Kitsch poetry n. 3 di Giorgio Linguaglossa, Termopolio kitsch, Compostaggio kitsch di Mauro Pierno, remix e mash up, Quando appare una nuova φωνή (phonè) sorge anche un nuovo λόγος (logos), il linguaggio poetico è diventato un «luogo» aporetico per eccellenza, in esso trovano posto come non mai le antinomie del contemporaneo, La de-psicologizzazione del linguaggio poetico e narrativo

Quando appare una nuova φωνή sorge anche un nuovo λόγος, appare una definita modalità dell’essere-nel-mondo, una definita modalità in cui il mondo incontra la storia, la polis, la politica e l’abitare il mondo, cioè l’etica. Questa modalità è una ontologia modale, sono i «modi» con cui interagiamo con il mondo che determinano il nostro essere-nel-mondo; il che implica una serie di pensieri, di azioni, di retro pensieri, di un fare, di pratiche, di passioni, di reazioni. Ad un certo punto, tutto questo conglomerato si trasforma in un nuovo stile, in un nuovo linguaggio.
Nella riflessione del Wittgenstein maturo, dalle Ricerche filosofiche in poi, è all’opera un tentativo di de-psicologizzazione del linguaggio, vale a dire un’indagine grammaticale relativa al modo in cui parliamo delle nostre esperienze «interne». Centrale, in quest’ultimo tratto del percorso wittgensteiniano, è il termine «atmosfera» (Atmosphäre): attraverso una critica di tale concetto, il filosofo austriaco analizza il nostro modo di parlare dei processi psicologici e, in particolare, della comprensione linguistica, intesa come esperienza mentale «privata». Contro l’idea che il significato accompagni la parola come una sorta di alone di senso, come un sentimento o una tonalità emotiva (Stimmung), Wittgenstein valorizza l’aspetto comunitario e già da sempre condiviso dell’accordo (Übereinstimmung) tra i parlanti. Il richiamo al modello musicale dell’accordo armonico tra le voci consente così di recuperare la dimensione atmosferica, auratica e coloristica dell’esperienza linguistica in cui si assiste a una «sintonizzazione» tra i parlanti coinvolti in un comune sentire, il cui luogo ideale è per eccellenza la forma-poesia.

Dobbiamo forse accettare che oggi il linguaggio poetico è diventato un «luogo» aporetico per eccellenza, che in esso trovano posto come non mai le antinomie del contemporaneo.
Vero è che un certo linguaggio poetico, mettiamo quello di Andrea Zanzotto e di Edoardo Sanguineti, entra in crisi di identità quando il marxfreudismo di Sanguineti e lo sperimentalismo del significante di Zanzotto vengono superati e fatti collassare dal ’68. Sono i sommovimenti sociali epocali che fanno collassare i linguaggi poetici e filosofici.

Oggi che alla crisi è succeduta la post-crisi, è avvenuto che al minimalismo sia succeduto il post-minimalismo. È paradossale dirlo: ma oggi la crisi si è stabilizzata, la crisi governa la crisi; i linguaggi artistici, e quelli poetici in particolare, sono diventati tanto «deboli» da essere invisibili e quindi invulnerabili; questi connotati, tipici del nostro tempo non devono affatto meravigliare, sono i connotati dello Zeit-Raum che è diventato un contenitore vuoto, contenitore di altro vuoto, i linguaggi poetici contengono un linguaggio invisibile, poroso, e quindi non fungibile. È come se la legge di gravità che tiene insieme le parole fosse diminuita; forse dovremmo accettare una filosofia «debole», che accetti di misurarsi con una «ontologia debole», che respinga al mittente le categorie «forti» proprie di un concetto «rotondo» del fare poesia; forse dovremmo accostumarci ad accettare la «debolezza ontologica dei frammenti». Ed è quello che tenta di fare la «nuova ontologia estetica», che sorge quando i linguaggi epigonici collassano sotto il peso della propria insostenibilità, non da un sommovimento sociale ma sì da un sommovimento epocale: dalla consapevolezza della messa in liquidazione dei linguaggi poetici «rotondi».1]

.

1] Il pronome personale «io» che parla, è, vistosamente, un espediente retorico e nient’altro, è una custodia vuota. È un enunciato linguistico e nient’altro.
“L’enunciazione è l’istanza linguistica, logicamente presupposta dall’esistenza stessa dell’enunciato […] che promuove il passaggio tra la competenza e la performance linguistica […] l’enunciazione è chiamata ad attualizzare lo spazio globale delle virtualità semiotiche, cioè il luogo delle strutture semio narrative […] allo stesso tempo è l’istanza di instaurazione del soggetto (dell’enunciazione). Il luogo, che si può chiamare l’ «Ego, hic et nunc», è prima della sua articolazione semioticamente vuoto e semanticamente (in quanto deposito di senso) troppo pieno: è la proiezione (per mezzo delle procedure di débrayage) fuori da questa istanza degli attanti dell’enunciato e delle coordinate spazio temporali, a costituire il soggetto dell’enunciazione attraverso tutto ciò che esso non è”.1
1) A.J. Greimas, J. Courtes, Sémiotique. Dictionaire raisonné de la théorie du langage, Hachette, Paris 1979; a cura di Fabbri P., Semiotica. Dizionario ragionato della teoria del linguaggio, Mondadori, Milano 2007, pp. 125-126. – E. Benveniste Problèmes de linguistique générale, Gallimard, Paris 1966; trad. it. Problemi di linguistica generale, Saggiatore Economici, 1994. Si veda in particolare il saggio dedicato alla funzione dei pronomi pp. 301-8.

Giorgio Linguaglossa

Kitsch poetry n. 3

(inedito, dalla raccolta: Termopolio kitsch)

L’Agenzia per la sicurezza nazionale
ha dichiarato la liberazione dai trigliceridi
nel 740

L’analisi vaccinale di Letizia Castà è risultata negativa
per deficit immunitario
E allora chiudiamo i bambini a scuola in una scatola di plexiglas
trasparente
prima di andare al termopolio a prendere il caffè

Il caffè è sul tavolo
Anche Sharon Stone è sul tavolo
ha le gambe accavallate sulla famosa sedia del film “Basic Instinct” del 1992
nella scena dell’interrogatorio, dice:
«The capital gain is food
per quel film ho ricevuto un assegno da 500 mila $…
Fui ingannata sulla scena dell’interrogatorio,
in “The Beauty of Living Twice”, svelo cosa è accaduto nel backstage prima di girare la famosa scena in cui accavallo le gambe senza le mutandine»

The Generation Q’ cast is caught between marriage and monogamy
in Season 2
«Perché in fondo la vita è un’infinita sliding doors come è scritto su un’insegna di Hollywood»,
disse l’aiuto regista durante la recitazione del movie

L’Agenzia dell’Erario ha dichiarato podcast tutti i reati contro il patrimonio
e anche quelli contro il matrimonio

«Il goniometro è il vero competitor del sinusoide in 4D.
broadcast»
c’è scritto nella rivista populista “Science and Fiction”

«La temperatura sulla superficie del pianeta Venere è di 600 gradi Celsius»,
ha detto la sindaca Raggi uscendo dal plenilunio,
aggiungendo che
«Il catamarano è una astronave che può viaggiare nello spazio intergalattico ad una velocità prossima a quella della luce»

Caro Giorgio,
ecco tracciato il perimetro ideale per la tua voce. Avessi ragione, ne sarei felicissimo. È la voce orecchiata di un linguaggio radiofonico; quindi una voce esterna, che, recepita, incontra un’altra voce: quella interna – ironica, poche parole ed è il tutto. Perfetto. Fantastico.

Kitchen: nel senso che una voce radiofonica può dire quel che gli pare, apparire e scomparire, esattamente come hai scritto in poesia.
(Lucio Mayoor Tosi)

La storia ha subito un irrimediabile stop. Nelle tue parole l’ironia che che questa sorte ci riserva. Davvero tanto più gli accadimenti nelle tue poesie si avvicinano al presente, tanto più le parole che la comprendono se ne allontanano. Una forza uguale e contraria. Questa la poesia del presente. Linguaglossa che forza!

(Mauro Pierno)

Mauro Pierno

Compostaggio – Poetry Kitsch

Mosè stava ritto sulla cima del colle, con in mano il bastone di Dio.

C’è una pandemia in giro che vuole aiutare la Morte
nel suo lungo cammino per il Mondo.

è un’abitudine che diventa una teoria
man mano veniamo a patti con le maniglie

Agosto doveva essere il quadro nella camera da pranzo
“la maniglia, dov’è la maniglia?”

apro la porta, la spalanco. il pulsante rosso, a sx,
lo premo.
luce accecante.

Penso ai versi di Emily Dickinson :Heavenly hurt it gives us /we can find no scar / but internal difference / where the meanings are. ( da ‘ There’s a certain slant of light ‘ )

siamo al cospetto di una materialità di gusci vuoti (svuotati) accumulati in pile, due monticchietti di gusci del reale. Dove poggiano?

Essendo pastelli su carta e non acrilico ti chiederei se ti è possibile di sostituire la didascalia, altrimenti non fa nulla.

preferisce così, non parla alle parole perché
dice che scavano dei cunicoli nel sotto pavimento

Cosí, la pressione verso l’accelerazione porta a una dittatura dell’emozione e dell’emotività.

Vintage e design si arricchiscono di assurdi Puzzle packaging, creando il nuovo consumismo

“Il linguaggio è un labirinto in cui tutte le strade si perdono in direzioni entropiche.”

Un fax ingiallito del 476 D.C firmato Flavius Odovacer.
“Delenda Roma est”.

Sospetto che Franco Fortini, ma non solo lui, anche tutti gli intellettuali di fede comunista e materialista, avrebbero condannato seduta stante queste nuove poesie di Giorgio Linguaglossa

L’apparire del nano dal vuoto del salto di strofa in una frase continua, rende, quel vuoto bidimensionale e materico, tridimensionale

Non sei coinvolto, come se i tuoi pensieri fossero di qualcun altro. Capito questo, ci sta che l’io possa fare la sua parte.

Inizierò di qui per una compostaggio Kitsch…
Infondo questo è ora il comunismo…lo adopero sull’OMBRA come imbastitore di pensieri…

Une tour de livres placés dans le frigidaire
livrent un féroce combat avec des aubergines
un camembert et des cervelles gélatineuses.

(in ordine di apparizione: stralci di poesie kitchen di Petronelli, Gabriele, Galdini, Antonilli, Ricciardi, Linguaglossa, Gabriele, Linguaglossa-Intini, Petronelli, Tosy, Ricciardi, Tosy, Pierno, Colasson)

Beh, questo «compostaggio» è il meglio del peggio o il peggio del meglio che si poteva compostare.
Complimenti a Mauro Pierno, non siamo nell’epoca (per citare Epstein) del remix e del mash-up? Anche Pierno ha inventato una variante del Virus della poetry kitchen: il Compostaggio kitsch.
Mauro Pierno chiude, per sempre, l’accesso alla poesia non come espressione di una soggettività «autentica», chiude anche la porta in faccia ai sostenitori della soggettività «inautentica», entrambe categorie della poesia della Anti tradizione novecentesca, la sua non è una operazione di circoscrizione della regione entropica dell’inautentico, è ben altro: è vociferazione plurale di disparate autorialità che non sono neanche Autori, lo stesso concetto di «autore» viene dissacrato e, quindi, antologizzato, ossia, manducato, digerito, ed espulso con le feci, come del resto avviene per ogni atto di «parole» durante la vita di relazione dell’homo sapiens dell’epoca cibernetica. Quello che interessa Pierno è, ogni volta, la rinnovata risorgenza della parola (acting out e atto performativo), quale affiora negli scambi più banali ed elementari della vita quotidiana, come avviene, ad esempio, negli scambi della poetry kitchen. Il terreno prediletto dell’inventio poetica è quindi la raccolta degli «stracci» di benjaminiana memoria, degli atti degli enunciati passati dalla intenzione di non-significare all’atto di parola, che non è certo privilegio della poesia, ma condizione generalissima della vita di relazione. Quindi, la poesia si fa democratica, rivendica (derisoriamente) il proprio ruolo democratico in quanto, in realtà, ancora pseudo aristocratico, rivendica così in pieno il diritto di accalappiare appieno il linguaggio derisorio della poetry kitchen per farlo convolare a nozze nel «compostaggio» ilare, spregiudicato e derisorio dei testi compostati.

(Giorgio Linguaglossa)

caro Lucio,

io per la verità, non avevo intenzione di fare poesia kitsch, non avevo intenzione di andare in quella direzione, la mia poesia precedente, che è iniziata nel 1992 con Uccelli ed è finita nel 2018, con Il tedio di dio, andava ancora alla ricerca di un «senso», di un «significato». Poi, come sappiamo, la nostra ricerca si è indirizzata verso il «fuori-senso» e il «fuori-significato». La strada successiva, che abbiamo percorso tutti insieme, la strada capitanata da Mario Gabriele che ci precedeva in vedetta, ci ha portato in questa direzione. Certe cose non possiamo prevederle, anzi, spesso, lottiamo per evitarle ma, in fin dei conti, non potevamo arrestare la ricerca, non potevamo fare marcia indietro.

È Wittgenstein che ci ricorda la vacuità della ricerca di un senso:
«il senso del mondo dev’essere fuori di esso. Nel mondo tutto è come è, e tutto avviene come avviene; non v’è in esso alcun valore – né, se vi fosse, sarebbe un valore. Se un valore che abbia valore v’è, esso dev’esser fuori d’ogni avvenire ed essere-così. Infatti, ogni avvenire ed essere-così è accidentale. Ciò che li rende non-accidentali non può essere nel mondo, ché altrimenti sarebbe, a sua volta, accidentale. Dev’essere fuori del mondo (…) Tautologia e contraddizione sono prive di senso».1

Carlo Marx scopre che la riproduzione del capitalismo come sistema economico e sociale non è mai una riproduzione semplice, ma sempre una riproduzione allargata, e che proprio per questo la «cosiddetta accumulazione originaria» è al di fuori di essa, si converte in «riproduzione allargata»; analogamente, c’è una merce che eccede il sistema economico vigente e richiede un sistema allargato, un mercato di merci dove essa può trovare collocazione. Se tutto si risolvesse in un sistema a riproduzione semplice, cesserebbe il capitalismo perché si limiterebbe ad auto riprodursi eguale a se medesimo. Un sistema culturale funziona allo stesso modo, esso tende a riprodursi e ad impedire che una idea nuova possa trovare accoglienza, ma in questo modo si sclerotizza e muore. È allora che una nuova idea, una nuova merce, prima o poi può trovare accoglienza.

Nell’ambito della poetry kitchen, qualcuno si è fermato, qualcun altro è rimasto nelle retrovie in attesa di fare chiarezza, qualcun altro si è volatilizzato. È comprensibile, avviene in tutte le buone famiglie, qualcun altro si è aggregato; gli ultimi poeti come Jacopo Ricciardi e Giuseppe Petronelli si sono aggiunti al gruppo di ricerca
Cmq, resto dell’idea che sia la Instant poetry che la Kitsch poetry siano delle varianti del virus-base: la Poetry kitchen. E nella Poetry kitchen ci può stare anche la poesia post-liminal di Guido Galdini che azzera il minimalismo, e va oltre, ci può stare anche la “Ferula” di Giuseppe Talia, che annichila la poesia di paesaggio, per sempre, e la mette in soffitta; ci può stare anche la story telling di Gino Rago, che mette fine allo story telling del vero e del verosimile della tradizione novecentesca con tutte le adiacenze di riguardo, ci può stare anche il «compostaggio» di Mauro Pierno, che mette fine alla autorialità dell’autore e a tutto ciò che richiama la cellula monastica dell’io; ci può stare anche un guastatore del «significato» e del «senso» come Francesco Paolo Intini armato di cesoie e bombe incendiarie; ci può stare la Instant poetry di Lucio Mayoor Tosi; ci può stare una eretica della poesia francese come Marie Laure Colasson che fa della distassia e della dismetria la sua parola d’ordine, ci possono stare le quartine stralunate di Mimmo Pugliese…
La Poetry kitchen mette un punto al teorema della specificità della forma-poesia, dichiarando quest’ultima quale genere specifico della poesia innica e della poesia elegiaca (Contini), tesi questa che è stata sconvolta dalla rivoluzione internettiana delle emittenti linguistiche. Nel mondo di oggi non ha più senso alcuno compiacersi di avere un linguaggio speciale, quello della poesia (dotato di ambiguità e di ambivalenza qualsivoglia) a propria disposizione. Vecchia petizione, oltre che infondata filosoficamente anche palesemente superata dal corso degli eventi storici.
Nella Poetry kitchen ognuno deve cercare da sé la propria strada, non c’è alcun dogma, alcun verdetto.
L’unico assioma da seguire è che ciascuno deve porsi nella condizione di voler abitare stabilmente il vuoto. Il resto verrà da sé.

(Giorgio Linguaglossa)

1 Wittgenstein, Tractatus Logico-philosoficus p. 37

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21 risposte a “Kitsch poetry n. 3 di Giorgio Linguaglossa, Termopolio kitsch, Compostaggio kitsch di Mauro Pierno, remix e mash up, Quando appare una nuova φωνή (phonè) sorge anche un nuovo λόγος (logos), il linguaggio poetico è diventato un «luogo» aporetico per eccellenza, in esso trovano posto come non mai le antinomie del contemporaneo, La de-psicologizzazione del linguaggio poetico e narrativo

  1. L’ha ripubblicato su RIDONDANZEe ha commentato:
    La Poetry kitchen mette un punto al teorema della specificità della forma-poesia, dichiarando quest’ultima quale genere specifico della poesia innica e della poesia elegiaca (Contini), tesi questa che è stata sconvolta dalla rivoluzione internettiana delle emittenti linguistiche. Nel mondo di oggi non ha più senso alcuno compiacersi di avere un linguaggio speciale, quello della poesia (dotato di ambiguità e di ambivalenza qualsivoglia) a propria disposizione. Vecchia petizione, oltre che infondata filosoficamente anche palesemente superata dal corso degli eventi storici.
    G.Lingualossa

  2. una nuova politica non nasce mai a valle, ma a monte; bisogna risalire all’origine della discesa culturale che ha attinto la politica italiana per poter risalire. Una nuova politica può nascere quando muore definitivamente il linguaggio di Moro, di Berlinguer e di Berlusconi

    Una nuova poiesis nasce quando il linguaggio dei nani muore definitivamente, ma forse bisogna attendere che decedano anche i figli dei nani e i nipoti dei medesimi… e a volte non è sufficiente…

  3. in un articolo degli anni Dieci intitolato “Sull’interlocutore”, Mandel’stam, fa una notazione geniale, dice questo: che uno non si sognerebbe mai di accendere una sigaretta dalla fiamma della lampada ad olio in quanto, molto più semplicemente siamo abituati ad accendere la sigaretta dalla fiamma di un accendisigari. Questo Mandel’stam lo dice per far capire che noi nella vita di tutti i giorni seguiamo delle abitudini gestuali e linguistiche senza che ce ne avvediamo, che diamo per scontate, seguiamo in maniera inconscia certi gesti e usiamo certe frasi in maniera inconscia in base a «credenze» (Ortega y Gasset) e a quelle che Heidegger definisce «precomprensioni».

    Analogamente, avviene in poesia. Noi scriviamo in base a delle «credenze» linguistiche, a delle convenzioni stilistiche e a delle «precomprensioni» di modi di scrivere che abbiamo già letto e digerito nella memoria; si tratta di atti memorizzati che compiamo «naturalmente», in modo irriflesso.

    Quello che mi colpisce con favore è che i nuovi poeti cechi non scrivono più in base alle «credenze», alle convenzioni stilistiche, alle abitudini linguistiche invalse ma che cerchino nuovi modi, nuove modalità linguistiche e stilistiche, più «normali», più vicini alla sensibilità della lingua naturale che parliamo ogni giorno. E questo lo ritengo un valore inestimabile, il linguaggio poetico deve scendere dal suo piedistallo e portarsi verso la comunità, sì, magari diventare un po’ pop. La soggettività è qualcosa di linguisticamente articolato, è letteralizzazione di fonemi in una «voce» in un linguaggio e in una polis. L’uomo può fare esperienza delle passioni soltanto mediante il linguaggio e la polis, due luoghi che dispiegano la sua dimora etica, luoghi che non confinano in alcun principio ineffabile bensì nel linguaggio che abita l’uomo il cui luogo è nella articolazione fra linguaggio e polis.
    La poetry kitchen con le sue varianti fa esattamente questo, è una poesia pop: si rivolge al pubblico, vuole essere assimilata prima che compresa, vuole che il pubblico se ne appropri. La condivisione non interessa alla poesia kitchen, kitchen è una modalità, non una assiologia.

  4. Mariella Bettarini

    Grazie sempre, di cuore, e i più vivi complimenti e auguri da

    Mariella (Bettarini)

  5. milaure colasson

    Ecco la mia ultima poesia della raccolta in corso di stampa, con Progetto Cultura, Les choses de la vie.

    46.

    Une huile de morue à tête carré
    s’installe sur una chaise Louis Philippe
    à 50 kms de Kyoto près du musée Em Pei
    pour chanter avec Boris Vian “Le loup garou”

    Tout s’est bien passé? demande François Ozon
    à Boris Vian vêtu d’un tailleur Chanel
    à propos de la métaphysique de la mort

    La roue d’un paon
    met le frein à main à l’angle du carrefour Angelique
    pour une rencontre avec le génome
    du Marquis de Sade

    Eredia se promène avec l’ombre du Marquis de Sade
    pour retrouver sa vertu
    et les chansons de Boris Vian

    La blanche geisha propose à François Ozon
    un quart d’heure et trente secondes pour une mort douce
    pendant qu’elle danse sur le bout du nez
    sur une feuille de nénuphar

    *

    Un olio di merluzzo a testa quadrata
    s’installa su una sedia Luigi Filippo
    a 50 km. da Kyoto accanto al museo Em Pei
    per cantare con Boris Vian “Le loup garou”

    Tutto bene? chiede François Ozon
    a Boris Vian vestito con un completo Chanel
    a proposito della metafisica della morte

    La ruota d’un pavone
    innesta il freno a mano all’incrocio di viale Angelico
    per un incontro con il genoma
    del Marchese de Sade

    Eredia passeggia con l’ombra del Marchese de Sade
    per ritrovare la sua virtù
    e le canzoni di Boris Vian

    La bianca geisha propone a François Ozon
    un quarto d’ora e trenta secondi per una dolce morte
    mentre balla sulla punta del naso
    su una foglia di ninfea.

  6. milaure colasson

  7. Ecco una Kitsch poetry
    di Gino Rago 

    Bisogna risolvere l’affaire Dreyfus
    Detto fatto
    Il commissario Poirot
    sulla Rue du Midi
    sulla Rive Gauche de Paris
    dice all’uccello Pettì che Madame Colasson
    ha rubato un colibrì dalla consolle 

    Al n.40 della Rue du Midì
    l’uccello Pettì incontra Madame Colasson
    alla “Coupole”mentre fuma una sigaretta senza filtro
    e mangia un bonbon
    con il confidente del Presidente Pompidou
    Interviene il commissario Poirot
    che sequestra una bottiglia di Cointreau
    e rimette il colibrì sulla consolle
    accanto all’uccello Pettì

  8. Kitsch poetry n. 3
    Noto che la voce interna e l’esterna si somigliano moltissimo. L’esterna, voce multimediale, potrebbe essere quella di lettura di un giornale quotidiano: corretta, e se radiofonica ben impostata. Inevitabilmente, una bella voce.
    Desiderio che si realizza. Lo dico per il pensiero (di questi giorni) che ho sul fare poesia, come dovuto a continuo estenuante tentativo di rientro verso l’intera l’umanità. E che poesia derivi dalla singolarità degli individui sensibili alla condizione di disagio ed estraneitào; condizione questa che, a ben vedere, e per svariati motivi, è comune a tutte le persone.
    Qualcosa della modernità si è insinuata nella mente: voci di sottofondo, riconosciute in sé dai poeti kitchen.
    Kitsch poetry n. 3 è bella poesia, anche perché l’ironia ha un fondo di sincerità. E non gigioneggia, ché quello potrebbe essere l’unico pericolo, sempre in agguato.

  9. caro Lucio,

    la composizione Kitsch poetry n. 3 è nata da una sommatoria di giustapposizioni di frammenti e apposizioni di schizzi e di lacerti, mediante stratificazioni continue, tentativi continui… nella mente avevo (ed ho) più o meno chiaro che per fare poesia occorra disporre di un nuovo «dispositivo», che di solito non è gratuito, occorre un dispendio notevole di forze e di tenacia…
    Tutto ciò si chiama «dispositivo». Cioè una «macchina» che aumenta a dismisura le nostra capacità percettive e ricettive, che le moltiplica. Questo dispositivo è ciò che consente al linguaggio di affiorare; l’«aver luogo del linguaggio» è allora questo lasciarsi trasportare dalla forza dell’onda del mare quando ci sentiamo spinti all’in su, e restiamo in superficie. Questo stare in superficie è ciò che ci consente il dispositivo.

    Soprattutto il linguaggio mi scivolava via, non riuscivo (non riesco) ad acciuffarlo… e poi dovevo amalgamare le «voci» plurime che entravano ed uscivano nel e dal testo. Amalgamare senza tentare di omogeneizzare le «voci» recitanti.
    Agamben dice che il nostro rapporto con il linguaggio è una relazione con un «inappropriabile». E, in effetti, per quanti sforzi facciamo il linguaggio ci sfugge sempre, restiamo sempre con un pugno di mosche in mano; e poi il rapporto con le «voci» altrui, delle emittenti linguistiche dei social e dei media; anche le «voci» non possono essere incorporate nella «voce» principale, come comunemente si crede.

    È come una relazione con l’usato che non solo non si cerca di farne una proprietà, ma indetermina la divisione stessa tra proprio e improprio, soggetto e oggetto, intimo ed estraneo; bisogna sapersi estraniare dalla tradizione e da se stessi per potersene liberare una volta per tutte, infatti l’inappropriabile per eccellenza è il linguaggio con cui siamo tuttavia sempre intimamente in rapporto, riuscire ad avere con il linguaggio una relazione «impropria»; ma è inappropriabile anche il rapporto con noi stessi con il nostro inconscio, che ci rimane sempre inconosciuto; questo è il problema principale: liberarsi del narcisismo, dalla egolatria e dalla egologia dell’io, questa macchina infernale che il capitalismo usa per i propri fini.
    Tutta la poesia dell’io la trovo penosa, non commestibile, non igienica, e scorretta.

  10. Nei primi tre anni del regolare triunvirato
    Ponzio trasgredì alla lapidazione,

    nelle forme corrette le macchie si moltiplicavano a meraviglia, Isabel

    fu una forma lieve di morbillo le cui
    aderenze chiudevano perfettamente il water.

    Non hai pensato niente, finalmente
    te ne starai in disparte. Nel bosco.

    Le ugole all’interno delle cavità vacillarono
    silenziose. Eredia…Eredia…

    L’eco sopraggiunse lanciato dall’altra parte della strada. Al fuoco, al fuoco della combustione lenta.

    Grazie OMBRA.
    (Forza Milaure!)

  11. milaure colasson

    caro Mauro,

    dobbiamo disimparare ad accendere la sigaretta dall’accendisigari e salire su una scala traballante, molto pericolosa e da lì accendere la sigaretta direttamente dalla fiamma della lampada a petrolio… e, perché no?, anche dalla fiamma ossidrica! La poetry kitchen ce lo consente!
    Forza Mauro!

  12. milaure colasson

  13. antonio sagredo

    nel Vuoto la macchina infernale…..

    “Pure i Poeti hanno sempre diffidato della Gloria troppo coronata d’applausi e di giubili… il sangue ha sempre invidiato alla fama la sofferenza e la tortura di chi sul rogo urlava – senza lingua! – la propria vittoria!
    Si scrive in silenzio la Poesia – questo è noto prima della scrittura. Non si scrive più, dopo la scrittura. Ma talvolta si sveste del sudario e manifesta, testimone, la passione del proprio volto con l’incessante duende della Creazione.
    Urlava: io non sarò testimone della mia fine quando la parola non sarà più terrestre, ed è per questo… perché sono ” tranquillo come il polso di un defunto” che potrò attraversare la soglia levitando su quella parola… tutti gli universi mi verranno incontro ed io verso di loro perché la Visione più alta sia divisa dove il Vuoto e il Nulla conoscemmo… dove conosceremo la magnificenza della loro inconsistenza, là dove ancora la conoscenza è e non è in alcun luogo, pure se il numero oserà per sempre l’insondabilità degli spazi.

    Dal giardino e dalla stanza mi fu chiaro come i colori si generano dalla loro stessa distruzione e che le forme si generano allo stesso modo. Così anche dal Sangue del Canto si generano altri canti, e i canti sono le corone attorno alle bende, e il sangue attorno alle bende.
    E pure la Poesia è avvolta perché nessuno o qualcosa deve profanarla, ma venerarla per la Conservazione del Canto.

    Ma queste sono fandonie! – dettò il poeta.
    Non c’è da credere all’ Io, e nemmeno al suo contrario!

    marzo 2020

  14. GIROTONDO QUASI OBLIQUO

    Tutti intorno all’uomo nero.
    Toh! Ecco un attimo di giornata,
    trancio di tonno e chiusura lampo

    è la mazurka di periferia…

    E dunque la donzelletta vien dalla campagna.
    Bella. Dolce e chiara la chioma di polpessa

    E quest’è! Una lettera di presentazione.
    Il curriculum di poeta o la chimica del Plutonio?

    Hai fatto il master?
    A cosa t’è servito il ginger?

    Un Munch e due Van Gogh per penitenza
    e dopo due molari un canino cariato.

    Oppie apre un varco nella Bastiglia. Boletus Satana
    senza riguardi per Cappuccetto Rosso.

    Dov’è il lupo cattivo? E Gay-Lussac?

    Einstein in porta. Filini tira al pioppino
    Meglio se trifolato.
    Meglio se occhialuto e palombaro.

    Rimetti l’Artico al suo posto che poggio i piedi.
    Ora sen va per l’Adriatico, un pied-à-terre il porto di Bari
    Sbarcano Fantocci, saranno in mille, di sicuro a cento all’ora.

    Nel blu dipinto di …fiu

    Ulisse vide i proci mangiarsi gli archi
    Cocca al dente e freccia del tempo.

    Non c’è ordine a Itaca.
    La punta si fa il giro del palazzo. Punge Polifemo
    il sangue all’ occhio per un calcolo di millesimi.
    La maggioranza al colesterolo.

    Due o tre piume sollevano un coso ad Alamogordo.
    Un Chianti un po’ più amaro in una botte.

    Che colpa ha uno spaghetto scotto?
    E l’elettrone rispetto al positrone?

    “Il navigatore italiano è giunto nel nuovo mondo
    E gli indigeni?

    Ottima la pasta al dente.
    Anche la melanzana è cotta e fritta.

    (Francesco Paolo Intini)

  15. Potremmo definire la poetry kitsch di Francesco Intini come archeologia anarchica della superficie kitsch del mondo di oggi. Ecco la formula di Intini Kitsch + Caos = Anarchia – La lalangue di Intini proviene dalla Immaginazione, non dalla mente, così è, giuridicamente, inimputabile perché sottratta alla categoria giuridica della imputazione che sottende tutto il nostro vocabolario; inimputabile in quanto proveniente da un soggetto incapace di intendere e di volere. Come noto, i pazzi sono inimputabili, e perciò non possono essere giudicati in base alle norme sanzionatorie del codice penale. È una strategia di sopravvivenza delle parole che si vogliano sottrarre alla categoria della imputabilità. Le parole diventano kitsch e basta, smettono di funzionare come funzionarie della imputazione e della logica della semantica, ritornano libere e volatili. L’Anarchia delle parole inimputabili salverà il mondo. Questo è il motto di Intini.

    È nel linguaggio e mediante il linguaggio che l’uomo si costituisce come soggetto; poiché solo il linguaggio fonda nella realtà, nella sua realtà che è quella dell’essere, il concetto di “ego”. La “soggettività”di cui ci occupiamo in questa sede è la capacità del parlante di porsi come “soggetto”. Essa non è definita dalla coscienza che ciascuno prova di essere se stesso (nella misura in cui se ne può dare conto, tale coscienza non è che un riflesso), ma come l’unità psichica che trascende la totalità delle esperienze vissute che essa riunisce, e che assicura il permanere della coscienza. Noi riteniamo che questa “soggettività”, che la si consideri da un punto di vista fenomenologico o psicologico, non importa, non è altro che l’emergere nell’essere di una proprietà fondamentale del linguaggio. È “ego” chi dice “ego”. In ciò troviamo il fondamento della “soggettività”, che si determina attraverso lo status linguistico della “persona”.

    (E. Benveniste, Problemi di linguistica generale, tr. it., Il Saggiatore, Milano 1994, p. 312)

  16. Pop kitsch poetry
    di Giorgio Linguaglossa

    *

    Sull’esopianeta XYRK137 l’ipotenusa ha iniziato a litigare con i due cateti
    del triangolo scaleno
    poi ha detto alla diagonale del rettangolo:
    «Tutto ciò che viene alla presenza, viene alla presenza come luogo
    di un differimento e di un’esclusione»
    lo ha scritto il filosofo Giorgio Agamben

    A quel punto è entrato nell’immobile un distinto signore
    con l’espressione intristita di Franco Battiato
    che ha detto:
    «Cerco un centro di gravità permanente»
    e la nave di Teseo ha iniziato a litigare con la scialuppa di Pégaso
    Margherita anche ha litigato con il Signor Faust
    e si è andata a nascondere nell’armadio
    dal quale ne è uscita il giorno della scoperta dell’America
    il 12 ottobre 1492
    ma era già troppo tardi perché i cateti del triangolo isoscele
    si sono alleati e hanno bannato l’ipotenusa
    dal raggio del commestibile

    Così, anche Dylan Thomas si è rinchiuso nell’armadio
    quando gli dissero che era presente il poeta
    Eugenio Montale

    • Ho ascoltato con molto interesse Cimatti, pare di sentire Kafka, il pensiero che sottende l’opera di Kafka, appunto un linguaggio mutuato attraverso il pensiero; che mi rimanda ad Eduardo, “…E purè questo lo avete detto!”

      Davvero il punto di partenza è un piccolissimo granello. Tutta la costruzione è sulla punta di uno spillo. Touch screen.

      È il principio di indeterminazione che stornato dalla casualità diventa realtà, quella più scontata.
      Tutto diventa prevedibile. Il senno di poi è il senno di sempre! Pura consapevolezza.

      Precipitando digitare avidamente more
      insanguinando il mondo.

      Grazie Giorgio, grazie OMBRA.

  17. milaure colasson

    a proposito della poesia kitsch di Linguaglossa e di Intini, mi vengono in mente le parole di Wittgenstein il quale ha scritto che il paradosso e la tautologia non hanno senso.

  18. Pingback: La tradizione aveva di vista il «senso» e il «significato», un macchinario infernale che spegneva ogni surplus di significazione. Quella tradizione è pleonastica, inficiata da ideologemi: il quotidiano, lo sperimentalismo, il panlogismo, l’orfismo,

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