La poesia è sempre giovane, di Alfonso Berardinelli, colloquio con Andrea Cortellessa, Giorgio Manacorda e Emanuele Trevi su una Antologia di poesie prive dei nomi degli autori. Poesie usa e getta di Francesco Sainato, Realismo Terminale

(video del 18 aprile, 2017) Leggere una poesia dopo la cancellatura della firma dell’autore. Una Antologia di poesie prive della indicazione dei nomi degli autori. L’attualità di una Antologia delle migliori e delle peggiori poesie uscite nell’anno precedente senza indicare i nomi degli autori è un atto critico demistificatore?, o provocatore?, si tratta di mistificazione o di provocazione?. Berardinelli chiede: Proviamo a leggere le poesie nascondendo il nome dell’autore: avrebbe lo stesso significato per noi che se sapessimo il nome dell’autore? Parlare dell’«esperienza estetica della poesia» (come dice Emanuele Trevi), è una mistificazione o una provocazione?, si è influenzati sapendo che quella poesia è stata scritta da un certo autore piuttosto che da un altro?. Ascoltate le risposte di Alfonso Berardinelli, ne vale la pena. Berardinelli:
«Non c’è nessuna persona in grado di leggere per tre volte una poesia. Si adora un idolo vuoto, il feticcio della poesia. Chiedo se riuscite a formulare un pensiero, se non proprio a dire, mah, buono, pessimo, migliore del testo precedente… Io credo nelle poesie che mi convincono di crederci… ti interessa la pasta e fagioli o il cuoco che ha cucinato la pasta e fagioli? È un’epoca di firme… Conta la firma dell’autore più che le cose scritte… E allora, qual è la situazione della poesia contemporanea?… Una  «vecchia volpe dello sperimentalismo» (Cesare Viviani)  ha scritto: “È passata la vita e non ce ne siamo accorti”, una banalità… Gabriele Frasca costruisce dei blocchetti di versi insensati, è un impostore, uno che fa finta di essere un poeta, fa finta di esserlo… Milo De Angelis è un adolescente che è rimasto adolescente… Giuseppe Conte scrive delle poesie per lodare il mare, però Conte nel suo ridicolo e retorico è interessante, Frasca non è nemmeno interessante… sono poeti che non meritano di essere presi in seria considerazione… Ci appassioniamo al senso, poi la bellezza non ci basta più… l’idea fissa di Giorgio Manacorda: la poesia non ha a che fare con la bellezza, è naturale, l’arte è espressione, soprattutto quella moderna… i greci avevano una visione metafisica, faceva parte della loro cultura, noi non ce l’abbiamo, a noi basta il senso… ci sono dei quadri della pittura moderna che sono di una bruttezza assoluta, a cominciare dal “Grido” di Munch, però hanno senso, e noi ci siamo appassionati al senso, troviamo bello ciò che contiene molto senso, quale sia questo senso lo decidiamo di volta in volta, quindi da qui nasce l’iper ermeneutica interpretativa che noi dobbiamo aggiungere alla produzione estetica moderna, c’è una sovra produzione interpretativa proprio perché il senso è più importante, la bellezza ammutolisce, il senso rende eloquenti perché ti costringe a dire che senso è… l’importanza di certi testi deriva dal senso non dalla loro bellezza»

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Il Realismo Terminale e la mia raccolta “poesie usa e getta”

Il Realismo Terminale è il movimento poetico fondato da Guido Oldani nel 2010 ed ufficializzato nel 2014 grazie alla pubblicazione del Manifesto breve del Realismo terminale presentato presso il Salone del libro di Torino e firmato da Guido Oldani, Giuseppe Langella e Elena Salibra.

Si tratta del fenomeno letterario più interessante ed innovativo di questi anni 2000 in quanto ne rappresenta i cambiamenti fondamentali, “capace di agitare le acque stagnanti della palude post novecentesca” (cit. Giuseppe Langella), che ha trovato interlocutori anche in altri campi: artistico, musicale e performativo. Esso si trova all’interno dei manuali di letteratura contemporanea ed è ormai materia di studio tanto nei licei quanto nelle università.

Il Realismo Terminale si serve di uno strumento retorico sorprendentemente innovativo, la «similitudine rovesciata», attraverso la quale il poeta paragona la natura agli oggetti (e non più viceversa). Questo perché, non solo gli oggetti occupano ormai tutto il nostro spazio vitale, ma anche perché sono diventati indispensabili. Guido Oldani, con incredibile lungimiranza, già nel 2010 parlava di “pandemia abitativa”: l’essere umano si ammassa sempre di più in giganteschi centri abitati, dimenticandosi pian piano della natura che va via via scomparendo per lasciare spazio appunto all’artifizio umano, vero protagonista di quell’accatastamento che il Realismo Terminale racconta.

Nel gennaio 2021 ho cominciato ad avvicinarmi al Realismo Terminale grazie all’amico poeta Igor Costanzo mediante il quale ho avuto l’onore di conoscerne il padre, Guido Oldani. Così sono entrato a far parte di questo movimento e ho iniziato a produrre una serie di testi poetici che in questa raccolta sono presentati in ordine cronologico. I temi trattati vertono prevalentemente sulla poesia civile, ma non mancano riferimenti alla mia vita personale. Ho voluto soffermarmi inoltre su fenomeni sfuggenti e intergenerazionali come quelli che coinvolgono i giovani d’oggi, soprattutto in relazione alle nuove tecnologie (web, social, ecc…), affidandomi alla poesia in quanto la considero lo strumento più adatto per l’indagine di essi e non ho intenzione di arrendermi al retorico anacronismo del Novecento.

(Francesco Sainato)

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Francesco Sainato è nato a Brescia nel 1986. Dopo avere prestato servizio presso l’Università Cattolica di Brescia, si è laureato nella stessa in Lingue, letterature e culture straniere nel 2016. Attualmente insegna a Brescia. ha pubblicato nel 2016 Cambio verso (intima mente). Da gennaio 2021 fa parte del Realismo Terminale, contribuendo alla pubblicazione di Nascondere NagasakiHacker pentiti contro i Realisti TerminaliLo sgabello degli angeliCarnevale dei piedi, maschere e mascherine e Il gommone forato.
[Francesco Sainato e Guido Oldani]

da Poesie usa e getta di Francesco Sainato

1. la marmellata

esseri umani, tutti quanti come
fichi appassiti appesi a rami
secchi, precari ma spesso saldi.
quanti ne ho visti cadere,
quanti resistenti resistere
circondati da vespe rapaci:
si salvano solo i salaci.
ma a che serve, dico io
faticare in questa vita,
se il destino ci conserva
fino all’ultima fermata
e poi siamo marmellata?

(7 novembre 2020)

2. la ceralacca

la bocca troppo asciutta,
aride le labbra dimentiche
dei baci e di quei morsi.
poi m’accorsi tutt’un tratto
d’esser figlio del momento
in cui tutto il mio mondo
di carta è come una busta
chiusa per sempre dopo il tuo saluto.
il tuo ultimo bacio
m’ha lasciato sulla bocca
l’eternità di un sigillo
come fosse ceralacca
che fa di quel sapore il tuo vessillo.

(20 novembre 2020)

3. boccaccio 20

vedi milletrecentoquarantotto,
sei tornato presente nel presente.
ah Giovanni, quei dieci giorni come
quarantena preventiva in fuga
da un mondo corrotto da rifondare,
riportali qui, insegnaci a narrare
la satira, il sarcasmo, l’ironia
di un orgasmo; però se ci guardi ora,
non siamo di certo come te allora
ma come la tastiera dello smartphone:
corregge in automatico gli errori
della vita giorno per giorno senza
capire che conta solo l’esperienza.

(23 gennaio 2021)

5. Angelica

sei squisita se arrossisci,
quando il mio elogio per te diventa
un abito da sera eccezionale
e tu lo indossi con pudore,
la tua eleganza non è mai banale;
senza vanto mi piace tanto.
potrei farti mille lodi, eccome
ma il complimento più bello
lo farei chiamandoti per nome.

(31 gennaio 2021)

6. la crisi

e la chiamano crisi quest’assenza
di fiducia al governo degli onesti.
ci sono retori e responsabili,
sono bravi a parlare dalle piazze
ma poi si chiudono nel parlamento,
tritacarne deputato a un pasticcio
che preparano a noi inconsapevoli.
e ancora li chiamano onorevoli!
(1 febbraio 2021)

7. dopo la crisi

come un diapason vibra il presidente
nell’attesa snervante che si giunga
all’accordo perfetto tra le forze
in gioco nell’orchestra tricolore.
vibra il presidente, chissà per quanto,
e intanto toccano terra gli avvoltoi
ché la preda è stata apparecchiata.
ma la nota la si sente lontana,
qui la musica ancora è stonata.

(3 febbraio 2021)

8. l’olocausto dei fiammiferi

vivono immersi nelle loro fobie
i cercatori d’odio sulle tastiere.
chi con la svastica infanga la memoria,
chi con la falce denigra il ricordo
e sono eternamente in disaccordo
sugli orrori bestiali della storia:
fosse colme come posacenere
davanti ai cartelli “vietato fumare”.
ma non è una follia parteggiare
solo per certi caduti che sono
come fiammiferi fra due dita
scottate da una fiamma infinita?

(10 febbraio 2021)

12. la variante inglese

l’università di lingue straniere
è come un tostapane in promozione
pronto all’uso e senza garanzia.
le briciole della perfida albione
sono il pane quotidiano per la lingua
italiana molto smart all inclusive
oramai senza più troppe pretese:
siamo invasi dalla variante inglese.

(5 marzo 2021)

13. alla thyssenkrupp di torino

s’è visto un inferno di acciaio e di olio
in quel purgatorio di uomini come
candele raffinate col petrolio
sciolte in fretta da un fuoco insudiciato.
ora la cera cela la vergogna
di chi assume e assicura il personale
a un nuovo posto di lavoro e ignora
che nelle fabbriche si muore ancora.

(20 marzo 2021)

14. 21 marzo 21

i poeti d’avanguardia hanno inteso
che ogni esperienza – anche se a distanza –
è una strada di tornanti dove
i loro a capo sono curve a gomito
dentro un bosco di pini capovolti
con i coni ad indicarne la rotta:
«salite fino alla vetta fecondi,
osate e non siate dei donabbondi»
(21 marzo 2021)

15. il recovery fund

l’europa spala chili di milioni,
li getta in pasto ai draghi del momento
come la focaccia data a cerbero
per ammansire il popolo scontento.
ma qui da noi i golosi sono troppi
sono fili intricati sul traliccio
e sembrano rivelare ai passanti
che il recovery fund sarà un pasticcio.
(24 marzo 2021)

16. la domenica delle palme

gesù è entrato a gerusalemme
lemme lemme in sella a un asinello:
pare la pialla che passa sul legno
dell’asse della croce ancora intonso
e al responso – lontano sette giorni –
la gente non ci pensa ma si addensa
presso l’unto come l’olio di palma
al tempo non precluso dalla mensa.

(28 marzo 2021)

21. la clessidra

Il caos provocato dall’agenzia ARIA per la mala gestione dell’emergenza
vaccinale anti covid, ha portato l’amministrazione lombarda a sospenderne
l’incarico, intraprendendo una vera e propria lotta contro il tempo. Forse
l’arrivo del generale Figliuolo, nominato commissario straordinario per
l’attuazione e il coordinamento delle misure per contenere e contrastare
l’emergenza epidemiologica, darà una scossa a questa situazione assurda che
sta mettendo in ginocchio prima fra tutte la regione Lombardia.

la lombardia eccellenza italiana
è una grossa clessidra crepata
che ingrassa con gli scandali insabbiati
e i contagi, dopo le stragi, avanzano
come barbariche invasioni e intanto,
con la speranza che arrivi il figliuolo
prodigo non solo di consigli,
giunge l’ora di cambiare aria
prima che questa regione
diventi invece un’urna funeraria.

(2 aprile 2021)

25. sonetto terminale

Guido, i’ vorrei che tu e Igor ed io
fossimo presi per incantamento
e messi in un aereo, ch’ad ogni vento
nel cielo di lardo lodasse il trio,

sì che Stoccolma od altro loco rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, parlando di accatastamento,
di tale avanguardia crescesse ‘l disio.

E monna Tania e poi monna Izabella
con quella ch’apparir ancora stenta
con noi creassero nova cultura:

e quivi ragionar della natura
simile agli oggetti in ferramenta,
sì come i’ credo farebbe Langella.

(13 maggio 2021)

26. la felicità altrui

la felicità è un’opera d’arte
e quella degli altri è un falso
d’autore in svendita all’asta:
adesso basta! la vita passa
dai pixel che filtrano un bacio,
un fiore, una pizza, un cane,
mentre brucio dimenticato
come un carré nel tostapane.

(16 maggio 2021)

30. il boomerang

gli altri fingono sincero interesse:
frasi fatte da baci perugina
svolazzano vuote nel mio mondo
come un boomerang di sola andata
che torna solo per colpirmi da dietro
mentre mi volto a pensare al passato
sbriciolato in mille pezzi di vetro.

(5 luglio 2021)

35. la bancarotta

l’essere umano ha smesso di pensare,
il sogno nel cassetto lo ha lasciato
con la muffa dentro lo scantinato,
la polvere vi si accatasta in strati
coprendo così la vera natura
che giace nascosta ai bimbi cresciuti:
come un salvadanaio in terracotta
il mondo, frantumato in mille pezzi,
speriamo non dichiari bancarotta.

(27 agosto 2021)

39. La fine dell’estate

La fine dell’estate porta con sé
un senso malinconico, un non so che,
quasi come un nastro trasportatore
che gira all’infinito mentre aspetto
il mio bagaglio come Didi con Godot
insieme a sconosciuti stretto stretto
e penso che l’attesa valga la pena:
il dolce viene sempre dopo cena.

(19 settembre 2021)

20 commenti

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20 risposte a “La poesia è sempre giovane, di Alfonso Berardinelli, colloquio con Andrea Cortellessa, Giorgio Manacorda e Emanuele Trevi su una Antologia di poesie prive dei nomi degli autori. Poesie usa e getta di Francesco Sainato, Realismo Terminale

  1. Jacopo Ricciardi

    Allora, la corbelleria di dire che il grido di Munch è un brutto quadro non è un buon punto di partenza. Perché? Perché è un quadro eccellente. Perché? Perché la pittura di Munch assai sciolta scava dietro di sé e non si ricopre, non si imbelletta, poi la linea di Munch, proprio per questo motivo di alleggerimento della materia è fluida e scorre ed è raccordo di diversi particolari, e la mente viaggia compagna delle linee di Munch in una condizione fisicamente psichica, piuttosto che contemplativa. E per questo Munch è sommamente bello, per l’esperienza che procura.
    Poi l’antologia è un esperimento volto a dimostrare quanta povertà ci sia nella poesia italiana contemporanea, poiché è indifferente leggere il nome dell’autore di un opera di genio, anzi aggiunge, e dimostra quanto Berardinelli, mi permetto, navighi lui senza appigli in una deriva che sbanda da una sponda all’altra, altrimenti non si attarderebbe in questi esercizi ma approfondirebbe qualche autore contemporaneo, anche molto più giovane di lui, ce ne sarà pure qualcuno.
    Poi Oldani e le poesie presentate: mi appare simile a un un gioco di società, per la poca energia richiesta che in effetti non sposta il paradigma, come si usa dire su questo sito, e più coraggio rivoluzionario è ciò che dovrebbe abitare l’animo dell’artista o il poeta di domani. Le poesie mi risultano, a mio solo giudizio, riuscite nel loro obbiettivo ma noiosette. Poi esse trattano l”oggetto’, questione carissima alla Poetry Kitchen, ma evidentemente in modo meno eversivo, quindi il loro utilizzo qui sta ad indicare un’evoluzione già compiuta nella PK, e non so quanto giovi al poeta o a Oldani stesso, ma anche al discorso, se non per dire che la direzione della poesia post 2000 sembrerebbe proprio quella al cui apice già si trova la PK.

    Ho dato qui una risposta di pancia; guarderò il video in seguito.

  2. caro Jacopo Ricciardi,

    https://lombradelleparole.wordpress.com/2019/05/26/dalla-ontologia-negativa-di-heidegger-alla-ontologia-positiva-del-linguaggio-poetico-e-del-pensiero-filosofico-di-massimo-dona-poesie-di-giuseppe-gallo-francesco-paolo-intini-bartolo-cattafi-nota/comment-page-1/#comment-57307

    penso con te e con molti altri poeti che ci seguono che oggi il miglior modo per fare poiesis, fare arti figurative, romanzi e quant’altro, sia darsi una piattaforma categoriale entro la quale costruire la nuova poiesis. Imboccare con decisione questa direzione di ricerca che preveda il distico, il polittico, la dislocazione del soggetto e dell’oggetto, l’interferenza, l’entanglement, la sovrapposizione dei tempi e degli spazi, la peritropè, l’estraneazione, la disfania, la diafania, l’atopismo, l’ultroneo… il mondo è diventato ultroneo, non sa che farsene della poesia posiziocentrica e apologetica del soggetto plenipotenziario. Quei tropi che ho nominato sono indispensabili per la nuova poesia, quello che occorre è costruire una «nuova poesia» che risulti strabiliante, fuorviante, imprendibile, imprevedibile… le categorie sono diventate instabili ed aleatorie, ed è bene che lo siano.. altrimenti si rischia di continuare a fare la poesia epigonica e posiziocentrica degli ultimi decenni…

    (…)

    «Sopravvivere a un attacco di scafandri e radioonde.» (Francesco Paolo Intini)

    Chiedersi che cosa significhi una verso siffatto è come quella bambina che nel museo di Picasso a Barcellona, di fronte a un quadro di una signora con un occhio sopra e uno sotto il mento e il naso al posto delle orecchie etc. di Picasso, si chiedeva: «mamma ma l’autore del quadro è diventato pazzo?».
    È esattamente così. Porsi davanti ad una poesia della nuova ontologia estetica ricercandone un senso e un significato già noto e consolidato, equivale a porsi davanti ad un quadro di Picasso ricercando in esso la sintassi pittorica di Tiziano o di Rembrandt o di Vermeer. Nei versi di Francesco Paolo Intini, o in quelli della poesia kitcheni non c’è nulla che possa rimandare alla poesia della tradizione: di un Pasolini, di un Fortini e anche di un Sanguineti, è cambiato il «modo», oltre che il mondo, cioè il linguaggio. E questo nuovo linguaggio richiede nuove categorie di pensiero, richiede un nuovo «modus».

    Può sembrare una annotazione minimal, laterale… avevo letto quella definizione di «ontologia negativa di Heidegger, “l’essere è ciò che non si dice”» almeno 25 anni fa. E non ero riuscito a capire tutta la novità rivoluzionaria che conteneva. Poi, leggendo alcuni filosofi di oggi e, in particolare, L’aporia del fondamento (2009) di Massimo Donà, mi sono reso conto che la scoperta di essere giunti ad una ontologia positiva ha conseguenze rivoluzionarie anche sui linguaggi artistici. È stato come un fulmine. Ho ripensato ai miei tentativi poetici di questi ultimi 35 anni, e tutto mi si è fatto chiaro: la ricerca di un nuovo modo di espressione, che sia sul piano delle arti figurative, musicale e letterario, non può non poggiare su questo punctum fermissimum: l’ontologia positiva.

  3. Il problema è nel linguaggio, nella forma del suo apparire. Che cosa significa l‘apparire del linguaggio? Significa questo: che il suo apparire è la relazione significante nel suo sorgere. E nient’altro.
    Il linguaggio poetico sarebbe dunque questo apparire della relazione significante nel suo sorgere. Ma la relazione significante che si istituisce nel linguaggio poetico obbedisce alla legge della infrazione e della effrazione del noto, cioè del rapporto già significato, e quindi del significato non più significante.
    La NOE ha vivissima questa consapevolezza di questo plesso problematico.
    Lasciamo la parola al filosofo Massimo Donà:

    «La proprietà relazionante appare come quel certo ente nel suo originario farsi, per la sua stessa determinatezza, presenza di un altro (il suo referente). Valendo essa medesima, appunto, come l‘esser sé e l’esser un certo altro da sé da parte di un ente non destinato a perdersi nell’altro da esso stesso reso manifesto (di cui esso è appunto ‘apparire – o, che è lo stesso, che appare “per esso”). In quanto, se esso non apparisse (perdendosi appunto nel suo ‘significato’ – al modo dell’apparire tematizzato da Heidegger) non si darebbe relazione alcuna.

    La relazione appare dunque solo nel relazionarsi reciproco di due determinazioni esse stesse innanzitutto apparenti (anzi, la relazione, in senso proprio, non è altro che l’apparire – in questo caso determinantesi nella forma di una indicatività unirezionale- di due determinazioni).

    La relazione linguistica (forma determinata dell’apparire) appare quindi come lo stesso farsi due dell’uno; della determinazione di volta in volta manifesta (il farsi due tanto del significante che del significato).
    Il significante appare ed è apparire del significato, ma viene fatto apparire esso medesimo, in quanto apparire del significato, dal significato – che è quindi a sua volta apparire del significante (che appare, appunto, in quanto fatto apparire da quest’ultimo).
    Ma così, a disegnarsi, è appunto la forma universale dell’apparire. Per cui, davvero, il linguaggio non può essere assolutamente inteso come una tra le determinazioni che appaiono – ma piuttosto come lo stesso apparire di tutto ciò che appare. E dunque, davvero – ma solo in questo preciso senso -, nulla appare se non “per il linguaggio”.
    È per il linguaggio che le cose appaiono come “significati”…».1

    1 M. Donà, op. cit. p. 562

  4. milaure colasson

    Il grido di Munch non si pone il problema estetico del bello e del brutto, rientra nella ontologia negativa di Heidegger, irrompe con la sua forza e va oltre il linguaggio (“ciò che non si dice”), l’urlo appartiene dunque alla ontologia negativa del primo novecento.

  5. RAFFAELE CICCARONE

    Finalmente una buona nuova per gli scriventi poesia e/o sedicenti poeti. La poesia sta abbandonando i salotti e/o cenacoli fumosi, asfittici, lamento dell’Io, dell’elegiaco, del lirico e sta entrando in cucina. Ambiente nuovo più consono alla libera poesia.

    Mixer

    Dal dirupo, il profumo delle zagare nel bisogno di una presa d’aria
    l’anidride carbonica necessita di un alibi, Sherlock Holmes disinganna.

    Nella caccia al limone, passati gli archi, i portici colorati con
    i neon di Dan Flavin, dunque, ti prude il naso? Dice Mrs. K.

    Si, sempre sulla Settima di Beethoven, un buco nero che accende i contorni
    quando guarda l’Etna tra le colate laviche! – dice Mr. k.

    nel monitoraggio degli algoritmi, i rami verdi cedono nettare
    ultimo ritrovato della cesoia pota e ammira.

    Il caffellatte nel frigo diventa ruvido, non ci resta che spalmarlo
    sulla fetta illustrata – dice Mr. K.

    Raffaele Ciccarone

  6. antonio sagredo

    l’urlo è la caratteristica principale dei futuristi
    senza l’urlo non esiste il futurismo
    il rumorismo è umorismo
    e dopo l’urlo c’è la terra desolata
    e dopo questa di nuovo l’urlo
    e poi di nuovo la terra desolata
    e…

  7. La poesia nasce quando il linguaggio fa festa
    il linguaggio della poetry kitchen sorge quando il linguaggio di Heidegger muore
    volendo dire che il linguaggio della poesia
    – della nuova poesia –
    può sorgere soltanto con il morire del linguaggio tradizionale
    che la filosofia ha fatto suo

    Oggi soltanto una peritropè integrale e una procedura serendipica affiancati da una robusta dose di fantasmi, di icone, avatar, sosia etc. è la forma-poesia per eccellenza dei nostri tempi infetti dai virus del populismo, del sovranismo e della pandemia mentale che ha colto gli abitanti dell’Occidente. La crisi del capitalismo cognitivo è diventata crisi dell’Antropocene che accomuna Occidente ed Oriente, Nord e Sud. La crisi ormai ha assunto dimensioni planetarie. E la poesia? Penso che la poesia abbia l’obbligo di riformulare i propri parametri fideistici.

    Discorso della Montagna

    Il Presidente del Globo Terrestre alzò la cornetta del telefono
    Urlò:
    «Il misuratore dei bidet è andato a prendersi un caffè, ha attaccato un cartello alla vetrina del negozio di ortofrutticolo con su scritto:
    “Torno subito”»
    E continuò con questi frangenti:

    «Non dimenticate di prendere un’aspirina, la sera, e una di Lexotan la mattina dopo i pasti, vi toglie il mal di stomaco
    È vietato fornicare con la vicina di ombrellone
    Ai nani è vietato indossare gli shorts
    È vietato pomiciare con un LGBT
    È vietato chiudere i rubinetti del gas prima di uscire
    È vietato chiudere i flow cash dei bancomat
    È consentito indossare la canottiera solo d’inverno
    Non è permesso immergere i savoiardi nel caffelatte
    Non dimenticate di assumere il prolettico dopo pranzo
    La penicillina è diventata astemia
    La majonese è una combriccola milanese
    L’alopecia è una torta Sacher con la Lichtung al centro
    Il poliptoto è il nome scientifico della medusa mediterranea
    Il maggiordomo Camembert ha deglutito per errore la créme caramel
    Madame Colasson usa il filo interdentale Colgate Control
    Spolverate più spesso la piramide di Cheope con lo spazzolino da denti e poi lucidatela con il lucido da scarpe Nigget
    Non fidatevi del Mago Woland, è un malmostoso fideiussore, dichiara che ogni evento ha il suo contrario ope legis e che il periplo è analogo al peplo

    Il contrattempo è in allestimento
    Il contraddittorio è in allestimento
    Il collutorio contiene la clorexidina
    È in allestimento anche il futuro
    Per il passato ci incontreremo domani

    Il Parlamento ha votato la fiducia al Governo di unità nazionale
    La legge di stabilità contiene l’autorizzazione al termovalorizzatore di Roma
    Il pappagallo Totò ha detto “Buongiorno!”, nel frattempo, come si sa, Achille ha raggiunto la Tartaruga»
    Un pesce in marsina si stava lavando i denti con Pepsodent anti placca quando il misuratore dei bidet dopo aver masticato un wurstel continuò con questi frangenti:
    «Dio è diventato impotente. E questa è la migliore prova dell’esistenza dell’Essere e del Dasein, lo stigma della sua impotentia coeundi»
    Il Segretario di Stato degli Stati Uniti Antony Blinken ha dichiarato al G7:
    «We’re not going to tell the russians how to negotiate, what to negotiate and when to negotiate»,
    con una postilla significativa:
    «They’re going to set those terms for themselves»

  8. antonio sagredo

    Il Presidente del Globo Terrestre…

    cioè il poeta russo Velemir Chlebnikov
    ————————————————————————–
    Avere mai riflettuto questo:
    la Russia, che è stata sempre governata da poteri spietati e crudeli nella sua storia innanzitutto contro lo stesso popolo russo (uno dei tanti esempi è come questi tempi) e poi anche contro altri popoli…
    ha avuto poeti di prima grandezza da 220 anni?!
    Poeti che in gran parte furono fatti sparire violentemente non distinguendo più il suicidio dall’omicidio e viceversa?

  9. Scrivere intervallando rime imperfette, fa pensare che si voglia giungere all’orecchio con semplicità. Francesco Sainato vuole parlare al lettore imbianchino, al farmacista; insomma, a me pare populista.

  10. Dal minimalismo al realismo terminale (1980-2010) e alla Poetry kitchen

    La poesia del minimalismo degli anni Ottanta non sarà interessata alla riflessione sui rapporti tra la poesia e il mondo, alla riflessione sulla «funzione» poetica e, tantomeno, alla riflessione sulle prospettive della poesia nelle nuove condizioni poste dal mercato globale. I poeti della generazione del minimalismo sono tutti dei poeti «puri», alieni da ogni forma di teorizzazione e di speculazione, si dedicano alla «poesia» senza altare, con un approccio laico e scettico, consapevoli della situazione di marginalità della «poesia» nella nuova società mediatica, hanno una attenzione tutta «interna» al fatto poetico. Nessuno di questi poeti nutre interesse all’aspetto critico-militante verso la poesia del Novecento o è realmente interessato all’apertura di un dibattito critico ampio sulla funzione della poesia. In quegli anni viene, di fatto, messa a punto la tesi storiografica di una presunta «superiorità» della poesia di marca minimalista romano-lombarda rispetto alla restante poesia nazionale. Viene anche canonizzato il «piccolo canone» della linea lombarda come dato di fatto indiscusso, con tanto di ascendenze e discendenze, padri nobili ed epigoni al fine di instaurare una precisa egemonia tematica e stilistica. La poesia di Neri è sintomatica di un generale clima di «riduzionismo» del grande canone della poesia del Novecento, che vede per intenderci, la poesia del primo Montale in posizione «centrale», con a fianco la grande stagione ermetica e, a lato, le forze stilistiche delle avanguardie. Neri riduce la funzione centralistica del primo Montale (scriverà che la poesia di Montale può essere paragonata al flusso dell’acqua di un rubinetto in un fiume in piena), occupando quello spazio «centrale» rimasto vacante con una poesia tutta incentrata su un «riduzionismo» stilistico e un «mimetismo» di matrice narrativa.

    Ora, ragionando in termini logici, se è assente il messaggio risulteranno altresì assenti sia il trasmittente che il ricevente. La conseguenza di questa strategia della «disparizione» comporta l’abolizione del messaggio e, parimenti, l’abolizione di tutti quegli espedienti retorici, di tutti quegli istituti stilistici che presiedono il registro del testo letterario. Non è un caso che il discorso indiretto e la coniugazione dei verbi al riflessivo e alla terza persona, costituiscano la quasi totalità dell’infrastruttura dei testi; il discorso diretto, che per eccellenza è considerato dagli istituti retorici, quale dimostrazione di autenticità del mittente, viene invece a configurarsi come mero esercizio incidentale, come mera fraseologia intertemporale di una soggettività che si sottrae e che il testo fa di tutto per nasconderla. Grazie a questa «finzione» della «disparizione» la soggettività si è tramutata in intersoggettività, è diventata neutrale. Sarà la citazione implicita che fungerà da fonte di autenticità del testo, relegando la sostanza egolalica del soggetto poetante in un ruolo secondario e trascurabile. Il testo letterario viene così ad essere deterritorializzato (ovvero de-soggettivato e de-oggettivato) di senso e rimarrà privo di orientabilità entro le coordinate di un contesto sintattico e di significato. Non è più incentrato nel soggetto poetico, né perimetra il soggetto poetico, e quest’ultimo viene a perdere la collocazione spazio-temporale, il testo resta in sospensione in uno spazio semantico atopico e acronico. I personaggi di questi testi sono anonimi e indifferenziati: entrano nel testo in tralice, ed escono silenziosamente, come sono entrati, da un pertugio laterale della scrittura poetica.

    All’esaurirsi degli anni settanta del novecento entriamo in quel clima di scetticismo e «riduzionistico» che ha avallato e favorito l’affermarsi del minimalismo, dove al riduzionismo delle tematiche corrispondeva un riduzionismo stilistico e allo scetticismo gnoseologico corrispondeva un rigetto, una neutralità verso il pensiero estetico del novecento e una neutralità verso i contenuti stilistici della tradizione. Rifiuto e neutralità verso ogni ipotesi di «poetica», considerata con sospetto dopo il diluvio di teorizzazioni del post-sperimentalismo della generazione ante ‘68.

    Indubbiamente, il realismo terminale che ha il suo anno di fondazione nel 2010 prende atto dell’esaurimento della poiesis mimetica. Oggi, nel 2022, le priorità della poesia italiana sono cambiate, dinanzi alla aggravarsi della crisi della forma-poesia e dell’assetto globale e glocale degli equilibri delle superpotenze globali e glocali, oggi penso che la diffusione a macchia d’olio della narratività nella poesia odierna sia un riflesso in negativo di quella crisi, oggi, penso si riproponga, anzi, sia diventata attuale, l’esigenza di una uscita di sicurezza dalla narratività diffusa che, così come si è solidificata in Italia, sembra aver esaurita la sua forza propulsiva, e questa uscita di sicurezza, questa porta stretta è senz’altro da individuare nella nuova ontologia estetica e nella poetry kitchen.

  11. La poesia non è sempre giovane, la giovane prima o poi invecchia e muore, occorre rivitalizzarla, scuoterla. Montale ha scritto che «un verso che sia anche prosa è il sogno di tutti i poeti moderni da Browning in poi»
    Ed è quello che ha fatto un grande poeta europeo che l’ha saputa scuotere: Michal Ajvaz nella traduzione di Antonio Parente.
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2015/06/01/sei-poesie-di-michal-ajvaz-cura-e-traduzione-di-antonio-parente-da-autori-vari-da-sembra-che-qui-la-chiamassero-neve-poeti-cechi-contemporanei-hebenon-mimesis-milano-2004/

  12. Due considerazioni dopo la visione del video.
    A proposito del rapporto tra autore e testo, anzi, tra firma e testo, Doris Lessing condusse un esperimento analogo, anche se rovesciato rispetto all’esperimento dell’autore mediocre che si fece pubblicare con la firma di Borges, Lessing ingannò riviste e case editrici inviando un proprio racconto con altra firma, nessuno lo pubblicò. Firma come parte integrante del testo, quindi, come dice Derrida.
    La seconda considerazione riguarda un’altra osservazione contenuta nel video : tra gli editor è diffusa l’ideologia di una scrittura tersa e ripulita da scorie. Aggiungo, per esperienza personale, che editor e lettori delle case editrici e delle agenzie accettano solo un tipo di scrittura normalizzata, rassicurante, conformista, da compitino scolastico.

  13. Mimmo Pugliese

    E’ ACCADUTO

    Alla fine è accaduto
    il sogno ha inghiottito la tartaruga

    il basilico non ha detto niente
    neppure il fax in disuso

    Tiresia lo aveva postato
    ma tutte le forchette erano al mare

    I baffi del sole erano fatture scadute
    nidi di realtà aumentata

    La piantina del thè si stupi
    di ricordare poco dei cieli bizantini

    Erano rupi le mani
    nelle ogive dei platani

    Un risveglio fatto di sere
    era il bordo di un piatto vuoto

    Non si capiva perchè ridessero le caldaie
    qualcuno scommetteva alla corsa dei cani

    E cosi passo dopo passo
    il girino si trasformò in deltaplano

    Tutte le settimane avevano occhi bicolori
    le rendeva felici solo il suono dei clacson

    La moda del momento
    prevedeva tutti con occhiali senza lenti

    I dadi raccontavano metafore
    la gallina ha fritto l’uovo

    Da sotto bussano al silenzio in pantofole
    Niente. E’ il sogno che digerisce la tartaruga

  14. antonio sagredo

    OMAGGIO ALLA REGINA ELISABETTA II

    (da OXFORD, 2007)
    ————————————————————–

    Vedevo il Golgotha sussultare per i singulti degli strazi d’aceto…
    e la neve cadeva sul martirio, fittamente cadeva
    come la Melencolia di Dürer velando di cupi vortici i fangosi
    sentieri… sincopati i passi regali – qui, la rugosa regina
    ordinò una quinta, un palco e pure un patibolo,
    temendo la tragedia si mutasse in diabolica farsa o caricatura,
    perché anche le parole infine riflettono uno specchio
    dove le ossa sono gravide per divinare una malizia o una fattura!

    Oxford, tutta canuta e vegliarda, come la regina, suggeriva ai tre bardi
    di metter in scena la Trinità…

    perché – spiegava – nel circo tutto è possibile,
    anche l’esistenza degli dei, delle religioni come surrogati,
    dei santi… dei martiri, e angeli a ufo di tutte le taglie,
    e ancora sacerdoti: comparse-canaglie che mai svaniscono!
    – perfino la dignità libertina degli eretici, dal cilindro!
    Ma attenti ai patiboli, poeti, e ai roghi! La spada damoclea
    sia il vostro mentore, la vostra guida il tutore-carnefice
    che senza requie vi insegue, perché ogni scena sia una sindone: urlo di vela
    ricamata con cippi funerari!… e lapidi, e epitaffi non si sprechino a caso!
    Pure la teologia dovete ornare di fittizie leggi divine e immortali,
    come fosse una fanciulla pronta alla spremitura, perché la castità
    se ne infischia delle altrui sofferenze, e non teme i miracoli
    della finzione riflessa, anche se Dio ha un Servizio di Controspionaggio!

  15. Jacopo Ricciardi

    Estemporanea e serendipica prosa:

    Clown.
    Tic tac alza la ringhiera della frangia e mostra il naso e se lo leva batuffolo impregnato ancora di mare. L’àncora scende fin dove sta un nido di libellule, marine e granitiche, accovacciate a giocare a Mahjong. Il cavallo rotea e scaraventa una brughiera. Vede cadere i birilli ovali in fondo al panorama. Una granseola incontra un astice a passeggio per il beaubourg quando lì accanto poggia “io”. A voce dice un ventoso reame di caramelle per la bambina. Lì Kafka le sussurra un nitrito lunghissimo tanto da commuoverla anni dopo. Al galoppo se ne va per le Tuillerie Maillol su una guancia bianca cerchiata di rosso. L’isola si gonfia e si sgonfia, aracnide.

    Lì Giovenale non sa che strada prendere perduto in due teste. Ci si chiede che carattere abbia sul giornale di fogli bui, tanto che si ramificano cercando segni zodiacali. In una manciata la bambina li getta sul Mahjong. Il cervo è attratto dall’accadimento, e racconta la storia recente tra Russia e Ucraina con un’onestà che stupisce la folla. Per questo il cervo sale in politica, in Francia per l’Italia.

    Due foruncoli si parlano apertamente di Zizek e Heidegger, mescolandosi a un sorriso rosso più del rosa delle labbra. Un battibecco tra nomi che danno di scherma e dietro il suono il vuoto, sonante d’acciaio per Zizek e a vuoto per Heidegger. Per la strada la Colasson sente Linguaglossa urlare per la causa di una stanchezza di frutta e verdura. In fondo al volto siedono su delle poltrone un pomodoro e una zucchina, ridendo mentre frenano giocando a un videogioco nel quale interpretano dei pirati avversari. Nelle lacrime i galeoni in tempesta e stratificazioni di notti tra cieli plumbei in strati di gravità che forzano gli alberi maestri.

    • caro Jacopo,

      la tua prosa serendipica mi sembra molto ben riuscita, hai trovato la giusta misura per il tuo respiro immaginativo e il tuo immaginario. Però il mio suggerimento è di fare sempre delle varianti: una in prosa e un’altra con dei versi e degli a-capo – per vedere quale sia la migliore soluzione.

      Ho scritto a tutti questa email proprio adesso:

      cari amiche e amici,

      allego lo schema giornaliero/mensile di quella che potrebbe essere l’Agenda 2023…
      Il progetto è da chiudere necessariamente entro il 15 ottobre come data ultimissima. Poi si deve andare in stampa.
      Ciascun Autore ha a disposizione 16 righe utili (le ultime due saranno occupate dal nome e cognome dell’autore e dal titolo dell’opera se trattasi di poesia già edita) Ho bisogno però che i testi (che non dovranno eccedere i 14 versi) arrivino allo scrivente per poter iniziare, in parallelo con l’editore, la impaginazione per tempo utile.
      Si prega di dare Assicurazione di avvenuta ricezione e volontà di partecipare alla iniziativa.
      Tanti saluti a tutti
      Giorgio Linguaglossa

  16. antonio sagredo

    Franz Kafka che conosceva molto meno bene la lingua ceca e fin troppo bene la lingua tedesca è stufo di essere usato e spesso a vanvera, e come un buon giovane praghese appunt preferice frequentare i bordelli e scegliere donne giovani.
    ———————————

    Franz vide D’Annunzio a Brescia: lo ritenne molto meno interessante degli aerei, e non credeva che avesse una bassa statura… preferiva mirare le belle donne, ma D’Annunzio sapeva mirare parecchio meglio di Franz.

    —————————————————–

    “la poesia è sempre giovane” è una affermazione imbecille, e non spiega nulla: soltanto un critico letterario nemmeno tanto giovanile scrive così: un poeta non l’avrebbe mai detto e nè pensato.
    Chi deve essere sempre giovane è soltanto il Poeta, l’importante che non resti “fanciullo”eterno.
    ————————————————————
    ecc.

    • Jacopo Ricciardi

      Kafka rincuorò una bambina che piangeva al Luxembourg perché aveva perso la sua bambola così egli scrisse di suo pugno lettere da parte della bambola che ogni mattina le leggeva. Le regalò poi una bambola diversa dicendole che il viaggio l’aveva trasformata. Decine di anni dopo la bambina diventata donna trovò nella bambola un messaggio di Kafka che ora non ho bisogno di dire. Storia vera.

  17. antonio sagredo

    Gentile Riciardi,
    se è una risposta al mio ultimo intervento, allora le scrivo:

    proprio a me viene a raccontare la storiella della bambola-bambina, che ho riferito – a latere – già nella mia tesi del 1974\75!

    Questa storiella era una proiezione immaginata di un fatto forse reale o non reale del tutto… l’autore stesso mette in dubbio questo suo ricordo in un episodio del “Castello” quano si avventura nella descrizione pornografica di ciò che avviene dietro il bancone di un bar (o era il bancone di un hotel?).

    Va da se che essendo Kafka un autore pornografico, forse il migliore della sua epoca, superiore all’autore di Lolita o addirittura di Joyce poiché usa pochissime pagine nella descrizione delle manipolazione sessual-tattili… quando il buon James ne usa centinaia e l’altro, Nabokov, un intero libro addirittura!
    La bambola-bambina è soltanto un sogno del simbolo che rappresenta. E Kafka di sogni si intendeva più di Freud e altri.
    as

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