La triade, di Milan Nápravník, (1977) Sul surrealismo ceco, La tecnica dell’inversaggio, traduzione di Antonio Parente, Due inversaggi di Milan Nápravník, Poesie kitchen di Giorgio Linguaglossa, Il 6 aprile 1958, receipt n. 57521, receipt 77985, receipt 77981,  La poesia non è altro che una disciplina della magia (m.n.)

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(Arte visuale di Milan Nápravník)

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Caro Giorgio,
più di una decina di anni fa, contattai una ventina di artisti/pensatori/scrittori/ecc. di varia nazionalità e chiesi loro di rispondere alla domanda su cosa fosse il surrealismo, secondo loro, lasciando volontariamente aperta la modalità della risposta. Alcuni preferirono una risposta testuale (saggistica, poesia o prosa breve) altri visuale (fotografia, stampa, ecc.).
Nell’attesa di pubblicare un giorno questo materiale, ti allego il testo “La triade” di Milan Nápravník, la risposta dell’autore alla domanda in questione.
Sempre di Nápravník, ti segnalo alcune uscite che lo riguardano. A questo indirizzo (http://vocifuoriscena.blogspot.com/2021/09/milan-napravnik-e-la-tecnica.html) troverai la sua descrizione del metodo da lui inventato dell’inversaggio (te ne allego un paio nel caso tu non conosca il genere). Qui invece (http://vocifuoriscena.blogspot.com/2021/09/antonio-parente-la-traduzione-di.html) troverai l’intervista che mi hanno fatto per parlare della traduzione di questo romanzo/non romanzo. E poi ancora qui (http://vocifuoriscena.blogspot.com/2021/09/su-milan-napravnik-di-ladislav-fanta.html) il ricordo di Ladislav Fanta dell’autore.
Saluti da una Finlandia già un po’ freddina,
(Antonio Parente)
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Nessun oggetto surrealista, nessuna immagine, anche se estremamente sorprendente per il nostro desiderio del miracoloso o dell’incantevole, crea l’essenza del surrealismo, ma la concretizza soltanto. Sebbene venga spesso sottolineato come il surrealismo sia ‘nato’ nelle menti dei poeti, anche una poesia surrealista non è che la concretizzazione del principio poetico, degli incontri inaspettati, soddisfacente il naturale desiderio umano del miracoloso, dell’incanto, del provocatorio e della scoperta. Il surrealismo ispira l’immaginazione del poeta, ma esso stesso non ne è requisito o garanzia.

Le chiavi per comprendere il mistero del surrealismo si trovano, per lo più inosservate, proprio accanto alla porta che l’epigono cerca di sbloccare invano con il grimaldello del fantastico speculativo. È la triade surrealista di “Libertà, Amore e Poesia”, le tre pietre angolari del surrealismo, nella cui interazione dialettica è esso stesso in grado di rinascere in ogni momento. Tutte e tre sono fragili: non sono condizioni necessarie per la sopravvivenza biologica degli individui né della comunità. Non solo i celenterati, ma anche le persone della pratica quotidiana possono farne a meno; e quindi esistono non soltanto individui ma intere culture capaci di vivacchiare in condizioni di non libertà, senza amore e sicuramente senza poesia. La triade surrealista la si può esperire come bisogno reale solo laddove il desiderio umano si afferma contro la necessità di sopravvivenza attraverso un’esperienza miracolosa, degna del fatto che l’esistenza umana, spesso fin troppo tormentata, valga la pena di essere vissuta.

È un modo di vivere in cui grande rispetto è assegnato all’intelligenza emotiva dell’essere umano come soggetto pensante e sofferente e non biologico, intellettualmente incapace, eternamente conforme al profitto e al dominio nella lotta competitivamente inferiore del tutti contro tutti. È una vita che oltrepassa coscientemente il suo livello evolutivo biologico, controllato solo dagli istinti elementari della necessità della semplice sopravvivenza, livello da cui derivano i bisogni primitivi di conquista e accumulo di proprietà materiale, di appropriazione delle femmine e, in definitiva, la necessità di massacri ritardati di guerre concorrenziali; tutto ciò attraverso una negazione estremamente pericolosa e totale dei risultati positivi della cultura dell’intelligenza appresa. In questo modo, sovrapponendosi al livello delle profonde esperienze emotive, con le quali  i prodigi dell’essere vivente si trasformano in prodigi dell’essere creativamente libero,  la vita può diventare Eros, storia concreta e voluttuosa della coscienza che riflette su se stessa e, in un contesto più generale, della fase evolutiva, consapevole dei valori umani e culturali, della specie dotata delle capacità di pensiero e sentimento più complesse.

La “libertà” è oggi, all’inizio del XXI secolo, una parola alla moda che, a causa del costante abuso pubblicitario, è diventata talmente banale da perdere qualsiasi contenuto e significato. Nemmeno un fascista dozzinale, che apertamente raccomanda, approva e pratica la tortura dell’uomo sull’uomo, dimentica di sottolineare che lo fa per salvare o in favore della presunta, succitata  libertà. Il surrealismo, tuttavia, considera la cosiddetta “libertà” di affari, dominio, usurpazione e sfruttamento come un concetto vergognoso. Pertanto, nemmeno per un attimo rinuncia al significato originale ed emancipatorio del termine “libertà”, ed è pronto a difenderla sempre e ovunque.

L’“Amore”, parola che a partire almeno dall’inizio della civiltà cristiana si è dissolta nei diluenti dei falsi contenuti, per il surrealismo significa solo l’amore tra due soggetti che nel reciproco fascino e stupore sublimano il congiungimento sessuale di fusione erotica degli amanti, nel piacere estatico, insostituibile, dell’abbandono. Da questa sorgente poi sgorga l’acqua viva di ogni creatività umana.

E infine, la “Poesia” – il membro più esoterico ma allo stesso tempo meno sfruttabile della triade surrealista, poiché fortunatamente si trasforma immediatamente nel suo opposto quando si cerca di farne uno strumento di sfruttamento delle emozioni e delle idee umane, un mezzo di manipolazione utilitaristica e condizionamento della coscienza sociale.

Nel surrealismo, tuttavia, il termine “poesia” non comprende solo l’area della poesia scritta, ma anche, e in particolare, la poetica dell’esperienza e la filosofia della vita. La poesia di pensieri ed emozioni crea il mondo nel quale riusciamo miracolosamente a vivere, a meno che non si sia vincolati da un attaccamento al bisogno materiale o spirituale, guidati dalla timidezza conformista o persino da avidità ed egoismo inferiori. A meno che non si vedano negli alberi della foresta solo potenziali assi da ricavare dai loro tronchi devastati per profitto, invece che organismi viventi di pari diritti e valore, grazie alla cui bellezza e proprietà simbiotiche possiamo respirare liberamente e svilupparci sbigottiti dalla nostra percezione, cognizione e comprensione.

Il surrealismo continua ad esistere pur nella certezza di non essere principalmente letteratura o arte,  poiché è soprattutto un invito ad una vita onesta, intelligente e che onora la libertà. È un impegno per l’inalienabilità della creatività e dell’intelligenza del pensiero e dell’azione umana, un fermo impegno per una vita che valorizzi i valori dello spirito indipendente. André Breton in questo senso ha incluso nelle fondamenta del surrealismo, per il dispiacere di ogni essere distorto, un imperativo morale che era e rimane valido: Non sottomettersi mai ai miserabilismi del tempo. Il suo amico, Marcel Duchamp, in seguito commentò: “Breton era un ammiratore dell’amore in un mondo che crede nella prostituzione”. Senza la regola di una ferma integrità, il Surrealismo autentico è impossibile.

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(Arte visuale di Milan Nápravník)

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«L’unione inversa di parti bilateralmente simmetriche di una singola struttura è uno dei principi morfologici fondamentali della natura, l’archetipo organizzatore del macro e del microcosmo. In quel momento mi fu chiaro il contenuto magico del messaggio che mi aveva raggiunto in quella nebbiosa giornata autunnale. Soltanto allora mi fu evidente che la forza numinosa di quella mia visione non era il risultato della crisi soggettiva, quantunque sconvolgente. Il suo effetto ammaliante prendeva origine dal contatto magico del subconscio con l’archetipo dell’universo, dal cogliere, sul campo irrazionale, uno dei segreti più profondi della realtà. La demonizzazione animistica di quest’attimo fu, poi, conseguenza della percezione magica, che registra sempre la realtà interiore come una parte integrante della realtà psichica. Solo allora la mia vista interiore si rischiarì. Come in una sintesi onirica mi resi conto del principio simmetrico delle formazioni cosmiche, dei poli magnetici, delle strutture cristalline e biologiche. Nei giorni e nelle notti seguenti, in preda ad una trance superficiale, passai in rassegna ciò che mi circondava, riconoscendo all’improvviso dei e demoni di antiche religioni, i volti assorti, indagatori, beffardi e malevoli della realtà, privati delle maschere civilizzatrici dell’utilità e dell’applicabilità immediate. Arrivare alla decisione di usare questo potenziale magico per tracciare immagini col metodo della visione inversa fu quindi un breve passo.

Per far risaltare la sua forza magica, non era possibile usare nessun altro mezzo se non quello delle tecniche fotografiche capaci di riprodurre l’impressione della realtà con fedeltà naturalistica. Tecniche a metà tra macchina fotografica e laboratorio, che riorganizzai in cucina di alchimista, dove creavo una nuova realtà partendo dagli ingredienti che trovavo. Il fatto di trasfondere vitalità spirituale in alberi, pietre, micro e macrostrutture che di solito nel mondo reale passavano inosservati, elevava l’attività creativa al rango di reale creaturazione del mondo. Ciò produceva l’identificazione con animali, piante e minerali, processo questo favorito dalla magia e represso dalla civilizzazione: nel momento in cui la natura si psicologizza, l’essere umano ne diviene parte.

Per caratterizzare questo metodo nella maniera più precisa possibile, lo chiamai inversaggio, parallelamente alla denominazione dei metodi creativi surrealisti più antichi introdotti da Max Ernst. Questa mia scoperta l’ho connotata con la seguente definizione:

L’inversaggio è un metodo surrealista di creazione della realtà magica attraverso l’unione di due o più immagini inverse di oggetti reali, delle loro parti o di strutture immateriali, superficiali. Il principio dell’inversione non è basato su tendenze estetiche del conscio, ma preesiste come archetipo morfologico dominante nel subconscio, vale a dire nella realtà irrazionale. Il carattere archetipico dell’inversione dà luogo all’inversaggio, che origina dalle immagini fotografiche della realtà  creata dall’azione di acqua, fuoco, ghiaccio, calore, erosione, corrosione, gravità, divisione cellulare, crescita ecc., con una implicita forza numinosa. Il significato extra-estetico dell’inversaggio non può essere altro che il rivolgere la nostra attenzione verso una percezione alternativa, magica e, in questo modo, sconvolgere il monopolio della repressiva visione ottica cosiddetta “oggettiva” della costruzione unilateralmente razionalistica del mondo.»

(Maggio 1977, Milan Nápravník)

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cari amici,
a proposito di ‘vuoto’ vi sottopongo una poesia (kitchen) di nuovo conio, è la prima volta che tento un’opera siffatta, che adotta il verosimile (quasi un testo narrativo con degli a-capo) per introdurre in esso un clinamen, un inverosimile, un ultroneo, un personaggio illogico che finisce per destabilizzare l’ordine del discorso del verosimile cangiandolo in inverosimile e ultroneo. Ho tratto lo spunto iniziale da un testo di Milan Nápravník dal quale ho ripreso alcune frasi liberamente da me interpolate. È stato il mio modo di rendere omaggio al poeta ceco e di sviluppare il suo testo surrealista in direzione di una poesia italiana kitchen. In fin dei conti, è vero ciò che dice Nápravník, che «la poesia non è altro che una disciplina della magia». Seguono altre 2 Kitsch poem. (g.l.)

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Giorgio Linguaglossa

Il 6 aprile 1958

Il 6 aprile 1958, poco dopo la mezzanotte,
passeggiavo con la pittrice Zlata Adamová
per un viale alberato in direzione del cimitero ebraico
e invece, non so come, sbucammo
davanti all’insegna luminosa del wine bar “V Zátiší” in piazza Betlémské
Praga a quell’ora è silenziosa e deserta

Sul lato sinistro di via Liliová
al primo piano di una finestra aperta era appesa
una gabbia con un canarino
Giunti nei pressi
l’uccello improvvisamente si risvegliò dal torpore
prese a cantare
o meglio, a singhiozzare in modo bizzarro

I nostri passi echeggiavano nel vuoto di Malá Strana
“il silenzio di questa città totalitaria è così opprimente”
– pensai –

Zlata allora viveva in via Všehrdova
ma deviammo per via Platnéřská e quindi via Kaprova,
lungo gli alberi,
prima di dirigerci verso il Rudolfinum al di là del ponte Mánes

Forse non intendevamo tornare a casa,
o forse sì,
i nostri passi sembravano guidati da smisurate forze inconsce.

Giunti che fummo nella piazza davanti al Rudolfinum
lungo il marciapiede
ma sul lato opposto della strada
barcollando si faceva strada verso di noi
un Signore altissimo e magrissimo con un cilindro liso e sdrucito
appoggiandosi ad un bastone da passeggio
con il pomo d’avorio
e un ombrello trafugato dallo studio di Magritte

«La giraffa non è figlia dello scimpanzé
ma neanche lo scimpanzé è il padre della giraffa!
Kafka ha falsificato il romanzo!
– gridò in preda al furore –
il Signor K. è una invenzione stolida!»

In quel frangente
davanti a noi si materializzò una giraffa
la quale si sedette graziosamente su un soggolo
del bar di piazza Rudolfinum
inghiottì un caffè dopo aver litigato con un punto e virgola,
e deglutito un sandwich

«Non c’è usucapione per la speranza
ma c’è il cordoglio per l’Agenzia dell’Erario»
– disse con accento securitario –

Detto ciò la giraffa saltò alla guida di un monopattino
e si avviò
in direzione del vuoto di Malá Strana

«La lobotomia è il tocco finale
di un grande parrucchiere», aggiunse
e sparì nella foschia

receipt n. 57521

It’s Your Lucky Day – Open for $50!

In data odierna il gatto Carneade ha spedito un podcast
al Presidente Biden

V’è registrato: «una pillola di Betaprotene
ogni 12 ore toglie il mal di gola»

il triangolo scaleno è la figura geometrica
che il Presidente Mattarella predilige

il Signor Posterius invia un sms al mago Mandrake
c’è scritto:
«Il Signor Prius stasera va alla prima della Scala
con l’abito di gala e una gardenia»

Wanda Osiris a cavallo con il frustino ammorbidisce
la groppa ad un fantino renitente alla coscrizione

Apre la porta e gli dice:
«No Campari, no party»
poi ci ripensa e dice:
«It’s wonderful to kiss you»

dal baldacchino dei saltimbanchi esce un avatar
su un monopattino

prende l’ombrello dall’attaccapanni
e un cappello a cilindro
e spara un colpo di revolver ad uno struzzo che passava di lì
senza ragione
un topo di fogna improvvisamente prese ad abbaiare

Il pappagallo Totò ha spedito una lettera
tramite il Politburo al poeta russo Brodskij
con su scritto:
«I like you, bijou»

Il poeta russo dall’al di là manda un sms a Putin,
c’è scritto:

«Il Green Pass è pronto per la presa della Bastiglia
fissata per il 14 luglio 1789»

receipt 77985

Il Signor K. fece ingresso con la refurtiva nell’anticamera
disse:
«Facciamo entrare Sua Maestà il Mare»

«Vostra Maestà, Vostra Santità, Signor Barone,
Oui Monsieur
Pallaksch, Pallaksch, wari wari

– farneticava l’insano di mente –

Il Signor K. allora si presentò con la ruota di bicicletta
di Duchamp del 1913
rivolgendosi al poeta precisò.
«Questo è un ready made!»

Fu a quel punto che Scardanelli si volse verso il visitatore

«Guardi, Gentile Signore: una virgola!
Devo scrivere sulla Grecia, sulla primavera
o sullo spirito del tempo?»

«Sul prurito, caro Scardanelli, sull’orticaria,
sulla disidrosi, sulla mononucleosi
o sulla anadiplosi
fa lo stesso, scelga lei il tema
abbiamo urgente bisogno di poeti laureati!»

receipt 77981

«Qualcuno mi ha rubato il lunedì»
disse il poeta Predrag Bjelosevic uscendo dal martedì
e introducendosi nel sabato
per il tramite di una porta girevole

«E allora dobbiamo correggere la vicenda delle idi di marzo»
rilanciò il Mago Mandrake
tirando fuori dal cilindro un coniglio
e 7 padelle per friggerci le uova

«Così non resta che raddoppiare il martedì»
chiosò il pappagallo Totò

Fu allora che il locomotore del direttissimo Italo
uscì dall’Agenzia delle Entrate,
Sezione Riscossione
sito in Roma, via Giuseppe Grezar 14
e presentò allo sportello il 740 del Mago Mandrake
con tanto di PEC

Fu allora che la tgirl Molly Blum uscì dall’armatura
della Vergine di Norimberga
nuda come Eva nel Paradiso terrestre
si sedette
su una sedia pieghevole, ricomponibile e scomponibile
e disse semplicemente:

«cari followers scusatemi
ho dimenticato la password del costume da bagno!»

MILAN NÁPRAVNÍK nasce in Cecoslovacchia nel 1931 e da circa quarant’anni vive in Germania. Conseguita a Praga la maturità scientifica, lavorò per un anno nelle miniere d’oro di Jílové, vicino Praga, dopo essere stato etichettato, essendo uno studente appassionato di jazz, come un “ammiratore dello stile di vita americano”. Dal 1952 al 1957 studiò drammaturgia alla Facoltà di Studi cinematografici dell’Accademia delle arti performative di Praga. Dopo tre anni di lavori provvisori, nel 1960 iniziò a lavorare alla Televisione cecoslovacca come direttore artistico della redazione per le Trasmissioni per bambini e ragazzi. Dalla seconda metà degli anni 1950 collaborò con il Gruppo surrealista di Praga, la cui attività non fu immune da intrichi perpetrati dalla polizia segreta e i cui tentativi di  esporre o pubblicare le proprie opere furono ostacolati dai divieti delle Autorità. Fece il suo debutto letterario nel 1966 con la raccolta Básně, návěstí a pohyby (Poesie, avvisi e movenze), pubblicata privatamente e in numero limitato nell’edizione Speciálky dal pittore František Muzika.  Emigrò dopo l’occupazione sovietica del 1968, dapprima a Berlino occidentale per alcuni mesi e successivamente a Parigi. Dal 1970 si è stabilito definitivamente a Colonia. Duranti gli anni dell’esilio, lavorò prima come redattore radiofonico e successivamente, dalla metà degli anni 1980, come pittore, scultore e fotografo artistico freelance.
Giorgio Linguaglossa è nato a Istanbul nel 1949 e vive e Roma (via Pietro Giordani, 18 – 00145). Per la poesia pubblica nel 1992 pubblica Uccelli (Scettro del Re) e nel 2000 Paradiso (Libreria Croce). Nel 1993 fonda il quadrimestrale di letteratura «Poiesis» che dal 1997 dirigerà fino al 2005. Nel 1995 firma, insieme a Giuseppe Pedota, Lisa Stace, Maria Rosaria Madonna e Giorgia Stecher il «Manifesto della Nuova Poesia Metafisica», pubblicato sul n. 7 di «Poiesis». È del 2002 Appunti Critici – La poesia italiana del tardo Novecento tra conformismi e nuove proposte (Libreria Croce, Roma). Nel 2005 pubblica il romanzo breve Ventiquattro tamponamenti prima di andare in ufficio. Nel 2006 pubblica la raccolta di poesia La Belligeranza del Tramonto (LietoColle).
Per la saggistica nel 2007 pubblica Il minimalismo, ovvero il tentato omicidio della poesia in «Atti del Convegno: È morto il Novecento? Rileggiamo un secolo», Passigli. Nel 2010 escono La Nuova Poesia Modernista Italiana (1980–2010) EdiLet, Roma, e il romanzo Ponzio Pilato, Mimesis, Milano. Nel 2011, sempre per le edizioni EdiLet di Roma pubblica il saggio Dalla lirica al discorso poetico. Storia della Poesia italiana 1945 – 2010. Nel 2013 escono il libro di poesia Blumenbilder (natura morta con fiori), Passigli, Firenze, e il saggio critico Dopo il Novecento. Monitoraggio della poesia italiana contemporanea (2000–2013), Società Editrice Fiorentina, Firenze. Nel 2015 escono La filosofia del tè (Istruzioni sull’uso dell’autenticità) Ensemble, Roma, e una antologia della propria poesia bilingue italiano/inglese Three Stills in the Frame. Selected poems (1986-2014) con Chelsea Editions, New York. Nel 2016 pubblica il romanzo 248 giorni con Achille e la Tartaruga. Nel 2017 esce la monografia critica su Alfredo de Palchi, La poesia di Alfredo de Palchi (Progetto Cultura, Roma) e nel 2018 il saggio Critica della ragione sufficiente e la silloge di poesia Il tedio di Dio, con Progetto Cultura di Roma.  Ha curato l’antologia bilingue, ital/inglese How The Trojan War Ended I Don’t Remember, Chelsea Editions, New York, 2019
Nel 2014 fonda la rivista telematica lombradelleparole.wordpress.com  con la quale, insieme ad altri poeti, prosegue nella ricerca di una «nuova ontologia estetica»: dalla ontologia negativa di Heidegger alla ontologia positiva della filosofia di oggi,  cioè un nuovo paradigma per una poiesis che pensi una poesia all’altezza del capitalismo globale di oggi, delle società signorili di massa che teorizza la implosione dell’io, l’enunciato poetico nella forma del frammento e del polittico. La poetry kitchen, poesia buffet o kitsch poetry.

12 commenti

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12 risposte a “La triade, di Milan Nápravník, (1977) Sul surrealismo ceco, La tecnica dell’inversaggio, traduzione di Antonio Parente, Due inversaggi di Milan Nápravník, Poesie kitchen di Giorgio Linguaglossa, Il 6 aprile 1958, receipt n. 57521, receipt 77985, receipt 77981,  La poesia non è altro che una disciplina della magia (m.n.)

  1. Dichiarazione di Giorgio Linguaglossa per il 4° Incontro internazionale di Banja Luka

    La Grundstimmung della poesia nell’epoca della stagnazione dell’Europa

    Non è per caso quello che avviene in Europa: la stagnazione economica e la stagnazione delle forme estetiche. C’è una corrispondenza speculare tra le due stagnazioni. E poi c’è una terza stagnazione, quella spirituale, e avrete chiaro e servito il menu.

    Nel «nuovo» mondo di oggi «i maestri» delle generazioni dei Milosz, degli Herbert degli Eliot, sembrano scomparsi irrimediabilmente, la poesia è diventata una questione «privata», una questione privatistica da regolare con il codice civile e da perorare con un linguaggio polinomico, un linguaggio «interno» che accenna ad un «metalinguaggio» o «superlingua» qual è diventata la poesia che va di moda oggi. La questione «tradizione» oggi non fa più questione. I linguaggi poetici sono metalinguaggi, prodotto di proliferazione di altri polinomi di linguaggi. Oggi un critico di qualche serietà non avrebbe nulla da dire di questi linguaggi polinomici. Rispetto a tali linguaggi la poesia non deve cedere ai linguaggi mediatici.

    Il nostro mondo non è «normale», e la poesia deve mostrare la abnorme anormalità del nostro mondo. È che noi proveniamo dalla lunghissima traversata nel deserto di ghiaccio del tardo novecento, dobbiamo resistere in tutti i modi al «riduttore» del minimalismo. Il minimalismo è lo stile del passato, si è trattato di un «riduttore», e niente più. La poesia può sopravvivere solo se si fa chiarezza: il minimalismo è stato un «riduttore» delle problematiche e deve essere abbandonato.

    Mi viene il dubbio che la poesia degli autori giovani che hanno meno di sessanta anni sia qualcosa di geneticamente diverso da quella delle generazioni dei poeti sopra nominati. Temo che la tradizione del novecento si sia allontanata irrimediabilmente. Le parole nel frattempo si sono raffreddate, svuotate, e allora un giovane non può fare a meno che tentare di trovare delle scorciatoie, dei bypass, dei trucchi, come quello di adoperare il linguaggio dei linguaggi, il linguaggio mediatico e fare con quello qualcosa in poesia.

    Io penso che accettare inconsapevolmente il «riduttore» del minimalismo, come fanno i giovani, sia una illusione e una trappola, e lo dico agli autori di oggi che scrivono poesia e che hanno meno di sessanta anni. Illusione perché la loro operazione si mantiene sulla superficie dei linguaggi, perché loro pensano ancora in termini di manutenzione e maneggiabilità dei linguaggi, pensano al linguaggio poetico come ad un articolo di giornale senza pensare che le parole, tutte le parole, abitano in una patria linguistica; ogni parola è prigioniera in una patria linguistica e di lì non si smuove neanche con la bomba atomica.
    E allora, mi direte voi, che fare?

    Rispondo: fare tesoro dell’esperienza stilistica della tradizione e rinnovarla radicalmente.

    (Giorgio Linguaglossa)

  2. milaure colasson

    La poetry kitchen è parente del surrealismo ma rivisitato e rivissuto secondo le condizioni storiche del presente. Un avatar che monta in groppa dell’ippogrifo e se ne va a zonzo per le città del mondo e sulla luna. Questo è quello che bisogna scrivere, oppure, scrivere sul prurito e sulla disidrosi. Fate voi.

  3. milaure colasson

    di Mario M. Gabriele

  4. Come tentativo kitchen diciamo che è pienamente riuscito.

  5. AVANTI TUTTA

    Avanti tutta si confessa così.

    Con una tegame del Cappellaio matto
    Con lo sbadiglio di Stregatto

    Il bianco diventa nero ed è perfetto l’equilibrio
    Di trombe che squassano il vento.

    Sai di cosa è fatta la frittura mista?
    Sai in che lingua si esprime la cortesia?

    Ci sono formule incomprensibili in giro
    Note ai reggitori di pancia che discutono con bretelle.

    E intanto che un pendolo chiede l’ora a una clessidra
    Sui margini dell’ombelico i Lama vendono pipe

    A quale tribù negare un calumet di salsa verde?

    Ho sceso infinite ossa
    E avevo una gallina nel Perù

    Quanto vorresti puntare su una tuta all’asta?
    Uno Chagall, dico, con falce blu e sposa in jeans

    Ah la casamatta a portata di mano
    Che basta un rinculo di colombo per l’ingresso gratis

    Quest’anno brucerà un Giordano Bruno al giorno
    E un Torquemada sarà defenestrato

    Per educazione, ovvio
    Per legge televisiva

    Per me si va nella Selva oscura

    NOBEL QUESTIO

    Questio: leone attaccato alla giugulare.
    Reversibilità microscopica non più in agguato.

    Così la gravità fu descritta da un muggito:

    Spaziotempo che piega piazze di cent’anni
    Segue luce nascosta in un burqa

    L’equazione:
    Rinnegare la madre = dare via il culo
    Pubblicata su Annalen der Physik

    CINGHIALI E CINGHIALESSE

    L’assalto fu breve. Quanto dura un colpo di zanna?
    Il simbolo cedette il portone come una femorale la sua verginità.

    Il tempo di fare colazione, far la punta a una dichiarazione e lanciarla dietro a una tartaruga.
    Signor mio, il viso pallido di Re Luigi!

    Quanto basta per interrompere il tempo al gusto di nutella
    La parola ha bisogno di istanti sani e dentifrici al piombo

    La ghigliottina ride e si lecca il filo.

    Passerò di qui domattina
    La carretta vuole Robespierre e io m’illumino d’immenso.

    A tratti s’intravede Mastro Titta, ma anche Bruto e qualcuno che recita il rosario
    Accompagna Cesare al senato.

    Il colluttorio sa di ragù. Niente male per le gengive rotte.
    Gli scarichi dei lavandini plaudono al passaggio.

    (Franesco Paolo Intini)

    P.S. versione corretta con le maiuscole al loro posto)

  6. Scrive Deleuze:
    «L’enunciazione non rinvia a un soggetto. Non c’è soggetto di enunciazione, ma soltanto concatenamento. Questo vuol dire che, in uno stesso concatenamento, ci sono dei “processi di soggettivazione” che assegneranno diversi soggetti».1
    L’enunciato nella poesia di Francesco Intini è in rapporto di concatenazione con un altro enunciato, e tutti assieme questi enunciati rimandano a tutti gli altri in una commistione aggrovigliata e inestricabile di enunciati dove tutti gli enunciati non portano a Roma ma a Babele, essendo la Babele linguistica la condizione stessa delle società mediatiche.
    Solo l’impersonalità degli enunciati può diventare personale, e solo perché c’è l’impersonale è possibile costruire il personale. Il «personale» è la Babele linguistica nella quale la civiltà dei media è immersa e sommersa. È Benveniste che ci soccorre in aiuto quando spiega che nell’impersonale è la terza persona che parla e i suoi enunciati hanno la caratteristica di non appartenere a nessun «io» e a nessun «noi». È la declinazione alla terza persona che ci aiuta a capire il tipo di enunciato proprio della poetry kitchen, quella «poesia dell’impersonale» che è la caratteristica fondante della poetry kitchen.
    All’inizio c’è la lingua, ossia la dimensione comune dell’impersonale. Una dimensione molto più vasta di quella della lingua della comunicazione, quello che Lacan definisce «lalangue» proprio per indicare che si tratta di un ambito di relazione non ancora strutturato, dove l’io e il tu non sono ancora sorti e la soggettività è ancora di là da venire.
    Lacan: «Lalangue sert à de toutes autres choses qu’à la communication». Il pre-individuale precede la soggettività, ergo la lingua del pre-individuale è più vera di quella della soggettività.

    G. Deleuze, Due regimi di folli e altri scritti, tr. it., Einaudi, Torino 2010, p. 160.

  7. milaure colasson

    Il salto dalla poesia post-surrealista di Napravnik a quella kitchen di Linguaglossa non è poi così grande, ci dividono dieci o quindici anni, stiamo tutti nella medesima temperie culturale, l’Italia sta entrando, faticosamente nella terza Repubblica mentre la repubblica ceca sta stabilmente nella seconda repubblica. Il vantaggio che la poesia della repubblica ceca ha rispetto a quella italiana è che lì da loro c’è stato il surrealismo mentre in Italia il surrealismo in poesia è un perfetto sconosciuto. Questo lo dico perché è assolutamente necessario che il surrealismo venga impiantato nella tradizione italiana, e infatti il surrealismo kitsch e kitchen si è rivelato un fortissimo probiotico che ha rinverdito la poesia italiana uscita malconcia e moribonda dalla fine della seconda repubblica,
    Che altro dire? Linguaglossa predilige il “ready language”, prendere in affitto o in prestito i rottami dei linguaggi (aulici, pubblicitari, filosofici, giornalistici, del quotidiano etc.) per farne un compostaggio plurilinguistico, prendere in affitto i linguaggi usufritti e poi dichiarare in modo fraudolento la bancarotta, il fallimento e andarsene all’Excelsior di Venezia a fare la bella vita con il malloppo trafugato.
    Si sa che i poeti kitchen sono dei sabotatori, dei disertori…

  8. vincenzo petronelli

    E’ indubbiamente molto stimolante quest’incursione nel campo del surrealismo che Giorgio ci ha proposto con questi due articoli sulla poetica di Reznicek e Napravnik: intanto perché si tratta decisamente di due grandi poeti, peraltro espressione di una grande scuola poetica come quella ceca che ci dispensa delle gemme di notevole caratura, e poi per l’interessante parallelo immanente nella proposta, fra la scrittura surrealista e la poetry kitchen. Sicuramente il surrealismo ha dei punti di contatto con il nostro disegno nell’intendimento di sradicare la tradizione poetica del “dato”, che si traduce dal punto di vista tecnico, contenutistico e metodologico, in indicazioni interessanti che ho spesso incontrato scorrendo i testi di poesie surrealiste (ad esempio nell’influenza della dimensione onirica) per lo meno partendo dall’esperienza della mia scrittura.
    Come sottolineava Marie Laure Colasson in un suo intervento nel precedente articolo su Reznicek, c’è comunque una distanza che ci separa dal surrealismo, che sostanzialmente risiedono nella differenti genesi storica tra questo e la poetry kitchen, che si sintetizza nella differenza strutturale fra la tendenza del surrealismo a scomporre l’universo di senso della poesia tradizionale e la concezione della Poetry kitchen a destrutturarlo attraverso quella che mi piace definire come la “stratificazione archelogica delle parole”. Nulla quaestio però sulla grandezza di questi due poeti e su una certa intersezione che può emergere tra la Poetry kitchen ed alcuni aspetti – specialmente concettuali – della poesia surrealista,

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