Chuang-Tse, (Zhuangzi), Il punto culminante del discorso si situa in una modalità di espressione che sarebbe allo stesso tempo non-silenzio e non parola, La poesia di Francesco Paolo Intini è «rumoresque», da non considerare antitesi del «pittoresque» ma come suo estraneo, Il gigante e versi tolti dal monte Magnola, Poesia kitsch di Gino Rago

Marie Laure Colasson 17x17 cm collage 2021

Marie Laure Colasson, collage 17×17 cm 2012
«C’è una confusione enorme nella testa dell’uccello bendato. Vorrebbe fare una conferenza e convincere i suoi simili che si tratta di quello buono, il più puro dei volatili e che i suoi figli hanno licenza di uccidere, violentare per dono di natura» (F.P. Intini)

.

Chuang-Tse (Zhuangzi) 753 d.C.

«Il punto culminante del discorso si situa in una modalità di espressione che sarebbe allo stesso tempo non-silenzio e non parola».

Quella zona che è allo stesso tempo non silenzio e non parola può essere identificata come la zona del rumore. In questa accezione penso che la poesia di Francesco Paolo Intini sia «rumoresque», da non considerare antitesi del «pittoresque» ma come suo estraneo.

“La fine della filosofia e il compito del pensiero” –

Questa citazione di Heidegger è tratta dal titolo di una sua conferenza del 1964, che potremmo parafrasare così:

La fine della poesia e il compito della poiesis –

Se penso a certe figure della poesia kitchen, se penso a certi ritorni di figure di interni o certi personaggi parlanti della poesia kitsch che si ritrovano e si rincorrono da un libro all’altro di vari autori kitchen non posso non pensare che tutte queste figure non siano altro che Einkleidung, travisamenti, travestimenti, maschere di una nudità preesistente, della nudità dello sfondo che va a fondo non c’è alcuna scena primaria che possa essere rappresentata se non mediante sempre nuovi travestimenti, travisamenti, maschere, sostituzioni. Si ha qui una vera e propria ipotiposi della messa in scena della scena primaria che primaria non è fatta con i trucchi di scena propri della messa in scena letteraria. E se questo aspetto è centrale in tutta la nuova ontologia estetica, una ragione dovrà pur esserci.

La verità del testo o il testo della verità? Questo è il problema. Qual è lo statuto di verità che si propone la nuova ontologia estetica? Penso che è da questo statuto di verità della poetry kitchen che dipenderà il tipo di scrittura ipoveritativa del discorso poetico. La posta in gioco qui è molto alta, è nientemeno che lo statuto di verità del discorso poetico non più fondato su alcuna manifestazione epifanica o semantica del linguaggio, ma sul suo s-fondo non-veritativo, quella cosa che la psicanalisi freudiana chiama la «scena primaria» viene derubricata a scena che si auto annienta nel mentre che scompare nello sfondo del fondo.

Francesco Paolo Intini

Il gigante e versi tolti dal monte Magnola

Coda che sbatte su pista da sci.
La sella del silenzio addosso.

Non tutto fila liscio tra panna e cappuccino
Lo zucchero ha un vuoto di memoria.

La luna è meno pezzata
se Saddam si libera dal lazo.

A ogni pomodoro una camera del lavoro
E al sole si sta peggio che in bottiglia.

Ah il ribollire dell’ultimo orizzonte!

Un cielo in meno e una rivoluzione in lattina
Aiutano la digestione.

L’Afghanistan ha i denti cariati
Perché un cuculo è covato dal cuculo.

Sul Gigante una nuvola possente.
Dito che gratta l’Amazzonia.

Fa molto buio in cantina
Uno spumante si rimette gli occhiali neri.

Rotolerà un dado dall’osso occipitale.
Il numero vincente?

Quale numero?

Versi tolti:
L’inconscio vuota intestini.
Nel teschio qualche cent.
Mucche a pascolo sul palato.

E in effetti si tratta di rumoresque. Che altro accogliere in un distico seriale? Si tratta di frammenti senza capo né coda, pezzi raccolti durante la colazione alle falde di un monte d’Abruzzo, tra un cappuccino e la panna e chissà cosa manca allo zucchero per interferire nel dialogo tra un orecchio e l’altro E un cigolio di watsapp. Ci passa lo stridere della fune intorno al collo di Saddam, il femminicidio di massa e infine la warholiana di una madre che cede il suo bambino a degli sconosciuti pur di salvarlo e per cui:

K di Troia

Il nome ad Ecuba? Schiava di Ulisse
Ma è Astianatte l’incognita.

In verticale il gesto di quokka
nessun indizio tra gli orizzontali

Di Andromaca il lancio del figlio?
Euripide arretra. Poesia moderna!

Segno dei tempi e dunque bisognerebbe animarla con colori diversi, appenderla alle pareti di questo 2021 senza un calendario degno di questo nome. Anche il verso del cuculo interferisce. Uno canta stelle e strisce, l’altro falce e martello, oppure soltanto gocciola il papavero su campi contesi a suon di Kalashnikov. C’è una confusione enorme nella testa dell’uccello bendato. Vorrebbe fare una conferenza e convincere i suoi simili che si tratta di quello buono, il più puro dei volatili e che i suoi figli hanno licenza di uccidere, violentare per dono di natura.
Ecco allora sul monte irrompere una nuvola che gratta una foresta. È il rumore di chi fu lampo e tuono ma ora partorisce dadi senza numeri sulle facce.
Qual è il numero estratto?
Ogni faccia reca lo stemma bianco dell’ incognita che mangia il tempo, il resto è una perturbazione, onda che oscilla, ascolta, mescola e va avanti senza coordinate precise.

(Francesco Paolo Intini)

Lucio Mayoor Tosi I poeti significativi

Kitsch poetry
di Gino Rago

Il signor Qualunque da Forlì
prende il treno per andare a Bordeaux

però ha dimenticato i doposcì
che fa?, torna indietro

ma sbaglia binario e arriva a Canicattì
dove il critico Carlo Bo

sta partendo per andare a Bordeaux
ma anche lui sbaglia binario

e litiga con il signor Mercoledì
«Tutto qui?», chiede Carlo Bo

«Tutto qui!», risponde Mercoledì

*

Il critico George Linguaglossà,
convocato d’urgenza a Paris dal commissario Maigret

pour l’affaire «Belfagor sur le Metrò»
chiede a Monsieur Perrault

se ha una maschera di Pierrot,
risponde: «no»

e di nascosto beve un bicchiere di Pernod
con Madame Thérèsà Degas che chiede un Cointreau

Agli Champs Elisées con Monsieur Gautier
Marie Laure Colasson dice Parbleu

ma poi ci ripensa
e dice Ohibò

Francesco Paolo Intini (1954) vive a Bari. Coltiva sin da giovane l’interesse per la letteratura accanto alla sua attività scientifica di ricerca e di docenza universitaria nelle discipline chimiche. Negli anni recenti molte sue poesie sono apparse in rete su siti del settore con pseudonimi o con nome proprio in piccole sillogi quali ad esempio Inediti (Words Social Forum, 2016) e Natomale (LetteralmenteBook, 2017). Ha pubblicato due monografie su Silvia Plath (Sylvia e le Api. Words Social Forum 2016 e “Sylvia. Quei giorni di febbraio 1963. Piccolo viaggio nelle sue ultime dieci poesie”. Calliope free forum zone 2016) – ed una analisi testuale di “Storia di un impiegato” di Fabrizio De Andrè (Words Social Forum, 2017). Nel 2020 esce per Progetto Cultura Faust chiama Mefistofele per una metastasi. Una raccolta dei suoi scritti:  Natomaledue è in preparazione. 

.

Gino Rago, nato a Montegiordano (Cs) nel febbraio del 1950 e vive tra Trebisacce (Cs) e Roma. Laureato in Chimica Industriale presso l’Università La Sapienza di Roma è stato docente di Chimica. Ha pubblicato in poesia: L’idea pura (1989), Il segno di Ulisse (1996), Fili di ragno (1999), L’arte del commiato (2005),  I platani sul Tevere diventano betulle (2020). Sue poesie sono presenti nelle antologie Poeti del Sud (2015), Come è finita la guerra di Troia non ricordo (Edizioni Progetto Cultura, Roma, 2016). È presente nel saggio di Giorgio Linguaglossa Critica della Ragione Sufficiente (Edizioni Progetto Cultura, Roma, 2018). È presente nell’Antologia italo-americana curata da Giorgio Linguaglossa How the Trojan War Ended I Dont’t Remember (Chelsea Editions, New York, 2019) È nel comitato di redazione della Rivista di poesia, critica e contemporaneistica “Il Mangiaparole”. È redattore delle Riviste on line “L’Ombra delle Parole”.

12 commenti

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12 risposte a “Chuang-Tse, (Zhuangzi), Il punto culminante del discorso si situa in una modalità di espressione che sarebbe allo stesso tempo non-silenzio e non parola, La poesia di Francesco Paolo Intini è «rumoresque», da non considerare antitesi del «pittoresque» ma come suo estraneo, Il gigante e versi tolti dal monte Magnola, Poesia kitsch di Gino Rago

  1. Scrive Emilia Margoni su Doppiozero recensendo l’ultimo libro di Carlo Rovelli, Relatività generale (Adelphi 2021):

    «La grande rivoluzione avviata da Albert Einstein si basa su un principio analogico tutto sommato semplice: come nel caso dell’elettromagnetismo, così la gravità è descritta da una teoria di campo. Detto altrimenti, come il concetto di forza elettromagnetica viene superato da quello di campo elettromagnetico, così il concetto di gravità viene superato da quello di campo gravitazionale. Per chiarire il punto in poche e semplici parole, mentre la fisica che precedeva la nozione di campo articolava il proprio oggetto di studi in termini di interazione tra forze che agiscono a distanza, il campo riconcettualizza la forza in termini di proprietà fisiche assegnate a ciascun punto dello spazio.
    Non ci sono più quindi corpi che cambiano le reciproche posizioni in ragione della loro mutua interazione, ma un’entità fisica reale diffusa, pensabile appunto proprio come un campo costellato di proprietà. Applicata alle nozioni di spazio e di tempo, una simile rivoluzione concettuale ha fatto strame di intuizioni che si erano sedimentate nel corso dei secoli e in particolare l’idea che lo spazio e il tempo siano entità assolute entro cui le forze interagiscono tra loro. Nella teoria della relatività non c’è un tempo assoluto, quale parametro universale in grado di individuare eventi simultanei che prendono corpo in una sorta di ampio contenitore definito spazio. L’intuizione di Einstein, che determinò quell’effetto a domino ancor oggi gravido di tante innovazioni scientifiche e tecnologiche, è che spazio e tempo sono il campo gravitazionale, che determina la velocità a cui ticchetta un orologio o la distanza che separa due estremità.»*

    L’intuizione di Carlo Rovelli, un vero e proprio cambio di paradigma della relatività generale di Einstein, potrebbe essere applicata alla poesia sostituendo il concetto di forza semantica del linguaggio con quello di «campo sistemico semantico del linguaggio», con il che possiamo pensare al linguaggio poetico alla stregua di un sistema-linguaggio gravitazionale all’interno del quale non c’è il soggetto parlante (la phoné) come soggetto assoluto ma un «campo linguistico» (la phoné) nel cui interno la forza del linguaggio varia a seconda del punto nel quale si abita il linguaggio. Il linguaggio cessa così di essere pensato come un contenitore di forze per essere pensato come un «campo costellato di proprietà, di possibilità».

    Il principio di ragion sufficiente di Leibniz si basa sul seguente ragionamento: che non c’è fatto o entità reali che non possano ricondursi a una causa per cui essi sono quel che sono e non altrimenti. Alla base della fisica c’è quel rapporto di causa-effetto che, di contro agli esiti della relatività, ripropone il tempo come fondamentale, dato che esso altro non è che la catena lineare di cause ed effetti che ordina la struttura degli eventi secondo un prima e un dopo. È ovvio che la teoria del «campo costellato di proprietà, di possibilità» è un qualcosa che non contempla il «tempo» quale elemento fondamentale di un certo modello teorico, il «tempo» nel nuovo concetto di «campo» non è più necessario e dunque va semplicemente abolito. Per lo stesso motivo va riconsiderato anche il concetto di «spazio». Per Lee Smolin, nella struttura di fondo dell’universo, gli eventi sono legati da un ordine lineare di causalità, ma non occupano una posizione nello spazio, né quindi sono ordinati secondo rapporti di prossimità o di distanza spaziale. La prossimità tra eventi, pertanto, non è da intendersi in termini spaziali; all’opposto, possono dirsi prossimi quegli eventi che possiedono un numero ampio di proprietà in comune, ragione per cui si può dire che due eventi sono uno stesso evento quando possiedono le medesime proprietà in comune.

    * https://www.doppiozero.com/materiali/la-relativita-generale-secondo-carlo-rovelli

  2. antonio sagredo

    E ci metto accanto anche BURLESQUE,
    E I MIEI VERSI SULLO STESSO TEMA:
    ———————————————————
    ancora un burlesque

    Il mondo è sempre stato eguale nella realtà
    e non siamo per nulla differenti dal nostro ragionare.
    Soltanto il singolo sparge una chiassosa disonestà,
    fallendo la disistima di lontane creature ignote.

    La perdita della poesia risiede nella dimenticanza
    di chi permane nella propria coerenza personale,
    per questo la soglia è sbarrata, la serratura blindata
    e nessuna creatura può varcarle o superarle.

    Io parlo sempre e dovunque di poesia in disaccordo,
    perché è disonesto comporre migliaia di versi e con gioia,
    e dissuasi da una piacevole libertà con tutti gli sconforti
    della materia negativa generano in noi una marionetta.

    Antonio Sagredo
    (marzo 2016)
    —————————————————————————
    (da PAROLE BEATE, 2015)

    Noi, che circensi creature sappiamo la Rota e il Quadrato,
    Che in loro tremanti affidiamo i nostri corpi alle acrobazie
    In quegli angoli che ci oscurano la gioia di un applauso
    Negato e che per questo sappiamo come infine riposare
    In un sarcofago tranquilli poi che un epitaffio ci ricorda,
    Come fu fissata la nostra vita a un filo fantoccesco!
    Qualcuno in una comune fossa non sopporta il mito
    Che fa pieno il vuoto di un comune oblio;
    Altro, nell’acqua dissolve il proprio nome e il canto.

    Dove il centro dell’oblio
    o è il burlesque che crea la finzione?

  3. Pavel Řezníček (1942-2018)

    Alla portineria dell’Hotel Kempinski
    Un uomo in attesa
    Inghiotte quelli che escono

    Il poeta Byron ingoiava solo i diabetici
    Dalla sua ultima vittima si emanò un fumo fosforescente
    Byron fu immediatamente arrestato e impagliato sul posto

    Questo accade alle persone che si gingilleranno vicino agli alberghi
    Barcelò Kempinski Ritz e Alcron
    E avranno desiderio di ingoiare i propri concittadini

    Saranno impagliati vivi
    Anche se cacceranno tutte le urla animalesche
    Che vogliono

    Solo Deus absconditus può ingoiare le persone
    Oppure “La giovane guardia” del romanzo omonimo
    di Alexander Fadejev

    Non si può caricare la penna stilografica con il latte versato!

  4. milaure colasson

    Esplorare la potenza del linguaggio, i suoi enunciati, le sue espressioni vuol dire indagarne il potere propriamente in-significazionale. L’assioma secondo il quale compito del discorso poetico è la sua capacità portarci vicini alle cose, all’essere stesso si rivela un inganno, un effetto ottico del soggetto che indossa gli occhiali della intenzione significante. È proprio questo il punto. Infatti, il linguaggio poetico kitchen mina l’intenzione soggettiva, de-stabilizza il «luogo del soggetto», la poesia kitchen segue il segno fin dove esso segna l’esplosione del linguaggio verso l’altro da sé, la sua apertura. Questa esplosione è il proprio della pratica kitchen, mostra l’assurdo, il fuori-luogo del «dire». Il luogo di questa esplosione è appunto il discorso poetico kitchen, lì infatti il linguaggio sfugge sempre a sé stesso e ci sfugge, e tuttavia è anche il luogo dove viene a sé stesso, il luogo dove il linguaggio mostra la sua incomprensibilità e la potenza del dire, mostra di dover tacere davanti a ciò che dice e di dover continuare a dire. La funzione ontologica del linguaggio originata dalla intenzione significante del soggetto, è questa assiomatica che la poesia kitchen deve ad ogni costo smobilitare e de-pauperare, è proprio l’intenzione significante che deve essere annichilita, altrimenti si ricade indietro nel «luogo del soggetto» e delle sue perifrasi, dei suoi enunciati sibillini.

    Draghi et Macron
    forment un dragon
    il aime Filomena
    la pelure d’un vieux chat

  5. Guido Galdini

    Non si può caricare la penna stilografica con il latte versato.
    Ci sta a malapena qualche lacrima.

  6. L’intuizione di Carlo Rovelli, un vero e proprio cambio di paradigma della relatività generale di Einstein, potrebbe essere applicata alla poesia sostituendo il concetto di forza semantica del linguaggio con quello di «campo sistemico semantico del linguaggio», con il che possiamo pensare al linguaggio poetico alla stregua di un sistema-linguaggio gravitazionale all’interno del quale non c’è il soggetto parlante (la phoné) come soggetto assoluto ma un «campo linguistico» (la phoné) nel cui interno la forza del linguaggio varia a seconda del punto nel quale si abita il linguaggio. Il linguaggio cessa così di essere pensato come un contenitore di forze per essere pensato come un «campo costellato di proprietà, di possibilità». (Giorgio Linguaglossa)

    Caro Giorgio questo tuo commento è davvero interessante e denso di conseguenze. Per me che scrivo immaginando il testo come un’ onda, è un’idea magnifica. E dunque non solo interferenze e modulazioni ma un vero e proprio campo di proprietà e possibilità in cui immergerlo. Ciao e grazie

    IN RE MINORE

    Santo subito si disse di Picasso

    Che infatti risollevò le ossa dal sudario
    E smise di dipingere una Guernica alla volta.

    Questi pugni non smettono di sbattere
    E nemmeno ci è dato sapere il momento preciso.

    Essere fermi, che idiozia!

    Le antenne sanno il fatto loro
    Sgambettano e rifiutano i corvi di mestiere

    Tra fulmini ci si intende e poi una tempesta
    Mette tutti d’accordo.

    La storia fuma un sigaro per piano Marshall,
    uno sbuffo di panzer annuncia un colombo.

    Questo è tutto.
    Trovate come centri uno sbarco in Sicilia
    in orizzontali.

    Patton e Montgomery al mercato di San Pasquale.
    Dov’è il premio Don Chisciotte?

    Tra puzze si capisce subito
    qual è il senso delle battute.

    E Berlino? In fondo a Wall Street
    Dietro quella maglia all’uncinetto.

    Il bunker finisce in un teorema di Euclide
    ma una bocca di topo resta smisurata.

    Una zuppa di fagioli a colazione
    Una cena asciutta con versi di Marenco.

    Baffo e pipistrelli svolazzano contenti.

    Torna il sereno, splende una scimitarra.
    Mozart si siede sullo scranno di Re.

    (Francesco Paolo Intini)

    • caro Francesco,

      il compito del critico non è quello di ridire ciò che il poeta ha scritto, ma illuminare il sotto testo, la cornice del testo, ciò che il testo sottintende, il non detto che pure è presente in ciò che è scritto, anche se in forma di non-detto.
      Ci sono momenti della storia che al critico non è richiesto altro che fare dei bigliettini di accompagnamento, edulcorate schedine introduttorie. Ci sono altri momenti nei quali non viene richiesta affatto la presenza del critico, uno di questi è l’epoca attuale. In questi periodi la presenza del critico viene ritenuta fastidiosa, ostile, finanche minacciosa degli interessi di parte, e viene respinta. Oggi siamo in uno di questi periodi della storia.
      Di fronte a noi ci sono due domande possibili: chiedere al discorso ciò che esso dice, oppure interrogarlo sul regime che lo governa. Entrambe le domande conducono ad una sola risposta: il discorso coincide con il regime che lo governa.

  7. Anche attraverso Ilya Prigogine noi abbiamo fatto nostra una nuova ontologia, l’ontologia associata al divenire, superando l’ontologia dell’essere. Accettando nella nostra poesia il privilegio ontologico del divenire facciamo un salto verso un nuovo paradigma e verso una nuova estetica.
    Per questo, da anni, con Giorgio Linguaglossa stiamo parlando di Nuova Ontologia Estetica, dove Nuova Ontologia significa il passaggio dall’essere al divenire ovvero il passaggio dall’ontologia dell’essere all’ontologia del divenire. Nel primato ontologico del divenire, grazie agli studi di Prigogine, il tempo dei filosofi e il tempo dei poeti confluiscono nel tempo della chimica-fisica perché il divenire secondo Prigogine non risulta da una concezione metafisica bensì dalla struttura dei sistemi dinamici ovvero dal fatto che il nostro sistema è un sistema di non equilibrio, da qui i concetti-chiave di strutture dissipative (tutta la ricerca artistica di Marie Laure Colasson), di tempo interno, di freccia del tempo, di orologio chimico, ecc.
    Introducendo la freccia del tempo nella nuova enunciazione delle leggi della natura si giunge alla affermazione del privilegio ontologico del divenire sulla ontologia dell’essere (De l’etre au devenir, dice Ilya Prigogine).

    I miei tentativi di kitsch poetry nella mia nuova poiesis ne sono un inevitabile
    tentativo di nuovo approdo estetico.
    Gino Rago

    *

    Bubù de Montparnasse fa il gigolò
    con l’amante di Jean-Luc Nancy

    Domani torno a Paris avec Madame Batignolles
    aspettami alle Tuileries

    scrive madame Fru-frù all’ispettore Poirot
    bisogna arrestare il poeta Iacopò Ricciardì

    e tutti gli altri della kitsch poetry

    *
    Sul notturno Roma-Paris
    Ne pas se pencher au dehors

    dice Madame Colasson all’uccello Pettì
    Un talebano dice Ohibò al pappagallo Totò

    e fa la pipì sulla moquette del wagon-lit
    Si salvi chi può dice da un oblò

    il Presidente Biden al nano Cocò
    *

    A Parigi, sotto la finestra dell’atelier
    di Marie Laure Colasson

    in Rue du Lapin, près du marché aux puces,
    un tenente de ll’Armée Française,

    Edition par Lucien Rousselot,
    arresta la danseuse étoile de l’Opéra.
    *

    Giorgio De Chirico guida il taxì,
    Marcel Duchamp espone l’orinatoio a Trinità dei Monti

    Ennio Flaiano ci fa la pipì,
    prende al volo un colibrì

    Lucio Mayoor Tosì entra nel “Notturno” di Madame Colasson
    e invita l’uccello Pettì al Caffè de Paris

    *

  8. Hai tratto delle strane conseguenze. Fin troppo ammorbidente nelle proiezioni, nei panni sporchi.

    Stasera del resto resti immobile. E di Milaure la concezione immacolata ha la crema chantilly.

    La porporina Covid ha soppiantato la lotta di classe,
    la scala mobile e tutte le torte Sacher.

    Eppure dopo il terzo tentativo la sorpresa divenne un placebo da undici settembre. Milaure,

    tu si che sapresti cosa dire, cosa fare e a che ora spegnere, col tentativo estremo, le parole.

    Grazie Ombra.

  9. vincenzo petronelli

    Ringrazio Giorgio per le tracce pregevole che come sempre le sue riflessioni ci offrono, ricollocando la poesia nell’ambito del dibattito filosofico. Trovo molto pertinente il parallelo tra la teoria di Rovelli e la visione poetica Noe per il paradigma decostruttivizzante del rapporto classico della struttura narrativa soggetto – oggetto, ricostituendo di fatto l’universo semantico convezionale e consentendo così alla poesia – come scrive nel suo intervento Marie Laure Colasson – di “portarci vicino alle cose”.

    In questo contesto, la poesia di Francesco Intini si segnala senz’altro come uno dei contributi più incisivi in tal senso, per la sua capacità di ricostruire il linguaggio tramite le parole smarrite, il materiale di risulta del glossario quotidiano di questi ultimi decenni, difatto definendo una nuova strutturazione di significato, in grado di fornire una chiave di interpretazione adeguata, in poesia, della disintegrazione caratterizzante la società odierna.

    Grazie Ombra.

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