Dopo il Moderno, Dopo il Novecento, Poesie kitchen di Giuseppe Gallo, Mauro Pierno, Lucio Mayoor Tosi, Antonio Sagredo, Il modernismo europeo in poesia come nel romanzo finisce negli anni Novanta. Zbigniew Herbert, uno dei massimi rappresentanti del modernismo europeo ha scritto negli anni Novanta: «La poesia è figlia della memoria». Herbert scrive questi versi significativi: «stammi vicino fragile memoria/ concedimi la tua infinità». Brodskij scrive in una poesia del 1988: «il trionfo della memoria sulla realtà»

Salvini Odoacre

immagine a computer del pelandrùn Salvini nelle vesti del barbaro Odoacre, il generale dei barbari che sconfisse Oreste, generale romano, e pose fine all’impero romano d’Occidente nel 476 d.C. Un magnifico esempio di come le sorti delle democrazie parlamentari d’Europa siano in pericolo e di poter naufragare in una confusa ideologia sovranista e antieuropea fatta di filo putinismo e anti atlantismo. Il pelandrùn ha detto che intende andare a Mosca a incontrare Putin, che ci vada pure magari con la maglietta quella con stampato il busto dell’autocrate russo in divisa militare. Il pelandrùn si comporta come il barbaro Odoacre, vuole mettere fine alle democrazie parlamentari perché hanno fatto il loro tempo, ma le democrazie parlamentari, pur con tutti i loro difetti, fanno paura alle autocrazie del globo… i dittatori temono le democrazie, le demonizzano, vogliono sanificarle, denazificarle, deucrainizzarle, saponificarle, derattizzarle… ma le democrazie sono più forti delle autocrazie e delle loro menzogne, e vinceranno con la forza stessa della  debole e contraddittoria istituzione chiamata democrazia.

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caro Gino Rago,

Il modernismo europeo in poesia come nel romanzo finisce negli anni Novanta. Zbigniew Herbert, uno dei massimi rappresentanti del modernismo europeo ha scritto negli anni Novanta:
«La poesia è figlia della memoria». Herbert scrive questi versi significativi: «stammi vicino fragile memoria/ concedimi la tua infinità».
Brodskij scrive in una poesia del 1988: «il trionfo della memoria sulla realtà».

La memoria, strettamente connessa alla tradizione, è vissuta dai poeti modernisti come la più grande alleata per situarsi entro l’orizzonte della tradizione, e quindi della storia. I poeti e i narratori dell’età del modernismo percepiscono la storia come tradizione e la tradizione come storia, in un nesso indissolubile; e nell’ambito della tradizione introducono il «nuovo», di qui le avanguardie del primo Novecento e le post-avanguardie del secondo Novecento. Con la fine del Novecento, con la caduta del muro di Berlino e del comunismo e la rivoluzione mediatica, le cose sono cambiate: la storia è diventata storialità e la tradizione è diventata museo, museo di ombre e di fantasmi, da difendere e da coltivare perché produce profitti.

La nuova ontologia estetica invece con la sua ultima produzione: la poetry kitchen assume: «La poesia non è figlia della memoria» perché la storia si è mutata in storialità. L’oblio della memoria (da cui i celebri versi di Brodskij: «La guerra di Troia è finita / chi l’ha vinta non ricordo»), segna l’inizio di una nuova poesia, di una nuova narrativa e di una nuova arte: una poiesis incentrata sulla dimenticanza della memoria e sull’oblio della tradizione.
Qui, in nuce, c’è il punto nevralgico della nuova poesia europea.
Un poeta del Dopo il Novecento non potrà più fruire dell’ausilio della memoria, dovrà imparare a farne a meno. La condizione dell’uomo nell’epoca del neoliberalismo è contrassegnata da questa duplice petitio principii: l’oblio della memoria (e della tradizione) e l’oblio della libertà (convertita in scelta tra più prodotti). Il primo motto di Microsoft recitava: «Where do you want to go today?», lasciando presagire la prossima ventura libertà assoluta della navigazione senza limiti nel web. Ma è la locazione dell’opera di poiesis, che ha dis-messo la memoria, l’ha derubricata in storialità, in storia minore. La parola della poesia nel tempo della storialità non fonda né stabilisce nulla tranne la propria interrogazione; un tempo forse la sua finalità era quella di dare un senso più puro alle parole della tribù, oggi questa è una domanda derubricata ad atto di fede. L’interrogazione poetica abita il traslato, il discorso spostato, indiretto, il discorso implicito, il meta discorso. La poesia abita la meta poesia. Dopo Giorgia Stecher (1929-1996) la sfiducia si è impossessata delle capacità discorsive della forma-poesia: i segni si proiettano su un fondale bianco da cui si diramano una molteplicità di significati possibili, altri segni sembrano indicare altri e diversi significati possibili. Il significato di questi segni non può essere conosciuto a priori, i segni sono enigmi che viaggiano nel tempo, o meglio, si diramano in più temporalità, e l’interpretazione di ciò che il tempo dice diventa sempre più problematico. Il tempo dice: nulla. Dunque, nichilismo.

La «secolarizzazione» ha investito il discorso poetico, lo ha privato, da un lato, del radicamento ad uno sfondo metafisico-simbolico, dall’altro, lo ha reso, nelle sue versioni epigoniche, sempre più riconoscibile, lo ha sproblematizzato. La topologia ci dice che tutti i luoghi sono simili, si assomigliano, gli aeroporti, i cavalcavia, le stazioni ferroviarie, i cinema, gli interni ammobiliati delle nostre abitazioni, le carlinghe degli aerei, i portabagagli delle nostre automobili, le nostre valigette ventiquattro ore… tutti i luoghi della nostra vita quotidiana si assomigliano, viviamo in non-luoghi, siamo noi stessi il precipitato dei non-luoghi, di non-eventi, viviamo noi tutti in temporalità terribilmente somiglianti. Il nostro modo di esistenza ha prodotto la moltiplicazione degli istanti, la moltiplicazione delle temporalità, la moltiplicazione delle immagini. Che cos’è l’immagine? L’immagine è l’istante. Che cos’è l’istante? Per Parmenide l’istante, o meglio l’istantaneo è: «L’istante. Pare che l’istante significhi(…) ciò da cui qualche cosa muove verso l’una o l’altra delle due condizioni opposte [del Passato e del Futuro]. Non vi è mutamento infatti che si inizi dalla quiete ancora immobile né dal movimento ancora in moto, ma questa natura dell’istante è qualche cosa di assurdo [atopos] che giace fra la quiete e il moto, al di fuori di ogni tempo…». (Parm., 156d-e).

Questa natura è una finzione, una petizione, una involontaria allegoria della nostra prigionia. Questa finzione narra la nostra condizione ontologica: siamo davanti al video e ci reputiamo presuntivamente liberi. Tutto il resto, ovvero, il reale, ci appare come degli epifenomeni laterali, periferici, consideriamo libertà la non-libertà.
Nell’oblio della libertà c’è tutta l’impossibilità per un poeta di oggi di scrivere come i poeti del modernismo europeo che erano guidati dalla stella polare del valore assiologico della parola «libertà». Tuttavia, come scrive Agamben, il naufragio «apre il luogo della parola, come quello in cui si può soltanto parlare e non sapere».

La dizione «poesia da frigobar», usata da Marie Laure Colasson, contrassegna la poesia del Dopo il Moderno, la crisi ormai ha assunto dimensioni planetarie…

(Giorgio Linguaglossa)

Antonio Sagredo

Mi portava via il Ponte dei Tormenti un non so che di me dal mio canto,
e ogni pietra della mia voce era il viatico per una discreta eternità – d’argilla
era la letania della notte che beffava con le note i miei capricci e il riso,
e conteggiava sul selciato i furori e i singulti – Viole d’amore dei miei occhi!
Tutti i passi erano meno di un’epoca e più di un mosaico greco!

E la caduta dei volti e delle maschere come petali dai balconi, i saluti recitati,
gli addii dai treni di confino, le gonfie glandole dell’infanzia di Pietroburgo.
I poeti sono martiri del futuro, e la loro parola è già oltre torture imprevedibili.

Applausi, e sul palco il can-can di despoti –
spettri ossuti del Moulin Rouge!
Torbidi tempi io vi sento… sipario!… ciak! –
siete pronti al trionfo delle apocalissi?

Giuseppe Gallo
28 aprile 2022 alle 9:25 

Omaggio alla “Pallottola” di Gino Rago

Il proiettile, dopo aver sorvolato la Muraglia cinese,
gli era entrato nell’occhio sinistro,
ma né Vic, né Mary se ne erano accorti.
-Mamy…
-Sì…
-Ho una pupilla ballerina!
-No! No! Ha l’occhio pigro! Sentenziò l’oftalmico.
-No, ribatté la madre, è un tentativo di suicidio.
-A quest’età? Si oppose il padre.
-Sì, perché mio figlio è molto precoce!
Jerry, comunque, gironzolava per casa come se niente fosse.
L’occhio pigro continuava a essere pigro
e non si curava di inseguire le farfalle
o le nuvole che si accoccolavano sulle sue spalle
invece che sulle antenne della città.
-Come farai a vivere
se non guardi sopra e sotto, sia a destra che a sinistra?
Si preoccupò la sorella.
-Non so… Perché non me la togli tu questa pallottola?
-Io?
-Tu, sì!
Allora Terry gli strinse il viso tra le mani,
afferrò il proiettile con gli incisivi e gli diede uno strattone.
E fu guerra tra Russia e Ucraina.

Mauro Pierno
2 Maggio 2022 alle 13:33 

Scappa di mano persino il sale. Da un buffet all’altro viaggia la fragranza dei cingoli. (F.P. Intini)

Ma poi non si ferma, da vero canto di disperazione. (Lucio Mayoor Tosy,)

una Bomba H, quella al neutrone che lascia le cose intatte e uccide gli esseri viventi (G. Linguaglossa)

Chi dovrebbe provvedere è in vacanza e non ha nessuna intenzione di tornare. (F.P. Intini)

lavatrici che si pensano libere dal giogo della centrifuga. (F.P. Intini)

la guerra di invasione di uno stato sovrano come l’Ucraina ha reso tutto ciò assolutamente evidente. (M.L. Colasson)

due cosmonauti russi i quali hanno issato a bordo della navicella spaziale la bandiera con la Z impressa. (M.L. Colasson)

aumentano i segnali che il regime si sta trasformando da autoritario a totalitario.( Greg Yudin )

leading from behind (Barack Obama)

L’America sarà l’Arsenale della democrazia». (Franklin Delano Roosevelt)

Ogni anno, il genere umano produce più di un trilione di immagini.(Linguaglossa)

E poi c’è questo gerundio che è sospettoso, perché indica una azione in atto (Sagredo)

Chissà che caldo fa in Africa! “ (A.Cechov).
E l’assassinio della Anna Politkovskaja non fu forse una regalo che si fece nel giorno di compleanno (Antonio Sagredo)

Le sue dita grasse sono pingui come vermi,
le sue parole sicure come pesi.(Osip Mandel’stam)

Scipione da grande generale aveva vinto ma si guardò dalla ambizione di voler stravincere.(Linguaglossa)

I cannoni della pandemia sono rimasti per qualche istanti vuoti.(F.P. Intini)

Una nuova genia d’animali viene fuori dai boschi di Chernobyl. (F.P. Intini)

Dvorský Petr Král a un certo punto della sua ermeneutica parla di poetica come “costellazione di parole” :(Gino Rago)

i cavoli da 81 a 99 rubli al kg
le patate da 50 a 53 rubli al kg. (Giorgio Linguaglossa)

TUTTO SI GENERA NEL CREMLINO E TUTTO DEGENERA NEL CREMLINO .(Sagredo)

Pacchi di odio legati con lo sputo.
-Tutto in ordine però-, rassicura l’airbag.”
(Francesco Paolo Intini)

le parole iperbariche, quelle stordite e istupidite da una immissione di ossigeno ad altissima densità (Marie Laure Colasson)

Sulla entalpia, cito la Treccani (Giorgio Linguaglossa)

partendo da James Joyce e Virginia Woolf, per il romanzo, da Ezra Pound e T. S. Eliot, per la poesia, (Rago)

E ci sovvennero i geroglifici incisi,
e le parole non identificate,
(Giuseppina De Palo)

Poi sono giunti dei presunti sacerdoti o qualcosa del genere a confondere i più le acque.(Sagredo)

Con la fine del Novecento, con la caduta del muro di Berlino e del comunismo(Linguaglossa)

o canto di disperazione. (Lucio M. Tosy)

Tra un po’ tolgo gli orpelli…

Mauro Pierno
2 Maggio 2022 alle 13:40 

Scappa di mano persino il sale. Da un buffet all’altro viaggia la fragranza dei cingoli.

Ma poi non si ferma, da vero canto di disperazione.

una Bomba H, quella al neutrone che lascia le cose intatte e uccide gli esseri viventi.

Chi dovrebbe provvedere è in vacanza e non ha nessuna intenzione di tornare.

lavatrici che si pensano libere dal giogo della centrifuga.

la guerra di invasione di uno stato sovrano come l’Ucraina ha reso tutto ciò assolutamente evidente.

due cosmonauti russi i quali hanno issato a bordo della navicella spaziale la bandiera con la Z impressa.

aumentano i segnali che il regime si sta trasformando da autoritario a totalitario.

Leading from behind
L’America sarà l’Arsenale della democrazia

Ogni anno, il genere umano produce più di un trilione di immagini.

E poi c’è questo gerundio che è sospettoso, perché indica una azione in atto

Chissà che caldo fa in Africa!
E l’assassinio della Anna Politkovskaja non fu forse una regalo che si fece nel giorno di compleanno?

Le sue dita grasse sono pingui come vermi,
le sue parole sicure come pesi.

Scipione da grande generale aveva vinto ma si guardò dalla ambizione di voler stravincere.

I cannoni della pandemia sono rimasti per qualche istanti vuoti.

Una nuova genia d’animali viene fuori dai boschi di Chernobyl.

Dvorský Petr Král a un certo punto della sua ermeneutica parla di poetica come “costellazione di parole”

i cavoli da 81 a 99 rubli al kg
le patate da 50 a 53 rubli al kg. (Linguaglossa)

TUTTO SI GENERA NEL CREMLINO E TUTTO DEGENERA NEL CREMLINO.

Pacchi di odio legati con lo sputo.
-Tutto in ordine però-, rassicura l’airbag.

le parole iperbariche, quelle stordite e istupidite da una immissione di ossigeno ad altissima densità.

Sulla entalpia, cito la Treccani

partendo da James Joyce e Virginia Woolf, per il romanzo, da Ezra Pound e T. S. Eliot, per la poesia

E ci sovvennero i geroglifici incisi,
e le parole non identificate,

Poi sono giunti dei presunti sacerdoti o qualcosa del genere a confondere i più le acque.

Con la fine del Novecento, con la caduta del muro di Berlino e del comunismo

o canto di disperazione.

(Lucio Mayoor Tosi)

 

1 Maggio 2022 alle 19:16 
caro Gino,

ci restano le parole iperbariche, quelle stordite e istupidite da una immissione di ossigeno ad altissima densità. Oggi abbiamo le parole ossigenate, ibrididatizzate, ibridizzate. La poesia di Intini fa incetta in grande quantità di queste parole mitridatizzate e addomesticate e le fa cozzare le une contro le altre come avviene con i fotoni all’interno del Large Hadron Collider di Ginevra che generano una energia miliardi di volte superiore a quelle immessa nel circuito.

In medicina: terapia iperbarica, tecnica terapeutica che prevede la somministrazione di miscele gassose costituite in prevalenza da ossigeno a pressione superiore a quella atmosferica, utilizzata per aumentare l’ossigenazione del sangue in pazienti colpiti da embolia gassosa. Camera iperbarica, speciale ambiente con pareti a chiusura ermetica, in cui si applica questo tipo di terapia.

Leggo con apprensione che è stato ferito il capo di stato maggiore delle forze armate russe il gen.le Gerasimov, l’inventore della guerra ibrida, ma il generale russo non poteva supporre che anche gli ucraini dispongono di un LHC di altissima qualità e precisione in grado di colpire i fotoni avversari con indubbia efficacia.

(Marie Laure Colasson)

2 Maggio 2022 alle 7:57 
cara Marie Laure,

in quanto alla guerra dei fotoni dell’HLC e alla guerra teorizzata da Gerasimov, la guerra ibrida, mi permetto di notare che anche la NOe ha teorizzato e praticato la iperbarizzazione delle parole ottenuta in una camera stagna mediante la ipermitridatizzazione e la iperibridazione delle parole, che è quella cosa lì che sta facendo in maniera encomiabile Francesco Paolo Intini.

Sulla entalpia, cito Francesco Intini:

«Il conto è fatto in entalpia ma bisognerà convertirlo in entropia. Ce la mettono tutta i ragazzi prodigi per la relazione semestrale. Tecnezio e Piombo seguiti da Titanio e Ferro lavorano sodo per tutta la notte ma il risultato finale è sempre lì che sfugge. Un po’ di massa non si converte al nichilismo.»

Sulla entalpia, cito la Treccani:

«[ἐνϑάλπω «riscaldare»]. – In termodinamica, funzione (detta anche impropriam. contenuto termico o calore totale) definita come somma tra l’energia interna e il prodotto della pressione per il volume di un fluido termodinamico; ha le dimensioni di un’energia e sua unità di misura SI è quindi il joule (J).»

Siamo entrati in quella dimensione fotosferica e fotogrammatica dove le cose (e le parole) che accadono sembrano accadere in vitro, in virtuale, all’interno della superficie di un monitor. Il reale è scomparso, ma non per far luogo all’Iperreale come asseriva Baudrillard ma per far luogo al minus quantum, al meno di reale. Siamo nella dimensione teorizzata da Zizek del «soggetto scabroso» di cui la poesia di Intini è il risultato ribaltato, un soggetto de-realizzato.

(Giorgio Linguaglossa)

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Mauro Pierno è nato a Bari nel 1962 e vive a Ruvo di Puglia. Scrive poesia da diversi anni, autore anche di testi teatrali, tra i quali, Tutti allo stesso tempo (1990), Eppur si muovono (1991), Pollice calvo (2014); di  alcuni ne ha curato anche la regia. In poesia è vincitore nel (1992) del premio di Poesia Citta di Catino (Bari) “G. Falcone”; è presente nell’antologia Il sole nella città, La Vallisa (Besa editrice, 2006). Ha pubblicato: Intermezzo verde (1984), Siffatte & soddisfatte (1986), Cronografie (1996), Eduardiane (2012), Gravi di percezione (2014), Compostaggi (2020). È presente in rete su “Poetarum Silva”, “Critica Impura”, “Pi Greco Aperiodico di conversazioni Poetiche”. Le sue ultime pubblicazioni sono Ramon (Terra d’ulivi edizioni, Lecce, 2017). Ha fondato e dirige il blog “ridondanze”.

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Giuseppe Gallo, nato a San Pietro a Maida (Cz) il 28 luglio 1950 e vive a Roma. È stato docente di Storia e Filosofia nei licei romani. Negli anni ottanta, collabora con il gruppo di ricerca poetica “Fòsfenesi”, di Roma. Delle varie Egofonie,  elaborate dal gruppo, da segnalare Metropolis, dialogo tra la parola e le altre espressioni artistiche, rappresentata al Teatro “L’orologio” di Roma. Sue poesie sono presenti in varie pubblicazioni, tra cui Alla luce di una candela, in riva all’oceano,  a cura di Letizia Leone (2018.); Di fossato in fossato, Roma (1983); Trasiti ca vi cuntu, P.S. Edizioni, Roma, 2016, con la giornalista Rai, Marinaro Manduca Giuseppina, storia e antropologia del paese d’origine. Ha pubblicato Arringheide, Na vota quandu tutti sti paisi…, poema di 32 canti in dialetto calabrese (2018). È redattore della rivista di poesia “Il Mangiaparole”. È pittore ed ha esposto in varie gallerie italiane.

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Mauro Pierno è nato a Bari nel 1962 e vive a Ruvo di Puglia. Scrive poesia da diversi anni, autore anche di testi teatrali, tra i quali, Tutti allo stesso tempo (1990), Eppur si muovono (1991), Pollice calvo (2014); di  alcuni ne ha curato anche la regia. In poesia è vincitore nel (1992) del premio di Poesia Citta di Catino (Bari) “G. Falcone”; è presente nell’antologia Il sole nella città, La Vallisa (Besa editrice, 2006). Ha pubblicato: Intermezzo verde (1984), Siffatte & soddisfatte (1986), Cronografie (1996), Eduardiane (2012), Gravi di percezione (2014), Compostaggi (2020). È presente in rete su “Poetarum Silva”, “Critica Impura”, “Pi Greco Aperiodico di conversazioni Poetiche”. Le sue ultime pubblicazioni sono Ramon (Terra d’ulivi edizioni, Lecce, 2017). Ha fondato e dirige il blog “ridondanze”.
Antonio Sagredo è nato a Brindisi il 29 novembre 1945 (pseudonimo Alberto Di Paola) e ha vissuto a Lecce, e dal 1968 a Roma dove risiede. Ha pubblicato le sue poesie in Spagna: Testuggini (Tortugas) Lola editorial 1992, Zaragoza; e Poemas, Lola editorial 2001, Zaragoza; e inoltre in diverse riviste: «Malvis» (n.1) e «Turia» (n.17), 1995, Zaragoza. La Prima Legione (da Legioni, 1989) in Gradiva, ed.Yale Italia Poetry, USA, 2002; e in Il Teatro delle idee, Roma, 2008, la poesia Omaggio al pittore Turi Sottile.Come articoli o saggi in La Zagaglia: Recensione critica ad un poeta salentino, 1968, Lecce (A. Di Paola); in Rivista di Psicologia Analitica, 1984,(pseud. Baio della Porta): Leone Tolstoj  le memorie di un folle. (una provocazione ai benpensanti di allora, russi e non); in «Il caffè illustrato», n. 11, marzo-aprile 2003: A. M. Ripellino e il Teatro degli Skomorochi, 1971-74. (A. Di Paola) (una carrellata di quella stupenda stagione teatrale).Ha curato (con diversi pseudonimi) traduzioni di poesie e poemi di poeti slavi: Il poema: Tumuli di Josef Kostohryz , pubblicato in «L ozio», ed. Amadeus, 1990; trad. A. Di Paola e KateYina Zoufalová; i poemi: Edison (in Lozio,& ., 1987, trad. A. Di Paola), e Il becchino assoluto (in «L ozio», 1988) di Vitzlav Nezval; (trad. A. Di Paola e K. Zoufalová).Traduzioni di poesie scelte di Katerina Rud enkova, di Zbynk Hejda, Ladislav Novák, di JiYí KolaY, e altri in varie riviste italiane e ceche. Recentemente nella rivista «Poesia» (settembre 2013, n. 285), per la prima volta in Italia a un vasto pubblico di lettori: Otokar BYezina- La vittoriosa solitudine del canto (lettera di Ot. Brezina a Antonio Sagredo), trad. A. Di Paola e K. Zoufalová.

 

Dopo il Moderno, Dopo il Novecento, Poesie kitchen di Giuseppe Gallo, Mauro Pierno, Lucio Mayoor Tosi, Antonio Sagredo, Il modernismo europeo in poesia come nel romanzo finisce negli anni Novanta. Zbigniew Herbert, uno dei massimi rappresentanti del modernismo europeo ha scritto negli anni Novanta: «La poesia è figlia della memoria». Herbert scrive questi versi significativi: «stammi vicino fragile memoria/ concedimi la tua infinità». Brodskij scrive in una poesia del 1988: «il trionfo della memoria sulla realtà»

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25 risposte a “Dopo il Moderno, Dopo il Novecento, Poesie kitchen di Giuseppe Gallo, Mauro Pierno, Lucio Mayoor Tosi, Antonio Sagredo, Il modernismo europeo in poesia come nel romanzo finisce negli anni Novanta. Zbigniew Herbert, uno dei massimi rappresentanti del modernismo europeo ha scritto negli anni Novanta: «La poesia è figlia della memoria». Herbert scrive questi versi significativi: «stammi vicino fragile memoria/ concedimi la tua infinità». Brodskij scrive in una poesia del 1988: «il trionfo della memoria sulla realtà»

  1. L’UE avverte i media italiani di non favorire la propaganda russa dando la parola a ospiti di regime nei talk show

    Un portavoce della Commissione Europea precisa che “la clausola di non-elusione delle sanzioni contro la disinformazione di regime si applica anche ai giornalisti” e che nei programmi serve “contestualizzazione contro la diffusione di odio e violenza”

    di Federico Baccini
    @federicobaccini
    2 Maggio 2022

    Strasburgo, dall’inviato – Monta la polemica in Italia, e non solo. Anche l’Unione Europea accende i riflettori sulla tendenza italiana a dare grande spazio ai giornalisti russi nei talk show, anche di media colpiti dalle sanzioni UE. “Le emittenti in Italia e negli altri Stati membri non devono permettere l’incitamento alla violenza, l’odio e la propaganda russa nei loro programmi, come previsto dalla direttiva UE”, ha avvertito il portavoce della Commissione per il Digitale, Johannes Bahrke, durante il punto quotidiano con la stampa europea.

    Non si tratta di censura delle opinioni, ma di contestualizzazione e di non offrire un podio per la diffusione di disinformazione veicolata dal regime di Vladimir Putin. L’UE ha adottato il 2 marzo scorso le sanzioni contro la disinformazione e la propaganda del Cremlino veicolata dai media statali, attraverso la sospensione di Sputnik e Russia Today, e l’efficacia di queste misure dipende da quanto i media dei 27 Paesi membri – Italia in particolare – non cercheranno di eluderle. “Chi vi ha lavorato non è interessato dalle sanzioni, ma c’è una clausola di non-elusione che si applica anche ai giornalisti, perciò la libertà di espressione non può essere invocata da altri media per aggirare le sanzioni”, ha precisato il portavoce dell’esecutivo comunitario. All’interno del quando di una “misura eccezionale, mirata e temporanea, adottata in un contesto molto specifico e senza precedenti”, per Bruxelles “è di fondamentale importanza che i media contestualizzino” chi sono gli ospiti e dove lavorino o abbiano lavorato i giornalisti russi.

    Quanto puntualizzato dalla Commissione Europea arriva sull’onda lunga delle polemiche per l’invito del ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, al programma Zona Bianca su Rete 4, con un intervento senza contraddittorio che è sembrato il modo migliore per la propaganda russa di bucare le sanzioni UE in Italia. Ma oltre a questo caso eclatante, che nel Paese e in Europa sta facendo scalpore e ha alzato un polverone di polemiche anche a livello istituzionale, è lunga la lista di ospiti controversi invitati dai talk show in Italia e che hanno potuto godere di una cassa di risonanza non indifferente per spargere le fondamenta della propaganda russa. È il caso di Aleksandr Dugin, filosofo di estrema destra considerato uno degli ideologi della Russia di Putin (a Diritto e rovescio e poi Fuori dal coro su Rete 4), o Nadana Fridrikhson, giornalista della tv russa Zvedza, controllata dal ministero della Difesa di Mosca (a Cartabianca su Rai3 e a Otto e mezzo su La7). Prima di Lavrov, invece, sempre il programma Zona Bianca aveva ospitato Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo.

    https://pbs.twimg.com/card_img/1521116621305225217/fL5mDq7V?format=jpg&name=small

  2. Rivista di cui non riesco più a fare a meno….Come sempre chiara, esaustiva e inconfutabile , nonostante io sia della vecchia guardia, quella x cui è difficile azzerare la memoria, che quando scrive soffre nel dovere soffocare stile e lessico per non sentirsi ripetere che è desueto, oggi non lo leggerebbe nessuno (sigh!)… !!! Mi inchino alle innovazioni, che pur non essendo progresso, rispecchiano inesorabilmente il tempo che stiamo vivendo (di quanto ci sta facendo regredire questa guerra? l’istinto al passato, ad un certo passato, ahimè, permane…

  3. milaure colasson

    Silent Ventus è il drone americano a propulsione ionica. Non ha eliche e punta ad essere silenziosissimo, circa 85 decibel di rumore, ma si punta a scendere sotto questa soglia… per renderlo invisibile ai radar…

    La guerra di invasione dell’Ucraina ha posto fine al post-moderno e ha posto fine anche alla globalizzazione. Entreremo (stiamo già entrando) in un’epoca di de-globalizzazione: le merci e le idee circoleranno in metà dei paesi del mondo, nell’altra metà circoleranno le merci e le idee dei paesi autocratici.

    E’ probabile che a questa guerra seguirà un secondo conflitto sul mar Baltico, una guerra di intimidazione versus la Finlandia e la Svezia.

    Si tratta dei colpi di coda del coccodrillo.

    Leggo che oggi è morta la poetessa Biancamaria Frabotta, nata nel 1946, aveva scritto 20 libri di poesia…

    Dire che oggi la poesia non è più rappresentativa del mondo di oggi è dire un truismo. Però i compostaggi di Mauro Pierno hanno in sé una forza radioattiva: sintagmi intelligenti e inconcludenti assemblati ad altri fuori-posto formano un agglomerato simile alle città ipermoderne: che significano tutto e nulla, che non hanno un significato, dove i fabbricati in calcestruzzo sono stati sostituiti da materiali trasparenti, specchi e superfici riflettenti che riflettono il vuoto.

    Con la poesia di Giuseppe Gallo sembra di entrare in un luna park. Ci troviamo tutti sulla Grande Ruota del Nulla, che è pieno di cose concrete e astratte.

    Nella instant poetry di Lucio Tosi invece camminiamo come un acrobata su un sottilissimo filo sospeso tra due grattacieli.

    Andando a caccia del Nulla con lo scolapasta incontriamo i due cosmonauti russi che rizzano le bandiere russe della vittoria. Non c’è mai un termine al ridicolo e all’obbrobrio. Non c’è più un confine.

  4. milaure colasson

    da ilfoglio.it

    Le sanzioni alla Russia funzionano, ne servono altre sul petrolio
    Le misure dell’Europa stanno già producendo effetti sull’industria petrolifera russa: Rosneft ha difficoltà a vendere, il greggio Ural si vende a prezzo di sconto e la produzione è già crollata. Per questo l’Europa sta pensando a ulteriori restrizioni. Mosca ormai è solo una pompa di benzina e colpire il petrolio significa fermare Putin.

    LUCIANO CAPONE 30 APR 2022

  5. milaure colasson

    Leggo che Biden invia all’Ucraina i cosiddetti mini Droni denominati Fantasma della Fenice /Phoenix Ghost) minidroni suicida dotati di testata esplosiva, aeromobile a pilotaggio remoto…

  6. L’autodistruzione ha un portamento dandy
    madame. Non strillare alle pallottole.

    La vedi quella è una ferita gonfiabile ha la forma di una piaga da decubito. Poi scompare.

    Polvere e stricnina. Sulle scrivanie, sulle suppellettili, tra i quartieri distrutti.

    A malapena quel dipinto ha attraversato il cielo una cornice genuflessa.

    (Dedicata alla Colasson, a Gino Rago, a Lucio Tosy, a Giuseppe Gallo, ad Antonio Sagredo.
    Che squadra!)

    Grazie OMBRA, grazie Linguaglossa.

  7. … per riprendere la notizia della morte della poetessa romana Biancamaria Frabotta (1946) di cui ci ha informato Marie Laure Colasson, vorrei dire che lei faceva parte di quella tradizione poetica tutta post-novecentesca che perseguiva una «struttura minima della significazione» intesa come una struttura minima della sublimazione letteraria, ovvero, posta una cornice, all’interno di quello spazio vi riversava un linguaggio caratterizzato da un livello minimo di significazione; il linguaggio così ottenuto mediante la dimidiazione dei significati trovava alloggio all’interno di una cornice che separava quella struttura minima dalla struttura massima dei significati che alloggiavano al di fuori della cornice. Tutta la poesia italiana di fine novecento e post-novecento obbedisce a questo schema di gioco, non mette in discussione il campo di gioco ma si limita a modificare alcune regole, tra le quali quella più evidente è la regola montaliana del «mezzo parlare», del «diario», del «quaderno di appunti», della «cronaca», del parlare da «ectoplasma», delle mezze parole, del parlare al «5%» e così via. Si trattava ovviamente di un riformismo moderato all’interno del quale la poesia italiana cosiddetta maggioritaria ha trovato un comodo alloggio al riparo delle intemperie della storia e degli eventi.

    Oggi, dopo gli eventi catastrofici della pandemia e della guerra in Ucraina possiamo, anzi dobbiamo vedere le cose con occhi diversi.

  8. giuseppina.palo@libero.it

    Grazie!

    >

  9. Il New York Times: l’intelligence degli USA ha fornito informazioni in base alle quali i militari ucraini hanno ucciso 12 generali russi riuniti in un quartier generale, ciò in base a delle informazioni combinate e condivise USA Ucraina. La Russia non ha confermato né smentito la notizia.

  10. copio e incollo da FB:

    Francesco Paolo Intini
    DALL’ALTO DEL BANANO MAC RONAY GOVERNA IL MONDO

    Nel Luna Park l’incrociatore Potemkin spara contro un fico d’india e mentre
    il mandorlo ruota intorno al nido di corvo, nel teatrino si esibisce il mago dei missili.
    Armeremo i fichi con spine d’istrice e non li consegneremo nelle mani del signor Trepalle.
    -ROMA DELENDA EST, grida Vercingetorige.
    Hep!
    La copertura non è totale, lamenta l’inquilino del pesco. Manca il rosa persino all’alba e il tramonto è deshabillè. Il giorno si arrangia tra l’aurora boreale e un pasto caldo di carità.
    Avarizia dei tempi o uno dei cavalieri del libro santo sbava ossa e carrarmati.
    Finalmente tra Galassie si è trovato l’ accordo e come palla s’è scelta una per i play off.
    Strane formiche tuonano in curva OVEST però l’ascolto sulle Quasar è eccellente:
    “CESARE UGUALE POPPEA“
    Hep!
    La Luna intanto eleva il piombo a Premier. Sua Maestà Tritolo approva la lista dei ministri:
    Salnitro agli Esteri, Etere etilico all’Interno.
    Stanco d’aspettare maggio la pulsantiera germoglia nella valigia: dopo la fioritura in Miserere fruttifica il Dies Irae.
    Il dito di Mozart appena emerso dalla fossa comune dirige scapoli e ammogliati.
    Hep!

  11. Ne è passato di tempo da quando Baudrillard accusava Dio di insidertrading in quanto autore di atti terroristici quali l’uragano Katrina o la Sars. Con disinvoltura, Francesco Paolo Intini pronuncia enunciati nei quali sembra in azione un pilota automatico che si muove in un ecosistema semiotico di tipo cibernetico. Nella sua poesia le parole affiorano dalla profondità della superficie semiotica, prima ancora che da quella semantica, il che rende evidente la relittuosità superficiaria delle parole che vivono come oloturie, echinodermi diffusi nei fondali marini così come nel nostro universo semiotico. La poesia non può che assumerle in pianta stabile. Sarebbe presuntuoso cercare un senso in questi versi, la realtà è scomparsa, il reale è stato riassorbito dalla sua simulazione un tempo televisiva e oggi telematica. Forse sarebbe più giusto eliminare le parole «senso» e «significato» dal vocabolario di Intini, la scomparsa delle parole dal nostro universo superficiario di segni è un dato di fatto dal quale Intini riparte per costruire degli specchi riflettenti. Scrive l’autore: «Sopravvivere a un attacco di scafandri e radioonde». Chiedersi che cosa significhi un verso siffatto è come quella bambina che nel museo di Picasso a Barcellona, di fronte a un quadro del busto di una signora con un occhio sopra e uno sotto il mento e il naso al posto delle orecchie etc. di Picasso, si chiedeva: «mamma ma l’autore del quadro è diventato pazzo?». È esattamente così. Porsi davanti ad una poesia della nuova ontologia estetica ricercandone un senso e un significato già noto e consolidato, equivale a porsi davanti ad un quadro di Picasso ricercando in esso la sintassi pittorica di Tiziano, di Rembrandt o di Vermeer.

  12. antonio sagredo

    Quelle due citazioni dei due poeti, sulla memoria e il suo valore non sono sufficienti a spiegare cosa è la memoria stessa. Intanto sono due poeti slavi e per chi si intende di slavistica, le due citazioni non fanno che riprendere vecchi temi dull’oggetto in questione. Sulla memoria la poiesia russa epolacca si sono spese più del dovuto, specie quella russa. P.e. la citazione di Brodskij bisogna verificarla quando fu scritta: quando era in Russia a Pietroburgo o quando si trasgferì in Occidente, come esiliato. Riguardo a Herbert, poeta che vale di più dei due più recenti Nobel polacchi, è da precisare che era anche il più filosofo dei poeti polacchi dopo la seconda guerra mondiale., e come filosofo-poeta (e ojn il contrario) si intendeva della “memoria” della filosofia, perchè la investiva di una cosmologia irreversibile:
    infatti bisogna riferirsi alla filosofia greca e di come questa intendeva la “infinità”, più o meno come il Leopardi! – Questa visione cosmica e se volete teologica non appartiene al russo Brodskij, come a quei poeti
    dell’underground pietroburghese, che ai suoi inizi subiva le influenze del primo e secondo simbolismo russo intrise di filosofia mistica-simbolica.
    —-
    Per quanto mi riguarda il termine “memoria” ricorre per ben 70 volte nei miei versi : da quelli iniziali dei primi anni ’70 a quelli ultimi di qualche anno. Avevo l’imbarazzo della scelta essendo ogni verso singolo che recitava di “memoria” una bellezza a se stante, e allora soltantodue versi\strofe:
    —-
    XIII variante (1981)

    La sua fragilità era una trama, una memoria,
    invocava nei pannelli antichi i suoi disegni,
    e nel ricordo il volto si usurava
    nella sequenza dei gesti e dei riflussi.

    ———————————————–

    Memoria
    se il pennello ritarda il tempo
    i colori dei secoli corteggi
    ancora nella luce delle sale.
    Sulla tela non una sola piuma
    si muove per la STORIA!

    Così sussurra l’ateo la sua formula
    prima che le fiamme un nuovo Dio stampino.
    Pure nel rilievo segreto della creta viva
    la parola nel pugno chiude
    la forma della sua epoca.

    Memoria, atterrito faber, che ignori il grado
    del metallo nella struttura ingenua,
    – sii degna meno di un Dio che di un Artefice umano
    – sii pura, e il Male sollevi un gesto, infine!

    Roma, novembre 1987
    ——————————————————–

    Quello che in me resterà dopo il sangue
    disonora l’ombra, il vasto oblio e il vuoto.
    La mestizia delle macchine pazienti
    stampi l’epitaffio del mio furore senza fine.

    Morte, che la scienza dei finti simulacri
    contesti il dubbio e il confine del mio rancore!
    Che la mia voce sia invidia alla mia mente,
    una sentenza nelle mie mani una memoria.

    I versi e i ricordi non hanno limiti nel dubbio.
    Sono contrito e geloso di un carnefice morente
    che nel capezzale ha uno sguardo in fiamme.
    La ricerca è approntata: son io la preda!

    Vermicino, 28/05 -10/06 2003

    ————————————————-

    Perché disturbiamo la memoria del futuro?
    Forse perché la verità ci ha preceduti con la menzogna
    o forse perché le congetture sul presente non sono umane.

    Epilogo e testamento

    E così me ne andai via tra miei e i tuoi singhiozzi
    come un battello che si volta indietro e vede le sue onde
    mescolate alle risacche. Così i doni della vita non sono
    più naturali, e li disprezzo perché il conteggio è scontato
    come il censimento delle vittime future… e noi siamo qui
    interdetti in ogni pensare o fantasticare: questo è già un delitto!
    Ma io li canto quei doni perché da tempo sono ultramondani
    e non hanno più il fascino della sorpresa – come l’infanzia
    che non s’addice più a un uomo – che non può più sognare!

    Roma, 17 maggio 2013

  13. @ F. Intini

    Ho molto apprezzato la misura del verso, quello dei titoli giornalistici. Stampa o Tv / La tua scrittura è atto di insubordinazione; l’orecchio si ribella al frastuono vorrebbe dargli fuoco, o almeno poterci giocare. / Ma la misura del verso… altre volte head-line. Io uso anche le coste dei libri;)

  14. La memoria.
    Vedo scorrere intorno a me tante fotografie animate. Le fotografie contengono storie in atto. Non sempre vale la pena di entrarci.

  15. ALTRIMENTI COME SI FA AD ESSERE DEMENTI?

    Affiorano relitti. Partite combattute per una briciola sul tavolo.
    Il Re termocratico nasconde la formula del retro march e beffa la scacchiera.

    La Regina del brodo vegetale non sa come rimediare al tanfo di muffa
    Ordina di arrestare gli Alfieri e le Torri.
    Spetterà dunque all’odore di frittura mista
    stanare gli assediati dal gorgonzola.

    Eventi a noi! Il linguaggio trova un pertugio per uscire da Babele.
    La cavalleria dei mentitori prende il posto dei bianchi
    I neri si fanno spazio tra Achille e la tartaruga.

    Persino la Gioconda mette i baffi per amare la Fornarina.
    L’atto creativo corre ai ripari: via Euclide e la stirpe dei geometri.
    Troveremo un modo per curvare l’asse terrestre.

    Non c’è feromone che tenga per giustificare Troia!
    L’assedio, la resa, i valori passano su ponti di vento.
    Il formicolio al collo si spiega con il rumore di corda.

    E’ Serse il vincitore. Com’è che non si è capito?
    Europa abbatte il Toro bianco e vive di pensione sociale
    Con la medaglia d’oro al petto

    E poi diciamocelo: Bruto è il vincitore di Filippi
    E di Augusto, escluso dal Mundial
    nessuna traccia.

    (F.P. Intini)

  16. antonio sagredo

    PROCLAMA

    Vi è una arma letale contro Putin e gli oligarchi (una volta si chiamavano – boiardi)…
    —— QUESTA ARMA SONO LE “MADRI RUSSE”… CENTINAIA DI MADRI, MIGLIAIA DI MADRI, MILIONI DI MADRI RUSSE IN CORTEO SOTTO IL CREMLINO – QUESTA è LA MIA VISIONE !!! -,
    ——— MA QUESTE MADRI DOVREBBERO AVERE IL CORAGGIO DELLLE “MADRI ARGENTINE”, Si, QUELLE CONTRO PINOCHET…
    ———- O SIAMO AVANTI A DELLE MADRI DI GENERE DIVERSO ?
    COSI’ STOLTE DA IMMOLARE I PROPRI FIGLI IN NOME DEL DITTATIORE DI TURNO, CHE AFFERMA – CON L’AIUTO DEL PATRIARCA DI ,MOSCA – DI ESSERE LO SPIRITO., L’ANIMA DELLA RUSSIA, MA SOLO PER DIFENDERE LA SUA CASTA DI CRIMINALI!
    —————————————————————-
    Di ,Madri che mandano al macello i proipri figli SENZA REAGIRE, COME SEMPRE E’ STATO,, E CHE PER ZITTIRLE DANNO LORO UN RUBLO PER NON PARLARE…
    —————————– MA ORA E’ TEMPO DI CAMBIARE…
    ——————————————————————————————-
    ED E’ UN PROCLAMA CHE DIFFONDO ALLA RUSSIA DI OGGI,
    E ALLA SANTA MADRE RUSSA DICO:
    SVEGLIATEVI, INSORGETE CONTRO IL POETERE !!!!!!!!!
    —–
    MA AVRANNO QUESTE MADRI RUSSE IL CORAGGIO DELLE MADRI ARGENTINE?

    UN POETA QUALSIASI

  17. Prendo da internet
    Esempio di ready poetry o ready language
    :

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  18. Mimmo Pugliese

    MEZZA PRIMAVERA

    Una mezza primavera raggruma pentole
    l’alba è una barca sfondata

    Il Minotauro ha i tacchi a spillo
    tutti i maestri sono andati via

    Il lampadario ha resettato il decoder
    mosche di vetro capovolgono poltrone

    Nei vicoli del deserto bivaccano droni
    si alzano in piedi i teschi

    Il bitume trasmette film muti
    ha le unghie tagliate il viburno

    Il siero antivipera allaga i tavoli del bar
    la radio incolla sassi cortisonici

    Le madrepore non aspettano più le sere
    le ossa piegano i viali

    I torrenti hanno tutti la stessa fronte
    il labirinto ha digerito le macchine da scrivere

    Sono rimasti senza lenzuola i binari
    rettangoli euclidei salpano dalle pozzanghere

    Nuvole di aceto colano dalle stoppie
    alla fiera dell’usato sono in saldo le maree

    Con l’orecchio a terra cuochi inseguono balene
    primi ad arrivare al traguardo sono gli ombrelli

  19. Come si può agevolmente notare, la poetry kitchen predilige l’intensificazione degli accenti dispari che si accompagna alla intensificazione degli spostamenti semantici, così che scrivere:

    Il siero antivipera allaga i tavoli del bar

    oltre che a non significare niente di utile al nostro bene educato raziocinio formattato dalle categorie del senso, del sensorio, del significato e del referente, non dice niente di utile che possa essere codificato e solidificato in un nuovo ordine del senso e del significato, ma tutto ciò è avvenuto non per un caso o un diletto di un singolo cittadino che scrive poesie affetto da smanie psicotrope o narcissiche, ciò è avvenuto per quella cosa che Zizek chiama «implosione dell’ordine simbolico», che è una cosa eminentemente seria e talmente vistosa che nessun giornalista ne parla, questa cosa qui è un prodotto della storia non una invenzione gratuita e arbitraria di un singolo che voglia apparire estroso e brioso o originale. Infatti, gli eventi di questi ultimi anni di cui la guerra in Ucraina è l’ultimo esito di una catena di avvenimenti davvero insensati, cioè privi di razionalità (simbolica), altro non è che un epifenomeno di questa cosa qui: il collasso dell’ordine simbolico. È con questa cosa qui che noi dobbiamo fare i conti. E non solo noi ma la politica mondiale. Si tratta di una questione eminentemente politica. Il mondo dopo questo «collasso» non sarà più quello di prima, e anche la poesia non sarà più quella di prima, mi sembra ovvio. Noi sappiamo che l’inconscio funziona come lo struzzo, quando vede un pericolo si comporta come lo struzzo: mette la testa sotto la sabbia, e così risolve il problema. L’inconscio non vuole vedere le cose, vuole vedere solo le cose che gli aggradano, che non mettono in pericolo la sua sussistenza. Il funzionamento dell’inconscio è questo, ha lo scopo di preservare l’Io, di conservarlo così com’è, di salvarlo dal pericolo e dalla morte. L’inconscio pensa, è un ente cognitivo. La poesia kitchen ha a che fare con la questione dell’inconscio e della sua mala fede, della falsa coscienza dell’inconscio storico, il linguaggio che usa lì’inconscio storico è quello della falsa coscienza e della menzogna ben congegnata in modo da attirare il Conscio in trappola, fargli credere nella bontà della sua strategia. La poetry kitchen è la risposta che un certo tipo di poiesis da a questo problema gigantesco che sta investendo il mondo.

  20. “I russi stanno con Putin ma non hanno ancora capito quanto gli costerà la guerra”
    Parla a Fanpage.it il sociologo Lev Gudkov. “Il patriottismo è forzato dalla propaganda anti-occidentale”. La società “si illude di essere impermeabile a conseguenze che saranno catastrofiche”. E il regime sconfina nel totalitarismo. Mentre l’“Homo sovieticus” torna a prosperare.
    A cura di Redazione
    Intervista a Lev Gudkov Sociologo
    (Questo articolo non è firmato a tutela del nostro inviato a Mosca, dopo l’approvazione di leggi contro la libertà di stampa in Russia)

    Nessun entusiasmo e “un miscuglio di emozioni” che vanno dalla depressione alla vergogna e che potrebbero prevalere quando la popolazione si troverà a pagare “i costi catastrofici del conflitto”. Secondo Lev Gudkov del Levada Tsentr, l’indubbio successo del regime nel creare consenso intorno alla bandiera potrebbe avere vita breve. Anche se la narrativa della contrapposizione all’Occidente “tocca corde profonde e funziona”. E l’”accentuazione dei caratteri totalitari” del sistema rianima il conformismo cinico e opportunista che fu tipico dei cittadini dell’Urss. L’Istituto indipendente di indagini sociologiche Levada non è mai stato chiuso dalle autorità, probabilmente perché anche il Cremlino ha bisogno di sondaggi credibili. È però da tempo stato inserito nella lista degli “agenti stranieri”. Clienti e commissioni sono spariti. Occupa ormai solo poche stanze della sua sede storica sulla Nikolskaya, strada pedonale regina di quello che fu il turismo internazionale moscovita, a due passi dalla Piazza Rossa. Lev Gudkov è probabilmente il più autorevole sociologo del Paese.

    Come è cambiata la società russa negli ultimi 70 giorni, se è cambiata?

    Non è cambiata la società, è cambiato il suo stato: oggi è in uno stato di mobilitazione a supporto delle forze armate. Diverso da quello in cui era prima della guerra. La mobilitazione è dovuta al fatto che tutti i canali alternativi di informazione sono stati bloccati. È il motivo per cui la propaganda funziona. Parallelamente, sono state varate nuove leggi repressive e gli interventi di polizia e magistratura son diventati più duri: chi protesta contro la guerra viene punito severamente, non solo con l’arresto ma anche con le multe e col licenziamento dal lavoro.

    Intanto, il sostegno dei russi alla guerra resta alto, anche se in discesa rispetto al mese di marzo: dall’81% all’attuale 74%. Il patriottismo sembra vincente.

    È patriottismo forzato. La situazione è diversa da quella vista nel 2014 con l’annessione della Crimea. Al contrario di allora, oggi non osserviamo alcun entusiasmo. Piuttosto, un miscuglio di sentimenti: da un lato c’è soddisfazione e orgoglio perché la Russia – spiega la narrativa del regime – sta combattendo per liberare il mondo dal “nazismo ucraino”; dall’altro lato, vediamo agire disperazione, depressione, orrore, vergogna, shock per ciò che sta accadendo. Quali di questi sentimenti possano prevalere, dipende via via da quello che accade.

    Per il 9 maggio prevarrà il sostegno alla guerra.

    Sarà certo il culmine della campagna patriottica. Ma la guerra lampo è fallita e non ci sono molti successi da celebrare. Detto questo, la maggioranza sarà a favore di continuare fino alla vittoria. Il conformismo in questo momento è più forte della paura, che pure è ben presente nella società.

    Il gradimento dei russi nei confronti del loro presidente resta molto alto ma sembra aver raggiunto il plateau. Dall’ 83% di marzo è sceso all’81%. Come leggere questi dati?

    Il sostegno a Putin aumenta ogni volta che la Russia inizia una guerra. È stato così per la seconda guerra cecena, la guerra in Georgia, l’annessione della Crimea. Ed è così anche oggi. Il massimo si registrò nel 2015, un anno dopo il successo in Crimea: 89%. Poi però, per esempio nell’autunno del 2017 e in quest’ultimo autunno del 2021, abbiamo osservato una notevole diminuzione del rating e della popolarità del presidente, e registrato persino del malcontento. Solo la campagna militare attualmente in corso ha rialzato le quotazioni.

    Si sente dire parecchio in giro che la situazione creata dalla guerra durerà qualche mese e poi tutto tornerà come prima. È una pia illusione?

    È naturale che ci sia questo tipo di illusione nella società: le persone vorrebbero essere impermeabili alle conseguenze di questa avventura militare. E saranno conseguenze catastrofiche: la Russia subirà un ritardo di dieci anni nel suo sviluppo economico. Se non ci sarà un finale ancora più drammatico. I russi non hanno ancora capito quanto costerà loro questa guerra. Sia in termini economici che in termini politici.

    A proposito di costi politici: anche prima dell’ “operazione speciale” in Ucraina lei definiva il sistema Putin come un “totalitarismo ricorrente”. Nel senso che vi si riscontravano caratteristiche del totalitarismo sovietico, mai metabolizzato. La guerra oggi sembra alimentare questi aspetti del regime. La Russia sta diventando uno stato pienamente totalitario?

    Ancora non lo è. Ma è certamente in aumento la tendenza a rafforzare il regime repressivo e il controllo statale sugli ambiti della vita civile, dell’arte, della cultura, della religione, della vita privata, dell’istruzione. È un’accentuazione dei caratteri totalitari. Lo stato cerca di controllare tutte le aree della vita sociale. E siccome questo provoca resistenza, anche la repressione si intensifica.

    Il suo maestro Yuri Levada e poi lei in prima persona avete studiato il concetto di “Homo sovieticus”: il cittadino tipico dell’ Urss che aveva sviluppato alti livelli di conformismo, cinismo e opportunismo per adattarsi al regime totalitario. L’ Homo sovieticus non si è estinto con l’Urss, avete scoperto. Come sta, oggi? Quanto è diffuso nella Russia dI Putin?

    Quello del sovetsky chelovek (uomo sovietico) è un modello complesso, ma la sua caratteristica principale è di aver imparato ad adattarsi a uno stato repressivo. Pertanto, l’attuale inasprimento della politica repressiva e il rafforzamento delle strutture di potere lo stanno rianimando. Complice un’istruzione pubblica mai riformata, le nuove generazioni sviluppano le stesse capacità di adattamento alla repressione dell’Homo sovieticus. Tutte le abitudini tipiche di un’esistenza in una società chiusa si stanno oggi attivando, in parte sotto l’influenza della propaganda, in parte per la cultura politica di tipo sovietico che Putin vuol restaurare.

    È per questo che ai russi sembra non pesare troppo l’auto-isolamento indotto dal conflitto ucraino?

    Certo. Quando la gente dice di potercela fare senza l’Occidente, anche questo è un elemento del passato sovietico.

    Perché la narrativa anti-occidentale è così importante per il sistema Putin?

    Perché tocca corde profonde. La presunta minaccia proveniente dall’Occidente è sentita come una minaccia alla cultura, ai valori e all’esistenza materiale della Russia. Inoltre c’è un forte risentimento, verso l’Occidente. Perché per i russi resta ancora un ideale irraggiungibile. Un modello dove c’è libertà, democrazia, un alto tenore di vita. Nonostante la narrativa anti-occidentale, la percezione resta questa. E per screditare i valori occidentali, la propaganda ribalta i fatti. Spiega che l’Occidente cerca di distruggere, umiliare e indebolire la Russia. E che l’Occidente ha provocato la guerra in Ucraina. Senza questo fattore di minaccia per l’esistenza della Russia, l’intero sistema repressivo non funzionerebbe. Senza la costante intimidazione, la minaccia di un’invasione militare, l’ostilità dell’Occidente, il consolidamento della società russa nei confronti dell’autorità sarebbe impossibile. La cosa funziona: quando nei sondaggi chiediamo chi è responsabile della guerra in Ucraina, la maggioranza risponde che sono gli Stati Uniti e la Nato. Al secondo posto, il governo ucraino. E solo un numero insignificante di persone dice che la colpa è di Mosca.

  21. Il reale, ombra delle parole, è reso dalla finzione. Ma cosa succede se tutto lo scritto è finzione, che il reale si esalta ed appare ancor più evidente? No, nel tutto-finto viene meno l’aspetto ontologico, l’umano; che è punto di ritorno, senza il quale non resta niente; cioè solo novità ed estetica. Si potrebbe anche sostenere che la componente ontologica sia misteriosa, e che si realizzi involontariamente; e avrebbe senso nella poesia come evento di scrittura, nell’esserci; ma allora conta la volontà, l’intenzione; ed è lì che, a mio modo di vedere, accade poesia.

  22. antonio sagredo

    IL CIRCO, I POETI e l’ “HOMO SOVIETICUS”

    Il ritorno dell’ “Homo sovieticus” in Russia … anche a causa dela guerra contro l’Ucraina.

    Il Circo e i Poeti russi in lotta e in prima fila contro l” homo sovieticus” , e come cominciò a manifestarsi già durante e dopo la Rivoluzione russa.

    ( da miei commenti con note al Corso monografico su V. Makjakovskij di A. M. Ripellino 1971\72)

    (mia nota 162, p. 134)

    L’epoca della NEP si distingue per la sfacciata trivialità dell’Homo sovieticus e fa pensare ad un ritorno al passato: al secolo ‘700. Difatti “Il lessico del XVIII secolo si amalgama al linguaggio triviale del filisteo della NEP, le metafore eccentriche del cubofuturismo s’impregnano di austerità settecentesca”. In Europa letteraria, anno I, n° 5-6, dicembre 1960, dal Diario di Zabolockij di A. M. Ripellino, pp 45-57. Non è una sorpresa che Majakovskij fosse a sua volta triviale, pur combattendo la trivialità del filisteo, ma è ovvio che c’è una differenza sostanziale: nel poeta non è un costume borghese da ostentare, è funzionale poi che è autoderisione, autoironia, e non c’è nulla di rozzo. Vedi: Majakovskij e il teatro russo d’avanguardia; Zabolockij viene citato due volte a p.14 e p. 166.
    ———————————————————————
    (mia nota 154, p. 131….)

    Majakovskij si era posto il problema del libero arbitrio; questo arbitrio lo torturava e non gli dava requie; il suo atteggiamento blasfemo nei riguardi di Dio è ri-corrente e costante: mentre il poeta ha diritto di attaccare Dio in ogni istante perché lo ritiene colpevole (Lui e non l’uomo) dei risultati delle umane azioni; mentre il tormento del Cristo, con tutta la secolare tradizione cristologia russa che si porta dietro, gli è conosciuto, gli è fratello nel/del dolore, tant’è che è col Cristo che s’identifica spesso, portandone sulla propria spalla di poeta la tragedia umana e il peccato originario. Majakovskij ha una buona dose di sadomasochismo e di vittimismo, è quasi sempre un san Sebastiano ferito a morte, è un autolesionista forse cosciente, non finisce mai di torturarsi; ama soffrire per le donne facendole soffrire a sua volta; nel tormento non conosce compromessi e vuole che ci sia sempre un pubblico testimone che ascolti le sue parole e approvi le sue azioni. Il poeta della Rivoluzione russa fu anche il poeta più cristianamente combattuto. Combatté il potere sotto ogni maschera, dapprima quella zarista, poi quella sovietica nelle vesti di una nuova classe: il burocrate sovietico, il filisteo grasso, che uccide gli ideali della Rivoluzione. Io credo che venne a sapere degli stermini fin da quasi subito, dell’esistenza dei gulag… già la fucilazione di Gumilëv ebbe su di lui un impatto terribile. Approvava senza mezzi termini le provocazioni dei clowns, di cui era grande estimatore e amico, contro il nuovo homo sovieticus. Se non fu costretto ad uccidersi, fu ucciso! Non ho dubbi.
    ——————————————————————-
    Majakovskij “Approvava senza mezzi termini le provocazioni dei clowns, di cui era grande estimatore e amico, contro il nuovo homo sovieticus.”

    (mia nota 88, p.36….)

    I rapporti tra Majakovskij e il mondo circense erano intensi e frequenti, tanto che il poeta intervenne spesso nella composizione della sceneggiatura di alcuni spettacoli. Egli divenne molto amico del clown Lazarénko. Spesso le satire dei due amici beffeggiavano il nascente burocrate sovietico, come prima di loro il clown Durov beffeggiava il regime zarista. In A.M. Ripellino, Majakovskij e il teatro russo d’avanguardia (cap. Majakovskij e il circo), op. cit., p. 217, e nota 4.

    Sul mondo circense vedi il Corso monografico su Mandel’štam di A.M. Ripellino del 1974-75, alle note 258, p. 120; e 259-260, p. 121.\\\\\\\ I due clowns Bim-Bom, che il poeta cita in “Una giornata al giornale” del 1923, furono vittime di uno scambio (veri e falsi Bim-Bom); vedi il Corso su Mandel’štam citato alla nota 258, p. 120.
    ————————————————————————————————————————–
    ( da miei commenti con note al Corso monografico su O. Mandel’štam di A. M. Ripellino 1974\75 su l” homo sovieticus”)

    (mia nota 258, p.120…

    Prima di loro c’era già da tempo un clown chiamato Boum-Boum, (+) che lavorava al circo Fernando; è probabile che Bim e Bom si vollero chiamare così in onore del loro collega. [(+) in: Tristan Rémy – I clowns, Storia, vita e arte dei più grandi artisti della risata. Robin Edizioni, 2002, p. 504]. “Bim e Bom fecero un’opposizione liberale durante gli ultimi anni del regime zarista. Dopo la rivoluzione d’ottobre attaccarono i Bolscevichi . … Nel 1918 l’influenza dei clowns divenne più sensibile. Gli spettacoli del circo di Mosca erano gioiosi incontri controrivoluzionari. Bim e Bom compresero che stava finendo la stagione per il loro umorismo. Prima della guerra V.L. Durov (°) non era certo stato privo di imitatori tra i suoi colleghi, che mescolarono la satira politica al loro lavoro in pista. Bim e Bom furono tra questi. Erano due clowns molto conosciuti a Mosca. Avevano uno sketch “Le Rire” nel quale eccellevano particolarmente nel provocare l’ilarità di tutti gli spettatori del circo”. ( Tristan Rèmy, 2002, op. cit. p. 508).
    [ (°) – V. L.Durov era un famoso clown russo e ammaestratore d’animali che iniziò la sua carriera da Voronež. A proposito di questo clown, Ripellino (nota n. 4 p. 217, cap. VII “Majakovskij e il circo”) in Majakovskij e il teatro russo d’avanguardia, op.cit.) recita : [“I clowns russi d’altronde puntarono sempre sulla satira sociale, e perciò la parola ebbe nei loro numeri maggior peso che in quelli dei clowns occidentali. Basta pensare ai monologhi mordaci, alle strofette, alle favole esotiche con cui Anatolij e Vladímir Durov sbeffeggiavano le storture e le magagne del regime zaristico”. (Tristam Rémy, op.cit., p. 433-35, prima ed. 1945)].

    Ma c’erano pure dei falsi Bim-Bom, come attesta un verso di una poesia di Majakovskij, Una giornata al giornale: “Sono io il vero Bim.Bom!.” – In Opere-Majakovskij, vol.1, p.277 e p. 341, op.cit.; /////// la nota 2. p. 341 riporta che il giornale: “ Izvestija dell’11/02/1923 recava una precisazione dell’impresario del circo Bim-Bom , B. Afanasev, da cui si apprendeva che i veri Bim-Bom erano in tournèe nel Caucaso e in Crimea e che i clowns che si esibivano al Circo di Mosca con questo nome erano soltanto degli impostori”. (nota di G.Crino e M. Socrate). Questa informazione giornalistica poteva essere benissimo una diversione rivolta al pubblico lettore per non colpire i veri Bim-Bom, tantissimo amati dalle masse.

    (mia nota 260, p. 121…)

    – il 26 agosto 1919, Lenin, su proposta di Lunačarskij, promulga il decreto sulla nazionalizzazione dei teatri e dei circhi… tutto ricade su un unico organo direttivo il Soyuzgoscirk. Succedeva di tutto nel circo… e successe che durante una serata nel bel mezzo di uno spettacolo, in cui venivano presi di mira i comunisti con battute mordaci intervenne, forse non la Ceka (quindi dopo il febbraio del 1922) ma la GPU probabilmente, con alcuni suoi agenti (gli spettatori credettero facessero parte della troupe del circo) che inseguirono uno dei due clowns a pistolettate, uccidendolo. Forse è lo Stanevskij che restò ucciso. Nel 1927 viene inaugurata la Scuola delle Arti del circo e del Varietà di Mosca, ma sotto il controllo del Potere che non tollerava più il sarcasmo e la critica dei circensi… (…) Ovvio sottolineare qui quanto il circo abbia avuto importanza fondamentale sia per Majakovskij (il clown rossiccio, specialmente!), sia per Mejerchol’d e Ejzenštejn; ma un filo rosso (uno dei tanti!) lega questi tre quanto riguarda il teatro, il cinematografo e il circo ed è il celebre attore Maksim Štrauch, stimatissimo da tutti e tre.
    ————————————————————————————————————————————————————————————————
    Ovviamente Stalin non tollerava il fare satirico e umoristico degli artisti e dei clowns del Circo contro l”homo sovieticus”…e fecero una brutta fine i suoi ammiratori e collaboratori, come Majakovskij (che secondo me fu suicidato), Mejerchol’d uciso dopo torture dal KGB, come poco prima sua moglie Zinajda che fu sgozzata e infine Mandel’štam nel gulag, e tantissimi altri. In una epoca di costruzione del socialismo sovietico e dell’homo sovieticus non era il caso di fare satira e umorismo che deridesse gli sforzi propagandistici pena la morte. Lenin s’accorse subito e Stalin terminò l’opera. La Menzogna nacque col Potere dei Soviet… con Lenin e si rafforzò con Stalin e ancora la propaganda menzognera prosegue ai nostri giorni con Putin a causa della guerra contro l’Ucraina – dal 24 febbraio 2022 – con Putin… e al momento non sappiamo come finirà… (7 maggio 2022). Certo che finirà prima o dopo, ma l’homo sovieticus non finirà.

  23. Certo che siamo strani. Prima del conflitto in Ucraina, tutti a criticare il sistema di vita occidentale, l’alienazione, lo sfruttamento, le disparità; ignoranza, conformismo; moralismo bigotto, servilismo, razzismo; stagnazione culturale istituzionale, emarginazione; centri di potere manifesti e occulti, ecc. Non c’è poesia che non sia critica verso questo sistema di vita… ma non era vero: a noi tutto questo piace. Facciamo solo decorazione, découpage, restyling… ?

  24. caro Antonio,

    grazie per questo tuo mettere il punto storico sull’homo sovieticus, la sua origine e la sua continuità nella storia russa fino ai giorni nostri, potremmo continuare a fare il punto sull’homo italicus dal 1861, data della costituzione del Regno d’Italia fino ai giorni nostri, alle pentole e ai coperchi di un Salvini con l’immagine di Putin sulla maglietta, sulla propaganda becera di chi parteggia per la resa degli ucraini agli invasori russi, di chi sostiene il disarmo unilaterale, la politica dello struzzo… Un popolo ha le sue costanti, le sue continuità storiche… occorreranno molte ma molte generazioni, i fatidici due secoli di cui narrava il Principe di Salina per cambiare i siciliani…
    Mi chiedo, e ti chiedo, cosa possiamo fare per agevolare il cambiamento nell’homo sovieticus?, domanda imbarazzante…
    Una volta, cinque anni fa, chiesi a una bella e colta donna russa che aveva sposato un italiano benestante perché i russi non entravano nella Unione Europea, la risposta fu: «ma noi siamo russi!, non abbiamo bisogno di entrare in Europa, noi non siamo l’Europa!, siamo ben altro, siamo un paese che va dal mar Baltico al pacifico, fino a Vladivostok!»

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