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Le procedure della de-figurazione e della de-localizzazione in opera nel linguaggio poetico, Poesie inedite in italiano di Petr Hruška, traduzioni di Antonio Parente, Ermeneutica di Giorgio Linguaglossa, Dopo Franco Fortini, Mario Lunetta e Maria Rosaria Madonna, gli ultimi poeti pensanti del novecento, la poesia italiana è rimasta orfana di un poeta critico in grado di ri-orientare le categorie del pensiero poietico. Quello che oggi occorre fare con urgenza è riparametrare e ri-concettualizzare le forme del pensiero poetico, anche perché dopo Fortini e Lunetta la resa dei conti stilistica del «poetico» è rimasta in sospeso

Pulsar rosso 2022Marie Laure Colasson, Pulsar rosso, acrilico 30×40 cm, 2022

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«Il trucco è l’arte di mostrarsi dietro una maschera senza portarne una»

(Charles Baudelaire)

Nel suo Éloge du maquillage (1863), Baudelaire accenna alla necessità di utilizzare i mezzi della trasfigurazione per ricercare una bellezza che possa diventare mero artificio, fiction di un homo artifex, ultima emanazione dell’ homo Super Sapiens.

La «de-figurazione» è la procedura poetica di preferenza adottata da Petr Hruška, infatti il poeta di Praga pensa lo «spazio poetico» come uno spazio dis-locato, dove gli oggetti umani e le parole che non gli corrispondono più sono, come dire, spostati, lateralizzati:

La prima neve ha accentuato ogni cosa.
La libertà dei cespugli.
I metri quadri dei monolocali.
La tenuità dei bambini
delle famiglie separate.

*

le posizioni sconosciute degli interruttori
alcuni giorni di speranza
di cose spostate

*

In cucina il ricordo del sugo al pomodoro
come
ultimo
immane
atto criminale.

Oggi applicare ai testi la de-figurazione, la dis-locazione e la trasfigurazione è un obbligo giuridico per un poeta in quanto gli spazi interamente de-politicizzati delle società moderne ad economia glocale interamente dipendenti dai pubblicitari e dai logotecnici implica necessariamente una caratterizzazione eccentrica della testualità e del disallineamento frastico.

È il linguaggio pubblicitario e mediatico che impone al linguaggio poetico le sue regole di condotta, non più il contrario, come avveniva negli anni sessanta; si tratta di una modificazione del linguaggio che è avvenuta nelle profondità. Oggi la politica estetica la fa la pubblicità. Così come la politica la fa la comunicazione. Il discorso poetico che voglia tornare a fare della politica estera non può fare a meno di ri-appropriarsi delle procedure già adottate in amplissima  misura dal linguaggio pubblicitario e mediatico.

La de-figurazione  è una procedura retorica che consente di prescrivere una «figura» linguistica mediante una de-localizzazione frastica sistematica, mediante la introduzione nel testo proposizioni liberamente dis-locate, spostate, lateralizzate, liberate dalla cogenza referendaria del referente. Ciò vuol dire che si registra uno scarto del pensiero dal pensiero alla parola e dalla parola al referente che corrisponde ad una parola che non corrisponde più al pensiero pensato e né al pensiero non ancora pensato; tra il pensiero e la sua traduzione in parole si stabilisce uno spazio vuoto di significazione, ed è in questo spazio vuoto che opera il linguaggio poetico: nello spazio della de-figurazione iconica e della delocalizzazione frastica entro i quali sono inscritte ed operano forze linguistiche e extra linguistiche disgiuntive, contrastive e divisive, come appare chiaro da queste poesie di Petr Hruška dove l’espressione che mira al referente viene ad essere esautorata e sostituita da mini enunciati referendari, cioè in libera uscita espressiva. Così il referendum libertario ha sostituito la solidità del referente.

La globalizzazione, come sappiamo, è un processo ancipite, e quindi anche glocale, in esa agiscono vettori contrastanti ma divergenti: non vi è solo sconfinamento e apertura dei linguaggi al globo (in questo processo macro storico operano anche dinamiche di collocazione e glocalizzazione) ma ci si muove nel quadro di lateralizzazioni e di smottamenti linguistici, uno spazio impensabile fino a qualche tempo fa, ma è in questo spazio che si muovono le forze linguistiche che operano all’interno dei linguaggi: le linee di convergenza e di divergenza tra le varie tradizioni letterarie diventano complessificazioni di una realtà già in sé complessa. In questa accezione una «poesia europea» che fa della complessificazione e del dis-allineamento dei linguaggi il proprio motore di ricerca è già in atto nei più sensibili e ricettivi poeti europei. Oggi una poesia europea che non  abbia una qualche cognizione di questa problematica macro storica dei linguaggi è destinata a fare operazioni derivative ed epigoniche.  Pensare ancora con le categorie della poesia epigonica: «poesia lirica» e «post-lirica», sperimentalismo e orfismo, linee regionali e linee circondariali sono, permettetemi di dirlo, blablaismi, vagologismi, virtuosismi. La globalizzazione e la glocalizzazione in quanto processi macro storici non possono non attecchire anche alla forma-poesia, modificandola in profondità al suo interno.

È quindi impellente pensare la ri-concettualizzazione del paradigma del politico e del poetico. È viva l’esigenza di fuoriuscire da quelle formule dicotomiche che hanno caratterizzato la poesia del novecento secondo lo schema classico: avanguardia-retroguardia, poesia lirica poesia post-lirica; siamo andati oltre, occorre ri-concettualizzare e ri-fondamentalizzare il campo di forze denominato «poesia» come un «campo aperto» dove si confrontano e si combattono linee di forza fino a ieri sconosciute, linee di forza linguistiche ed extra linguistiche che richiedono la adozione di un «Nuovo Paradigma» che metta definitivamente nel cassetto dei numismatici la forma-poesia dell’io panopticon della poesia lirica e anti-lirica, avanguardia-retroguardia; da Montale a Fortini è tutto un arco di pensiero poetico che occorre dismettere per ri-fondare una nuova Ragione del poetico. Dopo Franco Fortini, Mario Lunetta e Maria Rosaria Madonna, gli ultimi poeti pensanti del novecento, la poesia italiana è rimasta orfana di un poeta critico in grado di ri-orientare le categorie del pensiero poietico. Quello che oggi occorre fare con urgenza è riparametrare e ri-concettualizzare le forme del pensiero poetico, anche perché dopo Fortini e Lunetta la resa dei conti stilistica del «poetico» è rimasta in sospeso e attende ancora una soluzione.

(Giorgio Linguaglossa)

Petr-HruskaCenni biografici

 Poeta e storico della letteratura, Petr Hruška appartiene a quella generazione di scrittori il cui debutto letterario si colloca nel fermento culturale ceco degli anni Novanta. Nato nel 1964 a Ostrava, ha dovuto scontrarsi con i limiti imposti da una società illiberale già nella scelta dell’indirizzo dei propri studi, cosa che lo ha portato inizialmente a laurearsi in ingegneria. Soltanto dopo la Rivoluzione di Velluto e la caduta del regime nel 1989 ha potuto dedicarsi agli studi letterari (lettere ceche e teoria della letteratura) e intraprendere la carriera accademica specializzandosi in poesia ceca contemporanea. Tuttora lavora al Dipartimento di Letteratura Ceca dell’Accademia delle Scienze. Debutta come poeta nel 1995 con la raccolta Obývací nepokoje (“Soggiorni inquieti ”, Sfinga 1995), accolta con grande favore dalla critica, alla quale seguono Měsíce (“Mesi ”, Host 1998) e Vždycky se ty dveře zavíraly (“La porta si chiudeva sempre ”, Host 2002); queste tre raccolte sono state pubblicate in unico volume con l’antologia Zelený svetr (“Il maglione verde” Host, 2004). Fin dall’inizio del suo percorso letterario l’autore si è distinto per la poetica vicina al quotidiano e per le ambientazioni prevalentemente domestiche, scelta che gli è valsa la definizione da parte della critica di “poeta della cucina”. La spiccata tendenza al realismo non era una novità nella poesia e in generale nell’arte ceca, ma anzi ha costituito un’istanza sempre viva e sentita fin dal periodo della seconda guerra mondiale, quando il collettivo artistico Skupina 42 (Gruppo 42) aveva affermato il bisogno in letteratura di riavvicinarsi al reale dopo gli slanci immaginifici delle avanguardie. Va sottolineato che tale poetica era fortemente malvista dal regime, poiché essendo concentrata sul quotidiano perdeva di vista i grandi ideali additati dal realismo socialista. Hruška si riallaccia dunque a questo filone letterario, pur sperimentando e intraprendendo sentieri stilistici e tematici tutti propri. La raccolta Auta vjíždějí do lodí (“Le macchine entrano nelle navi ”, Host 2007) si discosta lievemente dalla “poetica della cucina ” elaborata fino a quel momento per approdare a spazi urbani o connessi alla dimensione del viaggio, sempre però mantenendo le ormai tipiche atmosfere d’inquietudine che costituiscono l’impronta inconfondibile dell’autore. Nel 2012 esce la raccolta Darmata, che gli vale l’assegnazione del Premio Statale per la Letteratura. Con Darmata la scrittura di Hruška raggiunge una maturità espressiva notevole: la raccolta si configura come un’indagine sulle possibilità di ognuno di travalicare la propria solitudine per entrare in un’autentica prossimità con l’altro e comprende anche testi più sperimentali che testimoniano una riflessione sulle potenzialità comunicative della lingua. Nel 2017 viene pubblicata Nevlastní (“Di nessuno ”, Argo), antologia che raccoglie i testi editi e inediti il cui protagonista è un peculiare personaggio di nome Adam. Nella raccolta Nikde není řečeno (“Da nessuna parte si dice ”, Host), pubblicata nel 2019, la poetica hruškiana, pur mantenendosi fedele a se stessa, evolve ulteriormente nello stile e nei temi, manifestando un pensiero più maturo sui valori individuali e collettivi. Come già accennato, l’autore affianca alla creazione poetica l’attività di storico della letteratura, nell’ambito della quale vanno ricordate due monografie dedicate rispettivamente all’opera di Karel Šiktanc (2010), poeta surrealista praghese, e a quella di Ivan Wernisch (2019), grande poeta sperimentale e leggendario antologista mistificatore. Oltre a ciò ha curato un’antologia di versi di Ivan M. Jirous, icona dell’underground ceco, e l’opera omnia di Jan Balabán, prosatore di grande talento scomparso prematuramente, nonché amico intimo del poeta. Scrive inoltre anche articoli per le maggiori riviste, intervenendo attivamente nei dibattiti culturali del paese. Nel 2018 si è dimesso dal suo incarico di presidente di giuria del Premio Statale per la Letteratura a causa del suo disaccordo con i recenti sviluppi politici nel paese. Nel 2020 è stato pubblicato il volume V závalu (“Nella frana”, Revolver Revue) che raccoglie articoli, prose brevi e frammenti. Cinciallegra

(Elisa Bin)

Petr-Hruska Premio Valigie Rosse V edizione

petr hruska

Poesie di Petr Hruška

La prima neve ha accentuato ogni cosa.
La libertà dei cespugli.
I metri quadri dei monolocali.
La tenuità dei bambini
delle famiglie separate.
Una cinciallegra è volata nel mio timore
che se ora morissi
la mia ultima parola sarebbe
sevo.

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Sorriso a tutti denti

Le loro speranze ansiose
sorrisi gonfiabili di salvataggio
esperienze avventate
e altre mani madide

In questo stato di cose è il bimbo
cena inarrestabile
prima
di qualche altro giorno

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Domenica

Il pomeriggio accalca alla finestra.
La calura
Tennessee Williams.

In cucina il ricordo del sugo al pomodoro
come
ultimo
immane
atto criminale.

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Iana Boukova, poetessa bulgara nata a Sofia nel 1968, Poesie scelte a cura di Ewa Tagher, Prima traduzione in Italia, traduzione dall’inglese, Ermeneutica di Giorgio Linguaglossa, Le procedure della de-figurazione e della de-localizzazione in opera nel linguaggio poetico, Tra il pensiero e la sua traduzione in parole si stabilisce uno spazio vuoto di significazione, ed è in questo spazio che opera il linguaggio poetico: nello spazio della de-figurazione iconica e della delocalizzazione frastica entro i quali sono inscritte ed operano forze linguistiche e extra linguistiche disgiuntive, contrastive e divisive, come appare chiaro da queste poesie dove l’espressione che mira al referente viene ad essere sostituita da enunciati referendari, cioè in libera uscita espressiva, appunto, referendaria. Il referendum ha sostituito il referente.

Marie Laure Colasson Compostage acrilic 30x30 2022

 Marie Laure Colasson, Compostage, acrilic, 30×30 cm, 2022

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Iana Boukova è nata nel 1968 a Sofia. Ha studiato lettere classiche all’Università di Sofia. Dal 1994 vive stabilmente in Grecia. Ha pubblicato due raccolte di poesie: I palazzi di Diocleziano (1995) e La barca nell’occhio (2000), una raccolta di racconti: A As Anything (2006) e un romanzo: Viaggio verso l’ombra (2009).
Lavora come traduttrice ed editrice di testi poetici e filosofici dal greco moderno, dal greco antico e dal latino. Ha compilato e tradotto dieci raccolte e antologie di poesia greca moderna. Le prime edizioni bulgare di tutti i frammenti di Saffo e le poesie di Gaio Valerio Catullo sono state pubblicate nel 2009 nella sua traduzione.
Ha pubblicato in numerose edizioni letterarie e culturali in Bulgaria e in Grecia. Nel 2006 la casa editrice di Atene Ikaros ha pubblicato la traduzione greca del suo libro di poesie The Minimal Garden. È membro del comitato di redazione di FRMK, rivista semestrale di poesia, poetica e arti visive. Le sue poesie e racconti sono stati pubblicati in antologie e riviste in Albania, Argentina, Cile, Croazia, Francia, Gran Bretagna, Grecia, Ungheria, Messico, Serbia, Svezia e Stati Uniti.
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Boukova riesce a trasfondere la tradizione balcanica in mezzi espressivi contemporanei, a trasformare l’esperienza interiore in manifestazione estroversa, comodamente in equilibrio al confine tra moderno e postmoderno. Immagini originali nella concezione e nell’esecuzione e una forza poetica che soggioga il sentimentalismo, queste sono poesie che qualsiasi poeta contemporaneo aspirerebbe a scrivere.
Stavros Zafeiriou, (poeta)
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La poetessa bulgara Iana Boukova con il suo libro Il giardino minimale, in un’ottima traduzione in greco di Dimitris Allos, si è guadagnata facilmente un posto nella poesia greca contemporanea, trapiantando memoria in tutte le cose, onorando con affetto ciò che è ferito o cacciato, saper guardare oltre il futuro nell’avventura dell’uomo.
Dino Siotis, (poeta)
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Giorgio Linguaglossa

Le procedure della de-figurazione e della de-localizzazione in opera nel linguaggio poetico

«……..Il trucco è l’arte di mostrarsi dietro una maschera senza portarne una» (Charles Baudelaire)

«………….. è diventando assolutamente niente che si può diventare uno scrittore» (Agota Kristof)

Nel suo Éloge du maquillage (1863), Baudelaire accenna alla necessità di utilizzare i mezzi della trasfigurazione per ricercare una bellezza che possa diventare artificio, mero artificio prodotto da un homo artifex, ultima emanazione dell’ homo Super Faber, o Super Sapiens.

La «defigurazione» è la procedura poetica  adottata da Iana Boukova. Pensare lo «spazio poetico» oggi significa applicare ai testi la de-figurazione e la dis-locazione in quanto gli spazi interamente de-politicizzati delle società moderne ad economia glocale interamente dipendenti dai pubblicitari e logotecnici, sono caratterizzati dalla de-figurazione e dal disallineamento significazionale.

È il linguaggio pubblicitario che impone al linguaggio poetico le sue regole, si tratta di una modificazione del linguaggio che è avvenuta nelle profondità. Oggi la politica estetica la fa la pubblicità. Il discorso poetico che voglia tornare a fare della politica estetica non può fare a meno che ri-appropriarsi delle procedure già adottate in amplissima  misura dal linguaggio pubblicitario e mediatico.

La de-figurazione  è una procedura retorica che consente di prescrivere una «figura» linguistica mediante una de-localizzazione frastica sistematica, introducendo nel testo proposizioni liberamente dis-locate, spostate, liberate dalla cogenza del referente, non appropriate quindi non corrispondenti al referente; ciò vuol dire che si registra uno scarto del pensiero dal referente che corrisponde alla parola che non gli corrisponde; tra il pensiero e la sua traduzione in parole si stabilisce uno spazio vuoto di significazione, ed è in questo spazio che opera il linguaggio poetico: nello spazio della de-figurazione iconica e della delocalizzazione frastica entro i quali sono inscritte ed operano forze linguistiche e extra linguistiche disgiuntive, contrastive e divisive, come appare chiaro da queste poesie dove l’espressione che mira al referente viene ad essere sostituita da enunciati referendari, cioè in libera uscita espressiva, appunto, referendaria. Il referendum ha sostituito il referente.

La globalizzazione, come sappiamo, è un processo ancipite, glocale, in cui agiscono vettori anche contrastanti ma divergenti: non vi è solo sconfinamento e apertura dei linguaggi al globo, in questo processo macro storico operano anche dinamiche di collocazione e glocalizzazione; ci si muove nel quadro di smottamenti linguistici globali e glocali, uno spazio impensabile fino a qualche tempo fa, ma è in questo spazio che si muovono le forze linguistiche che operano all’interno dei linguaggi: le linee di convergenza e di divergenza tra le varie tradizioni letterarie diventano complessificazioni di una realtà in sé complessa. In questa accezione una «poesia europea» che fa della complessificazione e del dis-allineamento dei linguaggi il proprio motore di ricerca è già in atto nei più sensibili e ricettivi poeti europei, oggi una poesia europea che non  abbia qualche cognizione di questa problematica macro storica dei linguaggi è destinata a fare operazioni epigoniche.  Pensare ancora con le categorie della poesia del novecento: «poesia lirica» e «post-lirica», sperimentalismo e orfismo, linee regionali e linee circondariali sono, permettetemi di dirlo, blablaismi. La globalizzazione e la glocalizzazione sono processi macro storici che non possono non attecchire anche alla forma-poesia, modificandola in profondità al suo interno.

È impellente pensare la ri-concettualizzazione del paradigma del politico e del poetico, è viva l’esigenza di fuoriuscire da quelle formule dicotomiche che hanno caratterizzato la poesia del novecento: lo schema classico: avanguardia-retroguardia, poesia lirica poesia post-lirica; siamo andati oltre: occorre ri-concettualizzare e ri-fondamentalizzare il campo di forze denominato «poesia» come un «campo aperto» dove si confrontano e si combattono linee di forza fino a ieri sconosciute, linee di forza linguistiche ed extra linguistiche che richiedono la adozione di un «Nuovo Paradigma» che metta definitivamente nel cassetto dei numismatici la forma-poesia dell’io panopticon della poesia lirica e anti-lirica, avanguardia-retroguardia; da Montale a Fortini è tutto un arco di pensiero poetico che occorre dismettere per ri-fondare una nuova Ragione dello spazio poetico. Dopo Fortini, l’ultimo poeta pensante del novecento, la poesia italiana è rimasta orfana di un poeta critico in grado di orientare le categorie del pensiero poetico. Quello che oggi occorre fare con urgenza è riprendere a riparametrare e ri-concettualizzare le forme del pensiero poetico, anche perché dopo Fortini, la resa dei conti stilistica del «poetico» è rimasta in sospeso e attende ancora una soluzione.

Iana_Boukova_pic

(Iana Boukova)

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S [excerpts]*

String, a straight line straining to prove itself useful.
Soup, a way of loving things.
Sentiment, an ointment for beginners.
Savannah what I see on my body lying down.
Slogan, a thought’s wooden leg.
Soap, guarantees you will at least be clean when you slip.
Set of plates, parade of militant porcelain.
Spinach, Santa’s younger cousin.
Slave, every unbroken mirror.
Sex, a neon sign.
Shit, above all not a childhood illness.
Sponsor, someone who never remembers his name.
Salami, section of symbiosis.
Stage, the usefulness of every smooth surface.
Sandwich, a tango with mustard.
Scuba suit, a joke among crabs.
Symmetry, a highly contagious disease.
Sack, a landed balloon.
Seismograph, someone busy describing solely big events.
Skeleton, a trapped percussion orchestra.
Stool, an oppressed coffee-table.
Sickle-and-hammer, history’s knife-and-fork.
Sardine, a fish displaying human-like behaviour in contained spaces.
Striptease, an act that bores the X-ray specialist.
Schizophrenia, mind’s wide open embrace.
Stalactite, child of water-drop torture.
Spur, Morse code of divine love.
September, a middle-aged April.
Sternum, something like Pandora’s box in pink (and purple).
System, a sieve that also has large holes.
Snail, time’s steed.
Sowing, burial in the manic phase.
Station, gradation of the end.
Sophist, a wise man who’s insured.
Scrabble, an English gentleman lacking a few vowels.
Shock, good to carry on oneself in case of cramps.
Show, when Aristotle cried.
Shaman, impresario of the dead.
Seraphim, the only church banner that isn’t a dragon.
Sword, a shining that leaves things half.
Salsa, a hot dance.
Statistics, the philological abuse of mathematics.
Sauce, a suspect hatred against the simplicity of things.

(translated by Panayotis Ioannidis)

S-tralci

Corda, una linea retta che si sforza di dimostrare di essere utile.
Zuppa, un modo di amare le cose.
Sentimento, un unguento per principianti.
Savana, ciò che vedo sul mio corpo sdraiato.
Slogan, gamba di legno di un pensiero.
Sapone, ti garantisce almeno di essere pulito quando scivoli.
Servizio di piatti, sfilata di porcellana militante.
Spinacio, il cugino più giovane di Babbo Natale.
Schiavo, ogni specchio intatto.
Sesso, un’insegna al neon.
Merda, soprattutto non una malattia infantile.
Sponsor, qualcuno che non ricorda mai il suo nome.
Salame, fetta di simbiosi.
Palcoscenico, l’utilità di ogni superficie liscia.
Sandwich, un tango con senape.
Muta da sub, uno scherzo tra i granchi.
Simmetria, una malattia altamente contagiosa.
Sacco, un pallone atterrato.
Sismografo, qualcuno impegnato a descrivere solo grandi eventi.
Scheletro, un’orchestra di percussioni intrappolata.
Sgabello, un tavolino da caffè sottomesso.
Falce e martello, il coltello e la forchetta della storia.
Sardina, un pesce che mostra un comportamento simile all’uomo in spazi contenuti.
Striptease, un atto che annoia lo specialista dei raggi X.
Schizofrenia, l’abbraccio spalancato della mente.
Stalattite, figlia della tortura della goccia d’acqua.
Sperone, codice Morse dell’amore divino.
Settembre, un aprile di mezza età.
Sterno, qualcosa come il vaso di Pandora in rosa (e viola).
Sistema, un setaccio che ha anche grandi fori.
Lumaca, il destriero del tempo.
Semina, sepoltura nella fase maniacale.
Stazione, progressione della fine.
Sofista, un uomo saggio che è assicurato.
Scarabeo, un gentiluomo inglese privo di alcune vocali.
Shock, buono da portare su se stessi in caso di crampi.
Spettacolo, quando Aristotele pianse.
Sciamano, impresario dei morti.
Serafino, l’unico stendardo della chiesa che non sia un drago.
Spada, uno splendore che lascia le cose a metà.
Salsa, un ballo caldo.
Statistica, l’abuso filologico della matematica.
Condimento, sospetto odio contro la semplicità delle cose.

Neighbors

First they come for a cup
of sugar for a cup of vinegar
for nothing
And you being well brought up
allow your kitchen to fill
with people and your days to shorten
as if winter has suddenly begun
Later all evening through the wall
you hear the muffled blows of bodies the dog’s
bark the ringing of the phone
which nobody answers
Your cigarettes pack up this night
you walk for miles in the room
and then in your dreams (having finally fallen asleep)
In the morning you see them refreshed they water
their flowers wave to you
go out in the open
casting a fourfold shadow
like a footballer’s
in the middle of the park.

Vicinato

Prima vengono per una tazza
di zucchero per una tazza di aceto
per niente
E tu che sei stato educato bene
lasci che la tua cucina si riempia
di persone e le tue giornate si accorcino
come se l’inverno fosse improvvisamente iniziato
Più tardi per tutta la sera attraverso il muro
senti i colpi attutiti dei corpi il cane
abbaiare lo squillo del telefono
cui nessuno risponde
Le tue sigarette rimettono ordine a questa notte
cammini per miglia nella stanza
e poi nei tuoi sogni (essendoti finalmente addormentato)
Al mattino li vedi rinfrescati che annaffiano
i loro fiori ti salutano
escono all’aperto
gettando una quadruplice ombra
come un calciatore
in mezzo al campo.

Balkan Naive Painters

And when they reached the final door
the judges asked them
(simply to amuse themselves)
what is it that
rises with a roar and suffering
flies with delight
and quietly falls
all in flames
Boeing, answered the fireman
My song, answered the silent one
The bird which flew
from end to end of my head and loved me,
answered the third (happy!)
the youngest brother
all in flames.

(The boat in the eye, Ikaros 2005 Translation from Bulgarian, Jonathan Dunne)

Pittori naif balcanici

E quando raggiunsero l’ultima porta
i giudici chiesero loro
(semplicemente per divertirsi)
cos’è quella cosa che
si alza con fragore e sofferenza
vola con gioia
e silenziosamente cade
tutto in fiamme
Un Boeing, rispose il pompiere
La mia canzone, rispose un tizio silenzioso
L’uccello che volò
da un capo all’altro della mia testa e mi amava,
rispose il terzo (felice!)
il fratello più giovane
tutto in fiamme.

(La barca negli occhi, Ikaros 2005 Traduzione dal bulgaro, Jonathan Dunne)

(Ewa Tagher e Giorgio Linguaglossa)

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