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Kristina Iankoulova POESIE SCELTE, Il Romanticocismo, con un Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

Foto volto tripolare

che siamo soli al mondo, nonostante vincitori o perdenti

Kristina Iankoulova – nata il 17.06.1980 a Sofia, Bulgaria. Cresciuta nel periodo detto “la Transizione” – dal regime comunista alla democrazia, periodo iniziato con gli eventi nel 1989 e la caduta del Muro di Berlino, chiamato da Gorbachov “Perestroyka”.
Ha soggiornato per un periodo abbastanza lungo nel paese più bello del mondo – Italia – dal 1999 fino a 2006. Ha pubblicato per il quotidiano “Noshten trud” negli anni novanta (1998), vincitrice del concorso “VERSI IN VOLO”, indetto da SENSOINVERSO Edizioni nel 2015 (l’unica scrittrice straniera).
Non ha ancora pubblicato (un libro è attualmente in preparazione). Alcune poesie sono state pubblicate da edizioni online in Bulgaria. Le poesie presentate sono state tradotte in italiano dall’autrice.

Foto palazzo con finestre

E come se il mondo non volesse finire qui…

Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

Il flusso di coscienza è il procedimento tipico della poesia di  Kristina Iankoulova, procedura tipica dei meccanismi di funzionamento dell’inconscio. Attraverso quella che è stata definita la «retorizzazione del soggetto» la poesia di Kristina Iankoulova assume la facoltà desiderante e il racconto dell’io penso dunque sono altro, il racconto delle propaggini e dei dintorni di questa cosa misteriosa che è l’io. Noi sappiamo, per averlo appreso da Freud, che l’«io» è una istanza linguistica e sociale, una «superficie», il prodotto di un artificio della specie, una superficie linguistica, una istanza desiderante soggetta a manipolazione nella misura in cui crede di poter a sua volta manipolare il proprio inconscio e gli oggetti del mondo esterno. Ogni istanza desiderante, nell’ambito dell’economia estetica si traduce, quando può e come può, in istanza linguistica, in scelta lessicale e stilistica. Sappiamo per averlo appreso da Freud che la Verdichtung, o condensazione  è la struttura di sovrapposizione dei significanti in cui prende campo la metafora; il nome, condensando in sé la Dichtung, indica che il luogo naturale del suo accadere è la forma-poesia. La Verschiebung, o spostamento, è il viraggio della significazione di cui si incaricano la metonimia e il flusso di coscienza che, fin dalla loro refertazione in Freud, sono presenti come i luoghi retorici frequentati dall’inconscio.1]

Nella poesia della Iankoulova si verifica una netta sovrabbondanza della metonimia a scapito della metafora, ovvero, della Verschiebung rispetto alla Verdichtung, ecco spiegata l’abbondanza dei deittici, dei pronomi personali, dei pronomi possessivi. Questa volontà di possesso dell’io, tipico della generazione dei poeti nati negli anni ottanta, ha dato luogo nella Iankoulova al nuovo momento esistenziale definito dalla poetessa «romanticocismo», tipico di  quella «generazione X» nata negli anni ottanta, ad alto rischio di trasparenza e di invisibilità, non solo in Italia ma anche in Europa e, in specie, nella Bulgaria attuale.

«Siamo cresciuti anche noi, e abbiamo scelto la vita. / Quella vita / non chi sa quale», quella generazione che è nata dopo la caduta dei regimi comunisti e che si è trovata nel mezzo, né carne né pesce in perenne crisi di identità, priva di certezze, di punti di riferimento. Ecco spiegata la ragione di questo stile cosmopolitico in perenne ricerca di equilibrio, con i versi brevi e brevissimi che si alternano a quelli lunghi e lunghissimi; non c’è omeostasi qui, non c’è isomorfismo, c’è un cinetismo lessicale in perenne disequilibrio, ci sono dei luoghi (per lo più asettici e casuali) dove dei parlanti  cercano qualcosa «questa STRADA», «Uno che vuol essere Due», senza neanche sapere che cosa questa cosa sia. C’è una ricerca esistenziale nutrita dal dubbio e dalla dimenticanza («Non mi ricordo dove mi trovo»), la confusione tipica della generazione che ha perso i punti di riferimento, una «generazione mancata» che tenta in tutti i modi di galleggiare, di sopravvivere, senza più certezze, senza altra certezza che l’incertezza. La perdita di equilibrio esistenziale si riflette anche a livello stilistico: una paratassi diffusa, un parlato basso, quasi una ruminazione tra sé e sé, a zig zag, senza apparente costrutto, con anacoluti che si succedono ad altri anacoluti e perifrasi incidentali. Ecco, direi che la Iankoulova ci dà una ottima istantanea in instagram delle problematiche che albergano nella poesia di quella generazione «X» sulla quale dovremmo edificare l’Europa di domani. Poesia esemplare del tempo della crisi.

La normalizzazione e la normativizzazione di questi ultimi decenni ha imposto in tutto l’Occidente un’arte, un romanzo e una poesia fattizia, pattizia e fittizia, in una parola, nomologica. Kristina Iankoulova sa che c’è una ideologia del verso eufonico e del verseggiare cacofonico, una ideologia della bellezza e una della bruttezza, una ideologia per ogni cosa fungibile e commerciabile… addirittura, l’interiorità è diventata una merce che si vende anche bene come letteratura massificata… La poesia di qualità, invece, ha il suo loculo al banco dei pegni e il suo luogo nel mercato delle rigatterie…
Ormai i linguaggi si danno allo stato di frammenti significanti, sono dei corpi essiccati conservati in frigorifero che possono essere rivitalizzati con un buon magistero stilistico e un corredo stereofonico, ma, soprattutto, con l’ausilio di una autenticità priva di scrupoli.
A me comunque piace il modo quasi casuale, disincantato che ha la Iankoulova di scrivere poesia come si mangia un panino col tonno, con uno stile da elettrocardiogramma e un lessico da lettino psicanalitico….

1] J. Lacan, L’istanza della lettera nell’inconscio freudiano, in Scritti, cit., p. 506.

Foto il trasporto pubblico

pensi a volte di sera quando te ne stai in santa pace dopo una giornata pesante, beh, / come molte altre

Kristina Iankoulova

“\ Romanticocismo /”

*Vorrrei qualcuno che mi facesse la pasta…
Io accenderei i LUMI …
Mangeremo la pasta LUMInosa…

*

T’invito a vedere
non la luna e le STELLE
ma le armi addormentate
di colore verde
scuro.

*

Vorrei che qualcuno mi cantasse una canzone …
io suonerei
la MELODIA …
ascolteremo LA MUSICA …

*

Hai mai girato la CITTA`
solo
per non fermarti
e lasciarTI andare …
ti prego
resta
lasciaMI andare
se tu non vuoi camminare –
questa STRADA
è la mia
VIA!

*

Vorrei che qualcuno disegnasse il quadro …
io scriverei le parole …
racconteremo LA STORIA…

*

Ti porterò SOTTOTERRA
per vedere
come dal muro
nasceranno i tuoi FIORI
e ci guideranno FUORI.

* Continua a leggere

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Mila Lambovska POESIE SCELTE – traduzione dal bulgaro di Emilia Mirazchiyska

pittura Old Chicago Avenue Station Entrance by Jim Watkins

old Chicago, avenue station entrance,  di Jim Watkins

Mila Lambovska è nata nel giorno del solstizio di dicembre in un paese della Bulgaria si è laureata all’Università degli Studi di Sofia, specializzandosi in psicologia clinica. Svolge la sua attività pratica come psicologa anche nel settore dell’astrologia psicologica. Lavorare con le persone è motivo di continua ispirazione. L’esperienza di cui si è arricchita negli anni è per lei materia su cui lavora con assiduità  anche nella sua attività di editor di molti testi letterari. Le sue raccolte di poesie pubblicate in Bulgaria sono Ode per Ghizu-Bazu, pubblicata nel 1996 in poche copie con lo pseudonimo Mila Kirovaz, poi altre due, pubblicate dalla casa editrice bulgara Janet  45: lilà (2007) e Tango con tigre (2013) dopo cui è arrivata la raccolta L’anno di Giorgia (Scalino, 2016).

pittura Henri Matisse woman

Henri Matisse, Woman

Alessio Alessandrini

brevi considerazioni  ai testi di Mila Lambovska

La poesia di Mila Lambovska nella traduzione di Emilia Mirazchiyska si impone con una forza sorgiva, direi quasi endogena, tettonica,  in uno sgorgante effluvio di verbi e scene colme di brama e compitate con una violenza amabile e tenera ma pur sempre”sfacciata” e “arrogante” per usare due termini che ritroviamo tra i versi proposti.

Il lettore che si appresta a percorrere il lungo arco de “L’anno di Giorgia“, (questo il testo della raccolta data alle stampe in Bulgaria dalla casa editrice Scalino nel 2016),  deve sottostare al ritmo di un “Jazz arrogante“, di uno swing che scorre compulsivo “nel cuore della notte“, senza soste perché l’intento è quello di “raggiungere l’orgasmo del vivere” con la consapevolezza che “ci sono sempre cose più importanti / e non c’è tempo“.

Non a caso il verso di Mila Lambovska è divorante, frenetico,  ritmato da un dettato lirico che si struttura, nella maggior parte dei casi, attraverso l’enumerazione in forma di climax, la reiterazione anaforica della parola e il susseguirsi di versi lunghi con versi  mononucleari, come se gli inciampi segnati dai numerosi enjambment fossero dovuti a questo precipitarsi fuori delle parole come in una fuga tremebonda. Per quanto appena dichiarato, non sorprende ritrovare tra i testi alcuni  fulminei, composti da un unico verso, come squarci isolati, feritoie aperte a orizzonti metaforici impensati (cfr: Mercoledì, Senso unico, Fotografia venerdì).

Si tratta, in molti casi, di pagine di un diario erotico dove, però, la simbologia e l’immaginario di una “sessualità ostentata” è stemperato da un languido e morbido lunghissimo bacio. Certo la poesia si muove su un doppio binario, come “scellerato istrione” quale essa è: “guappo sfacciato” e “amante primaverile” allo stesso tempo; unico strumento capace di “prendere dolcemente / i mondi che siamo / i limiti” e farne una zona franca.

Il linguaggio fortemente espressivo si apre a un vocabolario originale nella sua violenza. Vi trovano posto parole come: biforcuto, scellerato, sterminatrici, traviate, turgido, spaccato, strappato crematorio, avvelenate, veleno, sbriciolate, pugnale; esse però raffigurano un’energia  – pur venata da un certa vena di ribellione –  non distruttiva o apocalittica, come potrebbe apparire, ad una prima elementare lettura, quanto richiamo ad una forza generatrice, o meglio, rigeneratrice, palingenetica.

A filo tra eros e thanatos, tra l’amore e la morte, questa poesia cesarea, composta di tagli e ferite, di cicatrici e strappi, rappresenta una gestazione – l’elemento psicanalitico avrà sicuramente il suo preponderante peso se scopriamo, a lettura ultimata,  Mila Lambovska essere  laureata in psicologia clinica – una gravidanza fruttuosa e voluttuosa come testimonia la forte presenza della personificazione, certamente lo strumento retorico più consono a una poesia così penetrante e carnale; un “safari emozionante” fin  dai primi versi  a cui  vale la pena partecipare assecondandone i  sussulti e le  grida che giungono a una “affabile  amorevole con tenerezza” deposizione (si leggano i versi di  Ninna nanna, quod eram demonstrandam).

Mila-Lambovska-foto by Pano-Konstantin Lambovski.JPG

Mila Lambovska by Pano Konstantin

da Годината на Джорджа (L’anno di Giorgia) Scalino, 2016

Събудена

проникнах между устните ти
двата слънчеви лъча безсрамна светлина
познах женската ти същност
алегоричен илюзорен слаб
в бягството
в бръщолевенето на безсмислени остроумия
мъж който се любува на невинността
на остаряването
на фантазии за Соломонови девици
всмукван от страстта на костенурката
която винаги бяга по-бързо от Ахил
в абсурдните логики
в целувката

не мога да се наситя на разцепения ти език

Svegliata

Ho penetrato tra le tue labbra
i due raggi di sole, luce oscena
ho conosciuto la tua essenza femminile
allegorico illusorio debole
nella fuga
il parlare a vanvera le spiritosaggini insensate
un uomo che ammira l’innocenza
le fantasie per le vergini di Salomone
succhiato dalla passione della tartaruga
che corre sempre più veloce di Achile
nelle logiche assurde
nel bacio

non riesco a saziarmi della tua lingua biforcuta Continua a leggere

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