

Saturno ripreso dalla sonda Cassini

Saturno ripreso dalla sonda Cassini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Parola

L’universo è una parola:
l’unica vera,
l’unica non nostra.
Una parola che significa di sé
senza referente.
Una parola assoluta
dai sensi e dai suoni infiniti.
Una parola incisa nel silenzio
come una ferita.
Ora: il grande silenzio
dell’universo
è il silenzio che precede
questa parola
se si deve ancora dire
o dire ancora …
o quello che segue la parola
che nell’universo già si disse …
o è il silenzio la parola
che l’universo è e dice
e la parola che noi stessi
gli dobbiamo e ci dobbiamo
rispondere?
E ancora: l’unica parola
che si dice da sé, nell’essere,
oppure, come tutte le parole,
ha bisogno di qualcuno
che la dica?
Chi è che pronunciò
la parola dell’universo?
Chi deve dirla
o continuare a dirla?

Saturno visto dalla sonda Cassini

Saturno visto dalla sonda Cassini

 

 

 

 

 

 

 

 

Incanto

E mi risponde l’aria, il soffio arcano
di un respiro che pensa
il suo pensiero, è
lievito animante.
La vedo: prova dell’invisibile,
scorre tra le foglie luccicanti
che palpitano
vibrano leggere
cose vive dentro un mondo vivo.

E m’incanto
dinanzi a una bellezza
così grande da comprendere
così tremenda da sostenere.

Arrivo sulla spiaggia di un oceano
che non ha confine
e mi perdo, trovo nel mistero
la pienezza di un giorno
senza fine.

Saturno visto dalla sonda Cassini

Saturno visto dalla sonda Cassini

 

 

 

 

 

L’invisibile

Ah, se del vuoto potessi parlare!
Dell’invisibile che il cielo nasconde
sottopelle nei suoi travestimenti,
di ciò che accade dove noi non siamo,
di ciò che non esiste o non c’è più:
restituire, dopo tanto, amate
persone e oggetti che non ritroviamo
come i relitti il mare dopo anni:
riportare le immagini del tempo
della vita che abbiamo attraversato
delle cose inghiottite nell’abisso
divorandole, facendole sparire
e anche adesso, e adesso, e adesso
istante dopo istante, più che il mare… Continua a leggere

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