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John L. Stanizzi, Poesie da Stagioni sul viale a cura di Angela D’Ambra con un pensiero di Pier Aldo Rovatti da Abitare la distanza

 

[Il pollivendolo sorrise/ nel porgerle i due pennuti/ sopra il bancone]

John L. Stanizzi è l’autore della plaquette Windows. Fra le sue raccolte poetiche: Ecstasy Among Ghosts, Sleepwalking, Dance Against the Wall  pubblicate da Antrim House Books, After the Bell e Hallelujah Time! Pubblicate da Big Table Publishing Company. Le sue poesie sono apparse su Prairie Schooner, il New York Quarterly, Tar River Poetry, Rattle, Passagges North, The Spoon River Quarterly, Poet Lore, The Connecticut River Review, Freshwater, Boston Literary Review, e molti altri periodici. Stanizzi ha dato letture poetiche in varie località del Connecticut, tra cui The Sunken Garden Poetry Festival, RJ Julia Booksellers, e l’Arts Cafe Mystic. La sua opera è stata pubblicizzata su The Writer’s Almanac di Garrison Keillor Almanacco. Al momento è professore a contratto di inglese presso il Manchester Community College. John è attualmente al lavoro su Alleluia Time! -volume II, il seguito del recente Hallelujah Time! Vive con Carol, sua moglie, a Coventry, Connecticut.

bello diabolik-eva-kant-coppia

diabolik-eva-kant Roy Lichtenstein

Che cosa accade quando mettiamo tra parentesi, tra virgolette o in corsivo? Che rapporto ha questa interpunzione della frase con il peso e l’alleggerimento? Con una differenza, una marca, con questi “siparietti”, introduciamo indubbiamente una distanza: distanza, innanzi tutto, dalla letteralità. Tra la pausa della parentesi e il funzionamento della metafora c’è qualcosa di più che un ponte, come aveva compreso Paul Ricoeur parlando – riguardo alla metafora – di sospensione della verità. E come testimonia l’attenzione di Bateson per il gioco a incastro delle narrazioni in un testo teorico. Molti degli equivoci sulla metafora e sulla narratività in filosofia verrebbero sgombrati se riportassimo l’attenzione proprio su questo punto “filosofico” che è la distanza, o più precisamente l’operazione linguistica del distanziare, di distanziazione; e se considerassimo la metafora senza subito ridurla al suo ovvio effetto “letterario”, producendo – per questa via – un’altra batteria di equivoci, quelli legati al “semplice” viraggio della parola filosofica verso la parola poetica.

Ma se poi ci accordiamo nel riconoscere che la distanziazione è il modo con cui il pensiero può abitare il linguaggio, se ci intendiamo sull’importanza di questo luogo problematico dove l’aporia e il paradosso stanno di casa. Questa distanza, infatti, non potrà mai essere davvero un chiamarsi fuori, come se il soggetto di cui qui è questione, che non si esaurisce nel soggetto grammaticale, e perciò neanche in una dispersione di “io”, avesse la possibilità di spostarsi o di essere già all’esterno, assumendo per sé una delle figure della tradizionale gamma filosofica che oscilla tra lo spettatore disinteressato e il “funzionario dell’umanità”, e disponendo di conseguenza il linguaggio in posizione di oggetto, isolabile, descrivibile in quanto isolato e in tal modo manovrabile. Sulla base di questo “miraggio”, che non cessa di riprodursi anche nella stessa operazione fenomenologica di riduzione al soggetto, si è tecnicizzata questa macchina logico-filosofica che Heidegger ci ha fatto vedere meglio di altri, che Descartes non ha inventato ma semmai insegnato ad usare: la macchina soggetto-oggetto.2

2 Pier Aldo Rovatti Abitare la distanza Raffaello Cortina Editore, 2007 pp. XXII-XXIII

Commento di Giorgio Linguaglossa

Possiamo affermare senza tema che il linguaggio poetico di John Stanizzi è un linguaggio «poroso», sporcato dalle macchie del quotidiano (si dice così?), ma poi c’è il fatto che nessuno sa cosa sia il «quotidiano», e così ciascuno si arrangia come può. Fare poesia del «quotidiano» certo che è possibile, anzi, è doveroso perché la nostra esistenza è immersa al 100% nel quotidiano; davvero, non possiamo uscire dal quotidiano neanche se lo volessimo, questo è il fatto. Ma in poesia? Quale «quotidiano» metterci dentro?

Comunque, a me il modo di trattare il «quotidiano» da parte di John Stanizzi piace, è un modo molto diverso da quello adottato, per esempio, dai nostri milanesi, Stanizzi adotta una fraseologia nominale e il verso spezzato, mi sembra un’ottima scelta. Fa uno spezzatino minimalista ma ci mette dentro una buona dose di briosità e di fantasia. Le sue poesie non sono mai prevedibili, sorprendono il lettore ad ogni strofa, non gli concedono facili tregue. Vi si trova il «pollivendolo», la «tarantella» il «Pop-pop», la «stella di Betlemme» e tante altre cose bizzarre; c’è l’«autunno», l’«estate», la «primavera», l’«inverno» ma senza mai alcuna concessione al poetico o a frasi stereotipate o a rimandi telefonati, vi si trova la vita delle persone comuni colta nella «avenue» qui in fotografia in momenti particolari e dalla angolazione del punto di vista di Stanizzi. C’è un piccolo pezzo di mondo, e Stanizzi fa poesia su quel piccolo pezzo di mondo.

John Stanizzi avenue

Certi giorni spargevo briciole sulla veranda,
legavo uno spago a uno stecco, puntellavo una scatola

STAGIONI SUL VIALE

Albany Avenue, Hartford, Connecticut, c. 1955

inverno

Le luci dell’albero di Natale
tingevano i fiori del gelo
sulla finestra di Sosie
come una cattedrale.

Pop-Pop,
padre di Big Millie,
era venuto da Philly per le feste
e ci sedemmo tutti in salotto

battendo il tempo all’ansimo della fisarmonica
mentre lui e Sosie,
ottantenni,
ballavano la Tarantella,

goccioline di vino attaccate
come rugiada ai suoi enormi baffi,
il dente d’oro come la Stella di Betlemme,
gli occhi azzurri di lei occhi rapiti di bambina.

winter

The lights from the Christmas tree
stained the blossoms of frost
on Sosie’s window
like a cathedral.

Pop-Pop,
Big Millie’s father,
had come from Philly for the holiday
and we all sat in the parlor

clapping to the wheeze of his concertina
as he and Sosie,
in their eighties,
danced Tarantella,

beads of wine clinging
to his huge mustache like dew,
his gold tooth like the Star of Bethlehem,
her blue eyes the wild eyes of a child. Continua a leggere

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Laurence Hutchman Selected Poems Prima traduzione in italiano a cura di Angela D’Ambra

Foto Brno Del Zou - Izoumi, 2012

Mai i mattoni sono stati così rossi.
Il cielo è azzurro come era in principio
– una limpida eternità color pastello

Laurence Hutchman, poeta e professore, è nato a Belfast, Irlanda del Nord, nel 1948. I Suoi genitori si sono conosciuti nel 1946, in Olanda, dove il padre era di stanza nella RAF. La famiglia ha vissuto per cinque anni a Kerric Fergus, Irlanda del Nord. Nel 1954 il padre è emigrato in Canada, mentre Laurence per sei mesi ha vissuto con la sorella, Eleanor, e la madre a Wassenaar, Olanda. Nel mese di agosto anche loro, sono emigrati in Canada. Nel 1957 la famiglia si è trasferita nella zona Emery, a nord di Toronto, dove Laurence ha frequentato la scuola pubblica Gulfstream e l’Emery Collegiate, laureandosi nel 1967 da Nord Albion, Etobicoke. Ha frequentato la University of Western Ontario dal 1967-68; in seguito ha vissuto per più di un anno in Europa. Ha ultimato la laurea in inglese nel 1972. Ha conseguito il M.A. presso la Concordia University nel 1979 e il dottorato presso l’Université de Montréal nel 1988. Titolo della tesi: Style into Vision in Three Canadian Poets: Margaret Avison, Al Purdy and John Newlove.

Nel 1974 ha sposato Maria Downey, a Toronto. Loro figlio, Sean, è nato nel 1980, e la figlia, Emma, è nata nel 1984 a Montreal. Ha insegnato presso numerose università, tra cui la Concordia University, la University of Alberta, la University of Western Ontario, e l’Université de Moncton dove è attualmente Professore Ordinario. Nell’estate del 2001 e del 2002 ha tenuto laboratori di scrittura creativa presso il Beijing-Concord College of Sino-Canada, a Pechino, Cina. Dal 1986-1989 ha lavorato come rappresentante del Quebec nella Lega dei Poeti canadesi e dal 1992-1994 ha prestato servizio come rappresentante del New Brunswick / Prince Edward Island nella Lega dei Poeti canadesi. E ‘stato Presidente della Federazione degli scrittori del New Brunswick nel 2002-04. Ha tenuto più di trecento letture in Canada, Stati Uniti, Cina e  Irlanda.

Lifeguard[1]

The bricks have never been so red.
The sky is blue as it was in the beginning
– a clear pastel eternity.
The clouds are fantastic swirls, feelings;
the brilliant grass glimmers through the fence;
and I must watch this lonely swimmer,
ten years old and struggling in the shallow water.
“Look, I can almost touch bottom.”

“Go away, I want to be with Rilke.
Go away and leave me alone with the sky.”
He is panting, gurgling, laughing, asking questions,
then breaks the surface with a frightened stare.

There the clouds, fence, trees and red bricks.
“Go away I want to be with Rilke.”
I look at him in the water.
I am looking at Rilke.

.
Bagnino

Mai i mattoni sono stati così rossi.
Il cielo è azzurro come era in principio
– una limpida eternità color pastello.
Le nubi sono turbini stupendi, sensazioni;
il brillio dell’erba balena tra il recinto;
e io devo sorvegliare questo nuotatore solitario,
dieci anni, che s’agita nell’acqua bassa.
“Guarda, tocco quasi il fondo.”

“Va via, voglio stare con Rilke.
Va via e lasciami in pace con il cielo.”
È senza fiato, gorgoglia, ride, fa domande,
poi, lo sguardo atterrito, frange la superficie.

Là nubi, recinto, alberi e mattoni rossi.
“Va via, voglio stare con Rilke.”
Guardo lui là nell’acqua.
Sto guardando Rilke.

Foto Karel Teige

Giù dai pini del Pelio
la criniera di Pegaso è in corsa contro le stelle

Perseus

The stain on the ceiling
assumes tremendous energy.
Perseus on a white steed
glides over dim Attic coasts,
light on the Dorian pillars.

Down from the pines of Pelion
the mane of Pegasus flows against the stars,
a golden outline of energy.
Riding through the fears of night
into the white storm of violence,
the rider’s large sword is burnished
against the white flanks and silver moon.
Hooves move silently on the glowing air;
the high shoulders, sleek tense arms
will slay the dragon soon.

Perseus rides off the ceiling,
but the old lady who lived here before
saw the shape of the stain
as the incarnate fear of her dead husband.

Perseo

La chiazza sul soffitto
acquista tremenda energia.
Perseo su un destriero bianco
sorvola fosche coste attiche,
lieve sulle colonne doriche.

Giù dai pini del Pelio
la criniera di Pegaso è in corsa contro le stelle,
aurea figura d’energia.
Al galoppo fra gli orrori della notte
nella bianca bufera di violenza,
la grossa spada del cavaliere è brunita
contro fianchi bianchi e luna d’argento.
Zoccoli silenziosi si spostano sull’aria rovente;
le alte spalle, le inquiete, lustre braccia,
presto trucideranno il drago.

Perseo s’allontana dal soffitto,
ma la vecchia che prima viveva qui
nella forma della chiazza vedeva
l’orrida incarnazione del suo defunto marito.

Explorations

In class when I was twelve
I traced different voyages
round pale encyclopaedic seas:
Magellan round the golden cape,
Livingstone into the dark continent.

And thousands of miles from home
where no man had ever been
Scott was dying in Antarctica,
dying for the purity of exploration;
his candle expired on the eternal snow plain.

After school all along the river bank
each day became an exploration,
the moment always changing,
the spring river rising,
round each bend, new land.

The teacher never understood
the logic of our search;
the countryside was our classroom
and the current of the river
broke the silence of the earth.

Somewhere in Africa, the missing bone,
earlier the red meteor flashed,
spinning down through the ancient night,
down through Ungava’s murky skies,
still earlier, the crystal
born of the first fire on the black earth.

Esplorazioni

In classe, quando avevo dodici anni,
tratteggiai diversi viaggi
su pallidi mari enciclopedici:
Magellano che doppia Capo Horn,
Livingstone nel continente nero.

E a migliaia di chilometri da casa
dove nessuno mai era giunto
Scott in Antartide moriva,
moriva per l’esplorazione pura;
spenta è la sua fiamma sulla pianura di nevi eterne.

Dopo scuola, lungo gli argini del fiume
ogni giorno era un’esplorazione,
l’attimo sempre cangiante,
il fiume di primavera montante,
e ad ogni ansa, una nuova terra.

L’insegnante non capì mai
il senso del nostro cercare;
la campagna per noi era la classe
e la corrente del fiume
spezzava il silenzio della terra.

Da qualche parte in Africa, l’osso mancante,
prima che la meteora rossa balenasse,
prillante giù per la notte antica,
giù per i cupi cieli di Ungava,
ancora prima, il cristallo
nato dal primo fuoco sulla terra nera.

Laurence Hutchman  in Quebec

Laurence Hutchman in Quebec

Music in the Snow

Now is the moment when things fit:
the bankbook drops into a secret pocket,
money again, and the boundary comes clear
under a halo of the light bulb.

This is the moment, the resumption of music
when the moon parts her curtain,
and logic is a fence following
the slope of hills.

Now is the moment, the striking of the baton,
twirling of gold coins on counters,
meeting of lips;
here one will dance on snow,
not act on the tragic stage.

This is the moment when
the picture lifts out of the canvas,
swirls back deeply into the cosmos
of the creator’s heart,
the strong rush by semi-lunar valves;
love you moon of my heart, my heart.

Musica sotto la neve

Ecco l’attimo in cui tutto torna:
il libretto bancario cade in una tasca segreta,
di nuovo soldi, e si fa chiaro il confine
sotto l’alone della lampadina.

Questo è l’attimo, la musica riprende
quando la luna schiude la cortina,
e la logica è un recinto che costeggia
i declivi dei colli.

Ecco l’attimo, il tocco di bacchetta,
il prillare di monete d’oro sui banchi,
incontro di labbra;
qui si danza sulla neve,
non atto di tragedia a teatro.

Questo è l’attimo in cui
l’immagine si stacca dalla tela,
è risucchiata nelle profondità cosmiche
del cuore del creatore,
potente celerità di valvole semi-lunari;
ti amo luna del mio cuore, mio cuore.

.
You Should Always Carry a Pen

I look out of the library
window into the blue city;
my reflection sails over
silver buildings,
up to the billows of smoke,
past radiant rooms
where workers cover machines.

And the words come easily
in the interior of this building,
luminous rooms of your mind.

Beside me the woman operates
the Xerox, amazing x-ray machine
turning the sky phosphorescent.
She, the temptress in green,
transforms the evening
into a blue ocean myth.

You should always carry a pen
especially at twilight,
if you are to believe
the memoirs of Coleridge,
his nightly walks by misty lakes.
and the woman writing a book,
slips it into an envelope
And disappears.

Framed by evening,
the eyes of students are globes
suspended above their books.
I take the Eagle Mirado,
ride the lines of flight
over the darkening city.

.
Dovresti sempre portarti una penna

Guardo dalla finestra
della biblioteca la città azzurra;
il mio riflesso fluttua su
edifici d’argento,
su, fino alle spirali di fumo,
oltre stanze radiose
dove impiegati azionano le macchine.

E le parole vengono facili
in questo edificio,
nelle luminose stanze della mente.

Accanto a me la donna aziona
la Xerox, strabiliante macchina a raggi x
che rende fosforescente il cielo.
Lei, la tentatrice in verde,
trasforma la sera
in un mito azzurro oceano.

Dovresti sempre avere una penna
specie al crepuscolo,
se si deve prestar fede
alle memorie di Coleridge,
le sue gite notturne lungo laghi brumosi.
e la donna che scrive un libro,
lo fa scivolare in una busta
e poi scompare.

Preso nella cornice della sera,
gli occhi degli studenti sono globi
sospesi sui loro libri.
Prendo l’Eagle Mirado,
in balia dei flussi di scrittura
sulla città che s’oscura.

Laurence Hutchman

Laurence Hutchman

Pinballs

Under fingertips machine music
moves to your inner rhythm;
the ball springs into an arc,
slides down fortune’s alley,
spins through the gates
of paradise
past pyramids
tempting sirens
pillars of Hercules
the liberty bell
into a space odyssey.
You are musician, soldier, lover.
Dexterity is your art
in this world of light, action, colour;
you press, flick, gyrate
and the silver ball
contacts the coloured points
breaking into chimes.
Among grey-haired businessmen,
expert boys and timorous girls
you combat the machine
parents
and governments
follow the movement
of your fortune
as the machine
lights up your dream:
Hollywood, hockey, disco
immersing you in its coloured
synesthesia
and you fight against the score
until the light flashes,
“Game Over.”

Flipper

Sotto la dita la musica della macchina
si muove al tuo ritmo interiore;
la pallina schizza in un arco,
scivola per calle della fortuna,
prilla tra i cancelli
del paradiso
oltre piramidi
sirene tentatrici
colonne d’Ercole
il tinno della libertà
dentro un’odissea nello spazio.
Musicista, soldato, amante sei.
Destrezza la tua arte
in questo mondo di luce, azione, colore;
premi, fai guizzare, roteare
e la pallina d’argento
tocca i punti colorati
erompe in trilli.
Tra uomini d’affari brizzolati,
ragazzi esperti e ragazze schive
tu combatti la macchina
genitori
e governi
segui il corso
della tua fortuna
mentre la macchina
t’accende il sogno:
Hollywood, hockey, discoteca
t’immerge nella sua colorata
sinestesia
e sei in lotta contro i punti
finché la spia lampeggia,
“Fine del Gioco”.

giorgio de chirico cavalli

giorgio de chirico cavalli – I wake up and see the headlines:
science has discovered God.

Dream of Origins

I wake up and see the headlines:
science has discovered God.
A scientist has probed and found
particles of radiation,
the origins of the universe rippling
on a distant primordial shore.
I look upon the blue and pink shell –
The genesis of all we know.
This morning in the elegant hotel room
the children, as usual, scramble over the bed.

I am always searching for the beginning:
in the stroller watching the orange sky
suffused through black tangled branches,
in the playhouse looking at the excited eyes
of birds, wondering how I am like them.

I dream of going back to Ireland after the war
to rescue Grann’s relics.
Father says, “You should search the photos
to get the whole picture”:
George and I playing hockey with potato sack nets,
the mad minister, the puritan boarders,
the old fishermen who returned,
the young soldiers who did not.

You cannot deny them.
You must not miss the plane.
You must take your family with you,
Gather them all into your history of Edenmore Street.

We are always looking for that beginning,
that first moment we mouth our names
and know them as ourselves,
when we hear our voices and know they are us,
when history comes out of the photos.
It is then we cry out against
bruised skin, broken windows, blind vision.

It is then we travel through the dark morning,
gaze from the edge at the beginning:
in the dark sea of space,
in the distant, intimate matrix,
the blue and pink celestial shell.
And in the suspended
silent whirr we listen for voices,
the unacknowledged families,
the unending stars …

Sogno d’Origini

Mi sveglio e vedo i titoli di testa:
la scienza ha scoperto Dio.
Uno scienziato ha indagato e trovato
particelle di radiazione,
le origini dell’universo s’increspano
su una remota sponda primordiale.
Guardo la conchiglia rosa e azzurra –
La genesi di tutto ciò che conosciamo.
Stamane nell’elegante stanza d’hotel
i bambini, al solito, s’azzuffano sul letto.

Sono sempre alla ricerca dell’origine:
nel passante che osserva il cielo color arancio
disperso nell’intrico dei rami neri,
nel teatro quando guardo gli occhi eccitati
di uccelli, e mi chiedo in cosa sono simile a loro.

Sogno di ritornare in Irlanda dopo la guerra
per recuperare i resti di Nonna
Mio padre dice: “Dovresti cercare le foto
per avere il quadro completo”:
George e io che giochiamo a hockey con le retine delle patate,
il ministro pazzo, i convittori puritani,
i vecchi pescatori che tornarono,
i giovani soldati che non fecero ritorno.

Non puoi rinnegarli.
Non devi perdere l’aereo.
Devi portare con te la tua famiglia,
Riunirli tutti nella tua storia di Edenmore Street.

Siamo sempre in cerca di quell’origine,
quel primo istante in cui proferiamo i nostri nomi
e in essi ci riconosciamo,
quando sentiamo le nostre voci e sono noi,
Quando la storia esce dalle foto.
È allora che protestiamo per
lividi, finestre rotte, cecità.

E ‘allora che viaggiamo nel mattino buio,
fissando dal bordo l’origine:
nel mare tenebroso dello spazio,
nella remota, intima matrice,
la celeste conchiglia rosa-azzurro.
E nel sospeso
silente brusio tendiamo l’orecchio a voci,
le famiglie rinnegate,
le stelle senza fine …

Lingua Perduta

Gli album di foto abbracciano decenni:
guerra, matrimonio, primi anni in Canada.
Riaffiorano in me i suoni olandesi,
parole di un bambino,
finché me ne riapproprio .

Leggo una lingua che sapevo ed ho obliato –
“j e “t” e dittonghi olandesi
(quanto mi vergognavo di quelle buffe vocali).
I suoni sorgono e prorompono in me,
Sibilanza di sea, flusso d’onde
Scheveningen, Katwijk, Noordwijk …

I suoni maturano in bocca:
beschuit, pindakaas, boterham
sinaasappel … lekker … ahh … lingua di viole,
orchidee, solarium, e che tabacco …

le parole prorompono in me.
Toccando la pagina dissolvono le righe
della scrittura bianca di mia madre –
cambiano in clima, il solitario
fermento di lidi ventosi,
alga, laminaria, l’odore salmastro
che d’un soffio disperde il gelo della veglia

Schevenigen, Katwijk, Noordwijk

[1] Poesie da Selected Poems di Laurence Hutchman, Toronto, Guernica, 2007

Sez. 1°: EXPLORATIONS (1975): Lifeguard (p 13); Perseus (p.14); Explorations (p.20)

Foto Lazslo Moholy Nagy 2

Opera di Karel Teige

Angela D’Ambra vive in Toscana, regione in cui si è laureata in Lingue e Letterature Straniere nel 2008 (Univ. di Firenze). Il Master II Livello in traduzione di testi letterari (Univ. di Pisa 2008-2009) segna l’incontro con la letteratura post-coloniale in lingua inglese, in particolare con la poesia canadese. Il DITALS I conseguito nel 2010 (Univ. di Siena) unitamente all’attività – sempre come volontariato – di insegnamento dell’Italiano a studenti non madrelingua (Harding University: 2013; scuole private: 2010-2012) le hanno consentito di ampliare la gamma di interessi, conoscenze culturali, amicizie internazionali.

Dal 2010 ha tradotto no-profit, con discreta regolarità, poesia post-coloniale inglese ancora inedita in Italia. Le traduzioni sono state pubblicate su varie riviste online. Gli autori che le hanno inviato testi, accordato fiducia, in alcuni casi persino amicizia, sono autori pubblicati e figure di spicco nella cultura mondiale. Dal 2012 alle voci poetiche canadesi si sono aggiunte quelle dall’America, Australia, Europa, India.

Alcuni nomi — cercando di seguire per quanto possibile l’ordine cronologico di pubblicazione ovvero senza alcuna intenzione tassonomica basata su criteri di prestigio o di valore estetico-letterario — danno un’idea della varietà geo-culturale dei testi tradotti e proposti: Desi di Nardo, Rudyard Fearon (Canada, Ontario): El Ghibli, 2010; Francis Webb (Australia), Gary Geddes, Glen Sorestad, Bruce Hunter (Canada): El Ghibli,2012-2013, David Mc Lean (Galles): El Ghibli , 2013; il compianto Patrick White (Canada), il prof. Ram Krishna Singh (India), il prof. Bruce Bond (USA), la sperimentale Kim Clark (Canada, B.C.): El Ghibli2013-2014.

Altre traduzioni sono apparse (gennaio –aprile- luglio- ottobre 2014: Glen Sorestad, Canada; Alfred Corn, Bruce Bond, USA; Laurence Hutchman, Canada) sulla rivista Sagarana di Julio Monteiro Martins venuto a mancare di recente, proprio durante le festività natalizie 2014, e alla cui umanità, disponibilità, talento qui rendiamo omaggio. Collaborazioni desultorie, ma molto proficue per la competenza e professionalità dei revisori, con le riviste online Nazione Indiana: Gary Geddes, aprile 2014; Okema Road di Glen Sorestad (prossima uscita); con Poetarum Silva: Alfred Corn, giugno 2014; Ben Nuttall-Smith (Canada B.C.): settembre 2014.

Traduzioni di articoli accademici: Toronto Quarterly, settembre 2010: traduzione dall’Italiano in Inglese dell’articolo di M. Marchese sulla poesia di Desi di Nardo. Al momento, sta traducendo, nel tempo libero, nuovi autori e testi: Ira Sadoff, David Huddle, Bruce Bond (USA); Bruce Meyer, Laurence Hutchman, Penn Kemp (Canada, Ontario); Richard Blackburn (UK); Murray Alfredson, Robert Adamson (Australia).

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POESIE SCELTE di Gary Geddes a cura di Angela D’Ambra – Prima pubblicazione in italiano

Hamburger Banhof, Berlino, Città trasparenti

Hamburger Banhof, Berlino, Città trasparenti

 Gary Geddes è nato a Vancouver, Columbia Britannica. Ha vissuto sulla costa ovest fino al 1963. Si è laureato in Inglese e Filosofia – U.B.C. Ha conseguito il diploma post laurea – Reading University, UK. Poi M.A. e Ph.D. in Inglese – Università di Toronto. Dal 1972 -1974 ha insegnato alla Victoria University. Ha insegnato scrittura creativa in varie università canadesi. In particolare, alla Concordia University, Montreal (1978-1998). In seguito, ha ottenuto l’incarico onorario per tre anni d’insegnamento come Professore Ospite col titolo di Professore Emerito di Cultura Canadese presso il Centro di Studi Canadesi-Americani della Western Washington University, a Bellingham. Le sue opere di poesia sono: Poems (1971), Rivers Inlet (1972), Snakeroot (1973), Letter of the Master of Horse (1973), War & other measures (1976), The Acid Test (1980),The Terracotta Army (1984; 2007); edizione francese, 2009, Changes of State (1986), Hong Kong (1987), No Easy Exit (1989), Light of Burning Towers (1990), Girl by the Water (1994), The Perfect Cold Warrior (1995), Active Trading: Selected Poems 1970-1995 (1996), Flying Blind (1998), Skaldance (2004), Falsework (2007); Swimming Ginger (2010), Poems New & Selected, di prossima pubblicazione, Red Hen Press, 2013. Fiction: The Unsettling of the West (1986). Non-Fiction: Letters from Managua: Meditations on Politics & Art (1990),,Sailing Home: A Journey through Time, Place & Memory (2001), Kingdom of Ten Thousand Things: An Impossible Journey from Kabul to Chiapas (2005; US edition, 2007), Drink the Bitter Root: A Writer’s Search for Justice and Redemption in Africa (2011; US edition, 2012). Teatro: Les Maudits Anglais (1984). Traduzione: I Didn’t Notice the Mountain Growing Dark (1986), poesie di Li Bai e Du Fu, tradotte con l’assistenza di George Liang. Opere di critica: Conrad’s Later Novels (1980), Out of the Ordinary: Politics, Poetry & Narrative (2009).

Gary Geddes (G) by Danielle Schaub

Gary Geddes (G) by Danielle Schaub

Antologie: 20th-Century Poetry & Poetics (1969, 1973, 1985, 1996, 2006), 15 Canadian Poets Times 3 (1971, 1977, 1988, 2001), Skookum Wawa: Writings of the Canadian Northwest (1975), Divided We Stand (1977), The Inner Ear (1983), Chinada: Memoirs of the Gang of Seven (1983), Vancouver: Soul of A City (1986), Compañeros: Writings about Latin America (1990), The Art of Short Fiction: An International Anthology (1993; edizione ridotta, 2000). Oltre alla stesura e all’editing di più di 35 libri di poesia, fiction, teatro, non-fiction, critica letteraria, traduzioni e antologie, Gary Geddes è stato attivo nel promuovere altri scrittori canadesi. È ideatore e direttore della collana di monografie critiche Studi di Letteratura Canadese (Copp Clark/ McGill-Queens). Ha recensito regolarmente poesia per il Globe&Mail, e ha dato avvio a diverse case editrici, fra cui Quadrant Editions e Cormorant Books, famosa per le sue pubblicazioni etniche e letterarie, inclusi Lives of the Saints di Nino Ricci, Lost Causes di José Leandro Urbina e When the World Burns: Modern Arabic Poetry in Translation di John Asfour. Le sue antologie più famose, 20th Century Poetry & Poetics e 15 Canadian Poets, entrambe per la Oxford, hanno avuto varie ristampe e un enorme impatto sull’insegnamento e la scrittura poetica in Canada. Geddes ha tenuto conferenze e presentato le sue opere in Cina, Giappone, Indonesia, Hong Kong, Cile, Costa Rica, Nicaragua, Stati Uniti, Inghilterra, Irlanda, Scozia, Olanda, Belgio, Germania, Israele, e Palestina. Le sue opere sono state tradotte in Olandese, Cinese, Spagnolo, Portoghese, Italiano e Francese, trasmesse varie volte dalla CBN e da radio BBC, e rappresentate in teatro. I suoi premi nazionali e internazionali includono la E.J. Pratt Medal, il National Poetry Prize, l’Americas Best Book Award nel 1985, il Commonwealth Poetry Competition, il Writers’ Choice Award, National Magazine Gold Award, Poetry Book Society Recommendation, UK, l’Archibald Lampman Prize (twice), il Gabriela Mistral Prize in 1996. I suoi archivi sono stati acquistati e collocati alla National Library, Ottawa. Gary Geddes vive a French Beach, Vancouver Island. Il suo “ritorno” in British Columbia nel 1998 è stato celebrato nel suo floating memoir , libro non-fiction dal titolo Sailing Home: A Journey Through Time, Place and Memory (Harper Collins, 2001), bestseller in tutto il Canada. Altri libri sulla Columbia Britannica sono: Rivers Inlet (1972), Skookum Wawa: Writings of the Canadian Northwest (1975) e Vancouver: Soul of A City (1986).

 

jeff koons Balloons dog rosso

jeff koons Balloons dog rosso – Forgive me, I did not /
mean this to be my final / offering.

Letter of the Master of Horse

I was signed
on the King’s authority
as master of horse.
Three days
(I remember
quite clearly)
three days after we parted.
I did not really believe it,
it seemed so much the unrolling
of an incredible dream.

*

Bright plumes, scarlet tunics,
glint of sunlight on armour.
Fifty of the King’s best horses,
strong, high-spirited, rearing
to the blast of trumpets,
galloping
down the long avenida
to the waiting ships.
And me, your gangling brother,
permitted to ride with cavalry.

*

Laughter,
children singing
in the market, women
dancing, throwing flowers,
the whole street covered
with flowers.
In the plaza del sol
a blind beggar kissed my eyes.
I hadn’t expected the softness
of his fingers
moving upon my face.

*

A bad beginning.
The animals knew, hesitated
at the ramps, backed off,
finally had to be blindfolded
and beaten aboard.

Sailors grumbled for days
as if we had brought on board
a cargo of women.

*

But the sea smiled.
Smiled as we passed
through the world’s gate,
smiled as we lost our escort
of gulls. I have seen
such smiles on faces of whores
in Barcelona.

*

For months now
an unwelcome guest
in my own body.
I squat by the fire
in a silence broken only
by the tireless grinding
of insects.
I have taken
to drawing your face
in the brown earth
at my feet
(The ears are
never quite right).

*

You are waving,
waving. Your
tears are a river
that swells, rushes beside me.

I lie for days
in a sea drier than the desert
of the Moors
but your tears are lost,
sucked
into the parched throat of the sky.

*

I am watched daily.
The ship’s carpenter is at work
nearby, within the stockade,
fashioning a harness for me
a wooden collar. He is a fool
who takes no pride in his work,
yet the chips lie about his feet
beautiful as yellow petals.

*

Days melt
in the hot sun, flow
together. An order is given
to jettison the horses,
it sweeps like a breeze
over parched black faces.

*

I am not consulted, though
Ortega comes to me later
when it is over and says:
God knows, there are men
I’d have worried less to lose. Continua a leggere

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