Disinformazia, Nei testi kitchen gli enunciati sono ricchissimi di disinformazia, alludono sempre a qualcosa di diverso da ciò che indicano, Odessa, foto di Stefano Rosselli, Poesie kitchen di Marie Laure Colasson, Alfonso Cataldi, Raffaele Ciccarone

Odessa

Odessa: la vita al tempo della guerra, foto di Stefano Rosselli – Gli abitanti di Odessa continuano a condurre la stessa vita che facevano prima dell’inizio della guerra di invasione. Subito dopo il violento bombardamento alla raffineria di petrolio le vie si sono riempite di persone, i caffè sono sempre stati aperti, i negozi anche, la gente passeggia in mezzo ai cavalli di frisia e ai palazzi bombardati. È un modo inconscio per sconfiggere l’invasore russo: non mostrare paura, rispondere alla paura della morte con l’amore per la vita che continua… Le democrazie parlamentari, pur con tutti i loro difetti, fanno paura alle autocrazie del globo… I dittatori temono le democrazie, le demonizzano, vogliono sanificarle, denazificarle, deucrainizzarle, saponificarle, derattizzarle… ma le democrazie sono più forti delle autocrazie e delle loro menzogne, e vinceranno con la forza stessa della democrazia. È appena iniziata la spartizione geopolitica del globo tra le democrazie da una parte e le autocrazie dall’altra… e la poesia kitchen è stata colpita sulla via di Odessa…

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Testi kitchen
sulla disinformazia

Nei testi kitchen gli enunciati sono ricchissimi di disinformazia, alludono sempre a qualcosa di diverso da ciò che indicano, la disinformazia forma il cuore stesso degli enunciati e dei contro-enunciati :

 Covid, l’Oms “raccomanda fortemente” l’antivirale di Pfizer: ha meno rischi e riduce i ricoveri Il Paxlovid dovrebbe essere preferito al Molnupiravir o al Remdesivir della Merck.
La combinazione di Nirmatrelvir e Ritonavir «è il farmaco d’elezione» per i pazienti non vaccinati, anziani o immuno compromessi, secondo un articolo del British Journal of Medicine. Per lo stesso tipo di pazienti e sintomi, l’Oms ha anche emesso una «debole raccomandazione» per il Remdesivir del laboratorio americano Gilead, che aveva precedentemente sconsigliato.

 Il Paxlovid dovrebbe essere preferito al Molnupiravir o al Remdesivir della Merck, così come agli anticorpi monoclonali.

 La dottoressa Janet Diaz, capo del team di risposta clinica per il Covid-19, in un briefing con la stampa a Ginevra ha detto che il Paxlovid «riduce l’ospedalizzazione più delle alternative, ha meno rischi potenziali rispetto all’antivirale molnupiravir ed è più facile da amministrare rispetto alle opzioni endovenose come il Remdesivir e le terapie anticorpali.

 Questa raccomandazione non si applica alle donne incinte e che allattano. Inoltre, la verità ha le stesse diottrie di chi le guarda e la lotta di classe inizia già all’asilo, come affermato dalla scrittrice Silvana Baroni.

 Il missile intercontinentale Sarman di Putler corre ad una velocità 10 volte superiore di quella del suono fino a a 18.000 km con o senza testata nucleare e sfugge alle difese missilistiche della Nato.

La Moskva è diventata una moscà.

Una overdose di Remdesivir la si può prendere ad Abukir.

È stato testato dal Signor Putler un budino all’isotopo di polonio in grado di abbattere in un sol colpo una intera brigata aviotrasportata della Nato.

 Il Signor Putler e il Signor Salvini una volta erano dei bambini.

 «Se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari».
(Anton Pavlovic Cechov)

Se in una poesia appare una bianca geisha, bisogna contemplarla.

Etc. etc. etc…

(Giorgio Linguaglossa)

Marie Laure Colasson

… i poeti kitchen si muovono in quella zona grigia di indiscernibilità e di indistinzione in cui tutte le vacche sono bigie, cioè, in cui tutte le parole sono bigie… dove non si possono più scegliere le parole se non per approssimazione o per scommessa o per esservici inciampati, per ritagli, per scuciture, perché il mestiere kitchen si muove tra le scuciture delle parole, e questo è evidentissimo nelle poesie dei quattro autori pubblicate in questo post, dove ciascun autore imprime la propria soggettività sul linguaggio come il proprio sigillo di inautenticità. Chi cerca l’inautenticità del linguaggio prima o poi trova invece l’autenticità, è un momento dialettico e un momento contraddittorio insieme, è come nel gioco del gatto e con il topo, le parole sfuggono fin quando il gatto tenta di afferrarle, ma non possono più sfuggire al gatto che non tenta più di acciuffarle.
È questo il segreto della poesia kitchen.

1.

Un cocon de bave dorée prend le train l’avion
traverse les frontières laisse des traces

Une encre noire se ballade en gondole
les fanfares tristement résonnent

La blanche geisha boit son thé dans un dé à coudre
se parfume au bois de santal

Les danseurs de Kathakali roulent
dans les cercueils les sarcophages se momifiant

Marie Laure et la blanche geisha
jouent à la balle avec le cocon de bave dorée

Les ampoules éclatent le metal se transforme
le cocon s’abreuve l’humanité se liquéfie

Un bouclier baigne l’obscurité
restent seulement quelques traces

*
Un bozzolo di bava dorata prende il treno l’aereo
attraversa le frontiere lascia delle tracce

Un inchiostro nero deambula in gondola
le fanfare tristemente risuonano

La bianca geisha beve il suo tè in un ditale d’avorio
si profuma al legno di sandalo

I danzatori di Kathakali rotolano
nelle bare i sarcofagi mummificano

Marie Laure e la bianca geisha
giocano a palla con il bozzolo di bava dorata

Le ampolle scoppiano il metallo si trasforma
il bozzolo si abbevera l’umanità si liquefa

Uno scudo bagna l’oscurità
restano soltanto alcune tracce

Alfonso Cataldi

Saltellamenti tra i piani

«Cambiare i piani nella disciplina della dentatura
alleggerisce le aspettative della cena»

Piero aggredisce il sentiero degli Appalachi
come l’ultimo capitolo che non riesce a consegnare.

Nel formicolio intorno ai giochi del parco
Giacomo chiede «per favore, posso scivolare?»

Ringrazia e corre tra le braccia della madre.
Cosa resterà di una caduta sui pattini

protetti da casco e ginocchiere?
L’inconscia beatitudine della distrazione.

-Gli arti assumono la forma dell’inconoscenza-
annota Eudora Fletcher, a margine di una lacerazione.

Mistero Hifeng turba l’ormai deserta Piazza del Duomo
su Second Life, esponendo le sue sculture da otto euro l’una.

Gesù o Barabba libero

Mai vista una strategia così spudorata
puntare solo sulla consapevolezza della fortuna.

Le controverse rotondità della regina di picche
vennero eterordinate dalle incredule smerigliature.

L’eterogenesi arriccia uno sbadiglio la sera di Natale
calano le perplessità acquisite dall’alta definizione

– Preferisci una mano a ramino o i tarocchi?
– Che mi smonti la plafoniera dell’androne.

Un quarto di giro antiorario. Una leva eccentrica o tre viti.
Nureyev si dilegua da una scala di servizio

troppo alta per gli agenti del Kgb
e inaccessibile, come da regolamento condominiale da scrivere

approvare, firmare e affrancare.
Il sole soffocante sul consesso non lasciava alternative.

La masnada improvvisò una risata
nell’ultimo trasloco è andata persa la filigrana.

La boccia fa una carezza al boccino e si allontana verso la cassiera

Gesù o Barabba libero
al minimarket non fu mai pronunciato.

 

Raffaele Ciccarone

Set 109

Quando si fece buio l’ombra sparì intimidita. Il regista,
letto il copione, impose a Spider-Man di saltare senza fili
tra i grattacieli.
Gatto Silvestro non riesce a toccare Tweety
ha speso tutti i peli della lingua.
Pur tra incomprensioni Charlie Brown porta a spasso Snoopy
che preferisce fare la siesta.
Alla fine Marvin il Marziano si accontenta di pane
pomodoro e olio, con origano e sale.
Winnie The Pooh finisce il miele che Cappuccetto Rosso porta
ogni giorno alla nonna.
Gli Youtubers mettono il pollice verso; con la PS4
giocano a Minecraft, un creeper lampeggia e scoppia.
Altri Youtubers guardano i sogni delle formiche.
Pericle gira tra le colonne del Partenone con Alcibiade
discutendo della legge.
Un gruppo di aspirapolvere raccoglie la polvere, la rende
a una stampante 3D che ricicla tutto in oggetti.
Non è magnifico! – esclama Mr Kitchen.
Arianna consegna il filo rosso di Scozia a Teseo, che salva
dal Labirinto il Minotauro, poi lo porta in tournè nei teatri
per fantastici meravigliosi spettacoli.

Raffaele Ciccarone, nato a Bitonto (Ba) nel 1950, consegue la laurea in Economia e Commercio a Bari si traferisce a Brescia, ove insegna per pochi mesi. Poco dopo si trasferisce a Milano, lavora presso una primaria banca sino alla maturazione dell’età pensionabile. Dipinge, ha pubblicato con pseudonimo poesie su piattaforme on line. Nel 2022 ha pubblicato tre racconti col titolo di: Sull’orlo, con Porto Seguro Editore.

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Marie Laure Colasson nasce a Parigi nel 1955 e vive a Roma. Pittrice, ha esposto in molte gallerie italiane e francesi, sue opere si trovano nei musei di Giappone, Parigi e Argentina, insegna danza classica e pratica la coreografia di spettacoli di danza contemporanea. È in corso di stampa la sua prima raccolta di poesia, Les choses de la vie

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Alfonso Cataldi è nato a Roma, nel 1969. Lavora nel campo IT, si occupa di analisi e progettazione software. Nel 2007 pubblica Ci vuole un occhio lucido (Ipazia Books). Le sue prime poesie sono apparse nella raccolta Sensi Inversi (2005) edita da Giulio Perrone. Successivamente, sue poesie sono state pubblicate su diverse riviste on line tra cui Poliscritture, Omaggio contemporaneo Patria Letteratura, il blog di poesia contemporanea di Rai news, Rosebud.

 

 

25 commenti

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25 risposte a “Disinformazia, Nei testi kitchen gli enunciati sono ricchissimi di disinformazia, alludono sempre a qualcosa di diverso da ciò che indicano, Odessa, foto di Stefano Rosselli, Poesie kitchen di Marie Laure Colasson, Alfonso Cataldi, Raffaele Ciccarone

  1. Ecco un post sulla Poetry kitchen fatto da Giuseppina Palo:

    https://www.poesiafemminilesingolare.it/kitchen-poetry-un-manifesto-poetico-per-lemergenza/

  2. Ammetto che il totale non senso delle poesie di Marie Laure mi sconcerta. È profumo?

    Alfonso Cataldi scrive ponendosi avanti, nel futuro. Di nuova architettura e socialità.
    Parte della poesia kitchen è scritta per tempi di pace.

    Tra Youtubers e Pericle, un bell’arlecchino, Raffaele Ciccarone.

  3. INDOVINA CHI INTINGE NEL PIATTO DEL RAGÙ

    Premessa:
    “Parole che hanno un nucleo instabile, su cui è scritto “FRAGILE”
    Viaggiano da un paese all’altro. Piccoli neutroni fermano alle frontiere
    Si mostrano gentili, rovistano tra i quark. Nel portabagagli le provviste:
    Pacchi di odio legati con lo sputo.
    -Tutto in ordine però-, rassicura l’airbag.”

    Il sole pascola i suoi pianeti al largo di Andromeda ma un protone si alleva come un pollo.
    -Dice l’amministratore delegato dei Tiraemolla-
    Poi è difficile distaccarsene, pensare alla fine tragica, alle costruzioni di penne iridescenti.
    Il canto mattutino che diventa brace. Che ne sarà delle creste maestose?
    L’orrenda bocca che si solleva dal fiero pasto.

    La confraternita dei neutroni ha un bel daffare ultimamente viaggia da un continente all’altro
    E che fatica con Americio. Tutti quei quark sempre in movimento, a buttar giù un nucleo e piantaci vento.

    Senza alcuna referenza con una mossa scritta nel DNA dell’agnello procede il timido rosmarino. -Ci sono anch’io sussurra. Il tegame di patate non è completo se non ci metti l’Austria-Ungheria.

    Princip ha portato il forno alla temperatura critica.
    La massa è lì che attende, effervescente, lievitata al punto giusto.

    Mendelevio da par suo prepara soffritti.
    Cosa vuoi che siano due o tre nuclei in meno nell’olio bollente?
    I ragazzi si scaldano ogni giorno. L’accademia pullula di pulcini pronti a sacrificare il tramonto dell’occidente, la pasta asciutta, l’ energia cinetica chiusa nelle matrioske.

    Il tempo cola dalla pentola, come burro si sciolgono le lancette.
    Per ogni clessidra che si perde ci sono dieci meridiane fresche di giornata.

    Scappa di mano persino il sale. Da un buffet all’altro viaggia la fragranza dei cingoli. Un barattolo di marmellata venduto al prezzo di un carrarmato. Una pantofola vale più di un missile terra aria. Via di casa dunque l’energia potenziale. La mite acqua partorirà sbarchi di marines. Schiuma da barba e candeggina diventano generali a sei stelle.

    Il conto è fatto in entalpia ma bisognerà convertirlo in entropia. Ce la mettono tutta i ragazzi prodigi per la relazione semestrale. Tecnezio e Piombo seguiti da Titanio e Ferro lavorano sodo per tutta la notte ma il risultato finale è sempre lì che sfugge. Un po’ di massa non si converte al nichilismo.

    La tavola è imbandita. Ciascun elemento si raccoglie in preghiera.

    Un antiuniverso interviene con pallottole antibomba.
    Qui si svendono neutroni e grattacieli. Tatuaggi Sioux al comando dei continenti. Il codice civile degli Apaches. I neonati, squartati e bruciati nei teepee governano il mondo.
    Si è fieri di essere libri tra bisonti.

    Organesson si stringe al petto del Carbonio. Si raccontano grandi cose accadute ai confini dell’universo. Ossigeno fa la sua narrazione di un miliardo di anni. Di quando si esagerava nella produzione dei polmoni. Troppo grandi, ingombranti, feroci.
    E gli errori di progettazione. Quei figli nati senza una ragione con la devastazione in corpo.
    Ma ora ci sono e bisogna calmarli, amarli, educarli alla vita di caserma.

    (F.P.Intini)

    • La poesia prende il volo dopo attimi di prosa incerta. Ma poi non si ferma, da vero canto di disperazione. Versi che sono idee, come “Tatuaggi Sioux al comando dei continenti”. Curioso modo pubblicistico di concepire poesia. Ma lo sdegno arriva eccome.

    • alla fin fine la poesia di Intini non è altro che una tipica poesia che viene dopo una deflagrazione nucleare, ma il fatto è che la bomba è già esplosa da tempo e non ce ne siamo accorti, si è trattato di una Bomba H, quella al neutrone che lascia le cose intatte e uccide gli esseri viventi. Una bella trovata, non c’è che dire, dell’Inner circle di Putler e dei suoi accoliti.
      Intini è tra i poeti NOe quello che più di tutti si è avventurato in quella zona grigia dei linguaggi significazionisti dove sono caduti tutti i significati, proprio tutti, così che non ne è rimasto più niente. Una poesia per il tempo di guerra, perché non ci sarà più alcun Dopo Guerra dopo questa della Bomba al Neutrone, e la poesia della NOe ne è rimasta fulminata. Già, siamo arrivati al dunque: la Russia ha disposto che dalle ore 8.00 di questa mattina verrà interrotta l’erogazione di gas russo alla Polonia e alla Bulgaria. E cos’altro è questa roba qui se non una dichiarazione di guerra alla Polonia e alla Bulgaria, è inutile fare come fa lo struzzo che all’avvicinarsi di un pericolo ficca la testa sotto la sabbia, qui siamo già da un pezzo dentro una guerra dichiarata da Putler e i suoi accoliti. La poesia di Intini e quella dei poeti post-significazionisti presenti in questo post è la dimostrazione che siamo già entrati nel Dopo Guerra.

      • Se il conflitto si estenderà, la rabbia crescerà tra la gente, il prezzo della guerra lo pagheranno gli interventisti di oriente e occidente.

      • Caro Giorgio
        È vero, non c’è significato che tenga. È come se dall’arco della porta sia saltata via la chiave di volta. Pericoloso starci sotto, altrettanto per l’intero palazzo. Chi dovrebbe provvedere è in vacanza e non ha nessuna intenzione di tornare.
        Tu telefoni ma risponde una segreteria telefonica e dall’altro capo non sai se la voce diamantina che risponde solo alle proprie angosce è di Putin o Biden o Johnson o altri di pari durezza.
        L’insulto, la falsità, la malafede il complotto, il tradimento sono zombi che attraversano le strade dell’Europa. Halloween imperversa da mesi nei salotti e nelle piazze.
        Uomini trafitti da lance enormi, appartenenti a tutte le epoche schiacciano bottoni che innescano fiamme e bombe.
        Ad aprile sono tornati gli sterpi e maggio si preannuncia il mese dei morti. Nascono tante varietà di crisantemi nei giardini, insistenti come cookies e i ragazzi imparano dalla pubblicità che forse a novembre farà primavera.
        Il significato era proprietà privata dei poeti, la casa in cui si allevavano i versi che ammaliavano le pietre scagliate contro da baccanti invidiose, ma una specie di radiazione malefica, ha fatto nascere tritolo da un uovo.
        E dunque addio alla vecchia alchimia dei suoni, delle allegorie, delle allitterazioni, della metrica , dei significati alti che accompagnavano i grandi della terra, allietando i loro pranzi e il loro passaggio sotto l’arco del trionfo. L’alessandrino si è mescolato ad una formula di detersivo e dal nuovo Dna è venuta fuori un sapone che interessa il corpo ed il suo bell’aspetto davanti allo specchio.
        Chi altri si incontra se non questi monumenti dell’IO che camminano a testa alta potenziandosi di dolcezza ortofrutticola senza sporcarsi le mani di pile scariche e bucce di patate?
        Già, tutto dipende dal Tempo che si attraversa e in questo il futuro sembra proprio che stia alle spalle del presente.
        Imparare a parlare al contrario svela dunque il segreto del significato. Così diventa naturale sostituire l’identità con la contraddizione e la poesia con lo SCRASH di un auto che si libera delle lamiere.
        Il vecchio Orfeo riposa suo malgrado nel greto del fiume sacro e a dettar legge sono furie scatenate con la tuta mimetica del neutrone capace di rompere tutto ma sempre in sintonia con i postumi del nucleo rotto e sepolto.
        Non sono gli alberi della Tracia, incatenati al suolo dalla maledizione ma funghi malefici che spuntano qui e là. Una nuova generazione assaggia quest’aria di cesio 137 e lavatrici che si pensano libere dal giogo della centrifuga.
        Vuole essere guerriglia senza pretesa di Potere e ogni tanto scrive un report, che è poi fare il punto della situazione senza senso alcuno, in versi più antartici che antalgici tanto meno nostalgici.
        Ciao

        • caro Francesco,

          Scrive Marie Laure Colasson:

          «i poeti kitchen si muovono in quella zona grigia di indiscernibilità e di indistinzione in cui tutte le vacche sono bigie, cioè, in cui tutte le parole sono bigie… dove non si possono più scegliere le parole se non per approssimazione o per scommessa o per esservici inciampati, per ritagli, per scuciture, perché il mestiere kitchen si muove tra le scuciture delle parole…»

          Tu scrivi:

          «Il significato era proprietà privata dei poeti, la casa in cui si allevavano i versi che ammaliavano le pietre scagliate contro da baccanti invidiose, ma una specie di radiazione malefica, ha fatto nascere tritolo da un uovo.
          E dunque addio alla vecchia alchimia dei suoni, delle allegorie, delle allitterazioni, della metrica , dei significati alti che accompagnavano i grandi della terra, allietando i loro pranzi e il loro passaggio sotto l’arco del trionfo. L’alessandrino si è mescolato ad una formula di detersivo e dal nuovo Dna è venuta fuori un sapone…

          L’insulto, la falsità, la malafede il complotto, il tradimento sono zombi che attraversano le strade dell’Europa. Halloween imperversa da mesi nei salotti e nelle piazze.
          È vero, non c’è significato che tenga.
          Versi più antartici che antalgici tanto meno nostalgici

          Chi altri si incontra se non questi monumenti dell’IO che camminano a testa alta potenziandosi di dolcezza ortofrutticola senza sporcarsi le mani di pile scariche e bucce di patate?»

          E torniamo a pescare in quella zona di indistinzione e di indiscernibilità in cui tutti i significati sono fasulli e posticci come nella notte di Hallowen, con maschere posticce e artefatte. È il collasso dell’ordine simbolico ciò di cui tratta la tua poesia, il collasso dei significati; la poesia ha cessato di essere una «posizione di significati» per diventare una «indisposizione dei significati»; la guerra di invasione di uno stato sovrano in Ucraina ha reso tutto ciò assolutamente evidente. La vecchia nomenclatura della poesia dell’io plenipotenziario e penitenziario è diventata improvvisamente assolutamente ridicola. Quale «Io» in questa situazione di collasso dell’ordine simbolico?. Il mondo di parallasse è diventato parallattico e serendipico.
          Mi ha colpito la notizia dei due cosmonauti russi i quali hanno issato a bordo della navicella spaziale la bandiera con la Z impressa. Che altro dire?, ci troviamo in un reale parallattico, collassato… non c’è più un reale condiviso su cui si possa fare riferimento tutti insieme, ciascuno ha il proprio reale portabile, ciascuno parla e pensa nel proprio linguaggio parallattico e collassato, fatto di ideologemi come scatole vuote, ciascuno parla con il revolver fumante sul tavolo, non ci sono più significati condivisi su cui fare riferimento.
          Detto ciò, considero la tua poesia uno degli esiti più alti della poesia che si possa scrivere oggi.

    • vincenzo petronelli

      Mi complimento vivamente ancora una volta con Franco Intini per questo suo scritto. Tutti i poeti Noe per me costituiscono un punto di riferimento importante ed ognuno di loro ha contribuito e contribuisce all’evoluzione del mio usus scribendi; ma in questa come in molte delle poesie recenti di Intini, individuo un momento di svolta definitiva nell’evoluzione del progetto Noe e della poetica kitchen.
      Mi sembra, infatti, che le ultime prove poetiche di Franco Intini, evidenzino un slittamento, uno scivolamento definitivo dell’orizzonte tradizionale di significazione, oltrepassando inappellabilmente le concrezioni della tradizione e delle convenzioni.
      La capacità di saper ricucire e suturare diverse momenti storici, la rappresentazione mimetica della condizione dell’uomo mediante la ricostruzione dei brandelli, delle tracce del naufragio – o meglio sarebbe dire probabilmente della deflagrazione – la liquidazione della componente morfologica esteriore, mediante il ricorso agli elementi della fisica, operano un sovvertimento ormai ineluttabile della scrittura poetica rispetto alla convenzione, imprescindibile per interpretare e ricucire le fila del discorso della storia, che in questi ultimi anni prima dell’apparizione della Noe, la poesia in effetti non è più stata (tranne rarissime eccezioni) in grado di interpretare e raccogliere.
      Un caro saluto e tutti voi, amici dell’ “Ombra”.

  4. antonio sagredo

    alcune cose accadute a ODESSA:- da mie note
    —————————————————————-
    //////
    Si deve sottolineare che, a proposito di canzoni napoletane, la celeberrima O sole mio fu composta in Russia, ad Odessa nel 1898, da Eduardo Di Capua (1865-1917) su parole di Giovanni Capurro. Il Di Capua si era imbarcato su una nave da crociera come pianista; durante un soggiorno a Odesssa si narra che, guardando dalla finestra dell’albergo il sole ucraino nascente riflettere sul Mar Nero, sentisse nostalgia del sole di Napoli, e allora cominciarono a sorgere in lui le prime note di quella canzone, che poi sarà universalmente conosciuta in tutto il mondo.
    ———————————————
    !!!!!!!
    La diva maggiore del cinema muto russo Vera Cholòdnaja, morta di spagnola a 26 anni, a Odessa il 16 febbraio 1919, fu la protagonista principale di decine e decine di film (si dice, una settantina) con titoli similari a quelli su citati, che già dicevano tutto di una trama… lacrimevole, languida, sentimentale e passionale fino all’eccesso, fatale, svenevole… Subì il fascino di due grandi attrici: la Komissarževskaja e Asta Nielsen. Tanto fu lo straordinario successo che ebbe questa diva del muto da non saper, essa stessa, distinguere più la sua realtà cinematograficamente muta dalla realtà della vita che la circondava (sdoppiamento e identità erano in fatale conflitto e la dominavano). Così Ripellino in “Majakovskij e il teatro russo d’avanguardia”, (cap. V , Storia di una cimice. ) , op. cit. p. 175 : “È chiaro che, nel dipingere le figure della commedia, Majakovskij ebbe in mente certe vedette del cinema muto, come Vera Cholòdnaja”.
    ————————————————–
    |||||
    Il nome di Pasternàk si collega Il padre di Pasternàk era un famoso pittore, Leonid Pasternàk, nato a Odessa da una famiglia ebraica il 4 aprile 1862. Odessa è luogo di partenza di molti scrittori: Bagrickij, Vera Inber, Slavin, Oleša, Il’f e Petròv, Katàev parola russa, ucraina e polacca, pastinaca sativa, un’erba delle ombrellifere. Evtušenko aveva in casa una pastinaka che per lui era Pasternàk . – ( Pastinaca sativa, della famiglia delle Apiaceae; una varietà rara che si coltiva nel Basso Salento, e ha nome pestanaca: ha sapore fresco, dolce, aromatico e C’è un viaggio nell’infanzia di Pasternàk che è importante ed è del 1900, quando il padre porta tutta la famigliola per l’estate a Odessa. Sono quelle famose partenze delle famiglie russe che Stanislavskij. Pasternàk in una lettera del 3.7.1924 indirizzata alla moglie Evgenija V. Lur’e gioca col proprio cognome.)
    — Il viaggio di Pasternàk è descritto ne Il salvacondotto e c’è il treno, quindi. Alla stazione incontrano un signore tedesco che parlava anche in russo, che è accompagnato da una signora “ che io non so chi fosse” dice Pasternàk in Ochrannaja gramota. Ma è facile saperlo. In treno questo signore – ricorda il bambino Pasternàk – viene a visitare nello scompartimento tutti i Pasternàk, compreso lui. Questo signore è il poeta tedesco Rainer Maria Rilke, la donna era evidentemente Lou Andreas Salomè.
    .!!!!!!
    A Odessa fioriva la comunità askenazita che “comprende i discendenti degli ebrei venuti da Babilonia e dalla Palestina verso i Balcani e l’Europa centro-orientale e che dal basso medioevo hanno cominciato a parlare l’yddish. Fino al XIX° secolo gli askenaziti vivevano nell’area delimitata dal Reno e dal Dniepr, dal Baltico e dal Mar Nero e in alcune regioni vicine..” (da: A.J. Heshel). – Mentre Mandel’štam è un ebreo askenazita, ma a modo suo (vedi :Corso monografico di A.M.Ripellino : Osip Mandel’štam del 1974-75; p.e. a p. 9). La comunità sefardita fiorisce in Spagna sotto il dominio musulmano, ed è precedente come formazione a quella askenazita; è durante il periodo tra il ‘500 e il 1500 che emersero queste due comunità; nel 1492 i cattolici cacciarono dalla Spagna gli ebrei sefarditi che si propagarono nell’Europa orientale e nei luoghi intorno al Mediterraneo. Per affrontare le problematiche che avrebbero comportato le conquiste nel Nuovo Mondo gli spagnoli non ebrei non volevano avere nemici interni appartenenti a una religione diversa, come appunto gli ebrei; che se non li avessero cacciati come avrebbero potuto diffondere il verbo del cristianesimo nelle nuove terre? Occorreva dunque che gli ebrei non s’infiltrassero tra i cristiani che partivano alla conquista di quelle terre.
    ————————————————————
    dal poema ” La nuvola in calzoni “di V. Majakovskij)

    Non credo, che esista una Nizza floreale!
    Da me di nuovo sono glorificati
    uomini, che hanno a lungo poltrito, come un ospedale,
    e donne logore, come un proverbio.

    Voi pensate che sia il delirio della malaria?

    Questo è accaduto,
    è accaduto a Odessa.

    Verrò alle quattro, disse Maria,

    Le otto,
    le nove,
    le dieci.

    Ed ecco anche la sera
    nel raccapriccio notturno
    se ne è andata dalla finestra,
    tetra,
    dicembrina.

    ——
    Vene e muscoli sono più sicuri delle preghiere.
    Dobbiamo forse medicare le clemenze del tempo?
    Ciascuno
    di noi
    tiene nella sua mano
    le cinghie motrici dei mondi!

    Questo ci ha innalzati sul Golgotha degli auditori
    di Pietrogrado, di Mosca, di Odessa, di Kiev,
    e non ci fu mai nessuno
    che
    gridasse:
    “Crocifiggi,
    crocifiggilo!”
    —-
    (trad. di A.M.Ripellino)

  5. antonio sagredo

    INFORMAZIA SU
    ORIENTE-OCCIDENTE IN VERSI 1970-2003

    ——————————————————————————————–
    ” A oriente, in direzione obliqua, una massa
    d’uomini ogni tanto fa rivolte:
    una libertà strana, vera che sussulta
    poi si calma e pare morta.” (1970)

    Io voglio un cielo… di sangue!
    Più rosso di tutte le aurore e le rugiade d’oriente!
    Oceani d’argento
    universi d’argento
    finte lune come le nostre vite
    (1976)
    ———
    Oriente…
    Occidente…
    carcasse senza coda né testa!
    Io mi canto il serpente e lo specchio!
    (1980)
    —-
    Accendo caroselli e feste di giada,
    specchi, destini, rughe!
    Oriente, occidente…
    Carcasse!
    (1980)
    ————————
    X variante
    L’oriente scivolava sulla pagina
    e dileguava ripreso dalla rotazione,
    come figura di un testo geologico
    tu stesso scatenando l’occidente.
    (1981)
    ———————-
    E non domandarmi:”la morte è questa
    occhiata fissa ai tuoi cortili?”. Ora è scritto,
    memoria, che i cani a oriente sgozzano
    per crociate infanti stragi stendardi.
    Poi sei venuta, tu, con umidi progetti a salmodiare ossa,
    come una donna dissestata dalle notti e dai convegni,
    a consultare piaceri o passioni sulla soglia
    dove io rabbrividisco – senza carne! – contro il tuo respiro.
    (1997)
    ——
    Nutrivo di radici immaginarie le brughiere,
    i miei occhi infanti, di pietra!, sono esplosi,
    esplosi i vessilli su torri saracene!
    Io, 12 enne: Padre mio, quando ritorna Oriente?
    (2003)
    ——-
    ecc. ecc.

  6. Mimmo Pugliese

    APRILE VENTIVENTIDUE

    Scappava da 12 giorni
    tutti gli indirizzi che ricordava erano sbagliati

    La giacca appena comprata
    era parente di una scatola di fiammiferi

    Scappava da 12 giorni
    dopo avere seppellito tappi di sughero

    Uomini con occhi di passero
    discutono con rane e trattori

    La mongolfiera vende passaporti alle formiche
    timonieri incrociano balconi

    Sulla schiena della collina
    i vasi comunicanti avevano serrature finte

    Stanotte la campagna è blu
    nella mansarda è fiorito il baobab

    Torpide gondole rovistano ortiche
    donne con le trecce infilano fondi di caffè

    L’ipotenusa della foresta va alla guerra
    ha un fastidioso prurito al braccio destro

    Scappava da 12 giorni
    hai fame?

    Hai sete?
    hai sonno?

    La geografia stingeva le labbra
    sputava cicatrici lo specchio

    • milaure colasson

      “sputava cicatrici lo specchio”

      lo ritengo un verso micidiale, dice tutto ciò che c’è da dire in tre parole, il massimo della concisione.

      “L’ipotenusa della foresta va alla guerra”

      è un altro verso micidiale che non fa sconti alla educazione letteraria del poetese.
      In poesia occorre dire le cose come le si pensano, che poi coincide con come stanno. E poi quel carroarmato del tweet è illustrativo.

  7. Il crepuscolo imperiale di Putin apre spazi a una nuova idea di mondo
    di Franz Foti
    Il crepuscolo imperiale di Putin apre spazi a una nuova idea di mondo
    Si profilano panorami economici, politici e sociali che potrebbero cambiare le coordinate dell’ordine universale, prospettando inedite alleanze
    26 Aprile 2022 alle 12:19 huffingtonpost.it

    In molti ambienti politici internazionali si dà ormai per scontato che sia questa l’ultima primavera di Putin al comando della Russia e che il declino inesorabile del sogno imperiale dell’ultimo zar sia già scritto. Sono scenari plausibili, ma non scontati. Fatto è che la furiosa barbarie scatenata in Ucraina da Putin non potrà essere cancellata e tanto meno pensare che le ferite inferte al popolo ucraino, alla democrazia delle nazioni e al loro equilibrio esistenziale, possano chiudersi senza che nulla cambi negli assetti futuri delle comunità internazionali.

    Si profilano panorami economici, politici e sociali che potrebbero cambiare le coordinate dell’ordine universale e si prospettano inedite alleanze su cui costruire una nuova idea di mondo. Quella più accredita nei botteghini della politica estera sembra essere quella di una stretta alleanza, dialettica e trasparente, fra Cina e Usa, sollecitata nei giorni scorsi anche da Philip Kotler che invitava le due superpotenze a dimostrare di essere nazioni leader di pensiero e creatività attraverso cui costruire un nuovo ordinamento internazionale di pace e prosperità (Il Sole 24 Ore). Si tratterebbe di stabilire gli assi anomali di ciò che potremmo definire “degli antagonismi convergenti”.

    Lo scopo dovrebbe essere quello di offrire al mondo intero l‘immagine di due potenze dominanti che smettono di sfidarsi e punzecchiarsi all’insegna di chi si mostra più potente o prepotente, ponendosi verso i popoli come nazioni guida munite di senso di responsabilità, di voler sviluppare un reale senso di benessere universale, di perseguire la smilitarizzazione e il rispetto della dignità della persona e dei diritti umani conseguenti. Il tutto all’insegna della cooperazione prevista dall’ONU con l’Agenda 2030. Dunque una visione sostenibile dal punto di vista economico, politico-sociale ed ecologica, senza mai sottacere intenti encomiabili come la lotta alle povertà, alle disuguaglianze e alle degenerazioni climatiche.

    Si tratterebbe di costruire un pentagono per armonizzazione le aspettative di futuro delle nuove generazioni e delle società del presente le cui facce dovrebbero essere rappresentate da quelle che si configurano come le cinque C: Comprensione, vale a dire capacità reciproca di porsi nei panni degli altri interpretando i bisogni altrui senza intolleranza e intransigenza; Contemperazione, quale attitudine di adattamento alle differenti realtà ed esigenze, priva di senso della supremazia; Cooperazione, predisposizione a costruire, realizzare insieme le forme di protezione, di progettazione, d’innovazione per migliorare la qualità della vita dei popoli; Convergenza, concepita come risultante di forze differenti orientate a un progetto comune, non antagonistico, determinando un reale e possibile punto di equilibrio e di stabilità sociale, economica e politica; Coesistenza, intesa come volontà chiara, netta, inequivocabile, di fornire un’impronta di pace e di rispetto delle specificità dei popoli in un quadro di difesa delle condizioni ambientali e dei diritti umani.

    L’impresa non sarebbe ardua, ma presenta serie difficoltà unitamente a discrete affinità che coinvolgono le esigenze di prospettiva dei due universi: quello occidentale e quello asiatico. Tra pochi decenni la Cina si troverà con due miliardi di cittadini per i quali il sostegno del commercio è indispensabile per evitare forti tensioni sociali. A questo proposito conflitti militari e limitazione agli scambi sarebbero deleteri. La potenza asiatica ha bisogno di stabilità politica, economica e sociale perché è la sola che le consente di tutelare la sovranità e la sicurezza, dentro e fuori dalle sue mura. Gli obiettivi tracciati dal Partito Comunista sono stati molto chiari: rafforzare il mercato interno senza affidarsi solo alle esportazioni; resilienza e autosufficienza tecnologica e scientifica di marca cinese; crescita ecosostenibile; promozione del multilateralismo nelle relazioni internazionali.

    Secondo Lifang Dong, presidente dell’Associazione Silk Council, intervenuta al Master d’intelligence dell’Università della Calabria, ci sono segnali interessanti venuti fuori dall’incontro Biden-Xi Jinping dello scorso marzo: uscire dalla logica della guerra fredda; assicurare un futuro di pace; la guerra è considerata un grave ostacolo all’economia mondiale; dialogo aperto con l’occidente per scongiurare una terza guerra mondiale; un’Europa più indipendente dagli USA potrebbe evitare una crisi economica e umanitaria. E poi sussistono i cinque principi che ispirano la politica estera cinese con cui raffrontarsi. Secondo Dong questi principi si ispirano al rispetto reciproco della sovranità e dell’integrità territoriale, al gradimento della non ingerenza reciproca negli affari interni, sanciscono l’uguaglianza e vantaggi reciproci da trarre nelle relazioni internazionali, sostengono la coesistenza pacifica.

    Gli USA con questi indirizzi dovranno pur misurarsi sapendo che la Russia, per il momento, non è più considerata potenza universale e affidabile nei rapporti economici e geopolitici mondiali. Le due superpotenze dovranno prendere atto che c’è necessità anche di una terza forza d’equilibrio rappresentata dall’Europa autonoma, compatta e determinata nei suoi confini di sicurezza militare, economica, politica e sociale. È fin troppo evidente che questa Europa al momento stenta fin troppo a munirsi di questo assetto indispensabile e tempestivo senza del quale sarà difficile ridisegnare una nuova idea di mondo. Pensiamo a un mondo ecosostenibile e pacifico, che amplia gli spazi di democrazia, riduce le disuguaglianze, offre favorevoli orizzonti alle nuove generazioni. Senza questo equilibrio solidale, di libertà economica, politica e culturale, sarà molto difficile disegnare itinerari di felicità. Economia e politica hanno già mostrato i loro pesanti limiti e la guerra è l’ultima barbarica e distruttiva opzione cui far ricorso. Ora spetta alla sensibilità democratica dei popoli risvegliarsi, mobilitarsi e far sentire la propria voce. L’inerzia non sta più nell’ordine delle cose.

    • “un’Europa più indipendente dagli USA potrebbe evitare una crisi economica e umanitaria”. Questo significa ridisegnare il patto atlantico, una minore ingerenza da parte degli Stati Uniti nelle decisioni politiche dei paesi europei. E presto anche la minor presenza militare. È auspicabile un arretramento della influenza sia russa che americana.
      In Italia abbiamo partiti che professano idee nazionaliste e sovraniste, e altri, di memoria democristiana e fedeltà atlantista, pervenuti a dirigere quel che resta del comunismo nostrano, nell’ipotesi di un diverso ordine geopolitico potrebbero perdere le ragioni ideologiche e il senso stesso della loro esistenza. Io sono per una nuova sinistra, che abbandoni l’idea fissa e stantia di essere maggioritari (l’idea stessa discende da mentalità da blocchi di potenza). E avremo comunque la Russia con cui fare i conti, perché questo articolo, per quanto l’autore si sforzi di guardare avanti, è comunque di parte, e dà troppe cose per scontate. Stiamoci attenti.

      • Nel suo recente discorso all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, il Presidente Mattarella si guarda bene dal dare del macellaio o altri appellativi al presidente Putin, e tenta un discorso ragionato di pace. Il senso alto della politica non trova corrispondenza nei discorsi bellicisti di tanti nostri parlamentari e giornalisti. La gente non è stupida, né serve convincerla facendo terra bruciata di ogni parere contrario; sappiamo quanta pace gli Stati Uniti hanno profuso nel mondo, e quante armi produce…

  8. milaure colasson

    … trovo esilarante anche la poesia di Raf Ciccarone, un evviva alla gioia del naufrago che sta per andare giù, l’allegria del baraccone del mondo che se ne va. Ciccarone riesce benissimo quando ci racconta l’allegria del naufragio. Complimenti

  9. antonio sagredo

    “In questi tre stupendi studi naturalistici sugli insetti, nel comportamento di questi: ora meraviglioso, ora colmo delle più disparate crudeltà allo stato puro, ritroviamo il nostro comportamento che ostinatamente diciamo umano dando valenza univocamente positiva, ma non sappiamo ancora oggi dire se inumano, disumano o altro di terrifico… certo le guerre, dopo specie l’ultima,(seconda guerra mondiale) sono testimonianza di quanto di umano ci sia restato poco, se non nulla!”
    —-
    Marzo 2018 a proposito della poesia di Kristov Karasek, così scrivevo, e oggi così attuale!!!
    —-
    Ma nopn crediate che siano solo i russi ad essere spietati; ricordate che tranne gli esquimesi e qualchje altro popolo similare, tutti gli altri non sono esenti di aver realizzato stermini a non finire.
    La crudeltà appartiene allì’umano sentire (o non sentire?) perchè è consapevole della propria coscienza, e non vi è apparenza più sfuggente che quella di essere conclamata concretezza.
    Il mondo oggi sembra attonito, ma è una abitudine e una attitudine che non ammette innocenza e ” sono testimonianza di quanto di umano ci sia restato poco, se non nulla!”

  10. Lucio Mayoor Tosi
    13 febbraio 2018 alle 23:53

    L’inizio di una poesia può essere porta d’ingresso o di uscita. A volte esci e sei già dove apprendi, vedi e dove parlano altri. Fantasmi. Altre volte, dalla stessa porta si può solo entrare, retrocedere: e sei nell’io, come in gabbia. Cosa può mai accadere nell’io se visto, o perfino vissuto dall’io stesso? Nulla. Dichiarazioni di inquietudine e desiderio, sofferenze, consolazioni, cecità… Sciocchezze! Serve distanza, un sé capace di allontanarsi, mettersi in viaggio. Non è la distanza della contemplazione estetica, perché non è dimenticanza di sé. È poter essere tutti i protagonisti in gioco, in azione. Essere tutte le loro parole. E magari averne di preferiti, vale a dire alcuni che ritornano, che stanno qui al posto tuo, arrivati da chissà dove. Io è un altro, io sono tanti altri. L’inizio di una poesia è tutto, altrimenti si sta all’ingresso pensando e pensando. L’inizio è oltre la porta. Ma la porta è visibile solo quando è chiusa. Davanti alla porta chiusa ci possono stare anche dei meditatori silenziosi, privi di pensiero. Osservatori disinteressati, quindi non contemplativi. E’ raro che tra questi si trovino anche dei poeti. Se accade vi è conflitto tra logos e silenzio. E dove c’è conflitto c’è sofferenza. In questo caso si è poeti a fasi alterne: ogni tanto si va via ma per non perdersi servono notti stellate, punti luminosi. Presenze, anche lontane. Quindi ci si sente in missione, chi per la filosofia, chi per la scienza, chi per la storia. Ma queste sono sempre qualcuno.

    • Confermo, e grazie per questo ricordo. Vent’anni fa iniziai a scrivere con continuità, ma lo feci per gioco pensando: ecco, torniamo nella mente (dopo anni di psicoterapia e tecniche di meditazione, che è essere nella non-mente, l’osservatore privo di giudizio, silenzioso).
      Il tuffo nella poesia NOE fu immediato. Ora si sta verificando quanto detto, del rapporto difficile tra logos e silenzio. E vedo che il silenzio sta guadagnando terreno…

  11. Giuseppe Gallo

    Omaggio alla “Pallottola” di Gino Rago

    Il proiettile, dopo aver sorvolato la Muraglia cinese,
    gli era entrato nell’occhio sinistro,
    ma né Vic, né Mary se ne erano accorti.
    -Mamy…
    -Sì…
    -Ho una pupilla ballerina!
    -No! No! Ha l’occhio pigro! Sentenziò l’oftalmico.
    -No, ribatté la madre, è un tentativo di suicidio.
    -A quest’età? Si oppose il padre.
    -Sì, perché mio figlio è molto precoce!
    Jerry, comunque, gironzolava per casa come se niente fosse.
    L’occhio pigro continuava a essere pigro
    e non si curava di inseguire le farfalle
    o le nuvole che si accoccolavano sulle sue spalle
    invece che sulle antenne della città.
    -Come farai a vivere
    se non guardi sopra e sotto, sia a destra che a sinistra?
    Si preoccupò la sorella.
    -Non so… Perché non me la togli tu questa pallottola?
    -Io?
    -Tu, sì!
    Allora Terry gli strinse il viso tra le mani,
    afferrò il proiettile con gli incisivi e gli diede uno strattone.
    E fu guerra tra Russia e Ucraina.

    Un cordiale saluto agli amici del L’Ombra. Tempi duri. Durissimi!
    Giuseppe Gallo

  12. da una vecchia intervista a Luciano Troisio del 2013
    Sulla poesia dei «quotidianisti»

    Linguaglossa risponde:

    “Nella poesia degli odierni «quotidianisti» (gli equivalenti in poesia della piccola borghesia), gli «oggetti» (privi di una riforma del linguaggio poetico ove collocarli) restano muti, e non basta un accumulo (o una rarefazione) di «oggetti» per comunicare quello che il soggetto che li pronunzia vorrebbe. Chissà perché,nella poesia del «quotidiano» si verifica una moltiplicazione di «oggetti» che dall’esterno precipitano nel foglio bianco della pagina scritta,(per contro, nella pagina degli «astrattisti» si verifica il fenomeno contrario: una rarefazione degli «oggetti»). E questo è sufficiente a dare dignità di discorso poetico alla pagina scritta? Io mi sentirei perlomeno autorizzato a nutrire seri dubbi in proposito. Tradurre sulla pagina bianca l’accumulo di oggetti che insiste nel mondo esterno è una famigerata ed errata utopia, una pia illusione dei «quotidianisti». Ciò che i «quotidianisti» comunicano è unicamente una ideologia del «quotidiano», ovviamente, un «quotidiano» diretto e deciso dall’esterno (dall’io, dall’io degli altri , dai media, dalla tradizione stilistica), un «quotidiano» parallelo e ancillare alla ideologia della fluidificazione universale propria delle moderne società mediatiche. Quello che ingenuamente molti autori credono, cioè che sia sufficiente creare un «controquotidiano» per criticare ideologicamente il «quotidiano» della comunicazione mediatica, resta una pia illusione. Spero non sfugga il tono derisorio e sarcastico che impiego quando mi rivolgo alla poesia «denaturata» del minimalismo di Valerio Magrelli, Vivian Lamarque e Franco Marcoaldi (oltre l’infinita servile schiera degli imitatori); ormai l’invasione della «ontologia piccolo-borghese» è tale che, per paradosso, sembra ai miei contemporanei «che al di là del minimalismo non ci sia altro che il minimalismo» (!!!) […]

    Troisio domanda

    Come giudichi i «Quotidianisti»? E la «dismetria»? E la «distassia»? Vuoi spiegarmi il rapporto che lega la stagnazione economica agli «stili da stagnazione» e alla menzogna del «kitsch della bella interiorità»?

    Risposta di Linguaglossa

    “I «quotidianisti» sono coloro che eleggono il «quotidiano» a monumento sepolcrale della poesia. E poi, che cos’è il «quotidiano»? Qualcuno ha mai codificato quale «quotidiano» ammettere in poesia? a me sembra una gran corbelleria questa questione del «quotidiano». Veniamo alla dismetria (fenomeno che designa la distruzione della struttura metrica) e alla distassia (fenomeno che indica la distruzione della linearità sintattica). Direi che ciò che resta dei linguaggi poetici contemporanei è qualcosa di simile alla immagine benjaminiana:i linguaggi poetici contemporanei del Dopo il Moderno sono simili ad un labirinto: giungi ad un incrocio da una via diversa da quella solita e non lo riconosci, non ti raccapezzi,non riesci a distinguere quell’incrocio da altri similari. Ecco, i linguaggi poetici del Dopo il Moderno partono da un’esperienza virtuale, onirica, metaempirica del tutto sganciata da quella cosa che un tempo si indicava come una «esperienza significativa»; c’è un attante astratto, poroso, evanescente,trasparente, e di lì si procede per divagazione e/o diramazione dell’argomentazione (del commento imbonitorio), in un moto, direi, inerziale, ellittico, eccentrico, zigzagante, de-concentrico, borderline, ma sempre, rigorosamente, meta empirico. Di fatto, si tratta di una poesia spettacolo (o da avanspettacolo): variano gli attori (e gli attanti) ma non varia l’enunciato spettacolo di quella che un tempo lontano era la versificazione. Intanto, la versificazione si è sfrangiata, spezzettata,l’a capo del verso libero non è più problematico: si va a capo quando si vuole. I prodromi di un tale fenomeno di disarticolazione della versificazione si possono riconoscere nel tipo di poemizzazione del reale che incontriamo in un poeta come Valentino Zeichen fin dalla sua opera di esordio, Museo interiore del 1976. Il fenomeno dell’incremento macrobiotico, abnorme, smisurato della poesia ilare-giocosa, cinico-scettica e ludico-urbana (che assicura la permanenza del verso-spettacolo e della versificazione sgangherata) è garanzia della impermanenza della società mediatica dello spettacolo, della galleria figurale delle immagini serializzate e riproducibili all’infinito. Di fatto, la poesia-apparenza è divenuta la poesia-spettacolo, la poesia da cabaret. Possiamo dire, senza remora, che come l’enunciato spettacolo abita il palcoscenico del villaggio mediatico, così la parola poetica abita il foglio bianco di una presenza acefala ede-corticata dove il monstrum (non più visibile) che si appalesa non è né pubblico né privato,non è più il male di vivere né mai sarà un esistenziarsi più o meno destinale di chi non ha più da tempo immemorabile un destino tout court. Figurativismi parolieri o presentificazioni parolate oserei definire la versificazione dei linguaggi poetici del Dopo il Moderno, un continuum di presenzialismi che rivelano, per contrasto, la presenza di un «io» de-nucleato, de-realizzato, de-psicologizzato, un quotidiano dequotidianizzato. In una parola: infrollito di imbecillità, che oscilla tra iperrealismo, ipernichilismo e cromatismi e transita in una zona grigia e bigia dove tutti parlano dei medesimi banalismi opportunamente verniciati che recalcitrano, scalpitano e inciampano tra sintagmi asseverativi e didascalici,impulsivi e riflessivi,tra discariche urbane e discariche letterarie dove il logos è diventato un «logo» di «trasloco» di linguaggi poetici equipollenti perché ormai definitivamente decorticati e sproblematizzati. In questo transito dal crudo al cotto, dal caldo «embrione» del linguaggio poetico di un tempo lontanissimo all’algido della società mediatica dello spettacolo, in questo iter di de-costruzione (linguistica e stilistica) la similpoesia del Dopo il Moderno si incarna in uno stile non-stile da reportage e da referto psichiatrico, abbondantemente attingendo (come colonna insonora) alla lezione del fumetto e alle didascalie-inserto delle riviste massmediatiche più patinate, ai sintagmi del cabaret, al frammento interruptus, al memento delle idiosincrasie del soggetto colto nel flash della sua immobilità posturale[…]

    Domanda di Troisio

    Ampio spazio hai doverosamente riservato alla nuova poesia modernista femminile, quella che viene di recente definita(specie politicamente dalle nostre amiche) «di genere».

    Risposta di Giorgio Linguaglossa

    “ Mai prima nella storia d’Italia la poesia femminile aveva acquistato uno spazio così grande,almeno quanto quello della poesia maschile. Dopo Amelia Rosselli, Alda Merini, Helle Busacca, e Patrizia Valduga, Giovanna Sicari, oggi ci sono autrici di valore come Maria Rosaria Madonna, AnnaVentura, Letizia Leone […]

    Luciano Troisio Domanda

    Infine,ma soltanto geograficamente, la linea meridionale della nuova poesia.

    Risposta di Linguaglossa

    “ Circa la «disparizione» della poesia meridionale. La faccenda è molto più antica: quando nel 1981 Giovanni Raboni pubblica un’antologia dal titolo Poesia Italiana Contemporanea. Gli inclusi sono: Saba, Rebora, Campana, Cardarelli, Ungaretti, Sbarbaro, Montale, Penna, Sereni, Luzi, Zanzotto, Pasolini; gli esclusi: Quasimodo, De Libero, Gatto, Sinisgalli, Cattafi, Ripellino, Piccolo, Bodini, Scotellaro,Calogero.
    Si tratta di un vero e proprio ripulisti, di una liquidazione della poesia meridionale. È la prima operazione di autopromozione della poesia del Nord; e che il curatore sia un poeta della competenza e del rango di Raboni non deve trarre in inganno, è una operazione lucida che non lascia un minimo adito al dubbio su quelle che sono le intenzioni politico-letterarie a nord del Po.”

    Troisio Domanda:

    Personalmente, sono piuttosto scettico sulla «novità» della poesia odierna. È vero che nel millennio attuale si pubblicano volumi di autori noti e meno noti, frutto di decorosissima e astuta cucina; temo che dopo i favolosi anni Sessanta (eravamo giovani) e quelli di piombo, il cosiddetto «Riflusso» non sia ancora esaurito.Bellezza,fascino, ma poca novità.

    Linguaglossa Risponde

    “Rispondo con le parole di Marcuse: «È probabile che il secondo periodo di barbarie coinciderà con l’epoca della civiltà ininterrotta».

    Domanda di Troisio:

    Quali sono i tuoi progetti? Parlaci dei tuoi prossimi lavori.

    Ho un solo progetto: mantenere la mia libertà di pensiero. Mantenermi in vita. Libero da pregiudizi e da interessi di parte. Auguro a me stesso un giudizio critico sempre più affilato e appuntito […]

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