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Nur Asilah, Q Asi Hai Q – Quasi Haiku, Transeuropa, Milano, 2021 €10, Nota di lettura di Giorgio Linguaglossa, La cultura poetica italiana del novecento, primo e secondo ha mostrato un interessato disinteresse per la funzione dei poeti non allineati al sistema maggioritario, una procedura securitaria ha preso il posto del discorso critico e poeti come Ennio Flaiano, A.M. Ripellino, Emilio Villa, Maria Rosaria Madonna, Giorgia Stecher, Mario Lunetta, Anna Ventura sono stati considerati periferici e minori

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Jacopo Ricciardi, Viaggio 5 pastelli su carta 120×70 cm

Nota di lettura

Il 2 dicembre 1970, Michel Foucault tiene la lezione inaugurale per la nuova cattedra di “Storia dei sistemi di pensiero”, al Collège de France, il noto testo che verrà pubblicato con il titolo L’ordre du discours. La tesi di fondo è che «in ogni società la produzione del discorso è insieme controllata, selezionata, organizzata e ridistribuita tramite un certo numero di procedure che hanno la funzione di scongiurarne i poteri e i pericoli, di padroneggiarne l’evento aleatorio, di schivarne la pesante, temibile materialità».
Tra tali procedure vi sono quelle di esclusione, di cui l’interdetto è la più comune: non tutti possono parlare di qualsiasi cosa in ogni circostanza: per esempio sessualità, arte, politica, poesia, letteratura, economia; un altro metodo di esclusione si ha con la partizione e il rigetto: per esempio nell’opposizione tra ragione e follia. Principio di esclusione è anche l’opposizione del vero e del falso. A prima vista, la volontà di verità ha un ruolo positivo, in realtà funziona come metodo di selezione ed esclusione. In tutti i campi del sapere si hanno delle regole che separano le affermazioni che in ogni momento storico sono accettate come vere, da altre che vengono rigettate in quanto prive dei requisiti di veredizione. Queste procedure hanno il compito di controllare e delimitare il discorso dall’esterno; vi sono anche procedure attive al suo interno: in primo luogo, il principio regolatore presente in ogni comunità: un certo numero di testi (religiosi, giuridici, letterari etc.) sono meritevoli di generare dei discorsi ermeneutici; un secondo principio regolatore interno è dato dalla autorialità dell’autore; il terzo principio è quello di esclusione: Certe discipline sono avallate da un ambito di oggetti, libri, discorsi, autori considerati come valori.

Se un enunciato non si adegua questi valori viene considerato esterno alla disciplina ed espulso dalla narrazione; un terzo gruppo di procedure ha l’obiettivo di limitare il numero dei soggetti che può accedere al discorso, tra di esse Foucault indica ciò che definisce il «rituale»: chi parla deve non solo essere qualificato per farlo ma anche rispettare un ordine di ruoli, di gesti, di cerimoniali in modo da conferire al proprio discorso efficacia e consenso istituzionale e quindi ermeneutico. Hanno vigore le «società di discorso» che svolgono la funzione di avvalorare determinati enunciati e farli circolare negli spazi specifici; infine, vi è l’appropriazione sociale dei discorsi che avviene tramite il sistema universitario, scolastico ed educativo che non opera in uno spazio iperuranico ma viene tenuto sotto controllo dall’apparato politico dominante in funzione dei propri interessi mediante una logica di esclusione/inclusione. Il sistema della cultura tende a rafforzare questo apparato di enunciati con esclusione di quelli che lo mettono in discussione e ne dimidierebbero l’autorità. La storia delle idee risponde alla medesima logica degli altri ambiti, si cerca il punto della continuità narrazionale, il privilegio di un’opera, di un’epoca, di un tema, di un autore, si sceverano i significati reconditi, in tal modo si crea e si consolida una tradizione istituzionale ed ermeneutica.

La cultura poetica italiana del novecento, primo e secondo, ha operato nel modo tracciato da Foucault, ha mostrato un interessato disinteresse per la funzione dei poeti non allineati al sistema istituzionale maggioritario. Le voci non irreggimentate sono state spesso considerate periferiche e minori, e quindi espulse dalla codificazione istituzionale ed ermeneutica. Compito di un discorso critico serio è quindi quello di mettere in discussione la codificazione ermeneutica delle istituzioni chiuse, è questa la ragione che mi porta a considerare con indulgente simpatia questi quasi-haiku di Nur Asilah che rappresentano la sua opera d’esordio.

L’egemonia che la poesia del Pascoli ha esercitato sulla poesia italiana del primo e secondo Novecento e l’accademismo che ne è seguito ha avvalorato lo pseudo concetto di una poesia in chiave narrativa e sostanzialmente lirica prima e post-lirica poi. Con il primo ermetismo si istituisce un super linguaggio poetico specializzato, ad esempio una poesia come quella di Ungaretti è intuitivo-epifanica, ci si può identificare in essa come si prende parte ad un rito iniziatico, la frammentazione del metro e del verso ungarettiamo giunge ai suoi estremi limiti, oltre non era più possibile andare. Nel dopo guerra le cose cambiano, cambia l’ordine del discorso vigente nel senso che viene cooptato a quello fino allora maggioritario un altro discorso letterario che fino a quel momento era rimasto alternativo: e si ha la cooptazione per inclusione. Il Gruppo 63, lo sperimentalismo del significante di Zanzotto e la sopravvenuta poesia lombarda, hanno costruito un ordine di discorso che intendeva derubricare ogni altro diverso discorso poetico, con la conseguenza che poeti come Ripellino che privilegiava l’immagine e la metafora, o poeti diversi come Emilio Villa ed Ennio Flaiano che impiegava una poesia fondata sul riuso di citazioni anche del mondo pubblicitario, sono stati esclusi dal novero del sistema maggioritario.

Il risultato è stato che la poesia italiana, dopo Zanzotto, si avvierà per un sentiero epigonico di matrice unilineare di derivazione pascoliana. Espunte la metafora e l’immagine dalla testualità la poesia italiana del secondo novecento resterà e resisterà sì su un pedale basso, ma oblitererà il pluristilismo e il multilinguismo per optare per la narrabilità, la cantabilità e la comunicazione di un presunto messaggio in bottiglia o in vitro che dir si voglia. La susseguente ricerca della «comunicabilità» e della «narratività» a tutti i costi renderà un pessimo servizio alla poesia italiana del secondo Novecento. La lacuna che appare oggi vistosa, ci pone degli interrogativi, mi chiedo se la poesia italiana sia oggi in grado di formulare una diagnosi critica di questo quadro problematico fisiologicamente «patologico»; la risposta non può che essere negativa: la koiné poetica maggioritaria ha adottato una procedura securitaria, ha adottato da almeno cinque decenni un concetto narrativo e unilineare del discorso poetico, una koiné poetica di tipo derivativo e posiziocentrico. La poesia italiana, a parte eccezioni di pregio che pur ci sono state (Ennio Flaiano, A.M. Ripellino, Emilio Villa, Maria Rosaria Madonna, Giorgia Stecher, Mario Lunetta, Anna Ventura), conserverà una matrice stilistica monotonale e monogamica, non riuscirà ad infrangere il modello maggioritario: una posizione di poetica diventata con il tempo una forzosa petizione di poetica. Sia chiaro che il compito di un critico non è quello di ridire quello che il poeta ha scritto, ma illuminare il sotto testo, la cornice del testo, ciò che il testo sottintende, il non detto che pure è presente in ciò che è scritto, anche se in forma di non-detto.

«Nur Asilah – con le sue parole – è di origine maghrebina, oramai da sempre in Italia, ama credersi di nazionalità mediterranea quando non terrestre. Ha svolto numerosi lavori manuali dall’imbianchino al fabbro, dall’autista al muratore passando per il metalmeccanico».
È chiaro che un autore non letterato non sappia nulla di tutte queste complicazioni e scrive senza preamboli e senza corto circuiti ideologici, senza petizioni di poetica, il che comporta un certo indebolimento quando i suoi «quasi-haiku» ripercorrono in modo inconscio usurati stilemi e topoi letterari epigonici, ma a volte l’autore quando si libera delle convenzioni di scrittura riesce a trovare delle soluzioni linguistiche efficaci in modo, oserei dire, naturale. E noi non possiamo che augurargli buon lavoro prossimo venturo, a patto che dismetta le convenzioni letterarie che hanno ingolfato anche la scrittura di un autore non particolarmente versato nella retorica degli equilibrismi del mondo poetico.

(Giorgio Linguaglossa)

Nur Asilah,  Q Asi Hai Q – Quasi Haiku

Mi hanno strappato sette denti.
Quelli sopra. Quelli vicini al cielo.
Quelli che usavo per sorridere.

*

Lascio orme su questa spiaggia.
Sabbia della mia clessidra.
Che il vento si levi.
Di nuovo il deserto disponga.

*

Le farfalle o sono fiori volanti
o i fiori
sono farfalle posate. Continua a leggere

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Luigi Celi HAIKU OCCIDENTALI – inediti con un Commento di Giorgio Linguaglossa

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L’empereur_Minghuang_regardant_Li_Bai

Luigi Celi è nato in Sicilia, in provincia di Messina, ha insegnato per trent’anni nelle scuole superiori di Roma. Esordisce con un romanzo in prosa poetica L’Uno e il suo doppio, e un breve saggio filosofico/letterario, La Poetica Notte, per le edizioni Bulzoni (Roma, 1997). Pubblica diversi libri di poesia: Il Centro della Rosa, Scettro del Re, Roma, 2000; I versi dell’Azzurro Scavato Campanotto, Udine, 2003; Il Doppio Sguardo Lepisma, Roma, 2007; Haiku a Passi di Danza (Universitalia, 2007, Roma); Poetic Dialogue with T. S. Eliot’s Four Quartets, con traduzione inglese di Anamaria Crowe Serrano (Gradiva Publications, Stony Brook, New York, 2012. Quest’ultimo testo, già tradotto in francese da Philippe Demeron, è in pubblicazione a Parigi. Per la sua opera poetica ha avuto riconoscimenti, premi e menzioni.

Sue poesie edite e inedite e suoi testi di critica si trovano su Poiesis, Polimnia, Studium, Gradiva, Hebenon, Capoverso, I Fiori del Male, Pagine di Zone, Regione oggi, Le reti di Dedalus ( rivista on line). Ha in pubblicazione nel mese di febbraio 2014 un saggio filosofico-letterario su Kikuo Takano per l’Istituto Bibliografico Italiano di Musicologia.

Giulia Perroni con Luigi Celi

Giulia Perroni con Luigi Celi

Presente in numerose antologie, tra gli studi critici a lui dedicati ricordiamo: Cesare Milanese su Il Centro della Rosa, nel 2000; Sandro Montalto, sulla rivista internazionale di letteratura Hebenon, nel 2000; Giorgio Linguaglossa, su Appunti Critici, La poesia italiana del Tardo Novecento tra conformismi e nuove proposte Scettro del Re, 2002; La nuova poesia modernista italiana Edilet, 2010; Dante Maffia in Poeti italiani verso il nuovo millennio, Scettro del Re, 2002; Donato Di Stasi su Il Doppio Sguardo, nel 2007; Plinio Perilli, per Poetic Dialogue. Hanno scritto di lui tra gli altri: Domenico Alvino, Lea Canducci, Antonio Coppola, Philippe Démeron, Luigi Fontanella, Piera Mattei, Roberto Pagan, Gino Rago, Arnaldo Zambardi. Con Giulia Perroni ha creato il Circolo Culturale Aleph, in Trastevere, dove svolge attività di organizzatore e di relatore dal 2000 in incontri letterari, dibattiti, conferenze, mostre di pittura, esposizioni fotografiche, attività teatrali. Ha organizzato incontri culturali al Campidoglio, un Convegno su Moravia, e alla Biblioteca Vallicelliana di Roma.

cinese donna con gonnaCommento di Giorgio Linguaglossa

È nota la problematica tra il pieno ed il vuoto trattata da Lacan, il quale fu influenzato dalla teorizzazione di François Cheng. Nel suo studio “Il vuoto e il pieno” il poeta e critico cinese si sofferma sul concetto di vuoto «all’interno di un sistema binario Yin/Yang, per il quale il Vuoto costituisce il terzo termine Tao, che in cinese significa contemporaneamente separazione, trasformazione e unità». In questo solco di pensiero, Lacan recupera il concetto di Tao, che in cinese significa «la via» e il «parlare», la voie e la voix.

Secondo il Tao, prima dell’Uno c’è il Vuoto supremo, il Soffio primordiale, e soltanto successivamente si generano lo Yin e lo Yang, che interagiscono tra loro grazie a un Vuoto mediano. Il Vuoto, quindi, è ciò che insieme lega e separa ed è solo grazie ad esso, sul suo sfondo, che il «soggetto» può apparire. Un tipico esempio di ciò è evidente nelle opere di Shitao, pittore cinese del XVII secolo. Lacan sottolinea che l’Unico Tratto di Pennello, il tratto di cui parla Shitao rappresenta un taglio, un’incisione. In un articolo del 1971 intitolato “Lituraterra” Lacan discetta sul fatto che la lettera è ciò che urta la catena significante, generando la scrittura, la quale, a sua volta è la principale via verso la personalizzazione. La lettera incide il soggetto lasciando delle impronte irripetibili, delle tracce. Queste tracce, così come il tratto di pennello di Shitao, connettono il vuoto e il pieno, in quanto rappresentano la forza della singolarità che si staglia, che urta contro l’universalità della catena significante. La vita del «soggetto» pulsa nel momento in cui esso di scorre come non-Tutto, come buco, come resto, come vuoto all’interno di un pieno. Gli haiku di Luigi Celi ci mostrano appunto l’istante di tempo nel quale accade il satori, in termini occidentali, la sospensione della temporalità, ovvero, la visione, che deriva dalla diretta osservazione delle cose. È il vuoto, il nihil originario che crea la possibilità della soggettivazione. È proprio il fatto di essere una manque-à- être, un objet petit a, a rendere il soggetto desiderante, ad aprirlo verso la possibilità della visione e della sospensione del tempo proprio della visione. La visione negli haiku di Luigi Celi prende forma dallo sfondo del vuoto che fa da fondale alla visione stessa. È una vera e propria esemplificazione di quella che in termini moderni può essere definita estetica del vuoto; è propriamente essa che qui ha luogo, e non è un caso che sia stato proprio Luigi Celi, uno studioso della poesia di Kikuo Takano e della filosofia orientale a scrivere questi mirabili haiku, con una sensibilità tutta occidentale per il «contrasto» presente tra le cose all’interno delle singole visioni. Celi fa in modo che il contrasto accada, di conseguenza il «soggetto» si ritira, si nasconde dietro la visione.

cinese drago Si racconta che nei tempi antichi, in Cina, quando arrivava un'eclissi di sole, si usasse battere i tamburi per cacciar via il dragone che si stava ...

cinese drago Si racconta che nei tempi antichi, in Cina, quando arrivava un’eclissi di sole, si usasse battere i tamburi per cacciar via il dragone che si stava …

tre ballerine
in vampe di rubini
fuoco d’estate
*
la ballerina
le ali alle caviglie
farfalla gialla
*
sensuose danze
in margini d’azzurro
il sole a picco
*
lievi ragazze
in sinfonia di verde
foglie screziate
*
liete un po’ pazze
su tremulo fogliame
guizzano in danze
*
foglia di tiglio
rigoglio di lusinga
cupida voglia
*
la nuda foglia
dall’occhio concupita
sentiva caldo
*
da rami alati
si librano su note
piume d’uccello
*
raggio caduto
sull’abito succinto
l’ombra del sole
*
dolce era il fico
famelico s’incurva
becco d’uccello
*
uva matura
la terra sa di miele
l’erba di mosto
*
livido tango
languore di ragazza
coppia d’ebbrezza

*
languide danze
bagnate anche un po’ pazze
s’innalza il pino
*
ballano mute
in forme indefinite
anime nude

ideogramma cinese Bellezza

ideogramma cinese per Bellezza

stanno sul palco
baccanti redivive
e non lo sanno
*
per la più bella
il verso si fa luce
in poche righe
*
s’inarca in danza
sul palco della luna
un raggio ombroso
*
sulle azalee
il sole si riposa
mute formiche
*

selvosi colli
il mosto è quasi vino
febbrile il canto
*
le ballerine
le nubi sotto i piedi
ali nell’alba

ideogramma cinese Poetry

ideogramma cinese Poetry

il lieve piede
sul palco non si posa
l’aria lo sposa
*
nude le gambe
l’origano profuma
rorida luna
*
tele d’autunno
intessono le danze
fili di ragno
*
danza di fuoco
in corpo di passione
buio s’accende
*

fino al mattino
la luna nella vasca
danzano pesci
*
farfalle gialle
in punta di volare
ridda nell’aria
*
mimési in alto
e l’alba dona un volto
a un sole umano
*
non ti ingannare
non bastano le danze
per farti amare
*
pioggia d’umori
danzano sopra il palco
bagnate pazze
*
un raggio d’alba
affonda tra le zolle
è duro il leccio
*

luna smarrita
tremula tenue luce
gerani d’ombra
*

ideogramma cinese della parola Te'

ideogramma cinese della parola Tè

fuoco s’impiglia
ardono gridi e gigli
giardino in fumo
*
i seni al vento
melissa e citronella
giugno profuma
*
tamburi a ritmo
fiore d’anturio rosso
danzano avvinti
*
sirene in danza
tra liete spume d’onde
mostrano i seni
*
luna d’estate
il caldo la denuda
noi non guardiamo
*

danza il vigneto
il corpo sa di mosto
tosto si sfrena
*
salice piange
il tronco e i rami freddi
non c’è l’amore
*

ideogramma cinese nomi vari

ideogramma cinese nomi vari

mi turba molto
la danza non si placa
rotto ogni accordo
*
la vita in arte
un modo d’inventarsi
un’altra vita
*
la melagrana
ha succo di passione
smania di rosso
*
gaie pupille
scrutano senza sosta
fremito d’api
*

stella vampira
il latte sugge all’alba
il sangue a sera
*
gerani in fiamme
a spasmi di natura
senza ritegno
*
taglia la notte
la falce della luna
apre alla luce
*
ha la farfalla
l’incendio sulle ali
arde i ciliegi
*
fior di narciso
si specchia in una fonte
muore nell’acqua
*

goccia di pioggia
affonda blu nel mare
non sa nuotare
*
dorme la luna
sul seno d’una donna
è selva oscura
*
ride la brezza
su un pube di ragazza
e si trastulla
*
non danza stanco
il corpo che s’adagia
nepeta verde
*
freme in giardino
il bianco gelsomino
il corpo è nudo
*
le ballerine
sospese in un sol passo
corona al mimo

donna con ventaglio

donna con ventaglio

non dirmi nulla
dei mandorli fioriti
preme l’asfalto
*
morbido raggio
affonda tra le ghiande
d’un duro leccio
*
i seni al vento
accendono sul palco
occhi di fiamma
*
luna d’autunno
tra l’ali si denuda
dei passerotti
*
occhi sgranati
scrutano senza sosta
api frementi
*
le ballerine
calpestano viole
e corpi nudi
*

fruscii di danze
nel vuoto di conchiglie
memoria arcana
*
baciata in bocca
la maschera di carta
sembra animarsi
*
olio d’amore
scivola dal suo seno
aperto grembo
*
come una chiave
la mano dell’amore
schiude il suo cuore
*
bevendo vino
ballano le baccanti
senza alcun velo
*

ciò che sovrasta
è anche il sottostante
gioco di specchi
*
un terremoto
ci ignora totalmente
è deprimente

paesaggio

paesaggio

un’incertezza
sovrasta l’esistenza
nulla s’arresta
*
gioco di neve
da un seno di tepore
un bimbo snida
*
il blu del mare
assembla tra le spume
refoli e vele
*
grandine estiva
precipita nel seno
di nudi gigli
*
non ho parole
se a garrule viole
manca l’odore
*
tra i gelsomini
l’aria che si respira
sa di liquore
*
ogni mattina
in me devo salvare
Abele il mite
*
nell’uomo il dio
alata una presenza
oltre l’assenza
*

la storia avanza
ha nome di progresso
anche il suo inverso
*
un doppio passo
ma tremano le gambe
se t’innamori
*
fotografare
il vuoto delle cose
piena è la luce
*

drago cinese

drago cinese

è nel silenzio
il misterioso suono
il più profondo
*
è nel profondo
la misteriosa voce
quasi silente
*
cose mortali
evocano nel profondo
cose immortali
*

nude di giorno
le chiare margherite
più non sfogliare
*
farfalla sogna
il bozzolo setoso
il suo groviglio
*
semi di canti
in vulve di natura
turgidi versi
*
è notte fonda
il sonno si fa sogno
e mi rapisce
*
lieta farfalla
nel volo ha liberato
l’antico sogno

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